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Castelfranco Merita! Parte la campagna elettorale dell’avv. Sebastiano Sartoretto

Castelfranco merita più opportunità per i giovani, più sviluppo, più ambiente, più cultura, più servizi per gli anziani, più sicurezza, più salute“.
Non ha voluto farsi attendere dai vari giochi in corso dentro e fuori il PD, dopo le recenti scissioni e provocazioni dei renziani. Ufficialmente sabato 15 febbraio, presso un locale pubblico di fronte al Teatro Accademico, il consigliere comunale e provinciale Sebastiano Sartoretto si è presentato alla stampa quale candidato della neonata coalizione “Castelfranco Merita”. Per ora è sostenuto da alcuni gruppi, tra cui il partito ecologista dei Verdi, capitaniato dal prof. Colombo, e una buona parte dei consiglieri dell’opposizione, che matureranno assieme la stesura di un programma “condiviso”. La condivisione sarà comunque aperta e dibattuta in tutti i quartieri e frazioni della Città di Giorgione.
Rottura o innovazione?
“Siamo l’alternativa a questo governo locale che ha portato così in basso Castelfranco. Il nostro Comune ha bisogno di un sindaco che possa ridarle la sua anima, quella di una città sicura, attrattiva e accogliente, che sa prendersi cura delle persone, a cominciare dai più fragili, e dell’ambiente. Castelfranco Merita di essere sana, pulita, democratica, umana e solidale, capace di crescere e di rafforzarsi nel contesto veneto, italiano e europeo“.
Attorno al tavolo, ricoperto dei primi manifesti, tutti di un colore diverso con lo slogan e il nome della futura lista c’erano anche i rappresentanti della coalizione che lo sosterrà nella campagna elettorale.
Come pensa di sviluppare la sua campagna?
“Assieme agli alleati della coalizione, adesso siamo impegnati ad allargare il progetto, costruire una bella squadra, ascoltare le comunità locali, concordare attività, coinvolgere giovani, adulti, donne, uomini, insomma coinvolgere tutte le persone di buona volontà interessate a una nuova visione per Castelfranco“.

Un inizio soft, di persona pacata che vuole costruire una squadra vincente
Come inizio, si può dire che l’avv. Sartoretto, sessantenne, ex liceale del Giorgione e politico ormai da trent’anni, se non forse di più, che iniziò il suo percorso con la D.C. di Aldo Moro e Amintore Fanfani, da dieci milioni di elettori e quattordici correnti, è piuttosto sobrio ma combattivo. Questa è l’ultima chance, un po’ come François Mitterrand che non ha mai smesso, finché c’è riuscito anche lui. Una differenza: Mitterrand è sempre stato socialista, in Italia purtroppo è successo di tutto e il contrario di tutto.
La strategia comunicativa per ora è soft, non ci sono i simboli o etichette. Sparisce dalla scena il super “io” e della “star-madonnina”.
Oggi la forza proviene dalla coalizione, dal gruppo che dev’essere coeso e che gli sta veramente a cuore questa cittadina dove si continua costruire, aprire nuovi centri commerciali ma le strade sono sempre le stesse, anzi sempre più incasinate e l’ospedale perde pezzi. E la biblioteca non ha sedie!

Il maggioritario a doppio turno
Il contagio del sistema elettorale maggioritario aveva esasperato i toni e portato alla ribalta una forte personalizzazione del primo cittadino. L’io maschilista aveva persino trasformato “lei” in “lui”, invece di preparare in dieci anni un’altra “lei” ripiegò sul solito bulletto. Lo ha battuto un bullo vero, uno di quelli che amano la moto BMW. Una strategia comunicativa sbagliata. Nessuno a Castelfranco dubitava che il doge sarebbe finito ai ferri corti. Cosa ci stiano a fare quelli di FI, lo sa solo il diavolo. Sono scappati tutti dalla Meloni. Zaia vincerà ma non è detto che faccia il tris a Castelfranco. Troppo incattiviti per il nosocomio e la rotatoria promessa ma non esaudita.
L’esperienza di Bologna e dell’Emilia Romagna ha avuto effetto anche qui: “vogliamo una grande civica alla Bonaccini”. “Ben vengano le sardine se ci fanno prender voti”.
Castelfranco merita di più.

