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BEPI PAOLIN, IL CUSTODE DELLE LISTE PRO ZAIA

Amichevolmente è Bepi ma ufficialmente è on. Giuseppe Paolin, deputato della Lega alla Camera dall’agosto 2018. L’abbiamo incontrato, giornalisticamente parlando, nel tardo pomeriggio alla sede K3 di Fontane di Villorba intento a modificare l’ennesimo annuncio per la conclusione delle “tre” liste pro governatore Luca Zaia. Non ci sono ancora i loghi ufficiali e i listoni che saranno stampati sui manifesti elettorali (quelli che si possono leggere fuori del seggio). L’on. Paolin ha una lunga storia di attivista politico, iniziato come consigliere comunale con l’allora sindaco Gianni De Paoli. Arriva dall’esperienza di segretario nazionale organizzativo e di presidente di Asco Piave Energie S.p.A.
Una persona pacata che vuole essere al servizio del bene pubblico, soprattutto in un momento così difficile come l’attuale che Possagno e di tutta la Pedemontana ne hanno bisogno. “Il mio compito è dare risposte ai problemi della gente”, afferma l’onorevole. “Certo, arrivo in una squadra che lavora da oltre due anni – aggiunge – e non mi resta che mettermi a disposizione, partendo dalla panchina; se ci sarà un posto libero in una commissione, ben venga”.
“L’obiettivo da cui mai distogliere lo sguardo – tiene a sottolineare – rimane l’autonomia, un caposaldo del governatore Luca Zaia”.
Le tre liste pro Zaia hanno come primo obiettivo l’autonomia, quella che da più di tre anni è in fase “di discussione istituzionale”. La vittoria sancirà una svolta storica, “ne siamo certi”. 

GIOVANNI VENDRAMINI, UN BASSANESE AL PALAZZO BALBI: ANDATA E RITORNO DI UN’OPERA D’ARTE VERONESIANA

Morena Martini, Elena Pavan, Ylenia Bianchin

“Paolo Veronese (Verona 1528 – Venezia 1588). Minerva fra la Geometria e l’Aritmetica, affresco strappato (cm. 190 x 284). Parte della vasta decorazione eseguita da Paolo Veronese e Giovanni Battista Zelotti intorno al 1551 nella Villa Soranza di Treville di Castelfranco Veneto, distrutta poi nel 1818. Lo strappo degli affreschi fu eseguito con tecnica innovativa dal conte Filippo Balbi tra il 1816 e il 1817. Acquisizione 2002 da collezione privata”.

Così recita la targhetta, accanto all’opera che si trova al piano nobile di Palazzo Balbi, sede della Giunta del Veneto. É l’icona-simbolo delle riprese giornalistiche che si susseguono da parecchio tempo che ormai tutti i Veneti vedono.
L’occasione data dal trasloco dell’opera, in seguito la Minerva della Soranza, ha stimolato la cronaca per alcune divergenze attributive. Risalendo alle scarse informazioni di carattere storico e culturale che l’amministrazione competente possiede o ha mai cercato di raccogliere, ci si è posti il problema di tentare una descrizione ampia dell’opera di <93 lustri>, secondo i nostri calcoli (<1550-2015>).
Gli autori (testi) Miatello e Malvestio (iconografia), di questo libro, nel desiderio di approfondire le origini e il contenuto del frammento, si sono imbattuti su alcune contraddizioni storiche e lacune culturali. Il libro ha un taglio giornalistico, riprendendo passaggi e opinioni, risalendo a note bibliografiche e alle citazioni della letteratura che si è occupata dello specifico caso. L’uso del motore di ricerca Google, con la gratuità della consultazione Google.book di biblioteche straniere, quali: Bibliotheca Bodleiana di Oxford, Leland Stanford Junior University, Österreichische Nationalbibliothek Wien, Bayerische Staatsbibliothek München (Ex Bibliotheca Regia Monacensis), per citarne solo alcune, “ci ha facilitato la lettura, ampliandola. Ci ha portato persino grande conforto nello scoprire fraintendimenti e forse un’esagerata attribuzione”.

libro di Angelo Miatello e Claudio Malvestio

La suddivisione di capitoli con paragrafi intitolati, non frequente nella letteratura italiana ma ormai molto praticata dalle maggiori testate giornalistiche, è da sempre una forma redazionale dei Groupes de travail delle commissioni Unesco e delle O.I.
La Minerva della Soranzanon ha mai avuto né prima né dopo un approfondimento storico-contenutistico e una perizia scientifica. Le riserve che da tempo venivano sollevate sull’attribuzione dell’affresco su un piano strettamente stilistico sono in un’ugual misura riscontrabili anche confrontando le poche ma importanti riproduzioni su diversi supporti: stampa d’epoca, fotografia b.n, rivista. Non ci sono solo differenze dovute al degrado temporale.

Il (nostro) rinvenimento del catalogo della Galleria Maddox Street del 1826, in cui per la prima volta appare una “Minerva between Mensuration and Calculation” nell’elenco dei dipinti in conto-vendita, ci h aiutato a risalire alle fonti giornalistiche inglesi.
Fonti essenziali da cui si leggono gli arrivi degli affreschi del Palace of the Soranza nella City di Londra, grazie all’intermediazione del bassanese Giovanni Vendramini, apprezzato calcografo (engraver) e fine conoscitore dell’arte italiana. Seguendo le tracce indicate dal suddetto catalogo della Oxford Bodleiana, quale deposito ufficiale delle prime edizioni a stampa, si riesce a ripercorrere le tappe salienti della promozione di gran parte degli affreschi, considerati unici e di assoluto interesse culturale. Gli affreschi di “Veronese del palazzo della Soranza near Castelfranco in Trevigiano territory”erano di gran lunga più preziosi dei “Cartoni di Raffaello”.

