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Step 1: Referendum proposto dal Consiglio regionale del Veneto. Autonomia, Indipendenza, Federalismo, Sovranismo? Un’Italia unita ma federata. Non è una “truffa” – come dice la consigliera Moretti – ma “un principio di libertà costituzionale” come affermano i costituzionalisti Antonini e Bertolissi. Negarlo o fraintenderlo come “uno spreco” significa mettersi contro la sovranità popolare.
Step 2. Su un piano tecnico giuridico il referendum ha dato mandato al governatore della Regione di avviare la procedura per raggiungere l’obiettivo. Sono stati convocati tutti i soggetti pubblici e privati per raccogliere le loro osservazioni in merito. Il governatore Zaia con gli esperti ha relazionato alla Commissione parlamentare.
Step 3. Il progetto di legge statale n. 43 è stato licenziato il 10 novembre 2017 con 36 voti favorevoli, 3 contrari e 2 astenuti su 41 voti rappresentati. La maggioranza richiesta era di 21 voti.
Step 4. Il dibattimento in aula è iniziato da martedì 14 novembre.
Step 5. ….

Palazzo Ferro Fini ha approvato a maggioranza le modifiche alla Legge r. 19.06.2014 (consultazione popolare per l’autonomia del Veneto)

dsc_0005Il cammino del referendum consultivo sull’autonomia del Veneto fa un altro passo avanti. Palazzo Ferro Fini ha approvato stasera a maggioranza le modifiche alla legge regionale del 19 giugno 2014 riguardante la consultazione popolare.
Per il governatore Luca Zaia, il referendum si farà forse già in primavera e sarà una consultazione «dei veneti»; «non è un referendum per un plebiscito personale, ma per dare autonomia ai veneti». L’assemblea regionale veneta, dopo un lungo confronto tra i diversi gruppi consiliari, ha approvato le modifiche alla legge regionale con 38 voti (Lega Nord, Gruppo Zaia Presidente, Forza Italia, FdI-An Mcr, SiamoVeneto, Veneto Civico, Lista Tosi, Veneto del fare, M5S). Otto gli astenuti, (consiglieri Pd e Amp), un contrario (Graziano Azzalin del Pd). In sede di discussione, Zaia ha ricordato, riguardo al rapporto con il governo, che «la regione Veneto ha tentato tutte le vie per negoziare il quesito e per ottenere l’election day. Senza peraltro ottenere le risposte attese». Parlando di un negoziato sostanzialmente fallito, il governatore veneto ha ricordato che il quesito resta quello che la corte costituzionale aveva autorizzato a porre: «Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?». «Se non riusciremo a farlo in primavera – ha aggiunto, indicando che le modifiche alla legge indicano gli orari di apertura seggi (7-23) e svincolano dal problema della elextion day – lo faremo in autunno».

Autunno 2017 (giorno X, dalle ore 7-23), il primo referendum sull’Autonomia del Veneto, in barba agli indecisi, contrari e pigri. Quello che è importante che si esauriscano le frustrazioni dovute a sconfitte precedenti. I consiglieri contrari pensano veramente di rappresentare tutti i loro elettori?

