Archivi categoria: Le Mostre di Marica Rossi

Mostre e recensioni, appunti e note sulle arti di Marica Rossi, giornalista, curatrice e saggista

Grazia Varisco e Lesley Foxcroft a Villa Pisani Bonetti di Lonigo: spazio, tempo e luce in onore al Palladio

(di Marica Rossi)
L’ottava edizione “Arte contemporanea” a Villa Pisani Bonetti di Bagnolo di Lonigo che con cadenza biennale invita due grandi autori della contemporaneità a realizzare opere inedite per questa “Casa di Villa” capolavoro giovanile dell’architettura di Andrea Palladio (1541), s’è distinta dalle precedenti. Anzitutto perché la data del vernissage questo 21 giugno ha coinciso con la notte in cui si è festeggiato alla grande anche il solstizio d’estate e poi perché questa del 2018 è con Grazia Varisco e Lesley Foxcroft è un’edizione tutta femminile. Entrambe si sono confrontate col nobile contesto palladiano punteggiandone esterni e interni con modalità d’intervento diverse tra loro ma affini nel relazionarsi con la patrizia dimora e con l’idea di spazio e tempo che il magnifico spazio suggerisce. Per il salone centrale della Villa l’artista britannica (1949 Sheffield) ha creato quattro sculture orizzontali filiformi (Medium-density fibre-boart il materiale) perfettamente sovrapposte alle architrave delle quattro porte di accesso laterale in modo da sottolineare la struttura architettonica dell’ edificio e le principali traiettorie di transito.  La stessa ha ideato per il parco un’opera in metallo galvanizzato con quattro moduli a “L”: cubo aperto e attraversabile volto a “contenere lo spazio senza imporsi su di esso” (Foxcroft). La mostra continua nel seminterrato con forme essenziali in materiali più semplici come cartone, gomma industriale e fibre di legno adagiate sul pavimento o sulle pareti.   

Altrettanto eloquente Grazia Varisco (1937 Milano) nel comunicare mediante le sue opere il concetto palladiano della “divina proporzione” e delle dinamiche del passaggio tra esterni e interni. Con lei si parte da una superficie specchiante collocata sui due corpi inclinati laterali della scalinata posteriore che collega Villa Pisani al grande prato retrostante e all’ambiente intorno. Nel suo riflettere il cielo amplifica il significato del passaggio connettendosi al transito del visitatore guidato da altre lastre specchianti ma più piccole lungo il percorso che conduce alla cantina. Di cospicue dimensioni è poi l’opera che Grazia Varisco ha concepito per il prato antistante la Villa: due lastre laterali verticali in acciaio corten affiancate ma non allineate tra loro a delineare una sorta di corridoio a cielo aperto che va restringendosi sino a culminare in una “Risonanza specchiante”. In linea con la filosofia del Gruppo T cui la Varisco appartenne (movimento d’arte programmata atta a produrre un’attivazione visiva nello spettatore) è la scultura al centro del salone della Villa. Qui dell’artista milanese c’è un’istallazione in tre elementi intersecanti in bianco, nero e grigio appartenenti alla tipologia degli ”Gnomoni”(nome di derivazione greca assegnato al primo strumento di misurazione del tempo). Idealmente ed esplicitamente indica una sorta di meridiana concettuale in cui grazie ad una piegatura inattesa della struttura geometrica l’ombra materializza il trascorrere del tempo. Ed è una delle due tematiche che l’autrice riprende nel seminterrato dove espone pure dei suoi “Quadri comunicanti” imperniati sul concetto del vuoto e della superficie specchiante come elemento di modificazione della lettura dello spazio.

In generale c’è da dire che l’edizione che rimane fino al 10 novembre è davvero riuscitissima. Fa parte del progetto avviato nel 2007 da Manuela Bedeschi e Carlo Bonetti, proprietari della Villa, mentre la sua realizzazione è affidata all’Associazione ”Villa Pisani Contemporary Art“ in collaborazione con A arte Invernizzi. Ne è coordinatore Luca Massimo Barbero e curatrice Francesca Pola.

