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I fatti e le notizie

El Anatsui il Leone d’Oro alla Carriera della 56. Esposizione Internazionale d’Arte

El Anatsui Leone d’oro alla carrieraÈ stato attribuito all’artista ghanese El Anatsui il Leone d’Oro alla Carriera della 56. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di VeneziaAll the World’s Futures.
La decisione è stata presa dal Cda della Biennale presieduto da Paolo Baratta, su proposta del Curatore della 56. Esposizione Okwui Enwezor, con le seguenti motivazioni: “Nato nel 1944 ad Anyako, in Ghana, e residente dal 1975 nella città universitaria di Nsukka in Nigeria, El Anatsui è forse il più importante artista africano attivo oggi nel continente. Il premio per il quale lo propongo rappresenta un riconoscimento prestigioso per un artista che ha enormemente contribuito all’affermazione degli artisti contemporanei africani sulla scena globale. È anche un degno riconoscimento all’originalità della visione artistica di Anatsui, alla sua costante dedizione all’innovazione formale e al contributo che egli dà, con il suo lavoro, all’affermazione del ruolo delle tradizioni culturali e artistiche dell’Africa nell’arte contemporanea internazionale. Il Leone d’Oro alla carriera riconosce non soltanto i suoi più recenti successi internazionali, ma anche l’influenza artistica che ha esercitato su due generazioni di artisti nell’Africa occidentale. È anche un omaggio al suo costante e fondamentale apporto come artista, mentore e docente da oltre quaranta-cinque anni.
Laureatosi in scultura presso la prestigiosa Kwame Nkrumah University of Science and Technology a Kumasi, Anatsui intraprende una direzione determinata non tanto dal percorso didattico fatto all’accademia d’arte, improntata ancora al neo-colonialismo degli anni sessanta, ma dal suo identificarsi con le politiche culturali progressiste sostenute dai nazionalisti culturali in Ghana e in Africa durante il periodo dell’indipendenza. Lavorando con oggetti comuni nei quali infonde dei segni filosofici e idiomatici, Anatsui configura le sue prime opere come altorilievi tondi in legno ispirati ai vassoi utilizzati dai mercanti Kumasi per esporre le loro merci. Su questi vassoi incide motivi adinkra e altri disegni, rimanendo affascinato dalla relazione dinamica fra il ricco simbolismo e la potenza grafica dei segni adinkra. Consapevole della possibilità di evocare contemporaneamente forma e idea significativi, Anatsui, che nel 1975 diventa docente nella facoltà di belle arti e di arti applicate all’Università della Nigeria, allarga la sfera delle sue fonti artistiche introducendo altri sistemi di segni e disegni dell’Africa occidentale, e sillabari quali la scrittura Igbo Uli, Efik Nsibidi, Banum e Vai. Con il tempo, diventa uno dei maggiori esponenti della celebre Scuola Nsukka, presentata nel 1997 all’importante mostra d’arte al Smithsonian National Museum of African Art. Oggi l’impegno di Anatsui rimane legato allo sviluppo di nuove forme artistiche tratte da fonti africane e da materiali disponibili localmente.”
Il riconoscimento a El Anatsui sarà consegnato sabato 9 maggio 2015 a Ca’ Giustinian, sede storica della Biennale di Venezia, nel corso della premiazione e inaugurazione della 56. Esposizione. Si conferma l’apertura al pubblico della 56. Esposizione nello stesso giorno alle ore 10.
 
Nota biografica
El Anatsui è stato allievo del College of Art, della Kwame Nkrumah University of Science and Technology di Kumasi, in Ghana. El Anatsui è nato nel 1944 ed è uno dei più interessanti artisti contemporanei. Nel corso di una brillante carriera quarantennale sia come scultore e sia come insegnante – professore di scultura e capo dipartimento presso l’Università di Nigeria a Nsukka – El Anatsui ha affrontato temi sociali, politici e storici, e ha utilizzato innumerevoli materiali e procedimenti diversi. Le sue opere sono state accolte dai più importanti musei internazionali, tra cui il British Museum di Londra, il Centre Pompidou di Parigi, il de Young Museum di San Francisco, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Guggenheim di Abu Dhabi, l’Osaka Foundation of Culture di Osaka, il Museum of Modern Art di New York e molte altre prestigiose istituzioni.
Le sue istallazioni hanno catturato l’attenzione internazionale, le istituzioni e il pubblico sono rimasti affascinati dalle opere sontuose e seducenti realizzate con migliaia di tappi di bottiglie in allumino. Nel 2007 durante la Biennale di Venezia, El Anatsui ha trasformato la facciata esterna dello storico Palazzo Fortuny avvolgendola con un arazzo luccicante.
Nel 2010 ebbero luogo due importanti spettacoli itineranti ai margini opposti del mondo: El Anatsui: When I Last Wrote to You About Africa al Royal Ontario Museum a Toronto in Canada (organizzato dal Museum for African Art, New York) e A Fateful Journey: Africa in the Works of El Anatsui al National Museum of Ethnology di Osaka in Giappone. Per la Triennale di Parigi del 2012 ricoprì l’intera facciata del Palais Galleria, Musée de la Mode de la Ville de Paris con l’opera Broken Bridge. Nel 2013, il Brooklyn Museum di New York, USA, ha esposto la sua mostra itinerante “Gravity and Grace: Monumental Works”.
La Royal Academy of Arts di Londra ha conferito all’artista il prestigioso premio Charles Wollaston per il suo TSIATSIA – searching for connection (2013), che impreziosì la facciata della RA. Nel 2014 è stato insignito dell’Honorary Royal Academician ed eletto all’American Academy of Arts and Sciences.

