Archivi categoria: Mostre d’arte

Esposizioni di arti visive personali e collettive, monotematiche e di genere

WHEN YOU DANCE YOU MAKE ME HAPPY: Highlights from the Luciano Benetton Collection

13th September – 10th November 2019
Opening: 12th September, 6.30 pm

Gallerie delle Prigioni is pleased to announce the group exhibition When you dance you make me happy featuring selected artworks from the Luciano Benetton Collection. The exhibition focuses on the human body: a vessel of existential struggle from which ingenuity and creativity flow. Dance is a metaphor that guides us on a journey beginning with introspection and leading to performative acts. The body moves, stops, resumes, and gains strength within a group, into a crescendo that passes from decadence to triumph.
In the cells of the former Habsburg prison, the show curated by Nicolas Vamvouklis brings together sculptures, paintings, prints and videos by international artists. The starting point of the exhibition is the tension between inner and outer worlds, public and private realms, interpreted through the idea of the body as a shell that is both a home and a prison. The focus then broadens to the collective dimension and observes the performative roles the body plays in social gatherings of celebration, mourning or protest. Soundsuits – the iconic series in which Nick Cave blends armor, ceremonial dress and couture fashion – becomes a symbol of autonomy and empowerment. Among the works on show are the cut-off Polaroids by Maripol (Eyes are the reflection of your soul, 2013), which capture the celebrity gaze, and Lynette Yiadom-Boakye’s enigmatic portrait of fictitious figures in a timeless setting (Pass, 2011).Gallerie delle Prigioni is pleased to announce the group exhibition When you dance you make me happy featuring selected artworks from the Luciano Benetton Collection. The exhibition focuses on the human body: a vessel of existential struggle from which ingenuity and creativity flow. Dance is a metaphor that guides us on a journey beginning with introspection and leading to performative acts. The body moves, stops, resumes, and gains strength within a group, into a crescendo that passes from decadence to triumph. In the cells of the former Habsburg prison, the show curated by Nicolas Vamvouklis brings together sculptures, paintings, prints and videos by international artists. The starting point of the exhibition is the tension between inner and outer worlds, public and private realms, interpreted through the idea of the body as a shell that is both a home and a prison. The focus then broadens to the collective dimension and observes the performative roles the body plays in social gatherings of celebration, mourning or protest. Soundsuits – the iconic series in which Nick Cave blends armor, ceremonial dress and couture fashion – becomes a symbol of autonomy and empowerment. Among the works on show are the cut-off Polaroids by Maripol (Eyes are the reflection of your soul, 2013), which capture the celebrity gaze, and Lynette Yiadom-Boakye’s enigmatic portrait of fictitious figures in a timeless setting (Pass, 2011).

Participating artists: Hamed Al Moctar, Arman, Stuart Bird, Iskra Blagoeva, Ecke Bonk, Seni Camara, Bianca Casady, Nick Cave, Mohammed Charinda, Felix Deac, Birgit Dieker, Nathalie Du Pasquier, Roman Dziadkiewicz, Leo Gabin, Barkley L. Hendricks, Karoline Jeuffroy, Joseph Kosuth, Dapper Bruce Lafitte, Helmut Lang, Deborah Luster, Joseph Lyombo, Maripol, Atefeh Marjani, Angel Miov, Asli Narin,
Ousmane Ndiaye Dago, Hermann Nitsch, Hélio Oiticica, Giangi Pezzotti, Anna
Elionora Olsen Rosing, Haralampi G. Oroschakoff, Iona Rozeal Brown, Accra
Shepp, Mario Toral, Lynette Yiadom-Boakye, Arturas Valiauga

Conegliano, dall’11 ottobre al 2 febbraio 2020 “Dagli impressionisti a Picasso”

Un viaggio ancor più lungo hanno fatto le 60 opere che troverete aConegliano, a Palazzo Sarcinelli: provengono infatti dal Sud Africa, precisamente dalla capitale Johannesburg. Si tratta di una collezione – conservata solitamente alla Johannesburg art gallery – che raccoglie esempi d’arte degli ultimi due secoli messa insieme da una sapiente collezionista, Lady Florence Phillips. Dall’Ottocento inglese con Turner, Millais e Rossetti, si passa a fine secolo grazie a Corot, Coubert, Degas, Sisley, maestri senza pari dell’impressionismo. Poi la svolta nel Novecento con Matisse e Picasso sino ad arrivare al totale mutamento con nomi come Bacon, Warhol e Lichtenstein. Si chiude infine tornando idealmente in Sudafrica attraverso le opere di tre importanti esponenti della scena locale: William Kentridge – tra tutti, noto internazionalmente –  Maggie Laubser e George Pemba. Anche in questo caso, andare a Conegliano a questa mostra può essere parte di un itinerario nelle colline venete tra buon vino, arte e natura. Da visitare perché questo insieme di opere raccontano il sogno di chi amava profondamente l’arte, più di ogni altra ricchezza. “Dagli impressionisti a Picasso” è aperta da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 20:00; il biglietto costa 12 euro.