In Consiglio regionale del Veneto il dibattito sul Referendum sull’Autonomia

cimg0165“Il percorso dell’autonomia è voluto dai cittadini” ha iniziato così il suo intervento Alessandro Montagnoli (Lega Nord) che ha rammentato come il ministro Costa quando venne a Padova, “a parte la sua disponibilità personale, disse che Roma non vogliono il referendum sull’autonomia. In Parlamento ho visto che quando c’era da votare qualcosa per il Nord o per il Veneto c’eravamo solo noi della Lega in aula: ecco perché oggi dobbiamo portare al voto i Veneti. Roma non ci vuole dare l’autonomia, dobbiamo conquistarcela da soli. La Democrazia, poi, non ha prezzo. Qualche mese fa abbiamo fatto un referendum in Italia, su una legge che voleva togliere autonomia a Comuni, provincie e Regioni e voluto da una persona sola: è stato uno spreco”? Montagnoli ha continuato: “Roma ha fermato ogni percorso di autonomia: la politica, da sola, non ce la fa a conquistare l’autonomia. Abbiamo bisogno del voto e del sostegno popolare, ecco perché questo referendum serve. Pensiamo alla nostra gente: è una sfida che non possiamo perdere”.
Il presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti ha quindi preso la parola “Ci si dice che il referendum è inutilmente costoso e che si potrebbe risparmiare una consistente cifra da investire in ben altra maniera. Noto che quest’ultima critica giunge da un’area politica che non ha esitato ad aprire varchi immotivati e improduttivi nella spesa che hanno portato alla situazione drammatica della finanza pubblica italiana come sappiamo dalle note preoccupate della Commissione europea. E poi sulle trattativa senza il sostegno popolare: possiamo veramente fidarci di questo governo? Può il cittadino veneto fidarsi di uno stato che non ha mantenuto la parola data? In questi ultimi anni lo stato italiano ha infranto più volte la parola data mettendo in seria difficoltà Regioni ed enti locali. Dovremmo forse ascoltare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Gentiloni, Giancarlo Bressa, già sindaco di Belluno che ha spostato la sua residenza in provincia di Bolzano dove può godere appieno dei vantaggi di un regime autonomo, che bolla come inutile il nostro referendum con gli stessi temi e motivi sentiti in quest’aula?”.
Per Simone Scarabel (M5S): “noi siamo favorevoli al referendum, perché restituisce la voce ai cittadini. Noi abbiamo presentato un Ordine del giorno in cui chiediamo di finanziare il referendum abolendo i vitalizi. Possiamo aprire un contezioso, non nascondiamoci dietro a pareri legali, se ci stanno veramente a cuore i costi. E poi, ancora, perché poi non andiamo tutti assieme, noi tutti consiglieri a Roma a chiedere al ministro Minniti l’election day. Sarebbe la prima volta e nessuno si scandalizzerà se ci sarà una grande convergenza dei veneti per il sì tra forze trasversali”. Antonio Guadagnini (SiamoVeneto) “Quando si chiede al popolo il parere si esercita veramente la democrazia: il parere del popolo viene sempre prima anche delle Costituzioni. La sovranità sta nel popolo. Dobbiamo andare fino in fondo: il percorso autonomista si inserisce nell’alveo della previsione costituzionale, ma ciò non esclude anche altre possibilità. Si farà anche il referendum per l’Indipendenza”.
Gabriele Michieletto (Gruppo Zaia Presidente): ”Si parla di troppa spesa? Rispetto a quanto ammonta il residuo fiscale il costo del referendum è minimo e comunque la democrazia non ha prezzo. In questa sede noi siamo veneti, dobbiamo dimenticarci i nostri vessilli politici: oggi dobbiamo chiederci cosa sia il meglio per i nostri cittadini. E il meglio è poter andare avanti con i nostri soldi. E’ l’unica cosa seria che possiamo fare. Personalmente penso che questo referendum sarà una tappa verso la strada dell’Indipendenza”.
Anche Alberto Villanova (Gruppo Zaia Presidente) insiste sul tema della spesa: “Questi 14 milioni spesi per il referendum sono soldi ben spesi. E mentre il Pd ci attacca su questa spesa, nessuno dal Pd spiega i tagli al sistema sanitario voluti dal governo e fatti gravare solo nelle Regioni a statuto ordinario. Nessuno mi spiega perché ci sono cittadini di serie A, quelli che abitano nelle Regioni a statuto speciale, e cittadini di serie B. Io non ho motivi di astio verso l’Italia. Ho motivi di astio verso questo stato che cerca di annullare la nostra identità e storia. Questa non è la battaglia della Lega. E’ la battaglia di tutti i veneti” .

I contrari e i dubbiosi
Per il Pd ha parlato anche Claudio Sinigaglia: “l’autonomia non è la secessione, non è Indipendenza: a me interessa dire, e mi fa piacere sottolinearlo, che la Lega ha rinunciato all’Indipendenza, alla secessione, alla Padania per portare avanti un percorso sull’autonomia. Un percorso che può essere svolto all’interno del dettato costituzionale con una trattativa con il governo o può essere strumentalizzato, come è affiorato anche in quest’aula: è questa la chiarezza che chiediamo. Parliamo di quali materie, riempiano di significato questo percorso sull’autonomia che è frutto che ci vide noi, con la Riforma del titolo V della Costituzione, ad essere protagonisti. L’Unità d’Italia non è messa in discussione: questo è il percorso chiaro” .

Dalla Libera (Veneto Civico): “Auspico una larga partecipazione dei Cittadini Veneti al Referendum perché l’autonomia del Veneto determinerà un ritorno economico notevole sul territorio”