Identificazione opere Lesley Foxcroft_Villa Pisani 2018
Identificazione opere Grazia Varisco_Villa Pisani 2018

Malo: Giobatta Meneguzzo festeggia il suo novantesimo al Museo Casabianca

(di Marica Rossi)
Il Personaggio. La Collezione. Il Museo. Il trinomio attiene a quel benemerito dell’arte ch’è Giobatta Meneguzzo. Un vicentino di valore che nonostante il successo e i novant’anni festeggiati questo maggio da mezzo mondo, neanche adesso si sente arrivato. Lo incontriamo al Museo Casabianca a Malo, sua creatura da quarant’anni. E sostiamo in un angolo del vecchio cortile accanto a quel fico selvatico emblema del Casabianca che alla nascita del Museo era piccolissimo e che poi è cresciuto a dismisura come la raccolta di grafica contemporanea rimasta unica in Italia.
“Quando sono arrivato” precisa Giobatta “l’ho visto così striminzito e privo di terra intorno da dubitare della sua sopravvivenza. Quindi non solo l’ho tagliato subito ma ho continuato a farlo. Però ricresceva sempre. E l’ha vinta lui, forse per l’umido che proviene dal tombino vicino. Pervicace sempre malgrado il trascorrere delle stagioni!”

‘Una straordinaria vitalità come la sua!’
“Eh..! Quando son qui o a casa, non pesano gli acciacchi. Ma fuori, come stamane a Valdagno…!”
‘Che c’era a Valdagno?’
“Un convegno promosso da – I Musei Altovicentino – per la Giornata Internazionale dedicata da ICOM alle realtà museali iperconnesse. Ero relatore sul tema- Veicolare l’arte: un nuovo paesaggio che si costruisce con la Pedemontana”

Interessante!’
“Coincide col mio progetto di quest’anno per i 40 anni del Casabianca -Veicolare l’arte-. Ma lo  estenderei all’intera rete del territorio al fine di legare le figure dei musei della nostra terra ad una identità locale reattiva alle novità, fornendo strumenti per fare della cultura del luogo qualcosa di estremamente facile da reperire e fruire.”

Auspicabile specie per le giovani generazioni!’
“L’idea è nata parallelamente alla costruzione della nuova Pedemontana Veneta. Mediante lei si darebbe a questa strada la possibilità di segnalare ai viaggiatori i luoghi culturalmente rilevanti del percorso. Lo si farebbe pure grazie alle attuali tecnologie come navigatori satellitari o applicazioni ad hoc per smartphone, creando una guida puntuale che possa far trasparire anche nel buio del tunnel la cultura e la bellezza dei posti attraversati in quel momento.”

‘Per indurre a quel -senso dei luoghi- come scrisse Luigi Meneghello la cui presenza qui è tangibile!
Ma venendo alla sua vocazione di tesaurizzatore: collezionisti si nasce o si diventa?
“Non servono doti particolari, ma passione e dedizione sì. E una consapevolezza che si acquisisce col tempo, lo studio, l’osservazione”.

E lei che tipo di collezionista è stato?”
“Insaziabile. Volevo capire tutto della personalità degli artisti specie delle Nuove Avanguardie”

Nel 2000 ha dichiarato che non avrebbe più collezionato…
“Ha coinciso con la necessità di archiviare e quindi dare un senso a quanto raccolto. Cosa che mi costringe anche ora a far un po’l’eremita”

Qual è il patrimonio del museo?
“3mila opere 1200 delle quali 1200 esposte al pubblico. Non  solo grafica, ma manifesti, libri d’arte, riviste, sculture, rassegne stampa..Parlando cogli artisti, quelli dell’Arte Pop, Arte Povera, Lan Art, Fluxus, Poesia Visiva, Informale, Concettuale, Transavanguardia, Nouveau Realisme, Body Art, scopro spesso di avere più di quanto materiale abbiano loro stessi conservato”.

