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La dottrina populista del vicesindaco di Castelfranco. Fischi per fiaschi pur di entrare nella storia. Alte personalità, vittime di guerra, veri eroi dimenticati a scapito dell’ultimo arrivato

Derio Turcato da parecchio tempo segue le vicende castellane attraverso le rievocazioni storiche della Grande Guerra. Un grande esperto che rimane spesso dietro le quinte senza mai esagerare. E’ sua la scoperta della dinamica ufficiale che portò alla morte il generale francese Lucien Lizé, avvenuta a causa di uno dei tanti bombardamenti scatenati sulla città di Giorgione dagli austro-germanici. Le sue dettagliate e puntigliose ricerche, usando internet e non quelli delle auto d’epoca che purtroppo inquinano, riportano alla luce cose che non si sapevano. Purtroppo questa Regione ha subito l’onta di due guerre dichiarate ed un’altra civile che è perdurata fino alla caduta del Muro di Berlino (c’è chi dice che le brigate rosse fossero una continuazione della guerra tra partigiani e repubblichini…). La Grande Guerra trascurata dal Ministero dell’Istruzione e tenuta sotto controllo da quello della Difesa ci ha lasciati ignoranti. Nonostante che ci sia la digitalizzazione e molti Paesi confratelli si siano adeguati ai tempi, da noi non è così facile consultare stando a casa archivi, libri, memoriali come invece inglesi, francesi, danesi, svizzeri, per i loro rispettivi campi ne hanno un accesso libero, immediato e provvidenziale. “Abbiamo trovato spezzoni della Grande Guerra con dentro Castelfranco negli archivi svedesi e danesi”.
Derio Turcato, senza tanti chiavistelli o password scopre una carta, un passaggio, un dato di fatto, uno spezzone in cui c’è Castelfranco cento o centocinquant’anni fa. Ciò significa che prima di lui gli “Storici” locali o della Marca Trevigiana nulla sapessero della reale vicenda. Assieme stiamo ricostruendo la vita del conte Francesco Ferruccio Macola (1861-1910), del prof. Guido Fusinato e di sua madre signora Erminia Fuà, alla quale un bel dì il Consiglio comunale all’unanimità rifiutò di dedicarle un monumento ricordo, tanto acclamato da associazioni nazionali e da una lunga lista di intellettuali. Una famiglia di letterati, giuresconsulti, patrioti. L’on. Guido Fusinato, figlio del poeta Arnaldo Fusinato (anche sotto segretario agli Esteri e all’Istruzione), per chi non lo sapesse, era ordinario di diritto internazionale a Torino, esperto di arbitarti intertnazionali, giolittiano, capo della delegazione diplomatica delle conferenze dell’Aja e di Ginevra, quelle che stabilirono le prime interdizioni di mezzi e metodi di guerra inumani, il trattamento dei prigionieri e la tutela del personale sanitario in tempo di guerra. L’on. Guido Fusinato fu il giurì del duello tra Cavallotti-Macola, ricevette anche una laurea honoris causa dalla Oxford University prima di spararsi a Schio, la stessa blasonata università che mandò a farsi friggere Giulio Regeni. Avete letto bene! Un castellano ritenuto il maggiore interprete del Codice di Oxford. E questo mi fa molto incazzare.
Si può capire la furbizia politica di proclamarsi “salvatori del popolo veneto”, “della difesa dei confini meridionali, quello delle partite iva e degli evasori (degli incendi), dei mafiosi e malavitosi (ultima retata narrata dal prof. Enzo Guidotto), essere a capo delle forze armate locali, più o meno con l’estintore che funzioni, dei responsabili sporcaccioni che superano i livelli di smog auto consentiti di pm10 e di pm 2.5 (dati i ripetuti sondaggi degli studenti dell’Ipsia, condotti dal prof. D. Pauletto), non si può capire invece il perdurare di scelte culturali di “bassa forza”, come li chiamava Ferruccio Macola, gli addetti fuochisti. Ora parte il reddito di cittadinanza. Ingaggiate giovani per digitalizzare la biblioteca così almeno avremo un intrecciarsi di dati che sveleranno errori e bugie. (A.M.)

