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Palazzo Balbi: Il trionfo della luce di Paolo Veronese con Artemieva, Corazzari, De Zen e Cecconi

Mercoledì 30 marzo alle ore 12.00 a Venezia – Palazzo Balbi (sala Pedenin) si terrà la conferenza stampa di presentazione del progetto “VILLA DI MASER E PAOLO VERONESE” – Lo scrigno della più celebre impresa decorativa di Paolo Veronese, punto di riferimento internazionale di studi e ricerche sull’opera del Maestro – e dell’evento “Maser, conversazioni in villa – PAOLO VERONESE IL TRONFO DELLA LUCE. SUGGESTIONI E NUOVI STUDI”  – Villa di Maser, 4 aprile 2016 con Irina Artemieva, Giuseppe Pavanello e Denis Ton –

Alla conferenza interverranno: Cristiano Corazzari – Assessore alla Cultura della Regione del Veneto, Daniele De Zen- Sindaco di Maser, Diamante Luling Buschetti e Vittorio Dalle Ore-Vlla di Maser, Irina Artemieva-Conservatrice del Museo Statale Ermitage, Maurizio Cecconi-Segretario Generale Ermitage Italia.

Conegliano, dependance di San Marco con i Vivarini. Romanelli tenta il grande aggancio

CIMG0059Con I Vivarini, Conegliano cerca uno spiraglio in quell’abbondanza che Venezia la capitale purtroppo conserva e non sa valorizzare appieno  nel territorio. Eppure i tempi sono cambiati, i venti della Pedemontana soffiano forti, “vogliamo riconquistare la nostra Venezia” che è stata svenduta alle navi da crociera.
“E’ la prima mostra mai realizzata su questa famiglia di artisti muranesi, una specie di trilogia con le due mostre precedenti, in altre parole un nuovo modo di divulgare l’arte e di fare promozione del territorio, che nell’evento espositivo trova il suo sviluppo e completamento” (Zambon).
“Conegliano cerca di dotarsi di un marchio d fabbrica, di fare scuola, di avere una visione che la leghi all’entroterra collinare vitivinicola” (Zambon) mentre a meridione tutta protesa verso l’industrializzazione. Uno spartiacque che via XX Settembre sta cambiando volto da alcuni anni: botteghe vuote, vetrine inzuppate di manifesti ma con locali sempre molto accoglienti.
Una cittadina d’arte con un castello, una stazione ferroviaria, un teatro, tante scuole.
CIMG0062La mostra è curata dal grande esperto prof. Giandomenico Romanelli, già direttore dei Musei Civici veneziani, ai tempi d’oro di Cacciari e Costa. Il padrone in assoluto delle collezioni veneziane. Cos’è per lui questa mostra se non l’appagamento di scelte personali nel condurre un racconto intriso di storia politica della Serenissima, attraverso l’arte?
Romanelli è bravo ed è l’opposto di Dal Pozzolo e Puppi. Vale di più quello che scrive rispetto a quanto si può vedere allestito? I quadri sono tutti di carattere religioso, ossessionanti e ripetitivi: la Madonna in trono con Gesù Bambino nudo, con o senza il mignolo della madre che ne attesta la circoncisione, i santi attempati, gli angiolotti, gli scorci immaginati, i particolari dei soggetti. A chi piacerà questa mostra? Polittici, pale, ritratti di santi, di un Quattro-Cinquecento che il curatore veneziano insiste di dimostrare che da Venezia si sono spinti nel trevigiano per poi emigrare altrove. Le ragioni di questa colonizzazione vivariniana è principalmente dovuta alle lobby (diremmo oggi) monastiche così severe e rigide che sceglievano i pittori e “vendevano” a metro quadro le pareti da affrescare.
CIMG0130Diciamo che senza il catalogo ed un supporto multimediale la mostra mon è così semplice.
Il catalogo Marsilio ha un’ottima impaginazione, “è snello, corto senza retorica” (Romanelli), rileggendolo ti fa scoprire che gli “schemi” cambiano con opere attribuite a due o a tre autori: “I VIVARINI”,  o addirittura con altri …. “Vivarini e Tintoretto”, … “era cosa abbastanza frequente che un pittore riprendesse una pala rovinata e la rimettesse in ordine cinquant’anni dopo come il “Cristo passo e angeli”, opera di Alvise Vivarini ma completata (?) da Jacopo Tintoretto.

