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Castelfranco, compendio Revedin-Bolasco: l’Università lancia una sfida al Comune

Villa Revedin-Bolasco, C. Malevstio 2015
Villa Revedin-Bolasco, C.Malvestio (2015)

(Padova, Ufficio del rettorato 28 settembre) Si terrà domani martedì 29 settembre 2015 alle ore 11,30 la cerimonia di presentazione dei lavori di restauro di Villa Revedin-Bolasco in via Borgo Treviso 73 a Castelfranco Veneto (TV).
Nel 1525 le proprietà Morosini site in «burgo Tarvisii in loco vocato Paradiso» passano ai Cornaro; si tratta di un complesso articolato attorno a un corpo di fabbrica padronale ancora di tipo arcaico con torri angolari, staccato dal filo della strada e fiancheggiato a ovest da una vasta peschiera conclusa a nord da una grande torre colombara, mentre sul lato verso est compaiono alcuni fabbricati identificabili come annessi rustici.
Tale assetto rimase sostanzialmente immutato fino al 1607 quando Nicolò Corner commissionò a Vincenzo Scamozzi un progetto per la complessiva riorganizzazione della villa. Nel 1803 Nicolò Corner Giustinian diede in affitto a Leopoldo Verizzo tutta la proprietà del Paradiso, concordando col locatario la demolizione dei due palazzi e delle adiacenze, concedendo la facoltà di poter fabbricare una casa d’abitazione.

Giacomo Casa, interni villa Revedin-Bolasco, C. Malvestio 2015
Giacomo Casa, interni villa Revedin-Bolasco, C. Malvestio (2015)

Nel 1808 i fratelli Antonio e Francesco Revedin acquistano la proprietà e decidono di edificare un grande palazzo, destinando circa 9 ha di terreno a giardino all’inglese. Il parco di Villa Revedin-Bolasco è tra i più affascinanti giardini romantici del Veneto, sia per l’equilibrio delle masse vegetali sia per le bellezze degli esemplari.
Nella metà dell’Ottocento l’architetto Giovan Battista Meduna predispone il progetto d’intervento per la costruzione del nuovo palazzo.
Il palazzo e il parco sono stati donati dall’ultima proprietaria Renata Mazza vedova Bolasco all’Università di Padova nel 1967.
Il progetto preliminare di recupero della villa è stato realizzato dall’Architetto Enrico D’Este e dall’ing. Ugo Olivetti dell’Università di Padova, mentre la progettazione esecutiva è stata curata dall’arch. Giorgio Galeazzo e dall’ing. Renato Vitaliani.
Il recupero del parco è stato curato dai proff. Sergio Mutto Accordi, Paolo Semenzato e Lucio Montecchio, e dai dottori Luigi Strazzabosco e Sergio Sgrò.
Il progetto di restauro della villa è stato sviluppato con l’obiettivo primario di rispetto e valorizzazione del bene architettonico. Il piano terra della villa ruota attorno all’androne d’ingresso; nell’ala est trovano collocazione gli ambienti di natura “pubblica”: l’aula magna, una serie di sale passanti, tutte dipinte e con affacci sul giardino storico (didattica, 2 aule da 60 mq e un’aula da 50 mq), un ufficio di segreteria (circa 52 mq organizzato con 4 postazioni di lavoro).
A ovest del muro di spina centrale trovano collocazione una sala riunione, una biblioteca, un vano scala , una cucina (mantenuta nella sua posizione originaria conservandone il focolare e l’ampio tavolo centrale in marmo).

Villa Revedin-Bolasco, Cavallerizza, particol., C. Malvetio
Villa Revedin-Bolasco, Cavallerizza, particol., C. Malvetio (2015)