Riprendo una non notizia già pubblicata nel sito del’AIDA NEWS, che è scaturita dalla ricerca effettuata a proposito della presenza dei francesi in Castelfranco nel 1917-18, vale dire il bombardamento aereo austroungarico della stazione cittadina, in cui fu colpita anche parte dell’officina FERVET.
A più riprese il fatto ritorna, con i protagonisti disconosciuti e i comprimari che vengono innalzati a protagonisti, così come spiegato di seguito. Già nell’ultimo periodico edito dall’Amministrazione Comunale di Castelfranco Veneto, veniva riportato un episodio successo durante la Grande Guerra, che a detta dell’estensore dell’articolo (apparso oggi sulla stampa quotidiana), nei pressi della stazione ferroviaria, andò a fuoco un qualcosa di non ben definito, a seguito di un bombardamento. Or bene in tale frangente, si distinse un alpino, che ricopriva il ruolo di vigile del fuoco, .. il quale non esitò a gettarsi tra le fiamme per spegnere l’incendio…., quello che però non si capisce è dove si gettò il nostro alpino e quali effettive le gravi conseguenze sarebbero scaturite senza questo gesto, mancando la contestualizzazione dell’evento e dei fatti. La faccenda in realtà è molto ben diversa.
Da più fonti, comprese quelle francesi che a Castelfranco avevano posto il comando della Xa Armata, i fatti si svolsero in maniera assai articolata.
La stazione di Castelfranco Veneto era uno snodo ferroviario molto importante per alimentare le nostre e altrui truppe schierate sul Grappa e Montello. Nelle sue vicinanze erano distribuiti numerosi depositibaracche, tra cui quelli destinati a riserva per le necessità dell’artiglieria schierata a supporto dell’esercito. Si consideri che per una settimana di attività preparatoria ad un assalto, il consumo era di 2.500.000 proiettili, è evidente che tale quantità doveva essere resa disponibile e traportata, ai depositi e poi alle prime linee e in subordine a disposizione in retrovia per essere recapitata quando bisogno. Da ciò si può capire che la stazione era un obbiettivo molto importante da colpire da parte dell’esercito Austro-Ungarico che ripetutamente e in più occasioni lo attuò con incursioni aeree.
Ma veniamo ai fatti. La notte dal 27 a 28 di gennaio 1918 in più ondate (dalle 19 alle ore 5 del mattino) si avvicendarono sul cielo castellano le squadriglie degli aerei austro-ungarici che oltre colpire semplici edifici civili, l’ospedale da campo N.25, si accanirono contro la stazione e le zone limitrofe. Risultò cosi investita l’officina FERVET che era stata convertita in deposito. Ora se vogliamo approfondire la questione, un minimo di chiarezza sull’ evento va fatta, anche perché di leggende metropolitane sui fatti di allora ne circolano diverse, non ultima quella della data del ferimento del generale Lizè, colloca dalla nostra Amministrazione in piazza Giorgione, palesemente errata.
I documenti consultabili e quindi di rilevanza storica, sono custoditi nella biblioteca delle ferrovie dello stato, tra cui due loro bollettini editi in data giugno 1918 e luglio 1918 dove si riportano con nome e cognome i ferrovieri che si sono prodigati durante i bombardamenti del 31dicembre ‘17 – 1gennaio ‘18 e 26-27 gennaio 1918; per quest’ultimo si legge ” ….. encomiati per l’azione pronta e coraggiosa svolta in
stazione di Castelfranco Veneto nella notte del 26-27 gennaio 1918, durante un incursione aerea nemica, portando prontamente in luogo sicuro una colonna di 37 carri di munizioni due dei quali già cominciavano a bruciare per l’esplosione di una bomba che aveva provocato un incendio nel deposito di balistite dell’officina

FERVET:
– Franceschetti Cav. Alfredo capo stazione 2 classe
– Bafurale Beltramino capo stazione 3 classe
– Coppato Pasquale deviatore
– Oliosi Vittorio macchinista
– Bosia Vittorio macchinista
– Goffi Giuseppe fuochista

Dai testi di chimica si apprende che la balistite è infiammabile a 180° e brucia lentamente all’aria libera. Resiste alla percussione, ma esplode sotto l’azione di un innesco. Quindi se non innescata con un apposito mezzo è solo infiammabile, quello che effettivamente successe. L’incendio si rilevò quindi una enorme bubarata, per dirla come da noi, che l’intervento dei ferrovieri, non obbligati, evitò si trasformasse in qualcosa di ben più disastrose dimensioni ed effetti. Il nostro alpino pompiere non fece altro che quello a cui era preposto, si applicò per spegnere l’incendio nel capannone! Praticamente il suo dovere. Ai ferrovieri nessun giusto riconoscimento, nessuna via a loro intitolata, come nelle intenzioni enunciate a mezzo stampa dal vice sindaco Giovine per il pompiere alpino, neppure una menzione nelle ricorrenze ufficiali dai sovranisti di turno.
La storia non si improvvisa, va raccontata nel suo corretto svolgimento, con dati verificabili e non derivata da voci o diari privati, con i protagonisti nei loro giusti ruoli di: attore o comprimario e non viceversa.
Attendiamo fiduciosi che dopo cent’anni, sia resa giustizia ai protagonisti di quegli eventi, senza pompose attribuzioni stradali ma con una semplice e formale apposizione di una targa ricordo, magari nella stazione stessa.
Derio Turcato presidente Associazione Histoire

 

Sgarbi: “Intanto mi complimento con i professori e gli studenti dell’Ipsia che hanno inteso usare il drone pacificamente, strumento assai complesso…

Tutto era iniziato dall’interesse per i droni. Quelle macchine volanti radiocomandate che hanno accompagnato gli studenti dell’Ipsia “Galileo Galilei” di Castelfranco, loro creatori, in numerosi eventi e fiere internazionali: da Roma, a Londra, a Berlino. Per rivelare al mondo come i droni possano trovare applicazione in diversi ambiti: dalla sicurezza all’arte. E proprio di arte si occupa una delle più fortunate iniziative dell’istituto castellano, che nella sua fucina tecnologia, il Maker Lab, ha dato vita a Droni by art, il progetto che intende avvicinare i giovani all’arte, portando i droni nei musei e pilotandoli nelle sale per effettuare esclusive riprese aeree.
È stato concepito come una tappa di tale percorso l’incontro con Vittorio Sgarbi che si è tenuto sabato 18 marzo presso il teatro Accademico di Castelfranco, organizzato dal Maker Lab dell’Ipsia Galilei, in collaborazione con la libreria Massaro.