Una scoperta di A. Miatello che nessun altro, prima, se n’era accorto. Il merito va sicuramente alle istituzioni british che hanno digitalizzato archivi e biblioteche intere (in accordo con le università americane), mentre noi (veneti) con tutta la nostra ricchezza e boria “indipendentista” siamo ancora in una fase di “studio e programmazione” e di “frammentaria digitalizzazione” (non ci sono schei!). Quindi, per fare un discorso politico, nemmeno durante gli anniversari dei 150 anni dell’Unità d’Italia, i Veneti sono riusciti a distinguersi, cadendo nel tranello dell’ “indipendenza” e della “diversità sanguigna” persino del “dna”. Due errori madornali, in quanto tutta la storia da quella romana al romanticismo in questa terra di monti, laghi, fiumi e coste, i rapporti si sono sempre intrecciati con il resto del Paese e dei Paesi confinanti amici e nemici, “ladri” e alleati (a turno germanici, francesi, fiamminghi, anglosassoni). Si può battagliare fin che si vuole ma rimaniamo pur sempre “italiani”, poi europei convinti. Non siamo né altoatesini, né valdostani e nemmeno siciliani o campani.

Auguri e complimenti alle tre signore Elena Pavan, Morena Martini e Ylenia Bianchin che si sono prestate come testimonial dell’opera veronesiana: “Minerva tra Aritmetica e Geometria”, in temporanea esposizione a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale. Un progetto, come l’abbiamo descritto a voce sifusa che merita di concretizzarsi prima che sia troppo tardi. 

REFERENDUM ABROGATIVO 20 / 21.09: ISTRUZIONE SUL VOTO

INFORMAZIONI SUL VOTO

Si terrà domenica 20 settembre dalle ore 7,00 alle ore 23,00 e lunedì 21 settembre dalle ore 7,00 alle ore 15,00 il referendum costituzionale concernente  “
Modifiche agli articoli 56, 57, 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari “, pubblicato nella G.U. n. 180 del 18/07/2020.

Alla chiusura dei seggi seguirà prima lo scrutinio del referendum e poiquelle delle elzioni regionali, che si svolgeranno in concomitanza.
Trattandosi di voto abrogativo, il referendum non avrà quorum.
il Comune di Bassano del Grappa ha predisposto attraverso queste pagine, un servizio di informazione al voto e consultazione dei risultati elettorali.
Quando si vota
Si vota domenica 20 settembre 2020 dalle 7 alle 23 e lunedì 21 settembre 2020 dalle 7 alle 15 (le operazioni di scrutinio avranno inizio subito dopo la chiusura delle votazioni)
Cosa si vota
Sivota per  il seguente quesito: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?».
La riforma prevista dalla legge costituzionale entrerà in vigore se il numero dei voti favorevoli sarà superiore al numero dei voti contrari non essendo necessario il raggiungimento di un quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto.
Che cos’è il referendum costituzionale confermativo?
Con il referendum costituzionale confermativo gli elettori decidono se confermare o meno una legge di riforma costituzionale già approvata dal Parlamento, ma senza che sia stata raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi.
L’art.138, 2° comma, della Costituzione, che regola la revisione costituzionale, stabilisce, infatti, che le leggi costituzionali, qualora non siano approvate al secondo passaggio con una maggioranza dei due terzi dei componenti in ciascuna delle due Camere, “sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto di una Camera o 500 mila elettori o cinque consigli regionali”.
Nel referendum costituzionale confermativo si prescinde dal quorum, ossia si procede al conteggio dei voti validamente espressi, indipendentemente se abbia partecipato o meno alla consultazione la maggioranza degli aventi diritto, a differenza, pertanto, di quanto avviene nel referendum abrogativo.
Chi può votare
Possono votare tutti i cittadini italiani, maggiorenni alla data di domenica 29 marzo 2020, iscritti alle liste elettorali del Comune.
Come si vota
Per votare l’elettore deve esibire la tessera elettorale e un documento di riconoscimento personale (carta di identità o altro documento di identificazione munito di fotografia, rilasciato da una pubblica amministrazione). Nel caso la tessera elettorale non risulti più utilizzabile per l’esaurimento di tutti gli spazi relativi alla certificazione del voto occorre, prima di presentarsi a votare, richiedere una nuova tessera elettorale.
Si ricorda che è possibile in qualsiasi momento chiedere il rinnovo o il duplicato della propria tessera elettorale recandosi fin da subito presso l’ufficio Anagrafe ed Elettorale del proprio Comune di appartenenza che metterà a disposizione di uno sportello apposito senza alcuna prenotazione (circa tre settimane prima del voto):
al rinnovo della tessera elettorale, previa esibizione di documento di riconoscimento, della tessera elettorale esaurita e compilazione di modulistica presente in ufficio;
alla consegna della tessera elettorale che (in caso di primo rilascio) i messi comunali non sono riusciti a consegnare presso la vostra abitazione, previa esibizione del documento di identità e del tagliando rosa rilasciato dai messi nella cassetta della posta.
Si raccomanda di informarsi degli degli orari dello sportello “elettorale”.

