Archivi categoria: Le Mostre di Marica Rossi

Mostre e recensioni, appunti e note sulle arti di Marica Rossi, giornalista, curatrice e saggista

L’Anima calda di Livia Munari nei suoi gelidi scatti

Munari.70 (2)“La linea fra arte e vita deve rimanere fluida e la più indistinta possibile” scrive Allan Kaprovv. Livia Munari ci riesce in “Grafie d’algida luce“ rassegna al Galla Caffè di Vicenza fino al 17 novembre dove la fotografia somatizza quanto emotivamente lei prova al cospetto della natura. Una natura che si fa manifesta specie quando ”Nel freddo silenzio dell’oscurità l’anima si posa” dove nel logo della mostra nella cartolina d’invito “Nel freddo silenzio dell’oscurità farfalla si posa”, farfalla sta per “Anima”.
Sono momenti clou che lei vive e traduce in opere ma che anche sa descrivere a penna talora trasponendoli in versi poetici.
Vediamo che predilige i notturni riconducibili al concetto espresso da Italo Calvino “Il Buio è dentro la luce” che è pure rovesciabile come le riprese diurne di Livia attestano. Tale chiave di lettura ci fa capire perché mai queste foto siano ammantate di una luminosità interna misteriosamente evocativa di colore.
E veniamo alla singolarità del personaggio.
Per lei non è solo” Penso dunque sono ”valevole per tutti ma “Creo dunque sono” per la sua dedizione alla pittura, alla poesia, all’incisione, e a quella profusa anche nel mondo della scuola.
Per questo le foto son pittoriche e l’arte del chiaroscuro è così singolare. Un florilegio di raffinatezze poi ottimizzate dall’esperto Francesco Zancan, nipote dell’autrice, giustamente menzionato e per il quale altrettanto doverosamente facciamo riferimento agli altri artisti di famiglia come a Erasmo Zancan, il cognato di Livia, che al Galla Caffè presentò le opere un anno fa.
Dell’individualità artistica di Livia sono peculiari: la felicità del momento dello scatto, l’esito di scelte d’una mente aperta e d’ una preparazione poliedrica, che è eclettica anche nelle tecniche. Perciò i lavori assommano i pregi delle opere astratte approdando a degli esiti insospettati. Inoltre c’è l’intervento post produzione. Anche lì, se non ci fossero esperienze molteplici e una sensibilità come la sua, quegli effetti sarebbero impensabili. Evidente il gioco con la luce la cui grafia più s’accende di significati se a farsi complice è persona pensante e avvezza alla pittura.
Munari(2)Poi c’è un rimando importate: l’alternanza del chiaroscuro altro non è contenutisticamente parlando, che allegoria dei nostri stati d’animo, e metafora del nostro esistere.
Attualmente ai grandi della fotografia si dedicano molte rassegne. E’un’arte giovane come il cinema. Antica perché a fotografare gli aspetti del creato e degli umani sono sempre stati il nostro sguardo, la nostra mente e la nostra psiche trasformando poi il molto in esperienza onirica.
Quando la fotografia nacque, fu contestata come arte, perché ottenuta con strumenti meccanici ed essendo invisa a pittori e scultori che ne temettero la concorrenza in fatto di committenze. Ebbene, da un tale spauracchio è nato l’impressionismo poiché i pittori seppero distinguersi creando immagini che nessun obbiettivo sarebbe stato in grado di emulare.
Non ebbero a temere l’avvento e la diffusione della fotografia Hayez e Fattori. Il primo se ne servì per utilizzarne le riprese come accadde per il ritratto post mortem dell’amico Gioacchino Rossini dipinto con l’aiuto di una fotografia. E per Fattori fu per assumere quello sguardo fotografico che molto giovò alla trascrizione di bellezze naturali da lui rese in modo insuperabile.
In generale i nostri contemporanei più famosi, alla fotografia pervengono dopo aver sperimentato altre arti. Invece Giovanni Gastel nipote di Luchino Visconti vi giunge abbastanza precocemente. Per Giovanni Gastel (Milano classe 1955), come ebbe ad affermare nella sua biografia fresca di stampa “Un eterno istante” edito da Mondadori, lo scatto è come il disegno preparatorio per il pittore o per uno scultore essendo che l’immagine finale è altra cosa. Per lui la fotografia è teatro, pantomima.
E per Livia?