FRANCESCO MOROSINI: ULTIMO EROE DELLA SERENISSIMA TRA STORIA E MITO, AL CORRER DAL 28 GENNAIO

Protagonista indiscusso dell’azione della Serenissima e dei suoi alleati nel Mediterraneo orientale contro l’Impero Ottomano negli ultimi anni di gloria della Serenissima, e prima ancora della resistenza di Candia assediata nell’isola di Creta, Francesco Morosini, doge e capitano generale da mar, fu il primo a promuovere la propria figura a oggetto di culto. Figura complessa e soggetta a giudizi alterni da parte dei suoi contemporanei, passato alla storia come grande condottiero ma anche come uomo arrogante e estremamente vanitoso, morì sul campo di battaglia dopo una importante carriera civile e militare e fu celebrato ancora a lungo.
Nato a Venezia nel 1619 da nobile stirpe, a 400 anni dalla nascita diverse istituzioni ne celebrano l’avvincente vita. I Musei Civici dal 1895 ne custodiscono l’intero patrimonio personale e familiare, proveniente dal palazzo di famiglia in Campo Santo Stefano, del quale una ragionata selezione è stata collocata nel secondo dopoguerra nel Museo Correr nelle “Sale Morosini”, parte del riordinamento del 1952 a cura di Carlo Scarpa.
Nelle sale del Museo Correr dedicate all’esposizione “Francesco Morosini: ultimo eroe della Serenissima tra storia e mito” con oltre duecento pezzi in mostra si dipana la storia personale, politica e militare del capitano da mar, doge e “Peloponnesiaco”. Le citate Sale Morosini sono due, qui il percorso ne riempie dieci, con una parte significativa della intera collezione Morosini custodita dai Musei Civici esposta in un percorso ragionato e coinvolgente.
Dipinti, sculture e stampe che lo ritraggono permettono di conoscere ogni momento della vita di Francesco Morosini: forse nessuno nella storia di Venezia può vantare una altrettanto ampia iconografia. Le opere esposte sono però tutte posteriori alla sua nomina a doge, nel 1688, fatta eccezione per il dipinto che lo immortala nel 1669 procuratore di San Marco. Il doge, che è anche capitano generale da mar, ai paludamenti dorati e alla mozzetta d’ermellino preferisce l’armatura e le vesti rosse, a ricordarne le responsabilità belliche.
La storia della formazione dell’eroe Morosini e delle sue ascendenze e discendenze è narrata dal patrimonio della biblioteca familiare; con volumi utili a preparazione e conduzione della carriera politica e di governo e militare, di filosofia, storia, diritto ma anche geografia, architettura militare, medicina; con i documenti di cronaca dei fatti d’arme, alcuni puntuali altri più elegiaci e celebrativi; con i documenti ufficiali che dei Morosini testimoniano carriera e onorificenze.
Accanto a volumi e documenti, i cimeli simbolo del potere militare e politico e gli effetti personali concorrono alla narrazione di un uomo orgoglioso, egocentrico, vanitoso, ma dotato di solido senso dello stato e dell’onore, temerario e abile stratega e diplomatico. Con una curiosità: la piccola mummia della sua amata gatta. Morosini fu poi collezionista, e cercò di comporre un “museo” a Palazzo Morosini allora dimora di famiglia, con tra le altre cose una serie di 48 tele che illustrano in sequenza le gesta di guerra del Peloponnesiaco, una nutrita e variegata armeria con le armi sottratte agli ottomani, strumenti musicali, statue di imitazione classica e sculture antiche greco-romane originali.
A 400 anni dalla nascita di Francesco Morosini molte istituzioni veneziane hanno voluto non solo celebrarne la figura ma anche illustrarne e studiarne la personalità, le vicende che lo hanno visto protagonista e il contesto storico nel quale ha vissuto come capitano generale da mar, doge e uomo del Settecento veneziano.
Alla definizione delle celebrazioni ha proceduto un Comitato Organizzatore appositamente costituito formato da rappresentanti dei seguenti Enti ed Amministrazioni: Fondazione Musei Civici; Archivio di Stato di Venezia; Comando Regionale Veneto della Guardia di Finanza; Scuola Navale Militare “Francesco Morosini”; Museo Storico Navale e Scuola Navale Militare; Fondazione Giorgio Cini; Fondazione Querini Stampalia; Biblioteca Marciana; Istituto Ellenico di studi bizantini e postbizantini; Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti; Istituto Italiano dei Castelli – Sez. Veneto; Conservatorio di Musica “Benedetto Marcello” di Venezia; Comitato francese per la salvaguardia di Venezia.