agriculturaldronesmarket-1Il Presidente del gruppo Consigliare Veneto Civico, Pietro Dalla Libera, nell’ambito della discussione in Consiglio Regionale del Progetto di legge regionale n. 192 relativo a “Modifiche alla legge regionale 19 giugno 2014, n. 15 “Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto” ribadisce che sull’Autonomia del Veneto ha sempre creduto. “Uno dei primi atti” spiega il consigliere Dalla Libera “che fece il Consiglio comunale di Oderzo quando venni eletto Sindaco, nel 2006, fu approvare un ordine del giorno che venne trasmesso in Regione Veneto e a Roma, per chiedere l’autonomia del Veneto”. Secondo il consigliere dell’area civica, se la consultazione sarà positiva la strada per il raggiungimento dell’Autonomia sarà spianata e i prossimi governi dovranno fare finalmente i conti con questo risultato. “In tutti questi anni l’Autonomia del Veneto non è mai stata realizzata né proposta da nessun partito abbia governato a Roma. Anche la Lega si è battuta per l’Autonomia del Veneto quando a livello nazionale si è trovata all’opposizione, ma quando è andata al Governo, a Roma, ha portato avanti altre iniziative quali la Devolution, il Federalismo, la Padania, le Macroregioni, la Secessione, o l’Indipendenza tralasciando la questione “Autonomia del Veneto” ribadisce il Consigliere che così continua “il SI al Referendum sull’Autonomia del Veneto rende finalmente percorribile la strada prevista dall’art. 116, 3° comma della Costituzione, che mai nessun governo ha percorso”.
“Mi auguro che i Veneti diano un forte segnale e che le forze politiche su questa tematica prendano posizione, inserendo nei loro programmi elettorali quello che veramente pensano e che vogliono effettivamente portare avanti in merito, in modo che finalmente chi governerà a Roma non possa eludere la nostra richiesta di Autonomia dei Veneti” così Dalla Libera.

In Consiglio regionale del Veneto il dibattito sul Referendum sull’Autonomia: Finozzi amareggiato

thumbnail_img_6441“Sono amareggiato, perché speravo si entrasse nel merito dell’autonomia, parlare delle materie per altro indicate già dalla delibera di giunta n 315, mentre l’opposizione di centro-sinistra continua a guardare la punta del dito. Mi sembra strano che il Pd sia contrario all’autonomia del veneto: guardate cosa scriveva e diceva il compianto Giuseppe Bortolussi, che voi avevate candidato alla presidenza di questa Regione” Marino Finozzi (Lega Nord) ha inviato il centro sinistra a conquistare la sua autonomia: “Sganciatevi dalle dinamiche del vostro partito nazionale. Liberatevi dal gioco di questi partiti nazionali perché i cittadini del Veneto, anche i Vostri elettori, credono e vogliono l’autonomia”. Massimo Giorgetti (Fi) ripercorrendo la storia del percorso autonomista in Veneto ha voluto ricordare di come: “ancora come Alleanza nazionale riuscimmo a spiegare al nostro partito l’importanza dell’autonomia perché allora come oggi, questo tema è centrale per la nostra Regioni. Oggi si apre la possibilità di giocare una carta importante: siamo qui, dopo un confronto che dura da vent’anni, e abbiamo tutti assieme trovare la possibilità di fare il referendum. Non mi interessa chi si prenderà il merito di ciò: a me interessa che si faccia questo referendum. Abbiamo la possibilità di dimostrare a qualsiasi governo, e su questi temi non c’è un governo nazionale amico, quale sia la volontà dei cittadini veneti, senza mediazioni. Questo è un momento di svolta. Andiamo avanti: abbiamo il dovere di trovare una soluzione soprattutto ora in una congiuntura economica che penalizza la nostra comunità. Abbiamo il dovere di assumerci le nostre responsabilità: il gruppo di Forza Italia esprime un voto convinto in quest’aula come nelle piazze e in tutte le sedi”.
Sergio Berlato (FdI-An Mcr): “Il Pd parla di costi e sprechi? Pensate a quanto costa la gestione fallimentare dell’accoglienza degli immigrati. Noi non vogliamo che i soldi vengano dissipati: vogliamo invece puntare a un vero e proprio investimento, questo è il referendum. Noi invitiamo tutti i veneti a dare un segnale chiaro a livello nazionale. I Veneti sono stufi di sentir parlare: vogliono l’autonomia. E’ un nostro diritto” .