Vicenza: Grafie d’algide luci di Livia Munari al Galla Caffé

1 davanti (2)Mercoledì 28 ottobre alle 18 Livia Munari presenta al pubblico di Galla Caffè in piazza Castello a Vicenza le sue “Grafie d’algida luce” a cura di Marica Rossi. L’inaugurazione è duplice:
della raccolta fin al 17 novembre d’inedite fotografie impreziosite dell’apporto tecnico di Francesco Zancan; e dell’esordio dell’artista vicentina in tale veste essendo IMG_5160 (2)questa la sua prima mostra fotografica dopo che si è da tempo affermata in qualità di pittrice, scrittrice, raffinata autrice d’incisioni e di creativa nel mondo della scuola dove ha da sempre  scelto d’esplicare la sua particolare inventività.
Alla fotografia operativamente e in maniera non episodica, s’è dedicata in questi anni recenti, affascinata dalla sua forza comunicativa e dalla IMG_5171-2 (2)immediatezza del suo proteiforme linguaggio. Un’attrazione che le ha consentito di incentivare la propria individualità artistica diventando autore pure in tal campo.
A mò di rabdomante ha individuate idee e fonti d’ispirazione non scontate optando per interventi nelle fasi post produzione al fine di tesaurizzare gli input, come ad esempio in questo caso, di atmosfere lunari che la fotografia regala al nostro sguardo con una caratura che fa dimenticare il mezzo tecnico nel momento dello scatto. Il titolo della mostra è chiaramente affidato al suo significato letterale ma anche al carisma della luce interiore da cui viene l’opera dell’artista.    

Villa Gradenigo in Lancenigo di Villorba: I dipinti di Luciano Tonello

Gli eloquenti dipinti di Luciano Tonello si possono ammirare a Villa Gradenigo in Lancenigo di Villorba nei pressi di Treviso, a partire da sabato 12 settembre alle 17e30 (ora del vernissage col preludio musicale del direttore e musicista Giorgio Sini e la presentazione della curatrice della mostra Marica Rossi) fino al 27 settembre dalle 16e30 alle 19 dal giovedì alla domenica, oppure su appuntamento telefonando al 3395049728.
Nei saloni della patrizia dimora si vedrà allora come l’arte di Luciano Tonello parli sia per allegoria che direttamente e visivamente di poesia alla maniera dei grandi nostri umanisti anticipatori delle eccellenze rinascimentali. Infatti l’artista nato e vissuto negli anni della formazione in terra di Palladio, ci fa rivivere quella favolosa età inventando un verbo commisto a colte immagini connotate sempre d’una idea di superiore armonia.
Gli riesce perché nell’esplicare tale peculiarità si fa debitore di quelle radici mediterranee che riallacciandosi alla civiltà dei greci e dei latini s’apre a itinerari della mente e del cuore con captazioni assidue nel mitico universo della Koiné.
E’ una vicenda ammaliante di destini incrociati lungo percorsi riconducibili alla unità di intenti di questa personalità artistica sempre fedele a se stessa e obbediente ai severi dettami di una musa che oltre alla capacità di tesaurizzare l’antico, impone le infinite sfumature d’un oggi in trasformazione pur senza ignorarne le problematiche.
A metà tra scrittura e arte figurativa, l’autore che è veneto e milanese d’adozione, lavora con diverse tematiche, le configura, e le impreziosisce per rappresentare la complessità di un mondo in cui tutto è collegato, dove però ampio spazio viene dato al sentimento di cui s’avverte oltre l’ispirazione, anche la presenza nella delicatezza dei colori e nell’elegante sapienza del disegno.
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Aquae Pictae al Galla Caffé: opere di Ida Bianco, Anna Maria Polato, Irene Bagiacchi, Michela Parise, Silvia Cusinato, Paola Rigoni, Franca Gregori,