Il cinema tascabile è di scena al Liceo Giorgione: Mazzariol, Zaccaria, Pauletto tre “registi” a confronto

logo bIENNALEMercoledì 29 aprile alle ore 18,30, nell’Auditorium del Liceo Ginnasio Giorgione di Castelfranco Veneto, incontro pubblico con gli autori di video (“corti”) da promuovere allo Spazio della Regione Veneto della 72.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sono stati invitati: lo studente Giacomo Mazzariol, che ha riscosso un enorme successo nella Rete con “La semplice intervista”, il regista Luciano Zaccaria, autore del recente “Dove comincia il giorno” con gli studenti-attori del Maffioli, il prof. Daniele Pauletto artefice di un nuovo modo di comunicare l’arte con droni e smartphone, cui collaborano Angelo Miatello, Rosanna Bortolon, Claudio Malvestio, Nazzareno Bolzon, Federico Calzavara.

Programma
Si inizia con un’intervista al DS dr. Giuseppe Ceccon nel suo ufficio e al talentuoso Giacomo Mazzariol, come apertura della serata.
1. La trama del video “La semplice intervista” che dura poco più di cinque minuti tratta una simpatica storia tra Giovanni in cerca di un primo impiego e suo fratello Giacomo, nei panni di un probabile imprenditore che gli concede un colloquio. Tutto si svolge tra l’ufficio e i rimandi di fatti sequenziali che il giovinetto ne dimostra ampia padronanza.
“Questa è la prima proiezione pubblica in una sala e non c’era di meglio organizzarla nel nostro Liceo” – ha affermato il preside, “anche in vista di una possibile proiezione alla 72.Mostra del Cinema di Venezia, presso lo spazio della Regione Veneto (Film Commission)” – ha aggiunto Rosanna Bortolon, presidente del CdI – “di cui ce ne occuperemo per inoltrare la pratica assieme all’Associazione internazionale del diritto e dell’arte AIDA”.
Una copia del video sarà omaggiata al Segretario generale delle ONU Ban Ki-moon che il 21 marzo scorso ha diramato una dichiarazione solenne per invitare gli Stati e i loro governi ad attivarsi per migliorare le condizioni sociali delle persone con trisomia 21. “Una vera rivoluzione se quest’appello fosse seguito” – rincara Angelo Miatello.
Sarà l’occasione per annunciare un incontro-intervista tra Giacomo Mazzariol e il Direttore Generale dell’OMS-WHO dr. Margaret Chan (dal novembre 2014) durante l’Assemblea Mondiale che si terrà a Ginevra dal 18 al 26 maggio.
2. Seguirà una seconda proiezione “Là dove comincia il giorno”, trailer del docu-film inedito del regista Luciano Zaccaria che racconta la vita di tutti i giorni di convittori e convittrici, studenti dell’Alberghiero Maffioli che fanno la parte degli attori. Una storia che porta a scoprire una struttura scolastica vitale per le famiglie e per la crescita di giovani che saranno un domani chiamati a diventare “gli ambasciatori della Meravigliosa Cucina italiana”.
Grande attesa per quest’opera di Luciano Zaccaria, già allievo del regista Ermanno Olmi, che ha avuto la collaborazione di Michele Zampierin, e che rimarrà inedita nel popoloso e variegato pianeta scuola della Castellana (quasi trentamila iscritti dalle materne alle superiori, diecimila solo a Castelfranco e frazioni). Una poetica che non lascia scampo a possibili malintesi o dietrologie. “E’ semplicemente una voglia di vivere e trascorrere bene il percorso scolastico affinché ne rimanga un buon ricordo ai convittori e alle convittrici nella loro lunga e proficua carriera dell’industria turistico-alberghiera.” Perché deve chiudere? Ci si chiede con insistenza, quando sappiamo che nelle città di convitti per studenti ce ne sono a decine.
3. Per concludere ci saranno delle brevissime interviste ricavate da vernici stampa di mostre d’arte a cura del prof. Daniele Pauletto “Drone by Art. Il Giornalismo tascabile”. Un modo diverso per comunicare l’arte soprattutto cercando di avvicinare i nativi digitali alle ricchezze custodite dai musei, spesso avvolte da misteriosi fantasmi che le rendono mute.
Un avvio in crescendo che è partito proprio da Castelfranco con il trasloco della Bellona-Minerva di Paolo Caliari detto il Veronese da Casa Giorgione alla palestra di un Liceo statale affinché i ragazzi la potessero vedere da vicino, capirla, fotografarla, “conquistarla”.
Poi via, via interviste sempre più importanti e ricche di spunti: a Villa Manin per “Avanguardie Russe”, al Palazzo amministrativo della Regione per l’incontro con i massimi dirigenti di Expo Veneto, a Punta della Dogana per “Slip on the tongue”, ancora al Palazzo amministrativo della Regione per “Meraviglie di Venezia. Il tesoro di San Marco” (award Europa Unita), a Ca’ Giustinian per la 56.Biennale di Venezia, “Guardando avanti. L’evoluzione dell’arte del fare” del Padiglione Venezia.
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Questi tre momenti con temi diversi hanno però in comune un minimalismo “strumentale” (smartphone, camere digitali, tablet, mini droni, piccoli registratori vocali), il mondo scuola e una voglia matta di parlare direttamente al cittadino “al tuo prossimo”. Da una fiction che centra perfettamente il bersaglio – il diritto inalienabile della persona – alle promozioni culturali nei musei, alla storia quotidiana di tanti giovani che vengono a scuola per imparare, grazie appunto ai social network.
La serata del 29 aprile servirà anche come conferenza stampa per informare l’opinione pubblica che questi video saranno proiettati presso lo Spazio della Regione Veneto, Film Commission, durante la 72. Mosta Internazionale del Cinema d’Arte di Venezia.
Un “Analcolic Happy Hour” sarà offerto dai bravissimi ragazzi del Maffioli a chiusura dell’incontro per festeggiare gli invitati a salire in cattedra. Foto di gruppo, selfie e riprese di contorno immortaleranno l’evento di via Giuseppe Verdi.
Ingresso libero.
Auditorium Liceo Ginnasio Giorgione
via Verdi, 25
Castelfranco veneto (TV)
0423.491072
 “Intervista al D.S. dr. Giuseppe Ceccon: Una scuola piena di talenti”
1- “La semplice intervista” di Giacomo Mazzariol (video di 5,31 minuti)
2- “Là dove comincia il giorno” del regista Luciano Zaccaria (video 15 minuti)
3- “Drone by Art. Il giornalismo tascabile”, di A. Miatello e prof. D. Pauletto (brevi interviste con video postati)
Fonti