GIAMBATTISTA PIRANESI (1720-1778) A BASSANO DEL GRAPPA PER SCONFIGGERE IL CORONAVIRUS DAL 20 GIUGNO

Dopo Albrecht Dürer, le sale restaurate di Palazzo Sturm accolgono un altro tra i giganti dell’incisione mondiale: Giambattista Piranesi (1720-1778).
La mostra — a cura di Chiara Casarin e Pierluigi Panza — propone tutti i capolavori grafici di Giambattista Piranesi patrimonio delle raccolte bassanesi. Un corpus completo che comprende incisioni sciolte e molte altre racchiuse in volumi ai quali si aggiunge la serie completa delle Carceri d’Invenzione proveniente dalle collezioni della Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
La città di Bassano del Grappa ha scelto di omaggiare il grande genio di Piranesi in occasione del terzo centenario della sua nascita (4 ottobre 1720).
«Il patrimonio conservato nei nostri Musei Civici non cessa di stupirci» dichiara Elena Pavan, Sindaco di Bassano del Grappa, «il desiderio di aprire i nostri archivi e di valorizzare le nostre collezioni nascoste ci permette ora, per la prima volta nella storia dei nostri musei, di ammirare i capolavori grafici di Piranesi e di coglierne il genio artistico e la straordinaria abilità nella tecnica incisoria».
Il patrimonio grafico dell’artista di origini venete, che conta a Bassano circa 570 opere, viene esposto nel quarto e quinto piano di Palazzo Sturm, spazi destinati alle esposizioni temporanee, inaugurati dopo l’ultima campagna di restauro, con la mostra Albrecht Dürer. La collezione Remondini. L’esposizione, che ha riscosso un gran successo di pubblico e di critica, ha inaugurato il filone dedicato all’arte incisoria — di cui Palazzo Sturm conserva uno dei patrimoni più importanti al mondo — esponendo all’interno di teche in acciaio e vetro quelle opere che per motivi conservativi non sono tradizionalmente esposte al pubblico. L’allestimento è costituito da cinquantasei teche progettate dallo studio APML architetti, strutture pensate per preservare le condizioni ottimali di conservazione delle opere sia da un punto di vista microclimatico che luministico.
«Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo è la mostra completa delle incisioni piranesiane conservate a Bassano» afferma Chiara Casarin, curatore della mostra, «una mostra che risponde alla volontà di esporre al pubblico i tesori conservati nella sala stampe e negli archivi della Biblioteca e che conferma, ancora una volta, quanto l’insegnamento degli antichi sia vivo nell’arte contemporanea».
«La mostra che i Musei Civici di Bassano dedicano al genio di Piranesi» dichiara Pierluigi Panza, curatore della mostra, «testimonia un importante progresso nello studio delle collezioni permanenti della città e consente di sottolineare alcune precisazioni sulle vicende biografiche dell’artista e della sua famiglia».
Disegnatore, incisore, antiquario e architetto, Giambattista Piranesi è considerato il più grande esponente dell’incisione veneta del Settecento.
La sua attività ha influenzato non solo architetti ma anche scenografi e pittori oltre che lasciare un forte impatto anche sulla fantasia letteraria. Veneto di nascita ma romano d’adozione, Piranesi si presenta in questa mostra con tutta la sua incredibile potenza grafica.
Giunto a Roma appena ventenne, decide di trasferirvisi definitivamente a partire dal 1746, iniziando la produzione delle celebriVedute di Roma: raccolte di tavole raffiguranti ruderi classici e monumenti antichi, tra cui quelle presenti nelle collezioni di Bassano del Grappa. Architetto di un unico edificio, la chiesa di Santa Maria del Priorato a Roma, Piranesi diede vita nelle sue incisioni ad architetture che stupirono il mondo, magnificamente oniriche ma al contempo potentemente concrete e per questo destinate a colpire la fantasia di molti. Di lui parlarono con ammirazione sconfinata non solo esperti d’arte e di architettura ma anche poeti e scrittori; tra i molti Marguerite Yourcenar volle dedicargli una biografia dove, a proposito delle Carceri – l’opera forse più famosa di Piranesi – scrive trattarsi di «una delle opere più segrete che ci abbia lasciato in eredità un uomo del XVIII secolo».
Per la prima volta nella loro storia i Musei Civici di Bassano del Grappa espongono al pubblico il corpus completo di incisioni piranesiane presenti nelle collezioni permanenti cittadine. Un corpus completo che comprende le più celebri Vedute di Roma: tavole raffiguranti i monumenti antichi realizzate dall’artista nell’intero arco della sua vita. A queste si aggiungono i quattro tomi delle Antichità Romane, preziosi volumi che costituiscono il fulcro della visione archeologica di Piranesi. Fondamentali per l’intera opera piranesiana e, allo stesso tempo, punto di partenza per le opere successive di argomento analogo e complementare, queste tavole forniscono un quadro unitario organico della città di Roma attraverso l’individuazione dei monumenti, delle zone e degli spazi, della cinta muraria, della rete degli acquedotti e delle porte urbane.
La mostra gode dell’importante collaborazione della Fondazione Giorgio Cini di Venezia per il prestito delle 16 tavole tratte dalla celebre serie delle Carceri d’Invenzione. Pubblicata una prima volta nel 1748, l’opera completa viene data alle stampe nel 1761, diffusa con il titolo Carceri d’Invenzione di G. Battista Piranesi archit. vene. Per la loro straordinaria libertà di immaginazione e per la capacità di trasferire nel segno grafico una sensibilità pittorica, le incisioni rivelano l’influenza dei Capricci di Giambattista Tiepolo, incontrato da Piranesi presumibilmente nel 1745, poco prima della sua ripartenza per Roma. Assieme alle Vedute, leCarceri d’Invenzione costituiscono l’opera più famosa della produzione piranesiana e testimoniano la grande abilità nell’uso della tecnica incisoria da parte dell’artista.
In mostra due video approfondiscono il percorso espositivo e narrano il successo di Giambattista Piranesi all’estero, i punti salienti della vita dell’artista a partire dal ritrovamento dell’atto di battesimo. Si tratta di The Lumière Mystérieuse, scritto e diretto da Massimo Becattini e Giovan Battista Piranesi 1720-1778, realizzato in occasione della grande mostra dedicata all’artista nel 1978 dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia.
Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo si completa con il film che Factum Arte ha realizzato in occasione della mostra Le arti di Piranesi. Architetto, incisore, antiquario, vedutista, designer, organizzata dalla Fondazione Giorgio Cini nel 2010. Il video di animazione, creato da Grégoire Dupond per Factum Arte, ricostruisce tridimensionalmente ogni ambiente delle 16 tavole delleCarceri, dando allo spettatore la sensazione di poter camminare all’interno di questi spazi contraddittori e visionari.
Nelle Carceri così come in tutte le sue acqueforti la decadenza di Roma viene esaltata nella sua terribile bellezza con una carica visionaria che ha saputo esercitare un importantissimo riferimento artistico per la cultura contemporanea. In mostra sono esposte anche le lettere tra il conte Remondini di Bassano del Grappa e Francesco Piranesi, figlio di Giovambattista e continuatore dell’attività. Nel catalogo sono inoltre presentati nuovi documenti relativi alla genealogia di Piranesi e ai suoi rapporti con Venezia.
Luca Pignatelli è l’artista contemporaneo con il quale i curatori della mostra vogliono testimoniare quanto, ancora una volta, l’insegnamento artistico degli antichi sia vivo nella produzione artistica del presente. Come in Piranesi, anche nei lavori di Pignatelli la storia è assoluta protagonista e diventa di volta in volta quella che lo stesso artista definisce una “rappresentazione stratificata del tempo”. Gli orologi inseriti nella Veduta del Castello dell’Acqua Felice di Pignatelli, oggi, raccontano questa storia e lo fanno mostrandosi in qualità di piccoli oggetti perfetti che hanno scandito il passato e determinato la vita di molti uomini.
Il catalogo scientifico della mostra edito da Silvana Editore, a cura di Chiara Casarin e Pierluigi Panza, presenta tutte le opere e le incisioni di Piranesi esposte a Palazzo Sturm con i testi di Chiara Casarin, Pierluigi Panza, Luca Massimo Barbero, Enzo Di Martino, Manlio Brusatin e Stefano Pagliantini.
In attesa dell’apertura delle porte al pubblico il prossimo 20 giugno, i Musei Civici raccontano la mostra nei canali social con video d’approfondimento e incursioni nel backstage, dettagli e curiosità sulle opere.