Castelfranco, 29 settembre. Dall’ultimo testamento dei proprietari di Villa Bolasco, un enorme complesso adibito a svago e casa padronale, depositi di granaglie, stalle e abitazioni per i nuclei familiari dei servitori si è finalmente giunti ad un primo passo verso un uso più appropriato: sede del Centro Interdipartimentale dell’Università di Padova per il restauro, il recupero e valorizzazione dei parchi storici e degli alberi monumentali.
L’intenzione di Renata Mazza Bolasco nel lascito del 1984 all’Università di Padova era appunto quella per uno scopo didattico e di ricerca del compendio Revedin Bolasco. Dopo trent’anni di tiramolla, di problemi e mille discussioni fra burocrazie sorde, ora sembra davvero sia arrivata la volta buona: Castelfranco diventa sede di un centro di ricerca sulle piante e i parchi storici. Il legame sarà l’Orto Botanico di Padova, il più antico ancora in attività (dal 1546), laboratorio scientifico pubblico a cielo aperto che il Senato della Repubblica Serenissima approvò e finanziò e naturalmente il giardino della Biodiversità inaugurato nel settembre di un anno fa. Il Centro di Villa Bolasco assieme all’Orto Botanico e alla Facoltà di Scienze Agrarie e Forestali di Legnaro rappresenterebbe un unicum che nessuno mai si sarebbe immaginato anni fa. E qui sta il primo aspetto lungimirante che ha avuto il Rettorato patavino guidato dal prof. Giuseppe Zaccaria. Coglierne i frutti ora starà al suo successore prof. Rizzuto, ma soprattutto alla nuova classe politica che ha vinto le elezioni comunali e regionali.
Seconda la cronaca, quasi per caso si trovarono dei fondi comunitari nel 2011 sui parchi storici di 2,6 milioni, a cui è stato possibile accedere avviando un partenariato con la città di Abbazia in Croazia. La pratica iniziò dall’ufficio della d.ssa Clara Peranetti con la direzione del dr. Diego Vecchiato che iniziò subito i primi contatti con partners stranieri. Fu aggiunta una legge ministeriale per la creazione di centri per il restauro in Veneto, che ha reso disponibili altri 2, 7 milioni. Ovviamente, con questi fondi in gioco, era naturale che vi fosse tutto l’interesse dell’Università di Padova per il nostro progetto, in particolare da parte della facoltà di Agraria.

Parco Revedin-Bolasco, Laghetto, C. Malvestio (2015)
Parco Revedin-Bolasco, Laghetto, C. Malvestio (2015)

A questi vanno aggiunti altri 750mila euro per il restauro delle due facciate (dentro il parco e quella esterna di borgo Treviso, il compendio Bolasco inizia una nuova era. Il parco aveva subito degrado e nessuna cura di livello scientifico, quasi che fosse un normale giardino di borgata, anzi da tenere chiuso dieci mesi all’anno o persino recintarlo da un’assurda staccionata super inquinata di petroli ferroviari.
“Abbiamo tagliato le piante non autoctone, quelle ormai andate, piantumato delle nuove, seminato, puliti i corsi d’acqua, le statue del Marinali nella Cavalerizza, eseguito il restauro della Serra Moresca, della Cavana e delle due Colombaie, oltre a restaurare le sale affrescate da Giacomo Casa, il maestro che impaginò i caffé Florian e Quadri e le Sale Apollinee di Venezia, ricavato della aule di lavoro, sistemato tutti i serramenti, installato a norma gli impianti, rifatto il tetto, insomma un grande lavoro di restauro-conservativo”. Il fondo europeo, che non è l’unico fino ad ora speso, è stato messo a disposizione dalla Regione del Veneto.

i due rettori patavini Rizzuto e Zaccaria con  il sindaco Marcon e il cons. regionale Gerolimetto
i due rettori patavini Rizzuto e Zaccaria con il sindaco Marcon e il cons. regionale Gerolimetto (C. Malvestio)

Tanti sono i sogni che si vorrebbero realizzare, data la vastità del compendio, se pensiamo alla media dei cittadini che vive in appartamenti dai 70 ai 125 metri quadri, anche in tre persone. I parchi dalla fine dell’800 in poi diventano pubblici nelle città, polmoni vitali. Spesso recintati e chiusi nelle ore notturne per motivi di sicurezza oppure aperti (città nordiche e americane). I parchi sono parte della città, un motivo in più per sentirla propria. A Castelfranco invece il parco Bolasco è sempre rimasto off. Custodito a pagamento. Concetto privatistico ed egoistico. Cambierà? Ce lo auguriamo.