Anagoor, una delle quattro compagnie invitate al 43.Festival Internazionale del Teatro di Venezia

3Il 43. Festival Internazionale del Teatro diretto da Àlex Rigola si svolgerà dal 30 luglio al 9 agosto negli spazi dell’Arsenale di Venezia. Parallelamente agli spettacoli – 13 in programma, di cui 9 in prima italiana – si svolgeranno 18 laboratori. La grande metafora sull’intolleranza e l’abuso di potere di El Caballero de Olmedo di Lope De Vega sarà un classico del siglo de oro, che Lluís Pasqual porta in scena con giovani attori cui danno spazio due compagnie di teatro pubblico, con un progetto parallelo al lavoro di Biennale College.
Alle giovani compagnie italiane più innovative il 43. Festival Internazionale del Teatro riserva uno spazio (31 luglio e 1, 7, 8 agosto) al Teatro Fondamenta Nuove con Young Italian Brunch, che allude all’orario non canonico – le 12.00 – in cui si presenterà un assaggio del panorama nazionale, con il desiderio di renderlo visibile soprattutto a operatori e curatori stranieri.
Le compagnie invitate sono: Collettivo Cinetico, Helen Cerina, Babilonia Teatri, Anagoor.
La terra trema, capolavoro neorealista di Luchino Visconti, è il titolo scelto da Àlex Rigola e che racchiude il senso dei 7 laboratori condotti da Christiane Jatahy, Antonio Latella, Jan Lauwers, Fabrice Murgia, Milo Rau, Falk Richter, Agrupación Señor Serrano con gli attori selezionati per Biennale College. Ognuno dei 7 registi dovrà scegliere come titolo e come tema del proprio laboratorio una delle tante aree geopolitiche di crisi che sono storia dei nostri giorni. I laboratori si concluderanno con la presentazione al pubblico, l’ultimo giorno del festival domenica 9 agosto, di spettacoli in un percorso che toccherà vari luoghi della città di Venezia.
Oltre ai laboratori per La terra trema, ci saranno workshop condotti dagli altri registi presenti al festival: Oskaras Koršunovas, Christoph Marthaler, Thomas Ostermeier, Lluís Pasqual, La Zaranda e Romeo Castellucci.
Tre i laboratori dedicati alla drammaturgia con i nomi di tendenza della scena internazionale: il primo a cura di Pascal Rambert (autore del fortunatissimo spettacolo Clôture de l’amour); il secondo di Yasmina Reza (nome che circola tra Parigi, Londra e New York, autrice dell’ultimo successo di Polanski, Carnage); il terzo curato da Mark Ravenhill, uno dei campioni della drammaturgia britannica.
Spazio scenico e illuminotecnica saranno indagati dagli specialisti Albert Faura e Max Glaenzel.
Come lo scorso anno, infine, un laboratorio sarà dedicato alle strategie di comunicazione social in riferimento alla critica teatrale sotto la guida del critico teatrale e saggista Andrea Porcheddu e la giornalista televisiva Andrea Porcheddu.
I bandi per fare domanda ai 18 laboratori di Biennale College – Teatro saranno pubblicati sul sito della Biennale http://www.labiennale.org dalla metà di aprile. Saranno selezionati fino a 350 professionisti e artisti da tutto il mondo.
Alcuni degli spettacoli del Festival sono realizzati con il sostegno di AC/E- Acción Cultural Española, IRL – Institut Ramón LLull, INAEM- Ministerio de Cultura.
La sezione Young Italian Brunch si avvale della collaborazione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

