CHIARAMENTE SCIENZA. Terremoti nel Veneto: passato e futuro

TerremotiMartedì 20 gennaio 2015 – ore 17.00, Palazzo Franchetti
intervengono Carlo Doglioni ed Emanuela Guidoboni
coordina Beatrice Mautino
I terremoti sono prodotti dalla liberazione di energia nel sottosuolo, conseguenza dei movimenti relativi tra le placche terrestri. Non è ancora possibile prevedere quando si verificheranno, ma è possibile individuare le zone a maggiore o minore sollecitazione. Non solo: recenti studi hanno riscontrato una correlazione tra il tipo di sollecitazione che determina la rottura delle rocce lungo le faglie e l’intensità dell’evento sismico che si produce. Inoltre, come per tutti i fenomeni naturali, un contributo fondamentale deriva dai dati storici, il cui recupero, scrupoloso e capillare, consente di elaborare modelli il più possibile verosimili per previsioni a medio e lungo termine, che possono facilitare interventi di prevenzione e di messa in sicurezza, valutando la vulnerabilità attuale e i livelli di rischio. Ma come si conducono questi tipi di indagine, e quale attendibilità hanno le proiezioni che se ne possono ricavare? Esistono indizi o precursori sismici e, in caso affermativo, è possibile monitorarli e interpretarli come tali prima di un evento distruttivo?
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Idee antisemite. Una riflessione

ribbon-black_68(Da Parigi Cesare Martinetti). Uno dei prigionieri del terrorista al minimarket: ci ha detto che il suo obiettivo era colpire l’asilo. Ma invece per fortuna non succede nulla, non c’era nessuna bomba, come non c’è stata nessuna sparatoria nel 19°. Un anziano abitante del quartiere – «non ebreo» – racconta che l’«Hyper cacher» era stato aperto da non molto, 3-4 anni, in questo angolo del 12° arrondissement detto di Saint-Mandé. Qui, ci dice il nostro abitante di questa zona apparentemente molto popolare, vivono da anni molti ebrei. «Ma non proprio qui, più in là, verso il bosco di Vincennes, dove le abitazioni costano care come nel centro di Parigi». E lei ci veniva a far la spesa nell’«Hyper cacher?». «No, perché non mettevano i cartellini con i prezzi sui prodotti. Ecco, io credo che non sia giusto questo, lo dice la legge, bisogna sapere quando si spende…».
Idee antisemite
Non vogliamo dare nessun valore statistico a questa chiacchierata casuale, ma in quattro parole questo pacifico francese che avrà settant’anni ha infilato due pregiudizi sugli ebrei: che sono ricchi e che truffano nel commercio. Shlomo Malka ci dice che nel numero appena uscito de «l’Arche» si trova un’indagine di Dominique Reynié, politologo di Sciences-Po, sulla società francese dove si legge che «le opinioni antisemite raggiungono un’alta intensità», sia pure in ambienti relativamente circoscritti e che i musulmani antisemiti hanno assorbito cliché dalla vecchia sottocultura francese, a cominciare dal fatto che gli ebrei sono ricchi e manipolano giornali e informazione.

Monditalia: il cinema alle Corderie dell’Arsenale

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Pinuccia Agostini in posa per Ciak

“Mai come quest’anno tutta la Biennale è nella Biennale”, ha dichiarato il presidente Paolo Baratta sulla 14. Mostra Internazionale di Architettura diretta da Rem Koolhaas (Venezia, Giardini e Arsenale, 7 giugno – 23 novembre 2014).