Chagall, du noir et blanc à la couleur

(de notre correspondante Michelle Bouak)

L’oeuvre foisonnante de Marc Chagall se caractérise par un univers poétique dans lequel le merveilleux entre ciel et terre, religion et folklore s’enchevêt rentinlassablement. Hors de tout mouvement, Chagall n’a eu de cesse de se renouveler avec un éventail de techniques impressionnant, lavis, gouache, gravure, peinture, mais aussi sculptures en marbre en plâtre, en bronze, vitraux et objets en céramique. Maître de la couleur, il a connu un cheminement singulier durant la deuxième partie de sa carrière, et plus précisément durant sa période provençale de 1948 jusqu’à sa mort en 1985. Il est parti de l’exploration des subtilités lumineuses du noir et blanc pour mieux parvenir à l’épanouissement et à l’intensité des tonalités chromatiques. Cette démarche peu connue et pourtant décisive pour le renouvellement de son art est l’axe principal de l’exposition Chagall qui se tient à Aix-en-Provence.
L’exposition, qui invite le visiteur au coeur de ce processus fascinant, bénéficie de prêts exceptionnels de “L’arlequin” de la Taiser Corporation à Tokyo et des “Amoureux au poteau” de la collection Odermatt et présente des oeuvres rarement exposées en Europe, issues de collections privées. Certains collages del’exposition, tous sortis de l’atelier de l’artiste après son décès, n’ont encore jamais été exposés, tels que les “Esquisse pour le concert”, “Esquisse pour le clown rouge devant St-Paul” et “Esquisse pour personnages de l’Opéra”. Par ailleurs, les grandes huiles des années 1968-1971, “L’arlequin”, “Le nu mauve” et le “village fantastique” sont présentées pour la première fois également avec leurs esquisses et collages préparatoires.

Chagall
Du noir et blanc à la couleur
(jusqu’au 24 mars 2019)
Hôtel de Caumont Centre d’art, Aix-en-Provence
http://www.caumont-centredart.com

Venezia e Mestre: le Grandi Mostre

VENEZIA E SAN PIETROBURGO Artisti, principi e mercanti
Mestre, Centro Culturale Candiani 18 dicembre 2018 – 24 marzo 2019
Oltre 70 opere dal Museo Statale Ermitage, con 20 dipinti di grandi maestri veneti, dal Cinquecento al Settecento, che tornano in laguna dopo secoli. Opere che in dialogo con disegni e dipinti provenienti dalle collezioni civiche veneziane rivelano “cortocircuiti” collezionistici tra Venezia e San Pietroburgo. Da Veronese a Tiziano, fino a Tiepolo, Canaletto e Guardi. Opere mai esposte prima d’ora in Italia e talvolta mai uscite dall’Ermitage.

CANALETTO E VENEZIA
Venezia, Palazzo Ducale
23 febbraio – 9 giugno 2019
Il Settecento veneziano con le sue luci e ombre si snoda lungo le sale di Palazzo Ducale, nel grande racconto di un secolo straordinario e del suo protagonista: Giovanni Antonio Canal, il Canaletto. Una stagione artistica di grande complessità e valore, di eccellenze nel campo della pittura, della scultura, delle arti decorative: in mostra ci saranno sculture, disegni, libri, porcellane e vetri, ad accompagnare una rassegna di dipinti opera di lunga lista di artisti, fra i quali Giambattista Tiepolo, Luca Carlevarijs, Rosalba Carrera, Pietro Longhi, Giambattista Piranesi, Francesco Guardi, Giandomenico Tiepolo e Alberto Canova.

FUTURUINS
Venezia, Palazzo Fortuny
19 dicembre 2018 – 24 marzo 2019
Oltre 250 opere provenienti dai Musei Civici veneziani e dal Museo Statale Ermitage, oltre che da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, illustrano i molteplici significati assunti dalle rovine attraverso i secoli: dai resti architettonici e scultorei delle civiltà greco–romana, egizia, assiro-babilonese e siriana, all’arte contemporanea che guarda alle rovine fisiche e morali della società attuale.

Tintoretto chiude, Printing Revolution prorogata
Restano ormai pochi giorni per visitare Tintoretto 1519-1594 a Palazzo Ducale, che ha ricevuto oltre 100mila visitatori, in chiusura il 6 gennaio.
Lo stesso giorno chiuderanno anche Epoca Fiorucci e Angelo Morbelli. Il poema della vecchiaia, entrambe a Ca’ Pesaro. Il 7 gennaio chiude La vita come opera d’arte. Anton Maria Zanetti e le sue collezioni, nel Museo del Settecento veneziano di Ca’ Rezzonico, mentre è stata prorogata al 30 aprile la chiusura di Printing Revolution 1450-1500 al Museo Correr. Fino al 3 marzo sarà possibile visitare la mostra di Mario Bellini al Museo del Vetro di Murano, e fino al 17 marzo l’esposizione della Collezione Magnani di antichi flaconi di profumo nel Museo di Palazzo Mocenigo.

4444 Acqua e Fuoco
Venezia, Ca’ Rezzonico
25 gennaio – 1 aprile 2019
Un progetto espositivo nato da un’idea degli scultori Toni Venzo e Marco Martalar che racconta attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea la storia antica e attuale del legame con le proprie radici e con la terra di appartenenza: l’Altopiano dei Sette Comuni e il territorio della Valle del Brenta. Due territori uniti da tempi remoti dai 4444 scalini della Calà del Sasso, la gradinata naturale più lunga d’Italia.

