Archivi categoria: Istruzione, Formazione

Istruzione e Formazione, due facce della stessa medaglia che dovrebbe essere uguale per tutte le scuole superiori. Invece per i Licei scientifici e classici è una chimera riuscire a praticarle assieme. Forse è colpa della Scuola italiana se il tasso di disoccupazione giovanile arriva a punte estreme del 42% su scala nazionale?

BIENNALE ARTE 2022: IL LATTE DEI SOGNI / THE MILK OF DREAMS

Ormai pochi giorni rimangono per l’apertura della 59. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia dal 22 aprile al 27 novembre. La direttrice del Settore Arti Visive Cecilia Alemani  ci spiega così il titolo Il latte dei sogni/The Milk of Dreams ed il programma che si svolge all’interno dei tanti padiglioni tra Giardini e Arsenale, nella speranza che non ci siano percorsi obbligati come nella Biennale precedente. Cioè l’anno scorso per Biennale Architettura si entrava all’Arsenale ma non si poteva ritornare sullo stesso percorso ma solo proseguire verso il giardino delle Vergini, camminare ancora un bel tratto di Castello per poi, rientrare ai Giardini, contornando il monumento di un tale che si chiamava Giuseppe Garibaldi (1885) in mezzo ad una vasca di pesci rossi e tartarughine. Il monumento fu del veneziano Augusto Benvenuti che la Biennale ha dimenticato, celebrato vent’anni dopo l’Unità d’Italia. Un itinerario, giustificato per ordine del ministero della salute. Uscivi da un cancello laterale poco lontano dal padiglione della Cina e via via tra calli, abitazioni chiuse, un canale un po’ puzzolente con bottegucce e bacari, forse rientravi ai Giardini. Circa un’oretta a piedi senza vista laguna. Un assurdo tutto al contrario. Niente mezzi di traporto per chi ha difficoltà motorie. Il mondo al rovescio.
Se è vero che “la Mostra propone un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano”, ci aspettiamo che quest’anno quelli della Biennale siano un pochino meno severi, ci confida una collega, perché noi siamo “triplo” vaccinati, con tanta voglia di riprendere il nostro racconto sull’arte in epoca di guerra “massiva”. Subito il pensiero va all’attuale crisi russo-ucraina, anzi Russia-Stati Uniti d’America, dice il dr. De Benedetti. Nessuno di noi, afferma piangendo Romano Prodi, l’artefice dei contratti per il gas siberiano, avrebbe mai immaginato che la Grande Russia si stesse preparando ad invadere un paese confinante, contadino e patriota per natura. Distruggerlo, annientarlo e saccheggiarlo con il pretesto di “non sentirsi una “Nazione sicura” perché il vicino ha scelto un altro tipo di Costituzione. Il piano era di cinque giorni con 190mila, tra reclute e militari di ferma. Siamo al cinquantesimo giorno di bombardamenti con trentamila morti ecc. Facciamo fatica di credere alle spiegazioni grottesche proclamate dal Vladimir Putin, alto 1,70 m., con circonferenza della testa pari a un melone che ha ripetuto in lungo e in largo che vuole proteggere la sua Nazione dalla Nato in espansione. Si fa riprendere chiuso dentro una specie di front desk con pulsantiere, telefoni anni Sessanta, schermi e due bandiere. E’ il suo fortino dal Cremlino, forse un bunker mimetizzato Il suo motto: “questa è una operazione militare speciale” che sta andando molto bene con obiettivi realizzati. Dobbiamo continuare”. Non è un film da guerre stellari, n in una normale stanza bianca, nemmeno una puntata di quella serie anni ’90 che si producevano a Hollywood.
Cosa c’entra l’arte con tutto questo?
Tutto o niente. Anzi per l’artista “the War” può servire per produrre opere che vanno bene al regime con l’eroismo, la retorica, la propaganda, come il monumento al panciuto Garibaldi che è in mezzo ad una vasca rotonda. In tempo di pace invece la guerra viene condannata apertamente. “Siamo tutti pacifisti e amici di ambedue: Putin e Zelensky”. E gli oligarchi? Ci fanno comodo perché ci acquistano ville lussuose e costose, ormeggiano con “barche” da 65 a 300milioni e qualche Porche Cayenne. Di solito l’artista è di “sinistra”, cioè per i diritti dell’uomo, le libertà, contro i crimini di guerra, il genocidio ed altre barbarie.
“Chissà se Santa Cecilia avrà avuto il tempo di cambiare registro, strada facendo, e puntare sull’attualità “, ci scrive una lettrice”. “Non angoli di scoazze o stanze bianche o nere per giustificare che anche Il nero ha la sua luce (Burri), piante e piantine dentro scarpe o pentolini da discarica ma opere che riguardino la cattiveria, la solitudine, la perversione, la distruzione, il femminicidio, l’annientamento della persona umana con missili, carri armati, droni, elicotteri, arei , bombe a grappolo, supersoniche, al fosforo, mine antiuomo, ecc. che vediamo quasi in tempo reale dai luoghi del terrore.” Questa è la novità assoluta del ’20-’22. I morti e gli spari in diretta, le barzellette e le verità del giorno dopo. I crimini contro l’umanità sono documentati e quelli di guerra si ripetono ogni giorno da una città martire all’altra dell’Ucraina.
Il titolo della mostra Il latte dei sogni è stato preso a prestito da un libro dell’artista surrealista Leonora Carrington (1917-2011), che negli anni Cinquanta in Messico immagina e illustra favole misteriose dapprima direttamente sui muri della sua casa, per poi raccoglierle in un libricino chiamato appunto Il latte dei sogni. Raccontate in uno stile onirico che pare terrorizzasse adulti e bambini, le storie di Carrington immaginano un mondo libero e pieno di infinite possibilitàma anche l’allegoria di un secolo che impone sull’identità una pressione intollerabile, forzando Carrington a vivere come un’esiliata, rinchiusa in ospedali psichiatrici, perenne oggetto di fascinazione e desiderio ma anche figura di rara forza e mistero, sempre in fuga dalle costrizioni di un’identità fissa e coerente.”
Così scrive Cecilia Alemani: “La Mostra nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza una serie di domande che non solo evocano questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma che riassumono molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Come si definisce la vita e quali sono le differenze che separano l’animale, il vegetale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, di altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?”
Difficile pensare che due anni fa già si sapesse dell’immane disastro causato dalla Russia. Non si tratta di una calamità naturale ma di un disegno preciso e cinico che in termini giuridici sta per “crimini contro l’umanità” e “crimini di guerra”.
Molte prove sono state raccolte. La giustizia busserà alla sua stanza dei bottoni, che sembra quella di un concierge di un grattacielo, o della sua favolosa reggia. Putin finirà come quel topo (da lui raccontato) che, bloccato con la scopa in un angolo, ti può saltare addosso. Aneddoto che si leggeva nella sua biografia abbozzata dall’ex ambasciatore Romano. Putin come una pantegana? Ecco come si può caricaturare lo zar che viene dal popolo e che sta commettendo indisturbato il crimine di genocidio, come ha dichiarato Biden, il presidente americano per giustificare altri 800milioni di dollari per la fornitura di armi non più di difesa ma di attacco. Forse sarà la volta buona che l’Assemblea ONU voti una risoluzione per avviare un’azione investigativa e bloccare l’attuale conflitto.
“Oggi il mondo appare drammaticamente diviso tra ottimismo tecnologico – che promette il perfezionamento all’infinito del corpo umano attraverso la scienza – e lo spettro di una totale presa di controllo da parte delle macchine per mezzo dell’automazione e dell’intelligenza artificiale. Questa frattura si è acuita ulteriormente con la pandemia da Covid-19, che ha intensificato ulteriormente le distanze sociali e ha intrappolato gran parte delle interazioni umane dietro le superfici di schermi e dispositivi elettronici.”