20 Il Percorso della mostra
I tre artisti Vivarini (Antonio, il fratello Bartolomeo e il figlio di Antonio, Alvise) furono tra i principali e più originali interpreti della pittura veneziana nella stagione di passaggio tra la cultura figurativa gotica e l’affermazione del Rinascimento.
La loro attività copre un arco cronologico di circa sei decenni (tra il 1440 e il 1503) e ha lasciato un imponente numero di opere nei territori della Repubblica di Venezia (dalla capitale al confine occidentale verso il Ducato di Milano, con particolare densità a Bergamo) come sulle coste adriatiche, sia in Istria e nella Dalmazia che nelle Marche, in Abruzzo, in Puglia e nelle province del Regno di Napoli.
8La bottega artistica dei Vivarini ha sviluppato una sua poetica e un suo peculiare linguaggio: a fianco e talvolta in competizione con l’altra celebre famiglia di pittori veneziana, quella dei Bellini, essa si è confrontata e ha recepito l’esperienza dei grandi innovatori dell’arte del primo Rinascimento: Paolo Uccello, Donatello, Masolino da Panicale, Filippo Lippi, Andrea del Castagno; quindi Andrea Mantegna e Antonello da Messina, poi Perugino e altri ancora. Tracce di questi contatti e di questi confronti si possono riconoscere nella pittura dei Vivarini, che si è venuta 18D particolareaggiornando e arricchendo in maniera assai evidente nel corso dei decenni senza perdere in originalità e novità.

Conegliano, Palazzo Sarcinelli
20 febbraio – 5 giugno 2016

Droni by Art. Il giornalismo integrato tascabile (conferenza a Salvatronda)

36pp_Droni_Arte_Cinema_Audiovi_Porte Aperte_Salvatronda_17 febb_2016
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VIDEOCLIP
http://www.rottentomatoes.com/m/drones_2013/
Two soldiers are tasked with deciding the fate of a terrorist with a single push of a button
. As the action plays out in real time, their window to use a deadly military drone on the target slowly closes. With time running out, the soldiers begin to question what the real motives are behind the ordered lethal attack.
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https://www.youtube.com/watch?v=5mBJj_o5wGU
Droni by Art
Avanguardia Russa – Interviste
Soprintendente Piero Colussi e Signora M. Costakis
a Villa Manin (Passariano di Codroipo)

Pubblicato il 06 mar 2015
INTERVISTE a cura di Angelo Miatello e Claudio Malvestio: Avanguardia Russa 1910-1930 (doc. Drone by Art – Castelfranco Veneto)
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https://www.youtube.com/watch?v=X8PJDylaHOc 
Droni By Art – Pocket Journalism –
Partecipa alla selezione del Festival di New York 2015-2016

Pubblicato il 28 dic 2015 (5 minuti)
2nd nycdronefilmfestival.com

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ver01
Salvatronda: Prima conferenza pubblica di Droni by Art. Cinema e Audiovisivo in un giornalismo integrato tascabile. 
Un titolo un po’ insolito questo che vede la tecnologia al servizio della comunicazione impiegata dal gruppo Droni by Art, nato quasi per caso. Una dimostrazione chiara e netta di sfida verso un’opinione pubblica che viene vilipesa da immagini atroci che provengono da luoghi così lontani e diversi che c’è sempre qualcuno che grida “andiamo a combattere e distruggiamoli”. Il prezzo della benzina non è mai stato così basso! Con uno smartphone puoi fare di tutto …comunicare, produrre, divertirti e domani certamente come qualsiasi altro arnese usarlo per secondi fini, come corpo di reato!. Inutile abbracciare il divieto perché il Parlamento è ingessato e non sa fare leggi nuove. Prima o dopo ti crollerà il mondo addosso e ti accorgerai che hai perso sempre molto tempo rispetto ad altre capitali…ieri come oggi.

