Archivi categoria: Spettacolo

Il palcoscenico in tutte le sue forme come luogo di spettacolo, anche quello che usa un piccolo schermo portatile

Anagoor al 43.Biennale Teatro Venezia con “L.I. | Lingua Imperii” conferma la sua versatilità pluridisciplinare.

CIMG0025 BANNER LIsmall (1)di Angelo Miatello

É la seconda volta che Anagoor, gruppo teatrale nato a Castelfranco quindici anni fa, è invitato alla Biennale Teatro, sezione Young Italian Brunch (la prima volta nel 2011 con Fortuny). Con L.I. | Lingua Imperii in scena venerdì 7 agosto al Teatro Fondamenta Nuove, il gruppo diretto da Simone Derai e Patrizia Vercesi (drammaturgia) ha confermato una propensione alla recita su schemi che vanno oltre. Sviluppare un tema così complesso come l’origine di una lingua e trasformarlo in una parodia, a volte paradossale, mette a confronto una pedagogia scolastica che solo a posteriori ci fa conoscere risultati terribili.
Chi, se non la scuola ha plasmato l’uomo dittatore, razzista, criminale politico? Il dialogo iniziale dei due ufficiali nazisti “a caccia di una verità assoluta sull’ebraicità dei giudei caucasici, parlanti però una lingua neoiranica, tema appassionante sul valore della lingua come unico vero collante di una comunità, altrimenti indefinibile con le categorie razziali” (Stefano De Stefano), fa riflettere, visto che a quella precisa epoca un’ideologia estrema poté giustificare qualsiasi atto contro natura. Tuttavia, il genocidio di ieri (il lemma risale al 1944) non è sparito dalla testa dell’uomo. La mattanza, l’uomo cacciatore per antonomasia colui che cattura e domina un popolo riempie ancora le pagine di cronaca dei nostri giorni. In Lingua Imperii è chiara la manipolazione nel controllare altre culture, imponendo una lingua diversa, quella appunto del dominatore (“cacciatore”), però facendo partecipe lo spettatore  del ruolo che possono avere la memoria e la storia attraverso narrazioni individuali, figure simboliche, testimonianze reali, note musicali e canti originali, videoclip, immagini panoramiche e primi piani, con un apparato costumista studiato nel particolare, con oggetti ricavati da un’utensileria domestica (il ferro piegato della gruccia, i filtri del passaverdura), che nella loro ironica trasformazione sono il simbolo della violenza umana “a scapito dell’Altro”, partendo dal sacrificio di Ifigenia “incoronata” e arrivando alla Shoah e oltre.

LI_Aue_Voss _smallPost scriptum
Leutnant Voss, un linguista arruolato nell’esercito del Terzo Reich, spiega all’ufficiale delle SS, l’hauptsturmbannführer Aue, la complessità degli oltre 50 idiomi parlati nella regione del Caucaso. Il loro dialogo si svolge su due differenti schermi ai lati della scena, sono proiezioni che dettano la cornice teorica di un discorso su lingua e potere, la caccia come sistema di sterminio dell’uomo e la Shoa…(Adriana Pollice)
Dal Caucaso del 1942 sugli schermi lo spettatore si trova confrontarsi sulla scena con attori che rievocano il mito di Ifigenia, trasformata in un animale sacrificale per propiziare il viaggio alla conquista di Troia. Il rito e le regole della caccia, presenti persino nelle storie edificanti dei santi, rendono socialmente praticabile (“giusto”) l’eccidio, a Srebrenica come in Armenia, o quello che sappiamo sulle recenti rivoluzioni arabe.
In scena le armonie vocali si mescolano con delle sonorità elettroniche, assordanti, pruriginose, fino ad aprirsi a due meravigliosi canti tradizionali armeni interpretati da Gayanée Movsisyan. Agli attori la rappresentazione della Shoa: il dominio assoluto esercitato attraverso l’autorità precostituita (la legge scritta), la preparazione al sacrificio e il suo rifiuto, la mattanza. Sullo schermo grande, sul fondo della scena, i volti diventano proiezioni di ritratti, il viso sfigurato da finimenti come fossero cavalli, per poi cedere il passo a pecore, cervi senza controllo sul proprio destino. L’occhio del cervo puntato dal teleobiettivo che già ci ricorda quello dell’asino della Cappella degli Scrovegni a firma di Giotto, non ancora Patrimonio mondiale Unesco.

Note
http://www.anagoor.com/spettacoli/Lingua%20Imperii/Lingua%20imperii.htm

ConigliettoANAGOOR
Anagoor nasce a Castelfranco Veneto nel 2000 raccogliendo, attorno a Simone Derai e Paola Dallan, la precedente esperienza di un gruppo di artisti del teatro. Al primo nucleo si aggiungono Anna Bragagnolo, Marco Menegoni, Moreno Callegari e Pierantonio Bragagnolo, contribuendo alla definizione del gruppo e alla sua direzione. Il gruppo è formato da alcuni studenti del Liceo Ginnasio Statale Giorgione, assistito e “valorizzato” da Patrizia Vercesi, docente titolare di materie classiche, che si adopera anche nella proposta laboratoriale formativa didattica.
Filologia, storia dell’arte, architettura, arti visive, danza, musica, più un lungo, instancabile apprendistato teatrale: questa è la formazione dei giovani componenti di Anagoor. Progetto di politica teatrale (il nome, in onore alla città immaginaria di Buzzati (Le mura di Anagoor), è scelto perché nasce “dall’amore dei suoi fondatori per la città”), nel 2008 inaugura a propria cura La Conigliera: recuperato da un allevamento cunicolo nell’aperta campagna veneta, è oggi spazio dedicato alla ricerca, fra percorsi di residenza, di formazione e rassegne. Il luogo, unico nel suo genere, è ubicato alle porte del parco regionale delle sorgenti del Sile, in via Palù di Castelminio di Resana. Dove la natura si lascia in parte dominare dall’uomo.
Nel 2007 Operaestate Festival inserisce Anagoor in Piattaforma Teatro Veneto tra le più significative emersioni teatrali regionali. Nel 2008 è finalista al Premio EXTRA segnali dalla nuova scena italiana con jeug. Nel 2009 riceve la segnalazione speciale del Premio Scenario 2009 per Tempesta. Nel 2010 è finalista al Premio Off del Teatro Stabile del Veneto. Nel 2011 lo spettacolo Fortuny è invitato alla Biennale Teatro di Venezia sezione Young Italian Brunch. Tempesta debutta all’Institute of Contemporary Art di Londra e al Waves Theatre Festival in Danimarca. Anagoor è ospite al festival Escrita na paisagem in Portogallo. Anagoor si insedia e abita, per un evento eccezionale, unico e irripetibile, il Museo Fortuny di Venezia: il palazzo non si apriva ad un allestimento performativo dal passaggio di Peter Greenaway. Nel 2012 debutta al Trento Film Festival lo spettacolo L.I. Lingua Imperii. A Milano all’interno di Festival MiTo debutta Et manchi pietà, concerto dell’Accademia d’Arcadia con installazione video a cura di Anagoor. Tempesta è invitato al festival Temps d’images a Parigi. Anagoor è parte di Fies Factory, curato da Centrale Fies. Al Napoli Teatro Festival di quest’anno la compagnia Anagoor presenta due pièce L.I.| Lingua Imperii e Virgilio brucia, entrambi a Castel Sant’Elmo.