MART ROVERETO: Picasso, de Chirico e Dalí. Dialogo con Raffaello. A cura di Beatrice Avanzi e Victoria Noel-Johnson

Raffaello Sanzio, "Autoritratto" (dettaglio), 1505-1506, Gallerie degli Uffizi, Galleria delle Statue e delle Pitture, Firenze

Dal 2 maggio al 29 agosto 2021, la grande mostra con cui il Mart inaugura la nuova stagione espositiva è uno studio inedito e approfondito sul modo in cui l’arte di Raffello ha influenzato tre dei più importanti protagonisti del XX secolo: Picasso, de Chirico, Dalí.
Seppur in maniera del tutto indipendente, i tre artisti furono ispirati dalla lezione del pittore urbinate di cui studiarono, citarono, interpretarono l’opera lungo tutto l’arco delle loro carriere.

Se de Chirico dichiarò apertamente la sua ammirazione per Raffaello, considerandolo un riferimento per l’elaborazione della poetica metafisica e per la successiva stagione classicista, anche Dalí non fece mistero della sua considerazione per il maestro, un mito a cui guardò sin dagli anni giovanili e che, nel secondo dopoguerra, gli suggerì straordinarie rielaborazioni. Picasso, al contrario, non confessò mai il suo incontro diretto con l’opera dell’Urbinate; tuttavia quest’ultimo appare all’origine di alcuni suoi capolavori e gli ispirò un’irriverente serie di acqueforti sul tema di Raffello e la Fornarina.

La mostra si snoda attraverso 8 sezioni tematiche
, tre delle quali approfondiscono il rapporto di ciascun artista con l’arte del grande pittore rinascimentale: colto e sistematico per de Chirico, più immediato e dissacrante in Picasso, animato da profonda ammirazione quello di Dalí. 
Cento capolavori provenienti da alcuni tra i principali musei internazionali, come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Musée national Picasso di Parigi e la Fundació Gala-Salvador Dalí di Figueres, compongono un affascinante percorso nel quale antico e moderno dialogano.