Musei Civici Bassano del Grappa
Giambattista Piranesi. Architetto senza tempo
A cura di Chiara Casarin e Pierluigi Panza
Palazzo Sturm 20.6—19.10.2020

Mascherine Made in Veneto, una barzelletta? No, arriviamo prima dei Trump e Trudeau!

“Tra pochissimo, le finora introvabili mascherine per la protezione della gente comune dal coronavirus, potrebbero non essere più così inarrivabili.”
Lo afferma il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che presenta Fabio Franceschi, titolare di Grafica Veneta Spa, azienda leader mondiale nelle soluzioni avanzate per la stampa, per aver avviato una produzione su larga scala di “una mascherina che ha tutte le caratteristiche per fornire un’ottima protezione per circa l’80% della popolazione, ad esclusione dell’uso prettamente sanitario e chirurgico.”
Quella che Zaia ha definito “la soluzione alla veneta per un problema cruciale in tutta Italia” è stata presentata oggi, nel corso del consueto appuntamento dall’Unità di Crisi della Regione Veneto a Marghera. L’imprenditore padovano ha deciso di riconvertire una delle sue linee di produzione alla realizzazione di un innovativo dispositivo di protezione individuale (DPI). Nella foto: Zaia con gli Assessori Manuela Lanzarin (Sanità), Giampaolo Bottacin (Protezione Civile) e l’imprenditore Fabio Franceschi.
CARATTERISTICHE
Si tratta di una mascherina dall’aspetto inedito, realizzata con un “tessuto non tessuto”, consistente, morbida, resistente all’umidità, a elevata capacità di barriera, facile da indossare anche per gli anziani, utilissima per la protezione delle persone (circa l’80% del totale) nell’ambito della vita quotidiana che ora, ha annunciato Zaia, sarà distribuita da Protezione Civile e Volontari in confezioni da 10 a 20 pezzi in punti particolarmente adatti a creare un’osmosi di diffusione su tutto il territorio, per esempio fuori dagli ospedali ai visitatori che vi arrivano privi di protezione, nei supermercati e nella rete commerciale ancora aperta.
LA PRODUZIONE
La potenzialità produttiva della mascherina presentata oggi è di 500-700 mila pezzi al giorno (800 mila ne sono già state prodotte) ma, “in circa dieci giorni – ha detto Franceschi – siamo in grado di arrivare a 1,5 milioni al giorno”. Franceschi ha anche annunciato che due milioni di pezzi saranno regalati alla Regione Veneto per gli usi più opportuni.
LA DONAZIONE ESEMPLARE
Con questa sua straordinaria generosità, e altrettanta capacità di innovazione di processo e di prodotto – ha detto Zaia ringraziando Franceschi – Grafica Veneta entrerà nella storia. Anche di più che per essere la stampatrice dei romanzi di Harry Potter. Il suo dono di due milioni di mascherine è di vitale importanza ma, se necessario, ne prenderemo tutte quelle che serviranno, pagandole, com’è giusto che sia”.
Per giungere al risultato di oggi, Grafica Veneta, nel corso della sperimentazione, ha prodotto circa 500 mila mascherine che, essendo il risultato di un work in progress, sono poi state eliminate.
QUID: Come mai le grandi cartiere e tipografie romane quelle che stampano in appalto milioni e milioni di cartelle esattoriali, modello unico…schede e registri elettorali … non hanno dato segno di un pizzico di barlume?
NEWS DALL’ESTERO
1. Una scuola dell’obbligo di Montreal aveva una classe di ragazzi (13-16 anni) per uno scambio culturale e umanitario in Guatemala (partiti dieci giorni fa, quando Mr Trudeau stringeva la mano al “XXL” Mr Trump). Bloccati per la pandemia in corso anche in America Latina, la loro Scuola pubblica assieme al Dipartimento della Provincia del Quebec  hanno deciso di noleggiare un aereo privato per riportare la classe con le insegnanti a Montreal. Costo del noleggio: 280mila dollari! (Non è una fake news) L’operazione è supportata dal “fondo emergenza” della Provincia. Non è una deroga al diritto vigente federale canadese ma fa capire che l’istruzione pubblica è meglio governata se “sbloccata” dalla burocrazia accentratrice invadente anche dove non riesce a far quadrare il cerchio.
2. Abbiamo studenti Erasmus in giro per l’Europa, ormai in fuga da giorni: i maggiori problemi sono in Ispagna, Regno Unito, Olanda, persino Francia,  non solo per il rischio di ammalarsi ma per l’assicurazione (Polizza) che non garantisce uguale trattamento come ai propri connazionali (il coronavirus o altre pandemie non sono “convenzionabili”, controllate le venti pagine di una qualsiasi polizza. La dichiarazione dell’OMS ha anche questa funzione! Che se ne dica). Piccolo dettaglio della facilità con cui i ministeri italiani (Esteri + Istruzione + Salute) hanno costruito nel tempo “la mobilità all’interno dello spazio Schengen” come fosse una cuccagna.  Devono farsi un’esperienza. Poco importa se in Italia non c’è lavoro per tutti e la loro esperienza vale meno di zero.
Visto come stanno evolvendosi i fatti, c’è chi si arrangia con l’aiuto di casa o di papà per avere il biglietto d’aereo con due o tre scali (compagnie diverse) da Londra, Bruxelles o Amsterdam per arrivare qui nel nostro piccolo Veneto che raggiunge cifre vertiginose di presenze turistiche (trenta milioni?). “Sfiga” per tutti gli altri che non hanno cash e aspettano dalla Farnesina notizie certe. Gira la notizia che la tale europarlamentare della Lega ha noleggiato un bus per riportare a casa vacanzieri italiani in crociera alle Baleari ed il ministro degli esteri interpellato: “non è serio, se tutti facessero così!”.
3. Le mascherine nei paesi europei citati non sono ancora obbligatorie ma non si trovano con facilità ovunque negli store. Da una informazione certa da Liegi, dove non si trova nemmeno l’Amuchina.