Le sette priorità
L’avv. Sebastiano Sartoretto elenca sette priorità: per i giovani, più sviluppo, più ambiente, più cultura, più servizi per gli anziani, più sicurezza, più salute.
I giovani sono al primo posto. Chissà che ci sia anche una lista di giovani dai 18 ai 30 anni, metà maschi e metà femmine. Speriamo.
Certo che non se ne può più con questo traffico caotico e inquinante in centro, nella viuzza Pio X, unica al mondo dove scorrono migliaia di auto, camioncini, moto e bus della stessa larghezza della stradina. Non è una questione di vita o di morte dei bar o dei negozi. Passano troppi veicoli in questo tratto. L’aria puzza, il semaforino rimane cinque minuti col rosso! Una palazzina ha dei crepacci, le strade sono piene di gobbe. Dov’è la pista ciclabile? La statua di Giorgione pende e forse crollerà?
Il problema Ospedale potrà essere migliorato?
Perchè la sicurezza non è garantita dalle forze dell’ordine?
Il problema giovani: quali saranno le richieste da esaudire?
La Biblioteca funziona, sono sufficienti le sedie? Perchè dieci quotidiani? La politica degli acquisti è ancora valida?
Come motivare i giovani, come integrarli durante l’estate? Si possono offrire lavori part time con crediti formativi sociali e culturali (300 euro per contratto) ?
Come far conoscere il patrimonio nascosto della Biblioteca e del cosiddetto Museo Civico, costituito nel 1894?
Erminia Fuà, Paola Bianchetti Drigo, Guido Fusinato, Ferruccio e Evaristo Macola, Alberto Prosdocimi, Augusto Benvenuti, Domenico Moresco, Pietro Damini, Giovanni Bordigioni,…chi sono costoro?

Ciambetti: “A un anno dalle elezioni in Catalunya, si ritrovi la via del dialogo e si neghi ogni spazio ad avventure violente. Si al confronto, no alla violenza”

“La violenza è una forma di sconfitta:  anche le cause migliori e più nobili quando lasciano spazio a forme di protesta violente  rischiano di far passare nella parte del torto chi invece inizialmente aveva ragione da vendere”. Il presidente del Consiglio regionale del veneto, Roberto Ciambetti, non ha dubbi: “ Non penso solo alla Francia dei Gilet Gialli dove bisogna distinguere tra provocatori e la stragrande maggioranza di cittadini onestamente indignati scesi in piazza a protestare: guardo piuttosto e con sincera preoccupazione alla Spagna, dove la mancanza di ascolto e dialogo ha generato e condizionato una frattura scomposta tra Barcellona e Madrid”. Nell’ottobre del 2017  Ciambetti fu tra gli osservatori internazionali del Referendum  per l’indipendenza della Catalunya “Fra pochi giorni sarà un anno da quando il 21 dicembre 2017, con le elezioni imposte da Rajoy,  il popolo catalano dette la maggioranza dei seggi ai tre partiti indipendentisti catalani. Da allora, unico caso in Europa, esponenti politici liberamente eletti sono stati costretti all’esilio, altri sono finiti in galera in palese violazione della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e nel silenzio agghiacciante di una Unione Europa che alza la voce per pochi decimali nei bilanci degli stati membri ma fugge e tace davanti a principi e valori democratici di cui dovrebbe essere la prima garante.  La situazione non si è sbloccata e mi auguro che nessuno , magari prendendo a presto l’anniversario del 21 dicembre, voglia forzare la mano scegliendo la via della violenza che darebbe la scusa per una repressione durissima: capisco bene che la pazienza manifestata dai catalani sia stata eccezionale ed eccezionalmente lunga, ma non vorrei che nelle giuste aspirazioni e speranze si intrufolassero provocatori o anche solo dei fanatici dalla vista, e intelligenza politica, alquanto corta. Bisogna emarginare i profeti di ogni violenza. Auspico – conclude Ciambetti –  piuttosto, la ripresa di un negoziato con il governo di Madrid:  so bene che sembra difficilissimo ristabilire un confronto franco e sereno, anche alla luce delle elezioni in Andalusia, ma  la politica rimane l’arte del possibile.  Meglio una discussione aspra, anche dai toni accesi, ma costruttiva che tafferugli e piazze spaventate”

Cover di Aidanews e programma 1998: Convegno internazionale Diritti delle Minoranze, tenuto a Riese Pio X nel 1998, con il patrocinio dei Comuni di Riese, Castelfranco, Jesolo, Regione Veneto, Università di Padova, ONU Ginevra- Bureau DH, CICR Ginevra. E con la partecipazione di relatori prof. Marina Spinedi, Antonio Papisca, Marco Mascia, Letizia Gianformaggio, Antonio Antonioni, Jean-François Gareau, e Mrs Cecilia Thompson, Alto Commissario ai Diritti dell’uomo e dei politici Luca Baggio, Luciano Dussin, Ettore Beggiato, Fabrizio Comencini, Renato Martin, Alfons Benedikter.
A vent’anni da questo incontro pubblico che preannunciava la scalata governativa della Lega Nord, al tempo delle camicie verdi e delle ampolline con l’acqua del Po, ci onoriamo di essere stati i primi nell’ambito regionale di aver coinvolto i politici locali in un dibattito internazionale. Da allora i frutti sono arrivati: la Lega Nord è al governo assieme ai 5 Stelle, scatenando rabbia e reazioni scomposte di chi ha perso le elezioni e dei suoi seguaci giornalisti, intellettuali e boiardi di stato.