Vicenza, Tempio di Santa Corona: 34 tele d’Alessandro Maganza risplenderanno

Cappella Rosario - Maganza SS.Lucia e Catrerina bndi Marica Rossi

Vicenza città bellissima lo sarà ancor più offrendo un altro motivo di devozione grazie a opere d’arte sacra da contemplare perché avranno nuova vita.
“Con questo restauro” ha detto il sindaco del caplouogo berico Achille Variati” noi vicentini potremo ritenere d’avere una piccola Sistina!”
L’entusismo del sindaco giovedì 9 Aprile al tempio di Santa Corona è stato pienamente condiviso dai presenti all’annuncio del recupero delle 34 tele d’Alessandro Maganza eseguite nel primo e secondo decennio del 1600 per la Cappella del Rosario all’interno della quale per l’appunto la mattina del 9 aprile le autorità e gli addetti ai lavori sono stati edotti sull’operazione da parte dello storico dell’arte Fernando Rigon, da Gianni Zonin presidente della Popolare e dal responsabile dell’intervento Fabrizio Magani per la Sovrintendenza delle Belle Arti e del Paesaggio. Tutto si deve alla Fondazione Roi (già munifica nel dotare d’una app scaricabile su smarphone e tablet per la visita guidata a questo complesso monumentale) che finanzia il restauro dell’intero ciclo pittorico, cornici lignee e lacunari del soffitto compresi. Da quasi tre anni la Cappella del Rosario è vestita di sola calce, spoglia delle sue tele smontate nel 2009 per il radicale ripristino dell’edificio al quale avevano provveduto il Comune con 2 milioni di euro e Unicredit con 8, da cui per penuria di mezzi furono escluse le tele del Magaqnza bisognose di cure per lo stato in cui erano ma restate nei depositi dell’ AMCPS che l’hanno però nel frattempo ben tenute.
E ora grazie alla Fondazione Roi il loro ritorno in sede sarà fatto solennemente tra 18 mesi, il 7 ottobre 2016, anniversario della vittoria della Cristianità a Lepanto e festa del Rosario. La celebrata festa soprattutto in Veneto, risale a San Domenico di Guzman per l’apparizione che lui ebbe della Vergine nel 1208, mentre a fondar la prima confraternita intitolata alla Madonna del Rosario fu nel 1476 il vescovo di Forlì, cardinale Nanni Malatesta precedendo di poco l’approvazione da parte della Chiesa Cattolica nel 1479 con Sisto V. Come noto l’impulso maggiore alla devozione venne dalla Vittoria di Lepanto il 7 ottobre 1571 in seguito alla quale il papa Pio V, frate domenicano, istituì la Festa di Santa Maria della Vittoria chiamata poi da Gregorio XII festa del Rosario per ringraziare la Madonna d’aver esaudito le preci di tanti fedeli (da qui la formulazione della recita del Rosario, preghiera popolare per eccellenza). Vicenza che aveva partecipato con due navi al fatidico conflitto ne celebrò la vittoria con un arco di trionfo realizzato da Palladio sul lato destro della Loggia del Capitanio. Un momento felice anche per la fondazione di confraternite del Rosario in varie chiese a partire dal Tempio domenicano di Santa Corona cui aderirono persone d’ogni ceto. Qui la locale fraglia eresse nel 1613 una cappella laterale destra soppiantando le due precedenti dei nobili Nievo e Monza e rendendo più maestosa la volta della navata e più imponente l’altare mentre l’intera decorazione di questa parte fu ultimata nel 1642. Nel cuore di tale percorso incrociamo le tele dipinte da Alessandro Maganza e dalla sua Bottega (1613-1621) commissionate da facoltosi membri della Confraternita talora effigiati sul bordo inferiore dei quadri. Tema ricorrente: le immagini della Vergine; motivo principe alle pareti laterali: la battaglia di Lepanto tra cui il trionfo di Sebastiano Venier eseguito da Giambattista e Alessandro Maganza.
Nel 1810 coll’imperversare napoleonico contro gli ordini religiosi pure Santa Corona fu vittima del degrado dal quale riemerse nel 1890 col rettore Mons Giovanni Battista Cavedon su invito del vescovo Antonio Maria De Poli a riprendere nella diocesi la devozione del Rosario. Dopo i disastri delle due guerre mondiali, il Tempio con i suoi tesori (tra cui il reliquiario custodito da cinque secoli ed esposto il venerdì Santo col frammento della Corona di Cristo proveniente dalla Sainte Chapelle di Parigi dove era stata portata da Luigi IX il Santo nel 1241 e che è quella Corona a dare il nome al nostro Tempio) ha avuto spesso necessità di interventi. Questo sul ciclo pittorico dei Maganza è particolarmente atteso e per lui s’ipotizzano gli affidi dei lavori ai laborartori veronesi della Soprintendenza almeno per la diagnostica. E’invece in corso l’individuazione d’un laboratorio per il restauro nell’ultimo periodo del quale, come annuncia il presidente Zonin, al pubblico sarà dato di vedere dall’alto dei ponteggi in chiesa il ricomporsi di questa autentica meraviglia vicentina.

Vitale da Bologna in San Francesco a Rovigo: un’ipotesi di attribuzione per un lacerto di affresco.