L’assessore Cristiano Corazzari riceve il vice governatore Li Yunfeng a Palazzo Balbi: cooperazione tra Veneto e Provincia di Jiangsu

GetAttachmentL’assessore alla cultura, Cristiano Corazzari, ha ricevuto stamane a palazzo Balbi, sede veneziana della Giunta regionale del Veneto, una delegazione della Provincia cinese di Jiangsu guidata dal vice governatore Li Yunfeng e composta da rappresentanti istituzionali e delle più importanti realtà economiche di quel territorio.
“Sia nel passato sia nel presente, Veneto e Jiangsu sono state e sono protagoniste nei rispettivi Paesi – ha esordito Corazzari, porgendo il benvenuto –. Se la loro storia è illustre, l’attualità non lo è da meno, occupando entrambe ruoli di primo piano nell’economia e nella crescita delle rispettive nazioni. Anche per questa affinità il legame stretto tra noi anni fa appare oggi più che mai solido e foriero di nuovi, proficui sviluppi e reciproci benefici”. Dopo aver sottolineato che il Pil del Veneto e dello Jiangsu rappresentano il 10 per cento di quello delle rispettive nazioni, Corazzari ha ricordato il protocollo d’intesa sottoscritto nel 1998 che ha sancito i rapporti di collaborazione tra le due realtà: “relazioni destinate a rafforzarsi sul piano economico, culturale e istituzionale. Proprio a cominciare dall’iniziativa di oggi che, prendendo spunto dall’evento planetario dell’Expo, consentirà di incentivare le forme di cooperazione e di scambio tra Veneto e Jiangsu e tra i rispettivi imprenditori”.
Dopo la visita a Venezia, infatti, la delegazione cinese GetAttachment (1)si è spostata a Villa Contarini di Piazzola sul Brenta (Pd), dove si sono svolti incontri tra una settantina di rappresentanti di aziende cinesi con altrettanti “colleghi” veneti e dove in serata sono stati firmati accordi tecnici tra Veneto Promozione e Veneto Agricoltura e i corrispettivi enti della Provincia di Jiangsu, al fine di dare maggior impulso alla collaborazione in settori strategici quali l’agricoltura, il turismo, l’ambiente, il commercio. Dal canto suo, Li Yunfeng ha sottolineato l’importanza del progetto della “Via della Seta” che la Cina ha avviato e che dovrà vedere coinvolti oltre ai paesi asiatici anche quelli Europei e tra questi in primis l’Italia e quindi il Veneto, “patria di Marco Polo”. Quattro le azioni individuate dal vice governatore per sviluppare la cooperazione: ampliare i rapporti commerciali (con una Cina molto interessata alle nostre produzioni di abbigliamento, moda e agroalimentare), incoraggiare gli investimenti, soprattutto delle piccole e medie imprese, nei rispettivi territori, rafforzare la collaborazione in ambito agricolo e puntare maggiormente su iniziative comuni in campo artistico e culturale, “perché Italia e Cina – ha concluso Li Yunfeng – sono state grandi civiltà dell’occidente e dell’oriente”.

Legge n. 15/1994: un ventennio speso bene per la cooperazione Veneto-Istria-Dalmazia e Montenegro