Carolus Auguste Emile Duran alla prima Biennale 1895, dimenticato in Italia ma presente in tutti i grandi musei del mondo

Carolus Auguste Emile Duran, Lucica, Studio di nudo
Artista: Carolus Auguste Emile Duran
Opera: LUCICA (STUDIO DI NUDO)
Manifestazione: 1895 – 1. Esposizione Internazionale d’Arte della Città di Venezia
Soggetto: opera, dipinto
ID supporto virtuale R 36628
Materia e tecnica Digitale / virtuale da lastra

Questa è la scheda con la foto che si legge da tempo sul database ASAC, Archivio storico delle arti contemporanee. Poi, volendo, esce l’immagine a bassa risoluzione che riproduce una donna nuda vista di schiena dentro un campo tutto nero con grossa cornice dorata. Più fotografico che dipinto ad olio, in quanto la figura femminile sembra sfuocata all’altezza degli arti con dettagli poco leggibili da sembrare più silhouette che ritratto, forse munita di calze. Misure e colori dell’opera non sono indicati. La foto con la grossa cornice intagliata sarà quella reale? Chi è l’autore? Domande senza risposta che non trovano voci tra i faldoni conservati che raccolgono ritagli di giornali, estratti di riviste, minute del segretario Fradeletto, telegrammi, corrispondenza varia. Mancano persino molte “cartoline” di accettazione da parte degli artisti che assegnavano il diritto di riproduzione delle proprie opere esposte nelle sale.

Panzacchi scriveva: “Bisogna leggere le lettere di adesione di Carolus Duran, di Puvis de Chavannes, di Domenico Morelli e di altri ullustri per comprendere quanto il comitato  organizzatore della grande solennità artistica debba esser lieto e fiero della sua iniziativa.”

Il catalogo della Prima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia (1895, una delle tante edizioni che circolavano a scopo commerciale e promozionale di beni e servizi), in cui mancano volutamente decine di opere esposte che riappaiono in altre pubblicazioni (periodici, supplementi speciali) pone a prima vista qualche perplesssità del servizio pubblico. La richiesta di un’immagine del database ha un costo standard di circa cento euro anche se non è quella originale. Alla Biblioteca comunale di Bassano del Grappa ci sta il catalogo dell’esposizione (Editori Fratelli Visentini, Venezia) ben conservato, donato da un privato cittadino, che riporta questa scheda sull’artista francese invitato: “Uno splendido colorista, uno spirito alieno da ogni forma di simbolismo e adorante la vita nella sua florida sanità, è Carolus Duran, nato a Lilla il 4 luglio 1837, di famiglia oriunda dalle Fiandre. Robusto, addestrato a tutti gli esercizi del corpo, coraggioso, parlatore scintillante di brio, invidiabile organismo pel quale si direbbe non doveva mai suonare l’ora della vecchiaia, egli ha qualche tratto di rassomiglianza con gli artefici del Cinquecento, coi maestri da lui studiati non per proposito di imitazione ma per impulso d’affinità. Dal 1862 al 1863 [1865] egli visse e lavorò in Italia (…).”
Non ci sono ulteriori dettagli del quadro che riporta solo il titolo e l’autore. La foto pubblicata nel catalogo della Prima Esposizione e in altre pubblicazioni dell’epoca è rigorosamente in scala di grigi.
L’immagine digitalizzata nel database ASAC confrontata con quella del catalogo è diversa. Dunque si tratterà della stessa opera d’arte? Forse il vetrino col tempo si è consumato e la riproduzione su pellicola ha perso inevitabilmente tutti i particolari delle ombre e del corpo che l’accademico ne era un grande esperto e maestro. “Secondo lui, il ritratto doveva essere realizzato a partire dall’abbozzo, direttamente sulla tela, senza uno schizzo preparatorio. Le cinque o sei parti principali del viso dovevano essere realizzate subito, senza fusione, e i dettagli costruiti sulla tela. La maggiore attenzione doveva essere posta sugli effetti di luce, piuttosto che sulla costruzione delle masse e dei volumi. Dal 1870 si dedicò soprattutto al ritratto con grande successo e aprì uno studio a Montparnasse, dove insegnò pittura secondo il modello dell’amato Velázquez. Ricevette la Légion d’honneur nel 1872, fu ufficiale nel 1878, commendatore nel 1889 e grand’ufficiale nel 1900. Dal 1889 al 1900, fu membro di giuria di ogni Exposition universelle tenuta a Parigi; nel 1890 fu tra i fondatori della Société Nationale des Beaux-Arts, nel 1895 fu invitato alla prima Biennale di Venezia e nel 1904 fu eletto membro dell’Académie des Beaux-Arts. Senza aver mai vinto un Prix de Rome, fu nominato direttore dell’Accademia di Francia a Roma nel 1905 che vi rimase fin quasi alla morte.” (wikipedia)
La foto in vendita dalla Biennale è stata alterata e mai corretta. La consultazione online con il motore di ricerca Google non ha dato risultati positivi sull’ubicazione di Lucica (studio di nudo), forse in un museo francese, ma alcune interessanti piste da approfondire: il Journal hebdomadaire gli dedicò un numero biografico del Paris – Theatre – Belles Lettres Beaux Arts; c’è una sua foto ritratto nella Collection Felix Potin; uno studio di Rachel Esner Ateliers d’artistes (1898): an advertorial for the ‘lady readers’ of the Figaro illustré, all’epoca firmato dal critico François Thiébaut-Sisson, in cui appare una foto di Carolus Duran nel suo atelier; e un disegno a matita conservato al Rijksmuseum di Amsterdam con questa didascalia: “Studie van een naakte vrouw, gezien op de rug, Emile Auguste Carolus-Duran, 1848 [1837, Ndr] – 1917 paper, h 188mm x 105mm, firmato in basso a sinistra “Carolus Duran”, della quale non siamo in grado di valutare l’autenticità troppo vicina alla fotografia del catalogo. (Copyright Angelo Miatello)

In corso di preparazione:
1895: NASCE LA PRIMA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA (180 PAGINE CON ILLUSTRAZIONI)

Il Coro dell’Arena ad alta quota sul Monte Baldo per le più belle pagine del melodramma italiano. FOR ALL THE PEOPLE!

