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Cisa Vicenza: Domenicos Theotokopuolos detto El Greco, l’architetto di altari

ElGreco
Illescas (Toledo) Chiesa dell’Ospedale della Carità – Cappella e altare Maggiore (1603-1605)

(di Marica Rossi, corrispondente da Vicenza città) 

Un talento che dopo la prima formazione a Creta, sceglie Venezia per collaborare con Tiziano e sapere di Tintoretto e poi di Roma nel momento clou del grande Rinascimento, può solo trarre il meglio per l’intera sua esistenza d’artista. E’ stato così per Domenicos Theotokopuolos detto El Greco, che inseguendo l’eccellenza nella pittura, nella scultura e nella architettura, fu attivo presso importanti centri europei nei decenni attraversati dai venti della controriforma.
Di lui s’è sempre saputo molto anche grazie a una cinematografia che ne ha evidenziato la personalità di eroe della difesa del libero pensiero a dispetto della incombente presenza indagatrice dell’Inquisizione. Poco invece si conosce della architettura di altari editi dal grande artista spagnolo e tanto meno di quanto questa sua arte sia stata influenzata dallo studio e dalla ammirazione per l’opera di Palladio.
Ora però nel quarto centenario della morte di El Greco (Candia Creta 1541-Toledo 1614) colla esposizione fotografica del CISA (Centro Internazionale Studi di Architettura Andrea Palladio) nella sua sede Palladio Museum in Palazzo Barbaran Da Porto, la città di Vicenza è a restituire questo capitolo fondamentale dell’attività del poliedrico pittore rinascimentale. Ha potuto farlo ricorrendo a Joaquin Bérchez noto storico dell’architettura spagnola il quale utilizza da anni con successo in tutto il mondo la fotografia sia in qualità di strumento di narrazione che di creazione visiva dell’architettura e del paesaggio. Ne fanno fede le mostre a New York, a Lisbona, in Messico, a Palermo e le pubblicazioni di Franco Maria Ricci.
Grazie alla sua peculiare strategia di ripresa e a un uso raffinassimo del particolare e del frammento, l’arte di El Greco nella rassegna aperta fin al 14 giugno al piano superiore del Palladio Museum, si fa incontro al visitatore inducendolo a cogliere l’intima sostanza di un tale linguaggio architettonico congiuntamente ai valori plastici che lo definiscono. Si tratta dell’ideazione e della edificazione di altari che incorniciavano i dipinti (Retablos) che l’artista spagnolo creò con particolare cura specie da quando poté essere aiutato dal figlio Manuel anche nell’intaglio, nei lavori dell’assemblaggio e nelle rifiniture della doratura. Se ne ha un saggio in questa pregevole operazione culturale del C.I.S.A: una bella mostra fotografica con immagini singolari e con un allestimento ineccepibile portata a compimento colla collaborazione dell’Istituto Cervantes, della Real Academia de Bellas Artes de San Carlos Valencia, della Municipality of Heraklion, della Generatitad Valeciana, della Culturartes IVC+R.
Per chi volesse estendere la conoscenza di questo aspetto dell’opera di El Greco, farebbe bene visitare l’appena restaurata Galleria Estense di Modena (le visite si sono riaperte solo questo febbraio) la quale fra tante opere insigni di grandi artisti, custodisce il famoso ‘Altarolo Portatile’ di El Greco dove, accanto a elementi riconducibili alle pratiche artigianali delle botteghe veneto-cretesi, si constata l’esperienza diretta della contemporanea pittura veneziana.
(Orari d’apertura di Palladio Museum a Palazzo Barbaran da Porto a Vicenza: dal martedì alla domenica 10-18)