L.I. | Lingua Imperii
violenta la forza del morso che la ammutoliva
Spettacolo vincitore del premio Jurislav Korenić per la regia al GRAND-PRIX del 53mo Festival MESS di Sarajevo 2013
Attori Anna Bragagnolo, Moreno Callegari, Viviana Callegari, Marco Crosato, Paola Dallan, Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Alessandro Nardo, Monica Tonietto
e Hannes Perkmann, Hauptsturmbannführer Aue; Benno Steinegger, Leutnant Voss
Voci fuori campo di Silvija Stipanov, Marta Cerovecki, Gayanée Movsisian, Yasha Young, Laurence Heintz
Traduzione e consulenza linguistica Filippo Tassetto
Costumi Serena Bussolaro, Silvia Bragagnolo, Simone Derai
Musiche originali Mauro Martinuz, Paola Dallan, Marco Menegoni, Simone Derai, Gayanée Movsisyan, Monica Tonietto
Musiche non originali Komitas Vardapet, musiche della tradizione medievale armena
Video Moreno Callegari, Simone Derai, Marco Menegoni
Drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi
Regia Simone Derai
Produzione Anagoor 2012
Coproduzione Trento Film Festival, Provincia Autonoma di Trento, Centrale Fies, Operaestate Festival
Young Italian Brunch è realizzato in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

Fonti letterarie tratte da: Jonathan Littell, Winfried Georg Sebald, Primo Levi, fino al saggio L.T.I. Lingua Tertii Imperii di Victor Klemperer: “Linguista di Dresda ebreo – spiega Derai -, scrisse diari che sono una documentazione della trasformazione del tedesco, con la comparsa di una lingua nuova, che è quella del Reich: una lingua che impoverisce il tedesco, le sue tradizioni; che urla, che suggerisce parole, le infila nella testa delle persone”.

LI 1Note
“Genocidio, termine legale coniato solo nel 1944 dal Ttribunale di Norimberga, dal greco  genos “razza”, e suff. “cide”). “Destruction  méthodique d’un groupe ethnique. L’extermination des Juifs par les Nazis est un génocide” (Le Petit Robert, 1973, p.779)
Parlare della caccia all’uomo significa parlare di un segmento di una più lunga storia di violenza perpetrata dai dominatori. La caccia di cui vogliamo parlare non è una caccia metaforica. Con essa intendiamo quei concreti fenomeni storici in cui alcuni essere umani furono inseguiti, cacciati, catturati e uccisi nelle forme della caccia. Queste sono state abitudini ricorrenti in Europa, talvolta perpetrate dalle masse, e le forme di questi costumi furono teorizzati per la prima volta nell’antica Grecia prima di essere formidabilmente esportate in tutto il mondo nell’era moderna durante lo sviluppo del capitalismo transatlantico.
In Italiano caccia ha due significati: uno è “l’atto di cacciare, in particolare la selvaggina”, l’altro è “l’atto di espellere qualcuno con violenza, forzare qualcuno ad abbandonare un luogo”. Così di base abbiamo due forme di caccia: una caccia di inseguimento e una caccia di espulsione. Una caccia che cattura e una che esclude. Sono due processi differenti ma che possono essere complementari: cacciare uomini spesso significa che quegli stessi uomini devono essere stati prima espulsi, cacciati via dalla società, dall’ordine comune. (…)
Dall’antichità la memoria poteva essere albergata nel lobo dell’orecchio (per Plinio; per i Romani, si tirava materialmente il lobo per rafforzare la memoria) o nel cuore (dal latino “cor, cordis, cuore, la particella re- (recordarsi) indica un rapporto reciproco, un voltarsi indietro, letteralmente girare il proprio volto/sguardo verso qualcuno o qualcosa o verso un interno, in questo caso un rivolgersi all’intimità del proprio cuore; ricordare significa quindi ricucire un rapporto strappato con il proprio cuore…).
Due parti della stessa medaglia che nella pièce “L.I.” sono al centro di tutto il ragionamento. Ma da questa particolare racine ideologica, tutto il racconto di novanta minuti con nove giovani attori, di cui un bravissimo Marco Menegoni, si attorciglia come un serpente sul valore di una lingua e sui disastri che la stessa ha provocato. Il fare teatro del gruppo Anagoor (dalla città immaginaria di Buzzati, “è scelto perché nasce dall’amore dei suoi fondatori per la città”), è composito e pluridisciplinare con una “visione algoritmica”, essenziale, algida e simmetrica, fatta di compilazioni maniacali e di rigore assoluto, sospesa fra l’intricata matassa del tema e la linearità pedagogica di una visione mutuata dalla tragedia greca. Il tutto shakerato poi grazie alla multimedialità, “fermata” su tre schermi su cui si svolge il dialogo fra due ufficiali nazisti a caccia di una verità assoluta: l’ebraicità dei giudei caucasici, parlanti però una lingua neoiranica.
“In linguistica, per esempio, la grammatica indo-germanica comparata ha permesso di formulare una teoria delle mutazioni fonologiche che ha un ottimo valore predittivo. Già Bopp, nel 1820, faceva derivare il greco e il latino dal sanscrito. Partendo dal medio iranico e seguendo le stesse regole fisse, si ritrovano parole in gaelico. Funziona, ed è dimostrabile. E perfettamente comprensibile se un linguista di vaglia si abbandona a sottilissime disquisizioni del genere in una condizione di normalità. Ma se quel linguista, Voss, rivolge quelle parole a un ufficiale delle SS, Maximilien Aue, tra un’ammazzatina e l’altra di ebrei, zingari e comunisti nel Caucaso del i 942? Si tratta, in tal caso, della tremenda impassibilità del male: che è il tema de «Le Benevole», il best-seller di, Jonathan  Littell che mi ha fornito il passo dì cui sopra. Ebbene, proprio tre dialoghi fra Voss e Aue costituiscono la colonna portante di “L.I. | Lingua Imperii” , lo spettacolo – importante e bellissimo – che la compagnia Anagoor ha presentato a Castel Sant’Elmo nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia. Il regista Simone Derai (autore, con Patrizia Vercesi, anche della drammatur-gia) gli ha conferito la forma di un rituale che accoglie suggestioni da tutte le esperienze capitali del teatro d’avanguardia  (leggi, poniamo: Living Theatre, OdinTeatret, Grotowsky, Teatro Immagine, Il Carrozzone, giù giù fino alle sperimentazioni sulla voce della Raffaello Sanzio) per fonderle – ecco l’approdo straordinario – nel crogiolo di un acuto senso della storia che si nutre, insieme, di smarrite tenerezze e vertiginose scalate concettuali. Un esempio? Mentre si leggono su uno schermo e si sentono recitati in inglese, tedesco, francese, croato, russo e armeno i “Consigli per un genitore in lutto”, gli attori indossano corone di fronde, come per una festa, e poi si spogliano e, ammucchiati i vestiti in un canto, si accasciano disordinatamente gli uni sugli altri. Già, la Shoah. E davvero m’è sembrato che si spargesse, su quella sequenza, la consolazione del Qaddish intonato per i defunti. Si, la parola che Anagoor porta in scena è certo quella che, tacendo o mentendo, si fa complice del potere, ma è anche quella a che, risuonando in teatro, si fa veicolo di rinascita. Accade, e basterebbe questo, con i canti folcloristici raccolti da Komitas Vardapet prima d’impazzire di dolore per il genocidio armeno e morirne”.

