Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana con ‘Treasures from the Wreck of the Unbelievable’

La mostra di Damien Hirst a Palazzo Grassi e Punta della Dogana ha chiuso domenica scorsa ‘Treasures from the Wreck of the Unbelievable’.
La mostra costituisce la prima grande personale dedicata a Damien Hirst in Italia, dopo la retrospettiva presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli del 2004 (“The Agony and the Ecstasy”). La mostra si estende lungo i 5.000 metri quadrati espositivi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana, le due sedi veneziane della Pinault Collection che per la prima volta sono entrambe affidate a un singolo artista. ‘Treasures from the Wreck of the Unbelievable’ è un progetto complesso e ambizioso la cui realizzazione si e protratta lungo diversi anni. “Treasures”, non e soltanto un insieme di opere incomparabili, nel senso proprio del termine, per la ricchezza della loro ispirazione iconografica, la varieta dei materialiimpiegati e il grado di perfezione raggiunto nella realizzazione: si tratta di un progetto globale in cui la percezione della realta fisica, materiale e tangibile dei pezzi esposti avviene attraverso la narrazione, la finzione, il desiderio di credere radicato in ogni essere umano.

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Giulio Regeni, procura di Roma: ‘Maha Abdelrahman, la sua tutor di Cambridge, interrogata a gennaio’

Maha Abdelrahman, tutor a Cambridge di Giulio Regeni, ha dato la sua disponibilità per essere interrogata in Italia a gennaio. Lo ha detto nel pomeriggio il ministro degli Esteri Angelino Alfano durante la registrazione di Porta a porta su Rai1 e più tardi lo ha confermato la Procura di Roma. “Ho parlato a lungo con Boris Johnson e mi ha detto che il giudice britannico ha accettato l’ordine di investigazione europeo e che quindi la tutor di Cambridge potrà essere interrogata. È un avanzamento significativo. Regeni – ha aggiunto il ministro degli Esteri – è stato cittadino italiano e anche ricercatore di Cambridge. Non è possibile scindere queste due cose”.

Una professoressa dell’università di Cambridge passava le informazioni di Regeni a qualcuno al di fuori dell’ambiente accademico? Per Mario Mori gli indizi sono sufficienti per puntare il dito su Maha Abdelrahman e sui servizi inglesi. Relatrice della tesi di dottorato di Giulio Regeni, Abdelrahman è secondo il generale Mori vicina ai Fratelli Musulmani ed ha coordinato Regeni durante le sue ricerche. Posizione resa scomoda dal fatto che i Fratelli Musulmani hanno un conto in sospeso con l’attuale governo egiziano.

Fonti: https://scandalisti.com/news/scomode-verita-giulio-regeni-1-oxford-analytica/
https://scandalisti.com/news/verita-giulio-regeni-2-maha-abdelrahman/
programma radiofonico di Radio24 La Zanzara

L’incontro dimenticato

Abdelrahman è stata ascoltata dagli inquirenti italiani (1) all’epoca dei funerali di Giulio Regeni e prima di chiudersi nel silenziola professoressa ammise di aver incontrato Regeni al Cairo dopo Natale ma di aver dimenticato l’argomento della discussione. Poche settimane prima, l’11 dicembre 2015, Regeni partecipò ad un’assemblea sindacale di cui lo stesso Regeni scrisse con lo pseudonimo di Antonio Drius 2 sul sito di un’agenzia stampa e sul quotidiano Il Manifesto. (3)
L’assemblea riunì nella sala del Centro Servizi per i Lavoratori e i Sindacati (Ctuws) numerosi attivisti dei sindacati indipendenti attivamente ostacolati dal governo Al Sisi. Gli attivisti contrastavano le politiche neoliberiste dell’era Mubarak prima e lo stato di emergenza del generale Al Sisi. Il generale infatti dopo aver rovesciato il governo dei Fratelli Musulmani ha legittimanto di fatto il solo sindacato ETUF schiacciando e marginalizzando i sindacati indipendenti contro i quali il governo emise una circolare ministeriale che individua come interlocutore privilegiato proprio l’ETUF a scapito delle altre rappresentanze.
A firmare la dichiarazione di chiusura dell’assemblea furono circa cinquanta sigle sindacali diverse che decisero di formare un comitato per avviare una campagna nazionale che conducesse a una manifestazione unitaria da tenersi molto probabilmente in piazza Tahrir e che avesse fra gli obiettivi il contrasto della legge 18 del 2015 (4) sulla pubblica amministrazione. Il clima dell’assemblea descritta da Regeni faceva preludere a una organizzazione di un evento antigovernativo: Gli interventi si sono succeduti a decine, concisi, spesso appassionati e con un taglio molto operativo: si trattava di proporre e decidere insieme il “cosa fare da domani mattina”, un appello ripetuto come un mantra durante l’incontro, data l’urgenza del momento e la necessità di delineare un piano d’azione a breve e medio termine. […] L’idea è quella di organizzare una serie di conferenze regionali che portino nel giro di pochi mesi ad una grande assemblea nazionale e possibilmente ad una manifestazione unitaria di protesta. (5)
Stava nascendo sotto gli occhi di Regeni l’embrione di una organizzazione antigovernativa. Ma ben altri occhi stavano tenendo d’occhio la sala e Regeni si accorse di essere stato fotografato da una sconosciuta, circorstanza confermata da tre ricercatori contattati dal pubblico ministero italiano durante le indagini. Difficile escludere che un timore che Regeni aveva manifestato a semplici ricercatori non fosse a conoscenza della sua relatrice Abdelrahman (8), specie quando la stessa si scomodò di giungere al Cairo per incontrarlo.