Che cosa rappresenta per lei oggi il Museo?
“La santificazione”
Ironico ma legatissimo al segno del suo operato anche come tecnico comunale la cui carriera di geometra iniziò giusto settant’anni fa, è però preoccupato per il futuro del Museo. “Finché vivo io e Morandi, che ha dato in concessione questa sede museale di tre piani dove ho predisposto per l’occasione un nuovo allestimento a partire dalle vetrine dell’androne, tutto va bene. Sto lavorando per il -dopo me- secondo la massima da me adottata di Ravasi: -C’è un tempo per prendere e uno per lasciare-. Non nel senso di abbandonare la vita di quaggiù, ma di pensare all’eredità spirituale per le nuove generazioni.”
Ammirati da tanta bravura e abnegazione ci ripromettiamo un ulteriore incontro con questo valoroso cultore dell’arte contemporanea nato a Priabona da famiglia numerosa e ricca dei valori di quella civiltà contadina mai disgiunti dal suo limpidissimo culto per l’arte. Anche per questo il suo Casabianca è stato inserito dal critico Vincenzo Trione nel catalogo dei -Micro-Musei italiani della rete virtuosa di un’altra Italia!-. Ora ce ne usciamo con il suo regalo-simbolo donato a ciascuno degli intervenuti al suo compleanno. Neanche farlo apposta, in omaggio afferente l’immagine grafica della pianta simbolo di cui sopra s’è detto e che si titola :”La pianta che cresce con me”.  Un piccolo oggetto d’arte in aggiunta ai 700 “Segni cortesi” dei molti artisti qui transitati!

Vicenza, GallaCaffé: Michela Santoro sulle parole di Alda Merini trasforma la vitalità cangiante del colore

A cura di Marica Rossi
“Amo i colori di anelito inquieto, irresistibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana del cosmico perché del mio respiro”.
Alda Merini non poteva certo immaginare quanto le sue parole fossero ora a significare l’essenza stessa della creatività di Michela Santoro.
La talentuosa pittrice vicentina classe 1949 che conta nella nostra città e non solo affezionati collezionisti e che ha al sua attivo mostre di successo soprattutto nel territorio, ha fatto sua l’affermazione della poetessa ponendo l’accento sull’empatica connivenza di certi colori col suo DNA e col suo centro emotivo, punto di forza della sua arte.
A darne adesso testimonianza è la personale al GallaCaffè di Vicenza fino all’8 marzo recando il titolo ”La vitalità cangiante del colore”. Sono quindici lavori compiuti quasi di getto e quindi giocati con quella libertà espressiva che li fa approdare a tripudi di cromie congeniali sia all’ispirazione di cui sopra s’è detto sia ad un sapere riconducibile alla formazione accademica alle Belle Arti di Venezia costantemente assimilati allo spirito del tempo. Quel Zeitgeist, quel genius saeculi per dirlo alla latina, che la fa sentire in armonia al concepimento dell’opera, nell’esecuzione e nell’esito finale.
I ben scelti colori acrilici, facendo parte della sua storia e della sua anima, sono talora intensi, tal altra sfumati, ma sempre doviziosi di vibrazioni con tonalità a volte anche squillanti. Presenze che abitano tutta la superficie del quadro, con apparizioni senza ordine apparente ma che per l’idea di mobilità loro insita, volgono ad una spazialità che sa di sortilegio. E se è vero come è vero che questa originale espressione d’arte non è solo una questione di immagini e colori, di ritmi, di melodie e di valori estetici che trascendono l’astratta bellezza al cui genere è ascrivibile, dobbiamo riconoscere che è altresì allusiva di fragranze plurisensoriali. Un aspetto  che ci ricorda che pure l’arte profuma, respira, vive con noi mentre la ammiriamo.