Mercoledì 21 agosto 2019, ore 14.30
Monte Baldo, Località Pozza della Stella

Continua la felice collaborazione tra Fondazione Arena di Verona e Funivia Malcesine-Monte Baldo, che organizza per la 13a edizione l’atteso appuntamento con l’Opera ad alta quota. Mercoledì 21 agosto alle 14.30 il Coro dell’Arena diretto da Vito Lombardi porta sul Monte Baldo alcune delle pagine più belle del melodramma italiano. Al pianoforte Federico Brunello, con un programma che comprende Verdi, Puccini e anticipazioni del Festival 2020.
Per il 2019, per la prima volta dalla nascita dell’originale iniziativa che coniuga la bellezza della Lessinia e quella dell’Opera, sono due gli spettacoli-concerto organizzati dalla Funivia Malcesine-Monte Baldo in collaborazione con la Fondazione Arena di Verona: il primo ha già avuto luogo il 7 agosto e ha visto il Ballo dell’Arena debuttare ad alta quota con un programma a tema ispanico.
Il 21 agosto è la volta dell’amato e applaudito Coro dell’Arena di Verona diretto dal maestro Vito Lombardi, con l’accompagnamento al pianoforte di Federico Brunello, Maestro collaboratore della Fondazione. In programma c’è una selezione dei brani più celebri dalle opere verdiane in cartellone nel Festival lirico 2019 (La Traviata, Il Trovatore, Macbeth) con gustose incursioni nel repertorio di tardo ‘800 e primo ‘900 da capolavori quali Madama Butterfly, Cavalleria rusticana e Pagliacci (titoli inaugurali del Festival 2020). In scaletta, con il trionfo dell’Atto II di Aida non può mancare il classico Va, pensiero da Nabucco, vero e proprio biglietto da visita del coro areniano.
L’iniziativa, che continua a richiamare dal 2004 un numeroso pubblico internazionale, rilancia l’offerta artistica dell’Arena di Verona presso nuove platee e si inserisce in un più ampio consolidamento del legame con il territorio e con il lago di Garda in particolare. Quest’anno infatti i complessi artistici sono stati preceduti da un elemento scenografico caratteristico: una sfinge di Aida, disegnata da Franco Zeffirelli, accoglie i turisti che accedono alla Funivia Malcesine-Monte Baldo, invitando a conoscere l’opera regina dell’Arena e omaggiando anche il maestro recentemente scomparso. Inoltre, per chiunque volesse informazioni sull’Opera Festival e acquistare biglietti, da quest’anno è attivo in loco un vero e proprio Punto Rivendita Autorizzato Arena di Verona, in modo di sancire ulteriormente la partnership con Funivia Malcesine-Monte Baldo e avvicinare al bacino gardesano il programma del Festival Lirico, promosso anche da immagini su pannelli fotografici, monitor, ledwall e con messaggi audio.
L’evento, nella suggestiva cornice del Monte Baldo affacciata sul lago di Garda, è ad ingresso gratuito e si svolge in Località Pozza della Stella alle 14:30.

Funivia Malcesine Monte Baldo
Via Navene Vecchia, 12 – 37018 Malcesine (VR)
Tel. +39.045.7400206 –

PROGRAMMA – 21 agosto
CON L’ARENA SUL MONTE BALDO
Coro dell’Arena di Verona
Musiche di Giuseppe Verdi,
Pietro Mascagni, Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini
Giuseppe Verdi
IL TROVATORE
Chi del gitano
Giuseppe Verdi
LA TRAVIATA
Noi siamo zingarelle
Di Madride noi siam mattadori
Giuseppe Verdi
MACBETH
Patria oppressa!
Pietro Mascagni
CAVALLERIA RUSTICANA
Gli aranci olezzano
Ruggero Leoncavallo
PAGLIACCI
Din Don
Giacomo Puccini
MADAMA BUTTERFLY
Coro a bocca chiusa
Giuseppe Verdi
NABUCCO
Va, pensiero
Giuseppe Verdi
AIDA
Gran Finale II
Pianoforte Federico Brunello
CORO DELL’ARENA DI VERONA
Maestro del Coro Vito Lombardi

CARMEN di Georges Bizet dal 6 luglio

CARMEN di Georges Bizet
Arena di Verona
6, 10, 13, 18, 23, 27 luglio 2019 – ore 21.00
2, 24, 27 agosto 2019 – ore 20.45
4 settembre 2019 – ore 20.45