Consulta dichiara illegittima parte della ‘Buona scuola’: “I docenti di ruolo non possono essere esclusi dai concorsi”

di Lorenzo Vendemiale | 6 dicembre 2017 Il Fatto Quotidiano
I docenti già assunti non possono essere esclusi dai concorsi, a cui hanno tutto il diritto di partecipare se vogliono migliorare la propria posizione lavorativa. E la Buona scuola, nel momento in cui lo fa, è incostituzionale. La Consulta non usa mezzi termini per stroncare un comma della riforma che era sempre stato contestato da sindacati e insegnanti. Anche se concretamente la sentenza non avrà grossi effetti, se non quello di confermare la cattedra a quelle poche centinaia di professori che avevano già fatto ricorso e intanto avevano superato con riserva le prove del concorsone 2016. L’unica, sostanziale novità interesserà la cosiddetta fase transitoria, i concorsi riservati ai docenti già abilitati o con servizio previsti tra 2018 e 2019, a cui a questo punto potranno partecipare anche quelli già assunti (ammesso che ne siano interessati).
Non è la prima volta che la Consulta boccia la criticatissima riforma di Matteo Renzi e dell’ex ministra Stefania Giannini. Già l’anno scorso si era pronunciata contro due capitoli minori del testo, quelli relativi all’edilizia scolastica e agli asili (salvando però il suo impianto generale). Stavolta la sentenza di incostituzionalità (che porta la firma di Giuliano Amato come relatore) riguarda l’esclusione dei professori già assunti nella scuola pubblica dai concorsi, prevista dalla Legge 107. Si pensa che i bandi siano rivolti solo ai precari o ai disoccupati che aspirano al posto fisso, e a grandi linee è così: ma anche chi è già assunto può essere interessato a partecipare, ad esempio per cambiare materia d’insegnamento, oppure ottenere immediatamente un trasferimento, o ancora fare il salto dalle medie alle superiori. Invece nel recente passato il governo lo ha impedito.
Nel 2015, infatti, quando aveva bandito il nuovo attesissimo concorsone, il Ministero aveva deciso di tagliar fuori i docenti già assunti, nel tentativo di ridurre il numero dei candidati che temeva troppo alto. Ma quella disposizione viola gli articoli 3, 51 e 97 (pari dignità sociale, condizioni di uguaglianza fra i cittadini, accesso alla pubblica amministrazione) della Costituzione. Secondo i giudici, le procedure concorsuali “devono essere impostate su criteri meritocratici, volti a selezionare le migliori professionalità” mentre il Miur ha voluto “restringere irragionevolmente la platea dei partecipanti”. Peraltro, la “finalità dell’assorbimento del precariato”, addotta come scusa dal governo, era già stata “adeguatamente perseguita dal piano straordinario di assunzioni” (quello da quasi 100mila posti), da cui pure erano stati tagliati fuori i docenti in possesso di contratto a tempo determinato. “La Consulta ci dà ragione: i docenti non possono essere esclusi solo perché hanno già un contratto”, esulta Marcello Pacifico dell’Anief, sindacato che ha promosso buona parte dei ricorsi in questione.
Questa la sentenza: dura, netta, per certi versi anche “epocale” nella censura della riforma. Diverso il discorso sulle conseguenze concrete del provvedimento, molto più limitate. Sicuramente – come sottolinea il comunicato della Consulta, la pronuncia si applicherà alle prossime procedure, anche se in realtà il Ministero aveva già rinnegato se stesso, facendo cadere nell’ultima legge delega l’articolo dell’esclusione dei docenti già di ruolo: al prossimo concorso, previsto non prima del 2020, potranno partecipare anche loro, ma questo si sapeva già. Qualcosa cambierà per il vecchio concorsone, quello del 2016: di fatto la Corte ha accolto il ricorso degli esclusi che si erano rivolti al Tar, e intanto avevano svolto le prove (quelle ordinarie o la seconda tornata di suppletive) con riserva. Sono comunque poche centinaia: chi ha superato gli esami ed era stato “congelato” in graduatoria, presto avrà il posto. Per tutti gli altri esclusi ormai è tardi per fare ricorso.
La novità principale riguarderà invece la prossima fase transitoria (la sentenza la cita esplicitamente), con cui il governo assumerà precari nei prossimi due anni, in attesa dell’avviamento del nuovo sistema di reclutamento: a questo periodo di transizione potranno partecipare pure gli assunti (e la cosa certo non farà felice i più giovani, che speravano di non avere ulteriore concorrenza), anche se trattandosi di un percorso che prevede un anno di apprendistato a stipendio ridotto bisogna vedere quanti saranno gli insegnanti interessati a questa opzione. Il giudizio della Consulta, insomma, accontenta un numero circoscritto di ricorrenti. Stabilisce un principio, più o meno già assodato. E ribadisce un concetto: la Buona scuola è stata scritta male. Anche se probabilmente non c’era bisogno della Consulta per accorgersene.