VERGOGNA REGENI, ROMA DENUNCI L’EGITTO ALL’ONU

Al governo egiziano che, per bocca della sua procura generale, dichiara che non c’è più nulla da fare per identificare i responsabili dell’assassinio e delle torture inflitte a Giulio Regeni, e che il procedimento in corso in Italia è privo di basi, il ministero degli Esteri ha risposto con un comunicato per dire che la dichiarazione egiziana è inaccettabile. Il ministero dice che ha fiducia nella magistratura italiana (!) e prosegue annunciando che agirà anche attivando l’Unione europea.
La difesa dei propri cittadini, anche all’estero, è dovere del governo nazionale; menzionare l’Unione europea non può nascondere la propria inettitudine. Il Parlamento europeo è già intervenuto denunciando le prassi egiziane e sollecitando sanzioni contro i funzionari egiziani responsabili. Ma la responsabilità primaria è dell’Italia. Offensiva del buon senso, a questo punto, è poi la chiusura del comunicato, che incredibilmente formula ancora l’auspicio che la procura egiziana condivida l’esigenza di verità e fornisca la necessaria collaborazione alla Procura della Repubblica di Roma. Al di là delle apparenze che servivano a trascinare nel tempo l’attività della magistratura italiana e tenerne d’occhio gli sviluppi, le autorità egiziane hanno negato collaborazione. Con la loro recente dichiarazione esse l’hanno chiusa definitivamente. Non vi sarà alcuna collaborazione egiziana nella ricerca della verità. Del tutto illusorio è che gli agenti egiziani contro i quali procede la magistratura italiana siano consegnati all’Italia se saranno condannati. E le autorità egiziane non procederanno ad altre indagini per identificare e punire in Egitto i responsabili delle torture e dell’omicidio.
I governi italiani che si sono succeduti nel tempo da cinque anni a questa parte si sono mossi nel quadro dei rapporti politici ed economici con l’Egitto. A parte l’atto dimostrativo del temporaneo ritiro dell’ambasciatore, quei rapporti sono rimasti stretti. Basta menzionare la recente fornitura di due navi da guerra e la collaborazione nella ricerca e nello sfruttamento dei campi di gas nel mare egiziano da parte dell’italiano ente petrolifero di Stato. Ma il tempo della attesa e degli auspici è ora finito. E deve ricredersi chi avesse pensato che il trascorrere del tempo e il succedersi di tragedie finisca con coprire e far dimenticare questa. L’azione della famiglia con l’appoggio che le è assicurato dall’opinione pubblica non ha dato e non darà tregua.
Occorre ora che il governo italiano prenda atto dell’insanabile conflitto apertosi con quello egiziano. Il conflitto è ora tra governi. Entrambi i Paesi sono parte della Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Gli Stati si sono impegnati ad impedire che atti di tortura siano commessi nel proprio territorio; essi si sono obbligati e svolgere indagini efficaci e indipendenti e darsi la più ampia assistenza giudiziaria in qualsiasi procedimento penale relativo alla tortura, comunicandosi tutti gli elementi di prova (indipendentemente da eventuali trattati bilaterali in proposito). La collaborazione cui l’Egitto è tenuto è mancata ed ora appare definitivamente negata. Anche se risulta che al momento del suo sequestro Regeni era sotto il controllo degli agenti della sicurezza egiziana, lo stato di indagini preliminari in cui si trova il procedimento penale in Italia può rendere difficile, nel rapporto tra i governi, dar per certa la responsabilità di agenti pubblici egiziani, che abbiano agito per conto di quelle autorità.
Ma ciò che è incontrovertibile è l’ostruzionismo che è stato opposto alle richieste italiane di collaborazione giudiziaria. Almeno sotto questo aspetto è già ora sicura la violazione degli obblighi internazionali da parte dell’Egitto. E per questo il governo italiano dovrebbe attivare subito gli strumenti previsti dalla Convenzione contro la tortura. La Convenzione prevede che una controversia sulla sua interpretazione o applicazione, non risolvibile tramite negoziazione, sia sottoposta a arbitrato. Se, nei sei mesi seguenti alla data della richiesta di arbitrato, le parti non sono giunte ad un accordo sull’organizzazione dell’arbitrato, ciascuna di esse può sottoporre la controversia alla Corte Internazionale di Giustizia. Si tratta della Corte delle Nazioni Unite che decide le controversie internazionali.
Nell’aprile del 2019 è stata istituita una commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni. Essa non è ancora giunta a formulare conclusioni o raccomandazioni al governo, ma ha recentemente ricevuto un argomentato suggerimento da parte dell’internazionalista professor Pisillo Mazzeschi. In esito alla sua audizione egli ha depositato una memoria che offre tutti i motivi utili a intraprendere la via prevista dalla Convenzione contro la tortura. A quell’autorevole contributo si è ora aggiunta la presa di posizione della Società Italiana di Diritto Internazionale. Il governo non ha più alcuna giustificazione nel protrarre l’inerzia o continuare a limitarsi a più o meno sdegnate dichiarazioni. Non c’è soltanto da far valere la ragione italiana in un caso di omicidio e tortura di cui è stato vittima un suo cittadino.
Non c’è soltanto da adempiere ad un dovere cui il governo è vincolato. La tortura è un crimine contro l’umanità. La comunità internazionale, a partire dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, ha preso su di sé l’onere di far tutto il possibile per prevenire, far cessare e reprimere ogni fatto di tortura. E con la Convenzione contro la tortura ha stabilito gli obblighi degli Stati con gli strumenti utili a contrastarla. Il governo italiano si trova ad essere il membro della comunità internazionale che, attivando i meccanismi della Convenzione, può dimostrare che essa non è una vuota serie di belle parole, ma esprime un impegno serio. Può farlo e quindi, senza tardare, deve farlo.

Vedi prcedenti articoli a cura della Redazione con interviaste al prof. Pisillo Mazzeschi Riccardo.