Carmen, quarto titolo del 97° Opera Festival, debutta sabato 6 luglio: il capolavoro di Bizet è proposto nella veste ideata dal regista scenografo e costumista Hugo de Ana per l’inaugurazione 2018. Dramma e colori della Spagna anni ’30 e una protagonista libera e coraggiosa che scende in una vera a propria arena nell’Arena. Daniel Oren dirige per dieci serate un cast internazionale.
L’immortale sigaraia di Bizet, coraggiosa e fragile, seducente donna e demone, musa e fuorilegge, torna protagonista all’Arena di Verona, dove dal 1914 è l’opera più amata e rappresentata insieme ad Aida. Questa storia immortale rivive in una veste originale per gli spazi unici dell’antico anfiteatro veronese, ossia quella pensata dal regista, scenografo e costumista argentino Hugo de Ana, che per l’Arena ha già realizzato produzioni molto apprezzate dal pubblico e dalla critica come Nabucco, Il Barbiere di Siviglia e Tosca (anch’essa nel cartellone del Festival 2019) e che con questo allestimento ha inaugurato il Festival 2018 proponendo una visione diversa da quella storica zeffirelliana (proposta in Arena dal 1995 al 2016 e il cui ritorno è annunciato per il 2021).
vicenda è infatti trasposta negli anni Trenta del Novecento: nella messa in scena di Hugo de Ana, inquietudine ed emancipazione convivono in una Siviglia popolare, tutt’altro che da cartolina. Sono gli stessi anni in cui la Repubblica spagnola riconosce alle donne i primi diritti, mentre venti di guerra soffiano dentro e fuori i suoi confini.
Tuttavia Carmen non è una donna conforme alla società dell’epoca: usi, tradizioni e superstizioni del suo retaggio zingaro ne limitano la libertà personale, ma lei rivendica la sua indipendenza, da donna senza legami e senza figli, scegliendo i propri uomini e la propria sorte, senza subire mai nulla, fino alla fine. Carmen seduce e fa paura insieme. Per raccontare questa storia, de Ana crea una Plaza de Toros affollata di uomini, donne, carri, camion e jeep che aprono e chiudono a vista le diverse scene in un unico spazio mutevole. Il pubblico viene quindi proiettato nella realtà di un popolo picaresco, sempre in movimento, povero, anche violento, mai domo. Non mancano tra i ricercati costumi anche gli abiti dei toreri fedelmente ricreati per un ultimo atto ipnotico e avvincente.
La messa in scena è arricchita dalle coreografie di Leda Lojodice, dal lighting design dell’areniano Paolo Mazzon e dal projection design dell’artista Sergio Metalli. Anche il trucco è ideato nei minimi dettagli: le face chart per i personaggi principali sono state create dal make-up designer Michele Magnani, global senior artist di M.A.C. Cosmetics, in collaborazione con Hugo de Ana. I costumi, ideati dal Maestro argentino e frutto di una raffinata ricerca su tagli e tessuti vintage, sono completati da una selezione di capi Intimissimi, noto brand del Gruppo Calzedonia.
Il cast schiera ventiquattro artisti, tra affermate star internazionali al cimento areniano e giovani debuttanti già premiati in tutto il mondo, con l’intento premiante di unire sullo stesso palcoscenico esperienza e scommessa su talenti al loro esordio. L’affascinante e libera protagonista è affidata infatti per otto recite al mezzosoprano moscovita Ksenia Dudnikova (che porta in Arena l’interpretazione che l’ha resa celebre nei teatri d’Europa) e quindi a Géraldine Chauvet, già apprezzatissima a Verona nei panni di Carmen.
Per la prima volta a Verona come Don José salgono sull’immenso palcoscenico sotto le stelle i tenori Martin Muehle e Murat Karahan mentre come dolce ma coraggiosa Micaela si alternano le voci già apprezzate di Ruth Iniesta, Lana Kos e Mariangela Sicilia mentre, dopo l’esordio come Frasquita, vi debutta quella di Karen Gardeazabal. Infine, come affascinante torero Escamillo, tornano all’Arena gli attesisissimi Erwin Schrott, Alberto Gazale e fa il suo debutto il giovane Italo Proferisce.
Artisti di valore da tutto il mondo, tra interpreti che già conoscono la produzione sin dal 2018 e molti giovani al primo cimento areniano, si alternano anche nei ruoli comprimari: Elisabetta Zizzo,
Clarissa Leonardi, Mariangela Marini, Nicolò Ceriani, Gianfranco Montresor, Roberto Covatta, Francesco Pittari, Gianluca Breda, Krzyszstof Bączyk, Daniel Giulianini e Biagio Pizzuti.
Tutte le dieci recite del capolavoro di Bizet, sono affidate a Daniel Oren, Direttore Musicale del Festival 2019, alla guida dell’Orchestra areniana, del Coro preparato da Vito Lombardi, con il Ballo coordinato da Gaetano Petrosino, numerosi figuranti e i Tecnici dell’Arena di Verona, e con il gradito ritorno dei giovanissimi componenti del Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.

Biglietteria – Via Dietro Anfiteatro 6/B, 37121 Verona
tel. (+39) 045 59.65.17 – fax (+39) 045 801.3287 – email biglietteria@arenadiverona.it

Call center (+39) 045 800.51.51 – www.arena.it – Punti di prevendita Geticket

YELA-ELENA CON VITTORIO EMANUELE III: UNA COPPIA PERFETTA

Elena del Montenegro, Regina d’Italia. Nacque a Cettigne (Cetinje), allora “modesta” capitale del Montenegro, poiché era poco più che un borgo di montagna, abitato per lo più da pastori.

I REALI SAVOIA AI GIARDINI
M. i Re Umberto e S. A. la Regina Margherita in visita alla prima Biennale

(Copyright Angelo Miatello) Il padiglione per l’allestimento fu progettato dal pittore Marius De Maria che ne realizzò a tempo di record in sole poche settimane prima dell’inaugurazione tutta “in stucco, gesso e marmorino che resistette tuttavia alle intemperie fino al 1914”, ci fa notare la responsabile dell’Archivio storico ASAC della Biennale, una miniera di libri, fotografie, film, materiali e documenti inediti, conservati negli spazi Vega di Marghera, in parte digitalizzati che richiedono una consultazione sul posto, a differenza di altri archivi di istituzioni internazionali meglio organizzate. Da noi, in Italia, sembra che la storia sia una prerogativa di qualche giornalista e docente universitario e non del mondo intero. La Biblioteca di Castelfranco, ad esempio, ha lo 0,02 di materiale digitalizzato ed ancora uno schedario manoscritto non del tutto ordinato dal punto di vista di contenuti e soggetti. Ci ha sorpreso l’impossibilità di sfogliare le schedine compilate a mano o con la macchina dattilografica, bloccate nel contenitore “da una speciale chiave”. Fu un incontro discretamente combinato da Francesco Crispi, in accordo con il padre Umberto.
Discordanti sono le notizie relative alla la visita dei regnanti Umberto e Margherita. Non è chiara se si trattasse di una vernice qualsiasi, dato che l’apertura era prevista per il 22 aprile ma fu spostata per il fragore sollevato dal Supremo convegno, oppure della Prima Esposizione d’arte, tuttavia Indro Montanelli insiste nell’affermare che a Venezia “scese il figlio Vittorio Emanuele per farlo incontrare a Yela, sua futura sposa”. Infatti nell’Almanacco (1871-1901) troviamo queste notizie di cronaca: “30 aprile. A Venezia, presenti i Sovrani, solenne inaugurazione dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Ai festeggiamenti partecipano anche la Regina del Montenegro con le figlie, fra cui la Principessa Elena. In tale occasione avviene il primo incontro de1 Principe Ereditario con la futura Regina d’Italia.” Poi di seguito “1 maggio mercoledì, a Venezia, pranzo a Corte” e il “2 maggio alla Fenice, serata di gala col Cristoforo Colombo de1 Franchetti.” Il prof. Mario Monti, capo redattore dell’Almanacco, intramezza quest’altre notizie: “30 aprile: Eleonora Duse è oggetto dei più vivi elogi della stampa estera; 1 maggio, a Milano si fonda il giornale sportivo Il ciclista; 8 maggio, La Gazzetta Ufficiale pubblica il decreto reale di scioglimento della Camera dei Deputati e quello che convoca i collegi elettorali a rieleggere i loro rappresentanti per domenica 26 di maggio.”
A parte l’abuso di titoli nobiliari (la Regina del Montenegro) e da Yela diventa Elena, sul Montenegro vanno chiariti alcuni punti: l’origine del Montenegro inizia dalla separazione di un vasto territorio che, da secoli era su base teocratica, attorno agli anni 1860, dopo l’assassinio del principe Nikola, il nipote di Danilo divenne il successivo sovrano fino al 1910. Con il Trattato di Berlino del 1878 gli fu riconosciuta una sovranità “limitata” per il patronage esclusivo dello Zar. Il 28 agosto 1910 si autoproclamò “Regno di Montenegro”. L’estensione territoriale e la popolazione nell’anno del matrimonio tra Yela e Vittorio Emanuele era di circa 9.400km2 ed una popolazione tra i 140.000-200.000 abitanti (non ci sono dati statistici precisi). La capitale era Cettigne con circa diecimila anime. Il codice si basava su usi e consuetudini.
L’approccio tra il giovane napoletano e la ventunenne Yela fu “discretamente combinato” da Francesco Crispi, in accordo con il padre Umberto. Da questo momento in poi l’organizzazione delle nozze del secolo fu talmente ben pianificata che contraddice “il caso fortuito di un incontro mondano”, come vorrebbe far credere il prof. Monti.
Grazie a Montanelli possiamo ora constatare che aveva ragione. “L’anno seguente il principe fu invitato a Pietroburgo per l’incoronazione dello Zar Nicola II. Guarda caso – fa notare Montanelli – c’era anche Yela. E, a quanto pare, il principe fu il solo a non capire come mai se la ritrovava accanto ai banchetti e ai balli”.