Venezia, 6 giugno 2014 (di A. Miatello). La sezione della Mostra intitolata Monditalia, alle Corderie dell’Arsenale, impegna infatti tutti i settori della Biennale: Danza, Musica, Teatro e Cinema. Si tratta di “attività – ha precisato il Presidente Baratta – che integrano i vari temi trattati alla Mostra di Architettura: Danza, Musica, Teatro e Cinema sono infatti chiamati a rappresentare elementi essenziali della vita delle realtà storiche e degli spazi complessi in cui può essere pensata e immaginata l’architettura. In particolare alcuni aspetti della realtà del paese Italia sono rappresentati con ricerche ad hoc. La complessità di questa, come di altre realtà del mondo, non solo non deve essere negata, ma è elemento di riferimento e fonte ispiratrice anche per l’architettura”.
“Il cinema entra a pieno titolo nel progetto Monditalia della Biennale Architettura 2014 – ha dichiarato il Direttore del Settore Cinema, Alberto Barbera – come una sorta di filo rosso che, con il concorso di 82 film (in realtà, frammenti di film) disposti lungo il percorso dell’esposizione, offre al visitatore un mosaico di suggestioni a partire dalle quali riannodare una delle possibili narrazioni di questa suggestiva proposta”.
Il programma di Monditalia
Una serie di sequenze tratte da capolavori o da titoli poco noti del cinema italiano e internazionale, saranno proiettate su altrettanti schermi lungo le Corderie dell’Arsenale.
Sono stati scelti 2 film per ognuno dei 41 casi di studio italiani sviluppati da architetti, fotografi, accademici, studiosi per Monditalia.
“L’Italia e la sua storia – ha precisato Barbera – si ritrovano in queste schegge che, in virtù del realismo ontologico dell’immagine cinematografica, restituiscono con un’evidenza straordinaria la testimonianza visiva della complessa evoluzione di strutture urbani e spazi naturali, scenografie sociali e industriali, prospettive economiche e politiche, aspirazioni individuali e collettive di un popolo e di un paese, assunto da Rem Koolhaas come modello di confronto e di riferimento per una profonda e irrituale riflessione sulla natura e gli sviluppi dell’arte architettonica”.
Proiezioni dal 20 giugno, per cinque venerdì (20 e 27 giugno, 4, 11, 18 luglio), dalle ore 18.00 alle ore 20.00, alle Corderie dell’Arsenale.
Anteprima, i Leoni d’oro alla carriera della 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (27/08 -6/09/2014)
Thelma Schoonmaker e Frederick Wiseman Cineasti statunitensi alla montatrice Thelma Schoonmaker e al regista e documentarista Frederick Wiseman.

DONATO BRAMANTE e l’arte della progettazione

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Giorgio Sparisi, Elia Bordignon Favero discutono con David Hemsoll

“Per Palladio e Vasari, Donato Bramante (1444-1514) fu l’eroe della riscoperta della grande architettura classica: non solo rivoluzionò il concetto di spazio, ma reinventò l’immagine della chiesa e del palazzo rinascimentali. Ma come concepiva e progettava i suoi edifici, e come comunicava le sue idee a committenti e muratori?” Si son chiesti i curatori della mostra allestita al Palladio Museum (9/11/2014 – 8/02/2015), che nella sintesi di alcuni pannelli, un plastico, dei disegni di Palladio ed un video fanno da pendant al “leggendario progetto autografo di Bramante per la basilica di San Pietro, noto come Uffizi 20 A”. Non a caso si è scelto anche la ricorrenza del 5° centenario della morte dell’architetto e artista, portando nella Onusienne Vicenza una mostra compiuta in collaborazione con la Bibliotheca Hertziana, il Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e la Fondazione Piero Portaluppi di Milano.
“É un semplice foglio di carta, ma pesa come una montagna” – afferma il presidente del Consiglio Scientifico, Howard Burns – “É considerato il disegno più importante per l’architettura del mondo occidentale, che dopo di esso non è stata più la stessa”.
“Siamo intorno al 1506 e nel concepire la più grande basilica della Cristianità per il Papa Giulio II, Bramante mette a punto un nuovo concetto di spazio architettonico ispirato a quello dei grandi edifici della Roma antica” – commenta il direttore del Palladio Museum Guido Beltramini – “É un processo per gradi, che Bramante registra sul foglio Uffizi 20 A mano a mano che esce dal suo cervello: il disegno è quindi una sorta di palinsesto, un diario di viaggio alla scoperta di quella che sarà l’architettura del Rinascimento”.
Il disegno è presente in mostra grazie ad un eccezionale prestito dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi, ed è “spiegato” al pubblico da un apparato multimediale concepito per l’occasione.
Accanto al disegno Uffizi 20 A di Bramante, sono esposti altri disegni d’architettura cinquecenteschi, come quelli con cui Andrea Palladio studia opere bramantesche, oltre a trattati d’architettura nelle preziose edizioni originali, e disegni e modelli architettonici contemporanei di ricostruzione dei procedimenti mentali di Bramante.
La mostra è un progetto del Palladio Museum che ha preso spunto dalle ricerche di Christof Thoenes (Biblioteca Hertziana – Max Plank Institut), uno dei massimi specialisti al mondo di storia dell’architettura rinascimentale, che in decenni di studi ha distillato una sua lettura dei procedimenti di Bramante al tavolo da disegno, e l’ha sviluppata in una sequenza inedita di disegni interpretativi, realizzati con la collaborazione di Alina Aggujaro. L’allestimento della mostra è di Alessandro Scandurra, direttore scientifico della Fondazione Piero Portaluppi di Milano, che seguirà un workshop per giovani architetti dal gennaio 2015 nella sede della Fondazione milanese. “Il nostro obiettivo non è attualizzare Bramante, o proporlo come un modello per l’oggi – afferma Scandurra – ma cercare nel suo lavoro le radici di temi e problemi significativi anche per un progetto contemporaneo”. (Vicenza, 8 novembre 2014, di Angelo Miatello, inviato)