43.Festival del Teatro: due generazioni a confronto

Rid_MG_4777_sRGB-6Si conclude domani, domenica 9 agosto, il 43. Festival Internazionale del Teatro diretto da Àlex Rigola e organizzato dalla Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta.
“Siamo lieti di aver potuto dar vita a un’iniziativa molto qualificata, unica in Italia e forse non solo in Italia, nella quale un’intera generazione di registi dialoga e opera con nuove generazioni di futuri attori e registi – dichiara il Presidente Baratta. L’insieme di College e Festival ha generato un validissmo edificio costruito su questi due pilastri. Per la vita culturale italiana e in particolare per la vita teatrale un’iniziativa che non solo colma un vuoto, ma che ci fa luogo di dialogo con le più vivaci energie presenti e operanti in questi anni in Europa. Il Direttore artistico Rigola, insieme alla Biennale, ha fatto un lavoro davvero magnifico”.
Punto di congiunzione tra College e Festival è il percorso intitolato La terra trema, che verrà presentato domani, a partire dalle 15.00 (in replica alle 16.00 e alle 17.00) in vari luoghi di Venezia. Come ogni anno, infatti, Àlex Rigola conclude il Festival con un percorso a tappe nella città fatto di brevi spettacoli, schegge di teatro nate dai laboratori che si sono svolti con gli attori selezionati per Biennale College – Teatro. Giovani artisti che in pochi giorni, affidandosi ai Maestri, sono protagonisti di questi frammenti disseminati in luoghi diversi. Così è stato nel 2011, con il percorso dei Sette peccati, e di nuovo nel 2013 con Shakespeare x 5. Quest’anno il tema proposto da Rigola a Christiane Jatahy, Antonio Latella, Jan Lauwers, Fabrice Murgia, Milo Rau, Falk Richter, Agrupación Señor Serrano è La terra trema. Il richiamo al capolavoro neorealista di Luchino Visconti è un invito ad ognuno dei 7 registi a scegliere come titolo e come tema del proprio laboratorio una delle tante aree geopolitiche di crisi che sono storia dei nostri giorni, luoghi emblematici e problematici.
Si parte da Palazzo Pisani, sede del Conservatorio di Venezia, dove nella Sala Concerti Alessandra Aidinis, Rajeev Badhan, Caroline Breton, Aina Clotet, Cedric Eeckhout, Anna Júlia Feijó Do Amaral, Corradina Grande, Herve Guerrisi, Claire Lapeyre Mazerat, Sara Marin, Antonio Pauletta, Carlotta Plebs, Andrea Romano, Michael Schermi, Veronica Cendoya Serra, Michele Degan, Mamen Duch sono i protagonisti di Mediterraneo, proposto da Christiane Jatahy; dalla Sala concerti il pubblico passerà alla Sala prove del palazzo dove Nao Albet, Anna Lisa Amodio, Julien Bouffier, Antonio Calone, Busetta Fabien-Aïssa, Ulrike Günther, Nils-Arne Kässens, Francesca Loda, Mélanie Martinez Llense, Marion Pillé, Matteo Ramundo, Riccardo Raschi, Natalia Sánchez, Giselle Vegter, Małgorzata Wdowik, Paolo Zaffaina, Bartek Zurowski presenteranno Congo, esempio del teatro socio-politico di Milo Rau.
Restando in area San Marco, il pubblico raggiungerà il Teatro La Fenice: qui, nelle Sale Apollinee, Antonio Latella si confronta con la Città del Vaticano insieme a Liliana Benini, Valentina Capone, Giandomenico Cupaiuolo, Francesco Di Leva, Luigi Di Pietro, Federica Gelosa, Gaia Insenga, Francesco Martino, Gianluca Merolli, Aglaia Mora, Marta Pizzigallo, Laura Pizzirani, Barbara Ronchi, Francesco Santagada, Mauro Sole, Pino Carbone, Livia Ferracchiati, Erika Galli, Riccardo Mallus, Martina Ruggeri; a seguire, nella Sala del Loggione, i performer Jessica Batut, Luca Carboni, Gabriel Da Costa, Kristin Falksten, Johannes Frick, Thomas Gonzales, Rosabel Huguet Dueñas, Piersten Leirom, Caroline Pagani, Tatjana Pessoa, Martino Rivas Lopez, Johanna Roggan, Nico Rogner, Elisabetta Scarano, Massimo Scola, Segal Yaniv, Elna Lindgens, Hrvoje Korbar, Arija Rizvic presentano Dresda, la città barocca distrutta nella Seconda guerra mondiale, che fa riflettere Falk Richter sulle spinte e le correnti politiche reazionarie che scuotono la Germania oggi.
Da San Marco il pubblico approderà all’Arsenale – prima alle Tese dei Soppalchi e poi nelle Sale d’Armi – e al Delta del Niger, che Agrupación Señor Serrano mette in scena con Andrea Ciommiento, Matteo De Blasio, Andrea Lanciotti, Emilio Marchese, Raffaella Menchetti, Eugenio Papalia, Eleonora Pippo, Marina Prados Vila, Petra Rotar, Sara Serrano, Camilla Soave, Matteo Spiazzi, Maria Luisa Usai, Ping-Hsiang Wang, Dimitris Zahos. Dall’Africa si volerà in America del Sud, a Santiago, con i performer Chiara Capitani, Gemma Carbone, Rossella Cecili, Evita Ciri, Riccardo Festa, Lara Finadri, Regina Orioli, Vero Rodowicz, Lara Russo, Nicola Sorrenti, Paolo Stoppani, Eugenia Tempesta, Emanuele Tontini, Emilia Verginelli guidati da Fabrice Murgia; per poi lasciarci riportare in Europa da Jan Lauwers e dalla sua interrogazione sull’uomo riflessa nelle voci e nei corpi di Tom Adjibi, Paola Calliari, Marc Clotet, Julian Dionne, Irene Escolar Navarro, Emmanuel Grospaud, Lacrosse Hélène, Mélodie Lasselin, Elik Niv, Louise Pascal, Lison Petit, Pietro Quadrino, Gurshad Shaheman, Milica Stefanovic, Jorijn Vriesendorp, Anna Hohler.
“Oggi più che mai, il teatro – nelle sue forme migliori – è inquieto, s’interessa delle contraddizioni irrisolte del presente, si fa luogo di analisi, discussione, confronto con la realtà, anche la più aspra. E la Biennale 2015 non poteva fare eccezione a una simile tendenza. Con La terra trema, il viaggio degli spettatori nelle calli, nei campi, i ponti di Venezia si trasforma in un viaggio attraverso il mondo, in mezzo ai conflitti dell’oggi: raccontati, ancora e di nuovo, dal teatro” (dal catalogo).