Ubik e Porte Aperte, Gemellaggio politico-culturale all’ombra del Municipio

Porte Aperte…. alla Geopolitica!
L’Europa attorno al Mare Nostrum
6 domande sull’Europa di oggi in 6 lezioni

Dopo il grande successo del ciclo breve di Geopolitica di aprile “Attorno al Mare Nostrum”, Porte Aperte continua il viaggio nella disciplina geopolitica con un corso di approfondimento sull’Europa di oggi.
Con l’aiuto dei maggiori esperti del settore cercheremo di capire cosa sta succedendo e potrebbe succedere alle nostre vite e alla nostra storia e come l’Europa, l’Unione Europea e i singoli Stati stanno affrontando le sfide della globalizzazione.
Giorgio Anselmi, Presidente del Movimento Federalista Europeo ci spiegherà quanto é ancora diffuso e attuale il Manifesto di Ventotene.
Alessandro Grossato ci porterà alle origini del ‘Vecchio continente’ spiegandocene le storie, le religioni, le politiche, le culture e quali sono le fragilità e le crisi politiche-economiche-culturali nell’attuale scenario geopolitico europeo frammentato tra Est/Ovest e Nord/Sud.
Tatiana Saruis ci illustrerà  come funzionano e come stanno cambiando i modelli sociali in Europa.
Daniele Santoro ci spiegherà  il significato del golpe turco del 15 luglio e della nuova era di Erdogan, per capire cosa succede attorno al mare nostrum.
Anilkumar D. Dave, infine, ci illustrerà lo stato di fatto in Europa in termini di innovazione e crescita economica generata dalla tecnologia per poi analizzare le ragioni per le quali innovazione e crescita non vanno sempre di pari passo. Assieme a lui capiremo le interazioni tra scelte geopolitiche e sviluppo delle tecnologie-diffondersi delle innovazioni per comprendere quali sono le ricadute di questa interazione sulle prospettive di crescita degli Stati e delle imprese.

IL PROGRAMMA DEL CORSO

mercoledì 26 ottobre 20.45

L’Europa è solo un’espressione geografica?

Quanto è ancora diffuso ed attuale il Manifesto di Ventotene
con Giorgio Anselmi
Presidente del Movimento Federalista Europeo.

mercoledì 2 novembre 20.45

Da dove viene l’Europa di oggi?
Le storie, le religioni, le politiche, le culture del Vecchio Continente

con Alessandro Grossato
Geopolitico, orientalista e storico delle religionil, coordinatore del Club di Padova

mercoledì 9 novembre 20.45

Est/Ovest, Nord/Sud: frammenti di Europa tra loro Contrapposti?

Le fragilità e le crisi politiche-economiche-culturali nell’attuale scenario geopolitico europeo
con Alessandro Grossato
Geopolitico, orientalista e storico delle religionil, coordinatore del Club di Padova

mercoledì 16 novembre 20.45

Si è poveri o ricchi allo stesso modo in tutte le parti d’Europa?
I modelli sociali in Europa: come funzionano e come stanno cambiando

con Tatiana Saruis
Ricercatrice all’Università di Urbino ‘Carlo Bo’ – Dipartimento di Economia Società Politica.

mercoledì 23 novembre 20.45

Dove va la Turchia di Erdogan?

Il significato del golpe turco del 15 luglio e della nuova era di Erdogan
con Daniele Santoro
Studioso di geopolitica turca, analista freelance e collaboratore della rivista 

Durante la serata verrà inaugurato il Limesclub Castelfranco Veneto, gruppo culturale di approfondimento sui temi di geopolitica in collegamento con la prestigiosa rivista diretta da Lucio Caracciolo.

mercoledì 30 novembre 20.45

Le innovazioni e l’economia della conoscenza per la crescita hanno confini politico-geografici?

Lo ‘splendido’ isolazionismo potrebbe soffocare lo sviluppo delle tecnologie, il diffondersi delle innovazioni e frenare le prospettive di crescita degli Stati (e delle imprese) 
con Anilkumar D. Dave
International Innovation Advisor e Responsabile dell’area Ricerca e Trasferimento Tecnologico di T2i, Treviso.