Trento, Palazzo Thun, Cantine di Torre Mirana: L’immensità della luce di Athos Faccincani

Da sabato 17 a domenica 25 febbraio 2018 il Maestro Athos Faccincani espone presso le Cantine di Torre Mirana – Palazzo Thun a Trento.
Con il Patrocinio del Comune di Trento, questa mostra racconta, in modo semplice e accessibile, l’opera di Faccincani che, attraverso l’intuizione, la creatività, la progettualità e la passione per il colore lo ha portato ad essere uno degli artisti contemporanei più accreditati. La vicenda artistica di Athos Faccincani (nato a Peschiera del Garda, nel 1951) è piena di luci e di ombre. Inizia dalla contrarietà della famiglia alla sua passione per l’arte per giungere alla nomina di “Cavaliere della Repubblica”, in seguito alla visita del presidente Sandro Pertini, colpito dalla forza dei sentimenti umani espressi nella mostra sulla Resistenza.
Seguirà, poi, un periodo di crisi interiore, nel quale l’artista abbandona per più di un anno la pittura. Per ritrovare, infine, la gioia di vivere con una pittura festosa, lontana dai toni cupi e polverosi di un passato troppo amaro. Nascono così, dipinti vivacissimi, nei quali l’artista dà spazio esclusivamente al colore, che diviene veicolo di sensazione istintiva, immediatezza e piacere dello sguardo.
Ha esposto oltre che nei posti più belli d’Italia, a Londra, Vienna, Parigi, Chicago, New York, Zurigo, Madrid, San Francisco, Los Angeles, Amburgo, Monaco, Tokyo, Montecarlo, Sofia, Hong Kong e Singapore. Suoi dipinti, diffusissimi specialmente in tutta Italia, sono pure nelle case di molte star Hollywoodiane.
Le opere realizzate da Athos Faccincani incantano per armonia e vivacità cromatica. Nei suoi dipinti il sole è sempre alto e non c’è mai una nuvola perché i sogni sono esattamente così, come noi li vogliamo, se abbiamo ancora il coraggio di sognare. È un grande affabulatore il pittore Athos Faccincani, un uomo dal fascino antico-moderno, un poeta dell’animo oltre che della luce, artista affascinante, consapevole del suo talento che ha dispiegato, regalato a piene mani sulla tavolozza infinita dei suoi quadri vibranti, vividi di vita vissuta, un mondo intriso di poesia, di colori, di gioia di esistere, di felicità.

Ingresso libero
Orario apertura: tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00
Curatore della mostra: Dr. Gianluigi Bettoni
Info: Tel. 334.6658612
Mail: g.bettoni@athosfaccincani.it
http://www.athosfaccincani.it

In Cammino con Alfonso Fortuna nella bellissima Soave

Del talento nativo e dell’abilità di Alfonso Fortuna nel rappresentare immagini e valori nelle posture aggraziate e spesso giocose di fanciulli, allegoria e simbolo di quanto in età adulta dobbiamo recuperare per sentirci bene, dà testimonianza la personale “Sculture in cammino” che in terra veronese Soave dedica all’artista vicentino. La si inaugura sabato 30 settembre alle 18 nel Palazzo del Capitano dove le Botteghe di Soave col loro Comune han fatto sì che a presentare le opere sia lo storico dell’arte prof Philippe Daverio, che ha accettato l’invito dettosi subito convinto della genuinità e bontà del messaggio.

La mostra, quasi un’antologica aperta fino al 29 ottobre, è un concentrato della personalità espressiva di Fortuna del quale il centro storico raccoglie in più ambiti (Cortile del Palazzo del Comune, Chiesa di Santa Maria dei Padri Domenicani, e all’entrata della città)creazioni dal 1987 a qui. Un trentennio d’attività che vedono Alfonso Fortuna (nato a Sovizzo nel 1953 e ora operante in quel di Costabissara) partecipe a Fiere e a rassegne nazionali e internazionali del settore, essendo contemporaneamente dal 2001 alla ”MFF Galerie” di Parigi e, sempre in Francia, a St Paul de Vence, con sculture in permanenza. Suo inoltre il monumento a San Marcos in Guatemala dedicato ai raccoglitori di caffè (1999). Dal 2002 opere di grandi dimensioni sono in luoghi pubblici in varie città del Veneto, come “In letizia”, la panchina coi tre fanciulli davanti alla Chiesa dei Carmini di Vicenza, dove, come sempre del resto, emerge che alle posture aggraziate e all’incanto di quei volti gioiosi corrisponde la grande profondità di sentire dell’autore. Nel caso della rassegna di cui parliamo, è esemplare ”Aria”: un bronzo di tre metri ultimato per l’occasione e destinato alla porta d’ingresso di Soave. E’ l’invito più bello che si possa ad un visitatore: un segno benaugurante di serenità e cosmica armonia dell’esistere alla maniera di quel ”puer” di cui l’autore ben rappresenta la sostanza d’affetti e una vitalità che sappia di primavera.
Diceva il pedagogo Janusz Korczak “ Frequentare i bambini è faticoso: non perché bisogna curvarsi al loro livello, ma perché bisogna elevarsi all’altezza dei loro sentimenti”. Evidentemente Alfonso Fortuna l’ha fatto. (Marica Rossi)