Roberto Ciambetti (Foto di A. Miatello)
Roberto Ciambetti, Assessore regionale

Si è tenuto a Palazzo Franchetti un seminario sulla legge 7 aprile 1994 n. 15
con questo titolo: “Vent’anni delle legge regionale n.15/1994: Veneto, Istria, Dalmazia fra memoria, cultura, cooperazione” con la partecipazione di autorità istituzionali e i responsabili dei progetti portati a termine. Diverse e molteplici sono stati gli esempi di attività di ricerca e culturali, didattiche, formative e di cooperazione e di restauro architettonico che si spera si ripeta nei prossimi anni, attingendo dai fondi europei. La legge, come ha spiegato Ettore Beggiato, è nata quasi per caso, come lui stesso si trovò ad affrontare nel turbinio di Tangentopoli. Con un pizzico di fortuna ma di tanta passione da quel lontano 1994 si sono fatti progressi enormi, nonostante ci siano ancora lacerazioni da ambo le parti per questioni “vecchie” mai sopite – ci confida un soprintendente di Trieste. Interessanti sono state le relazioni di carattere storico di Bruno Crevato-Selvaggi, Davide Rossi, Denis Visintin, Snezana Pejovic e delle tre giovani ricercatrici caforscarine che hanno portato a termine uno studio sull’Archivio di Cattaro. “Allargare le menti di più nel Veneto significa capire che non viviamo isolati. Sapere che oltre l’Adriatico c’è un “Veneto” quasi uguale al nostro dovrebbe aiutarci a intraprendere nuovi accordi di partenariato culturale ed economico, come ha suggerito Gian Angelo Bellati  di Unioncamere del Veneto.  Si può pensare a relazioni internazionali senza la cultura? No, risponde Diego Vecchiato, direttore del Dipartimento Politiche e Cooperazione Internazionali, organizzatore del convegno.
Una breve intervista la dedichiamo all’assessore regionale Roberto Ciambetti, che ci concede il tempo per scriverla in diretta.
Ci può introdurre Ciambetti a questa legge regionale?
“Vent’anni della legge regionale n. 15/1994 “Interventi per il recupero, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio culturale di origine veneta nell’Istria e nella Dalmazia”. Porgo il saluto del Presidente Luca Zaia oltre al mio a voi tutti e un ringraziamento particolare ai relatori, a quanti si sono impegnati per la riuscita della giornata odierna e un grazie sincero, di cuore, a Ettore Beggiato oggi con noi che della legge 15 fu lungimirante ispiratore e promotore.
Ci può spiegare meglio?
Il Seminario oggi vuole ripercorre 20 anni di attività in applicazione della legge n. 15/1994, finanziate dalla Regione del Veneto e realizzate con la collaborazione di Istituzioni, Enti, Organismi e Associazioni del Veneto, Croazia, Montenegro e Slovenia.
Logo_sloganA chi la paternità della legge?
La legge n. 15/1994 fu promossa da Ettore Beggiato, come ho detto, con rara sensibilità culturale e indubbia preveggenza, non appena le circostanze storiche lo permisero, per ristabilire anche attraverso una legge con la sponda orientale dell’Adriatico quei legami culturali e di collaborazione, che non si erano mai sopiti. L’obiettivo della legge era di intervenire in modo strutturato e sistematico per il recupero e la valorizzazione dell’inestimabile patrimonio storico di origine veneta in quelle terre.
Quale strategia per la Regione Veneto?
Quella legge, nel corso degli anni, si è arricchita di un altro significato oggi strategico in quanto essa riafferma la precisa volontà della Regione Veneto di svolgere un ruolo attivo e propulsivo nei processi di integrazione che si stanno sviluppando in tutta l’area adriatico-ionica, con un particolare e ovvio riguardo per le comunità di lingua istro-veneta e veneta – dalmatica che vi abitano e per le loro Associazioni, che tanto contribuiscono, con il loro operato sul territorio, alla valorizzazione e salvaguardia della cultura veneta, oltre che a favorire un clima di dialogo e collaborazione con le comunità di altre etnie nell’Istria slovena e croata, in Dalmazia, nel Quarnero e nelle Bocche di Cattaro.
rocca_03Ha un esempio concreto?
Non dimentichiamo che non lungi da qui, una delle prospettive più famose al mondo, la riva che unisce San Marco all’Arsenale, è dedicata agli Schiavoni, a ricordare, senza retorica, chi pur abitando dall’altra parte dell’Adriatico indipendentemente dall’etnia fu ugualmente cittadino veneziano non un suddito ma un vero protagonista fedele della storia della Repubblica: questi uomini e queste donne ci parlano dal passato per richiamarci ai nostri compiti odierni di cittadini europei.
Ciambetti, ci sono cifre da ricordare?