San Francesco131 San Cristoforo e Ges+¦133di Graziella Andreotti

Nella cappella di San Valentino nella chiesa dei Santi Francesco e Giustina a Rovigo, c’è un lacerto di affresco che richiama i modi di Vitale da Bologna. E’ l’ipotesi che ho formulato il 15 febbraio 2014, visitando la mostra “L’incanto dell’affresco. Capolavori strappati”, allestita al MAR di Ravenna.
Quando mi sono trovata davanti alla “Madonna del ricamo”, alla “Madonna con il Bambino” e al “Battesimo di Cristo” di Vitale da Bologna, sono stata presa quasi da sindrome di Stendhal. Opere dalla bellezza struggente, di cui si era innamorato anche il grande storico dell’arte Roberto Longhi. Ma in me la commozione era incontenibile poiché le immagini rievocavano l’emozione provata in San Francesco quando, il 10 luglio 2006, vidi i volti di una figura maschile e di un bambino sulla parete destra della cappella di San Valentino. Erano appena usciti da un colpo di scalpello di Fausto Spinello mentre operava ai restauri nell’originaria parte gotica della chiesa francescana. Si gridò al miracolo: un affresco perduto aveva tramandato fino a noi due volti nimbati, perfettamente conservati, coperti per secoli da uno spesso strato di intonaco. Un volto d’uomo così affascinante da sembrare il Cristo e un bambino vestito. Si ravvisarono subito San Cristoforo e il Bambino Gesù sulla spalla destra del santo.
Da tracce di affreschi e di sinopie si evince che la decorazione correva su tre pareti: di destra, di fondo con finestra e di sinistra. Molto probabilmente si raccontava una storia, divisa in riquadri con cornice. In successione, sulla parete finestrata, si conserva la cornice.
San Cristoforo è giustificato in una cappella funeraria poiché è simbolo del trapasso dell’anima, traghettata all’aldilà, ma è anche protettore della vista e contro la peste. Si sa che nel 1348 la peste nera infierì in tutta Europa, Rovigo compresa. Era credenza popolare che la visione del santo avrebbe preservato dalla morte per quel giorno.
Antonio Romagnolo pensò alla mano di un artista del gotico finale. Leobaldo Traniello nella guida della chiesa (2009) data l’affresco fra XIV e XV secolo e lo assegna a un artista attivo in ambito ferrarese. Gian Luigi Zucchini, da me interpellato nel 2014, riconosce nell’autore, senz’ombra di dubbio, un trecentista bolognese o di scuola. Il volto di San Cristoforo – nota – ha una forma di espressionismo tipicamente emiliano e in particolare di Vitale “con quell’aspetto di dolcezza e adombrata malinconia”; il volto del Bambino è “abbastanza tipico dei puttini vitaliani, con il volto tondeggiante e soprattutto lo sguardo, un po’ birichino, un po’ corrucciato, e quindi riconducibile a quell’espressionismo bolognese-emiliano che Arcangeli definiva appunto con il termine ‘espressione’, approfondendo peraltro un’intuizione già enunciata dal Longhi”.
E’ sempre azzardato attribuire una paternità. Lo faccio io ora, in attesa di nuove attribuzioni. Popper diceva che una teoria è vera finché qualcuno non dimostra che è falsa. La mia ipotesi nasce da una scoperta casuale e inaspettata per me che mi occupo di ricerca d’archivio non di critica d’arte.        E ora vediamo le ragioni a favore della mia tesi. La chiesa e il convento di San Francesco sorgono fuori le mura, fra il 1297 e il 1300, su terreno ricevuto dai frati francescani con lascito testamentario del marchese Obizzo II d’Este, quando gli Este erano signori di Rovigo, con palazzo ancora riconoscibile fra le piazze Garibaldi e Vittorio Emanuele II. La chiesa era orientata come la vediamo oggi con l’altare a oriente. E’ da scartare l’ipotesi che la facciata principale fosse a sud sull’attuale via Silvestri. Purtroppo le ristrutturazioni del 1826 e del 1893 cancellarono per sempre una testimonianza dell’architettura gotica a Rovigo. Il canonico Luigi Ramello così annotava nel suo diario: “Mi raccomandai quanto potei per la conservazione dei monumenti, ma vi riuscirò con questi uomini nuovi e senza entusiasmo patrio?”.
Dalla parte del presbiterio c’erano sei cappelle accostate: da sinistra, di San Valentino dei Roverella, di Sant’Anna dei Cezza, di San Girolamo dei Campo e di San Lorenzo dei Foligno.
La cappella di San Valentino è una delle più antiche di San Francesco. Apparteneva ai Roverella, come testimoniava la lapide sepolcrale in marmo rosso di Verona decorata da un elegante stemma di famiglia, secondo la descrizione del canonico Marco Antonio Campagnella (1703-1783) nelle Iscrizioni pubbliche e private sacre e profane di Rovigo… (1760).
Quella dei Roverella è una famiglia di notai, presente prima in Rovigo e poi in Ferrara, contrassegnata da favori di Estensi, pontefici e imperatori. Troviamo per primo un Bartolomeo, nominato dagli Estensi governatore di Rovigo, dove si stabilisce e muore. Nel Trecento, i tre fratelli Florio (notaio nel 1360), Pietro (notaio nel 1372) e Bartolomeo (notaio nel 1375), figli di Gennaro (+ 1373), sono creati nobili di Ferrara e tesorieri di Rovigo. Fu proprio il notariato e la capacità di agire concordemente a promuovere l’ascesa economica e sociale dei Roverella. Il ramo di Bartolomeo continua con Giovanni, notaio in Rovigo (1401), tesoriere degli Estensi in Rovigo e in Ferrara, creato conte dall’imperatore Federico III, sepolto nella cappella di San Valentino. E’ lui a introdurre in Rovigo l’arte della lana e ad aggiungere allo stemma l’aquila nera a sinistra della rovere. Fra i dieci figli di Giovanni, emergono Niccolò (+ 1480), abate generale degli Olivetani, Bartolomeo (Rovigo 1406 – Roma 1476) arcivescovo di Ravenna e poi cardinale, Lorenzo (+ 1474), vescovo di Ferrara.  Quando i Roverella si trasferirono a Ferrara, il sepolcro fu acquistato da Francesco Naselli e poi, per via di una donna Naselli, passò alla nobile famiglia Muzio.
Vitale da Bologna, o Vitale di Aimo de’ Cavalli o Vitale degli Equi, nasce intorno al 1310. Di lui si hanno notizie dal 1330 al 1359. Nel luglio 1361 era già morto poiché in un documento il figlio Francesco è detto “quondam magistri Vitalis pictoris”.
Vitale da Bologna è conosciuto in ambiente francescano e ferrarese. In quel periodo il ferrarese comprendeva anche il Polesine. Fra alterne vicende, dal 1322 gli Estensi sono ancora in possesso di Rovigo e del Polesine.
Vitale opera, fra il 1330 e il 1340, nella chiesa di San Francesco a Bologna. Negli anni quaranta è a Ferrara. Nel 1349 viene chiamato dai francescani di Udine per interventi nel duomo. Nel 1351 è nell’abbazia di Pomposa, già ricordata con un legato nel testamento di Obizzo II. E’ ipotizzabile che i francescani di Rovigo o i Roverella avessero scelto un artista del calibro di Vitale per affrescare la cappella di San Valentino. C’è anche un padre Bonaventura da Rovigo, vescovo e sepolto nella sala del Capitolo dei frati, vissuto probabilmente nel sec. XIV, che potrebbe aver conosciuto Vitale. Allievi di Vitale, come Jacopo da Bologna, erano attivi in Polesine.
Il raffronto tra gli affreschi di Vitale da Bologna e quello in San Francesco a Rovigo abbonda di richiami stilistici: una ricerca di tridimensionalità nella plasticità delle figure; eleganza, grazia e bellezza dei volti; incarnati luminosi; delicati chiaroscuri; sguardi intensi e dolcissimi, velati di una tristezza malinconica; capigliatura a chiocciolette di Gesù dal sapore classicheggiante; stessa forma del naso con la punta leggermente all’insù; stessa forma dell’orecchio; volti di tre quarti e inclinati; gusto gotico e vivace espressionismo nella bizzarra gestualità del corpo e delle braccia del Bambino. Il Bambino dell’affresco di Rovigo volge il volto all’indietro per guardare forse un santo francescano, leggibile in una sinopia del riquadro che segue quello con San Cristoforo; con la mano destra si aggrappa ai capelli sulla fronte del santo e con il braccio sinistro incrociato stringe un oggetto che allude al rotolo della legge. Il santo appoggia il volto inclinato al Bambino, lo trattiene afferrandolo con la mano destra al polpaccio e volge lo sguardo dolce e malinconico allo spettatore.
Nella Madonna del ricamo (1330-1340), creata per la chiesa di San Francesco a Bologna e ora al Museo della Città di Bologna, tutto è giocato sugli sguardi che s’incontrano e sulle mani. Anche qui il Bambino è vestito e il capo richiama in ogni dettaglio quello di Rovigo. Uguali sono i nimbi, uguale il modo di disegnare e dipingere le scollature delle vesti.
Nel Battesimo di Cristo, Madonna con il Bambino (1338-1350), un tempo nella chiesetta di Santa Maria di Mezzaratta a Bologna e ora alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, il Bambino sembra sgusciare dalle braccia della Madre, verso sinistra, e si aggrappa con la mano sinistra alla scollatura; Maria ha il volto inclinato verso destra. [Riproduzione riservata]