I contrari e dubbiosi
Per Orietta Salemi (Pd) “dopo l’intervento del presidente Zaia io credo che non si possa non cogliere la sfida: noi non abbiamo paura. Certo che se questo referendum diventa il gradino per arrivare all’Indipendenza del veneto noi ci opporremo. All’indomani del voto favorevole del referendum noi dobbiamo essere pronti a dire su quali materie siamo pronti a imboccare la strada dell’autonomia, altrimenti noi avremo imbrogliato i veneti. Accetto la sfida di Zaia, ma mettiamoci a lavorare da subito e da subito avviare la riflessione su cosa possiamo con realismo portare a casa” .
A Finozzi ha replicato Alessandra Moretti (Pd): “Il Pd ha dato prova in aula di avere la capacità di argomentare costruttivamente la propria posizione. Casomai siete voi che governate da 20 anni questa Regione e non avete portato a casa nulla. Chiamiamo le cose come stanno: io credo che la vostra sia una battaglia strumentale. Avete un Pd che a fronte di una necessità di avere maggiore autonomia si è sempre detto disposto a trattare e a discutere con il governo, ma voi non avete mai avviato in verità un programmo serio e concreto. Il referendum da voi proposto è un vero inganno politico istituzionale. Invece di spendere i soldi per il referendum diamo quei milioni previsti per questa consultazione a quei veneti travolti dal crollo del sistema delle banche popolari, crollo nel quale chi ha governato questa regione ha delle responsabilità almeno per omesso controllo”. Bruno Pigozzo (Pd) “Premesso che l’autonomia sta a cuore del Pd, declinata in maniera coerente con i principi costituzionali, premesso che il federalismo è stata anche una nostra battaglia importante, ci sono almeno due punti di contraddizione nella proposta in discussione. Il referendum è uno strumento valido e con tutti i crismi, ma noi riteniamo che il referendum vada riempito di contenuti cosa che aveva già sollevato l’allora ministro Costa nel rispondere al governatore Zaia. LA seconda cosa che mi chiedo è perché la delibera di Giunta che individua le materie e gli ambiti dell’autonomia sia rimasta nel cassetto. Noi, come Pd, abbiamo una proposta di contenuti e competenze che possono essere materie di trattative e negoziato con il governo”.

In Consiglio regionale del Veneto il dibattuto sul Referendum sull’Autonomia

thumbnail_img_6434Nel dibattito sul referendum per l’autonomia e il Pdl 192 “Modifiche alla Legge regionale 19 giugno 2014, n.15 ‘Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto”, il capogruppo della Lista Tosi, Stefano Casali ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo richiamando lo spirito e la cultura della Costituzione del 1948, “con particolare riguardo all’art. 5 della carta Costituzionale – ha detto Casali – Il referendum dell’autonomia del veneto è una tappa fondamentale, che si inserisce nella cultura costituzionale, e spero possa diventare d’esempio anche per le altre Regioni: il Veneto che può fare da apripista per una nuova forma di governo. E per quanto riguarda la spesa che andremo a sostenere nella peggiore delle ipotesi essa sarà dell’1 per mille, una spesa contenutissima per dare applicazione a quello che è previsto dalla Costituzione” .

I contrari e i dubbiosi
Piero Ruzzante
(Pd), ha parlato di contraddizioni della Lega “che scopre l’autonomia solo quando è all’opposizione nel governo nazionale” mentre si è detto soddisfatto “visto che la Lega, dopo 15 anni, viene sulle posizioni del Pd che volle modificare il Titolo V della Costituzione” aggiungendo poi “che dopo il Referendum avremo più risorse? No. Sfruttando invece i fondi stanziati per il referendum per tenere i nostri cervelli migliori in Veneto. Apriamo invece una trattativa seria con il governo”. Francesca Zottis (Pd): “Non è assolutamente vero che noi non vogliamo rivedere le regole del gioco. E’ necessario rivedere le regole a livello nazionale, regionale e nelle aree vaste. Tutto il Consiglio regionale è d’accordo su ciò. La diversità che emerge nell’aula non è sul Referendum, ma su cosa si intende per autonomia. Dopo la consultazione referendaria non ci sarà autonomia per il veneto: ci sarà la trattativa con il governo nel rispetto e nei limiti fissati dalla Costituzione” Andrea Zanoni (Pd) “Cosa andranno in sostanza i cittadini a scegliere con questo referendum? Cosa accade il giorno dopo nel momento in cui prevarranno i sì”? L’esponente del Pd ha quindi chiesto, riprendendo un tema già introdotto dal consigliere Graziano Azzalin, se è possibile sapere “come sia stato calcolata la come sono stati conteggiati questi 12 milioni di € di spesa prevista” aggiungendo poi “come verranno spesi poi i fondi previsti per la pubblicità e l’informazione”?

Referendum autonomia – Jacopo Berti (M5S) : “Paghiamolo con l’abolizione dei vitalizi”

_11M0007_M5s_02_Berti“Il referendum per l’autonomia del Veneto deve essere pagato con l’abolizione dei vitalizi” A chiederlo è il Movimento 5 Stelle, che ha presentato oggi in Consiglio regionale un ordine del giorno sull’argomento: “Il referendum verrà a costare 13 milioni di euro – spiega il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale, Jacopo Berti – e 13 milioni di euro è la cifra che si può risparmiare tramite l’abolizione dei vitalizi del consiglio regionale, da qui non si scappa”.
L’odg proposto dal Movimento 5 Stelle impegna “il presidente della giunta regionale a sollecitare i consiglieri della sua maggioranza per fare in modo che tutti i progetti di legge sul tema dei vitalizi depositati in consiglio regionale vengano calendarizzati quanto prima. A questo punto appare ovvio che non accedere a questa soluzione sarebbe uno schiaffo ai veneti, che si vedrebbero nuovamente mettere le mani nelle tasche per un loro diritto sacrosanto – continua Berti – ed è arrivato il momento di eliminare questo odioso privilegio, che ha allargato ulteriormente la frattura tra i cittadini e la vecchia politica ingorda. Siamo certi che questo consiglio non si lascerà scappare questa occasione”. “Eliminiamo i vitalizi – conclude il capogruppo – cancelliamo un ignobile privilegio per dare voce al futuro dei veneti”.