  1. Caso Regeni, anche la facoltà di Cambridge sceglie di non collaborare alle indagini, l’Espresso, 07/06/2016
  2. Giulio Regeni alias Antonio Drius, L’Egitto degli scioperi cerca l’unità sindacale, Nena News, 14/01/2016
  3. Giulio Regeni, In Egitto la seconda vita dei sindacati indipendenti, 5/2/2016, il Manifesto
  4. Law No. 18 of 2015 concerning the Civil Service, ILO (UN), 12/03/2015
  5. “Ho consegnato Regeni alla polizia”, Il Fatto, 29/12/2016
  6. Foto: Maha Abdelrahman, Stanford FSI
  7. Foto: Mona su Flickr, licenza CC-BY
  8. https://www.polis.cam.ac.uk/Staff_and_Students/dr-maha-abdelrahman/

Giulio Regeni, 250 accademici firmano una lettera di supporto alla sua tutor: “L’articolo di Repubblica è fuorviante”

Dopo un lungo articolo di Repubblica, centinaia di esponenti del mondo accademico internazionale si schierano a favore di Maha Abdelrahman, la professoressa di Cambridge che supervisionava il lavoro del ricercatore friulano trovato senza vita il 3 febbraio 2016 alla periferia del Cairo: “Qualunque scienziato sociale potrebbe verificare che quella usata da Giulio è, di fatto, la metodologia di ricerca ideale per studiare questioni contemporanee”.
Gli accademici contestano l’invio da parte della Procura di Roma di un ordine europeo di investigazione alla “United Kingdom Central Autorithy” (Ukca), l’organo britannico giudiziario di collegamento con le magistrature dei paesi Ue, a carico di Maha Adelrahman. Nell’ordine era contenuta la richiesta di interrogatorio formale dell’accademica e l’acquisizione dei suoi tabulati telefonici, mobili e fissi, utilizzati tra il gennaio 2015 e il 28 febbraio 2016, per ricostruirne la rete di relazioni.
Gli inquirenti italiani lamentano il silenzio dell’ateneo britannico nonostante la professoressa Abdelrahman abbia in realtà comunicato per due volte con i magistrati italiani. La prima occasione è stata il giorno dei funerali di Giulio a Fiumicello (in questo contesto i magistrati italiani contestano che, a differenza degli altri conoscenti di Giulio, la docente non ha consegnato loro pc e telefoni), mentre alcuni mesi dopo ha scelto di rispondere con una mail alla polizia del Cambridgeshire.