3 Milioni a 24 progetti di riqualificazione di contesti locali

 

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Asolo (TV), veduta del Castello

Asolo (TV), veduta del Castello

Sono 24 gli interventi a cui la giunta regionale ha assegnato quasi tre milioni di euro per progetti di recupero e di riqualificazione di contesti locali (aree ed edifici) significativi sotto il profilo paesaggistico, legati agli usi tradizionali o a funzioni collettive, che per varie ragioni versano in condizioni di degrado e pertanto necessitano di essere recuperati e valorizzati. Lo stabilisce il provvedimento, adottato su proposta del vicepresidente e assessore al territorio Marino Zorzato, con il quale è stata approvata la graduatoria dei progetti che sono pervenuti in Regione dopo la pubblicazione di un avviso destinato ad enti pubblici, enti strumentali regionali, associazioni e fondazioni che operano per la tutela del paesaggio per presentare richiesta di contributo, accompagnata da una relazione con l’illustrazione degli interventi da realizzare.
“Il recupero e la riqualificazione dei paesaggi degradati – sottolinea Zorzato – possono rappresentare un elemento di benessere e di nuove opportunità, oltre che svolgere una funzione di volano del turismo culturale. Inoltre, questa tipologia d’azione risponde ai principi di uso consapevole del territorio, di salvaguardia delle caratteristiche paesaggistiche e di realizzazione di nuovi valori paesaggistici rispondenti a criteri di qualità e sostenibilità che la Regione sta perseguendo con le sue politiche”.
Zorzato ricorda in particolare che per il biennio 2012-2013 la giunta veneta ha approvato quattro progetti di riqualificazione e valorizzazione paesaggistica: Le Grandi Rogazioni dell’Altopiano di Asiago, La Via dei Papi, Il Cammino di Sant’Antonio, Itinerari della fede in Valpolicella. “Per il biennio 2014-2015 – aggiunge – abbiamo ritenuto di proseguire con il programma di valorizzazione e riqualificazione dei paesaggi del Veneto, dando l’opportunità al territorio di presentare altre proposte progettuali concrete per la riqualificazione, il risanamento e la valorizzazione di particolari realtà locali in condizioni di degrado paesaggistico”.
Le richieste pervenute sono state circa un settantina ordinate in una graduatoria in base al punteggio ottenuto al termine della valutazione tecnica. Il contributo erogabile per ogni intervento è di 10.000 euro per la progettazione e di 100.000 euro per la realizzazione delle opere. Se l’ente attuatore finanzia almeno il 20% del costo dell’intervento, il contributo regionale omnicomprensivo arriva all’importo massimo di 150.000 euro.