aquae_locandinaC’è un filone nella pittura veneta contemporanea aduso a essenzializzare la forma e a creare atmosfere poetiche traendo dal vero l’input per quella carica trasfigurativa senza la quale l’opera non ha respiro né forza comunicativa. Nel solco di questa tradizione muovono la loro esperienza artistica le sette vicentine autrici dei ventotto acquerelli per la mostra a cura di Marica Rossi al Galla Caffè in calendario dal 23 giugno con inaugurazione alle 18 al 14 luglio.
Ad accomunarle è la passione per tale tecnica e per la fascinosa fantasmagoria del colore che le ha spinte cinque anni fa a unirsi per dipingere il più possibile assieme liberamente creando l’associazione Aquae Pictae. Un gruppo coeso, esente da protagonismi, ma di successo (lo attestano i vari riconoscimenti d’ognuna di loro), i cui obiettivi di coniugare verità e bellezza sono per un’arte vissuta con intima adesione mirando a qualità dove sono presi a modello, seppur con grande umiltà e in piena autonomia creativa, i grandi del passato seguendo gli insegnamenti dei loro maestri. In primis Toni Vedù mancato di recente depositario d’una sapienza tecnica antica e nuova da cui hanno tratto preziosi insegnamenti specie per le velature e il tema del ritratto. Si va dalle immagini di paesaggi tra nebbie padane e dalle composizioni con solari cromie di inusitata inventiva di Ida Bianco, a figure come dopo un piovasco lucide nella loro definizione anche controluce e vivide dell’eleganza effervescente di Irene Bagiacchi, fin ai fiori recisi di Anna Maria Polato dai turgori ammalianti doviziosi di tinte pacate e resi con una stratosferica abilità di trasparenza.
Irrompe Michela Parise con noti scorci cittadini e le mille sfumature per movimentati cieli azzurri e blu, cui seguono Silvia Cusinato che spazia tra ceste di frutta e drappeggi di glicini fioriti, accanto a Paola Rigoni che alterna velature e trasparenze a pennellate intense di colori primari per apparizioni d’arcane presenze, per arrivare alla suadente Franca Gregori che ritrae manti di faggi e cascate e focalizza la facciata di casa a Costa di Folgaria detta Cà Martini che è stata presidio austriaco nella prima guerra mondiale.
Chi s’aspettava una mostra d’acquerelli sbiaditi, dai temi scontati, inconsistenti nella tenuità delle loro velature, rimarrà certo deluso, perché il colore di queste pittrici è forte, deciso a dar corpo e vita a rappresentazioni che sprigionano tanta energia anche quando volgono all’astratto.

Vicenza, Galla Caffé: Saul Costa con “Auree luminescenze

Saul“Auree luminescenze” la personale del vicentino Saul Costa al Galla Caffè aperta da mercoledì 22 aprile alle 18 colla presentazione di Marica Rossi curatrice della mostra, rimane fin al 24 maggio con i venti dipinti più rappresentativi del nuovo percorso dell’autore. Vi emerge infatti una sapienza compositiva potenziata da una gestualità in grado di assecondare l’ispirazione lirica che è sempre stata peculiare dell’artista ma che ora è da lui vissuta più consapevolmente.
V’è approdato grazie ad un periodo fervido di attività e di felici intuizioni a partire dalla antologica di questo autunno in San Silvestro dove, tra le altre creazioni anche in ceramica, presentò quelle enormi icone maestose d’antiche cattedrali. Per tali esiti l’artista ha eletto il suo studio tra i declivi di Lisiera, a tappeto volante con cui esplorare gli universi dell’arte e della conoscenza alla luce delle vestigia del passato decriptandone i messaggi e ancorandone le immagini al colore di tradizione veneta.
In primo piano stanno le architetture secolari col senso del sacro e l’aura di cupole, absidi, bibliche torri e litorali con suggestioni d’infinito come l’azzurra distesa del mare col suo mito dell’eterno ritorno speculare al suono del  dell’onda evidenziate dai blu e da cromie prodighe di luminescenze lunari. Una spazialità enfatizzata dai riferimenti iconici delle moschee e di chiese millenarie rivelatrici della sua vocazione verso l’Assoluto e per quella Cultura senza pregiudizi ch’egli ritiene,con molte buone ragioni, salvifica.
In contemporanea dal 24 al 26 di aprile il talentuoso Costa espone presso l’antico Maglio di Breganze per la mostra ”Arti al maglio nel centenario della grande guerra” (venerdì 24 aprile alle 20,30 l’inaugurazione) un dipinto dello stesso ciclo ma di grandi dimensioni. Saul Costa classe 1974, diplomato all’Accademia di Venezia e all’Istituto Statale d’Arte “Michele Fanoli” di Cittadella, ha al suo attivo un curriculm espositivo di rilievo, riconoscimenti come al concorso nazionale vedeoarte Rai “Supergiovani Arte del 1997”, ed è docente per l’insegnamento artistico in varie scuole.