Il testo integrale della lettera

Noi sottoscritti respingiamo categoricamente le accuse malevole e totalmente infondate rivolte alla Professoressa Maha Abdelrahman nel quotidiano italiano La Repubblica il 2 novembre 2017. La Professoressa Abdelrahman, una studiosa di fama internazionale all’Università di Cambridge, è stata supervisor di Giulio Regeni, un dottorando italiano che stava svolgendo ricerche sui sindacati indipendenti egiziani, quando fu rapito, torturato e assassinato all’inizio del 2016. Esistono prove schiaccianti circa il coinvolgimento delle forze di sicurezza egiziane nell’omicidio di Giulio, tanto che Declan Walsh, corrispondente dal Cairo per il New York Times, scrisse nell’agosto 2017 un articolo d’inchiesta molto dettagliato, secondo il quale il governo degli Stati Uniti sarebbe in possesso di “prove incontrovertibili sulla responsabilità ufficiale egiziana”, anche se non è in grado di rendere pubbliche le prove senza comprometterne la fonte.Nonostante una serie d’indizi inconfutabili indichino chiaramente responsabilità della polizia egiziana, La Repubblica tenta di attribuire parte della responsabilità per l’omicidio di Giulio alla Professoressa Abdelrahman. L’articolo elenca le seguenti domande, che il pubblico ministero italiano vorrebbe porre alla Professoressa Abdelrahman: 1. Chi scelse il tema specifico della ricerca di Giulio? 2. Chi scelse il supervisor che avrebbe seguito il lavoro sul campo di Giulio al Cairo? 3. Chi scelse il metodo di ricerca partecipata che Giulio applicò alla sua ricerca? 4. Chi formulò le domande che furono poste agli ambulanti che Giulio stava intervistando? 5. Giulio condivise i risultati delle sue ricerche con la Professoressa Abdelrahman?
Per quanto sia comprensibile che alcune di queste domande potrebbero essere rilevanti per l’indagine italiana, troviamo il resoconto de La Repubblica tendenzioso, nonché volutamente fuorviante l’analisi di tali questioni. Ad esempio, La Repubblica insinua che la Professoressa Abdelrahman abbia “incaricato” Giulio di lavorare su un argomento che lei sapeva essere pericoloso, e che Giulio stesso era riluttante a perseguire. Inoltre, La Repubblica insinua che sia stata lei a scegliere il tema di ricerca, i metodi, gli oggetti e le domande di ricerca di Giulio.
Troviamo assurde queste insinuazioni. Esse dimostrano una fondamentale ignoranza delle procedure riconosciute a livello internazionale nello stilare un progetto di dottorato, nonché nello svolgimento dello stesso. I supervisors accademici non scelgono i loro studenti di dottorato; piuttosto, sono gli studenti che scelgono i supervisors. I supervisors di un dottorato non impongono i loro programmi di ricerca a studenti ignari; gli studenti, di solito, lavorano in una determinata area di ricerca per un po’ di tempo prima di intraprendere un dottorato, e poi cercano un supervisor [specializzato] in quell’argomento. Nel caso di Giulio, lui aveva maturato per anni un interesse per i sindacati indipendenti, e aveva lavorato in Egitto ben prima ancora di rivolgersi alla Professoressa Abdelrahman come suo supervisor. Sulla questione del metodo di ricerca partecipativa impiegato da Giulio, qualunque scienziato sociale potrebbe verificare che questa è, di fatto, la metodologia di ricerca ideale per studiare questioni contemporanee.
Queste e altre insinuazioni contenute nell’articolo denotano un’ignoranza intenzionale, una volontà di travisare e distorcere i fatti, nonché la volontà di inventare menzogne elementari.
Di fatto, non sarebbe stato possibile né per la Professoressa Abdelrahman né per chiunque altro prevedere ciò che sarebbe successo a Giulio. Il pericolo peggiore che alcuni ricercatori stranieri in Egitto avrebbero potuto temere al momento della scomparsa di Giulio era l’espulsione dal paese. Col senno di poi, La Repubblica insinua che la tragedia occorsa a Giulio avrebbe potuto essere prevista. Questo è inoppugnabilmente falso.
Un ultimo punto importante su cui La Repubblica sbaglia: la Professoressa Abdelrahman NON ha rifiutato di parlare con le autorità italiane. Ai funerali di Giulio a Febbraio 2016, fu interrogata per un’ora e mezza dal procuratore italiano. Il 15 giugno 2016, rispose per iscritto a molte domande supplementari poste dal pubblico ministero italiano e dichiarò di essere disponibile a rispondere a qualsiasi ulteriore domanda. Fino al momento in cui è stata presentata la rogatoria alla quale si riferisce l’articolo de La Repubblica, non vi erano state ulteriori comunicazioni da parte delle autorità italiane. Non solo ma, rispondendo alla rogatoria, la Professoressa Abdelrahman ha accettato di buon grado di essere nuovamente interrogata.
Giulio non fu l’autore della sua tragedia. Né la Professoressa Abdelrahman fu in alcun modo responsabile della morte di Giulio. La responsabilità per il rapimento, per la tortura e per la morte di questo brillante studente di Cambridge ricade direttamente sul regime egiziano. Ed è necessario che i giornalisti d’inchiesta seri facciano luce sulle zone d’ombra.