Palladio Museum
Dal 9 novembre 2014 all’8 febbraio 2015
Info 0444 323014
accoglienza@palladiomuseum.org
Facebook/Twitter: PalladioMuseum 

Giorgio Sparisi, Elia Bordigno Favero con lo storico e scrittore  David Hemsoll  

 

 

QUESTA É GUERRA. 120 immagini scelte

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Unknown Photographer, The italian Magnis Freedom Fighters, 1944 Silver, gelatine print on glossy fibre paper Printed by December 1944 ©Daniel Blau Munich/ London

Padova, Palazzo del Monte di Pietà: Dal 28 febbraio al 31 maggio 2015
Questa è guerra! racconta un secolo di guerre attraverso 120 immagini , selezionate da Walter Guadagnini, tra le più emblematiche dei diversi conflitti.
Questa è guerra! Si può ammirare a Padova, in Palazzo del Monte di Pietà, dal 28 febbraio al 31 maggio 2015, per iniziativa della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.
L’invenzione della fotografia cambia radicalmente la rappresentazione della guerra: il racconto diventa soprattutto immagine, sintesi, evidenza, emozione, con una diffusone planetaria prima inimmaginabile. La Grande Guerra, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, il Vietnam producono reportages leggendari come quelli di Capa, Cartier-Bresson, Jones Griffiths. Le guerre recenti, in ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq e quelle contemporanee e ancora in corso in Congo, Libia, Palestina, Sudan, sono testimoniate sempre più da cittadini-reporter. La guerra cambia e la fotografia guarda ad essa con occhi diversi. Questa mostra forte e appassionante documenta in quali modi la fotografia ha raccontato i grandi conflitti del passato e come racconta quelli di oggi. In un percorso ricco, ben documentato, attivamente coinvolgente.
La mostra – la prima del genere in Italia – presenta alcune caratteristiche particolari, che la rendono un evento in grado di attirare l’attenzione di un vasto pubblico di appassionati non solo di fotografia, ma anche di storia e di costume.
La scansione è quella cronologica tradizionale, che affronta le varie guerre che si sono succedute nel corso del XX secolo e all’inizio del XXI: la Prima Guerra Mondiale, la Guerra Civile Spagnola, la Seconda Guerra Mondiale, la Guerra d’Algeria, la Guerra del Vietnam, quella serbo-bosniaca, il lungo conflitto medio-orientale, le guerre in diverse parti dell’Africa, dal Rwanda al Congo, l’attacco alle Torri Gemelle e la conseguente Guerra al Terrore e i più recenti focolai in Ucraina e ancora in Medio Oriente. Ma all’interno di queste vicende, sono stati individuati punti di vista particolari, che hanno caratterizzato il rapporto tra la guerra e la documentazione e la narrazione fotografica.
Per quanto riguarda la Prima Guerra Mondiale, ad esempio, l’accento cade sulle incredibili novità tecnologiche che questo conflitto ha sperimentato per la prima volta, ed ecco dunque le foto aeree, che trasformano il territorio in una composizione quasi astratta, le foto dei carri armati, nuovi strumenti di combattimento, e le stesse macchine fotografiche, che sono, per la prima volta nella storia, nelle mani dei soldati stessi, che inviano a casa o ricevono da casa i ricordi più preziosi. Tutte immagini che provengono dall’eccezionale e ancora poco studiato patrimonio del Museo della Terza Armata di Padova.
A questo proposito, particolare importanza ha la selezione di oltre 20 fotografie scattate dalla Principessa Anna Maria Borghese, nobildonna romana appassionata di fotografia e membro della Croce Rossa al fronte, straordinario esempio di come la fotografia abbia saputo raccontare la vita quotidiana dei soldati con la vera istantaneità delle prime macchine Kodak.
Allo stesso modo, anche la Guerra Civile Spagnola è narrata in prima persona dai miliziani di entrambe le fazioni, e dai numerosi giornali che hanno coperto fotograficamente l’evento come mai prima era successo. E proprio da uno di questi servizi compare una delle foto più celebri della mostra, e dell’intera