L’associazione Botteghe di Soave, con il patrocinio del Comune di Soave e IAT Est Veronese, presenta la mostra “In Cammino”, personale dello scultore ALFONSO FORTUNA.
Al termine verrà offerto un simpatico buffet.
Luoghi di esposizione: Chiesa dei Domenicani, in via Castello Scaligero, e presso il cortile del Palazzo del Capitano (Municipio), in via Camuzzoni 8, a Soave (Verona).
La mostra sarà aperta i venerdì dalle 15,00 alle 19,30; i sabato e le domenica dalle 10,00 alle 12,00 e dalle 15,00 alle 19,30. Ingresso libero. INFO: Luigino Mericiani 328.0807212.

 

Videoclip di Trenta artisti alla Biennale, un modo per raccontarsi a titolo “gratuito” su youtube

(Marica Rossi di Vicenza)

Il progetto Pratiche d’Artista raccoglie un insieme di brevi video realizzati dagli artisti invitati alla 57. Esposizione Internazionale d’Arte, per far scoprire il loro universo e il loro modo di lavorare. Quale occasione migliore per introdursi nei meandri dei mondi fantastici degli artisti con queste brevi registrazioni, a volte anche bilingue. L’inglese impera. Povero italiano, dialetto del latino divenuto una qualsiasi lingua. Forse era meglio tenersi il latino.
La Biennale si muove, si adatta e diventa lei stessa ricerca dei propri artisti invitati. Cambia il paradigma del fare arte, della mostra pura e cruda, dell’installazione che dura il “giorno” dell’evento. Qui siamo di fronte ad un nuovo linguaggio comunicativo: una registrazione nel luogo dell’artista che si spiega e si confida con chi vuole ascoltarlo.