Gerusalemme first capital of Israel. Le reazioni dell’ora e del giorno dopo

“Questo è un giorno storico”, il commento del premier israeliano, Benjamin Netanyahu. “Condivido l’impegno di Trump nel portare avanti la pace tra israeliani e tutti i nostri vicini, inclusi i palestinesi”. “Continueremo a lavorare con Trump e il suo team per realizzare quel sogno di pace“, ha aggiunto. Di segno opposto, il commento dell’Autorità Nazionale Palestinese: “La decisione significa che gli Stati Uniti hanno abdicato al loro ruolo di mediatori della pace in Medioriente”, ha dichiarato il presidente Abu Mazen in un discorso diffuso dalla tv palestinese. Le Nazioni Unite mettono le mani avanti: “Non c’è alternativa alla soluzione a due Stati. Non c’è un piano B“, lo status finale di Gerusalemme deve essere deciso in negoziati diretti tra Israele e palestinesi, ha dichiarato il segretario generale, Antonio Guterres. Anche la Turchia non è d’accordo: “Chiediamo all’amministrazione degli Stati Uniti di riconsiderare questa decisione sbagliata che potrebbe risultare in esiti fortemente negativi e di evitare passi imprevisti che danneggerebbero l’identità multiculturale e lo status storico di Gerusalemme”, si legge in una nota diffusa dal ministero degli Esteri di Ankara. Negativa anche la reazione dell’Iran. “La decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele – dice il ministro degli Esteri di Teheran – inciterà i musulmani e infiammerà una nuova intifada, incoraggerà l’estremismo e il comportamento violento la cui responsabilità ricadrà sugli Usa e sul regime sionista“. Il governo egiziano ha espresso “estrema preoccupazione” per le “ripercussioni sulla stabilità” del Medio Oriente: “Queste decisioni unilaterali violano la legittimità delle risoluzioni internazionali e non cambieranno la status legale della città di Gerusalemme che è sotto occupazione“, si legge in una nota diffusa dal ministero degli Esteri del Cairo. La decisione ha aperto “le porte dell’inferno per gli interessi americani nella regione”, ha dichiarato Ismail Radwan, esponente del movimento islamista palestinese Hamas, nel corso di una conferenza stampa nella Striscia di Gaza. Radwan ha quindi invitato i Paesi musulmani a “tagliare i rapporti economici e politici” con le ambasciate statunitensi e ad espellere gli ambasciatori americani.
Nella pratica che cosa succederà? Saranno eliminati i due consolati americani. Nel 1948 gli Stati Uniti d’America riconobbero lo Stato ebraico e dall’anno prossimo, 2018, Gerusalemme sarà “la capitale eterna del popolo ebraico, visto che lo è da tremila anni”. Da fonti vicine all’amministrazione statunitense sarebbe stato individuato il terreno in una zona non occupata dal ’67, almeno quello, e garantito ai dipendenti arabi dei due attuali consolati (la maggioranza) che non saranno licenziati.
I posti di lavoro saranno l’unica cosa a salvarsi: per i palestinesi, col ritorno dei profughi e lo smantellamento delle colonie, la condivisione di Gerusalemme è uno dei punti irrinunciabili del negoziato di pace.
“Il mondo pagherà un prezzo per tutto questo”, chiosa un consigliere del presidente Abu Mazen. Avanti con la terza intifada, preannunzia Hamas. “Sostengo il diritto palestinese ad avere Gerusalemme per capitale”, ha avvertito mercoledì Putin. E giù a cascata la Lega araba, il Marocco che minaccia una mobilitazione mondiale il 23 dicembre, la Giordania-sempre-amica che non dà a Israele il permesso di riaprire l’ambasciata ad Amman, ufficialmente con la scusa di problemi d’ordine pubblico. Tacciono egiziani e sauditi, ma perfino parte della destra israeliana è preoccupata non del se, perché è un regalo quasi insperato, ma del quando: con l’Iran alle soglie, il Libano instabile, i palestinesi riunificati, il Sinai sotto scacco Isis, proprio adesso bisognava mantenere la promessa elettorale?
Una Gerusalemme come Berlino o Trieste? Tutto dipenderà dai miliardi che saranno investiti da ambo le parti. Città della pace o della pecunia, a seconda da come si voglia vedere.

Gerusalemme capitale d’Israele. Una storia lunga quarant’anni. Trump traccia la nuova strategia sotto l’albero di Natale