storia della fotografia, il Miliziano Caduto di Robert Capa, autentica icona del XX secolo, che viene presentata assieme a un’altra immagine celeberrima, quella scattata da Gerda Taro – compagna di Capa – a una miliziana che si sta addestrando a sparare. E’ questa un’altra caratteristica fondamentale della mostra: l’avvicinamento tra le foto degli amatori, dei protagonisti in prima persona degli eventi, e quelle dei grandi fotoreporter, a dimostrare come la fotografia sia stata davvero a tutti gli effetti il mezzo preferito di espressione e di racconto degli eventi nel corso del secolo. Ecco allora che la seconda Guerra Mondiale viene narrata dalle strepitose e preziosissime immagini dei giganti della fotografia del Novecento : Robert Capa, August Sander, Ernst Haas, Eugene Smith e Henri Cartier-Bresson, Bill Bandt, Eugeny Chaldey. Di tutti questi autori si sono privilegiate le immagini che raccontano non tanto le battaglie (solo la selezione di Smith è interamente dedicata ai soldati in battaglia), ma le conseguenze che la guerra ha portato alle popolazioni : ecco allora la documentazione oggettiva, spietata di Sander della Colonia prima e dopo i bombardamenti, le commoventi immagini del rientro a casa dei soldati austriaci in una Vienna in rovine di Ernst Haas, le strepitose, a volte drammatiche , a volte anche umoristiche immagini di Cartier-Bresson sui campi profughi, con la celebre icona della collaborazionista nazista additata da una sua vittima. Ma a fianco di queste, ecco anche le storie della Resistenza italiana, alcune ricostruite a posteriori e altre invece realizzate proprio sul campo da un partigiano il cui nome è rimasto, probabilmente storpiato, solo nella memoria di Robert Capa (a cui aveva affidato le immagini) ed è così passato alla storia.
Le distruzioni della guerra sono esemplificate dagli scatti realizzati a Dresda e Hiroshima dopo i bombardamenti, e da una parete di funghi atomici, prove fotografiche degli esperimenti continuati nel corso degli anni Cinquanta. Poi, la guerra di Algeria con i ritratti delle donne algerine di Marc Garanger e quella che è stata definita “l’ultima guerra fotografica”, quella del Vietnam. Qui Don Mc Cullin, Eve Arnold e Philip Jones Griffiths propongono tre sguardi diversi, che pongono però sempre in discussione la necessità di questa guerra, evidenziandone anche il carattere simbolico. Il racconto della guerra, da questo momento in poi, è affidato principalmente alla televisione; la fotografia, pur sempre presente sui campi di battaglia, diviene più uno strumento di riflessione, addirittura di discussione : per questo la mostra abbandona il reportage e trova invece immagini di grande potenza e incisività in alcune immagini realizzate da alcuni dei più importanti artisti del nostro tempo. La Beirut martoriata di Gabriele Basilico, le ricostruzioni storiche, da grande quadro di storia di Luc Delahaye, i colori allucinati di Richard Mosse che raccontano l’allucinata guerra in Congo, l’esperienza multimediale di Gilles Perress, le torri d’avvistamento israeliane che nella composizione di Taysir Batnjj diventano quasi delle opere d’arte concettuale, e infine due possibili conclusioni della mostra : da un lato la drammatica ostentazione delle giornate di rivolta ucraine da parte di Boris Mikhailov, che ritorna così a un tema “storico” dopo molti anni di sperimentazioni più specificamente sociali, dall’altro il progetto – interamente prodotto e finanziato per questa occasione – di Adam Broomberg & Oliver Chanarin, una delle coppie di artisti oggi maggiormente sulla cresta dell’onda, che da anni riflettono proprio sulla guerra e sul modo di rappresentarla, che mettono in luce come anche nel dramma della guerra possano esistere dei momenti in cui il caso può far sì che accada un lieto fine.
A queste immagini, si accompagnano poi i giornali del tempo, documentari, la possibilità di visitare siti web particolari che offrono spunti di riflessione sugli eventi e soprattutto sul rapporto tra guerra, fotografia, informazione e documentazione.
Una mostra realmente multimediale, con al centro le immagini, e gli uomini e le donne.