LA RETE FARO ITALIA CELEBRA LA RATIFICA DELLA CONVENZIONE DI FARO

-Si accendono tanti Fari in tutta Italia, Sabato 12 dicembre la Rete Faro Italia, una piattaforma composta da comunità patrimoniali italiane che collaborano in linea con i principi della Convenzione di Faro, festeggerà l’avvenuta Ratifica della Convenzione assieme alla Sede italiana del Consiglio d’Europa.
Lo scorso 23 settembre la Camera dei Deputati ha infatti approvato in via definitiva l’adesione da parte dell’Italia alla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società, adottata nel 2005 a Faro (Portogallo). La legge di ratifica è entrata in vigore il 24 ottobre.
La Convenzione di Faro, invita i Paesi a riconoscere e tutelare il patrimonio culturale materiale e immateriale. É stata ad oggi ratificata da 20 Stati membri del Consiglio d’Europa, di cui l’Italia è il primo tra i paesi fondatori, e firmata da altri

  1. La comunità patrimoniale è definita dalla Convenzione come: “una comunità di persone che attribuiscono valore ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che essi desiderano, nel quadro dell’azione pubblica, mantenere e trasmettere alle generazioni future.”
    La Rete Faro Italia, nata nel 2019 e attualmente composta da 23 associazioni e istituzioni di varia natura, lavora per affrontare le sfide legate al settore del patrimonio culturale, identificando attività e buone pratiche comuni. Nonostante la pandemia non permetta attualmente di organizzare eventi in presenza, i membri hanno deciso di sensibilizzare la cittadinanza sulla portata positiva di questa ratifica organizzando sabato 12 dicembre, in contemporanea da tutta Italia,
    una serie di eventi e proiezioni video sulla pagina Facebook ufficiale della rete: https://www.facebook.com/Rete-FaroItalia-107208761227569” .
    L’On. Andrea Marcucci, tra i firmatari del disegno di legge, si è più volte espresso sulla Convenzione: “Reputo la ratifica un atto politicamente rilevante nell’interesse del paese. Questa convenzione guarda nel profondo, nella nostra storia, nelle realtà nazionali e locali, preserva i nostri antichi mestieri, unisce le persone in una logica di pace e prosperità. La ratifica è un bel segnale non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa. A dimostrazione che la cultura non ha colore politico, ho fatto i miei complimenti anche al Governatore Zaia che in Veneto assieme all’Ufficio italiano del Consiglio d’Europa, con sede a Venezia, ha da tempo messo in atto una serie di iniziative sulla salvaguardia del nostro patrimonio culturale e delle nostre attività economico-culturali di qualità partendo dai principi di questa Convenzione.”
    La Deputata Marta Grande, relatrice alla Camera del provvedimento, ha aggiunto a riguardo: “L’attenzione sulle comunità può potenziare la partecipazione attiva, secondo modelli che il nostro ordinamento persegue ormai da diversi anni. Quanto alle professioni, la costruzione di comunità intorno al patrimonio culturale sarà occasione per rafforzare il ruolo dei professionisti in questo ambito, quali archeologi, storici dell’arte, architetti, archivisti o bibliotecari.”.
    Secondo la Direttrice della sede italiana del Consiglio d’Europa, Luisella Pavan-Woolfe “A solo un anno dalla sua creazione, la rete è raddoppiata e risulta attiva in tutta Italia, grazie anche ad istituzioni nazionali come FICLU, Federculture e Wigwam che vi aderiscono. Con l’apporto di alcuni suoi membri, il mio Ufficio ha coordinato molte delle oltre 100 passeggiate patrimoniali in 17 regioni italiane durante le Giornate Europee del Patrimonio 2020, un primo esempio tangibile di come sia possibile agire per valorizzare le bellezze del nostro patrimonio culturale”.

Lista membri Rete Faro Italia:
Nazionale
Federculture
Ficlu (Federazione Italiana Club e Centri UNESCO)
Wigwam Italia
Abruzzo
Comune di Fontecchio (AQ)
Campania
Amici Molo San Vincenzo – IRIS CNR (NA)
Gli Amici di San Martino (NA)
Comunità del Parco Quartieri Spagnoli (NA)
Comunità Patrimoniale di Blam (NA)
Associazione Vergini Sanità (NA)
Comune Pontelandolfo (BN)
Emilia-Romagna
ATRIUM
Ecomuseo del Sale (Cervia, RA)
Lazio
CO-ROMA (Luiss e LabGov.city)
Marche
Faro Cratere (zone terremotate del centro Italia: Marche, Umbria e Lazio)
Piemonte
Faro Astesana (Area Astesana)
Sicilia
Gruppo di lavoro Abacus (Regione Sicilia)
Umbria
Faro Trasimeno (riunisce diversi comuni dell’area del Trasimeno e della Val Nestore)
Veneto
Comune di Arzergrande (PD)
Faro Candiana (PD)
Faro Venezia (VE)
Tarvisium Gioiosa et Amorosa (TV)
Associazione Arti e Rappresentazione (VI)
Forum Nuovi Circhi

“L’Altalena dei bambini” di Nereo Quagliato (1984). L’amministrazione di Vicenza riporta all’originale progetto del monumento d’arte