Non è mai troppo tardi. Gli Stati Uniti riconoscono Gerusalemme capitale dello Stato di Israele. L’ambasciata Usa per il momento rimane a Tel Aviv, ma sono state avviate le procedure per trasferirla nella Città Santa. Alle 13 ora di Washington, le 19 in Italia, Donald Trump ha tracciato la nuova strategia della sua amministrazione nella gestione del conflitto israelo-palestinese. Non si tratta di una presa di posizione sullo status finale di Gerusalemme, ha specificato il capo della Casa Bianca, che ha annunciato di voler continuare a privilegiare nei colloqui la soluzione dei due Stati: Palestina e Israele.
“E’ il momento di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele”, ha detto Trump, “Israele è una nazione sovrana e ha il diritto di determinare la propria capitale”. La decisione “andava presa da tempo. I miei predecessori hanno sempre fatto la promessa in campagna elettorale e non l’hanno mai mantenuta, io oggi la mantengo“. Queste le motivazioni della decisione: “Non possiamo risolvere i nostri problemi ripetendo le strategie fallimentari del passato. Le vecchie sfide necessitano di nuovi approcci, l’annuncio di oggi rappresenta un nuovo approccio al conflitto israelo-palestinese”. “Questa decisione non vuole riflettere l’abbandono dell’impegno per un accordo di pace durevole – ha proseguito – noi vogliamo un accordo per israeliani e palestinesi, non stiamo prendendo posizione su nessuno status finale“. “Gli Stati Uniti restano impegnati a raggiungere un accordo di pace accettabile per israeliani e palestinesi – ha detto ancora Trump – intendo fare tutto ciò che è in mio potere per arrivare a un’intesa”. “La pace non è mai al di fuori della portata di chi vuole raggiungerla, quindi oggi chiediamo calma, moderazione e tolleranza affinché ciò prevalga su chi semina odio. I nostri figli devono ereditare il nostro amore e non i nostri conflitti”, ha detto ancora Trump, che si è soffermato sull’impegno degli Stati Uniti “nel facilitare un accordo di pace che sia accettabile per entrambe le parti”. “Io – ha assicurato – intendo fare tutto ciò che è in mio potere per aiutare a trovare tale accordo. Senza dubbio Gerusalemme è una delle questioni più delicate in questi colloqui, e gli Usa appoggeranno una soluzione a due Stati. Nel frattempo chiedo a tutte le parti di mantenere lo status quo e Gerusalemme sede sacra, compreso il Monte del tempio, e la nostra più grande speranza è quella della pace”, ha detto. “Ribadisco l’impegno della mia amministrazione – ha detto ancora il capo della Casa Bianca – per un futuro di pace e sicurezza per la regione. Naturalmente ci saranno dei disaccordi su questo mio annuncio ma abbiamo fiducia che cercando di risolverli arriveremo alla pace”, ha concluso.

L’8 dicembre ingresso gratuito nei Musei Civici di Venezia per i residenti nei Comuni della Città Metropolitana di Venezia e di Mogliano Veneto e Preganziol. E la Castellana?

Questo per capire quanto siamo di meno rispetto ai veneziani (pseudo). Non è giusto che l’entrata gratis a tutti i musei veneziani (eccetto privati e statali) sia solo per i residenti metropolitani fino a Mogliano e Pregaziol (comuni trevisani) e non per noi di Castelfranco Veneto (Castellana) che siamo a circa un’ora e venti (treno + vaporetto) da San Marco, averla come capitale storica e sempre stati al suo servizio! E’ una vigliaccheria o una svista?
Qualcuno ci dice che lo zampino provenga dalla Fondazione composta da stranieri in patria che ci condannano a vita per l’isolamento. Qualche altro invece insinua che ci sia una vendetta “moglianese” contro Castelfranco Veneto che stranamente vuole andare per conto proprio. Ci prendete in giro? Ci scrive un genitore che deve fare i conti con un salario da precario e sua moglie che lavora per una cooperativa. Queste formule privilegiate di “appartenenza geografica” sono un insulto al buon convivere e alla promozione culturale.

In occasione della Festa dell’Immacolata, in programma venerdì 8 dicembre, ritorna l’iniziativa “Musei in Festa” – promossa in collaborazione con il Comune di Venezia – che propone l’ ingresso gratuito nei musei civici per tutti i residenti dei 44 comuni della Città Metropolitana di Venezia e dei comuni di Mogliano Veneto e Preganziol.
Un’altra straordinaria opportunità per ammirare le collezioni permanenti insieme alle numerose esposizioni temporanee ospitate nel percorso di visita secondo il consueto orario invernale.
L’offerta include i seguenti musei veneziani: Palazzo Ducale, con le mostre Tesori dei Moghul e dei Maharaja. La Collezione Al-Thani, ospitata nella Sala dello Scrutinio e Porto Marghera 100, nell’Appartamento del Doge; Museo Correr , con gli straordinari ambienti delle Sale di Sissi, la collezione Canoviana, la Wunderkammer, la Pinacoteca e gli altri musei appartenenti al percorso integrato marciano, Museo Archeologico Nazionale* e Sale Monumentali della Biblioteca Nazionale Marciana**; Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro , con il rinnovato layout che include le collezioni Carraro e Sonnabend e Museo d’Arte Orientale*; Museo di Ca’ Rezzonico, con i suoi straordinari capolavori settecenteschi; Museo di Palazzo Mocenigo, con il percorso sul profumo e la mostra ‘Musica Liquida’ nell’ambito della Venice Design Week e ancora, Museo del Vetro di Murano, con le mostre Il Mondo in una perla. La collezione di perle del Museo del Vetro di Murano 1820 – 1890, Rosslynd Piggott. Garden Fracture / Mirror in Vapour: part 2 e Markku Piri; Museo del Merletto di Burano, con la mostra di Maria Bissacco, Casa di Carlo Goldoni e Museo di Storia Naturale.
I Comuni della Città Metropolitana di Venezia i cui residenti avranno diritto alla gratuità sono: Annone Veneto, Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Caorle, Cavallino-Treporti, Cavarzere, Ceggia, Chioggia, Cinto Caomaggiore, Cona, Concordia Sagittaria, Dolo, Eraclea, Fiesso d’Artico, Fossalta di Piave, Fossalta di Portogruaro, Fossò, Gruaro, Jesolo, Marcon, Martellago, Meolo, Mira, Mirano, Musile di Piave, Noale, Noventa di Piave, Pianiga, Portogruaro, Pramaggiore, Quarto d’Altino, Salzano, San Donà di Piave, San Michele al Tagliamento, Santa Maria di Sala, San Stino di Livenza, Scorzè, Spinea, Stra, Teglio Veneto, Torre di Mosto, Venezia, Vigonovo. A questi si aggiungono per l’occasione anche i comuni di Mogliano Veneto e Preganziol.