“Intanto mi complimento con i professori e gli studenti che hanno inteso usare uno strumento assai complesso, e che abbiamo visto usare in situazioni tragiche e difficili, per un tentativo pacifistico” ha esordito il critico.
E così dicendo, è entrato nel vivo del discorso, contrapponendo la bellezza dell’arte all’orrore della guerra e del terrorismo: pura “violenza legittimata da un ideale”, visto che “i terroristi agiscono in nome di dio”. Un dio che invece i cristiani, secondo la sua convinta opinione, pregherebbero invano, invocandolo di fermare dolore e violenza. Ma “Dio non interviene nelle cose degli uomini”
(
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Sgarbi meteora o Sgarbi cometa? Il Teatro Accademico gremito lo applaude e ne condivide gli attacchi

A voi di giudicare: 1977/78 (prima grande mostra su Giorgione), 2002 (la Pala di Giorgione cade a pezzi), 2010 (seconda grande mostra di Giorgione, la Pala ritorna a casa), 2017 (Droni by Art filma Sgarbi in Teatro). C’è un legame affettivo con Castelfranco, non matrimoniale, ma di orgasmo intelletuale sì.
Palazzetto Preti deturpato dalla mano di un architetto ignobile. Un richiamo all’arte o un atto di vilipendio?
L’Ipsia Galilei si posiziona in alto e sa dirigere un appuntamento in un evento, con tutti gli ingredienti di attualità e cronaca: meriti e riconoscimenti a Daniele Pauletto, Nazzareno Bolzon, Fabiana Zanchetta, Antonio Ciccarese…e agli studenti bravissimi.
Lo abbiamo sentito in veste di critico d’arte, fustigatore, tutto al contrario di tutto. Un politico che supera D’Annunzio, almeno per l’aspetto comunicativo che quest’ultimo per diventare noto sorvolò Vienna! Si conquistò il popolo con i volantini. Pensate, volando. Partì da San Pelagio vicino Padova alle ore 5:30 del 9 agosto 1918. Divenne mito. Bastavano i titoloni dei giornali.
Vittorio Sgarbi non solo sorvola ma entra nei dettagli, sta con la gente, in giro per l’Italia. D’Annunzio se ne stava tra i palchi del teatro e le feste dell’alta società “bellicistica”. Per lui la guerra s’era da fare a tutti i costi. Per Sgarbi, no. Mai.
La storia dell’arte entra nelle case, i minori sono maggiori o pari ad essi, solo che non sono conosciuti: Sacchi, Franceschini, Cairo, Zalone, Cagnacci, Genovesino chi li conosce per i loro capolavori?
E’ riuscito a destreggiarsi bene stamattina di fronte ad una platea varia, nonostante non gli appartenga ancora la fiilosofia dell’uso dei droni nel giornalismo e nel racconto artistico. Il drone può essere una guida oppure far parte della creatività. Andare oltre ed abituare l’occhio a vedere più in là, nei particolari come ha dimostrato Sgarbi nei suoi libri di storia dell’arte. Vittorio ha un occhio “meccanico”, entra nell’opera, la sviscera e la trasforma in una cosa bella, curiosa, nuova. L’occhio di Vittorio non è meccanico è del suo “cuore”. Il drone non ha un cuore ma chi lo pilota sì.
“Un passo alla volta. Ora sono le immagini, le riprese teleguidate (da un unmanned vehicle aircraft). Domani ci sarà anche il racconto che si unirà alle riprese volanti”.
I nostri videoclip hanno interviste, foto e riprese aeree. Quello che abbiamo visto in Teatro Accademico è un’estetica “dronografica”. Il dronegiornalismo non è selfie ma scrutare, indagare, spiegare.
Sabato 18 marzo 2018: Vittorio Sgarbi è testimone di Droni by Art. Da qui partiamo con la Nave di Teseo. Nessuno fino ad ora l’aveva pensato: la Bellona caricata nella nave dei fratelli Sgarbi e portata in giro per l’Italia. 

Foto di Daniele Pauletto
Sgarbi in Teatro Accademico

Sgarbi al punto stampa
Sgarbi al capezzale della Pala di Giorgione (29 gennaio 2002)
Sgarbi rivede le orrende manipolazioni dell’arch. Scattolin su un palazzetto di fine ‘700: non è cambiato nulla!
Sgarbi dedica un ricordo al Liceo Giorgione nel libro nero della Biblioteca, iniziato dalla sorella Elisabetta Sgarbi il 5 dicembre 2015

 

 

 

 

 