HEBDO CHARLY. Viva la libertà d’opinione e di satira.

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Dopo l’attacco mortale contro la sede di Charlie Hebdo, il sito del settimanale francese ha messo online una home page completamente nera con un unico messaggio scritto in bianco: Je suis Charlie (siamo tutti Charlie). Nella parte inferiore della pagina un file.pdf traduce “Je Suis Charlie” in diverse lingue. Lo slogan è diventato in pochissimo tempo la frase simbolo di solidarietà alla rivista, dopo un attacco cha ha provocato 12 morti, tra cui quattro fumettisti. L’unico modo per sconfiggere il terrorismo è la soladietà globale che esalti la libertà d’espressione e di satira condanni fermamente questi atti criminosi malvagi. Non ci può essere tolleranza per questa violenza armata “nazifascista”. Ed è inutile insegnare che “al mondo siamo più di un miliardo”, dunque possiamo fare ciò che vogliamo. L’uso della violenza estrema contro persone inermi dev’essere politicamente arginato e sconfitto, al di là di essere – come in Italia pro o contro l’emigrazione epocale. E se ancora possiamo avere un pizzico di libertà, in Occidente, è grazie alla Rivoluzione francese, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e alla Codificazione sul diritto della guerra di Ginevra. Senza di queste anche il pianeta cosiddetto di professione religiosa differente sarebbe stato schiacciato dalla bomba atomica. E se purtroppo qualcuno ancora ffacesse fatica a capirlo perchè sarebbe molto più facile inculcare a dei giovani nullatenenti e borderline che la forza del fuoco è lecita in nome di dio, alibi peraltro assai diffuso anche fra i capi mafiosi di cultura cattolica, dobbiamo asieme chiederci il perchè e come dobbiamo cambiarli questi giovani. Non certo con 32 euro al giorno ed un paio di scarpe da ginnastica ed un paio di jeans sbiaditi ma portandoli ad una consapevole appartenenza di società multiculturale. E’ difficile ma si può fare. 
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FREYA STARK. Svelati i suoi taccuini