Il corso verrà attivato con la presenza di almeno 20 iscritti.
Iscrizioni tramite email a info.porteaperte@gmail.com

Costo di partecipazione al corso:
Intero corso: €30 – soci Porte Aperte, €40 – non soci
Studenti universitari: 50%
Studenti superiori: gratuito
Singola lezione: € 15

Il corso si terrà presso la libreria UBIK, via Garibaldi 8, Castelfranco Veneto

4 ottobre 1957: il lancio dello Sputnik nello spazio

sputnik2-300x231Esattamente 58 anni fa l’Unione Sovietica lanciava nello spazio il primo satellite artificiale terrestre, lo Sputnik 1, dando inizio alla “corsa alla spazio” (di Monia Sangermano).
Il mondo era in piena Guerra Fredda, ovvero quella particolare guerra mai degenerata in conflagrazione militare, che vide fronteggiarsi per decenni due blocchi opposti: quello comunista guidato dall’ex Unione Sovietica, e quello democratico-liberale con a capo gli Stati Uniti d’America.
Tra i vari campi non bellici in cui le due superpotenze dell’epoca si sfidarono c’era anche la cosiddetta corsa allo spazio. Più successi spaziali si riuscivano ad ottenere, maggiore era la potenza che i due grandi paesi riuscivano a dimostrare, intimorendo gli avversari. E così fu una vera sfida a colpi di lanci di missili e satelliti, di conquiste della Luna e di pianeti del sistema solare, in un arco di tempo che va dal 1957 al 1975.
Il lancio del satellite sovietico Sputnik 1, avvenuto proprio il 4 ottobre 1957, ha dunque inaugurato una serie di missioni nello spazio da parte delle due superpotenze, le quali, piuttosto che ricorrere scontri militari che avrebbero potuto far arrivare ad una terza guerra mondiale, hanno preferito sfidarsi sul campo tecnologico, culturale e ideologico, sebbene più volte siano state sul punto di entrare in guerra, portandosi dietro numerosi altri paesi che parteggiavano per l’una o per l’altra. La tecnologia spaziale fu sicuramente il campo di sfida più importante per questo conflitto a distanza, sia da una punto di vista della propaganda che se ne otteneva, sia per le potenziali applicazioni militari che queste tecnologie potevano implicare.
Lo Sputnik 1 è stato il primo satellite artificiale ad essere messo in orbita attorno alla Terra. A causa degli enormi impieghi che poteva trovare in campo militare ed economico, lo Sputnik intimorì fin da subito gli americani, diventando protagonista di numerosi dibattiti politici negli Stati Uniti, tanto da portare il governo dell’allora presidente, Dwight David Eisenhower, ad approvare diverse iniziative volte a sviluppare tecnologie spaziali analoghe e superiori a quelle sovietiche, tra cui la costituzione della NASA.
I sovietici, per contro, videro nel lancio dello Sputnik un motivo d’orgoglio ed evidente segno delle capacità scientifiche e ingegneristiche della nazione, riuscendo così a trovare nuove speranze e incoraggiamento dopo le devastazioni subite durante la Seconda Guerra Mondiale. I russi seguirono con grande interesse il lancio e anche il programma di esplorazione spaziale che il satellite avrebbe dovuto portare a termine, orgogliosi dei progressi tecnici che i propri scienziati avevano ottenuto. E anche gli americani dovettero cambiare idea nei confronti dei propri nemici ideologici. Fino a quel momento, infatti, avevano sempre pensato, anche grazie alla propaganda governativa, che gli Stati Uniti fossero leader in tutti i campi tecnologici. In risposta allo Sputnik, gli Stati Uniti diedero il via ad una serie di iniziative volte a ristabilire la propria superiorità tecnologica: iniziò così quella reazione poi definita Crisi Sputnik. Fu così che il primo satellite statunitense, l’Explorer I, venne lanciato quattro mesi dopo lo Sputnik 1.
Questi due primi satelliti, nati dunque in un contesto di guerra fredda, portarono anche a importanti risultati scientifici: lo Sputnik fu indispensabile per determinare la densità dell’atmosfera superiore, mentre i dati registrati dall’Explorer portarono alla scoperta delle cinture radioattive che circondano la Terra, chiamate fasce di Van Allen, in onore dello scopritore, il fisico statunitense James Van Allen.

Manlio Piva: La Buona Scuola è insufficiente. La Formazione Cinema e Scuola non è stata inclusa. Buona l’idea del DroniFestival

