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Ci interessa sapere con qualche mese di anticipo dove stiamo andando, pizzicando qua e là battute, intenzioni e proclami.

Lettera aperta di Claudio Malvestio, seguendo i dettami dell’esimio prof. Mario Bertolissi

Concepite per generare una discontinuità rispetto al passato, tutte le ipotesi di riforma dell’attività delle Regioni ordinarie hanno suscitato enorme clamore, ma quali conseguenze utili per il Paese?
L’obiettivo di tradurre in pratica un sogno del Costituente, valorizzando il principio del buon andamento – ossia buon governo e buona amministrazione – non è stato raggiunto.
Perché? E quali sono le mosse giuste per non perdere oggi un’altra preziosa occasione?
Il prof. Mario Bertolissi, costituzionalista dell’Università di Padova, spiega i motivi per cui non sussistono più le condizioni di un tempo, quali sono i problemi reali e quanto corrispondono agli argomenti che animano il dibattito pubblico; esamina l’articolo «della discordia» – 116 comma 3 – della Costituzione e ricostruisce in breve le vicende legate a un federalismo mai compiuto; infine, numeri alla mano, analizza le ricadute concrete dell’attuazione della riforma come si prospetta oggi, evidenziando le urgenze indifferibili e la reale posta in gioco.
Ne emerge come debito pubblico, disoccupazione giovanile ed emigrazione dei migliori talenti siano strettamente collegati alla riforma che deve quindi essere pensata come un reale rinnovamento dell’amministrazione.
Credp che ormai i tempi sono diventati maturi per una riforma politico-burocratica dello Stato, quella che noi Veneti da molto tempo reclamiamo. Abbiamo iniziato sul piano strettamente culturale e storico, sempre vivo. Poi con l’istituzione delle Regioni che iniziarono ad essere espressione “autonoma” di un popolo stanziato dentro determinati confini non tanto fisici ma per origini storiche antiche, ci siamo accorti che il divario si allargava rispetto a quello di regioni che sono state pienamente “colonizzate” dalla burocrazia romanocentrica, allora rimboccandoci le maniche ed accettando le regole costituzionali abbiamo iniziato un nuovo viaggio. Il prof. Bertolissi con il suo gruppo di esperti non ha fatto altro di canalizzare le nostre richieste tramutandole in progetti di legge e procedure indispensabili. Non mi sembra che altre esperienze nazionali siano state così puntigliose, anzi nella storia dell’Italia. l’autonomia o meglio la “specificità” è stata conquistata con ben altri mezzi, della forza (i fasci siciliani), del separatismo (Val d’Aosta, Friuli) e del patronage di accordi internazionali (Sud Tyrol).
E allora, faccio mio l’invito del governatore Zaia: Vota per chi vuoi ma vai a votare! Il tuo voto alla Lista Veneta Autonomia, rafforza la nostra Regione – la meglio governata d’Italia – e ci consentirà di continuare con rinnovato vigore la battaglia che più ci sta a cuore: l’Autonomia del nostro Veneto. Ne sono certo!

Lavoratori stagionali in agricoltura. Assessore Donazzan: “il Veneto mette in funzione una piattaforma online per tutte le associazioni”

“Nessuna volontà di non tenere unito il mondo agricolo. Riconosciamo l’importanza di tutte le associazioni del primario, che svolgono un lavoro egregio nella rappresentanza delle loro differenti specificità, e che fin dall’inizio di questa emergenza sanitaria ed economica hanno segnalato opportunamente l’esigenza di un raccordo tra il settore del lavoro e quello dell’agricoltura”. L’assessore regionale al Lavoro, Elena Donazzan, smorza le critiche espresse da Cia Veneto, Confagricoltura Veneto e Agri Veneto sul protocollo di intesa tra Regione Veneto e Coldiretti volto a favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in agricoltura, in particolare per i lavoratori stagionali, attraverso i Centri per l’impiego e la piattaforma online di Veneto Lavoro.
“Gli strumenti previsti – chiarisce Donazzan – sono a disposizione dell’intero comparto. L’agricoltura in questo momento può rappresentare una delle poche occasioni di impiego, in particolare nei lavori stagionali. Lavori che, per quanto occasionali e temporanei, necessitano per sempre di formazione, come ben sottolineato dal collega Pan e da tutte le componenti del Tavolo verde. Il protocollo di oggi non è altro che l’aggiornamento di uno strumento creato da Coldiretti nel 2014, come banca dati delle professioni agricole, a seguito dell’esigenza  maturata durante gli anni della crisi 2011-13 e che l’assessorato al lavoro della Regione Veneto ha subito colto e valorizzato, ritenendolo un metodo corretto di lavoro per l’incontro tra domanda e offerta per filiere specifiche”.
“Il portale di Veneto Lavoro è, infatti, generalista e universale – precisa Donazzan – E l’idea di farlo diventare anche una interfaccia di specifici settori, in primis quello agricolo, è una richiesta espressa da tutte le diverse componenti del Tavolo Verde: idea che ho condiviso con il collega Giuseppe Pan e che, grazie anche a questi anni di sperimentazione incrociata con la banca dati nazionale delle professioni agricole gestita da Coldiretti, dimostra di avere tutte le potenzialità per essere da subito una piattaforma di intermediazione e formazione a valenza regionale, in collaborazione con tutte le associazioni di categoria e di sindacato del mondo agricolo”.