Si ringrazia la Regione del Veneto per il sostegno accordato al programma del Settore Teatro della Biennale di Venezia.

Informazioni e punti vendita
Ca’ Giustinian (mar.>sab., 15.00>19.00) o http://www.labiennale.org
Venezia Unica (al Lido, Piazzale Roma, Mestre, Dolo e Sottomarina)

PROGRAMMA DI DOMENICA 9 AGOSTO
ore 15.00 (replica ore 16.00 e 17.00)
Conservatorio – Sala Concerti, Conservatorio – Sala Prove, Teatro la Fenice – Sale Apollinee, Teatro la Fenice – Sala del Loggione, Arsenale – Tese dei Soppalchi, Arsenale – Sala d’Armi A, Arsenale – Sala d’Armi G
LA TERRA TREMA
percorso itinerante in 7 spettacoli brevi di Christiane Jatahy (Mediterraneo), Milo Rau (Congo), Antonio Latella (Città del Vaticano), Falk Richter (Dresda), Agrupación Señor Serrano (Delta del Niger), Fabrice Murgia (Santiago), Jan Lauwers (Europa)
con gli attori selezionati di Biennale College – Teatro 2015

La Regione Veneto allea 72.Mostra del Cinema

1343120383008Anche quest’anno la Regione del Veneto sarà presente alla Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia, all’interno di uno spazio condiviso con La Biennale. Lo ha deciso la Giunta regionale deliberando, su proposta degli assessori alla Cultura e al Turismo Cristiano Corazzari e Federico Caner, le modalità di partecipazione della Regione Veneto alla 72a edizione della Mostra del Cinema, in programma dal 2 al 12 settembre, e il relativo contributo finanziario di 80 mila euro. “La Regione del Veneto – dichiarano Corazzari e Caner – ha voluto confermare, con la propria presenza istituzionale l’impegno diretto alla promozione del sistema veneto del cinema. La Mostra del Lido, infatti, è una vetrina d’eccezione per promuovere il Veneto e la sua Regione su tutti i media presenti”. Lo spazio espositivo della Regione Veneto, all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia, ospiterà anche un programma di iniziative volto a valorizzare i territori, le film commission locali, le case di produzione e registi presenti. La Mostra del Cinema sarà quindi occasione privilegiata e preferenziale per valorizzare le potenzialità cinematografiche e gli autori veneti, e a fare del cinema uno straordinario strumento di cultura, turismo e produzione economica”
“Sono certo – aggiunge l’assessore alla Cultura – che il contesto internazionale della Mostra sarà ulteriore occasione per valorizzare il sistema veneto del cinema e dell’audiovisivo, il settore dei professionisti e delle imprese venete, oltre a promuovere la cultura cinematografica, il territorio e le sue potenzialità nello spirito di libertà e di dialogo che sono caratteristiche principali di questa manifestazione”.
Il programma degli eventi organizzati dalla Regione Veneto alla Mostra sarà reso noto in concomitanza con la divulgazione del programma ufficiale delle proiezioni in concorso.

Biennale Teatro 2015: Anagoor con Lingua Imperii al Teatro Fondamenta Nuove

LI_Aue_Voss _smallLa sezione Young Italian Brunch del 43. Festival Internazionale del Teatro, dedicata alla giovani compagnie italiane più innovative, propone venerdì 7 agosto al Teatro Fondamenta Nuove (ore 12.00) L.I.|Lingua Imperii di Anagoor, compagnia di Castelfranco Veneto. Lo spettacolo, che parla del rapporto tra linguaggio e potere attraverso la storia con immagini e simboli forti come la caccia e la Shoa, è “un esemplare concentrato delle modalità espressive che si usano oggi – nessuna trama da rappresentare, nessun personaggio da interpretare, ma una pura composizione di frammenti verbali, visivi, sonori – coniugato con una profondità di pensiero che colloca il gruppo ai vertici della nuova scena nazionale” (Renato Palazzi, Il Sole 24 Ore).
Nel pomeriggio (ore 16.00) il tradizionale incontro con i maestri della regia, moderato dal critico Andrea Porcheddu, vede nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian la brasiliana Christiane Jatahy e Agrupación Señor Serrano, compagnia vincitrice del Leone d’argento per l’innovazione teatrale.
La sera al Teatro alle Tese (ore 20.00) debutta in prima italiana Notre peur de n’être (La nostra paura di non essere) per la regia di Fabrice Murgia, considerato il cantore della solitudine urbana e delle angosce generazionali, dipinte “con i colori del suo tempo”, attraverso il mondo di immagini in cui è cresciuto il regista.

In Notre peur de n’être, spettacolo che ha trionfato lo scorso anno ad Avignone, il trentenne regista belga – premiato nel 2014 con il Leone d’agento – racconta la sindrome giapponese, ma diffusa in tutte le società occidentali, degli hikikomori, giovani iperconnessi che vivono reclusi da ogni contatto col mondo. “L’hikikomori non è annoiato. Né vegeta. La sua è una scelta, un modo di conoscere la vita. Non distingue più tra il giorno e la notte, e si costruisce una propria visione del mondo attraverso pochi elementi rassicuranti, fra cui lo schermo che gli permette di osservare il mondo come vuole”.
Tre sono i personaggi in scena con le loro storie e le loro solitudini: un vedovo, che cerca conforto nel suo cellulare; Sarah, alla ricerca di un senso della vita e della morte; Hikki, chiuso nella sua stanzetta d’infanzia. Ancora una volta Murgia affronta il tema della solitudine che mette l’individuo ai margini della società, costruendo uno spettacolo che distilla angoscia, ma che pure lancia un messaggio di speranza. “A volte sogno che gli hikikomori si preparino ad uscire per le strade, come profeti di una generazione e che, dalla propria stanza, trasformino gli strumenti di schiavitù in un messaggio di speranza per l’umanità “.
Lo spettacolo è stato realizzato con il sostegno di AC/E- Acción Cultural Española, IRL – Institut Ramón LLull, INAEM- Ministerio de Cultura.