(*) in collaborazione con il Polo Museale Veneziano – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT)
(**) in collaborazione con la Direzione Generale per le Biblioteche e Istituti Culturali – Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (MiBACT)

Moretti (PD): “La classifica del Ministero smaschera la bufala dell’eccellenza veneta”

“La favola della sanità veneta esiste solo nei racconti di Zaia e della sua maggioranza: per tante famiglie è in realtà un vero e proprio incubo. E il declassamento nella classifica del Ministero, con una discesa al sesto posto, ne è la dimostrazione. Stiamo assistendo ad un graduale e continuo peggioramento nella qualità dei servizi offerti ai cittadini della nostra regione, che come Partito Democratico stiamo denunciando da anni”. Così l’esponente dem a palazzo Ferro Fini, Alessandra Moretti, commenta “il ‘tracollo’ del Veneto nella classifica ministeriale. Non dobbiamo dimenticare – puntualizza – come la Giunta Zaia abbia disatteso il proprio Piano sociosanitario regionale. Negli ospedali sono stati tagliati 1219 posti letto senza che siano state attivate le strutture intermedie per le lungodegenze e i malati terminali. Inoltre le case di riposo stanno aspettando l’aumento del numero delle impegnative e del loro valore, bloccate dal 2009, col risultato che molti anziani non autosufficienti sono completamente a carico delle famiglie costrette a pagare rette mensili fino a tremila euro. Di fronte a tutto questo e ai numerosi allarmi dei medici di base, la Regione ha alzato un muro, esasperando un’intera categoria che ha proclamato otto giorni di sciopero, una protesta mai vista. La Giunta si è concentrata unicamente sull’Azienda Zero come se fosse la ‘medicina’ per guarire da tutti i mali, tralasciando tutte le vere problematiche presenti sul territorio: le liste di attesa per le visite specialistiche e nei pronto soccorso, le Medicine di gruppo praticamente mai avviate”.
“E in tema di salute – conclude Moretti – come non dimenticare la figuraccia fatta da Zaia sull’obbligo vaccinale, tema delicato su cui ha preferito ‘lisciare il pelo’ ai No Vax anziché schierarsi dalla parte della scienza. Con tanto di ricorsi, uno frettolosamente ritirato, scaricando la colpa sul direttore generale, e l’altro bocciato dalla Corte Costituzionale. Con il conto della sua propaganda pagato dai veneti”.

Gerolimetto (ZP): “Approvata una Mozione per tutelare le risorse idriche e le attività produttive del bacino del Piave”

“Un decreto del ministero dell’ambiente rischia di stravolgere equilibri consolidati e sperimentati ormai da centinaia di anni. Da oltre cinquecento anni, ancora ai tempi della Repubblica Serenissima, si è iniziato a prelevare l’acqua del Piave per dar risposte ad un territorio assai critico, privo dell’elemento essenziale per consentire la vita. Ora, non è accettabile che con un decreto, in nome del deflusso ecologico, per mandare l’acqua a morire in mare, si rischi di lasciare a secco i fiumi Sile, Marzenego, Dese, Zero, Brentella, Priula, Piavesella, Meschio e Monticano, solo per citare i maggiori, oltre che rischiare di lasciare asciutte le città di Treviso, Oderzo, Conegliano, Noale, Castelfranco Veneto, Vittorio Veneto, Mestre”. Sono le affermazioni del Consigliere regionale Nazzareno Gerolimetto (Zaia Presidente), primo firmatario della Mozione approvata oggi dall’Assemblea legislativa veneta relativa a “Deflusso ecologico: tutelare le risorse idriche e le attività produttive del bacino del Piave”.
“Se si applicasse il Deflusso ecologico così come proposto – puntualizza Gerolimetto – le simulazioni fatte dall’ente gestore sugli ultimi 11 anni fanno emergere delle criticità anche sulla possibilità di avere i laghi alpini con un livello fruibile sotto il profilo turistico, oltre ad avere un deficit energetico da idroelettrico pari ai consumi dell’intera popolazione della provincia di Treviso che sarà inevitabilmente sostituito da fonti fossili, con immissione in atmosfera di circa 286300 tonnellate/anno di CO2. A rischio anche circa 10000 posti di lavoro ed un PIL di oltre 1,5 miliardi che rappresentano il valore del settore primario del territorio coinvolto”.
“Il Deflusso ecologico – aggiunge Gerolimetto – potrà essere applicato al fiume Piave solo dopo un periodo di sperimentazione per definirne i criteri e dopo gli investimenti necessari a consentire un risparmio idrico mantenendo gli equilibri attuali, altrimenti l’acronimo DE, che sta per Deflusso Ecologico, dovrà essere convertito in ‘Disastro Ecologico’, e l’appellativo ‘Treviso città d’acqua’ in ‘Treviso senz’acqua’”.