CIMG1534Intervista volante al Prof. Manlio Piva che all’Università di Padova insegna Didattica dell’audiovisivo e multimedia, incontrato nel chiostro di Santa Caterina di Treviso, nell’ambito del “Festival SoleLuna. Un ponte tra le culture”. Un po’ preoccupato per come si stanno mettendo le cose con “la Buona Scuola”, una partita che bisognerà rivedere.
Nonostante la brevità, escono delle puntuali osservazioni di carattere generale che puntano il dito verso una carente disponibilità da parte del legislatore di riportare al centro la didattica multimediale nella scuola, come se fosse un optional. Luci e ombre, per rimanere al linguaggio comune cinematografico, nuovi confini che indietreggiano il saper cogliere le nuove opportunità, forse perchè l’Italia è lunga e stretta ma chi la comanda sono sempre i soliti burocrati e quando il Nord chiede di cambiare si trova spesso i bastoni tra le ruote? Il lavoro ormai decennale del DAMS o del FISSPA di Padova perchè non viene riconosciuto come titolo per insegnare? “Non sappiamo dove metterli?” – avrà detto il presidente del Consiglio.
Sul lato opposto incassiamo un augurio che DroniFestival possa iniziare un suo percorso, anzi il prof. Manlio Piva qualche consiglio ce lo fornirà e perchè no qualche “prestito eccezionale” di video prodotti nelle scuole venete dai suoi Laureati-Formatori che vivono tutti una situazione provvisoria perenne.

Videomaker Daniele Pauletto, intervista volante di Angelo Miatello. La foto è tratta da un book raccolto durante il restauro del ciclo di Santa Caterina, oggi visibile all’interno della chiesa (1350 circa).

Tornado in Riviera del Brenta: Appello di Zaia ai Mass Media

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Tornado-danni-Venezia-8-luglio-2015-26-244x300“Aiutateci a non far dimenticare, a diffondere ovunque la realtà, a tenere acceso il faro su una tragedia che, per essere superata, ha bisogno anche del sostegno dei mass media”. E’ questo l’appello che il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia rivolge ai direttori di tutti gli organi d’informazione nazionali, “dai più piccoli ai più grandi, senza alcuna distinzione d’importanza e di diffusione”.
“Ringrazio già ora – aggiunge Zaia – le testate giornalistiche che hanno dedicato loro spazi alla tragedia del tornado nella Riviera del Brenta e chiedo loro un ulteriore sforzo. Dal mondo ci vengono segnali molto significativi, come un ampio servizio dedicato a questa calamità dalla BBC. Spero si moltiplichino anche in Italia”.
“L’informazione corretta – conclude il Governatore – è insostituibile per far conoscere tutta la verità, farla vedere, raccontarla con reportage e fotografie. Il Veneto e i Veneti si sono già alzati le maniche e si stanno sporcando le mani lavorando tra le macerie. Nessuno qui chiede commiserazione, attenzione sì”.

venezia-tornado-visto-dallalto-foto-vigili-del-fuoco-11-225x300Il tornado che nel pomeriggio di ieri, mercoledì 8 luglio, ha colpito la Riviera del Brenta tra Mira, Dolo, Cazzago e Sambruson è stato uno dei più violenti della storia d’Italia. In base ai danni provocati al suolo, possiamo classificare senza alcuna ombra di dubbio questo tornado come un F4 sulla Scala Fujita. Non F2 come sembrava in un primo momento, non F3 come avevamo ipotizzato nella tarda serata di ieri, ma addirittura un F4, un fenomeno violentissimo, in una scala che va da F0 a F5 quindi del quinto livello su una scala di sei.  Nella relazione dell’Arpav, si spiegano i meccanismi di formazione del tornado. Per la formazione di un tornado, si legge, è necessario avere un sistema temporalesco esteso e imponente. Essenziale che si formino nuvole chiamate «cumulonembi», quelle, per intenderci, di forma bianca e spumeggiante. L’instabilità dell’aria è dovuta al fatto che l’aria calda è più leggera (e quindi meno densa) e tende a salire. Se l’aria calda, salendo, incontra in quota aria più fredda, è spinta a salire ulteriormente fino alla condensazione del vapore in esso contenuto; a questo punto la nube inizia a crescere e, se le condizioni persistono, produrrà un temporale.
Atmosfera instabile, cumulonembo, temporale, sistema temporalesco imponente: questa è la sequenza che può portare alla formazione della tromba d’aria. Tali tornado vengono internazionalmente identificati in base al loro potere distruttivo secondo la Scala Enhanced Fujita, (si tratta dell’aggiornamento della Scala Fujita introdotta da Tetsuya Theodore Fujita negli anni ‘70) e usata da tutti i meteorologi per classificare l’intensità del fenomeno. Si passa dal livello base EF0 (come l’evento verificatosi a Venezia Tessera il 26 maggio 2015), quando la tromba d’aria non arriva a toccare il suolo o danni sono molto limitati, al livello EF1 associato alla caduta di alcuni cartelli e rami spezzati, fino ad arrivare al valore massimo EF5, con case in muratura crollate e auto sollevate da terra.
Il tornado va classificato quindi come EF4, uno dei più intensi verificatisi in Veneto. Secondo tale scala la velocità del vento, stimabile in base ai danni riscontrati, è compresa tra 270 e 320 km/h, in pratica una media di 300 orari. Il tornado è un fenomeno localizzato per cui tali velocità non sono rilevate da una rete di stazioni a terra. Nel caso in cui una delle stazioni si trovasse proprio sulla traiettoria del tornado verrebbe infatti distrutta.