Fracasso, Pigozzo, Zottis e Zanoni (PD): “Venezia e i veneti hanno bisogno di certezze: audizione urgente in Seconda commissione di tutti i soggetti interessati, da Zaia al commissario straordinario Spitz”  

“Sul Mose, Venezia e i veneti non possono più aspettare; serve una ricognizione a 360 gradi sull’opera: per questo è urgente convocare la Seconda commissione, dove poter ascoltare tutti i soggetti direttamente interessati”. A dirlo è il Capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale del Veneto Stefano Fracasso motivando la richiesta presentata insieme ai Consiglieri Bruno Pigozzo eFrancesca Zottis e al Vicepresidente della Commissione Ambiente e Infrastrutture Andrea Zanoni. “Dopo il disastro del 12 novembre è quanto mai indispensabile capire come poter sbloccare la situazione e completare quest’opera per cui sono già stati spesi oltre cinque miliardi. Non ne possiamo più di rimpalli di responsabilità, dobbiamo mettere in sicurezza Venezia e la sua laguna. Crediamo sia necessario fare il punto non solo sullo stato dei lavori, ma anche sui tempi per la messa in esercizio e sulle modalità di gestione e manutenzione dell’opera”.

“Nell’ultimo Defr – ricordano gli esponenti democratici – è stato approvato all’unanimità un nostro ordine del giorno con cui si chiede, nuovamente, alla Regione di promuovere una cabina di regia che comprenda anche Città metropolitana di Venezia, ministero dei Trasporti e ministro dell’Ambiente e tutela del territorio e del mare, con compiti di indirizzo sia sugli interventi di gestione del sistema Mose che sul monitoraggio delle relative opere di compensazione ambientale. Da qui la richiesta al presidente Francesco Calzavara di convocare la Seconda commissione con al centro le audizioni del governatore Luca Zaia, del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, di Pino Musolino, presidente dell’Autorità Portuale, del Commissario straordinario per il Mose Elisabetta Spitz e infine, per il Provveditorato interregionale alle opere pubbliche del Veneto,  di Valerio Volpe, referente per la Salvaguardia di Venezia”.

13 novembre: IncontraLavoro, il recruiting promosso da Regione Veneto

Sono già aperte le selezioni per partecipare alla quarta edizione di IncontraLavoro, l’iniziativa di recruiting promossa da Regione del Veneto e Veneto Lavoro, in collaborazione con Almalaurea, in programma il 13 novembre in tutto il territorio regionale. Le sedi sono i Centri per l’impiego di Arzignano (VI), Bassano del Grappa (VI), Belluno, Conegliano (TV), Este (PD), Legnago (VR), Mestre, Mira (VE), Montebelluna (TV), Padova, Rovigo, Schio (VI), Treviso, Verona, Vicenza, Villafranca di Verona (VR).

L’invito a partecipare alla giornata, organizzata nell’ambito dell’Italian Employers’ Day 2019 per favorire l’incontro tra le aziende in cerca di candidati e i disoccupati alla ricerca di un nuovo impiego, è rivolto in particolare alle persone in cerca di lavoro.
Gli operatori dei 39 Centri per l’impiego del Veneto hanno già vagliato i 100 mila curriculum già presenti nelle proprie banche dati e sono pronti ad accogliere quanti si candideranno in questi giorni: chi parteciperà ad Incontralavoro avrà l’opportunità di conoscere da vicino le imprese che offrono posti di lavoro, svolgere colloqui per le posizioni in linea con il proprio profilo professionale e partecipare a workshop e seminari sul tema della ricerca di lavoro.
Alla prima edizione di Incontralavoro, lo scorso novembre, hanno partecipato quasi 3.000 i candidati hanno incontrato oltre 300 imprese e agenzie per il lavoro; i colloqui di lavoro svolti sono stati più di 4500, per oltre 1.200 posti disponibili.
“IncontraLavoro è una vera e propria misura di politica attiva – evidenzia l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan – occasione di incontro tra domanda e offerta di lavoro e di stimolo per le persone prive di impiego ad attivarsi nella ricerca di un’occupazione. È una delle prime iniziative realizzate in Veneto da quando i Centri per l’impiego sono passati sotto la guida della Regione e ha richiesto un grande sforzo organizzativo, per rendere le procedure omogenee su tutto il territorio regionale. Nelle tre passate edizioni abbiamo riscosso una partecipazione superiore alle aspettative, con ottimi riscontri sia da parte delle imprese che dei candidati, e ad un anno dal varo il meccanismo è ormai oliato. In alcuni casi IncontraLavoro si è anche rivelata una buona risposta alle difficoltà di reclutamento delle imprese, tanto che aziende comeZalando e McDonald’s si sono rivolte alla Regione Veneto e a Veneto Lavoro per organizzare specifiche giornate di recruiting, riconoscendo il valore aggiunto che la competenza e la professionalità degli operatori pubblici per l’impiego possono garantire. Il prossimo 13 novembre convocheremo anche i beneficiari del Reddito di cittadinanza, nella convinzione di poter offrire loro occasioni di lavoro che possano spingerli a rinunciare a un sussidio assistenzialistico quale va configurandosi il RdC, per entrare o rientrare stabilmente nel mercato del lavoro”.
I disoccupati interessati a partecipare alle preselezioni possono contattare il Centro per l’impiego o candidarsi direttamente online sul portale ClicLavoro Veneto, scegliendo una delle 16 sedi che ospitano l’evento e consultando tutte le offerte disponibili nella sezione IncontraLavoro del servizio “Centro per l’Impiego Online”.
I candidati selezionati saranno ricontattati dagli operatori del CPI e invitati a partecipare ai colloqui nella giornata del 13 novembre. Al momento sono oltre 1.500 le offerte di lavoro già raccolte per l’occasione da circa 150 imprese, un numero destinato a crescere visto che le aziende possono ancora aderire.
Maggiori informazioni sull’iniziativa e sulle modalità di candidatura sono disponibili alla pagina dedicata di ClicLavoro Veneto, http://www.cliclavoroveneto.it/incontralavoro .