Se l’Adige va in secca il Veneto piange. Trovare una soluzione plausibile

ULTERIORI SOLDI E COMPETENZE A TRENTO E BOLZANO. BOTTACIN: “GOVERNO ALLA FRUTTA SI GIOCA GLI ULTIMI SALDI ELETTORALI” 
“Ancora un inaccettabile regalo a Trento e Bolzano da parte di un governo ormai ai saldi elettorali, ben consapevole vista anche la nuova legge di quanto possano essere preziosi i voti “speciali” dei futuri deputati di quell’area”. A dirlo l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin, che fra le sue deleghe ha anche la specificità di Belluno.
“Mentre il luogotenente locale piddino De Menech – aggiunge – si fa immortalare sorridente per aver rinegoziato poco più che le briciole per i territori di confine su una legge che peraltro fu voluta da Calderoli e Brancher, il suo governo ha fatto l’ennesimo pesantissimo cadeau ai nostri vicini di casa, conferendo alle province autonome le competenze in materia di energia elettrica. Vergogna!”.
“Carriole di soldi ed energia elettrica gratis a loro – sottolinea Bottacin- mentre per il Veneto si avanza a piccoli passi nonostante il nostro popolo abbia votato in massa il referendum e per Belluno non sia stato battuto nemmeno un colpo”.
“Già quest’anno – spiega allarmato l’assessore – abbiamo avuto grossi problemi con i nostri vicini a Statuto Speciale. L’Adige era in secca, creando grossi problemi per l’agricoltura e anche per gli acquedotti del Veneto, tant’è che per ottenere che il Trentino ci rilasciasse un po’ d’acqua ho dovuto far intervenire il Ministero dell’Ambiente e il Dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Con questa novità normativa, in casi di questo genere, la situazione diventerà ancora più pericolosa in quanto il Trentino Alto Adige ora acquisisce un potere assoluto e pertanto, in caso di scarsità idrica, non avremo più nessuna arma di tutela”.
“Fortunatamente ormai questa sciagurata legislatura volge al termine. Il mio auspicio – conclude Bottacin – è che con il governo che verrà, di cui sono certo faremo parte, si possa dare seria attuazione all’autonomia della Regione Veneto e, a caduta, anche alla nostra montagna, certamente più forte all’interno di un Veneto più forte”.

La forza degli istituti tecnici superiori sta nella formula di alternanza tra scuola e lavoro che prevede che il 30 per cento del percorso formativo si svolga in azienda e il 50 per cento dei docenti provenga dalle imprese.