Sviluppo tecnologico e massificazione del prodotto. Con l’avanzare dirompente delle tecnologie digitali ci si trova di fronte a nuovi traguardi che la Società, nelle sue svariate categorie, non può disinteressarsene. Da pochi anni la pratica dei nuovi mezzi di comunicazione sta rivoluzionando l’approccio con il quale eravamo abituati nel confrontarci, nel metterci in gioco e nella capacità di raggiungere nuovi traguardi. Da una parte sviluppo tecnologico e dall’altra massificazione del prodotto hanno rivoluzionato il mercato.
La sfida è integrare i nuovi linguaggi per realizzare un vero sistema Scuola-Società che permetta ai giovani di trasformare i loro flussi individuali in collettivi e di interagire.

Radioplane_takeoff_drone_L’automazione, in gergo il robot, è la punta dell’iceberg dell’industria italiana perché dà spazio per l’interazione sia con le imprese sia con il capitale di rischio, capitale che proviene in larga parte da finanziamenti europei.
Il drone è un robot volante che dal suo uso militare per difesa (ricognizione) o attacco (metodo indiscriminato) da appena una decina d’anni sta dilagando nell’uso comune civile, ludico, sociale, ambientale e artistico. Da oggetto teleguidato per gare amatoriali si è passati velocemente a complicati e (costosi) droni per la consegna di farmaci in luoghi impervi, per la ricognizione di eventuali persone disperse, il soccorso immediato di incidenti, il controllo a distanza del traffico, delle linee elettriche e ferroviarie, allo stato di salute di piante ad alto fusto e coltivazioni estese, al sorprendente misuratore di radiazioni e inquinanti a largo raggio (sostituendosi alle ormai obsolete centraline fisse).
L’industria dei droni civili si sta evolvendo in modo esponenziale.
“Il mercato italiano dei droni ha già sviluppato una cifra d’affari di 350 milioni di euro, con previsioni di crescita per il 2016 tra il 20 e il 30%. Sono 500 circa le aziende attive in questo settore con fatturato medio di 700mila euro ed una media di 7 dipendenti” (Studio Doxa Marketing Advice per la Fiera Dronitaly 2015).

Il drone è equipaggiato di sistemi computerizzati che trasmettono dati e segnali così precisi e nitidi che il pilota “con i piedi per terra” può vedere, dirigerlo e persino andare oltre. Più sofisticato è l’apparato cine-fotografico e maggiori sono i risultati eccezionali che si possono raggiungere.
Però due sono le condizioni: praticità e governance in un sistema che chiameremmo “integrato”, senza il quale l’uso potrebbe risultare sterile.
Siamo all’inizio di un’era che rivoluzionerà da una parte i tradizionali sistemi di ripresa fotografica e dall’altra evolverà il nostro modo di percepire un’immagine istantanea vista da altri punti focali. Entriamo in un altro campo molto sofisticato cioè delle “neuroscienze” che hanno ribaltato l’equazione  “orecchie=percezione del cervello” in “occhio=percezione del cervello”, (…) “il cervello si fida maggiormente di quello che vediamo – posta Elisabetta Intini in Focus.it del 4/09/2013 – , questo fenomeno, conosciuto come effetto McGurk (dal nome del suo scopritore) è noto da tempo. Ma ora è stato osservato per la prima volta come i segnali visivi influenzano la regione auditiva del cervello, cambiando la nostra percezione della realtà.”