Nelle dimore di Goffredo Parise assieme all’amico Lorenzo Capellini

Sabato scorso un gruppo di turisti ha visitato le due dimore in cui Goffredo Parise visse, accompagnati da Lorenzo Capellini, amico fraterno di Goffredo e coautore di “Veneto barbaro di muschi e nebbie“.
“Un tributo doveroso per ricordare questo mio inseparabile amico, anzi per mantenere sempre accesa la sua fiamma”. Due dimore, una in piena campagna, a qualche centinaio di metri dal greto della Piave in località Salgareda e l’altra nel centro di Ponte di Piave. Lo scrittore molto amato da un suo folto pubblico di lettori e spettatori fu uno dei maggiori scrittori italiani del ‘900. Nato a Vicenza nel 1929 pubblica il suo primo romanzo “Il ragazzo morto e le comete” nel 1951 e raggiunge il successo nel 1954 con il libro “Il prete bello”. Grazie al padre che era direttore de “Il Giornale di Vicenza”, si guadagna da vivere come giornalista di numerosi reportage negli anni ’60, dalla Cina agli Stati Uniti, dal Vietnam al Biafra fino al Cile. Nel 1970, la grande svolta, si trasferìsce in una casa di campagna che chiamerà “la casa delle fate” dove scrive i “Sillabari”. Sarà la sua opera più celebre che ancora oggi trova riscontro in reading teatrali e registrati su Dvd. Si tratta di una serie di racconti sull’animo umano “con una prosa che si avvicina molto alla poesia e che si ispirano per la maggior parte a ricordi d’infanzia e ai luoghi e alle persone conosciuti lungo il Piave. Per motivi di salute lascia la casa piuttosto isolata e si trasferisce nel 1984 nella casa di Ponte di Piave, dove vivrà fino alla scomparsa nel 1986.
Lo scrittore dona la sua casa di Ponte di Piave all’Amministrazione Comunale a due condizioni: quella di poter essere sepolto nel giardino e che la casa diventasse un Centro di Cultura a lui intitolato. Nasce così la Casa di Cultura Goffredo Parise: il primo piano è trasformato in biblioteca comunale, mentre al piano terra l’effettiva abitazione dello scrittore che dev’essere “conservata integra così come lasciata dall’autore e diventa la Casa Museo Goffredo Parise”, per statuto e per “suggerimento” della Soprintendenza. Fa parte della classificazione di dimore storiche.
  La casa conserva intatti il mobilio, le suppellettili, gli oggetti, gli abiti dello scrittore permettendo attraverso la visita guidata di approfondirne la conoscenza biografica. Vi è poi una ricca collezione d’arte contemporanea legata alla frequentazione di Parise con gli artisti della scuola di Piazza del Popolo di Roma, tra cui si vedono appese ai muri le opere di Schifano, Fioroni, Ceroli, Ontani, Angeli, Chia e altri. La Casa conserva inoltre l’Archivio Parise, raccolta di autografi, carteggi, articoli di e su Parise, punto di riferimento per gli studiosi della sua opera.
Tra il ’72 e il ’78 cominciano a manifestarsi i problemi cardiaci che non fermano, però, l’attività giornalistica di Parise, inviato nel ’77 dalla RAI con il regista Gianni Barcelloni, in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi per una serie di documentari dal titolo “Il petrolio e la vita nuova”.

Nel luglio del ’79 i problemi di salute si aggravano, con l’insorgere di gravi disturbi alle coronarie e il ricovero al Policlinico Gemelli di Roma.
Appartiene a questo momento difficile della sua esistenza, quando il senso della precarietà e del disfacimento del proprio corpo sovrastano ogni altro sentimento, un romanzo che Cesare Garboli ha definito “il romanzo di un’ossessione”.
E’ “L’odore del sangue“, che Parise scrive di getto ma poi non rimaneggia né decide di pubblicare, anzi lo sigilla e archivia, quasi fosse un esorcismo la cui forza catartica, ma anche distruttiva, possa essere neutralizzata solo dalla rimozione.
Nell”86, a pochi mesi dalla morte, l’autore lo riprende in mano, ma non ci è dato sapere se avesse allora davvero intenzione di darlo alle stampe.
Il romanzo è stato pubblicato postumo nel ’97 e nel 2004 ne è stato liberamente tratto un film per la regia di Mario Martone.
Ripresosi appena dalla malattia, nel settembre dello stesso anno Parise parte per il Giappone, ultimo dei suoi grandi viaggi alla scoperta del mondo. Nasce così L’eleganza è frigida“, pubblicato da Mondadori nell”81, che gli varrà il Premio Comisso a Treviso nell”83. Operato a Padova nel giugno dell’83 per l’applicazione di quattro by pass coronarici, la diagnosi di grave insufficienza renale costringe Parise alla dialisi e la sua salute da quel momento peggiora velocemente.
Nel maggio dell’84 va ad abitare nella nuova casa di via Verdi 1, sede dell’attuale Casa Museo e Biblioteca Comunale.
Sarà la sua ultima casa, che restaura e arreda con i mobili dell’abitazione romana.
Di questa casa scrive all’amico Alcide Paolini nel luglio dell’ ’84: “Sono con molta soddisfazione nella nuova casa, tra due giardini, bella, ampia, la prima vera casa o home della mia vita. Sono contento”.

*Riprese video: Angelo Miatello ; videomaker Daniele Pauletto
Interviste a: Assessora Stefana Moro, Sindaco Paola Roma, Assessora Mariagrazia Lizza, Arch. Danila Dal Pos, Bibliotecario Francesco Tiveron, Lorenzo Capellini, Fotoreporter 

Futsal Giorgione: una grande famiglia per dare una mente sana ai loro figli

FUTSAL GIORGIONE è un club sportivo abbastanza giovane, nonostante i suoi fondatori e diversi giocatori abbiano accumulato molti anni di esperienza. Nel 2013 “la società sportiva ASD Futsal Giorgione è una nuova realtà di calcio a 5, grazie al lavoro di Angelo Robson Marani in collaborazione con un valido corpo di genitori appassionati di questo sport. Dopo aver giocato ai massimi livelli di futsal in Brasile indossando anche la maglia verde-oro della nazionale per diversi anni, Angelo ha conseguito la laurea in scienze motorie specializzandosi in Futsal ed ottenendo il patentino per allenatore di primo livello FIGC e CBF (Confederazione Brasiliana Futsal). Robson è arrivato in Italia nel 2005, ed ha lavorato con due delle più importanti società di calcio a 5 a livello nazionale quali Marca Futsal e Luparense. Nel corso degli anni ha effettuato un importante lavoro di formazione sportiva in collaborazione con le scuole della castellana, dove ha potuto far conoscere a diversi ragazzi la bellezza di questo sport”.
Il Calcio A5, più comunemente conosciuto, si svolge sempre in palestre o stadi chiusi, anche se d’estate si scelga la spiaggia o una piazza pubblica. E’ lo sport più avvincente che ci sia, nervoso, velocissimo e curatissimo nella strategia o come la si vuol chiamare “tattica, piano di difesa e di attacco”. Nasce in Brasile, arriva in Italia qualche decennio dopo. Vicino a Castelfranco ci stà la Luparense ultra campione italiana ed europea. Castelfranco Futsal Giorgione un brand che significa ambizione, crescita e supremazia. Per ora le cose stanno andando abbastanza bene per i dirigenti, cioè risultati agonistici, ma più che bene per l’atmosfera che si respira nel club, in cui si sa ruotano attorno decine di famiglie che condividono gli sforzi da intraprendere. Mens sana in corpore sano è il motto di molti gruppi universitari sportivi. Nel Futsal Giorgione, annotando i tanti genitori che stimolano i propri figli a dedicarsi attivamente allo sport (li accompagnano) e vedendo poi anche i risultati di crescita del “soggetto” verrebbe da dire che “per aver sane le facoltà dell’anima, bisogna aver sane anche quelle del corpo in virtù dell’unità psicofisica”, la strada è quella giusta.
Due interviste fatte a settembre con Daniele Pauletto, videomaker e docente Ipsia, all’allenatore Angelo Marani Robson, che ha origini familiari polesane, al goleador e “universale” Bryan Lima, a Flavio Dario dirigente di Futsal regionale, al vicepresidente Futsal Giorgione Flavio Semenzato, meritano l’elogio di tutti noi che seguiamo la cronaca.