Piero della Francesca (1412 – 1492). La mostra del secolo per l’Ermitage di San Pietroburgo

E’ interamente dedicata a Piero della Francesca (1412 – 1492), tra i capisaldi della pittura italiana del XV secolo, la mostra “Piero della Francesca. Monarca della pittura” inaugurata all’Ermitage lo scorso 6 dicembre, alla presenza dell’ Ambasciatore italiano in Russia Pasquale Terracciano, del Console Generale d’Italia a San Pietroburgo Alessandro Monti, del Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura Paola Cioni e del Segretario Generale di Emitage Italia,  e AD di Villaggio Globale International Maurizio Cecconi.
Nella delegazione italiana, presenti anche: Mauro Cornioli Sindaco di Sansepolcro paese natale di Piero della Francesca, Simone Verde Direttore del Complesso Monumentale della Pilotta di Parma, lo storico dell’arte e grande esperto dell’artista Carlo Bertelli e il matematico Piergiorgio Odifreddi, tra gli autori in catalogo.
Un momento emozionante per il grande Museo di San Pietroburgo e per la conoscenza dell’arte italiana nel mondo.
Piero, con la sua pittura nobile e umile a un tempo, razionale e austera quanto lirica e poetica, può essere definito senza esagerazione l’artista simbolo del Primo Rinascimento, capace come fu di rivoluzionare la pittura del tempo, trasfondendo nelle sue opere complessi calcoli matematici e una personale visione del mondo. Fu tra i primi a scoprire le regole della prospettiva sia lineare che atmosferica (a cui Leonardo da Vinci prestò poi puntuale e fattiva attenzione) e la sua arte ebbe un ruolo chiave nello sviluppo del ritratto rinascimentale. Ciononostante in Russia non si conservano opere di Piero, di cui in generale rimangono solo straordinari cicli di affreschi e non più di una ventina di dipinti, per lo più considerati inamovibili e conservati salvo poche eccezioni in Italia, in siti lontani delle principali rotte turistiche della penisola come Perugia, Monterchi, Arezzo o nella vicina Sansepolcro (al tempo, Borgo San Sepolcro), dove egli nacque. Curata da Tatiana Kustodieva capo ricercatore  del Dipartimento dell’ Arteeuropea occidentale all’ Ermitage, organizzata grazie agli sforzi congiunti del Museo Statale Ermitage,  di Ermitage Italia e di Villaggio Globale International, l’esposizione – che ha come sponsor generale ROSNEFT, main partner in Italia INTESA SANPAOLO e il sostegno del Consorzio di Tutela Prosecco DOC – si propone dunque come un evento eccezionale.
Da diverse collezioni italiane ed europee è giunto un nucleo di opere dell’artista, mai così consistente prima d’ora in una mostra temporanea – 11 dipinti e 4 manoscritti autografi – offrendo la rara opportunità di far conoscere Piero della Francesca in Russia.
Ed è stata subito Pieromania.
Nella prestigiosa Sala del Picchetto, nel Palazzo d’Inverno, in un allestimento che rievoca  le architetture prospettiche dei dipinti di Piero, si possono ora ammirare, giunti dall’Italia, grazie anche alla sensibilità del Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano, straordinari e iconici capolavori come la “Madonna di Senigallia” dalla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, “l’Annunciazione”, mai prestata prima d’ora, dalla Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia e il “San Girolamo e un devoto” dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, ai quali si aggiungono il “San Nicola da Tolentino”del Museo Poldi Pezzoli di Milano e due affreschi con “San Giuliano” e “San Ludovico” dalla natia Sansepolcro. Quindi il “San Michele” prestato per l’evento dalla National Gallery di Londra, il “Ritratto di Sigismondo Malatesta” eccezionalmente dal Musée du Louvre di Parigi, il “Ritratto di giovane” – presumibilmente Guidobaldo da Montefeltro – dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid, il “Sant’Agostino” dal Museo Nazionale d’Arte Antica di Lisbona e la giovanile “Madonna col Bambino” già in collezione Contini Bonacossi.
Quindi il Piero matematico, a ricordare l’importante attività teorica che egli svolse, congiuntamente alla pittura, per tutta la vita: la ricerca di regole scientifiche che governino la realtà, e dunque la costruzione interna dei dipinti, il bisogno di armonia, lo studio delle proporzioni costituiranno del resto una costante della sua ricerca artistica.
In mostra: il giovanile Trattato d’abaco, proposto nella versione autografa della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, l’Archimede di spiralibus, raccolta di trattati del matematico greco in cui è stata riconosciuta nel 2004 la mano dell’artista toscano, e infine il De prospectiva pingendi presentato attraverso le uniche due testimonianze quattrocentesche in volgare esistenti al mondo: quella interamente autografa nel testo e nei disegni, prestata della Biblioteca Palatina del Complesso Monumentale della Pilotta a Parma e il manoscritto Reggiano della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, con correzioni e annotazioni di Piero.
Fu proprio il De Prospectiva pingendi, universalmente noto, a formare intere generazioni di pittori, che non si limitarono a trarre ispirazione dai dipinti del grande Maestro, ma studiarono il suo testo per imparare quello che sarebbe divenuto il linguaggio comune e condiviso dell’arte occidentale per almeno quattro secoli, fino alla rottura avvenuta nell’Ottocento.“Si è paragonata l’arte di Piero alla musica di Mozart e alla poesia di Wordsworth” ha scritto lo storico dell’arte russo Michail Alpatov.
“Ma la sua capacità di abbracciare il mondo con uno sguardo può essere raffrontata anche al talento di Tolstojdi ammirare, come in “Guerra e Pace”, la curva delle spalle d’una avvenente mondana o d’inchinarsi alla saggezza del contadino Karataiev”.
Così appare dunque Piero: raffinato frequentatore delle principali corti italiane (Perugia, Firenze, Ferrara, Rimini, Roma, Urbino), coltissimo nell’elaborare composizioni prospettiche innovative, costruzioni geometriche dal perfetto equilibrio e figure monumentali ieratiche e potenti, quanto sincero cantore della nobiltà dell’uomo e della bellezza del paesaggio, caparbiamente legato alle sue terre e al borgo natale, ove conservò sempre la sua bottega.
Piero non fu mai pittore di corte, mantenendo autonomia di vita e di pensiero, eppure riuscì a innovare profondamente e a segnare in maniera indelebile il percorso dell’arte italiana ed europea, traghettandola dal medioevo all’età moderna.
Da Domenico Veneziano, con il quale lavorò prima a Perugia e poi a Firenze, Piero aveva appreso l’importanza e il valore delle gamme cromatiche, della composizione e della prospettiva nelle sue prime applicazioni; durante il soggiorno nel capoluogo toscano (1439), allora nevralgico centro culturale, aveva conosciuto l’arte d’avanguardia del suo tempo – la scultura di Donatello, gli affreschi di Masaccio, le concezioni architettoniche di Leon Battista Alberti e di Filippo Brunelleschi – e aveva ammirato la corte bizantina.
A Ferrara, dove si presume sia stato intorno al 1450, e poi a Urbino, aveva conosciuto l’arte fiamminga e il gusto d’oltralpe, traendone l’attenzione per la resa naturalistica dei dettagli.
Suggestioni e influenze che, accanto agli interessi scientifici, alla capacità immaginifica e alla profonda sensibilità per le vicende politiche, hanno consentito a Piero una cifra artistica assolutamente originale, portandolo a creare opere di una tale altezza intellettuale e spirituale da influenzare profondamente, con la riscoperta ottocentesca, anche l’arte del XX secolo.
La mostra è accompagnata da catalogo Skira/Museo Statale Ermitage, in edizione russa e italiana, con saggi di Carlo Bertelli, Tatiana Kustodieva, Antonio Natali, Piergiorgio Odifreddi, Antonio Paolucci, Paola Refice.