Gli interventi realizzati grazie al contributo della Regione del Veneto in 20 anni dalle Legge 15 hanno raggiunto la ragguardevole cifra di n. 600 con un impegno complessivo di € 7,6.
• 109 sono stati gli studi, indagini e ricerche storico-artistiche, pubblicazione di volumi
• 136 le iniziative di sostegno sotto forma di acquisto di materiali e attrezzature per favorire le attività, nonché i numerosi corsi di lingua italiana, delle Comunità degli Italiani di Istria e Dalmazia,. Un cenno particolare meritano i contributi per interventi realizzati negli asili e nelle scuole italiane, che hanno l’obiettivo di tramandare alle nuove generazioni il patrimonio culturale e linguistico italiano e veneto. Penso in particolare il contributo dato all’istituzione del Centro di Ricerche Culturali Dalmate di Spalato e al Centro Ricerche Storiche di Rovigno.
• 120 sono stati gli spettacoli ed eventi culturali di vario tipo, quali rappresentazioni teatrali e musicali, mostre a convegni.
• 196 azioni di restauro del consistente patrimonio architettonico-artistico di origine culturale veneta, comprendete pitture, sculture, antichi organi, mura cittadine, antichi palazzi, leoni marciani e vere da pozzo- Finanziariamente si tratta della parte più consistente dell’impegno finanziario sostenuto in questi vent’anni con € 4,2 milioni;
• 19 sono stati i gemellaggi finanziati tra Enti locali del Veneto e dell’Istria e della Dalmazia.
Ci sono stati vari partners, ce ne può indicare qualcuno?
In questi 20 anni, come si è visto, si è svolto un percorso importante, partendo da una situazione di rapporti anche non sempre semplici quando magari il restauro di un leone marciano incontrava notevoli criticità. Ad oggi questo cammino di relazioni positive e collaborazioni, sviluppatosi con molti enti territoriali di quest’area, ha visto il proprio culmine nei vari processi di cooperazione e integrazione che si sono aperti nell’area adriatico-ionica, che vedono la Regione del Veneto tra i protagonisti.
Tra questi segnalo: l’Euroregione Adriatica, istituita nel 2006, l’adesione della Slovenia prima e della Croazia poi all’Unione Europea, e oggi dell’adozione della Strategia europea per la Regione Adriatico Ionica (EUSAIR), nella quale tante speranze e tante sfide sono riposte, nonché dello sviluppo dei vari programmi europei nell’area, tra cui il Programma INTERREG Italia-Croazia, di cui la Regione del Veneto proprio in questi giorni deve discutere a Bruxelles l’eventuale ruolo di Autorità di gestione.
I rapporti internazionali con questi paesi in tutta l’area adriatico-ionica hanno portato a un qualche risultato?
Sì, con i processi di collaborazione e cooperazione in corso, sono stati coronati alla fine del 2014 con l’adozione da parte del Consiglio Europeo della Strategia per la Regione Adriatico Ionica.
La strada sembra dunque tracciata.
Sì, ed è per questo che m sento onorato perché voglio ringraziare quanti nell’arco di questi vent’anni hanno tentato di ricucire i fili sottili di una trama delicatissima quanto importante per la storia e la cultura europea sotto il segno del Leone di San Marco e di quella Repubblica che fu stato e nazione, punto di riferimento per il diritto e l’economia non solo dell’Europa, ponte tra oriente e occidente.
Riamane forte il legame di Venezia con questi territori?
Non è solo questione di rispetto della nostra comune memoria quanto il riscoprire la forza delle ragioni che per secoli furono il cemento della nostra convivenza. Proprio in questi giorni a Conegliano si sta svolgendo una mostra su Vittore e Benedetto Carpaccio, una mostra che vi invito a vedere e sulla quale occorre riflettere perché narra di un’epoca di crisi e profondi mutamenti, ma anche del viaggio culturale che i Carpaccio intraprendono da Venezia fino a fare di Benedetto un autentico artista istriano, in quell’Istria in cui Biagio da Ragusa sviluppa la sua idea di Rinascimento, mentre Andrea Palladio va disegnando, tra Pola e Spalato, le testimonianze dell’arte antica: basterebbero questi nomi per dimostrare, come vedete, che Veneto-Istria-Dalmazia-Montenegro e isole ioniche sono dei pilastri anche culturali dell’Europa di ieri e di domani.
Quali prospettive?
La legge 15 va letta in questa prospettiva, come pagina con la quale noi tutti, umilmente, ci mettiamo al servizio del domani: in quest’ottica, mi sia concesso, pensare con affetto all’asilo che è stato riaperto a Zara in cui vanno formandosi nel segno della pace e della civile convivenza con la nostra cultura gli uomini e le donne del domani. A chi abita il futuro, dunque, va il nostro messaggio e a voi tutti il mio grazie per aver avuto la pazienza nell’ascoltarmi.