MASCHILE
Under 6 – PRIMI CALCI (Bambini dai 4 ai 6 anni e bambine dai 5 ai 7 anni)
Under 8 – PICCOLI AMICI (Bambini dai 7 ai 8 anni e bambine dai 7 ai 9 anni)
Under 10 – PULCINI (Bambini dai 8 ai 10 anni e bambine dai 8 ai 11 anni)
Under 12 – ESORDIENTI (Ragazzi nati negli anni 2004 e 2005 e ragazze nate negli anni 2003, 2004 e 2005)
Under 14 – GIOVANISSIMI (Ragazzi nati negli anni 2002 e 2003 e ragazze nate negli anni 2000 e 2001)
Under 16 – ALLIEVI (Ragazzi nati negli anni 1999 e 2000)
Under 18 – JUNIORES (Ragazzi nati negli anni 1999 e 2000)
FEMMINILE
Under 14 – GIOVANISSIME E Under 16 – ALLIEVE FEMMINILE (Ragazze nate dal 1999 al 2005)
Progetti nella scuola: rivolti a tutte le ragazze delle scuole medie della Castellana
facebook: http://www.facebook.com/futsalgiorgione
Info: 348 5592 181 Robson Angelo Marani / 320 4772 277 – Valter Gallina

Padre Federico Lombardi a Venezia per la Festa di San Francesco di Sales

Sabato 28 gennaio, alle ore 11.00, la S. Messa nella cripta della basilica di S. Marco e poi, alle 11.45, nella vicina Sala Sant’Apollonia l’incontro-dialogo con il Patriarca Moraglia e l’ex direttore della Sala stampa Vaticana su comunicazione, Papi e Chiesa

Sarà padre Federico Lombardi – sacerdote gesuita e giornalista, dal 2006 al 2016 direttore della Sala stampa vaticana sotto due Papi (Benedetto XVI e Francesco) – l’ospite d’eccezione dell’incontro organizzato, come ogni anno, a Venezia dall’Ufficio stampa e comunicazioni sociali della Diocesi insieme al settimanale Gente Veneta e in collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Veneto e la sezione veneziana dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, nelle vicinanze dellafesta di san Francesco di Sales che è il patrono dei giornalisti.
L’appuntamento è fissato per la mattina di sabato 28 gennaio ed è rivolto ai giornalisti e a tutti gli operatori della comunicazione nonché a tutte le persone interessate; si inizierà come di consueto con la celebrazione della S. Messa che avrà luogo alle ore 11.00 nella cripta della basilica cattedrale di S. Marco e sarà presieduta dallo stesso padre Lombardi.
A seguire, alle ore 11.45 e presso la vicina Sala Sant’Apollonia, giungerà il Patriarca Francesco Moraglia (che, nella prima parte della mattinata, sarà all’inaugurazione del nuovo anno giudiziario) ed inizierà il momento di conversazione e dialogo in particolare con padre Lombardi – che è stato anche per lungo tempo direttore generale della Radio Vaticana e del Centro Televisivo Vaticano ed attualmente presiede il Consiglio di amministrazione della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger / Benedetto XVI – durante il quale ci sarà l’opportunità di affrontare e raccontare, in termini diretti e con la sua abbondante esperienza in merito, cosa significhi fare da ufficio stampa e seguire da vicino e “mediaticamente” due differenti papi come Benedetto e Francesco, attraverso le varie vicende che li hanno visti “protagonisti”. E nello stesso tempo si potrà magari riflettere anche su come le vicende della Chiesa siano abitualmente raccolte, recepite, rilanciate e (a volte) travisate dai media.