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Freya Stark

Asolo (Tv), Museo Civico – Sala della Ragione
Mostra prorogata fino al 10 gennaio 2015
Fortemente voluta dal cenacolo delle “Freyadi”, ovvero dal circolo di amiche ed estimatrici che l’hanno frequentata negli anni asolani, dal 27 settembre al 23 novembre, Freya Stark tornerà nella sua Asolo, protagonista in “Vaghe stella dell’orsaÉIl viaggio sentimentale di Freya Stark”. La mostra, curata da Annamaria Orsini coadiuvata da un piccolo gruppo di collaboratrici, sarà allestita dal Comune di Asolo nella Sala della Ragione del Museo Civico della “Città dai cento orizzonti”.
In Inghilterra, dove Freya Stark é venerata come caposcuola di un genere letterario, il moderno “travel writing” in cui i viaggi vengono presentati come esperienze mistiche, Freya è un mito. Nella sua Asolo, dove è arrivata bambina, dove ha festeggiato il centesimo compleanno e dove riposa accanto ad Elenora Duse, è sopratutto Dame Freya. Personaggio molto amato dagli asolani, intraprendente, curiosa, anima brillante e anticonformista, donna vitale, coraggiosa e incredibilmente ricca di talenti.
Molti i motivi di interesse in questa nuova mostra che viene ad oltre un decennio da quella dedicata a Freya del 2003, all’indomani della scomparsa. Innanzitutto perché l’esposizione documenta un talento segreto, o comunque mai portato alla ribalta, della grande Dame: la sua capacità di fissare sulla carta e sulla tela impressioni di viaggio, volti, luoghi, atmosfere. Freya era figlia di due importanti pittori ed è da loro che ha tratto quella mano e quell’occhio d’artista che è evidente nelle sue opere, sia che si tratti di velocissimi schizzi su intensi taccuini di viaggio, che di opere meditate e di ampie dimensioni.
Un altro talento svelato è quello di Freya per la fotografia. “Ogni viaggiatore deve saper entrare nello spirito dei luoghi che visita: perché non si darà mai il caso che nella vita qualcuno possa rivedere lo stesso panorama due volte”, scriveva Freya ed è ipotizzabile che schizzi e immagini fotografiche l’aiutassero a catturare e conservare le suggestioni del momento. Le sue sono immagini che appartengono alla storia della fotografia e delle grandi esplorazioni.
L’esposizione asolana porta il visitatore fin dentro la sfera più privata di Freya. Privilegia infatti i “taccuini segreti”, ovvero disegno di volti, personaggi, paesaggi amici. Di ospiti della sua Villa innalzata accanto e sopra il Teatro Romano di Asolo. Un meraviglioso eremitaggio dove venivano a trovarla intellettuali da ogni parte del mondo, dove a salutare l’amica scendeva la Regina Madre di Gran Bretagna o soleva giungere per un tè e una passeggiata tra le rose e i famosi nani del giardino la Principessa Margaret. Sono anche immagini che riportano l’atmosfera e le frequentazioni della dimora avita nel Devonshire.
A partire dagli anni ’30, drappeggiata con ampi caftani, a dorso d’asino, cammello e cavallo, se non a piedi, si è inoltrata nei luoghi meno ospitali e meno battuti dell’Egitto, poi di Siria, Irak, Iran per spingersi sino alle propaggini dell’Himalaya, ad inseguire le memorie di Alessandro Magno, le testimonianze delle vie della seta o dell’incenso. Affrontando anche le zone a più forte rischio, come quella “Valle degli Assassini” cui ha dedicato uno dei suoi libri più famosi. Esploratrice avventurosa, forse anche “inviata segreta” del Governo di Sua Maestà, certo donna decisamente intraprendente, tanto da essere spesso affiancata al più popolare Lawrence d’Arabia.
Sempre in tema di fotografia, la mostra propone una ulteriore preziosità: le foto realizzate dalle lastre dell’archivio del pittore e fotografo inglese Herbert Young (1854-1941), grande amico di Freya. Alcune di esse hanno grande rilevanza poiché documentano la flora e in particolare le rose del famoso giardino di casa Young in Asolo, poi divenuta Villa Freya.
Di Freya la mostra propone la dimensione più privata, da salotto intimo: una sezione è ad esempio riservata al suo ricco corredo di lini, da lei ricamati, di squisita fattura. Tra di essi, di grande interesse, in quanto testimonia l’esperienza vissuta come crocerossina sul Carso, durante il 1° Conflitto Mondiale, è una lunga striscia di lino bianco con applicazioni in pizzo macramè, sul cui bordo sono ricamati i nomi di alcune crocerossine sue amiche insieme a quelli di illustri personaggi da lei conosciuti e amati.
Scopriamo così che Freya eseguiva ricami e disegni con la stessa perizia con la quale disegnava le carte geografiche di luoghi sconosciuti e con la stessa freschezza e accuratezza di scrittura delle pagine dei suoi famosi libri. Fondamentale per la realizzazione di questa sezione, ma anche dell’intera mostra, l’apporto di Anna Modugno, assistente di Freya negli ultimi undici anni della sua vita e preziosa custode di molte delle sue memorie.
Proprio perché la mostra intende tracciare – nel senso di lasciare tracce – il ritratto privato di Freya, verranno esposti alcuni dei suoi abiti come il caffetano in velluto di seta color arancio indossato in occasione dell’Incoronazione di Elisabetta II d’Inghilterra (1953), alcuni splendidi abiti realizzati con tessiture seriche orientali per visite a sultani ed emiri e un burqa in seta verde scuro completamente plissettato sulle spalle. Qualche oggetto personale e curioso: un piccolo tavolo, la sua tazza da tè, il suo minuscolo astuccio porta aghi, la sua macchina da scrivere insieme a molti dei suoi libri arricchiscono l’esposizione che come dichiara il titolo narra “il viaggio sentimentale” e interiore di questa erudita e avventurosa viaggiatrice.

