Archivi categoria: Mostre d’arte

Esposizioni di arti visive personali e collettive, monotematiche e di genere

Dalla National Gallery al Correr: Disegni autentici e rari di artisti che hanno amato Venezia

Sebastiano-del-Piombo_Un-angelo-si-rivolge-al-profeta_-1516-1517_Donato-da-Robert-H_-e-Clarice-Smith(di Jeanne Belhumeur)
Una mostra così, di disegni autentici che ripercorre dal Rinascimento ai primi del Novecento, non si vedeva da tempo. Ospitata al Museo Correr in piazza San Marco, la mostra si apre con i disegni dei più importanti maestri del Rinascimento: Andrea Mantegna, Giovanni Bellini e Vittore Carpaccio di cui è presentata anche una “Sacra conversazione” in un paesaggio di grande lirismo, esempio significativo delle opere su carta dell’artista veneto. Quindi uno straordinario foglio raffigurante un immaginario imperatore orientale, eseguito da Dürer durante il suo soggiorno veneziano e poi i disegni di Giorgione – che introduce in laguna il cosiddetto genere delle Poesie – Domenico Campagnola e Gerolamo Romanino.
Dell’artista, bresciano di nascita ma padovano d’adozione e grande amico di Giorgio da Castelfranco, c’è un disegno firmato, magnifica combinazione di effetti sfumati inondati di una luce straordinaria – “Madonna con bambino, Sant’Antonio Abate, San Francesco e un donatore” – che è considerato dalla critica la pietra di paragone dell’arte su carta del maestro, sia dal punto di vista dell’autenticità sia da quello della massima qualità.
Altri disegni di Lorenzo Lotto e Tiziano e un magnifico foglio con “un angelo e un profeta” di Sebastiano del Piombo, acclamato fin dalla sua comparsa ad un’asta del 1977 come un vero capolavoro dell’artista e, di fatto, come uno dei disegni più raffinati del Rinascimento veneziano.
In questo caso l’aggettivo “veneziano” si riferisce a quel connubio più unico che raro di sensibilità veneziana e forma romana che è caratteristico dell’arte matura di Sebastiano, come mostra il disegno in questione realizzato tra il 1517 e il 1519 per la decorazione della cappella Borgherini di San Pietro in Montorio, su uno schizzo di Michelangelo: pittorico, evocativo delle origini veneziane dell’artista fin dalla scelta di una carta azzurra, più che “disegnare” l’artista “dipinse” su questo foglio, giungendo a un’opera finita ancor più complessa e drammatica di quella realizzata poi su tela.
Opera chiave è anche il rarissimo disegno a gessi colorati di Jacopo Bassano,
che introduce la selezione di lavori del Cinquecento maturo. Il Cristo deriso è uno dei disegni più raffinati tra i sei dedicati dall’artista alla vita di Gesú: tutti di dimensioni insolitamente grandi, eseguiti in gessi policromi su carta azzurra veneziana e risalenti alla fine degli anni Sessanta o agli inizi degli anni Settanta del XVI secolo. Divisi tra Parigi, Amburgo, Berlino, Ottawa, Malibu e Washington e caratterizzati da una potenza straordinaria di segno, questi lavori mostrano il talento e l’originalità di Jacopo nell’uso del colore.
Seguono in mostra studi di figura e composizioni di Jacopo Tintoretto, Paolo Veronese e Palma il Giovane.
Per il Settecento veneziano è documentata in tutti i suoi aspetti attraverso esempi di grande qualità, nella maggior parte dei casi mai esposti in Italia.
I maestri del rococò come Sebastiano Ricci, Antonio Guardi e Antonio Pellegrini (del quale viene proposta un’opera di nuova attribuzione) sono tutti presenti in mostra con disegni caratterizzati da una fragrante libertà di tocco.
Fanno da contraltare le “teste di carattere” di Giambattista Piazzetta, eseguite a gessetto: immagini di malinconica intimità, fra i primi disegni a essere intesi come opere d’arte compiute e, come tali, esposti già dai contemporanei sulle pareti di casa, protetti da un cristallo I lavori esposti in quest’occasione al Museo Correr ne sono un esempio significativo, in particolare il “Giovane che abbraccia una fanciulla” del 1743 ca. (forse il ritratto della figlia Barbara), realizzato in carboncino – come scoperto grazie agli studi ora eseguiti – e in gesso bianco: potenza straordinaria e poesia.
In mostra anche ben dodici opere di Giambattista Tiepolo, una selezione imponente che copre quasi tutto l’arco cronologico della sua attività documentando ogni aspetto della produzione grafica dell’artista – studi compositivi a penna, il disegno del nudo, le caricature – e quindi una speciale sezione dedicata ai paesaggi.
Qui si ammirano le pitture a guazzo colorate realizzate da Marco Ricci e Francesco Zuccarelli, insieme a vedute di canali, lagune e palazzi realizzate dai protagonisti del vedutismo veneziano Francesco Guardi, Bernardo Bellotto e Canaletto – di cui è doveroso segnalare i due disegni della serie dei Fasti dogali – oltre a un nucleo davvero notevole di “rendering” architettonici e immagini fantastiche di Giovanni Battista Piranesi di cui la National Gallery of Art di Washington possiede una delle collezioni più importanti al mondo.
Si sa che la grande storia dell’arte veneziana terminerebbe con la caduta della Repubblica nel 1797, nel corso dell’Ottocento la città, con i suoi canali e le calme ed evocative atmosfere lagunari, diventa invece fonte d’ispirazione per i pittori stranieri dal Romanticismo all’Impressionismo.
Ma la conclusione di questa straordinaria camminata nelle sale del Correr, la mostra di riporta nel mito, in quel sogno che ha costruito e diffuso nel mondo l’immaginario romantico di Venezia, non più Serenissima ma sempre unica e strordinariamente interessante. Non a caso, la mostra si chiude, con alcuni suggestivi disegni di James McNeill Whistler e di John Singer Sargent, entrambi amici di Henry James, dove la stessa luce si fa poesia.
Un catalogo di 382 pagine della Marsilio in italiano e in inglese curato da Andrew Robison conferma il grande appuntamento da non perdere fino al 15 marzo 2015.