Veneto: Una task force per la Pedemontana. Ci saranno anche i droni AVEPA

tracciato_pedemontana_veneta hqdefault c-libro_cover_intera_condorso 16-pagine-iniziali 73-2017-task-force-x-pedemontana 73-2017-punto-stampaIl coordinamento è stato affidato alla dottoressa Ilaria Bramezza, segretario generale della programmazione della Giunta regionale del Veneto; il commissario Autorità Vigilante è l’avvocato dello Stato, Marco Corsini, specializzato in contrattualistica pubblica, dipendente di ruolo dell’Avvocatura Generale dello Stato, che opererà a titolo gratuito; i compiti di carattere tecnico sono stati attribuiti all’ingegner Elisabetta Pellegrini, oggi direttore generale della Provincia di Verona e dal prossimo primo febbraio nuovo dirigente regionale; Responsabile Unico del Procedimento (RUP) è l’ingegner Giuseppe Fasiol, responsabile della direzione regionale delle infrastrutture e trasporti.
Questi sono i vertici della task force voluta dal presidente Luca Zaia, che ha il compito di supportare la Regione del Veneto nelle funzioni di concedente, stazione appaltante, alta vigilanza e supporto tecnico per il completamento della superstrada a pedaggio Pedemontana Veneta, che con i suoi i 95 chilometri di tracciato, 16 caselli e i 35 comuni coinvolti, è la più grande opera pubblica attualmente cantierata in Italia.
“Arteria fondamentale per la viabilità regionale – ha precisato Zaia – che, se verrà definito entro la prossima estate il closing finanziario di 1 miliardo e mezzo, sarà ultimata e aperta al traffico entro tre anni, cioè entro il 2020. Il primo tratto, quello tra Breganze e Bassano del Grappa, sarà già percorribile nel 2018. Intanto, sia chiaro, i cantieri sono aperti e operativi”.
La nuova Direzione della Struttura di Progetto “Superstrada Pedemontana Veneta”, con sede a Venezia, è stata costituita oggi con una deliberazione illustrata alla stampa dal presidente Zaia, dal vicepresidente Gianluca Forcolin, nella veste di assessore al personale e dall’assessore alle infrastrutture e trasporti, Elisa De Berti.
Il presidente ha anche dettato le linee generali sulle quali il task force dovrà impegnarsi, preannunciando l’uso dei droni per fotografare e filmare l’intera arteria in costruzione e possibilmente ricavarne anche uno spot pubblicitario e di promozione per l’avanzamento dei lavori. Alla domanda precisa di un giornalista su questo specifico argomento, il governatore ha risposto che il servizio sarà affidato all’AVEPA, controllata dalla Regione, che ha già una buona esperienza in campo di pilotaggio dei droni nell’agricotlura. Come si sa l’uso dei droni per la fotogrammetria potrebbe ulteriormente servire per un’altra applicazione: nell’esatta ricostruzione di un modello tridimensionale dell’intera arteria di 95 km.
“Il movimento spaziale di precisione e l’aerofotogrammetria sono solo alcuni esempi in cui questa tecnologia può trovare riscontro” – ci precisa al telefono Daniele Pauletto che, assieme a Angelo Miatello e la collaborazione di Claudio Malvestio, hanno di recente pubblicato un libro a tiratura limitata con questo emblematico titolo “I droni tra arte, cinema e politica” (pagine 267, Edizioni Aidanews), autografato dal critico d’arte Vittorio Sgarbi, dal governatore Luca Zaia e dal giornalista Gianantonio Schiaffino.

Il governatore ha avuto innanzi tutto parole di ringraziamento per l’ingegner Silvano Vernizzi, che ha svestito i panni del commissario straordinario alla fine del 2016, dopo che i ministeri competenti avevano deciso non vi fossero più esigenze di gestione commissariale di protezione civile per le opere infrastrutturali.
“Abbiamo voluto affidarci a un gruppo di professionisti di alto profilo giuridico, tecnico e amministrativo – ha sottolineato Zaia, riconoscendo anche l’ottimo rapporto di collaborazione con il ministro delle infrastrutture e trasporti, Graziano Delrio su questo fronte – perché vogliamo una struttura molto performante, chiamata a gestire una delle fasi più delicate dal punto di vista finanziario. Ma anche perché abbiamo a cuore i tremila soggetti espropriati che attendono di ricevere 200 dei 340 milioni totali di euro di indennizzo previsti, risorse preziose da distribuire in quei territori che hanno subito enormi danni conseguenti al tracollo della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca”.
“Quest’opera deve essere seguita con molta attenzione anche per quanto concerne i rapporti con il territorio – ha detto l’assessore De Berti –. I cittadini interessati dagli espropri, gli amministratori locali e la popolazione residente nei territori attraversati dal tracciato, hanno bisogno di certezze sui tempi e le modalità di realizzazione dell’intervento, sul pagamento delle indennità, sullo sviluppo dei cantieri, ecc. Non stiamo parlando di un’opera marginale, ma di una infrastruttura che inciderà fortemente sul futuro economico, e non solo, dell’intera area pedemontana veneta”.

Castelfranco, Museo Giorgione: Goffredo Parise visto da Lorenzo Capellini

cimg0102Parise che girovagava tra valli e nebbie, nevi e muschi nelle evocative foto di Lorenzo Capellini – in Veneto barbaro di muschi e nebbie (Minerva edizioni). A trent’anni dalla morte l’amico fotografo lo ricorda con l’attore Fabio Sartor che leggerà alcuni testi dello scrittore di Salgareda. Sabato 21 gennaio Casa Giorgione ospita una mostra fotografica di Lorenzo Capellini, un reportage di grande spessore umano.