Premio Giorgio Lago, intervista al figlio Francesco e alla curatrice Paola Pastacaldi

il drone IPSIA sul palcoPubblicato il 24 mag 2015

Teatro Accademico di Castelfranco 22 maggio 2015
Il Giornalismo nelle stanze del potere.
Invitato Marzio Breda vincitore della sezione Giornalismo e Quirinalista del Corriere della Sera

Servizio di Daniele Pauletto e Angelo Miatello
Francesco Chiavacci Lago (intervista)
Paola Pastacaldi (curatrice del concorso Giorgio Lago nuovi talenti del giornalismo”: premiati 1. Veronica Viena (Liceo Tito Livio Padova), 2. Asia Cernic (Liceo Canova Treviso), 3. Anna Zilio (Liceo Giorgione Castelfranco Veneto)
L’intervista alla prima calssificata è stata momentaneamente tolta in attesa dela conferma della liberatoria.
Ci dispiace non aver potuto fare una ripresa aerea di un minuto dal Drone by Art pilotato a distanza dai due studenti dell’IPSIA, come avevamo concordato con gli organizzatori. Il drone avrebbe sorvolato il palcoscenico e ripreso dall’alto la platea gremita di studenti e docenti. Una performance culturale e pacifica. Un’inedita azione di reportage per il Teatro Accademico. Purtroppo non è andata così.

Precedenti performance dei droni by art dell’IPSIA, smartphone, camera digitale tascabile:

Liceo Giorgione, La Bellona-Minerva di Paolo Veronese (trasloco da Casa Giorgione alla palestra del Liceo)
Villa Manin, Passariano del Friuli, “Avanguardia Russa. La Collezione Costakis, intervista al soprintendente, curatrice ed erede Costakis, riprese e sorvolo del mini drone
Palazzo della Regione Veneto, Interviste ai dirigenti regionali per EXPO Venice, Expo Milano, Aquae
Palazzo della Regione Veneto, Interviste ai curatori di Meraviglie di Venezia (sito web con libera consultazione)
Venezia, Punta della Dogana, Slip of the Tongue, Collezione François Pinault
Venezia, Museo Nazionale Archeologico, Le Invasioni digitali, riprese nelle sale interne, interviste a direttrice e soprintendente Polo Museale Veneto
Palazzo Ca’ Giustinian, conferenza stampa 56.Biennale Arte, Il Padiglione Venezia, interviste a Paolo Baratta e Aldo Cibic
Venezia, Giardini del Castello, 56.Biennale Arte, Padiglioni Corea, Giappone, Stati Uniti d’America, Canada, interviste a curatori e artisti con riprese dei droni by art
Venezia, 56.Biennale Arte, Padiglione Venezia “9 Storie da raccontare”, intervista al curatore Aldo Cibic, riprese aeree e atterraggio del minidrone sulle mani del curatore
Tutti i servizi sono rintracciabili con Google ed altri motori di ricerca.