In Consiglio regionale del Veneto il dibattito sul Referendum sull’Autonomia

copia-di-vener-9-febb-2017Il Consiglio regionale del Veneto ha affrontato nella seduta di martedì 21 febbraio il Pdl 192 “Modifiche alla Legge regionale 19 giugno 2014, n.15 ‘Referendum consultivo sull’autonomia del Veneto”. Il testo in aula è stato presentato dalla relatrice Sonia Brescacin (Gruppo Zaia Presidente) e dal controrelatore Stefano Fracasso (Pd). E’ intervenuto in aula il presidente Luca Zaia e il dibattito consiliare è stato inaugurato dal capogruppo del Movimento 5Stelle Jacopo Berti che ha preannunciato il voto favorevole del suo movimento presentando un Ordine del Giorno con cui si propone “se il governo non concederà l’auspicabile election-day, di finanziare la consultazione referendaria con le risorse ottenibili dall’abolizione dei vitalizi pagati dalla Regione”. Voto favorevole anche da parte Marino Zorzato (Area Popolare) per il quale “Il veneto è già oggi pronto per il voto e non attendiamo di certo le indicazioni di Salvini: facciamolo subito questo referendum. Non aspettiamo settembre, facciamolo a giugno”. Stefano Valdegamberi (Gruppo Zaia Presidente) ha voluto invece ripercorrere la tradizione e “cultura autonomista che affonda le sue radici in Veneto nella storia della Serenissima” sviluppando poi la sua riflessione fino alla Dc, della quale Valdegamberi ha rivendicato, condividendoli, i valori morali, soffermandosi specialmente sulla figura di Antonio Bisaglia.

I contrari e dubbiosi
Graziano Azzalin
(Pd) ha criticato fortemente il Referendum “strumentale che deve servire unicamente per pagare la campagna elettorale del Presidente Zaia” mentre la “vera autonomia si può ottenere andando a trattare direttamente con il governo”. Nicola Finco, capogruppo della Lega Nord, dopo aver rammentato quali risultati importanti sono stati ottenuti dopo le consultazioni popolari nei Comuni che volevano passare sotto l’amministrazione delle Provincie autonome o il Friuli, “referendum che non sono stati inutili, visto che hanno sbloccato circa 720 milioni di contributi per i comuni di confine in dieci anni” ha ribadito che “allo Stato italiano non interessa il nostro referendum. Lo stato ha paura del Referendum e noi non dobbiamo invece aver paura di sentire l’opinione e il parere dei cittadini: non si deve aver paura del voto popolare, non si deve sottovalutare la volontà dei cittadini ma soprattutto dobbiamo lavorare per il futuro e il bene del Veneto”. Pietro Dalla Libera (Veneto Civico) preannunciando il suo voto favorevole e auspicando l’election day per abbattere i costi ha definito il referendum “una tappa fondamentale, perché sostenere il referendum rende finalmente percorribile la strada prevista dall’art.116 della Costituzione.”