Goffredo Parise (1929-1986) nasce a Vicenza l’8 dicembre del 1929; la mamma Ida Wanda Bertoli, ragazza madre, cerca con grandi sacrifici di riempire il vuoto della mancanza del padre. Nel 1937 muore il nonno e la madre sposa il giornalista Osvaldo Parise, direttore del “Giornale di Vicenza”; il piccolo Goffredo, sempre alla ricerca di una figura paterna, gli si affeziona ed è ricambiato e Parise dopo otto anni lo riconosce come figlio. Goffredo appena quindicenne partecipa alla resistenza in provincia di Vicenza; finita la guerra frequenta il liceo e in seguito si iscrive a vari indirizzi universitari senza arrivare mai a una laurea (sarà laureato «ad honorem» solo nel 1986 dall’Università degli Studi di Padova). (…)
La scrittura
Il suo lavoro di scrittore inizia con la prosa sperimentale de I movimenti remoti (1948), un’opera scritta a mano su settanta fogli numerati riapparsi, per merito di Claudio Altarocca, nel 1972 e ricomposti definitivamente nel 2005. Il manoscritto, dato per disperso per oltre cinquant’anni è stato pubblicato da Fandango Libri nel 2007 in un’edizione a cura di Emanuele Trevi. Questa prosa, scritta all’età di diciotto anni, preannuncia il romanzo surreale Il ragazzo morto e le comete (1951) seguito da La grande vacanza (1953). La sua opera prosegue con il realismo della trilogia veneta costituita dai romanzi Il prete bello (1954), Il fidanzamento (1956) e Atti impuri (1959, pubblicato originariamente col titolo Amore e fervore per volontà della casa editrice, nel 1973 col titolo scelto dall’autore).
La lingua riesce a rendere tutte le sfaccettature della realtà quotidiana, la sua ripetitività, ma ne fa emergere, al tempo stesso, gli aspetti più insoliti, gli esiti più inattesi. Questo connubio di realismo e tendenza alla deformazione grottesca trova un esito significativo nel romanzo Il padrone (1965), parabola di un impiegato che finisce per essere plagiato dalla personalità del suo capoufficio (pare che Garzanti vi si riconoscesse), all’insegna di un paradossale contatto di Parise col filone della letteratura industriale che in quegli anni vedeva impegnati autori come Ottiero Ottieri e Paolo Volponi.
Seguirono i racconti di Il crematorio di Vienna (1969) e l’opera di teatro L’assoluto naturale (1967). In Sillabario n. 1 (1972) e Sillabario n. 2 (1982), con cui si aggiudica il premio Strega, lo scrittore dedica un breve racconto ad ogni sentimento, in ordine rigorosamente alfabetico, riscoprendo in questo modo, dopo tanti viaggi e tante esperienze, il valore più autentico delle emozioni. In quest’ottica va interpretato anche l’ultimo, discusso romanzo L’odore del sangue, tanto sensuale e violento quanto affascinante, apparso postumo nel 1997.
La grande bravura del Parise giornalista emerge da alcuni vivacissimi reportages di viaggio, come Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Vietnam (1967) e il libro dedicato al Giappone L’eleganza è frigida (1982). A confermare la grande curiosità di Parise, la sua disponibilità a confrontarsi con codici espressivi diversi sono anche alcune collaborazioni cinematografiche, in qualità di sceneggiatore per i registi Mauro Bolognini, Gianni Puccini, Luciano Salce e Tonino Cervi.
Legato a una tradizione letteraria vicentina che parte da Antonio Fogazzaro e arriva a Guido Piovene di cui fu grande amico, Parise è riuscito a raccontare la realtà in cui fin dall’infanzia, come figlio illegittimo, si è trovato a vivere: una realtà fatta spesso di pregiudizi, di piccole e grandi viltà che i suoi personaggi affrontano con un feroce (spesso dolceamaro) sarcasmo e una tenace, insensata e meravigliosa voglia di vivere.
(Saggistica)
Veneto barbaro di muschi e nebbie. Quattro racconti. Veneto barbaro di muschi e nebbie, Il ghetto di Venezia, Accadde a Cortina, La mia patria, con scritti di Alberto Moravia e Nico Naldini, Bologna, Nuova Alfa, 1987.
Originale reportage assemblato a quattro mani che rappresenta un’equilibrata fusione di immagini e letteratura, di scatti carpiti durante i vagabondaggi per le valli e le illustrazioni letterarie composte in presa diretta dallo scrittore vicentino.

parise-e-il-venetoTra immagine e parola si crea una tensione che diventa comune sensibilità di inquadrature e identità d’occhio, d’amore, che tradisce più passione che mestiere. Le fotografie di Capellini restituiscono una grande emozione che si fa addirittura olfattiva e tattile al ricordo dei luoghi e dei momenti evocati. È una dichiarazione d’appartenenza ad una terra che ha conservato la sua forza barbarica e vitale, così come i suoi muschi, le sue acque, le candide nevi e le nebbie autunnali.

L’Assessore alla Cultura di Castelfranco Veneto è lieta di invitarVi al vernissage della mostra, in occasione dell’inaugurazione saranno letti alcuni testi di Goffredo Parise a cura dell’attore Fabio Sartor

Where: Casa Museo Giorgione di Castelfranco Veneto
When: 21 gennaio 2017 alle 17.00
What: Inaugurazione della mostra VENETO BARBARO DI MUSCHI E NEBBIE (foto di L. Capellini, testi di G. Parise, lettura di F. Sartor)
Who: Lorenzo Capellini, Fabio Sartor
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cimg0058Da appuntare sulla vostra agenda:

sabato 4 febbraio al mattino Lorenzo Capellini terrà una conferenza pubblica al Liceo Giorgione nell’ambito della cogestione (ore 10-12).
Gli studenti liceali avranno modo di conoscere un uomo che, della fotografia, ha fatto la sua quasi totale esistenza. Ha percorso in lungo e in largo i continenti, accompagnando o inseguendo scrittori e artisti di vario genere…dentro e fuori le cattedrali dell’arte. Reporter con un occhio fisso sulla bellezza.