Intervista a Enrico Tantucci: due battute sull’Expo da Venezia a Milano

Pubblicato il 25 mar 2015: Veneto per Expo 2015 – Regione Veneto –
Destinazione Veneto. Il Programma di attività per le delegazioni estere –
Riprese di Daniele Pauletto e studenti dell’IPSIA. Progetto “Dal drone al web. Il Giornalismo tascabile”.

Enrico Tantucci, cronista de La Nuova Venezia, Gruppo L’Espresso, così risponde ad alcune veloci domande sull’imminente esposizione internazionale di Rho milanese che vede Venezia coinvolta nel tema dell’acqua e del cibo, in una pausa del seminario organizzato dalla Regione Veneto alcuni giorni fa.
Non mancano le perplessità per una concreta riuscita dell’imminente kermesse fieristica milanese che ha conosciuto scandali e ritardi dovuti anche alle crisi interstatali (ad es. della Repubblica Federativa Russa, della Turchia, del Nepal, di certi paesi mediorientali e dell’America Latina) o per il ritardo di tre cantieri su quattro, secondo Fabio Poletti di La Stampa (1 aprile 2015). “Nessuno può darci con esattezza che cosa sarà finito il 30 aprile, il giorno prima dell’inaugurazione, tanto per dire la data di fine lavori dei cinque piani di Palazzo Italia”.
Anche per Enrico Tantucci la percezione di debacle è epidermica. Non crede tuttavia che si spostino milioni di visitatori da Rho alla città dei Dogi e tanto meno che migliaia di essi si rechino nelle piccole o medie città d’arte del Veneto. Le cosiddette porte del Veneto: villa Contarini di Piazzola sul Brenta e Acquae 2015 di Marghera, avranno una loro funzione piuttosto localistica rispetto a quella di essere dei punti di riferimento ben precisi. Staremo a vedere se le energie spese porteranno “fruits or flops”.
L’idea di convogliare attraverso il brand “EXPO Milano2015” tutto il Paese, nelle sue peculiarità ed eccellenze, farà sì che la gente avrà un gran casino in testa e ritornerà a casa con al massimo aver visitato Milano o Roma, i due principali scali internazionali. Tutto il resto è come trovarsi in un gran bazar dove le mercanzie diventano macchie di colore. I crocieristi pagano per vedere Venezia e le sue isole. I litorali dell’Adriatico da Grado a Riccione arrivano in barca per un giorno a Venezia e poi ritornano. Quelli che si muovono con i mezzi propri se sono attratti dall’EXPO di Rho – addetti ai lavori, curiosi – non avranno tempo per Venezia che fa perder un giorno intero per arrivarci, parcheggiare e salire in un hotel (250 km da Milano a Venezia). Non conosciamo proposte ingegneristiche per la loro mobilità, a parte qualche messaggio delle FFSS. Siamo in Italia con la testa che abbiamo pensiamo sempre che sia tutto evidente per andarci o arrivarci in un qualche bellissimo borgo. La sistemazione del nuovo padiglione Expo collaterale di Expo Milano a 800 metri dal Vega di Marghera ci lascia molto perplessi per il paesaggio circostante di relitti industriali, schifezze stradali e l’assoluta trascuratezza della mobilità dai vari centri storici e ferroviari: piazzale Roma, stazione dei treni di Mestre, Treviso, Padova …. e tutti i comuni dell’hinterland. Prima di spendere 65milioni di euro per un involucro modulare sarebbe stato auspicabile di bonificare, ripulire, piantumare, seminare e riorganizzare una vasta area distrutta dall’uomo “chimico fascista e non”. Invece ha prevalso il taglio del nastro di autorità e vip in mezzo alla melma. Non c’è politico che sia in grado di dire no alle lobby. Da noi si fa al contrario basta vendere “Marghera come un fuori porta di San Marco che fruisce di 25 milioni di visitatori“.

Expo Milano 2015: per i turisti cinesi un vero dilemma!