Luca Zaia: al Veneto spettano competenze che la Costituzione ci riconosce

img_6410REFERENDUM AUTONOMIA: PRESIDENTE ZAIA, “E’ IL FONDAMENTO PER IMPEGNARE IL GOVERNO AD ATTRIBUIRE AL VENETO LE COMPETENZE CHE LA COSTITUZIONE CI RICONOSCE”
“Sul referendum va fatta chiarezza. Ai veneti dico che la casa dell’autonomia si costruisce partendo dalle fondamenta e le fondamenta sono la consultazione referendaria. Per la prima volta in Italia una regione utilizza lo strumento referendario nei confronti del governo, in uno spirito di leale collaborazione tra istituzioni. In Italia non c’è una storia di applicazione del titolo quinto, di applicazione della ‘geometria differenziata’ tra regioni nell’ordinamento costituzionale. Se l’articolo 116 della Costituzione fosse davvero applicato, alla lettera, tutte le Regioni avrebbero la stessa autonomia di Trento e Bolzano. Il Governo sa bene che trasferire le competenze previste dal nuovo Titolo quinto della Costituzione vorrebbe dire rendere tutte le regioni a statuto speciale. Infatti, dal 2001 ad oggi, nessuna regione ha portato a casa qualche competenza in più. Il referendum chiesto dal Veneto, se vincerà il sì, impegnerà il governo, di qualunque colore che esso sia, ad aprire una trattative sull’intero contenuto degli articoli 116, 117 e 119, della Costituzione, portando all’autonomia fiscale”.
Così ha esordito il presidente della Regione Veneto Luca Zaia aprendo il dibattito in Consiglio regionale sulla proposta di modifica legislativa che autorizza la Regione ad avviare in proprio le procedure per indire il referendum sull’autonomia regionale, anche prescindendo dall’abbinamento con una consultazione elettorale amministrativa o politica, nazionale o europea.
“La legge regionale del 2014 – ha ricordato Zaia – autorizza il presidente della Giunta regionale a negoziare il contenuto del quesito referendario. LaRregione Veneto ha tentato tutte le vie per negoziare il quesito e per ottenere l’election day. Senza peraltro ottenere le risposte attese. Il quesito resta quello che la sentenza della Corte Costituzionale ci ha autorizzato a porre (““Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?). Quanto all’election day ho ancora speranze che possa essere celebrato. Ho avuto modo di parlare con il ministro dell’interno Minniti e confido che dia ascolto alle nostre istanze. Se non riusciremo a fare il referendum in primavera, lo faremo in autunno”.
Nel ricostruire il percorso dell’istanza referendaria, sancita dalla legge regionale 15 del 2014, il presidente del Veneto ha ribadito di aver cercato in ogni modo la trattativa con il Governo per definire il contenuto della domanda referendaria. “Ma il ministro Costa, nel maggio dello scorso anno, ha chiuso la trattativa sul quesito”, ha ricordato Zaia.
E nessuna risposta è ancora arrivata – ha puntualizzato il presidente – sulla richiesta avanzata dal Veneto, insieme alla Lombardia, di poter abbinare il referendum sull’autonomia regionale ad un’altra consultazione elettorale. “Il carteggio con il governo – ha annotato – assomiglia alla storia di un amore non corrisposto. Ho sottoposto il problema anche alla Corte dei Conti, spiegando che il Veneto ha tentato di chiedere l’election day”.
“Non vogliamo mostrare i muscoli, abbiamo il conforto di grandi costituzionalisti, ci muoviamo nel solco della legge e quindi andiamo avanti – ha concluso Zaia – Questo non è un referendum per un plebiscito personale, è il referendum per dare autonomia ai veneti”.
Quanto alla campagna comunicativa per il referendum il presidente ha annunciato un progetto di comunicazione istituzionale per il sì e per il no, in modo che i veneti possano decidere con consapevolezza e serenità: “Sarà giusto dare voce anche ai contrari – ha assicurato Zaia – anche ad eventuali comitati per il ‘no’.