LORENZO CAPELLINI
VITA E SGUARDI DI UN FOTOGRAFO
LICEO CLASSICO SCIENTIFICO MUSICALE GIORGIONE
Via Verdi, 25
Castelfranco Veneto – Treviso
In collaborazione con la Biblioteca e gli Studenti del Liceo
(Un grazie alla prof.ssa Emanuela Negro)

Lorenzo Capellini inizia l’attività di fotografo nel 1958 a Londra, collaborando a giornali inglesi, con Il Mondo di Mario Pannunzio e con la RAI. Nel 1964 si trasferisce in Africa dove realizza reportages fotografici. Dalla fine del 1968 torna a vivere in Italia, concentrando il suo lavoro soprattutto su arte e architettura. In questo ambito progetta e realizza, negli anni ’90, una collana di guide di architettura di città italiane. Numerose sono le sue pubblicazioni e retrospettive.

57.Biennale Arte Venezia: Baratta e Macel in conferenza stampa

barattaIl Presidente della Biennale di Venezia

Paolo Baratta
ha il piacere di invitarLa
alla conferenza stampa di presentazione della
57. Esposizione Internazionale d’Arte
Viva Arte Viva
a cura di Christine Macelcimg0021
lunedì 6 febbraio 2017 ore 11.00
Ca’ Giustinian, Sede della Biennale di Venezia
San Marco 1364/a – Venezia
Sala delle Colonne
Intervengono
Paolo Baratta, Presidente della Biennale di Venezia
Christine Macel, Curatrice della 57. Esposizione Internazionale d’Arte
LA CONFERENZA STAMPA SARÀ DISPONIBILE
IN STREAMING SU www.labiennale.org
tel. +39 041 5218 849  infoartivisive@labiennale.org

Canadian Extraction, 9000 progetti minerari in tutto il mondo. Pauletto e Miatello incontrano Pierre Bélanger

ll ground zero (l’installazione canadese) si trova all’intersezione degli assi d’accesso dei padiglioni vicini, (Inghilterra e Francia), parafrasando le intenzioni della mostra che, con il titolo «Extraction», vuole esplorare la storia del compartimento minerario canadese, conteso con le suddette potenze internazionali (vedi nostra intervista al curatore Pierre Bélanger).

Eriel DerangerL’inaugurazione del 28 maggio scorso, di fronte ad un pubblico numeroso, si è presentata come un’autentica performance, con l’ambasciatore del Canada in Italia Peter McGovern, testimone delle “rimostranze d’indipendenza dalla Corona che questa esibizione scopertamente reclama”. Mentre a volte alta si ascoltavano i discorsi d’introduzione, tra cui quello di Pierre Bélanger, incisivo ed appassionato, l’esposizione restava segreta e coperta da un manto di pelli di castoro, richiamo alla merce di scambio più preziosa del Canada prima della comparsa dell’industria dell’oro. A seguire, naturalmente tra gli scatti di fotografi e spettatori, l’ostensione per mano del curatore del caposaldo aureo, principio di annullamento del potere della Corona sul sottosuolo canadese, che una volta terminata la Biennale sarà consegnato alla Regina d’Inghilterra come ironico ringraziamento e reso, per la dominazione del sottosuolo fino ad oggi. Ancora sull’installazione velata da pelli di castoro è intervenuta la performance dell’artista canadese Eriel Déranger (del Athabasca Chipewyan First Nation) con un atto unico sulla necessità di ricucire la frattura storica della colonizzazione. Quindi un coro di mani ha liberato la superficie circolare in corian (250 cm di diametro), epifenomeno di questa installazione interrata, al centro della quale è stato installato il caposaldo aureo sul cui oculo i visitatori sono costretti ad inchinarsi per sbirciare il video riassuntivo di questi ultimi 800 anni di dominio britannico in vista di una sua prossima, auspicata liberazione. Per vederlo si è inchinato prima CIMG0028l’ambasciatore canadese in Italia, poi un bambino, quindi la celebre Phyllis Lambert, fondatrice del Canadian Center for Architecture e la giovane artista Deranger e poi via via, uno alla volta dei presenti raccolti a cerchio.

CIMG0026Il progetto è una risposta alla cultura contemporanea del Canada e ad un’economia globale basata sull’estrazione di risorse. Multinazionali canadesi attualmente operano circa 9.000 progetti minerari in tutto il mondo, in quasi ogni paese e continente del pianeta. Come iniziativa multimediale, il progetto esplora l’eredità attuale e storica dei processi estrattivi minerari da una prospettiva canadese con due principali obbiettivi creativi: in primo luogo, un film sperimentale e documentario interattivo, e a seguire, un libro che presenta i pensieri di personalita` di influenza e rilievo, sia storiche che contemporanee, sull’impero di risorse globali canadese. A cura di Pierre Bélanger e Nina-Marie Lister, il libro offre una vasta gamma di testi di autori e studiosi di paesaggio, urbanistica, geografia, arte, ecologia, i media, la letteratura, l’architettura, l’ingegneria, la scienza, l’industria, il commercio e la cultura. Il progetto, lanciato alla Biennale di Architettura di Venezia il 27-28 maggio scorso, verrà in seguito diffuso in un tour attraverso diverse regioni minerarie in tutto il Canada per celebrare il 150 ° anniversario della Confederazione nel 2017.

Droni by ArtDroni by Art- Il giornalismo tascabile
FPA2000 – Agenzia di arti e cultura

Intervista televisiva di Daniele Pauletto
Coordinamento Nazzareno Bolzon
Stagisti Federico Calzavara e Raunig Dubrica
Testo critico di Angelo Miatello
Videomaker Daniele Pauletto