Informazioni e punti vendita
Ca’ Giustinian (mar.>sab., 15.00>19.00) o www.labiennale.org
Venezia Unica (al Lido, Piazzale Roma, Mestre, Dolo e Sottomarina)

PROGRAMMA DI VENERDI’ 7 AGOSTO
ore 12.00 Teatro Fondamenta Nuove
Young Italian Brunch: Anagoor
L.I. | Lingua Imperii 
violenta la forza del morso che la ammutoliva (90’)
regia Simone Derai
costumi Serena Bussolaro, Silvia Bragagnolo, Simone Derai
drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi
con (dal vivo) Anna Bragagnolo, Moreno Callegari, Marco Crosato, Paola Dallan, Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Alessandro Nardo, Eliza Oanca, Monica Tonietto; (in video) Hannes Perkmann (Hauptsturmbannführer Aue), Benno Steinegger (Leutnant Voss)
voci fuori campo Silvija Stipanov, Marta Cerovecki, Gayanée Movsisian, Yasha Young, Laurence Heintz
traduzione e consulenza linguistica Filippo Tassetto
musiche originali Mauro Martinuz, Paola Dallan, Marco Menegoni, Simone Derai, Gayanée Movsisyan, Monica Tonietto
musiche non originali Komitas Vardapet, musiche della tradizione medievale armena
video Moreno Callegari, Simone Derai, Marco Menegoni
produzione Anagoor
coproduzione Trento Film Festival, Provincia Autonoma di Trento, Centrale Fies, Operaestate Festival
in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale

ore 16.00 Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
incontro pubblico con Christiane Jatahy e Agrupación Señor Serrano
moderatore Andrea Porcheddu

RidNP2-®JeanLouisFernandez124ore 20.00 Teatro alle Tese
Fabrice Murgia (BE)
Notre peur de n’être (80’) prima nazionale
testo e regia Fabrice Murgia
con Clara Bonnet, Nicolas Buysse, Anthony Foladore, Cécile Maidon, Magali Pinglaut, Ariane Rousseau
collaborazione alla drammaturgia Vincent Hennebicq
consulenza artistica Jacques Delcuvellerie
in collaborazione con Michel Serres, autore del saggio Petite Poucette – Éditions Le Pommier
scene Vincent Lemaire
luci Marc Lhommel
video Jean-François Ravagnan e Giacinto Caponio
musiche Maxime Glaude
assistente alla regia Vladimir Steyaert
produzione Cie Artara, Théâtre National-Bruxelles
in coproduzione con L’Aire Libre/St Jacques de la Lande; La Comédie de Caen; La Comédie de Saint-Etienne; La Comédie de Valence; Le Groupov; La Maison de la Culture de Tournai/NEXT Festival; Le manège.mons et la Fondation Mons 2015 – Capitale européenne de la Culture; Le Théâtre de Grasse; Le Théâtre de Liège; Le Théâtre de Namur; Le Théâtre des Bergeries/Noisy le Sec; Le Théâtre Dijon-Bourgogne; Le Carré Sainte-Maxime
e con il supporto di la Fédération Wallonie-Bruxelles; Wallonie-Bruxelles International; Centre Wallonie Bruxelles/Paris; DIESE # Rhône Alpes; Eubelius; Riva Audio; Sabam for culture; Franco Dragone Entertainment Group
Segui la Biennale su su: Facebook | Twitter Youtube | InstagramFlickr

Sabato 1 agosto: La Zaranda e il maestro Lluís Pasqual, preceduti da Helen Cerina per Young Italian Brunch

rid el caballero de olmedo -® ros ribas 05.0436Va in scena il teatro spagnolo, sabato 1 agosto al 43. Festival Internazionale del Teatro: con la storica compagnia La Zaranda e il maestro Lluís Pasqual, preceduti dal debutto di Helen Cerina per la sezione dedicata alle compagnie italiane, Young Italian Brunch. E’ il secondo appuntemento al Teatro Fondamenta Nuove (ore 12.00): Helen Cerina presenta Iperrealismi, spettacolo di danza nato dall’idea di riprendere con la videocamera persone anonime in situazioni pubbliche e riprodurre i loro movimenti in altri luoghi e in teatro.
Nel pomeriggio (ore 16.00), nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale, si svolgerà l’appuntamento quotidiano con le conversazioni, aperte al pubblico, dedicate ai registi invitati al 43. Festival, condotte dallo studioso di teatro Andrea Porcheddu. Sabato è la volta di Thomas Ostermeier.
Al Teatro Piccolo Arsenale (ore 18.00) debutta in prima nazionale El Régimen del pienso, l’ultimo lavoro di Eusebio Calonge e della compagnia La Zaranda, “il loro miglior lavoro, una parabola orwelliana del presente”, secondo il quotidiano catalano La Vanguardia.
Il titolo dello spettacolo, che in italiano potrebbe essere tradotto come Il Regime del Mangime, è carico di richiami: da una parte regimen, come in italiano, può fare riferimento a un sistema politico autoritario ma anche a una dieta alimentare. Dall’altra parte pienso è il mangime per gli animali e la prima persona del verbo pensare (‘io penso’). E nel Régimen del pienso tutti questi elementi prendono forma.
Un’epidemia dovuta all’eccesso di cibo colpisce i porcili della zona, e se i maiali iniziano a divorarsi tra loro, le reazioni degli uomini non sono da meno. La crisi generata dall’epidemia porta ai licenziamenti. E i licenziamenti portano alla lotta per un posto di lavoro, che alla fine è condanna a una vita vuota e routinaria, senz’altra speranza che una morte indolore. Le vite degli animali e degli uomini s’incrociano così fino a confondersi. Come racconta Eusebio Calonge, regista della compagnia: “senza tralasciare gli elementi tragicomici che caratterizzano la compagnia, questo è un lavoro duro e nero in cui raffiguriamo la nostra visione del mondo”.
Segue al Teatro alle Tese (ore 20.00) il debutto nazionale di un classico del siglo de oro di Lope de Vega, El Caballero de Olmedo, firmato da Lluís Pasqual, regista ben noto ai palcoscenici europei e celebrato anche in Italia. Il regista catalano lo aveva messo in scena più di vent’anni fa, questo “grande poema dell’amore spezzato, un amore che passa dalla luce alle tenebre, dalla felicità dell’abbondanza al dolore dell’assenza”; e vi torna oggi alla guida di un gruppo di giovani interpreti di due compagnie spagnole: Kompanyia Lliure e Joven Compañía Nacional de Teatro Clásico. Il risultato è una “versione vivace, poetica, musicale e molto raffinata di El Caballero de Olmedo … Uno spettacolo quasi lorchiano … in cui la musica è una meraviglia. La polifonia iniziale, diretta da Dani Espasa, scioglie anche il cuore più duro, le voci e le chitarre flamenche di Pepe Motos e Antonio Sánchez pongono l’accento sui passaggi lirici, e aumentano, con tocchi delicati, l’atmosfera di pericolo e mistero del secondo tempo. Inoltre, le percussioni alzano la tensione e danno ritmo ai combattimenti” (Marcos Ordóñez, El País).
Gli spettacoli di Pasqual e la Zaranda sono stati realizzati con il sostegno di AC/E- Acción Cultural Española, IRL – Institut Ramón LLull, INAEM- Ministerio de Cultura.