Informazioni
www.disegnivenezianiNGA.it
www.correr.visitmuve.it
info@fmcvenezia.it

HEBDO CHARLY. Viva la libertà d’opinione e di satira.

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Dopo l’attacco mortale contro la sede di Charlie Hebdo, il sito del settimanale francese ha messo online una home page completamente nera con un unico messaggio scritto in bianco: Je suis Charlie (siamo tutti Charlie). Nella parte inferiore della pagina un file.pdf traduce “Je Suis Charlie” in diverse lingue. Lo slogan è diventato in pochissimo tempo la frase simbolo di solidarietà alla rivista, dopo un attacco cha ha provocato 12 morti, tra cui quattro fumettisti. L’unico modo per sconfiggere il terrorismo è la soladietà globale che esalti la libertà d’espressione e di satira condanni fermamente questi atti criminosi malvagi. Non ci può essere tolleranza per questa violenza armata “nazifascista”. Ed è inutile insegnare che “al mondo siamo più di un miliardo”, dunque possiamo fare ciò che vogliamo. L’uso della violenza estrema contro persone inermi dev’essere politicamente arginato e sconfitto, al di là di essere – come in Italia pro o contro l’emigrazione epocale. E se ancora possiamo avere un pizzico di libertà, in Occidente, è grazie alla Rivoluzione francese, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e alla Codificazione sul diritto della guerra di Ginevra. Senza di queste anche il pianeta cosiddetto di professione religiosa differente sarebbe stato schiacciato dalla bomba atomica. E se purtroppo qualcuno ancora ffacesse fatica a capirlo perchè sarebbe molto più facile inculcare a dei giovani nullatenenti e borderline che la forza del fuoco è lecita in nome di dio, alibi peraltro assai diffuso anche fra i capi mafiosi di cultura cattolica, dobbiamo asieme chiederci il perchè e come dobbiamo cambiarli questi giovani. Non certo con 32 euro al giorno ed un paio di scarpe da ginnastica ed un paio di jeans sbiaditi ma portandoli ad una consapevole appartenenza di società multiculturale. E’ difficile ma si può fare. 
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