Eppure, come possano questi molti” informarsi su quel che offre il paese attraverso l’Expo, resta un mistero. Verybello.it , il fiammeggiante, ennesimo portale per gli eventi e il turismo lanciato dal ministro Dario Franceschini pochi mesi fa, avrebbe dovuto essere disponibile in otto lingue, ma è ancora solo in inglese e italiano. A un mese dall’inizio dell’Esposizione. Il portale principale dell’Ente nazionale per la promozione turistica, Italia.it , si guarda bene dall’avere una pagina in mandarino.E anche l’unico sito web espressamente dedicato al pubblico asiatico non risponde. Inaugurato proprio dal padiglione italiano all’Expo di Shanghai del 2010, “Ydalinihao” avrebbe dovuto essere «una finestra dedicata al popolo cinese per dare uno sguardo all’Italia, con tutto quello che può offrire attraverso i suoi panorami, sapori e colori». Una vetrina internazionale necessaria, costata, secondo Magic Italy, 320mila euro. Registrato a nome del “dipartimento per lo sviluppo e la competitività” del ministero, nella persona di Caterina Cittadino, l’indirizzo web è stato rinnovato nel marzo del 2014 . A riprova che a Roma della sua esistenza sono a conoscenza. Ma non abbastanza da mantenerlo online.

Parigi: Michelangelo Antonioni alla Cinémathèque farnçaise

Courtesy, immagine tratta dal sito web Nostra Italia (Ve).
Courtesy, immagine tratta dal sito web Nostra Italia (Ve).

Approda a Parigi, dopo il successo di Bruxelles, la mostra ferrarese su Michelangelo Antonioni. Sarà alla Cinémathèque française sino al 19 luglio. Successivamente si trasferirà a Amsterdam.
Da Palazzo dei Diamanti al Bozar di Bruxelles e, dal 9 aprile al 19 luglio, a Parigi, alla Cinémathèque française.
Protagonista di questo prestigioso tour europeo è la mostra che Palazzo dei Diamanti, per iniziativa della Fondazione Ferrara Arte, ha dedicato al regista, ferrarese di nascita, Michelangelo Antonioni.
L’esposizione venne allestita ai Diamanti nella primavera 2013, ottenendo un notevole consenso di pubblico e di critica. A curarla fu, con Maria Luisa Pacelli e Barbara Guidi, Dominique Païni, già direttore della Cinémathèque Française.
Quella rassegna, dopo la prima ferrarese, venne richiesta dal Belgio dove è stata presentata al Bozar di Bruxelles nell’autunno dello stesso anno, ottenendo un riscontro davvero importante.
Ora la terza e non ultima tappa. Proprio in uno dei templi della cinematografia mondiale, ovvero la Cinémathèque française, istituzione presieduta da Costa Gavras e diretta da Serge Toubiana. Qui la grande retrospettiva sul regista ferrarese sarà presentata con il titolo Antonioni, aux origines du Pop. Cinéma, photographie, mode e, com’è nella tradizione della Cinémathèque, accompagnata da una rassegna dei film del maestro. Punto di partenza della rassegna, ancora una volta, è l’archivio personale del regista, patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara, Museo Michelangelo Antonioni: fotografie, manoscritti, sceneggiature, lettere, testimonianze di collaboratori e amici, e opere d’arte realizzate da Antonioni stesso che permette di scoprire l’opera del maestro nella molteplicità dei suoi aspetti artistici e fa emergere in tutta la sua evidenza l’attualità dell’opera antonioniana. All’inaugurazione, che si terrà mercoledì 8 aprile, sarà presente anche il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini.
Dopo la fine della mostra a Parigi, l’esposizione si trasferirà all’Eye Museum di Amsterdam nell’autunno 2015, proseguendo così un viaggio davvero trionfale in Europa.
“Non nascondo la soddisfazione, per Ferrara e per chi lavora alle mostre dei Diamanti, nel constatare come i nostri “prodotti” siano apprezzati anche all’estero. Non è solo il caso di questa importante rassegna. Da sempre Ferrara Arte punta sulle collaborazioni internazionali, con i maggiori musei europei e nord americani, per offrire al suo pubblico mostre di qualità riconosciuta, altrimenti impossibili per una realtà delle nostre dimensioni” (Maria Luisa Pacelli).
Tra le diverse co-produzioni o collaborazioni gestite da Ferrara Arte come “prima inter pares” va citata la recente grande mostra su Zurbarán, nata dallo stretto rapporto che lega Ferrara Arte con il Museo de Bellas Artes di Siviglia, che dopo la prima ai Diamanti, è stata riproposta con altrettanto successo al Bozar di Bruxelles.
Dalla partnership con il Museo del Prado è nata la raffinata esposizione Chardin. Il pittore del silenzio. Dal rapporto con lo Sterling and Francine Clark Art Institute di Williamstown è scaturita la rassegna Boldini nella Parigi degli Impressionisti. La National Gallery of Scotland di Edimburgo è stata coinvolta nel progetto dedicato a Turner e l’Italia.
Ma la collaborazione con le grandi istituzioni internazionali non è cosa solo del passato. La grande mostra La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudí, ai Diamanti dal prossimo 19 aprile, è infatti realizzata grazie al fondamentale contributo del Museu Nacional d’Art de Catalunya di Barcellona e l’esposizione che Palazzo dei Diamanti dedicherà in autunno a Giorgio de Chirico e alla pittura metafisica sarà organizzata con la Staatsgalerie di Stoccarda.

Singapore: Biennale presso lo Swatch Art Peace Hotel

Biennale presso lo Swatch Art Peace Hotel
Biennale presso lo Swatch Art Peace Hotel

Per la prima volta in assoluto, la conferenza stampa per la 56° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia si è tenuta in Cina ed è stata ospitata da Swatch presso lo Swatch Art Peace Hotel di Shanghai. Swatch è orgogliosa di essere il partner principale della 56° Esposizione Internazionale d’Arte. Ci vediamo a Venezia dal 9 maggio. Noi non vediamo l’ora!