(Vicenza, 22.07.2020, di Marica Rossi)
Quella che in contra’ Garibaldi detta piazza delle poste, è nota come “Fontana dei bambini” ma chiamata l’”Altalena” dal suo scultore Nereo Quagliato, è rinata a nuova vita tornando a zampillare più splendente di prima. Il Comune di Vicenza ne ha recuperato agibilità e bellezza dopo il triennio in cui è rimasta spenta, e con piena soddisfazione l’ha annunciato questo lunedì alla stampa con il Sindaco Francesco Rucco, l’assessore alle infrastrutture Mattia Ierardi, il presidente di Fitt Spa di Sandrigo Alessandro Mezzalira, l’ingegnere Renato Cecchin, l’architetto Giuseppe Pianezzola, l’architetto Vittorio Veller e addetti dei lavori della ditta Lino Balazarin di Altavilla Vicentina.
La fontana, a suo tempo, progettata dall’architetto Vittorio Gheller, non è soltanto una scultura, ma monumento d’arte contemporanea. Un trait d’union tra piazza Duomo e Piazza delle Poste costituendo un valore immenso per le sculture in bronzo di Nereo Quagliato.
“L’Altalena” ovvero la bellissima “Fontana dei bambini” è sempre stata oggetto di grande ammirazione in città per molte buone ragioni: la sua centralissima ubicazione, l’essere di singolare attrattiva per i più piccini, ma soprattutto l’aver incarnato quella leggiadria e totale spensieratezza che in nessuna altra opera Quagliato ha mai così intenzionalmente espresso. Qui la bimba in alto “felice di stare lassù” e il fanciullo alla base dal lato opposto, pronto a salire a sua volta nell’alternarsi del ludico oscillare, non sono semplicemente figurine dilettevoli, ma argento vivo, musica, movimento, poesia di un’infanzia gioiosa. Bronzi alleggeriti della materia per diventare empiti di vita.
Di soddisfazione è l’aver costatato che i lavori che hanno preso il via lo scorso 24 febbraio in primissima fase emergenziale Covid-19, sono regolarmente terminati.
La spesa per l’intervento è stata di 100.000 euro finanziati a mutuo. 12000 mila euro sono stati messi a disposizione dalla ditta Fitt Spa di Sandrigo per contribuire alla manutenzione ordinaria della fontana nei prossimi anni.
Tra gli interventi attuati: la pulizia e il ripristino delle strutture lapidee, la rimessa in finzione dei giochi d’acqua con completo rifacimento degli impianti, la riparazione delle lesioni, il ripristino della parti mancanti, il rifacimento della pavimentazione in pietra d’Istria con omologa pietra trattata contro lo scivolamento, la verifica della impermeabilizzazione e cura delle infiltrazioni al locale interrato, la sostituzione di giunti in ferro delle sculture.
Inoltre fino al 3 agosto il bozzetto della scultura realizzata dall’artista Nereo Quagliato sarà ospitato nella vetrina davanti alla fontana per gentile concessione dell’architetto Veller e grazie alla disponibilità offerta dalla Pelletteria Gastone.

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Deceduto nel 2014, lo scultore Nereo Quagliato è sepolto nel Famedio al Cimitero Maggiore, per decisione della giunta, capeggiata dal sindaco Achille Variati .

Il Sacrario di Cima Grappa invaso da turisti domenicali alla ricerca dello spazio libero senza controlli

Ora ci poniamo una domanda pertinente: si abbandona la posizione ma si tollera l’assalto alla montagna per gli affari, visto che il rifugio-ristorante presente, è di proprietà del Ministero della Difesa di cui l’Ente Onor Caduti fa parte?
Teniamo presente che sarebbe stato meglio chiudere il sito per evitare gli assembramenti che si manifestano nelle domeniche, dove la gente non potendo più passeggiare nei centri storici o nelle spiagge si riversa sulla cima del Sacrario.
Ordine e legittimità non sono distanziabili.

Derio Turcato, presidente Associazione Histoire, ex presidente Club Alpino di Castelfranco Veneto,
Angeo Miatelllo, AIDANEWS

Leggiamo oggi dell’abbandono della posizione di controllo del Sacrario monumentale di Cima Grappa, da parte dell’Esercito Italiano (Onor Caduti) e la conseguente dell’associazione Alpini. Il fatto già grave di per sé, sarà causa della montante inciviltà che interessa il sito da parte dei visitatori, e fa il paio con il paventato abbandono dell’area monumentale già nel 2007 e la conseguente presa di posizione dell’allora presidente del Club Alpino di Castelfranco per la gestione del monumento da parte delle associazioni. Si ricorda che nel 2007 si era già manifestato l’intento da parte dell’Esercito, di ritirare definitivamente il suo presidio presso il Sacrario monumentale.
La cosa ci meraviglia se si considera che durante la pandemia del 1918, della “febbre spagnola”, l’esercito non abbandonò le trincee, memore che Cadorna, a integrazione della circolare n. 1, autorizzò gli ufficiali e i Carabinieri Reali a punire con l’esecuzione sommaria i militari che abbandonavano il posto di combattimento: Nessuno deve ignorare che in faccia al nemico una sola via è aperta a tutti: la via dell’onore, quella che porta alla vittoria od alla morte sulle linee avversarie;
Sarà d’ora in poi considerato reo di tradimento ai termini dell’art. 72 del codice penale per l’esercito, chiunque abbandoni oppure autorizzi l’abbandono di posizioni sistemate a difesa.

Ci pare che non serva arrivare a tanto, ma che si abbandoni un posto di alto valore simbolico e patriottico da parte degli appartenenti dell’Esercito Italiano è un fatto di una gravità ingiustificabile, adducendo a scusa la pandemia del Covid 19.
E se ora, qualche esercito dovesse invadere l’Italia, come ci comporteremmo, resteremmo “chiusi in caserma” per la paura del virus?