Informazioni e punti vendita
Ca’ Giustinian (mar.>sab., 15.00>19.00) o http://www.labiennale.org
Venezia Unica (al Lido, Piazzale Roma, Mestre, Dolo e Sottomarina)

PROGRAMMA DI SABATO 1 AGOSTO

ore 12.00 Teatro Fondamenta Nuove
Young Italian Brunch: Helen Cerina
Iperrealismi (50’)
idea e regia Helen Cerina
performance Francesca Gironi, Orlando Izzo, Elisa Mucchi, Annalì Rainoldi
costumi Valentina Ragni e Helen Cerina
suoni Aliendee
musiche P.Tchaikovsky, Joan as Police Woman
luci Chiara Zecchi e Helen Cerina
in collaborazione con il Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale
ore 16.00 Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
incontro pubblico con Thomas Ostermeier – moderatore Andrea Porcheddu

ore 18.00 Teatro Piccolo Arsenale
La Zaranda (ES)
El Régimen del Pienso (90’) prima nazionale
di Eusebio Calonge
regia e scene Paco de la Zaranda
con Javier Semprún, Gaspar Campuzano, Francisco Sánchez , Luis Enrique Bustos
drammaturgia e luci Eusebio Calonge
coproduzione La Zaranda, Temporada Alta Festival de Tardor de Catalunya (Salt/Girona)

ore 20.00 Teatro alle Tese
Lluís Pasqual (ES)
El Caballero de Olmedo (80’) prima nazionale
di Félix Lope De Vega
adattamento di Lluís Pasqual a partire dalla versione di Francisco Rico
regia Lluís Pasqual
scene Paco Azorín
costumi Alejandro Andújar
luci Lluís Pasqual e Fernando Ayuste
con Laura Aubert, Javier Beltrán, Paula Bianco, Jordi Collet, Carlos Cuevas, Pol López, Pepe Moto, Francisco Ortiz, Mima Riera, Antonio Sánchez, Rosa Maria Sardà – Francesca Piñón, David Verdaguer, Samuel Viyuela González
maestro d’armi e coreografia Isaac Morera
composizione e direzione musicale Dani Espasa
suono Roc Matey
video Franc Aleu
coproduzione Teatre Lliure e Compañía Nacional de Teatro Clásico

LA GIORNATA DEI LEONI: Agrupación Señor Serrano (leone d’argento) e Cristoph Marthaler (leone d’oro)

Christoph_MarthalerGiornata di festeggiamenti lunedì 3 agosto per il 43. Festival Internazionale del Teatro. Nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (ore 16.00) avrà luogo una duplice premiazione: il Leone d’argento per l’innovazione teatrale assegnato ad Agrupación Señor Serrano, compagnia di performing arts fondata sull’innovazione e la ricerca delle nuove tecnologie nello spettacolo dal vivo, e il Leone d’oro alla carriera al regista Cristoph Marthaler. La cerimonia di consegna avverrà alla presenza di Paolo Baratta, Presidente della Biennale e di Àlex Rigola, Direttore del Settore Teatro.
La giornata del 43. Festival vedrà poi in scena Giulio Cesare. Pezzi staccati di Romeo Castellucci, fra i marmi e le statue barocche del Cortile del Conservatorio di Venezia in doppia replica (17.30 e 19.30). E’ il “teatro mentale” di Romeo Castellucci, un “teatro che produce idee” come dice lo stesso regista, dove gli attori sono corpi parlanti, segni o gesti in un quadro denso di pensieri e immagini. Alla Biennale Romeo Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio tornano con Giulio Cesare. Pezzi staccati, enucleando dallo storico spettacolo del ’97 i due monologhi centrali: il discorsi di “…vskij”, ovvero del teorico del naturalismo nell’interpretazione scenica Stanislavskij, e il climax dell’orazione funebre di Marco Antonio a Giulio Cesare, quintessenza dell’ars rhetorica. Dell’opera più letteraria di Shakespeare, Castellucci afferma di mostrare “l’elemento organico della voce, l’aspetto mortifero del linguaggio”, facendone un lavoro sul linguaggio e sull’arte, il testo e la parola, il teatro e la sua origine. I due monologhi, dunque, si fronteggiano qui come due nuclei vivi, pezzi staccati del “dramma della voce alle prese con il potere retorico, la forza di fascinazione della parola”. Da un lato, nel discorso di “…vskij”, la parola è fisicamente indagata: una sonda endoscopica calata nella glottide dell’interprete ne trasferisce ogni minimo movimento su di uno schermo in un viaggio che è a ritroso: dall’esterno verso l’interno, dalla voce agli organi della sua produzione, le corde vocali. Dall’altro, nel discorso di Marco Antonio, è la parola ferita di un attore laringectomizzato a prendere corpo, con la sua voce esofagea, amplificata dall’apparecchio fonatorio, espressione di un dire squassato. “In una teologia negativa della voce – ha scritto la studiosa Piersandra Di Matteo – il buco attraverso cui passa il respiro di Marco Antonio lascia intravedere in assenza la gola rivoltata di “…vskij”.