Festival de lumière féerique, insolite et poétique

(de notre correspondante Michelle Bouak)

A la lueur de structures gigantesques, un spectacle féerique, insolite et poétique est donné, le soir venu, au pittoresque Jardin des Plantes de Paris. « Pour célébrer les fêtes de fin d’année, le Jardin des Plantes a choisi d’illuminer la biodiversité pour mieux nous inviter à la préserver » (Bruno David, Président du Muséum National d’Histoire Naturelle). Car, au-delà de l’émerveillement que peut susciter un tel spectacle, il s’agit bien d’éveiller les consciences à travers la biodiversité passée et actuelle et de mettre en lumière l’importance de la préservation de la faune et de la flore.
Quelle est l’origine du Jardin des Plantes ? Créé au XVIIe siècle par le botaniste Guy de la Brosse, le Jardin occupe à cette époque un espace modeste dévolu à des espèces végétales aux vertus thérapeutiques. Puis, au XVIIIe siècle, sous l’impulsion du naturaliste et écrivain Buffon, le Jardin prend une extension et une importance nouvelles, devenant centre de recherche scientifique et musée. Après la Révolution, son développement scientifique va grandissant.
Cet écrin de verdure est aujourd’hui classé Monument Historique. A travers espaces plantés, allées majestueuses, il offre une étonnante diversité végétale. Il s’est revêtu, à travers les siècles, de nombreux bâtiments, classés eux aussi Monuments Historiques : la Galerie de Géologie et de Minéralogie, la Grande Galerie de l’Evolution, la Galerie de Paléontologie et d’Anatomie comparée, les Grandes Serres…
Le Festival des lumières prend toute sa dimension dans ce lieu unique de recherche scientifique et d’histoire. Après avoir croisé des espèces disparues, tels le tyrannosaure et le vélociraptor éteints il y a 65 millions d’années, ou plus récemment le mammouth et le tigre à dents de sabre, le parcours nous conduit aux animaux menacés d’extinction, tels l’ours blanc et la tortue marine. Sans oublier le requin blanc représenté par une gigantesque structure lumineuse de 30 mètres de long que le visiteur traverse pour accéder à la Ménagerie où se trouve la diversité du monde animal actuel illustré par des espèces emblématiques, tels l’éléphant, le panda et le singe.
Un moment à ne pas manquer pour petits et grands…
« Chaque expérience de beauté, si brève dans le temps tout en transcendant le temps, nous restitue chaque fois la fraîcheur du matin du monde.» (« Cinq  méditations sur la beauté » de François Cheng)

1er Festival des Lumières au Jardin des Plantes de Paris  « Espèces en voie d’illumination » (Structures lumineuses conçues directement en Chine par le China Light Festival) du 16 novembre 2018 au 15 janvier 2019