SuperaMenti. Pratiche artistiche per un nuovo presente: Peggy Guggenheim e Swatch Art Peace Hotel

La Collezione Peggy Guggenheim, con la partecipazione di Swatch Art Peace Hotel, presenta SuperaMenti. Pratiche artistiche per un nuovo presente, ciclo diquattro workshop gratuiti condotti da altrettanti artisti italiani e internazionali destinati al pubblico della cosiddetta Generazione Z, ovvero i ragazzi di età compresa tra i 16 e i 25 anni. Partendo dalla riflessione sulla situazione che la società sta vivendo, in cui il distanziamento sociale, l’accesso contingentato agli spazi pubblici, il divieto di assembramenti e le modalità di incontro da remoto hanno ridefinito le relazioni interpersonali, e con l’idea di superare i limiti che tale situazione impone, iquattro incontri sono una sfida al presente attraverso l’attivazione di processi creativi e sociali volti a creare una “nuova normalità”.
Jan Vormann, Stefano Ogliari Badessi, in arte S.O.B, Alice Pasquini, Cecilia Jansson. Quattro voci, quattro linguaggi artistici distinti, che spaziano dalla scultura all’installazione, dalla street art al disegno, mettono in gioco la propria pratica artistica ideando una serie di workshop volti a favorire l’interazione e lo scambio, fisico o metaforico, tra i partecipanti, rafforzando il senso di cittadinanza e consolidandovalori come la partecipazione, il rispetto dell’ambiente, l’appartenenza a una collettività. “Servire il futuro invece di registrare il passato” era uno degli obiettivi che Peggy Guggenheim auspicava per la sua galleria-museo newyorkese Art of This Century e oggi diventa il motto che guida il progetto inteso come una sfida alla situazione attuale. I quattro incontri, che fanno della social practice il loro approccio metodologico, utilizzeranno un lessico fresco, dinamico e attuale, ideale per creare un dialogo sinergico con i giovani ai quali si rivolgono. I laboratori sono gratuiti e si terranno tra ottobre 2020 e gennaio 2021, con una modalità da remoto tramite la piattaforma Zoom in preparazione ai tre giorni di workshop in presenza. Gli appuntamenti si terranno in diversi luoghi della città di Venezia, e avverranno sempre nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e di contenimento del Covid-19.
Nell’affrontare i temi della contemporaneità attraverso la lente dell’arte, SuperaMenti. Pratiche artistiche per un nuovo presente rientra nella collaborazione, nata nel 2018, tra la Collezione Peggy Guggenheim e ASviS, l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile che si occupa di promuovere i 17 Obiettivi dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite, toccando in particolare il goal 4, istruzione di qualità.

LE BUONE REGOLE DI TRASPARENZA PER LE ELEZIONI COMUNALI: IL CASO ESTREMO DI CASTELFRANCO VENETO

  1. TRASPARENZA DELLE CANDIDATURE

La legge 9 gennaio 2019, n. 3 recante “Misure per il contrasto dei reati contro la pubblica amministrazione, nonché in materia di prescrizione del reato e in materia di trasparenza dei partiti e movimenti politici” ha introdotto alcune importanti novità in materia di adempimenti per le consultazioni elettorali.
In particolare, la legge n. 3/19 ha stabilito, per i partiti e movimenti politici e per le liste civiche collegate ai candidati sindaco dei Comuni sopra i 15.000 abitanti, l’obbligo di pubblicare on line il curriculum vitae e il certificato penale dei candidati.
Pubblicazioni CV e certificato penale dei candidati sul sito internet dei partiti e dei movimenti politici Dunque, in tutti i Comuni sopra i 15.000 abitanti, i partiti politici, movimenti e liste civiche che presentino liste di candidati alle prossime elezioni amministrative dovranno:
a) avere un proprio sito internet;
b) pubblicare su tale sito il curriculum vitae e il certificato penale dei candidati.
È quanto prevede, infatti, l’articolo 1, comma 14, della citata legge n. 3.
Il certificato penale deve essere rilasciato dal casellario giudiziario non oltre novanta giorni dalla data fissata per la consultazione elettorale.
Non sussistono indicazioni in merito al formato del CV che, dunque, può essere compilato liberamente.
L’obbligo di pubblicazione deve essere adempiuto entro il quattordicesimo giorno
antecedente la data delle elezioni (6 settembre).
Non è richiesto il consenso espresso degli interessati.
Si rileva, infine, che l’omessa pubblicazione del curriculum vitae e del certificato
penale non comporta l’esclusione delle liste o dei singoli candidati da parte delle
commissioni elettorali circondariali. Tuttavia, in caso di violazione di tali obblighi di
pubblicazione da parte dei partiti o movimenti politici, la Commissione per la
trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti e dei movimenti politici (Nota), commina una sanzione pecuniaria amministrativa da euro 12.000 a euro 120.000.
La previsione di cui al comma 14 in commento va evidentemente letta in combinato
disposto con quanto previsto al successivo comma 15 del medesimo articolo 1, esaminato di seguito.
Pubblicazioni CV e certificato penale dei candidati sul sito internet dell’ente cui si riferisce la competizione elettorale
I Comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, secondo quanto stabilito dal comma 15, dovranno predisporre un’apposita sezione del proprio sito internet,
denominata “Elezioni trasparenti”, in cui saranno pubblicati il curriculum vitae ed il
certificato penale dei candidati.
La pubblicazione deve avvenire entro il settimo giorno precedente la consultazione
elettorale (13 settembre) e il certificato penale deve essere rilasciato dal casellario
giudiziario entro novanta giorni dalla data fissata per la consultazione elettorale.
La norma specifica che il curriculum vitae ed il certificato penale sono quelli già
pubblicati nel sito internet del partito, movimento politico, lista o candidato con essa collegato, previamente comunicati agli enti interessati dalla consultazione elettorale.
5 La Commissione, istituita con la legge n. 96/2012, effettua il controllo di regolarità e di conformità alla legge del rendiconto dei partiti e movimenti politici. La Commissione ha sede presso la Camera dei deputati ed è composta da cinque componenti, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di cassazione, uno designato dal Presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal Presidente della Corte dei conti. Tutti i componenti sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione o equiparata. Ai componenti della Commissione non è corrisposto alcun compenso o indennità per l’attività prestata. Il mandato dei componenti della Commissione è di quattro anni ed è rinnovabile una sola volta.
Le informazioni oggetto della pubblicazione devono essere facilmente accessibili e
devono consentire all’elettore di accedervi attraverso la ricerca per circoscrizione,
collegio, partito e per cognome e nome del singolo candidato.
Il mancato adempimento a quanto previsto dal comma 15 in commento non comporta sanzioni.
Rapporti tra partiti politici e fondazioni, associazioni e comitati L’articolo 1, comma 20 della legge 3/2019, ha modificato il comma 4 dell’articolo 5 del decreto-legge n. 149 del 2013 introducendo una equiparazione, in materia di trasparenza e rendicontazione, tra partiti o movimenti politici e fondazioni, associazioni e comitati così come individuati e definiti dalla norma stessa.
Ai sensi del nuovo comma 4, dunque, gli obblighi in materia di trasparenza e rendicontazione stabiliti per i partiti o movimenti politici dalla legge in esame e dall’art. 5 del DL 149/2013 trovano applicazione anche per le fondazioni, le associazioni e i comitati:
 la cui composizione degli organi direttivi sia determinata in tutto o in parte da deliberazioni di partiti o movimenti politici;
 i cui organi direttivi siano composti in tutto o in parte:
 da membri di organi di partiti o movimenti politici ovvero
 da persone che siano o siano state, nei 10 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o del Parlamento europeo o di Assemblee elettive regionali o locali (quindi consiglieri regionali, consiglieri comunali, ecc.)
ovvero
 da coloro che ricoprono o che abbiano ricoperto, nei 10 anni precedenti, incarichi di governo a livello nazionale, regionale o locale ovvero incarichi istituzionali nelle fondazioni, associazioni o comitati per esservi stati eletti o nominati in virtù della loro appartenenza a partiti o movimenti politici;
 che erogano somme a titolo di liberalità o contribuiscono in misura pari o superiore a 5.000 euro annui al finanziamento di iniziative o servizi a titolo gratuito in favore di partiti, movimenti politici o loro articolazioni interne, di membri di organi di partiti o movimenti politici o di persone che ricoprono incarichi istituzionali.
Nota 5 La Commissione, istituita con la legge n. 96/2012, effettua il controllo di regolarità e di conformità alla legge del rendiconto dei partiti e movimenti politici. La Commissione ha sede presso la Camera dei deputati ed è composta da cinque componenti, di cui uno designato dal Primo presidente della Corte di cassazione, uno designato dal Presidente del Consiglio di Stato e tre designati dal Presidente della Corte dei conti. Tutti i componenti sono scelti fra i magistrati dei rispettivi ordini giurisdizionali con qualifica non inferiore a quella di consigliere di cassazione o equiparata. Ai componenti della Commissione non è corrisposto alcun compenso o indennità per l’attività prestata. Il mandato dei componenti della Commissione è di quattro anni ed è rinnovabile una sola volta. (Vademecum Anci)