1. ADER, Bas Jan   >>>
Nato nel 1942 in Olanda, scomparso dal 1975
2. AL SAADI, Abdullah   >>>
Nato nel 1967 negli Emirati Arabi Uniti, vive e lavora a Khorfakkan
3. ALADAG, Nevin   >>>
Nata nel 1972 in Turchia, vive e lavora a Berlino
4. ANTUNES, Leonor   >>>
Nata nel 1972 in Portogallo, vive e lavora a Berlino
5. ARAEEN, Rasheed
Nato nel 1935 in Pakistan, vive e lavora a Londra
6. ARANCIO, Salvatore   >>>
Nato nel 1974 in Italia, vive e lavora a Londra
7. ATIKU, Jelili   >>>
Nato nel 1968 in Nigeria, vive e lavora a Lagos
8. ATLAS, Charles   >>>
Nato nel 1949 negli Stati Uniti, vive e lavora a New York
9. ATTIA, Kader   >>>
Nato nel 1970 in Francia, vive e lavora a Berlino e a Parigi
10. ÁVILA FORERO, Marcos   >>>
Nato nel 1983 in Francia, vive e lavora a Parigi e a Bogotà
11. BANERJEE, Rina   >>>
Nata nel 1963 in India, vive e lavora a New York
12. BEUTLER, Michael   >>>
Nato nel 1976 in Germania, vive e lavora a Berlino
13. BINION, McArthur   >>>
Nato nel 1946 negli Stati Uniti, vive e lavora a Chicago
14. BLACK, Karla   >>>
Nata nel 1972 nel Regno Unito, vive e lavora a Glasgow
15. BLANK, Irma   >>>
Nata nel 1934 in Germania, vive e lavora a Milano
16. BLAZY, Michel   >>>
Nato nel 1966 nel Principato di Monaco, vive e lavora a Parigi
17. BRUSCKY, Paulo   >>>
Nato nel 1949 in Brasile, vive e lavora a Recife
18. BUCHER, Heidi   >>>
Nata nel 1926 – morta nel 1993 in Svizzera
19. CALAND, Huguette   >>>
Nata nel 1931 Libano, vive e lavora a Los Angeles
20. CHARRIÈRE, Julian   >>>
Nato nel 1987 in Svizzera, vive e lavora a Berlino
21. CIACCIOFERA, Michele   >>>
Nato nel 1969 In Italia, vive e lavora a Parigi
22. CORDIANO, Martin   >>>
Nato nel 1975 in Argentina, vive e lavora a Londra
23. CSÖRGO, Attila   >>>
Nato nel 1965 in Ungheria, vive e lavora a Bialystok
24. CURNIER JARDIN, Pauline   >>>
Nata nel 1980 in Francia, vive e lavora ad Amsterdam
25. DANZ, Mariechen   >>>
Nata nel 1980 in Irlanda, vive e lavora a Berlino
26. DEKYNDT, Edith   >>>
Nata nel 1960 in Belgio, vive e lavora a Berlino
27. DÍAZ MORALES, Sebastián   >>>
Nato nel 1975 in Argentina, vive e lavora ad Amsterdam
28. DOWNEY, Juan
Nato nel 1940 in Cile – morto nel 1993 negli Stati Uniti
29. ELIASSON, Olafur   >>>
Nato nel 1967 in Danimarca, vive e lavora a Copenaghen e a Berlino
 
30. ENGSTED, Søren   >>>

Nato nel 1974 in Danimarca, vive e lavora a Copenaghen

Vicenza, Palazzo Valmarana Braga: “Intrecci d’Autore e d’Antico”, sulle tracce di Enzo Andriolo

di Marica Rossi

Una mostra ricca di sorprese attende il visitatore di Qu.Bi Art Gallery nel palladiano Palazzo Valmarana Braga a Vicenza fino al 25 marzo. Già il titolo “Intrecci d’Autore e d’Antico” scelto da Enzo Andriolo per queste sue opere recenti, non solo incuriosisce, ma bene introduce alla loro lettura significando la compresenza di più epoche in dipinti che le rendono attuali facendo affiorare dal passato ciò ch’è rimasto a noi in modo vitale.
Infatti se la fotografia è il sortilegio di fermare il tempo, la pittura, recuperandone le tracce anche attraverso i materiali impiegati, ne tesaurizza le testimonianze evolvendo a conquiste estetiche funzionali ad un’Arte che comunichi bellezza alla contemporaneità.
L’artista vicentino prende tale direzione sul finire degli anni ‘80 procedendo a ritmi gagliardi, come annota François Bruzzo nel testo critico del 1988, da quando ha guardato alla cromatica e materica metamorfosi delle superfici dei muri quale suo punto di osservazione privilegiato. Nel tradurne gli effetti e nell’estendere il campo visivo all’affascinante mondo dell’antiquariato, l’artista, pure ceramista, non ha mai distolto l’attenzione dallo studio dei suoi maestri prediletti Zotti, Santomaso e Saetti. Nel contempo ne approfondiva la ricerca optando per un’idea di colore non solo luce, ma sorgente evocativa ed emersione d’un arcano che dal passato si ripresenti a noi carico d’empatiche ascendenze sia ancestrali che attuali. Il quadro emblema di questo talentuoso pittore di Montecchio è sempre volto all’astratto e tuttavia, come un grembo materno accogliente preziosità di fregi e d’apparizioni antiche, diventa spazio che si fa tempo, e tempo che si fa spazio in una molteplicità di piani di lettura che catturano lo sguardo senza privarci della componente ludica partecipe del meraviglioso gioco dell’arte. Altro intreccio è con le lettere dell’alfabeto: la più bella invenzione dell’uomo e la più suggestiva se si pensa che attraverso questi caratteri è passata tutta la storia dell’umanità.
Sono esemplari prodighi di sensazioni visive plurime condividendo con tutte le altre quindici creazioni esposte, la singolarità d’indurre il fruitore ad individuarne le corrispondenze segrete, e a scorgerne le assonanze con la propria esperienza e il proprio stato d’animo. Nella nostra psiche s’attivano così quei neuroni-specchio scoperti di recente dallo scienziato Giacomo Rizzolatti facendo capire come sia possibile vivere di riflesso quegli afflati