Performance Biennale Arte 2019
Courtesy Photo Biennale
boychild, Untitled Hand Dance, Credit Riccardo Banfi. Courtesy Delfina Foundation and Arts Council England. HR – 6

“Il Consiglio regionale approva all’unanimità il Bilancio di previsione finanziario 2020/2022. Presentato il DEFR 2020/2022”

Gruppo Pd “Grave la scelta della maggioranza di non votare  una risoluzione che si rifà al Codice degli appalti  e alla  libera concorrenza”

“È imbarazzante che la maggioranza abbia ritenuto opportuno non votare una risoluzione che richiama l’articolo 51 del Codice degli appalti e principi comunitari della libera concorrenza. Azienda Zero non è una Repubblica indipendente, è un’articolazione della Regione ed è emanazione di una legge di questo Consiglio. È un nostro dovere occuparci di come agiscono gli enti strumentali della Regione”. A dirlo è Stefano Fracasso, capogruppo del Partito Democratico, intervenendo nel Consiglio straordinario sul caso dell’appalto delle mense ospedaliere. “La seduta che aveva come unico punto all’ordine del giorno la risoluzione (firmata da PD, LeU, Cinque Stelle, Amp e IiC) in cui si chiedeva di rivedere la gara per l’affidamento del servizio, vinta da Serenissima, alla luce del parere dell’Autorità nazionale anticorruzione. Risoluzione rimasta in sospeso per  la mancanza del numero legale al momento del voto” spiega in una nota del gruppo consiliare Pd.  “Consiglio di Stato e Anac la pensano come noi. Ce n’eravamo accorti a gennaio 2018:  le modalità con cui era stato predisposto l’appalto non andavano bene, non era garantito il principio della libera concorrenza e si favoriva la formazione di una posizione dominante – continua Fracasso –  Curiosamente, la Giunta, mai così solerte, rispose alla nostra interrogazione in neanche venti giorni dicendo che tutto andava bene. Purtroppo sul tema c’è un clima pesante e non sappiamo perché: è inammissibile avanzare dei dubbi e come risposta essere accusati di turbativa d’asta.  Siamo nel pieno esercizio del nostro potere ispettivo. Il Veneto, per fortuna, non è la Turchia anche se un giornalista è stato querelato semplicemente per aver scritto sulla questione dopo la doppia bocciatura di Anac e Consiglio di Stato” Il capogruppo Pd incalza: “Il risparmio non può essere l’unico criterio guida, c’è una responsabilità sociale. Si è arrivati a questo punto con la costituzione dell’Azienda Zero e la scelta di accentramento delle procedure di gara prima svolte dalle singole Ulss. E i risultati quali sono? Il servizio di guardiania e vigilanza è affidato a chi paga i lavoratori poco più di tre euro l’ora, il servizio di prelievo a domicilio è stato esternalizzato e affidato agli operatori di una cooperativa di Catania. Vogliamo capire se i risparmi di Azienda Zero, quantificati in oltre cento milioni, vengono fatti sulle spalle di chi lavora e delle imprese venete. E se davvero questi soldi ci sono, si investano subito nel Fondo della non autosufficienza, uno degli obiettivi della Legge 19”.  “Il comportamento della Regione grida vendetta – ha sottolineato il consigliere Andrea Zanoni, intervenendo in aula – Anac fa un elenco di violazioni non solo del Codice di contratti pubblici, ma dei principi comunitari e costituzionali. Secondo la delibera 15 maggio, l’intera struttura della gara risulta viziata sotto il profilo discrezionale e funzionale in quanto disposta in violazione dell’articolo 51 dei principi comunitari di libera concorrenza, partecipazione, proporzionalità e non discriminazione nonché dei principi costituzionali di efficacia, economicità, imparzialità, pubblicità, trasparenza e giusto procedimento. Una situazione pesante, per una Regione che non sa indire una gara e poi ha il coraggio di chiedere l’autonomia su 23 materie”.