Asolo mette in scena i colori di Roberto Bertazzon, Antonio Gallina, Bruno Pedrosa, Duilio Tassinari, Mario Tavernaro, Lina Zizola, e le musiche del Maestro Matteo Segafreddo

Forme e musiche dei colori è molto più di una mostra d’arte, rappresenta infatti un concept del tutto innovativo: organizzato dall’Academia dei Rinnovati con il patrocinio del Comune di Asolo nella Sala della Ragione ad Asolo (Museo civico di Asolo), Treviso, inaugurerà sabato 15 dicembre alle 18.00 e sarà visitabile da domenica 16 dicembre 2018 a domenica 13 gennaio 2019, permettendo ai visitatori di vivere il colore nella musica e la musica nel colore. Organizzata dall’Academia dei Rinnovati nella Sala della Ragione (Museo civico di Asolo), l’esposizione costituisce una novità assoluta: riunisce le opere di sei pittori di fama nazionale e internazionale legati alla “città dei cento orizzonti” e le propone al pubblico accompagnandole con brani musicali inediti composti ad hoc da ascoltare in cuffia, per un’esperienza artistica immersiva.
Gli artisti coinvolti sono Roberto Bertazzon, Antonio Gallina, Bruno Pedrosa, Duilio Tassinari, Mario Tavernaro e Lina Zizola, le musiche sono state scritte dal Maestro Matteo Segafreddo. L’inaugurazione si terrà sabato 15 dicembre alle 18.00, la mostra rimarrà quindi visitabile fino a domenica 13 gennaio 2019.
Le opere di sei pittori contemporanei di fama nazionale e internazionale, legati artisticamente ad Asolo, saranno abbinate a sei differenti temi musicali: l’osservazione di ciascun quadro sarà accompagnata dall’ascolto in cuffia dei brani che sono stati appositamente composti dal Maestro Matteo Segafreddo, per un’esperienza multisensoriale e immersiva.
Ventiquattro opere, che nascono dalle suggestioni, dirette o mediate, del paesaggio circostante, e sei composizioni musicali (una per ogni artista), che scaturiscono dalle emozioni che segno e colore hanno suscitato nel noto compositore, danno vita ad un esperimento artistico unico, che si inserisce nel solco della strettissima correlazione tra arti visive e musica sviluppatasi per tutto il Novecento identificando in Wassily Kandinsky il massimo esponente.
“Durante questo particolare ed esclusivo itinerario attraverso le opere di sei artisti, – spiega Duilio Tassinari, curatore della mostra – i brani appositamente composti guidano il visitatore da un quadro all’altro, da un artista all’altro, offrendogli un’esperienza unica: quella di scoprire e interiorizzare la stretta relazione tra forma, colore ed espressione musicale. Un viaggio dell’arte nell’arte per superare ogni confine, fino a una perfetta sinestesia”.
Il percorso espositivo nella Sala della Ragione è organizzato in sei tappe, una per artista e per brano musicale. Si inizia da Roberto Bertazzon, che si divide tra l’atelier trevigiano di San Fior e quello parigino nel XIX Arrondissement, per lui il legame con il territorio si sostanzia nella protezione dell’ambiente, tanto che le sue installazioni sono vere e proprie campagne sociali: le note ideate dal Maestro Segafreddo per affiancare le sue opere descrivono “immagini di grandi calici in rotazione ottica e sonora che fanno emergere un passato che si rende visibile”.
Lo sguardo passa dunque ai dipinti di Antonio Gallina, allievo asolano di Renato Nesi e Juti Ravenna che con elaborazioni del colore e del segno dà vita ad un personale linguaggio di sintesi estetica: nelle sue opere “le geometrie cromatiche si intrecciano in percorsi di aree musicali non eterogenee”. Si prosegue con Bruno Pedrosa, artista brasiliano che si è fermato ad Asolo dove trae ispirazione dai colori del borgo per poi trasfigurarli con una vivacità cromatica densa, materica, sanguigna e insieme intima: l’osservazione delle sue opere è accompagnata dall’ascolto in cuffia di una “musica che disegna i solchi di linee e trasparenze pittorico – gestuali”. Continuando il percorso espositivo si incontrano le opere di Duilio Tassinari, architetto e curatore della mostra, per il quale il colore, protagonista assoluto dei suoi dipinti, rappresenta un mezzo poetico per esprimere emozioni soggettive ma anche semplicemente sensazioni di un momento: “in un’atmosfera di immutabile sospensione cromatica, emergono singoli episodi di apparizioni pittorico – musicali dà profondità inconsuete”. Mario Tavernaro, quinto artista coinvolto nella mostra collettiva, è originario di Asolo e ha compiuto un percorso attraverso la manipolazione della materia e del colore, indagando la solitudine come condizione umana e quindi espressione di armonia e autenticità: per i suoi dipinti “la musica ripercorre i tratti misterici e indefiniti di possibili volti delineati dalle sagome rappresentate”. Il percorso si conclude con Lina Zizola, pittrice asolana attratta dalla forza della luce e del colore, per la quale il paesaggio assume una nuova connotazione strutturale e cromatica: nei suoi quadri “la dimensione musicale è consonante alle visioni che si ampliano nel variopinto dinamismo espressivo”.
Per valorizzare l’impatto cromatico delle opere si è optato per un allestimento essenziale: semplici pannelli bianchi, ai quali sono fissate le opere, sostenuti da cavalletti e disposti in forma semicircolare nelle sei stazioni, così da favorire l’immersione nell’ambiente artistico.
L’esperimento di creare un dialogo tra pittura e musica è un modo non soltanto per assaporare l’arte in modo differente e nuovo, ma anche per attirare l’attenzione di un pubblico variegato e dai molteplici interessi: la mostra è pertanto trasversale, adatta tanto a visitatori esperti d’arte contemporanea (che potranno trovare nomi e opere quotati a livello internazionale) quanto a cultori musicali, e pure al grande pubblico, sia adulto sia giovane e giovanissimo.