*In preparazione: 1895: LA PRIMA BIENNALE D’ARTE DI VENEZIA, a cura di A. Miatello e D. Turcato, Collana Il Veliero, Castelfranco Veneto 2019

Gli Italiani fanno la pace con la Storia: la regina Elena ritorna dopo 65 anni da Montpellier

* Il primo incontro tra i due “rampolli principi”, Vittorio Emanuele ed Elena Petrovich, secondo l’Almanacco avvenne “a Venezia nel 1895, mercoledì primo maggio con il pranzo a corte” che i ben informati riportano la notizia che il giorno prima, “il 30 aprile, presenti i Sovrani, solenne inaugurazione dell’Esposizione Internazionale d’Arte. Ai festeggiamenti partecipano anche la Regina del Montenegro con le figlie, fra cui la Principessa Elena. In tale occasione avviene il primo incontro del Principe Ereditario con la futura Regina d’Italia (26 maggio 1896)”.  “Il 2 maggio ci fu una serata di gala alla Fenice.”
Il 26 maggio dell’anno dopo, ci sarà “il secondo incontro del principe di Napoli con la principessa Yela” a Pietroburgo (per Montanelli), “a Mosca” (per l’Almanacco) “A Mosca, al Kremlino, solenne cerimonia di incoronazione di Nicolò II [Zar Nicola II]. L’Italia è rappresentata dal Principe Ereditario che rivede in tale occasione la Principessa Elena del Montenegro (vedi 30 aprile 1895).”
Porsi una domanda è d’obbligo: che ci andava a fare il ventisettenne Vittorio a Pietroburgo (o a Mosca) per inchinarsi allo Zar o per rivedere la “daina ferita” e gran mora, alta un metro e ottanta? Un po’ di svago ci voleva per il giovanotto visto che nel suo paese la situazione politica era bloccata da manifestazioni o intaccata da  emigrazioni di massa, guerre abissine con gravi perdite e naturalmente una sinistra sempre in agguato (ma quale sinistra?). Non si sa che tipo di viaggio ed itinerario abbia dovuto scegliere per arrivare a destinazione. Tuttavia, due mesi dopo la bella notizia (gossip) fatta uscire dalla stanza del segretario del Re, si viene a sapere che il “31 luglio 1896 si sparge la voce del prossimo fidanzamento del Principe Ereditario con una delle figlie del Principe Nicola del Montenegro, la Principessa Elena.” La notizia è collegata ad un’altra “positiva” che qualcuno avrà tirato un sospiro di conforto: “Giungono a Massaua 48 dei 50 prigionieri italiani liberati da Menelik. Due sono morti in viaggio” La nota rimanda al 26 maggio precedente: “Menelik consegna all’ambasciatore russo Leontieft cinquanta prigionieri italiani che ha liberato in omaggio allo czar Nicola II per la sua incoronazione.”
Dunque lo scambio di prigionieri non avviene tra governo italiano e abissino, ma tra quest’ultimo e lo Zar. Una notizia sensazionale che nessun libro di storia e manuale scolastico hanno mai pubblicato. Soldati come merce umana consegnati come pacco dono all’imperatore russo. Per quanto riguarda invece l’aspetto virile del principe latino, par di capire che l’opinione pubblica, rispettosa delle istituzioni, esprime un “tripudio di gioia e fiducia”, in quanto finalmente si sa che “al generale Vittorio Emanuele” piacciono le more, dalla bellezza orientale. “Tutti i nostri giornali descrivono la futura Regina d’Italia come una meravigliosa principessa dagli opulenti capelli neri, dagli occhi neri sfolgoranti, dalla figura slanciata, dalla bellezza orientale” (p. 1431).
“Il Principe di Napoli conta 26 anni e la Principessa Elena 23 anni e mezzo (nata a Cettigne 18 gennaio 1873). L’incontro dei due Principi è avvenuto nella primavera dello scorso anno all’Esposizione Artistica di Venezia, dove la Principessa Milena del Montenegro aveva condotto le due figlie Elena ed Anna. La Principessa Elena era stata ammiratissima al banchetto solenne di Corte del 2 maggio e quella sera stessa alla rappresentazione di gala al teatro La Fenice, dove la bellissima fanciulla vestita di rosa sedette nel palco a fianco della Regina Margherita. Il Principe di Napoli rivide la Principessa Elena alla Corte di Mosca, durante le feste per l’incoronazione dello Czar e tale incontro decise il fidanzamento.”

Cover Michetti

IN PREPARAZIONE
1895: Nasce la Biennale d’Arte. Tra novità e scandali si fa avanti Ferruccio Macola, giornalista e parlamentare. Ed. by Angelo Miatello e Derio Turcato