La sudditanza dei castellani benpensanti. Vittorio Emanuele II e i soldi degli Italiani

Durante la stesura del volume “1895: NASCE LA BIENNALE D’ARTE” di A. Miatello e D. Turcato, ci si è imbattuti su questa frase, tratta dall’Almanacco italiano (1871-1901), a cura di A. Monti, ed. Vallardi (Milano, 1942), “Impersonò il genio di espansione dell’Italia marittima e quando Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile la Baia di Assab, l’acquisto fu contratto in nome del Rubattino. Lo stesso fu fatto per l’acquisto della ferrovia Tunisi-Goletta.”, abbiamo chiesto lumi in paese ma nessuno sapeva risponderci, così dopo inutili attese, la Rete ci ha dato la risposta che volevamo, con le schede di Carmine De Marco (dal libro “Revisione della Storia dell’Unità d’Italia”), che riportiamo qui sotto.

DAL LIBRO”1895: NASCE LA BIENNALE D’ARTE” di A. Miatello e D. Turcato

(…) Il Re Umberto appoggiò lo ‘slancio’ coloniale in Africa, con l’occupazione dell’Eritrea (1885-1896) e della Somalia (1889-1905). Il governo italiano con il consenso del re aveva già acquistato, il 10 marzo 1882, la baia di Assab dall’armatore genovese Rubattino, il quale a sua volta l’aveva comperata dal sultano locale come scalo per le proprie navi.
L’atto di compravendita aveva valore privatistico non certamente di “sovranità territoriale”, intesa come fosse un prolungamento dello stato nazionale. Un dettaglio non da poco che non viene mai puntualizzato nei manuali di storia. Bastino queste righe dell’Almanacco del 2 novembre 1881: “Muore a 72 anni, nella villa San Vito, presso Genova, il patriota Raffaele Rubattino, suscitando largo compianto. Cominciò la sua carriera a Genova come semplice armatore di piroscafi. Dal 1849 al 1859 il Rubattino estese la sua piccola flotta e i suoi vapori servirono per audaci fatti patriottici. A lui appartenne il Cagliari del quale si servi Carlo Pisacane per la spedizione di Sapri, a lui il Piemonte e il Lombardo che servirono per la traversata dei Mille. Accolse gli esuli del Piemonte e della Liguria nei suoi navigli e nella sua amministrazione. Impersonò il genio di espansione dell’Italia marittima e quando Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile la Baia di Assab, l’acquisto fu contratto in nome del Rubattino. Lo stesso fu fatto per l’acquisto della ferrovia Tunisi-Goletta.”
A voi di capire quanto affarismo ci fosse stato nel retroscena dell’Unità d’Italia e degli sviluppi nell’ambito internazionale. Il 15 gennaio 1885 “il Re firma i decreti relativi all’amministrazione della giustizia militare nel territorio della Colonia di Assab che è posta sotto la giurisdizione del tribunale militare di Bari”.Il re investiva i suoi denari in proprietà immobiliari e titoli con il fondo costituito che gli veniva concesso dal governo e votato dal parlamento. Quindi nell’incapacità di far fronte a improbabili “gestioni” rifilava i suoi beni con passività al demanio in cambio di congrue somme, per poi reinvestirli all’estero o spenderli per i propri consumi e piaceri. Parlarne significa aprire gli occhi e scovare la mano morta dello Stato e della Chiesa. Ci vuole rivoluzione?

VITTORIO EMANUELE E I SOLDI*

(…) La lista civile del re, il suo appannaggio, era un punto particolarmente dolente per il governo. Vittorio Emanuele, dopo il 1860, aveva un tenore di vita modesto, ma non aveva il senso dell’economia, e allo scopo di mantenere intatto il prestigio della casa reale si era allegramente addossato le spese di manutenzione di palazzi e riserve di caccia che erano appartenuti a una mezza dozzina di dinastie spodestate. Arrivò persino a comprare o a farsi assegnare nuove tenute per soddisfare la sua insaziabile passione per la caccia. Amava fare lussuosi regali alle sue amanti. Si vantava di essere solito corrompere gli uomini politici con regali e di servirsi di una sua polizia privata. Era circondato da truffatori di ogni genere, che sfruttavano la sua ingenuità e la sua generosità; e in fatto di contabilità amministrativa la gestione economica della casa reale non aveva fatto molti passi avanti dai tempi di suo padre. La frequenza con cui Letizia Rattazzi parla nelle sue memorie di malversazioni della casa reale, induce a pensare che suo marito Urbano debba essere stato debitore della sua influenza a corte anche all’abilità dimostrata nel districare il re da difficoltà economiche; in particolare ella ricorda quanto discredito gettassero sul re alcune equivoche operazioni finanziarie riguardanti i beni ecclesiastici e la concessione di appalti ferroviari a compagnie straniere (VE). Letizia Rattazzi aggiunse con una punta di malizia, naturalmente senza fornirne le prove, che il re percepiva con regolarità parecchi milioni l’anno dagli stanziamenti per l’esercito e che nel 1868 intascò la bella somma di venti milioni, un peccatuccio che nel bilancio fu nascosto con difficoltà (VE).
Nel 1864 si fece molto chiasso intorno alla generosità regale che acconsentiva a diminuire di tre milioni la lista civile di Vittorio Emanuele; ma questa riduzione seguiva di poco l’aumento del suo reddito annuale da quattro milioni a dieci e poi a diciassette. Questa riduzione non era niente altro che un bel gesto, ed è chiaro che le spese di corte non furono ridotte in proporzione; il tesoriere di corte non aveva altro mezzo che far accumulare i debiti e ricorrere quindi al governo perché vi ponesse rimedio. I radicali protestavano perché la lista civile di Vittorio Emanuele II era superiore a quella inglese e americana (VE).
Le finanze della corte costituivano sempre un problema delicato. Nel 1867 Vittorio Emanuele aveva fatto ancora un altro bel gesto, quello di rinunciare a quattro milioni della sua lista civile. Meno reclamizzato era il fatto che per far ciò egli aveva posto come condizione di ricevere in cambio una somma molto maggiore con la quale pagare i suoi debiti, minacciando in caso contrario di fare uno scandalo e di accumulare nuovi debiti. Il ministro delle finanze Sella era convinto che questa fosse una delle cause dei gravi problemi finanziari dell’Italia e in parlamento si rivolse al re, senza nominarlo apertamente, invitandolo a dare alla nazione miglior esempio di economia e di moralità (VE).
Il 31 luglio 1867 Vittorio Emanuele telegrafava al Rattazzi: “Posto che la Camera è ancora in numero, La prego di fare in modo onde passi legge Lista civile, senza di ciò dichiaro di fare nuovi debiti e di non pagare gli antichi: forse ciò sarebbe un mezzo termine che potrebbe andare. Giudichi Lei se esso è adattato alla stagione” (AL).
*Cf. Carmine De Marco dal libro Revisione della Storia dell’Unità d’Italia
http://www.adsic.it/storia/VITTORIO_EMANUELE_II.htm
Copyright – 1999 – 2003 – © Fioravante BOSCO)