_11M0209xLa tecnologia rivoluziona l’arte.
Immaginiamoci a metà dell’800 quando alcuni privilegiatissimi artisti poterono salire con dei palloni aerostatici, quali sensazioni avranno avuto?
“Le prime salite sul cielo di Roma e l’Agro pontino con un pallone aerostatico di fabbricazione francese avvennero attorno al 1850. Si usò una tombola per beneficienza, organizzata il 5 aprile del 1847 a piazza di Siena a villa Borghese in cui fu prevista l’ascensione di un pallone aerostatico effettuata dal famoso pilota lionese François Arban, alla quale dovevano partecipare, mostrando una non comune audacia, sia Ippolito Caffi (Belluno 1809) che Giacomo Caneva (Padova 1813), come fu pubblicizzato dai giganteschi cartelloni che tappezzavano le cantonate della città”. Due artisti veneti con formazione accademica e specialisti nel disegno prospettico. Le loro impressioni sono così descritte nei taccuini:”le inimmaginabili prospettive aeree, insoliti effetti di luci e di vivere l’eccezionale e mitica esperienza del volo”, in breve “sensazioni di estasi artistica sempre nuova!” (Caffi). “Siamo agli inizi della filosofia del sublime come sentimento suscitato dalla visione degli spazi infiniti…- spiega Federica Pirani – il concetto di orizzonte cambiava; non più linea ideale in cui convergono le semirette della piramide visiva della prospettiva euclidea, ma concetto astratto che evoca le infinite vastità del pensiero, confine con l’ignoto ma anche stimolo per l’immaginazione e metafora per nuove esplorazioni e sorprendenti visioni” (Caffi. Luci del Mediterraneo, 2005, pp.73 ss.)

Le nuove applicazioni digitali stanno trasformando la Settima Arte con ripercussioni che modificheranno la nostra percezione visiva e intellettuale. Lo confermano gli scienziati. D’altronde l’industria dell’advertising non bada a spese per sfruttare il massimo della percezione umana. Lo si vede nei recenti spot televisivi di 15/30 secondi che interrompono uno show forse noioso o avvincente o persino in una sequenza fotografica meno di un secondo in cui viene focalizzato l’occhio della donna che guarda il muso di un’auto che sfreccia.
L’arte dell’audiovisivo può farne uso? Certamente sì perché la tecnologia non ha frontiere, o almeno, così si crede. La creatività va oltre.

https://www.youtube.com/watch?v=hJXnU1Ur2vM
Pubblicato il 02 mag 2015
KATSU Drone Drawing 2015 on Kendall Jenner, Kim Kardashian sister.
Kendall Jenner is the latest victim of new technology this week after a New York graffiti artist used a drone to draw all over her Calvin Klein billboard in Manhattan

dronetag1-702x336Il contagio del drone nelle arti ormai è già iniziato e si propagherà come gli smartphone. Non sono dei maghi quelli che lo dicono. Miniaturizzazione, semplificazione, abbattimento dei costi per la “tiratura” (vedi industria cinese), sono i fattori che incidono in questo processo evolutivo del Terzo Millennio.
Discuterne e mostrarlo sono già dei passi in avanti. Ed è quello che abbiamo tentato di fare nel nostro “Giornalismo tascabile”, con veloci interviste e servizi a curatori, politici e artisti, incuriosendoli e provocandoli. Gli esempi si moltiplicano, passando inevitabilmente le frontiere politiche grazie alla comunicazione globale: il caso della sfilata di moda Fendi di Milano, quello dell’artista vandalo Katsu a Brooklyn o il minuzioso lavoro della coppia di artisti Ella a & Pitr a Saint-Etienne, ripreso dai droni, confermano la nascita di un nuovo racconto. Piaccia o non piaccia sarà la storia che ne decreterà un ruolo fecondo.
Per ultimo va però chiarito che una “deregulation” del loro uso dentro o fuori ambienti circoscritti si accompagnerà ad una sempre più versatilità e garanzia che non procuri danni alle persone e cose. È pur sempre un oggetto volante che, come tutti i robot, non sostituisce l’uomo ma lo asseconda per precise e puntuali realizzazioni.