La serata si conclude al Teatro alle Tese (ore 22.00) con Never Forever, in cui Falk Richter dipinge una società post-umana, abitata da guerrieri metropolitani, individui in lotta per la sopravvivenza pronti a commettere atti estremi pur di affermare la propria esistenza; individui monitorati e analizzati di una società iperconnessa; che hanno perso ogni certezza, sanno tutto della persona accanto, anelano all’intimità, ma rifuggono da qualsiasi contatto. Concepito da Falk Richter con il coreografo israeliano Nir de Volff – più volte presente nei lavori di Constanza Macras – e la sua compagnia di danzatori Total Brutal che si mescolano a parte della compagnia della Schaubühne, Never Forever è uno spettacolo adrenalinico e di una fisicità estrema, dove le linee del movimento si tendono fino a esplodere in un’energia animalesca per virare bruscamente nell’intimità e nella fragilità del contatto.

Per la prima volta in Italia, Falk Richter è considerato uno dei più importanti drammaturghi e registi tedeschi della sua generazione: i suoi lavori sono stati tradotti in più di 25 lingue e in qualità di regista è stato in residenza alla Schaubühne di Berlino nel 2000 e ha collaborato con i maggiori teatri di area tedesca (Burgtheater di Vienna, Schauspielhaus Hamburg, Schauspielhaus Zurich, Salzburger Festspiele, Vienna States Opera, Ruhrtriennale, Theatre National Brussels, Frankfurt Opera). Dalla collaborazione con Anouk van Dijk, iniziata oltre dieci anni fa, sono nati Nothing Hurts (Kampnagel 1999, Berlino 2000), Trust (2009), Protect me (2010). Con Nir de Volff aveva collaborato per Small Town Boy, cui segue Never Forever.

PROGRAMMA DI LUNEDI’ 3 AGOSTO
ore 16.00 Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
Leone d’oro alla carriera – Christoph Marthaler
Leone d’argento – Agrupación Señor Serrano
cerimonia di consegna del Leone d’oro e del Leone d’argento

ore 17.30 e 19.30 Cortile del Conservatorio Benedetto Marcello
Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio (I)
Giulio Cesare. Pezzi staccati (45’)
intervento drammatico su W. Shakespeare
ideazione e regia Romeo Castellucci
con Dalmazio Masini, Simone Toni, Gianni Piazzi
produzione Socìetas Raffaello Sanzio
in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna
in replica martedì 4 agosto

ore 22.00 Teatro alle Tese
Falk Richter (D)
Never Forever (105’) prima nazionale
progetto di Falk Richter e TOTAL BRUTAL
testo e regia Falk Richter
coreografia Nir de Volff / TOTAL BRUTAL
scene Katrin Hoffmann
costumi Daniela Selig
musiche Malte Beckenbach
drammaturgia Nils Haarmann
luci Carsten Sander
con Jule Böwe, Florian Bilbao, Katharina Maschenka Horn, Johanna Lemke, Ilse Ritter, Chris Scherer, Kay Bartholomäus Schulze, Tilman Strauß
produzione Schaubhüne, TOTAL BRUTAL

Hate Radio, Milo Rau racconta il più brutale dei genocidi dalla fine della Guerra fredda, avvenuto in Ruanda

rid 03_HateRadio_IIPM_2011_DanielSeiffert(c)_20Milo Rau arriva a Venezia per il 43. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia. Nome nuovo e in forte ascesa sulla scena internazionale, il regista svizzero presenta, martedì 4 agosto al Teatro Piccolo Arsenale (ore 21.00), il suo lancinante Hate Radio.
Hate Radio racconta il più brutale dei genocidi dalla fine della Guerra fredda, avvenuto in Ruanda nel 1994. Il più potente strumento di questo genocidio è stato la Radio-Télévision Libre des Mille Collines (RTLM). Lo spettacolo ricostruisce fedelmente lo studio radiofonico della RTLM e mette in scena il replay di una trasmissione con i suoi conduttori e i suoi ospiti, quando tra brani di musica pop, notizie di sport e politica si lanciavano slogan razzisti dando il via a una aggressiva e feroce campagna che sfocerà nel massacro dei tutsi.
Firma la regia il trentottenne Milo Rau, sociologo allievo di Cvetan Todorov e Pierre Bourdieu, prima di fondare nel 2007 l’International Institute of Political Murder con cui sviluppa la sua “azione” teatrale, volta a rimettere in scena eventi cruciali della storia recente, come l’esecuzione dei coniugi Ceausescu o il memoriale di Anders Breivik, l’autore della carneficina sull’isola di Utoya.
All’incrocio tra analisi accademica e prassi artistica, Milo Rau è esponente del cosiddetto teatro postdrammatico – secondo una fortunata formula nata in Germania – che sovverte le regole del fare teatro. A partire dalla “storia”, soppiantata dalla realtà, di cui si portano in scena interi “pezzi” e i suoi reali protagonisti (nel caso di Hate Radio alcuni sopravvissuti al genocidio), per arrivare all’utilizzo di indagini e documenti autentici che fanno dello spettacolo una sorta di docu-drama che prende spunto da problemi reali, fatti concreti che accadono in luoghi specifici nelle diverse parti del mondo, ma che alla fine ci riguardano tutti, creando situazioni al limite tra spettacolo e indagine sociale, arte, politica e cronaca giornalistica.
Doppia replica per Giulio Cesare. Pezzi staccati (alle 17.30 e alle 19.30) di Romeo Castellucci, “dramma della voce alle prese con il potere retorico, la forza di fascinazione della parola”, intenzionalmente collocato negli spazi marmorei e fra le statue barocche del Cortile del Conservatorio di Venezia.

PROGRAMMA DI MARTEDI’ 4 AGOSTO
ore 16.00 Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
incontro pubblico con Romeo Castellucci e Falk Richter – moderatore Andrea Porcheddu
ore 17.30 e 19.30 Cortile del Conservatorio Benedetto Marcello
Romeo Castellucci / Socìetas Rafaello Sanzio (I)
Giulio Cesare. Pezzi staccati (45’)
intervento drammatico su W. Shakespeare
ideazione e regia Romeo Castellucci
con Dalmazio Masini, Simone Toni, Gianni Piazzi
produzione Socìetas Raffaello Sanzio
in collaborazione con Accademia di Belle Arti di Bologna

ore 21.00 Teatro Piccolo Arsenale
Milo Rau (CH)
Hate Radio (110’)
testo e regia Milo Rau
ideazione e drammaturgia Jens Dietrich
scene e costumi Anton Lukas
video Marcel Bächtiger
suono Jens Baudisch
con (dal vivo) Afazali Dewaele, Sébastien Foucault, Diogène Ntarindwa, Bwanga Pilipili; (in video) Estelle Marion, Nancy Nkusi
produzione IIPM Berlin/Zürich
coproduzione Migros-Kulturprozent Schweiz, Kunsthaus Bregenz, Hebbel am Ufer (HAU) Berlin, Schlachthaus Theater Bern, Beursschouwburg Brüssel, Migros Museum für Gegenwartskunst Zürich, Kaserne Basel, Südpol Luzern, Verbrecher Verlag Berlin, Kigali Genocide Memorial, Centre e Ishyo Arts Centre Kigali