Gli Istituti Tecnici Superiori diventeranno “Academy”, accademie di alta formazione. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla scuola e al lavoro, Elena Donazzan, a Job&Orienta, nel corso del convegno dedicato a “ITS Veneto: esperienze di successo e sviluppi futuri”.
“La forza degli istituti tecnici superiori sta nella formula di alternanza tra scuola e lavoro che prevede che il 30 per cento del percorso formativo si svolga in azienda e il 50 per cento dei docenti provenga dalle imprese. Non è certo un caso se chi esce dai corsi ITS trova lavoro subito, al massimo entro un anno. Ci sono istituti, come quello di Jesolo per il Turismo, dove il 97 per cento degli allievi trova subito un lavoro coerente con il proprio corso formativo”. L’assessore Donazzan, insieme al direttore dell’area capitale umano della Regione Veneto Santo Romano e alla responsabile dell’Ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame, ha messo in luce i risultati e le prospettive di questa particolare realtà del sistema scolastico e formativo, che proprio in Veneto ha avuto la sua incubatrice.
“La caratteristica delle Fondazioni ITS, oggi Academy del Veneto, è che sono presiedute da un imprenditore – ha evidenziato l’assessore – e questo ha dato la garanzia di massima partecipazione di tante e diverse imprese, che si sentono rappresentate nel linguaggio e nelle esigenze. Oggi si chiamano Academy perché gli ITS sono percorsi di grande effetto lavorativo, ma di poco appeal comunicativo. L’esperienza veneta è stata riconosciuta e codificata a livello nazionale, validando una formula vincente di scuola-azienda, che consente ad almeno 4 allievi su 5 di trovare lavoro qualificato, entro un anno dal conseguimento del diploma”.
Dal 2011 ad oggi il Veneto ha realizzato 105 corsi di formazione tecnica superiore, passando dai 6 corsi del biennio 2011-2013, agli attuali 32 che si concluderanno nel 2019, con oltre 1300 di studenti iscritti, e già 1000 diplomati, tutti inseriti nel mondo del lavoro.
Risultati di eccellenza raccontati ‘in diretta’ a Job&Orienta anche dalle storie di alcuni protagonisti, allievi e docenti/imprenditori dei poli veneti ad alta qualificazione. Come Giorgio Pignattari, 23 anni, vicentino, che, dopo aver concluso il biennio formativo 2015-2017 all’Istituto tecnico superiore per il Turismo di Jesolo, è stato assunto al Glam Boutique Hotel dell’imprenditore Tiziano Tiozzo. Oppure come Mirco Doragrossa, geometra, diplomato a luglio 2017 all’Itis Red (efficienza energetica e bioedilizia) e già inserito nell’azienda Rosa Energy, con sedi a Verona, in Texas e in Serbia, specializzata negli interventi di coibentazione termica. E ancora: come il trevigiano Enrico Lorenzon, neo diplomato all’Istituto tecnico superiore agroalimentare veneto di Conegliano, che ha sviluppato una app per aiutare gli agricoltori del Consorzio di difesa della Marca a difendere i vigneti e vede il suo progetto già selezionato dal programma “Industria 4.0”. O comeEmanueleParolotti, diploma al liceo scientifico, un breve passaggio all’Università, la passione per le moto e la meccatronica: da qui il passo verso l’ITS Meccatronico Veneto, sede di Legnago, è breve. Un biennio di intensa formazione dal 2015 al 2017, lo stage in Simem coronato dall’assunzione nell’estate scorsa come tecnico progettista, già proiettato verso le commesse che il gruppo veronese ha assunto per l’Expo 2020 a Dubai.
“Dobbiamo far capire a ragazzi e famiglie – sottolinea l’assessore – che questi percorsi danno un inserimento nel mercato del lavoro pari all’80 % dei diplomati. Non a caso la Regione Veneto ha investito, nel solo 2017, oltre 3,2 milioni di euro, che uniti al milione e 250.000 euro di risorse ministeriali e al premio di 740 mila euro riconosciuto quest’anno dal Miur alle fondazioni venete per gli alti indici di qualità formativa e di inserimento occupazionale raggiunti, permettono di garantire una risposta efficace e puntuale al fabbisogno delle imprese del territorio regionale”.
Sono i risultati occupazionali degli Its a costituire, infatti, la cartina di tornasole della loro efficacia formativa. “Nelle classifica ministeriale curata da Indire ben quattro istituti veneti si collocano tra i primi dieci d’Italia. Si tratta – elenca l’assessore alla scuola – dell’Its per il turismo di Jesolo e Bardolino (98 per cento di allievi già occupati), Its Red nel settore dell’edilizia e delle costruzioni, con sedi a Padova, Verona e San Donà di Piave (81 per cento di occupati), ITS Cosmo per il ’made in Italy’ (moda, sportsystem e occhialeria), con sedi a Padova, Vicenza, Longarone e Montebelluna (80% di occupati) e Its meccatronico di Vicenza, con sedi a Schio, Vicenza, Legnago, Padova, e Treviso (87 per cento di occupati)”.
“Il Veneto – conclude – è l’unica regione d’Italia a posizionarsi così in alto nella classifica nazionale meritandosi una ulteriore premialità nell’assegnazione annua delle risorse ministeriali per gli Istituti tecnici superiori, in considerazione della loro efficacia formativa e dei loro esiti occupazionali”.

GLI ITS VENETI IN PILLOLE
6 anni di esperienza, 7 fondazioni, 105 corsi avviati
1 000 giovani già diplomati come tecnici superiori e oltre 1.300 in formazione (734 iscritti al primo anno e 592 al secondo anno)
4 corsi sono tra i primi 10 del monitoraggio nazionale Indire 2017
Miglior piazzamento nazionale : ITS Turismo Jesolo (per numero di occupati a 12 mesi dal conseguimento del titolo (che sfiora il 100%), quota di diplomati formati, caratteristiche dei corsi)