Droni by Art 2015: Angelo Miatello (Giornalista FPA2000 – Droni by Art);
Daniele Pauletto (Videomaker – Giornalista); Claudio Malvestio (Designer – Reporter); Rosanna Bortolon (Coordinatrice Droni by Art)

Copia di porte aperte al cinema per stampa.jpgRingraziamenti a: Stefano Costa, Paul Zilio e agli amici di Porte Aperte
“Dentro il Film-Tecnologia e Cinema”: mercoledì 17 febbraio ore 20,30, Auditorium G. Graziotto di Salvatronda – Castelfranco Veneto
Organizzazione: Associazione culturale Porte Aperte [Paul, Stefano, Rosanna, Laura, Andrea, Matteo, Mariagrazia, Valeria … e tanti altri che si uniscono di volta in volta oppure decidono di contribuire stabilmente]
Sostenitori: Ubick, ISISS Carlo Rosselli, Comitato Frazionale Salvatronda, Arsenale Roseblu
Parocinio: Comune di Castelfranco Veneto

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https://www.youtube.com/watch?v=yP8X2BSGAv4

Pubblicato il 05 nov 2014
AWESOME Drone skyview!! DjerbaHood
Unique sky views of the lanes invaded by street-artists of the Djerbahood project.
Visit the village of Erriadh and discover for yourself the graffiti through our virtual tour of the village : http://youtu.be/xRqOiwdYwzw
Djerbahood is the open-air museum in the village of Erriadh Djerba (Tunisia) invaded by hundreds of street artists from around the world!
Djerbahood a draft Itinerrance Gallery: http://www.djerbahood.com/

links:

Site officiel


http://itinerrance.fr/hors-les-murs/d…
http://facebook.com/djerbahood
http://instagram.com/djerbahood

Music: Birdy Nam Nam – “Red Dawn Rising”
Directed by: Milan Poyet

La mostra a volo di drone. Villa Manin e l’Avanguardia Russa

Un modo nuovo per comunicare con l’occhio vigile del professore che lavora a fianco dei suoi ragazzi piloti-cineoperatori per un giorno d’avanguardia a villa Manin di Passariano del Friuli. Potrebbe essere questo il dispaccio per gli addetti ai lavori.
Dopo il risultato straordinario di ascolti per le video-interviste alla signora Aliki Costakis e al soprintendente prof. Piero Colussi durante la vernice stampa “Avanguardia russa. Da Malevic a Rodcenko” della Collezione George Costakis, proponiamo ora una serie di fermo-immagini del momento culturale. Parlare di “Avanguardia russa a Villa Manin” significa porre l’accento sulla capacità e passione che un un signore, senza tante risorse, è riuscito a collezionare opere e frammenti di un periodo fondamentale per la storia dell’arte contemporanea europea ma che poteva facilmente “annientarsi” o sparire nel nulla. Ieri come oggi dei giovani tentano di provare nuove strade, con una differenza: “la follia non per distruggere ma per migliorare”.
Il drone c’è ma non si vede, anzi viene svelato solo alla fine, quale oggettino con eliche che sorvola a distanza ravvicinata e teleguidato da un adolescente che ha una dimestichezza epidermica con lo smartphone.
Il sorriso innato di Antonella Lacchin, dell’ufficio stampa Villaggio Globale, chiude con serenità e fiducia le sequenze scelte dalla regia. Anzi sembra cogliere dalla sua espressione solare un auspicio che questo progetto iniziato con la Bellona-Minerva di Paolo Caliari detto il Veronese del 1550 traslocata in una palestra liceale va sostenuto e ampliato. Inquietante lo sguardo femminile di una giornalista ma non meno intrigante dei tanti sguardi che i fotoreporter volante e fisso da varie postazioni siano riusciti a cogliere. Lo spirito è quello della curiosità. Il luogo maestoso e i cielo azzurro.
Il progetto si avvale della collaborazione di Angelo Miatello e Rosanna Bortolon, promoter dell’iniziativa che va sotto il titolo di “Journalism Drone per la Scuola“. Mentre per la parte didattica-formativa sono intervenuti i professori Daniele Pauletto e Nazzareno Bolzon dell’Ipsia di Castelfranco Veneto con i loro stagisti. L’idea appunto sarebbe quella di coniugare liceali di diverse scuole.