Vicenza-Galla Caffé: “Valentino Vicariotto con “Bianco di corolla”

Vicariotto
Valentino Vicariotto, Paesaggio pedemontano vicentino

Martedì 3 febbraio 18 al Galla Caffè si inaugura “Bianco di corolla” personale di Valentino Vicariotto a cura di Marica Rossi che la presenta alle 18 al piano espositivo dove restano fin al 18 del mese. Una ventina di opere che sembrano voler dimostrare come l’acquerello sia un modo di fare pittura pure vocata a scacciare le negatività in chi vi pone mano e in chi la ammira. Un valenza qui enfatizzata dalla stessa scelta tematica dell’autore correlata alla sua capacità di esprimere grazie alla tecnica acquisita negli anni quello che il cuore di dentro detta osservando la magnificenza del manto floreale a partire dal candore vellutato d’una corolla: emozionante a tal punto da permeare di sé la visione del mondo circostante.
A monte c’è la specificità di questa arte che sempre affascina per il suo potere di interagire con l’acqua: sia quale elemento pittorico sodale ai colori prescelti, sia come rimando al concetto della sua essenzialità alla vita, sia nelle diversificazioni altamente poetiche prime fra tutte le sue cangianti trasformazioni in neve.
Osservando i dipinti di Vicariotto il pensiero va alle immagini di certi declivi innevati del nostro territorio, alle copiose apparizioni d’acqua nella terra dei Berici, così verdi per merito suo: pittoreschi per proprietà naturali. E’una pittura che convince nella sua pacatezza cromatica non priva di verve, nella accuratezza del disegno sotteso, nelle forme suggerite oltre che in quelle espresse con input che lascian spazio alla nostra individuale immaginazione e ad aneliti di comunione colle armonie del creato.
I picchi di gioiosità l’artista vicentino classe 1956 sembra averli quando è conscio di aver messo proficuamente a segno gli insegnamenti via via appresi dai maestri Pietro Longhi, Tatiana Smomova, Toni Vedù e Pietro Tracca. Un percorso costellato da ambiti riconoscimenti anche a livello nazionale.

Vittorio Buset: l’eccellenza nell’Encausto

Vittorio Busetto
Un’opera di Vittorio Buset

(Archivio di Marica Rossi)
Vittorio Buset è artista di lungo corso, su vari fronti innovativo, con doti di demiurgo di giacimenti di conoscenze anche dottrinali da mediare umanisticamente con più piani di lettura. Punto di partenza una cultura semplice e condivisa da esternare a qualsivoglia strato sociale, essendo poi altrettanto naturale per lui arrivare alle alte vette della teologia da uomo di chiesa, della storia dell’arte da comunicatore e da umile alunno delle muse nelle sue diverse creazioni d’artista. Il suo modo di vivere e trasmettere a Venezia in questi anni l’esperienza alla Madonna dell’Orto, sarebbe certo piaciuto a Jacopo Robusti e anche alla figlia prediletta Marietta pure lei pittrice di vaglia raffigurata in un immenso telero nei pressi dell’altare dell’emozionante luogo sacro.
Questo pittore nomato Tintoretto (1519-1594) così da congiungere in un solo nome il lavoro del padre ’tintore’ e la sua perizia nel dipingere, è entrato talmente nella esperienza artistica attuale di Buset da far sì che la resa icastica nelle sue opere recenti sia ancor più pregnante che in passato in virtù degli input d’un habitat che si inebria delle opalescenze della laguna e delle sollecitazioni della sua ricca storia millenaria.
Buset ha sempre saputo eccellere nell’Encausto, tecnica pittorica antica oramai altrove perduta ma tornata in uso da noi anche per merito suo,  quotato com’è dai molti suoi estimatori nel mondo.
Ed è ancora qui che torna di nuovo in gioco la  Serenissima per gli ulteriori accorgimenti da lui inseriti grazie al riscoperto Encausto veneziano dotato d’una lucentezza e malleabilità che ne enfatizzano l’effetto scultoreo e la resa d’arte.
Magnetiche sono anche le sue sculture. Doviziose di preziosità in vestimenti sacri quali la celebre “Casula” pluripremiata in concorsi internazionali Koinè. Essenziali per scelta in tutti gli altri casi ma con una valenza inversamente proporzionale alla povertà del materiale impiegato e al minimalismo che li fa profondamente devozionali.