FORME E MUSICHE DEI COLORI
Sala della Ragione, Museo civico di Asolo – Treviso
Inaugurazione sabato 15 dicembre 2018 ore 18.00
Domenica 16 dicembre 2018 – domenica 13 gennaio 2019
Orario di apertura: da giovedì a domenica 9.30/12.30 – 15.00/18.00
Biglietti: biglietto intero euro 5,00, ragazzi fino ai 13 anni gratuito Info: academia.dei.rinnovati@gmail.com,
mob. 335 595 8880

Venezia, Collezione Peggy Guggenheim, anteprima: Dal gesto alla forma. Arte europea e americana del dopoguerra nella Collezione Schulhof

A cura di Gražina Subelytė e Karole P. B. Vail
26 gennaio–18 marzo 2019
Collezione Peggy Guggenheim


Nel 2012 ottanta opere d’arte europea e americana del dopoguerra sono andate ad aggiungersi alle collezioni della Fondazione Solomon R. Guggenheim, quale lascito diHannelore B. Schulhof (1922–2012) e del marito Rudolph B. Schulhof (1912–1999). La mostra sarà l’occasione per vedere la Collezione Schulhof nel suo complesso, con quasi tutte le opere esposte e allestite sulla base degli sviluppi formali dell’arte del periodo postbellico, seguendo così i passaggi tra i movimenti e gli stili che si sviluppano a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale fino agli anni ’80 del Novecento. L’immaginario astratto, inteso come ricerca sul colore, sulla forma e sullo spazio e le loro interrelazioni, caratterizza il linguaggio artistico del dopoguerra e diviene il caposaldo della Collezione Schulhof.
Lasciata la Germania nativa allo scoppiare della guerra, Hannelore si reca a Bruxelles, dove viene raggiunta da Rudolph Schulhof, di origini boeme, con cui si sposa. I coniugi partono così per gli Stati Uniti e nel 1940 si stabiliscono a New York acquisendo ben presto la cittadinanza americana. Iniziano a collezionare opere d’arte verso la fine degli anni ’40 e quattro decenni più tardi sono ormai conosciuti per il grande criterio con cui collezionano. Si concentrano sull’arte contemporanea europea e americana e spesso stringono amicizia con gli artisti di cui acquistano le opere.
A partire dal nucleo originario di opere appartenenti all’Espressionismo astratto e all’Informale, la collezione si apre al Minimalismo per arrivare poi all’Astrazione post-pittorica e all’Arte concettuale. L’allestimento seguirà questo evolversi di un’astrazionesempre più minimale e raffinata. Partendo dalle opere di Willem de Kooning, Hans Hofmann, Joan Mitchell, Mark Rothko, Cy Twombly, Afro Basaldella, Alberto Burri e Lucio Fontana, la mostra proseguirà con i lavori di Jean Dubuffet, Agnes Martin, Anselm Kiefer, Hans Hartung ed Eduardo Chillida, per arrivare ai dipinti e alle sculture di Andy Warhol, Donald Judd, Ellsworth Kelly, Kenneth Noland, Frank Stella e Robert Ryman, tra gli altri. Seguendo stili, tematiche, affinità, saranno analizzate le nozioni di gesto, materia, monocromo, segno, griglia, geometria hard-edge e forma.
La mostra intende celebrare come la Collezione Schulhof, nell’attraversare gli oceani e le culture, rifletta la polifonia di voci delle molteplici tendenze artistiche del dopoguerra. Sono infatti gli artisti contemporanei che vivono su entrambe le sponde dell’Atlantico ad essere il fulcro della collezione, con “uguale impegno, dall’inizio alla fine” secondo le parole di Hannelore Schulhof (lettera a Wilder Green, direttore dell’American Federation of Arts, New York, 26 aprile 1984, The Schulhof Collection Archives, Fondazione Solomon R. Guggenheim, Venezia). La mostra vuole inoltre mettere in luce la storia e la visione del collezionismo dei coniugi Schulhof.
Foto: Ellsworth Kelly Rosso blu (Blue Red), 1964-. Fondazione Solomon R. Guggenheim, Collezione Hannelore B. e Rudolph B. Schulhof, lascito Hannelore B. Schulhof, 2012. © Ellsworth Kelly

Verona, Galleria d’Arte Moderna Achille Forti: L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni

Il tema della maternità, in un momento nodale nell’arte italiana fra Otto e Novecento, è al centro della mostra L’amore materno alle origini della pittura moderna, da Previati a Boccioni proposta dai Musei Civici di Verona negli spazi della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, dal 7 dicembre al 10 marzo 2019.
“La mostra, curata da Francesca Rossi e Aurora Scotti – dichiara l’assessore alla Cultura Francesca Briani –, è testimonianza dell’importante e proficua collaborazione tra i musei veronesi e i Musei Civici di Milano, il Mart di Rovereto e il Banco BPM. Inoltre, conferma l’impegno dell’amministrazione a sostenere iniziative culturali che si contraddistinguono per la rigorosa e puntuale attività di ricerca dedicata alle collezioni artistiche cittadine”.
L’esposizione è la prima che la città di Verona dedica agli esordi del Divisionismo italiano, con l’obiettivo di promuovere la conoscenza di uno dei periodi più creativi della storia dell’arte del nostro Paese e, allo stesso tempo, restituire un contesto e un fondamento critico di riferimento alle opere della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti legate a tale ambito figurativo, a partire da S’avanza di Angelo Morbelli, capolavoro esposto nel percorso dedicato alla collezione civica.
Il fulcro della nuova esposizione è costituito dalla Maternità di Gaetano Previati, un capolavoro di grande formato e fortemente evocativo legato al tema “dell’amore materno” e proveniente dalle collezioni di Banco BPM. “Siamo particolarmente lieti e onorati di partecipare alla realizzazione di questa mostra – dichiara il presidente di Banco BPM Carlo Fratta Pasini – rendendo disponibile, per la prima volta a Verona, il monumentale dipinto di Previati e alcune delle opere più significative, tra quelle che fanno parte del nostro patrimonio artistico”.
Il dipinto esposto alla prima Triennale di Brera del 1891 suscitò un vivace dibattito oltre che sulla tecnica divisionista, anche sui possibili esiti simbolici della rappresentazione.
Il famoso artista-critico Vittore Grubicy, già attento sostenitore di Segantini, individuò nella tela di Previati il prototipo della pittura ‘ideista’.
“La nuova tecnica divisionista elaborata da Previati nel monumentale dipinto, puntava – spiega infatti Aurora Scotti – sulla separazione delle pennellate, ma anziché tendere alla piena tersità luminosa mirava ad agire sulla sensibilità dello spettatore, coinvolgendolo nella emozione psicologica dell’evento. A questo il maestro ferrarese si era preparato con un intenso esercizio su temi che sviluppavano la ‘pittura di affetti’ della Scapigliatura, al fine di evocare, attraverso il ductus stesso della pennellata, uno stato d’animo. Un cardine quindi della pittura di emozione e di sentimento, con un ampio spettro di riferimenti nella tradizione pittorica medioevale e moderna”.
Il percorso espositivo costruito attorno al grande dipinto propone celebri capolavori di Gaetano Previati, Medardo Rosso, Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Umberto Boccioni, capaci di restituire in maniera esemplare l’intensa stagione culturale che ha segnato il transito rivoluzionario della pittura italiana ottocentesca nella direzione europea dell’arte moderna d’avanguardia.
Da qui, la rigorosa selezione filologica di una quindicina di opere che mette in evidenza il confronto tra esiti e ricerche diverse contemporanee al maestro ferrarese, ma anche le ricadute e gli stimoli forniti da queste sperimentazioni alle avanguardie del primo Novecento.
Umberto Boccioni, in particolare, cercò un confronto diretto con Previati: la Maternità del Banco BPM rappresenta uno dei cardini del suo percorso critico come punto di riferimento in quel un puntiglioso programma di studio nella storia dell’arte che, dopo molteplici ricerche, lo portarono al Futurismo.
Alla definizione del progetto legato al tema dell’amore materno hanno inoltre contribuito generosamente tutti i prestatori che hanno così reso possibile la realizzazione della mostra fra cui il Museo Segantini di Saint Motitz. Un riconoscimento particolare va ai Musei Civici di Milano, alle Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco, alla Galleria d’Arte Moderna di Milano e al Mart di Rovereto: istituzioni che hanno collaborato attivamente all’elaborazione dei contenuti del progetto scientifico partecipando anche all’ideazione di un piccolo circuito virtuale sul tema dell’amore materno itinerante tra le sedi di Verona, Rovereto e Milano, che il visitatore troverà segnalato nel catalogo e nei fogli di sala dedicati a Le due madri di Segantini, della Galleria d’Arte Moderna di Milano, e all’Autoritratto con la madre di Giorgio de Chirico, del Mart di Rovereto. Tali opere sono da considerare a pieno titolo parte dell’esposizione.”
“L’esposizione – evidenzia Francesca Rossi – è arricchita da un contributo multimediale dedicato alle fasi di gestazione della Maternità di Previati.
Questa preziosa documentazione deriva dalla campagna di analisi scientifiche condotta con gli strumenti più avanzati delle nuove tecnologie presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze allo scopo di monitorare lo stato di conservazione dell’opera e di comprendere la singolarissima tecnica pittorica impiegata dall’artista”.