Stefano Valdegamberi: Da sempre il Veneto vuole essere autonomo

valdegamberiINTERVENTO DEL CONSIGLIERE STEFANO VALDEGAMBERI IN OCCASIONE DEL DIBATTITO SUL REFERENDUM CONSULTIVO SULL’AUTONOMIA DEL VENETO
(Venezia, 21/2/2107)
E’ una soddisfazione vedere come il tema dell’autonomia sia oggi oggetto di discussione in quest’aula. La questione veneta è rimasta per troppi anni irrisolta. Nonostante l’esperienza storica della Serenissima Repubblica di Venezia si sia conclusa nel 1797 e il Veneto sia entrato a far parte del Regno d’Italia nel 1866 , alcune specificità della vita politica e sociale regionale derivano da consolidate prassi di interazione tra le sfere pubblica e quella privata in quei tempi. Ai territori della Repubblica era, infatti, riconosciuto un significativo livello di autogestione sia amministrativa che delle proprie risorse, riconoscendo – ad esempio – ai territori periferici e di confine – qual è la Lessinia, particolari forme di autonomia e di autogoverno. L’unificazione del Veneto al Regno d’Italia è avvenuta attraverso un plebiscito “farsa” tenutosi nel 1866. A seguito dell’espansione e del consolidamento della Serenissima nell’entroterra all’inizio del XV secolo, si svilupparono delle pratiche virtuose che combinavano il mantenimento delle istituzioni locali con varie forme di identificazione con la Repubblica . Il policentrismo veneto è il frutto di quell’impostazione politica, rispettosa delle autonomie e delle peculiarità periferiche e locali. Infatti, l’imprinting socio-politico veneto è sempre stato fondato su un rapporto di sussidiarietà del potere governativo con il territorio ed ancor oggi ne vediamo la testimonianza nella grande eredità veneta di aggregazioni nate dal basso, dalla comunità locale, nel mondo della cooperazione agricola, creditizia, in quello sociale, sanitario e formativo-educativo. Ne sono prova i numerosi servizi all’infanzia, agli anziani, alla disabilità, le numerose scuole paritarie, nati ancor prima e in assenza dello Stato attorno ad iniziative filantropiche delle parrocchie e delle comunità locali. Con la caduta della Serenissima nel 1797 la sfiducia nei confronti della regolazione politica crebbe progressivamente, e il deficit di rappresentanza viene compensato da un triangolo di attori necessari per il mantenimento della coesione sociale ovvero l’impresa, la parrocchia e i notabili locali, dinamica destinata a riprodursi nonostante l’unificazione con l’Italia, come evidenziano alcuni studiosi di storia veneta. Il Veneto è una società che tenta di regolarsi autonomamente, lasciando la politica in secondo piano: la politica è risposta ai bisogni della gente costruita dal basso e non attesa di soluzioni dirigistiche e verticistiche calate dall’alto, dallo Stato. Lo Stato per i Veneti è costruzione di relazioni ed aggregazioni attorno alla famiglia e alla comunità dei vicini. Questa concezione ha contribuito a creare uno spirito diffuso di “localismo antistatalista”. In Veneto, un ruolo determinante lo ha giocato la Chiesa cattolica, da sempre punto di riferimento delle comunità locali e motore di sviluppo dal basso spesso in un rapporto di conflittualità e contrattazione con il centro. La successiva e persistente affermazione della DC nelle zone rurali e pedemontane è infatti il riflesso delle logiche localistiche della struttura economica e sociale, che tutela la comunità dallo stato centrale. Il boom della piccola e media impresa negli anni dell’ultimo dopoguerra pone le basi per un corto circuito nella consolidata modalità di interazione tra gli attori locali e lo Stato. E’ in questo periodo che si avvia una fase di espansione del sistema produttivo, a lungo considerato secondario dalle classi dirigenti locali e nazionali. L’area della piccola e media industria collocata nelle province pedemontane e rurali del Nord-Est rappresenta un modello nuovo di sviluppo, diverso da quello dal triangolo industriale. Lo sviluppo delle piccole e medie imprese venete è stato così tale da trasformare la regione nella seconda area industriale italiana, dopo la Lombardia. Si è creata una società che ha saputo unire identità e ricchezza ad un forte legame territoriale. La famiglia e la comunità locale contribuiscono alla trasmissione delle conoscenze, del valore del lavoro e delle competenze acquisite delineando un modello di sviluppo del tutto particolare, spesso criticato dai detrattori degli ultimi anni che lo hanno definito incapace di affrontare le sfide della globalizzazione, perché troppo piccolo ed autoreferenziale. Figure come Franco Rocchetta, sono state in grado nei primi anni Ottanta a farsi interpreti delle istanze di questo modello che subiva progressivamente prevaricazioni e umiliazioni dallo Stato centrale creando un movimento di popolo e di opinione, la Liga Veneta. Ma prima ancora di lui è stato un democristiano, Toni Bisaglia a capire che il Veneto aveva bisogno di una politica nazionale diversa e che il crescente centralismo politico romano non si coniugava per nulla con il sentire della gente veneta che, coerentemente al proprio imprinting storico-culturale, anndava in senso diametralmente opposto.
Il democristiano “Toni Bisaglia va sicuramente collocato tra i grandi veneti della storia recente. Ricordiamo che ha saputo guidare la classe politica veneta a conquistare i vertici della politica italiana contribuendo in tal modo a favorire la ripresa economica della nostra società dopo un lungo periodo di sfruttamento delle risorse e di marginalizzazione del Veneto. Il suo sentire non era diverso da quello della primissima Liga Veneta: riportare la questione veneta nell’ordine del giorno politico e ridare libertà e possibilità di sviluppo al Veneto. Tentarono di bloccare questa nascente insorgenza politica mettendo fuori gioco l’intera DC ottenendo però l’effetto contrario con la diffusione nella società veneta di una forte coscienza e di una volontà politica decisamente autonomistiche e indipendentiste”, queste parole non le dico io ma le disse un indipendentista nell’anniversario dei 25 anni dalla sua morte. Egli parlava di fare una Dc veneta solo federata con quella nazionale, sull’esempio della Cdu bavarese con la Csu tedesca. Con questo avrebbe messo in pericolo molte rendite di posizione, al punto che qualcuno ha forse pensato bene di fermarlo.
E’ da questi presupposti che in data 2 aprile 2013, ho presentato, su invito di un gruppo di amici venetisti, il progetto di legge 342 “Indizione del Referendum Consultivo sull’Indipendenza del Veneto”. Ero allora parte del partito dell’Udc, ma prima di tutto ero un democristiano dallo spirito veneto, che voleva declinare i valori ideali di questo partito in un ottica veneta e locale, guardando prima di tutto al territorio, secondo gli insegnamenti e il sogno di Toni Bisaglia.
La cosa destò allora stupore, forse perché ci si era dimenticati che il valore del territorio e della veneticità dovrebbe essere un patrimonio universale, condiviso da tutti i veneti, da quelli più progressisti a quelli maggiormente conservatori. Non c’è nulla di strano che sia stato un democristiano veneto ad aver proposto questa iniziativa che aveva il carattere di forte sfida verso uno Stato da troppi anni sordo e lontano dalle istanze provenienti del territorio, fautore di una politica antitetica allo comune sentire veneto che invoca, invece, uno stato leggero e valorizza in primis le comunità locali ed i corpi intermedi della società: famiglia , impresa ed associazionismo in primis.
Il progetto suscitò un acceso e lungo dibattito. Vide da subito la convinta condivisione della Lega e di altre forze venetiste. Si acquisirono pareri da giuristi ed esperti del diritto internazionale su cui fondava l’iniziativa referendaria. Si arrivò alla fine, il 19 giugno 2014 alla trasformazione in legge del mio progetto originario: L.R: 16 del 19 giugno 2014: “Referendum consultivo sull’indipendenza del Veneto”. Fu grazie a questo che nacque una proposta parallela, da parte di altri componenti del consiglio, che in un rapporto di condivisione si concretizzò nella L.R. n. 15 del 19.6.2014. “Referendum Consultivo sull’Autonomia del Veneto”, di cui oggi ci apprestiamo a discutere e a perfezionare.
La legge sull’Indipendenza – come era prevedibile – fu cassata dalla Corte Costituzionale ma tuttavia ha rappresentato un atto formale e fortemente significativo, un messaggio forte e chiaro proveniente da un parlamento locale legittimato dal voto dei cittadini. Senza questa iniziativa forse non saremmo qui oggi a parlare nemmeno di autonomia. L’autonomia è, infatti, il primo passo verso l’Indipendenza, così come ci hanno insegnato altre esperienze in Europa e nel mondo, Scozia in primis. Il Veneto non deve sottovalutare l’importanza di questo referendum. E’ l’unica volta che viene concessa ai Veneti la possibilità di manifestare il loro pensiero, certificandolo formalmente ed istituzionalmente. Un occasione unica che non va sprecata e che deve necessariamente vedere la condivisione di tutte le forze politiche venete, senza divisioni partitiche o di fazione. Non sprechiamola.