Vittorio Buset “Antologia di un cammino”
Nella splendida cornice della Villa G. G. Trissino a Cornedo, da poco restaurata dall’Amministrazione Comunale, si è svolta una rassegna antologica di Vittorio Buset.
Le opere, che comprendono encausti dal carattere simbolico figurativo, sculture in bronzo e più recenti costruzioni materiche, sembrano trovare sulle pareti della villa il luogo naturale e armonico dal quale prendere le mosse per raccontare la loro vicenda.
Le figure, per lo più femminili, si muovono misteriose e lente e, anzi, si ha più l’impressione che si arrestino in posture lunghe e gestuali, più che cinetiche, quasi soprappensiero. Si plasmano d’improvviso dal nulla, in rarefatte atmosfere dove l’essere immediatamente è tracciato nell’ombra proiettata dai corpi composti che si allunga, per un breve tratto, in quello che si suppone essere un pavimento, ma che potrebbe essere un fugace e momentaneo supporto dell’esistenza terrestre.
Anche i legni, le terre, le sabbie del mare, i ciottoli travagliati dalle maree, simboli perenni di un eterno ritorno, costituiscono il tessuto linguistico essenziale nel percorso artistico di Buset. Un diario della memoria che racconta delle armonie animate da un intenso lirismo. Schegge di un mondo interiore provenienti da una deflagrazione sotterranea e rituale che si propaga dalla terra verso il cielo e le stelle in un progressivo liberatorio movimento ascensionale. 

Vicenza: Carmen de Visini con “Trame d’accese cromie”

(Di Marica Rossi, gennaio 2015). L’artista vicentina Carmen de Visini da più decenni produce opere di palese levatura concettuale con doti espressive giocate sulla trasparenza: quella cui rinvia il suo alfabeto colle maiuscole disseminate sul piano del plexiglass diventato palinsesto per talentuosi disegni e accese cromie; e quello di contenuti esplicitamente raffigurati.
Parole, segni, specchi, materiali vari inglobati nei plexiglass e sortilegi di colore che invitano a lapalissiane formulazioni di pensiero su accadimenti recenti della storia come il Vajont, e, ispirandosi a testi scritti, a riflessioni su problematiche attuali quali la necessità dell’integrazione, i rischi della globalizzazione e dell’estraniante caccia al consumo contravvenendo alle penurie dell’oggi.
Associazioni di idee pesanti come macigni se non fosse per il potere rasserenante dell’arte e l’intendimento dell’autrice di stemperare il tutto trasferendo il nostro sguardo in un mondo di superiore armonia colla fruibilità comunicativa che le è propria. Il suo è un percorso di lavori che partono dal figurativo passando all’informale e pervenendo a delle mini installazioni che sono piccoli altari da contemplare entrando in intimità coi concetti esemplati e con noi stessi.

Castelgomberto-Palazzo Barbaran: Giorgio Guasina con “L’opera in legno”