Abbiamo chiesto a politici, docenti, studenti liceali, maestri, studenti scuole superiori, poliziotti, clienti di Alì e Iper, negozianti e industriali*: “lei sa dirmi cosa significhi:Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile”?

60% ha risposto di non sapere di che cosa si trattasse
30% ha risposto di una lista civica, cioè di una lista elettorale, come le comunali di Asolo e Borgoricco
10% non ha dato nessuna risposta
98% non conosce Vittorio Emanuele
Amedeo di Savoia ha soggiornato a Castelfranco Veneto tra il luglio e l’ottobre 1866, secondo la cronaca di regime “ospite del ciambellano podestà Francesco Bolasco nella sua villa maestosa di borgo Treviso per curarsi di una ferita subita sul Monte Croce vicino Custoza”, fu la disfatta del regio esercito che seguì quella marittima di Lissa e poco confortevole di Bezzecca con garibaldini scalzi, digiuni, ammalati. A Stra (villa imperiale Pisani) c’era il quartier generale a capo del generale Cialdini (e sua moglie), mentre a villa Treves di Padova (quartiere Pontecorvo) ci stava il re Vittorio Emanuele II con le sue amanti. Nella città del Santo si sentiva molto più sicuro (Ferrovia, telegrafo, teatro, donne) e di certo poteva contare dei notabili. Soldi da spendere per le feste e cerimonie o battute di caccia estive sui Colli non mancavano.  Il figlio Amedeo di Savoia fu più tardi chiamato a rivestire il ruolo di regnante della Spagna con difficoltà e rischio di essere assassinato. Di brutto fu mandato via e riparò dalla sorella a Lisbona. Poi continuò una vita “tranquilla” nella sua Torino …a guardarsi le partite della Juve.     

WI-FI ZONE: SONDAGGIO DEMOSCOPICO (aprile-maggio 2019)

“Lei sa dirmi cosa significhi: “Vittorio Emanuele comperò coi denari della lista civile” ?

Politici
candidati sindaco e consiglieri alle comunali, europarlamentare
sindaco, vicesindaco e consigliere locali
Scuola
docenti di lettere, matematica e ginnastica
maestre
studenti liceali, incontrati in Stazione dei treni
studenti (istituti tecnici), incontrati al piazzale dei bus
Società
bibliotecarie
addetti alle forze dell’ordine
clienti supermercati
negozianti del centro storico

“FERRUCCIO MACOLA: Dalla Regia Marina a Montecitorio”. Primo volume di 460 pagine a cura di Angelo Miatello e Derio Turcato

Le associazioni Histoire e Aida, per festeggiare il Ventennio dalla loro fondazione dedite alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico culturale, hanno deciso di salpare con il Veliero, una nuova collana editoriale di storia, cultura e arti. Possono contribuire autori e/o sostenitori in crowfounding (cosiddetto micro finanziamento). Uno degli obiettivi principali è la riscoperta di opere letterarie entrate nella sfera del dominio pubblico, riprodurle in formato cartaceo e digitale, che possano rivestire un interesse generale.  La forma richiesta è quella “investigativa” nei suoi aspetti politico-istituzionali, economici, organizzativi, culturali e personali. L’idea è quella di restituire un’immagine sfaccettata e pluriprospettica degli eventi memorandi e degli individui che ne furono artefici. Cento anni dopo gli autori e le loro opere possono essere letti con un’altra loupe (lente). Contaminazioni, “bugie”, verità tenute nascoste o semplicemente il caso passato di moda, sono alcuni aspetti affrontati nel primo libro del Veliero. Di Ferruccio Macola (1861-1910) si sa che ha ucciso in duello il collega parlamentare Cavallotti e che per tale “disgraziatissimo” incidente si portò dietro l’ira della parte politica avversa che lo “punì” con uno stillicidio che ancora continua. Niente da fare. “L’uomo dal sangue freddo” si sarebbe  dato “all’alcol e alle droghe” pur di dimenticare e di morte perì con la sua stessa mano.