Dal drone al web con l’Avanguardia Russa, una pacifica intrusione

Definire evento eccezionale è poco. Dimenticarlo sarà un peccato mortale. Due studenti adolescenti accompagnati dal loro professore (prof. Pauletto) e vice preside dell’IPSIA Gaillei (dr. Bolzon), assieme a due genitori giornalisti freelance del Liceo Giorgione (R. Bortolon e A. Miatello), tutti di Castelfranco Veneto (Treviso), hanno per la prima volta nella storia dell’arte affranto il muro dell’omertà comunicativa. Con una pacifica intrusione hanno partecipato alla vernice stampa della mostra “Avanguardia Russa. Capolavori dalla Collezione Costakis” che si è aperta a Villa Manin di Passariano del Friuli.
“Curiosità, stupore, paura …da parte dei presenti …ma è stata una cosa bellissima che va ripetuta per affinare le capacità e i risultati” – ha sostenuto Antonella Lacchin di Villaggio Globale.
I ragazzi dell’IPSIA Galilei hanno messo in campo il loro savoir faire per la registrazione aerea di interviste e opere esposte nelle sale mediante mini drone, battezzati per l’appunto “drone by art”, usando lo smartphone come console. E’ la seconda volta che sono alle prese con l’Arte, la prima è del 16 febbraio scorso con la Bellona-Minerva di Veronse (1550) in temporanea esposizione nella palestra del Liceo Giorgione.

Il prof. Daniele Pauletto filma il drone in movimento, teleguidato con smartphone da un allievo dell'Ipsia Galilei
Il prof. Daniele Pauletto filma il drone in movimento per l’intervista a Piero Colussi, teleguidato con smartphone da un allievo dell’Ipsia Galilei
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Il drone by art in movimento con la sua telecamerina incorporata e l’occhio vigile del “Ritratto” di Kazimir Malevic: un confronto spietato di due mondi a tre mani