Dove comincia il giorno” di Luciano Zaccaria

Pubblicato il 23 apr 2015

Questo trailer ha lo scopo di informare ciascuno di voi su cos’è un convitto, sulla sua funzione ma non solo… è come una lente d’ingrandimento sulle piccole cose, sui ricordi che noi convittori e convittrici porteremo con noi per sempre.
Breve didascalia di un video postato ieri da Max, studente convittore del Maffioli di Castelfranco Veneto.
Prima di inoltrarci sulla disputa che si sta svolgendo attorno alla chiusura di un convitto che ospita 48 studenti dell’Alberghiero-Turistico Maffioli, ci sembra un paradosso dover perdere ancora molto tempo per difendere un servizio alla comunità. Chiudere senza alternative significa malservizio. Il governatore regionale Luca Zaia è solidale: “non si deve chiudere. Non è uno spreco. E’ un servizio alla comunità. Si prenda ad esempio il Cernetti di Conegliano!
Se i politici di turno pensano di salvarsi la “carega” per paura di dire “no alla burocrazia”, vuol dire che bisogna mandarli a casa. Ma non aspettare fra due anni per l’estinzione della Provincia di Treviso o al dopo elezioni comunali del 15 giugno di via Preti. Oggi siamo chiamati a chiedere il perché di una miopia socio-politica che ci vede trascurati un po’ su tutti i fronti, ad accezione della sanità miliardaria o delle infrastrutture mega-galattiche (Pedemontana, Mose), o di quelle discutibili (struttura diurna per Alzheimer da cinque milioni, l’ex Disco di Nervesa d. Battagla da 3,4 milioni, il Centro per l’Impiego, l’ex Foro Boario, le grandiosi piazze lastricate Serenissima ed Europa Unita, i tredici piani del nosocomio, il capolavoro della DC…).
Un convitto è una residenza per studenti che i loro genitori sentono come necessità primaria non secondaria.
Un comparto scuola considerato “il secondo della provincia di Treviso” (ripetuto più volte da ing. Bonesso, dr. Muraro, arch. Moro) deve avere scuole sane e capienti, palestre, un auditorium, un convitto polifunzionale. Altrimenti che facciamo? Questi giovani fra dieci anni competeranno con analoghi “colleghi” più fortunati, magari quelli che hanno potuto frequentare delle strutture e degli ambienti moderni, impeccabili (abbiamo visitato scuole in Austria, Germania e Svizzera dove la storia dei convitti persino per giovani universitari che decidono di “fare coppia” possono accedervi!).
Quale classe dirigente vogliamo creare? Dello spintone, del gomito, del raccomandato che non sa un inglese fluently e non sa fare un discorso in pubblico e s’impapina?
Il docu-film del regista Zaccaria non condanna nessuno, non fa le pulci agli addetti ai lavori. E’ un racconto di un viaggio fatto con i ragazzi che partono anche da lontano. E’ un poeta.
“Là dove comincia il giorno” ha una sua filosofia che Zaccaria distilla accanto a questi giovani che dal loro sorriso traspare tanta voglia di vivere, di voler imparare perché sanno che la vita è una sfida, soprattutto la loro professione che per il Made in Italy sarebbe il fiore all’occhiello. Navi da Crociera con cinque milioni di passeggeri, aeroporti internazionali con dieci milioni, Venezia e Verona con 32 milioni di presenze, il Litorale, le Terme, le Dolomiti, il Lago di Garda richiedono del personale disponibile a trasferirsi. Dunque un convitto dovrebbe esistere in quanto tale e non chiuderlo.
Sono i nostri ambasciatori del cibo, soprattutto di una Regione che per secoli ha saputo intrecciare relazioni internazionali, intercettando ricette, spezie, prodotti che sono diventati così comuni che manco il barista sa. Ve ne dico solo una: il primo ad introdurre la pianta del caffé in Europa fu Prospero Alpini di Marostica che in Egitto la studiò verso la fine del 1500. Un’altra nota curiosa è il Caseus Veneto, il formaggio grana che fu tra i doni diplomatici veneziani a emiri e sultani….

Cf. Angelo Miatello & Claudio Malvestio, L’Egitto visto dai Veneti, Aida edizioni 2011.  

La mostra a volo di drone. Villa Manin e l’Avanguardia Russa

Un modo nuovo per comunicare con l’occhio vigile del professore che lavora a fianco dei suoi ragazzi piloti-cineoperatori per un giorno d’avanguardia a villa Manin di Passariano del Friuli. Potrebbe essere questo il dispaccio per gli addetti ai lavori.
Dopo il risultato straordinario di ascolti per le video-interviste alla signora Aliki Costakis e al soprintendente prof. Piero Colussi durante la vernice stampa “Avanguardia russa. Da Malevic a Rodcenko” della Collezione George Costakis, proponiamo ora una serie di fermo-immagini del momento culturale. Parlare di “Avanguardia russa a Villa Manin” significa porre l’accento sulla capacità e passione che un un signore, senza tante risorse, è riuscito a collezionare opere e frammenti di un periodo fondamentale per la storia dell’arte contemporanea europea ma che poteva facilmente “annientarsi” o sparire nel nulla. Ieri come oggi dei giovani tentano di provare nuove strade, con una differenza: “la follia non per distruggere ma per migliorare”.
Il drone c’è ma non si vede, anzi viene svelato solo alla fine, quale oggettino con eliche che sorvola a distanza ravvicinata e teleguidato da un adolescente che ha una dimestichezza epidermica con lo smartphone.
Il sorriso innato di Antonella Lacchin, dell’ufficio stampa Villaggio Globale, chiude con serenità e fiducia le sequenze scelte dalla regia. Anzi sembra cogliere dalla sua espressione solare un auspicio che questo progetto iniziato con la Bellona-Minerva di Paolo Caliari detto il Veronese del 1550 traslocata in una palestra liceale va sostenuto e ampliato. Inquietante lo sguardo femminile di una giornalista ma non meno intrigante dei tanti sguardi che i fotoreporter volante e fisso da varie postazioni siano riusciti a cogliere. Lo spirito è quello della curiosità. Il luogo maestoso e i cielo azzurro.
Il progetto si avvale della collaborazione di Angelo Miatello e Rosanna Bortolon, promoter dell’iniziativa che va sotto il titolo di “Journalism Drone per la Scuola“. Mentre per la parte didattica-formativa sono intervenuti i professori Daniele Pauletto e Nazzareno Bolzon dell’Ipsia di Castelfranco Veneto con i loro stagisti. L’idea appunto sarebbe quella di coniugare liceali di diverse scuole.