Magra constatazione quella di Castelfranco Veneto, comune da 33mila abitanti, abbia avuto dei contraccolpi soprattutto da parte della maggioranza. Dove sono i siti, i CV più o meno esplicativi di ogni candidato e i programmi? A parte la capacità di saper fare politica, disciplina che non è solo manovalanza o prender in mano un microfono e parlare a braccio, qui ci voleva un ufficio elettorale con le palle che organizzasse e mettesse in riga tutti, soprattutto quelli che credono di essere ai tempi bui e delle streghe. L’analogico e il fax sono ormai sorpassati da tempo. Il digitale avanza e sarà dirompente assieme ad una politica del full green. Chi sono i compagni di viaggio o di altre carrozze dello stesso treno “Elezioni 20-21 settembre 2020?
Liste senza siti url e curriculo dettagliati dei candidati consiglieri sono “fuori legge o contro l’etica”?
Tre righe di CV non è un CV, età e professione non sono un CV, fra l’altro generica (imprenditore, avvocato, pensionato). L’urna sarà impietosa e non farà sconti a nessuno. 

SCUOLA: VOUCHER DA 500 € PER LE FAMIGLIE NUMEROSE PER ACQUISTO STRUMENTI PER DIDATTICA A DISTANZA –ASSESSORE REGIONALE, “UN AIUTO CONCRETO PER FRONTEGGIARE CRISI E INCERTEZZA”