Il primo libro del Veliero porta il titolo Come si vive nell’Esercito e neAnelola Marina, versione originale pubblicato a Genova nel 1884, Quando Ferrccio non aveva ancora compiuto 23 anni. Vi abbiamo aggiunto  una cospicua “introduzione” (190 pp.) sui vari argomenti che sono stati affrontati da Ferruccio Macola durante e dopo la sua permanenza nel Regio Collegio della Marina a Venezia (1876-1881). Uno spaccato originalissimo mai trattato perché si scoprono temi come lo sperpero, il malaffare, la tortura e l’assoluta mancanza di tutela individuale. Siamo di fronte ad un Macola che non conoscevamo e ad una società “criminogena” post unitaria. La stessa che porterà alla “piemontizzazione” dell’esercito italiano, della vita di caserma, di parate, dell’uso del regio esercito come ordine pubblico. Alla fine, riversando tutto l’odio ideologico nei confronti di questo o quel politico, ci si dimenticò di usare il Parlamento sovrano per un controllo stabile e dettagliato sui governi che cadevano come birilli. Ministri e capi di governo che entravano ed uscivano come se si fosse trattato di una porta girevole: un ventennio (tra ‘800-‘900) con legislature da due e tre anni, deputati catapultati in collegi sicuri senza competizione, altri che potevano entrare a Montecitorio o al Senato, grazie alle loro ricche condizioni socio-economiche.

Titolo del volume
FERRUCCIO MACOLA. Dalla Regia Marina a Montecitorio.

COME SI VIVE NELL’ESERCITO E NELLA MARINA

Autori: Angelo Miatello, Derio Turcato
p. 460
Formato cm 15×21, testo con illustrazioni
ISBN 978-88-88356-52-5
1° edizione 2019
Stampa digitale
Editori: HISTOIRE e AIDA
Collana “Il Veliero” di storia, cultura e arti

Morire all’estero per colpa di un attentato o di un incendio. La sorte dei giovani (veneti) per mancanza di lavoro o per regole poco chiare?

La sfortuna di un giovane di fronte alla sorte della vita è multipla. Vent’anni fa si moriva sulle strade per incidenti causati dalla propria negligenza o di altri. Si poteva morire anche per overdose, uso di sostanze stupefacenti, o nel coinvolgimento di attentati. Poi c’erano i giovani temerari per sport impossibili o viaggi nei paesi a rischio. La classifica di questi anni pone al primo posto le vittime di incidenti stradali: più di tremila e trecento all’anno (7000 nel 2001). I giovani sotto i trent’anni sono più della metà. Oltre ai casi indicati, droghe, sport estremi, viaggi in paesi lontani considerati a rischio, si sono aggiunte le vittime di attentati terroristici di stampo islamico e per “negligenza” di terzi. Sia nel primo che nel secondo, l’aspetto aleatorio è alla base della tragedia del giovane. Trovarsi in quel posto nel momento dell’attentato (incursione con arma da fuoco, contundente, cintura esplosiva o un camion guidato per sterminare pedoni) significa tanta sfortuna, così pure per Gloria e Marco che “se n’erano andati dall’Italia in cerca di una miglior retribuzione, per dimostrare che da soli ce la potevano fare, che potevano basare il loro futuro sulle sole proprie capacità: ci erano riusciti, conquistando un lavoro ben pagato ed un appartamento nuovo di zecca, con una vista stupenda, all’ultimo piano della Grenfell tower. Quella torre che poi, a causa dell’imperizia di chi l’ha progettata e costruita, è diventata la causa della loro morte – continua Donazzan – Gloria e Marco sono stati un esempio di determinazione e di coraggio e per questo è giusto che anche nelle scuole del Veneto si parli di loro, del loro impegno, dei loro sogni, della loro prematura scomparsa”.
A differenza di Valeria Solesin, una delle novanta vittime del feroce attentato al Bataclan e del venticinquenne bassanese Luca Russo travolto da un camioncino mentre passeggiava sulla Rambla di Barcellona, Gloria e Marco, arsi vivi nella torre londinese Grenfell, sono l’esempio estremo che l’Inghilterra, la Francia, la Germania o la Spagna non rappresentano certo esempi da seguire in fatto di protezione civile, sicurezza di luoghi pubblici, di garanzia dell’ordine pubblico. Gli attentati consumati hanno dimostrato che queste massime potenze in un certo qual modo ne sono co-responsabili. La morte dei due giovani architetti ha un rovescio della medaglia: quanto spende IUAV per inculcare ai futuri professionisti che la “sicurezza” degli ambienti da loro progettati è basilare?
Quello che manca all’Assessore Donazzan, come del resto alla maggior parte di chi sceglie architettura, una certa attenzione per la sicurezza personale. Cioè, com’è successo al friulano Giulio Regeni, innalzato a quasi “eroe” per la sua tragica storia di sequestrato, torturato e ucciso a fini “politici” (“ragion di Stato o per estorsione”?), ci si dimentica che bisogna insegnare ai nostri figli di tenere ben alta la guardia quando si va all’estero, si firmano delle regole d’ingaggio, e si viene attratti da facili e “belle” occasioni (“ultimo piano con vista sul Tamigi”), stage presso uno studio.
Certo che la politica ha una sua narrazione del momento. “Seicentomila immigrati in cerca di una sistemazione, analfabeti della nostra cultura, lingua, costumi, di cui due terzi “economici”, contro centocinquantamila giovani con diploma, laurea o specializzazione che “scappano all’estero per imparare o sbarcare il lunario”.  Qui c’è qualcosa che non funziona.
Ora abbiamo un nuovo governo che viene condiviso da quasi il sessanta per cento dell’opinione pubblica. Come mai l’opposizione insiste sulla strategia di voler dimostrare che è già diviso tra Lega e M5S? Sulla fuorviante sensazione che abbiamo un ministro “razzista”, “della malavita”, “corresponsabile dei naufraghi vittime”, “dell’isolamento dell’Italia in Europa”, “dell’anti Ong”,…
Dove sta la prova? Sono i tweet, le battute di strada colte al volo come al solito con un codazzo di pseudo cronisti anche maleducati?
Un docente liceale ha scritto che certe affermazioni di Saviano nei cnfronti del Ministro dell’Interno Matteo Salvini sono esagerate, eccessive, ma concorda sui principi…
Ma chi è Saviano? Non è forse colui che conosce e teorizza sulle mafie napoletane e internazionali, sulla ribalta da alcuni anni, spostandosi da Pozzuoli alla Quinta Strada di New York in Class Economy con la carta di credito “gold”?
Da quando lui scrive sceneggiature, libri, articoli per giornali le mafie sono diminuite? Napoli è decisamente cambiata, ancor più agguerrita e le mafie, grazie alle sue indagini, sono ancor più ingegnose. Dunque lo si può definire il “guru della camorra”. Sinceramente le sue battute e lettere aperte ci offendono.