d’autore da cui ciascuno dei dipinti di Andriolo è illuminato.

Vicenza: “Parise nella pittura di Ludovico Sartor” al Galla Caffé

sartor_locandinaMarica Rossi curatrice della mostra

A come Amicizia, F come Felicità, G come Grazia, P come Poesia sono beni dell’anima illustrati dall’ autore del “Prete bello” nei “Sillabari”, fonte d’ispirazione per le iniziative nel trentennale dello scrittore. Fra queste “Parise nella pittura di Ludovico Sartor” al Galla Caffè a Vicenza da giovedì 16 febbraio alle 18 fino al 13 marzo, dà conto degli esiti della ricerca espressiva dedicata al narratore poeta dal quarantaquattrenne artista vicentino architetto. Ludovico Sartor che per motivi anagrafici non incontrò Goffredo Parise di persona, è come se l’avesse conosciuto da sempre. Dopo le prime letture, nutrì fin da ragazzo un culto ininterrotto per affinità di cui la sua arte vive germinando in quel territorio di scambi e sguardi tra poesia e pittura preziosissimi input. Al di là di qualsivoglia giudizio di valore e di appartenenza generazionale, molti i punti in comune: l’infanzia negli stessi ambiti cittadini, le medie di via Riale precedute dalle elementari al Patronato Leone XIII, l’incidenza della sfera affettiva, la pittura, Shakespeare, Venezia, la marca gioiosa (“la” Piave è teatro dei suoi successi di canoa), l’amore per Salgareda, l’acqua, le nevi, e l’arte dell’abitare.

Ha così acquisito, senza nulla togliere ai meriti dell’Accademia e della Università di Architettura felicemente concluse a Venezia, uno stile più consapevole, più umanisticamente evoluto per un crescere e un divenire assuefatti alla libera scuola della curiosità e d’un dolore che la tramuta in arte. Ha dunque fatti suoi mood e ritmi della scrittura di Parise estrapolando il succo esistenziale per esemplari come le “Teste” tra cui ritratti di Parise e del suo maestro Comisso. In altri dipinti Sartor volge ai moti dell’animo raccontati dall’autore in creazioni che restituiscano il senso pieno della vita. Ecco allora stesure di colore che diventano forma plastica per soffuse atmosfere lagunari, stille d’acque fluttuanti e pervasive, ghiaie cangianti attorno ai verdi trasparenti del fiume Piave e il fulgore smeraldino d’una campagna inturgidita dalle carezzevoli brezze di zefiri e marine. Una bellezza nutrita come in Parise da una luce fredda, purissima, dove talora il blu del cielo s’appoggia al candore delle vette e al rosa della Enrosadira. Momenti colti nella loro esaltante irripetibilità in creazioni dov’è l’esultanza della percezione a far da protagonista.