Barison: Negoziato impossibile con un governo sordo.

thumbnail_img_6434 Referendum – Barison (FI): “Negoziato impossibile con un governo sordo. Ora la parola ai Veneti per un voto che rimarrà nella storia. Saremo più forti nella trattativa con un ampio mandato popolare”

(Arv) Venezia 21 feb. 2017 – In merito alla straordinaria deliberazione del Consiglio Regionale, chiamato oggi all’approvazione della legge che avvia la fase attuativa per celebrare finalmente il referendum sull’autonomia del Veneto, indipendentemente dall’accordo con il governo, interviene il Presidente del Gruppo Consiliare di Forza Italia, Massimiliano Barison. “Oggi – esordisce Barison – mi sento ancora più fiero di essere Veneto. Il Consiglio ha infatti aperto la strada verso il referendum per l’autonomia che si celebrerà in un ideale election day con la Regione Lombardia. Un percorso che avevamo tracciato per primi! Nel 2014 era stato il Gruppo del Popolo delle Libertà, infatti, a promuovere la legge per l’autonomia; unici a dire che questo era l’unico e fattibile percorso! Molti pensavano invece a percorsi più radicali che si sono poi rivelati impraticabili”. “Sono passati 3 anni, la Corte Costituzionale ha dato il via libera e non vi sono ora motivi per non permettere alla nostra gente di esprimersi, tanto più che il negoziato con il governo è fallito. Roma non crede alle autonomie. Tutte le politiche messe in atto fino ad ora, tagli nei trasferimenti, accentramento delle funzioni, patti di stabilità, limiti nella spesa etc. dimostrano infatti che sono sempre e solo i nostri enti a rimetterci. Roma non tratterà mai in maniera credibile e soprattutto non intendiamo perdere tempo in paludose trattative infinite e improduttive con questo governo centralista. Pertanto entro quest’anno la parola deve passare ai veneti”. “Dispiace – conclude Barison – che per l’ottusità del governo non sia possibile accorpare questo voto ad altre votazioni; sarebbe stato possibile risparmiare 14 milioni! E’ stato l’ultimo sgarbo ai veneti. Sarà un voto che resterà nella storia!”