La Regione Veneto mette a disposizione delle famiglie numerose un voucher da 500 euro da spendere per l’acquisto di dispositivi digitali per la didattica a distanza dei figli. Con “Digit-ALI”, progetto cofinanziato da Regione e Fondo sociale europeo, le famiglie con almeno quattro figli, o tre gemelli, residenti in Veneto, potranno ottenere un rimborso di 500 euro per l’acquisto di  computer fissi, computer portatili, monitor, stampanti, tablet, smartphone, ma anche periferiche, router, chiavette e dispositivi per la connessione Internet, software…
In Veneto sono circa 6000 le famiglie numerose potenziali beneficiarie del voucher.
“Con questa iniziativa intendiamo offrire un supporto indiretto alle famiglie residenti in Veneto, in particolare a quelle con più figli – dichiara l’assessore regionale all’Istruzione, alla formazione, al lavoro – perché crediamo non ci possa essere ripartenza se i nuclei familiari continuano a impoverirsi. Tutti gli studenti devono avere la possibilità di partecipare alle attività di didattica e formazione a distanza: il diritto/dovere alla scuola è un diritto universale, affermato dalla Costituzione e che va declinato dalle istituzioni anche nella concretezza delle situazioni reali. La Regione ha deciso di investire 2,7 milioni di euro di risorse legate al Fondo sociale europeo e destinate alle famiglie nell’ambito della “manovra anti-Covid” dello scorso luglio, per garantire un sostegno diretto alla scuola in ‘era  Covid’, e in particolare agli allievi e alle famiglie più fragili o con maggiori problemi economici”.
I nuclei familiari con almeno quattro figli o tre gemelli di età minore di 18 anni e un ISEE non superiore a 40mila euro possono  richiedere il rimborso degli acquisti effettuati a partire dall’1 febbraio 2020 fino al 30 settembre 2020: farà fede la data riportata sulla documentazione fiscale (scontrino parlante, ricevuta, fattura…). La domanda per il voucher deve essere presentata entro il 30 ottobre 2020.
Nel sito www.famigliedigitali.net sono reperibili tutte le informazioni utili in merito alla richiesta del rimborso: destinatari, requisiti richiesti, documenti da presentare, sportelli ai quali rivolgersi. Per le famiglie sarà possibile chiedere chiarimenti anche tramite mail info@famigliedigitali.net e telefonando ai numeri 049/8658965 o 049/8658955.
La promozione e la gestione del progetto (dgr 957/2020 – POR Veneto Fondo Sociale Europeo 2014-2020) è affidata alla rete degli enti di formazione professionale presente sul territorio regionale, con Enaip Veneto capofila, Ficiap Veneto e Cnos Fap Veneto partner operativi, e il coinvolgimento di Anci Veneto, Acli Veneto, Forma Veneto, Caritas diocesana Rovigo–Il Manto di Martino onlus, Caritas diocesana Padova–Associazione Adam onlus, Caritas diocesana Vicenza–Associazione Diakonia onlus, Diocesi di Belluno-Feltre, Diocesi Patriarcato di Venezia, Forum Terzo settore del Veneto.
“Si tratta di un progetto importante e particolarmente significativo per l’avvio di un anno scolastico che sarà pieno di incertezze, in cui la didattica a distanza potrebbe ripresentarsi di nuovo come unica alternativa possibile – prosegue l’assessore -. Per noi la scuola da sempre è anche collaborazione e sinergia con le famiglie e il territorio, per non lasciare indietro nessuno”.

Sacrari militari trascurati dalla burocrazia. L’assessore regionale polemizza

SACRARI MILITARI: ASSESSORE ALL’ISTRUZIONE, “INACCETTABILE CHE, FINITO IL CENTENARIO DELLA GRANDE GUERRA, SIANO ANCORA DA RISTRUTTURARE. CHIEDIAMO LA RESTITUZIONE DELLE RISORSE DESTINATE DAL VENETO ALLA STRUTTURA DI MISSIONE PER GLI ANNIVERSARI DI INTERESSE NAZIONALE”

“E’ inaccettabile che, passate le celebrazioni per il centenario della Grande Guerra, non siano ancora iniziati i lavori di ristrutturazione dei sacrari militari gestiti, o meglio non gestiti, dalla Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ricordo quando, con la legge di bilancio approvata Nel 2014 la Regione del Veneto trasferì ingenti risorse a questa struttura in vista del centenario: se avessimo saputo come sarebbe andata a finire, probabilmente avremmo appaltato noi stessi i lavori, eseguendoli nei modi e nei tempi più consoni ad onorare un anniversario importante”.
E’ quanto dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Formazione del Veneto di rientro dal tradizionale pellegrinaggio all’Ossario del Monte Pasubio. La battuta a due settimane dalle elezioni rimane sconcertante, in quanto viene da chiedersi come mai la Regione non si è prodigata già prima, invece di fare tanta propaganda?
Con il senno di poi, se la politica deve essere vigile, deve anche attrezzarsi con strumenti e personale adeguato. I cantieri non sono mai partiti in questi anni? Allora la colpa è solo vostra. Quali sono e procedure per richiedere la restituzione di quanto versato dal Veneto?
“Un ritardo imperdonabile – continua l’assessore – che impone una seria riflessione sul futuro dei nostri sacrari: credo sia giunto il momento di chiedere la restituzione di quanto stanziato nel 2014 dal Veneto alla Struttura di missione per gli Anniversari di interesse nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Bisognerà inoltre prevedere un percorso rapido e snello per la continuazione e l’ultimazione dei lavori, magari individuando un commissario ad acta, pratica molto comune per l’attuale governo. Un commissario potrà certamente contare sull’aiuto delle associazioni combattentistiche e d’arma che amano veramente i nostri sacrari, come gli Alpini, i Fanti e i Carabinieri, che il sabato e la domenica si sostituiscono spesso, da volontari, ai pochi militari rimasti ad operare nei sacrari”.
“Sul Monte Pasubio – conclude l’assessore regionale – opera la Fondazione 3 novembre 1918, che ha raccolto fondi e donazioni anche da privati, con la partecipazione di 4 comuni che continuano a stanziare risorse: questo sistema virtuoso di collaborazione pubblico-privato ha permesso di ristrutturare il sacrario e le opere pittoriche, di creare un museo di ultima generazione, nonché di assumere un custode. Questo è un modello positivo di gestione, che funziona, da prendere in considerazione anche per altre analoghe situazioni”