The Blind Poet, il nuovo spettacolo di Jan Lauwers approda a Venezia

Rid_maarten_vanden_abeele_13Dopo il debutto al Kunstenfestivaldesarts di Bruxelles lo scorso maggio, il nuovo spettacolo di Jan Lauwers, The Blind Poet, arriva in Italia per il 43. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia mercoledì 5 agosto al Teatro alle Tese (ore 20.00).
The Blind Poet è costruito attorno all’intrecciarsi delle storie “a ritroso” dei performer della Needcompany: risalendo l’albero genealogico di ognuno di loro, dalle recenti storie di famiglia fino agli avi più lontani, Jan Lauwers ricostruisce il miscuglio di nazionalità, lo stratificarsi delle culture e l’intrecciarsi dei linguaggi che li hanno plasmati come individui, ma soprattutto l’incrociarsi dei loro destini nel corso dei secoli. E’ un viaggio attraverso la storia, dunque, che risale fino al Medio Evo e ai tempi delle Crociate, un viaggio – compiuto grazie alle personali storie di famiglia di Grace Ellen Barkey, Jules Beckman, Anna Sophie Bonnema, Hans Petter Melø Dahl, Benoît Gob, Maarten Seghers, Mohamed Toukabri – che fa di The Blind Poet una riflessione sul problema dell’identità nell’Europa multiculturale di oggi.
L’attore Mohamed Toukabri, scavando a fondo nella sua storia personale, ritrova un antico poeta siriano cieco, Abu al ‘ala al Ma’arri (973-1053), che dà il titolo allo spettacolo, e che nei suoi versi descrive un mondo di raffinatezza intellettuale, esprimendo un messaggio di libertà e di tolleranza. L’idea di The Blind Poet nasce infatti dalla visita di Jan Lauwers alla moschea di Cordova, che scopre espressione di una città e una società nel suo momento di massimo splendore, e lo porta a riflettere sulle menzogne della storia e la manipolazione delle informazioni attraverso i secoli.
Ha scritto De Morgen: “The Blind Poet è il ritratto di una compagnia che condivide gli alti e i bassi di un viaggio per i palcoscenici del mondo come una famiglia molto unita. Allo stesso tempo, lo spettacolo è un’aspra critica alla ristrettezza mentale dell’Europa contemporanea. Ma, soprattutto, sono due ore di teatro fantastico, stimolante, commovente, buffo e tragico insieme”.
L’incontro quotidiano con i maestri della regia nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (ore 16.00), sede della Biennale, vede protagonista Antonio Latella. Moderatore lo studioso di teatro Andrea Porcheddu.

PROGRAMMA DI MERCOLEDI’ 5 AGOSTO
ore 16.00 Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian
incontro pubblico con Antonio Latella – moderatore Andrea Porcheddu

ore 20.00 Teatro alle Tese
JAN LAUWERS & NEEDCOMPANY (BE)
The Blind Poet (140’) prima nazionale
testo, regia, scene Jan Lauwers
musiche Maarten Seghers
con Grace Ellen Barkey, Jules Beckman, Anna Sophie Bonnema, Hans Petter Melø Dahl, Benoît Gob, Maarten Seghers, Mohamed Toukabri costumi Lot Lemm
assistente alla regia e alla drammaturgia Elke Janssens
produzione Needcompany
coproduzione Kunstenfestivaldesarts, KunstFestSpiele Herrenhausen, FIBA ‐ Festival Internacional de Buenos Aires, Künstlerhaus Mousonturm con il supporto delle autorità fiamminghe

43.Biennale Teatro: L’Amleto secondo Oskaras Koršunovas

PRINCE HAMLET - Darius Meskauskas, HORATIO, NORWEGIAN CAPTAIN, FORTINBRAS - Julius Zalakevicius (2) © Dmitrijus MatvejevasL’Amleto secondo Oskaras Koršunovas, il più giovane (è nato nel ’69) dei registi di area baltica, fucina di nomi importanti del teatro come Eimuntas Nekrosius, Rimas Tuminas, Alvis Hermanis. Lo spettacolo debutta al Teatro Goldoni domenica 2 agosto (ore 19.00) per il 43. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia.
Dopo Miranda, da La tempesta, Sogno di una notte di mezza estate, La più bella e lamentevole tragedia di Romeo e Giulietta, Koršunovas torna a Shakespeare, sempre reinterpretandolo secondo il suo motto per cui bisogna “mettere in scena i classici come fossero contemporanei e i contemporanei come fossero classici”, e perché un classico non è tale, cioè eterno, se non ci permette di capire il nostro presente.
In Amleto il castello di Elsinore è la stanza del trucco che lentamente diventa il Regno di Danimarca. Il regista ci trasporta un attimo prima che la tragedia abbia inizio, quando gli attori si preparano davanti allo specchio a divenire personaggi, in quel luogo dove l’esistenza si trasforma nel suo doppio, lungo il sottile crinale tra arte e vita. Ed è efficacissima la scena delimitata dagli specchi dei camerini, dove l’immagine degli attori che sono i personaggi e che sono anche persone si frange e si moltiplica.
PRINCE HAMLET - Darius Meskauskas, HORATIO, NORWEGIAN CAPTAIN, FORTINBRAS - Julius Zalakevicius (3) © Dmitrijus MatvejevasScrive il regista lituano: “Abbiamo un bisogno estremo di autoanalisi per capire il mondo e le decisioni che prendiamo sulla nostra vita. Può anche darsi che abbiamo bisogno di nutrire una certa paranoia per proteggerci dagli errori di interpretazione del mondo. Abbiamo bisogno di vincere la calma che ci circonda, di imparare e di re-imparare che è un’illusione. Ecco perché Amleto è la più attuale delle opere del nostro tempo. Il dilemma di Amleto a prima vista ci sembra assurdo. La nostra esistenza è così confortevole. E il futuro sembra quasi garantito. In realtà il futuro va cercato dentro noi stessi, non negli slogan della politica o nelle promesse dell’economia. Dobbiamo squarciare il velo che nasconde la vita ai nostri occhi, dobbiamo fare a pezzi questa presunta esistenza sicura. La sicurezza può essere molto pericolosa”.
Premiato a soli 21 anni al Festival di Edimburgo con la trilogia There is to be here, messo in scena che era ancora studente, da allora Oskaras Koršunovas, ha proseguito la sua carriera raccogliendo successi e premi in tutta Europa, fra cui, nel 2006, il Premio Europa per le Nuove Realtà Teatrali, nel 2009 il cavalierato delle lettere e delle Arti di Francia e l’anno successivo il premio dell’Assemblea annuale del Centro Mejerchol’d.