Luca Zaia e Elena Donazzan (foto di repertorio 2014)”Il Veneto su mia proposta – ci scrive Elena Donazzan – ha recentemente promosso con 1,5 milioni le ‘borse di rientro’, una misura che servirà per finanziare proposte e progetti di innovazione sociale e di inclusione, che favoriscano il rientro di lavoratori qualificati, o meglio la ‘circolarità’ dei ‘cervelli’.
Siamo la prima Regione in Italia ad aver varato un provvedimento simile, volto a far rientrare in patria questi ragazzi che molti chiamano ‘cervelli in fuga’ – conclude l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione – al profondo rammarico per la prematura scomparsa di Gloria e Marco voglio contrapporre l’auspicio che questo strumento possa presto dimostrarsi utile ad invertire la tendenza, a contrastare il ruolo dell’Italia e del Veneto come ‘donatori universali’ di professionalità e competenza”.
Ecco che si sta aprendo un nuovo capitolo che bisognerà farne tesoro se si vuole proseguire verso il traguardo dell’Autonomia. Il Veneto ha nel suo bilancio ben nove miliardi per la spesa della sanità. Cher cosa sono un milione e mezzo per “borse di rientro”?
Ma poi, parliamoci chiaro, quante discipline e indirizzi specialistici sono appena “abbozzati” per mancanza di strutture tecnologiche e finanziamenti alla ricerca? Forse sarebbe meglio intervenire nella fase post diploma e universitaria così da permettere che “i giovani veneti possano muoversi in Europa o in Canada (forte richiesta) ancor più preparati, con minori incertezze linguistiche e strutturali”.