Ferrara: Ultimi giorni ancora per l’Orlando Furioso a Palazzo Diamanti

cimg0018 cimg0165E’ vero che fin dai suoi albori raggiunge già l’eccellenza il 1500, secolo d’oro dell’arte della nostra penisola. Così per la terra veneta con un Palladio(1508-1580) giunto adolescente da Padova colla famiglia a Vicenza, dov’ebbe a incontrare il Trissino, l’uomo del suo destino, che lo erudì, oltre che su Vitruvio, sulle meraviglie della stampa veneziana di Aldo Manuzio che s’era spento 1515, sui versi dell’Ariosto che visse fino al ‘33 e su quelli del Bembo che era a Roma quando il Palladio fece il primo viaggio nella città eterna. Al di là dei dati anagrafici, ad accomunare questi personaggi sul versante degli eventi culturali contemporanei son le mostre (che rinviano l’una all’altra per i colti rimandi e l’impostazione di base) dedicate da Beltramini, direttore del CISA a Vicenza. Parliamo dell’esposizione in città fino a giugno sul “Vero Volto di Palladio”, di quella di tre anni fa a Padova sul Bembo, poi su Manuzio a Venezia nel 2015 e ora sull’“L’orlando Furioso 500 anni. Cosa vedeva Ariosto quando chiudeva gli occhi” al Palazzo dei Diamanti a Ferrara fino al 29 di questo mese. Nata dall’intento di celebrare il mezzo millennio dalla stampa a Ferrara dell’”Orlando Furioso” capolavoro della letteratura rinascimentale, la mostra promossa dal Comune della città pone al centro il personaggio del Furioso tenendo sullo sfondo la fortuna del poema nell’arte e lavorando sull’immaginario visivo dell’autore mentre scrive la fantasmagorica opera. C’è il sogno divertito del mondo cavalleresco medievale e l’ironico sguardo della modernità attraverso cimeli di tradizione come il “Corno d’Orlando” a Roncisvalle, tipologie di oggetti del primo cinquecento, gioielli, arazzi, strumenti musicali, libri a stampa con illustrazioni silografiche, bronzetti, documenti epistolari, quadri d’autore importanti all’epoca e ancor più adesso. Due esempi per tutti: ”Minerva che scaccia i Vizi dal giardino delle Virtù” del Mantegna ammirato da Ariosto nello studiolo di Isabella d’Este e il “Gattamelata” del Giorgione. Ma i capolavori sono tantissimi passo dopo passo magnificamente illustrati dall’utilissima audio-guida dello stesso Guido Beltramini. C’è ancora qualche giorno per vedere o rivedere questa mostra straordinaria!

Il calendario tutto veneto di Mario De Poli:

calendario-de-poliNon capita spesso di avere fra le mani un calendario d’arte d’ambientazione veneta di dimensioni 50×70. E’ quello edito quest’anno da Mario De Poli, artista di lungo corso di Rosà, pittore appassionato di storia e grafica che ha accompagnato il suo (100 copie numerate) dallo scritto ”L’eco del racconto” in un secondo foglio delle dimensioni del calendario. Il cappello della grafia colla stesura dei giorni e dei mesi dell’anno, consta d’una composizione permeata d’una sapienza che allude all’origine del mondo, alle vestigia di antiche civiltà, alla dovizia degli emblemi del territorio: il leone di San Marco, la scacchiera di Marostica, le piramidi ( d’un ancestrale Egitto ma anche allegoria della visione dell’uomo medievale), la laguna, figure coreutiche e altre con fogge tradizionali teatrali del Veneto.

E’ un viaggio a ritroso nella memoria dove emergono i colori delle pietre corrose dal tempo, gli echi di suoni delle passate stagioni, i magici paesaggi  specie collinari e il fascino delle città murate. Su tutto l’aleggiare della presenza dell’uomo nella storia e il mistero del suo passaggio sulla terra.

Mario De Poli da cinquant’anni opera nel campo dell’arte. Ha realizzato un centinaio di mostre personali ed innumerevoli collettive. Sue opere figurano presso sedi di istituzioni pubbliche e in collezioni private, musei, fondazioni culturali e gallerie d’arte in Italia e all’estero. Molte delle opere d’arte che hanno scandito i momenti del percorso di analisi e ricerca artistica sviluppata nella rivisitazione di paesaggi sono rappresentati in pubblicazioni monografiche di grande prestigio e importanza anche istituzionale.