I nativi digitali alle prese con gli avanguardisti russi
Un test che, nel gergo artistico, avrebbe potuto essere una “performance”, vista la contaminazione degli apparati con slogan propagandistici delle Avanguardie russe a caratteri cubitali e gli intervistati: il prof. Piero Colussi, la signora Costakis, figlia del noto collezionista.
“Per ora siamo agli inizi, come ha sottolineato il co-curatore Piero Colussi, anche il cinema all’inizio della sua storia leggendaria per portare il movimento nelle scene si basò di stratagemmi (carrelli, locomotiva, scale, palloni aerostati), così questi oggetti volanti sicuramente conquisteranno il mondo dell’arte. Ne sono certo.”
La cosa però che fa sorridere è l’uso del drone non più militare per scovare il nemico e poi bombardarlo ma per fini pacifici, anzi per rendere un servizio alla società dei network, youtube, twitter per avvicinarla ancor più a questo lontano luogo in mezzo alla campagna friulana che, per arrivarci, ci vuole l’auto o il treno.
Un servizio di trasporto per Villa Manin
Che strano che non ci sia una navetta dalla stazione di Codroipo alla Villa dell’ultimo doge Daniele Manin. Un trenino della Dotto, revisionato, con doppio uso (pub e trasporto) non costerebbe tanto. Il foresto ha bisogno di un servizio migliore.
I giornalisti presenti alla conferenza stampa hanno assistito alle “manovrine” dei due giovani con la felpa bianca dell’IPSIA Galilei di Castelfranco. “Chissà perché non hanno riportato la notizia fresca sulle colonne dei propri giornali?” – si chiede insospettito il prof. Pauletto.
“Per campanilismo friulano, dejà vu, disincantato menefreghismo, limiti editoriali delle 650 battute” – sussurra con un pizzico di sarcasmo il giornalista Miatello. L’assuefazione è una brutta bestia.
“Ma qui siamo di fronte ad una rivoluzione: con i drone dei ragazzi dell’IPSIA si è stabilito un dialogo virtuale con le Avanguardie Russe dei Malevic, Rodcenko, Sviblova, Popova, Stepanova che finirono nel tritacarne del comunismo staliniano, gran parte “salvate” da George Costakis, il temerario impiegato dell’ambasciata greca e poi canadese a Mosca, che ha speso tutti i suoi denari per raccogliere e conservare tante loro opere e testimonianze, quali frammenti di vita comune in nome dell’Arte, di quella che vorremmo fosse la Libera Espressione della Mente e che, purtroppo, non sempre è così.
Ci sono due mostre a Villa Manin fino al 28 giugno, la prima formata da un centinaio di scatti rivoluzionari e sorprendenti di Rodčenko provenienti da Mosca, e la seconda con oltre 300 opere della collezione di George Costakis, conservata nel Museo d’arte contemporanea di Salonicco (Grecia), che è uno spaccato sull’Avanguardia russa dal 1910 al 1930. La Collezione Costakis rappresenta solo il 30 % di quello che raccolse durante la sua residenza a Mosca dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il 70% gli fu confiscato dallo Stato. La Collezione Costakis è considerata dagli storici dell’arte contemporanea una pietra miliare per comprendere contaminazioni e originali interpretazioni di un mondo ancora poco studiato in Italia.
Due cataloghi Skira ed un programma fitto di incontri, proiezioni, seminari, laboratori metteranno al centro dell’attenzione Villa Manin che si troverà a confrontarsi con la sua ex Serenissima che da maggio aprirà i cancelli della Biennale che compie 120 anni. Treni da Venezia per Codroipo ce ne sono a tutte le ore. Ci vorrebbe però un minimo di servizio navetta.

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Georgij Costakis nella sua casa di Mosca – Foto di Igor’ Pal’min 1973, Archive of the Museum of Contemporary Art, Collection Costakis, Thessaloniki, Grecia

Georgij Dionisovič Costakis, Nato a Mosca nel 1913 da una famiglia di immigrati greci. “Quand’ero piccolo – si confessa nel video autobiografico – preferivo fare il chierichetto della chiesa ortodossa per quanto fosse bella rispetto al luogo dove abitavo, grigio e brutto, e mi innamorai delle icone, degli addobbi, dei ceri sempre accesi. Questa esperienza, secondo me, mi è stata tramandata da mio padre che era un uomo molto devoto.” Fu assunto da giovane come autista presso l’ambasciata greca, nel 1939 perse il suo impiego per la crisi tra URSS e Grecia. Ma ebbe la fortuna di trovare un impiego presso quella canadese, che gli permise di “frequentare diplomatici e uomini delle istituzioni costantemente in visita a Mosca”, come lui stesso racconta nel video, che merita di essere visto. Scopriamo un Costakis, colto ed eccentrico autodidatta, che non mancava di rivelare la sua grande, vera, segreta passione, portandoli in giro tra gallerie d’arte e negozi d’antiquariato. Così, diviso tra frequentazioni eccellenti e culto della bellezza, prese ad investire tutti i suoi guadagni in opere, cominciando con diverse tele del Seicento olandese. Un collezionista pieno di slancio e di curiosità, a cui la vita avrebbe riservato una missione. Grazie alla sua indefessa attività di ricerca, a quel girovagare continuo tra gallerie, mercati, botteghe e atelier, Georgij Costakis salvò dalla distruzione o dalla dimenticanza centinaia di opere di artisti russi, bollate dal regime sovietico come scadenti, immorali, decadenti, perché non allineate ai dettami della propaganda politica e prive di quel timbro proletario che, secondo la grande Russia comunista, avrebbe dovuto animare qualunque forma d’arte. Tra indottrinamento, limpidezza formale e retorica realista. Una riflessione che va affrontata con serenità.