Castelfranco Veneto: Il museo del Duomo, un buco da due milioni sprecati

Dieci anni fa la sindaca Maria Gomierato tagliava il nastro per il cantiere poco vicino al Duomo dove sarebbe sorto il Museo intitolato a Pio X, in precedenza sala parrocchiale, com’era d’abitudine in tutti i paesi. Il costo preventivato sarebbe stato di circa sei milioni di euro per una struttura adibita a museo e ad una sala-auditorium per 400 persone. L’ingegnere del progetto fu Paolo Pellizzari, consigliere comunale, della sinistra democristiana poi avvicinatosi a FI, e noto anche come persona di fiducia del parroco mitrato mons. Lino Cusinato. La Fondazione Cassamarca, il Comune e altri soggetti si sarebbero impegnati a coprire la spesa, secondo le buone intenzioni diffuse sulla stampa dagli interessati ma senza alcuna convenzione scritta. La Fondazione Cassamarca abbastanza generosa all’epoca mise sul piatto circa due milioni di euro che servirono a pagare il progettista e ad iniziare gli scavi con le prime colate di cemento a ridosso delle mura medievali (tra l’ex asilo e la canonica). Nel 2010 la sindaca di Vivere terminò il suo secondo mandato con un buco in bilancio e le nuove elezioni riportarono la Lega Nord-Liga Veneta al comando del Municipio che decise di metterci sopra una pietra. Per anni rimase una gru della ditta Carron che indirettamente si faceva “pubblicità”. Avranno pagato la tassa? Si chiedevano ignari i soci Ascom. “Noi per le insegne dobbiamo pagare la gabella e stare attenti che non siano invasive”.
Di buchi per opere cantierizzate nel Veneto ce ne sono parecchie di: piscine e stadi, centri culturali e scheletri di capannoni, condomini interi, case familiari e il famoso buco del Palazzo del Cinema al Lido di Venezia che la ditta appaltatrice (gruppo gravitante al Mose) riportò alla luce una discarica di tettoie di amianto (capannine) a pochi passi dalla spiaggia dell’Hotel Excelsior. A Castelfranco l’idea di avere un museo è sorta solo nell’ultimo ventennio quando l’opinione pubblica si accorse che il Comune non poteva fregiarsi di “Città d’arte” perchè sprovvista di museo dove collocare la preziosa collezione della sacrestia del Duomo e di paramenti sacri. Nonostante ci fossero molti lati oscuri, l’empatia della sindaca e dell’ing. Pellizzari contribuì a convincere il presidentissimo on. De Poli a sganciare i milioni. Però l’accordo era chiaro: una parte della spesa era a carico del Comune ed un’altra forse del Ministero. Dal 2008 in vicolo del Cristo ci stanno un immobile semi abbandonato (l’ex casa delle suore) ed un enorme cratere, nascosti da uno steccato lungo 130 e alto 4 metri.  Dieci anni dopo, la consigliera Azzolin, ex moglie del progettista, “raduna” la stampa e si trasforma in una paladina del recupero, anzi vuole avere risposte precise dalla “sua” maggioranza. Qualcuno vocifera argomentando che la consigliera avrebbe in mente un assessorato, altri pensano che suo marito sarebbe stato poco credibile nel progetto, altri ancora che lì sotto ci sarebbero stati sicuramente dei reperti archeologici. Il fatto sta che dieci anni dopo siamo al punto di partenza con lo spreco di due milioni di euro per un’opera inutile. Un po’ buggiardello (di parte) l’articolo che riportiamo qui di seguito di Oggi Treviso 14 maggio 2018.

Oltre 2 milioni investiti per museo del Duomo, ma cantiere fermo da anni
La consigliera Grazia Azzolin presenta interrogazione a maggioranza

Il 7 giugno del 2008 era stata posata la prima pietra dell’Opera del Duomo intitolato a San Pio X, alla presenza dell’on. Luciano Dussin e dell’allora sindaco Maria Gomierato.
“Da quel cantiere, in cui sono stati investiti oltre 2 milioni di euro – sottolinea la consigliera comunale Lega Nord Grazia Azzolin – avrebbe dovuto nascere un importante luogo d’aggregazione con un museo destinato a rendere fruibile i tesori artistici del Duomo e un auditorium ipogeo da 400 posti a ridosso del terrapieno delle mura medievali”.
Ma da ormai 7 anni, con la crisi di Cassamarca, principale finanziatrice dell’opera, il cantiere è in stato d’abbandono.
Così Azzolin, dalle fila della maggioranza, ha presentato un’interrogazione urgente alla sua Giunta, e in particolare all’assessore alla cultura Franco Pivotti. “Alla luce dell’avvio dell’iter per la candidatura di Castelfranco a capitale della cultura italiana 2022- scrive Azzolin- considerato che nella relazione condivisa dall’Amministrazione, tra gli aspetti rimessi sul tavolo c’è l’iniziativa di completamento del museo dell’Opera del Duomo e in particolare dell’auditorium, chiedo come l’Amministrazione intende portate avanti il progetto, in sinergia con la Parrocchia di San Liberale e Santa Maria Assunta, che ne è proprietaria”. L’opera era stata avviata su impulso dell’allora abate mirato del Duomo, monsignor Lino Cusinato.
“Visto il sovrautilizzo del Teatro Accademico, vista la carenza di spazi per i giovani, carenza che ha ormai un carattere d’emergenza – sottolinea Azzolin – vista l’importanza del settore musicale a Castelfranco Veneto, patria di musicisti di fama internazionale (Mario Brunello, Alberto Mesirca e il giovanissimo Giovanni Andrea Zanon), nonché sede dell’eccellente Conservatorio Steffani, ma anche vista l’appartenenza di Castelfranco all’ “Isola dei Musei” – continua la consigliera – l’Opera del Duomo è una grande opportunità per la città di Castelfranco”. Il cantiere abbandonato è inserito in un sito di pregio: “Il corner dell’Umanesimo”, nelle parole di Azzolin.
“Un luogo che comprende il Museo Casa Giorgione, il Duomo che custodisce nella cappella Costanzo la Pala di Giorgione, la cinquecentesca biblioteca, la Chiesetta del Cristo del 1200, la casa dell’Abaco e la splendida Canonica”. Il principale ostacolo per dare nuovo impulso ai lavori è la mancanza di fondi: “Ma ad oggi- precisa Azzolin- l’Amministrazione, nonostante l’Opera del Duomo sia stata inserita tra i temi da affrontare in vista della candidatura della città a Capitale della Cultura, non ha ancora interpellato la Parrocchia per avviare una progettualità condivisa, a partire dall’avvio di un iter per il reperimento dei fondi, per cui non è stato fatto negli ultimi anni alcuno sforzo. Così, il rischio è che il completamento dell’Opera del Duomo per la candidatura di Castelfranco a Capitale della Cultura si riduca ad uno spot”.