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Il rinato Museo del Vetro di Murano

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Coppa in vetro fumé

(di Marica Rossi). Se è vero che la scultura è genere che esplora lo spazio all’interno di sé e dei propri dintorni,  l’arte del vetro ne specchia la realtà d’entrambi. Un sortilegio di cui Venezia dà testimonianza fra le mirabili opalescenze della sua laguna custodendone esemplari preziosissimi come la collezione unica al mondo con oggetti d’arte vetraria ambiti come quelli in oro e in argento i quali proprio adesso possono contare nella nicchia ideale della dimora di Murano ineccepibilmente restaurata e ampliata offrendo pure una inedita frontiera per gli artisti contemporanei.
Inaugurando i giorni scorsi la rinata sede (è stata inagibile comunque solo per pochi mesi grazie ad un acrobatico sistema di interventi a rotazione sulle varie sale) si sono rinnovellati i fasti della sua tradizione di culla di questa arte colla ricollocazione dei pezzi dagli scavi archeologici, degli esemplari storici propri, delle celeberrime collezioni dei due secoli antecedenti il nostro e delle opere fin al primo decennio 2000 colla mostra che chiude il 30 maggio dedicata a Luciano Vistosi (Murano1931-2010).
Andando a ritroso nel tempo va ricordato che Murano fu la culla di quest’arte a partire dal XIV secolo allorché divenne il primo distretto industriale del vetro a livello mondiale colle fornaci spostate lì da Venezia su ordine del Doge per evitare altri rischi d’incendi alla città. Da allora l’attività fu pur con alterne fortune un punto di riferimento per l’arte del vetro suggerendo nel 1861 ad Antonio Colleoni all’epoca sindaco di Murano e all’abate Vincenzo Zanetti cultore appassionato di tale arte l’idea del Museo che fino ai nostri giorni s’è attestato il terzo museo più visitato di Venezia. Memori di ciò, versando la sede negli ultimi tempi in uno stato di degrado, ci si è attivati per un restauro ora portato a compimento con un costo di 2,1 milioni di euro di cui 1,2 arrivati dai Fondi Europei (alla presentazione ne ha parlato la dott Clara Peranetti dirigente in Regione) comp rendendo pure il ripristino degli affreschi settecenteschi dello Zugno con il trionfo di San Lorenzo Giustiniani (1381-1455) primo patriarca di Venezia. Di tutto ciò Gabriella Belli direttrice dei Musei Civici di Venezia e il Comune han saputo far tesoro riconsegnandoci una realtà che colle vigili cure della direttrice del Museo dott.ssa Chiara Squarcina è diventata una istituzione dalla museografia aggiornata, migliorata esteticamente e ampliata di 400 mq per l’Ala delle Conterie dove un tempo si fabbricavano le perline adesso destinata a mostre temporanee, come per Vistosi allestita da Daniela Ferretti con pezzi di stupefacenti genialità creativa e virtuosismo esecutivo.
E’ fuor di dubbio che il patrimonio museale esposto sia davvero un tripudio d’arte vetraria in ogni sua declinazione: dalle olle cinerarie di epoca romana, alle creazioni dell’”età dell’oro” veneziana tra il ‘300 e il ‘600; dalle preziose ostentazioni settecentesche alle meraviglie fine ‘800 fino alle sperimentazioni novecentesche tra arte e design.
Basterebbero pezzi come la “Coppa Barovier” del 1460 in vetro soffiato blu con smalti e oro, l’alzata in vetro acquamare il cui decoro dell’aquila è fatto con la paglia, e poi la serie dei ‘Goti’ Brandolini e la trentina dei lavori della temporanea di Vistosi per far accorrere quanto prima in questo luogo di delizie tutte le persone appassionate d’arte e di cultura. Un patrimonio che ben si confà alla bellezza dell’isola veneziana così unica, così coinvolgente.