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Giorgio Guasina, Astratto

(Archivio di Marica Rossi) “L’opera in legno” è il titolo della mostra a Palazzo Barbaran in Castelgomberto dedicata fino al 19 ottobre all’artista Giorgio Guasina classe 1932 vicentino di Recoaro, architetto di fama internazionale che pur essendo cittadino del mondo ha scelto di vivere sempre nella sua città natale dove continuò ad operare fino alla morte nel 2013.
Alla inaugurazione di questa che è la prima personale il 4 ottobre alle 17 presentata da
Marica Rossi, curatrice della mostra coll’Associazione Agorà, i figli Guasina con la nipote Giorgia d’Andrea, l’amico Gaspare Pozza, sono intervenute le autorità di Castelgomberto, la presidente dell’Agorà Adelina Venturini e il dottor Luigi Borgo che ha parlato del personaggio e del catalogo della mostra edito da Tipografia Danzo.
L’esposizione allinea opere in legno di grande, media e piccola dimensione (sculture e pannelli)  corredate di disegni schizzi e immagini di sue  architetture, di arredi, di creazioni design illustrate anche da un video della nipote Giorgia. Un tutto che ben rappresenta il singolare modo di fare arte di questo autore e anche l’importanza della sua posizione nel panorama mondiale, già effettivamente riconosciuta quando era in vita sia in qualità di architetto che di scultore.
Artista in perpetua e illuminata ricerca, dopo essersi assiduamente impegnato nella architettura e in progettazioni urbane, approdò ad una fioritura di opere lignee che spaziano dal figurativo all’astratto, dall’informale all’espressione di ispirazione sia futurista che neocubista trovando il soddisfacimento di quell’ansia positiva di libertà che contribuì a sviluppare le strabilianti doti inventive aprendosi nel contempo alle istanze d’una cultura a vasto raggio a lui congeniale.
Eleganza, ironia e capacità di sintesi, profondo sentire e immaginazione, sapienza nell’uso della materia, han fatto sì che egli connotasse pure questo aspetto del suo operare di quel rigore che lo distinse fin da studente di liceo e poi alla Università Ca Foscari di Venezia per la facoltà di Architettura, felice premessa alla partecipazione in età matura alle Biennali di Venezia, coltivando sempre quella sua musa severa anche da insegnante al liceo Boccioni di Valdagno. Nella diversità dei generi, fu certo elemento unificante il suo temperamento sensibile, vivo di umori e di quelle scontrose insorgenze mai comunque lesive della raffinata levità delle sue immagini.
In esse si coglie appieno la rinnovata ricchezza del suo linguaggio e l’intima adesione con cui si volse alla figura: sia essa dell’uomo che di una fauna molto speciale, sempre con quel rigore compositivo così fondamentale per ogni opera.
Alla data del vernissage segue un secondo incontro dal titolo ”La ragione, il caso, la materia” venerdì 10 ottobre alle 20,30 con interventi mirati fra cui della curatrice della mostra Marica Rossi, dell’architetto Marilì Menato, del dottor Luigi Borgo e di Gilberto Perlotto scultore, al fine di approfondire aspetti della personalità di uomo e d’artista di Giorgio Guasina.

Vicenza-Caffé Galla: Giuseppe Denti con “Magia delle carte”

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Giuseppe Denti

Il 3 dicembre alle 18 al Galla Caffè in piazza Castello s’apre la personale di Giuseppe Denti,  incisore, scultore, artista pluripremiato, invitato alla recente Biennale di Venezia e in diverse città d’arte con un curriculum che ha costantemente messo in luce i richiami ancestrali dei suoi tre lidi di appartenenza. Che sono: la nativa Cremona, la fulgida terra comasca nota per le eccellenze artigiane e il fattivo Veneto di cui è figlio adottivo essendo vicentino di Thiene da decenni.
Stavolta Denti propone diversi suoi lavori caratterizzati nella pratica incisoria da geometrie costruttive molto armoniose e da una metrica che ben si confà ai messaggi affidati all’esposizione. L’artista infatti per questa mostra aperta fino al 31 dicembre e curata da Marica Rossi che la presenta al vernissage di mercoledì, è partito da obiettivi precisi. Ha voluto mettere in luce le peculiarità di tale arte con le sue declinazioni evidenziandone volti talora sottaciuti pure dalla critica ufficiale; svelare la magia della carta che il lavoro incisorio accende unitamente agli impulsi percettivi generati dall’intervento dell’autore; indurre al coinvolgimento nell’opera suscitando in ognuno l’interferenze intuitive dell’immaginazione.
Sono le premesse di un transfert favorito dalla sede prescelta, spazio deputato alle investigazioni del pensiero e alla riflessione sui significati delle ricorrenze allo stesso modo di come ora nell’approssimarsi dell’anno nuovo l’impegno di Denti s’apre a più ampia dimensione quale auspicio dotato della profondità che l’arte sottende col sortilegio del segno. E se è vero come  afferma Henry Miller che “L’arte non insegna nulla se non il senso della vita”, quanto saprà trasmetterci Giuseppe Denti in questa sua opera significativamente concepita col valore aggiunto del suo voto augurale natalizio?
Galla-Caffè piazza castello 2/A VICENZA
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