VAGHE STELLE DELL’ORSA…Il viaggio sentimentale di Freya Stark
Asolo, Museo Civico – Sala della Ragione (via Regina Cornaro n. 74), dal 27 settembre al 23 novembre 2014. Orario Venerdì 15.00-19.00/Sabato e domenica 10.00-19.00 . Ingresso:gratuito. Mostra promossa ed organizzata dal comune di Asolo – Assessorato alla Cultura in collaborazione con Regione del Veneto – Assessorato alla Cultura. A cura di Annamaria Orsini; direzione della Mostra Chiara Carinato e Orietta Dissegna. Progetto e Allestimento Corde Architetti Associati. Catalogo e saggio critico a cura di Annamaria Orsini, edito da Antiga.
Info: Ufficio Cultura di Asolo
0423/524637 –
cultura@comune.asolo.tv.it
www.asolo.it

L’ARTE PER L’ARTE. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis

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Giovanni Boldini: Fuoco d’artificio, c.1890. Olio su tela, cm 200×9,5 (cm 222 x115)

(Postato da Angelo Miatello) Con questa iniziativa, le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara e la Fondazione Ferrara Arte partecipano, in partnership con il Comune di Ferrara, ad un progetto di promozione integrata del patrimonio culturale e ambientale della Regione Emilia-Romagna e degli interventi finanziati attraverso i fondi europei POR FESR tra il 2007 e il 2013. L’arte per l’arte diverrà un’occasione per presentare al pubblico, attraverso specifici appuntamenti e attraverso un info point dedicato, i siti recuperati e valorizzati grazie ai finanziamenti europei, in un percorso ideale dalla città al territorio, dal Castello Estense alla Delizia: dal Castello della Mesola al Museo delle Culture Umane di Comacchio, attraverso i percorsi d’acqua nel parco del Delta.
Un sodalizio, quello tra la città e il suo territorio, sempre più profondo, che permette di accompagnare il turista alla scoperta di luoghi suggestivi, spesso fuori dalla rotta della canonica visita turistica alla città d’arte.

L’ARTE PER L’ARTE. Il Castello Estense ospita Giovanni Boldini e Filippo de Pisis
Ferrara, Castello Estense, dal 31 gennaio 2015
Informazioni
tel. 0532 299233
castello.estense@provincia.fe.it
www.castelloestense.it
Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949
www.palazzodiamanti.it