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Miatello -Turcato: Alcuni punti sui quali vanno fatte le dovute riflessioni a Cent’anni dall’Armistizio di Villa Giusti (Pd) del 3 novembre 1918

ALCUNI PUNTI SUI QUALI VANNO FATTE LE DOVUTE RIFLESSIONI A CENT’ANNI DALL’ARMISTIZIO DI VILLA GIUSTI (PD) DEL 3 NOVEMBRE 1918

Derio Turcato, presidente di HISTOIRE, associazione storico-culturale e Angelo Miatello dell’AIDA, associazione internazionale del diritto e dell’arte, sulla base di quanto relazionato in Teatro Accademico dai sindaci Stefano Marcon e Stefano Bonaldo e da altri relatori e di quanto pubblicato sul Manifesto celebrativo dell’Anniversario dell’Armistizio di Villa Giusti del 3 novembre 1918 che ha messo fine alla Prima Guerra Mondiale, sottolineano certe incongruenze e contraddizioni storiche, culturali e politiche. Purtroppo la politica pur di mettere assieme date e ricorrenze, seguendo i dettami di Cottarelli (risparmiate) ha messo assieme la morte del generale con la festa nazionale del 4 novembre che cade di domenica. Non esiste nessun vincolo che si possa scrivere su una lapide una data diversa dalla narrazione di don Pastega e dal garzone Scarabellotto. Far morire il generale un giorno prima, stando seduto in un auto, è pura fantasia.

  1. Dopo Cent’anni la Municipalità di Castelfranco ha deciso di ricordare con una targa la morte di un alto ufficiale dell’Esercito francese che sarebbe avvenuta a causa di un bombardamento aereo nemico all’inizio di gennaio 1918.
  1. Le due Municipalità coinvolte, di Castelfranco Veneto (Tv) e Galliera Veneta (Pd), suddividendosi il ruolo di promotrici, non hanno tenuto conto delle fonti primarie francesi (di archivi militari, storici esperti) per dare un quadro generale e particolare del/dei fatti accaduti in quel preciso periodo storico che ha visto Castelfranco Veneto sotto assedio dei ripetuti bombardamenti aerei austro-germanici, uno dei principali centri urbani presi di mira dai “delinquenti dell’aria” (don Pastega), durante il quale a Castelfranco e a Galliera Veneta si era insediato dal 5 dicembre 1917 il Quartier Generale della Decima Artiglieria, sotto i comandi dei generali Fayolle, Lizé e altri. Castelfranco Veneto ospitava sia il QG che le truppe, pronte ad intervenire sul fronte montano adiacente (Monte Tomba-Monfenera e altri). A Galliera Veneta invece la villa imperiale dei Nobili Cappello fu requisita per insediare l’ospedale d’evacuazione n. 38. Cioè della dinamica, cause ed effetti, dello scoppio di una delle tante bombe che provocarono danni disastrosi, morti e feriti fra i quali il generale Lucien Zacharie Marie Lizé.
  1. Le autorità intervenute nella cerimonia solenne di domenica 4 novembre 2018, oltre a indicare erroneamente la data di morte del generale, avvenuta il 5 gennaio 1918 e non il 4 gennaio, il luogo esatto dello scoppio, e la particolare sequenza in cui sarebbe stato colpito da una “scheggia di bomba” (una semenza averlo narrato “seduto in auto mentre attendeva l’autista!), ed il nome incompleto (Lucien [Zacharie Marie] Lizé), non hanno profilato alcuna responsabilità penale internazionale dei bombardamenti aerei su centri urbani indifesi, vedi strutture socio-sanitarie che il diritto internazionale dell’epoca vietava ai belligeranti. (Continua in allegato con immagine storica, ospedale n. 202 bombardato dagli austriaci, 4 e 5 gennaio 1918)

A proposito di strutture socio-sanitarie, un altro mistero da scoprire è quello che tutti affermano dell’ “ospedale 202 bombardato che si doveva trovare anche nella Caserma S. Marco” (v. Gomierato che ha ripreso da altri precedenti autori), ma le foto che abbiamo trovato negli archivi sono diverse: Ospedale militare n. 202  posizionato all’ex Sede ENEL (tra Pescheria e Musonello), sano e funzionante, mentre quello bombardato risulta il n. 025 (dove c’erano i dottori uccisi, Malatesta e Bagagnone) di cui nessuno parla e posto all’ex Filanda Montini (exBonato), probabilmente poi spostato alle ex scuole elementari di via Riccati.

Da Pastega:
Pag. 21 (…)”Approfittando di una sosta nemica, i feriti furono trasportati al Reparto  Ospitale militare  N.  202 (…) non avendo potuto  effettuarsi  con   sollecitudine   il ricovero   nelle  sale di degenza del Reparto 202, e dovendo i tre infermieri sostare sotto un portico del Re.parto stesso per l’improvviso ritorno d’ aeroplani nemici, due bombe successivamente colpivano l’edificio in pieno facendolo crollare (primo il portico),  menando  orribile  macello (…)”
Dalla comparazione delle foto qui sotto riportate, l’ospedale 202 citato, nella foto non ha portico, portico che invece doveva avere il 025 distrutto. Mistero buffo.

Nel 2018, con l’evoluzione del digitale e dei mezzi di comunicazione non sono più ammessi errori e lacune di questo genere quando vengono ufficializzati fatti storici e nomi importanti in cerimonie pubbliche che, nella loro solennità, spacciano verità per falsità, controproducenti sul piano delle relazioni internazionali. Inoltre, su un piano strettamente politico culturale, non si aiuta a far crescere una comunità (i giovani) nella responsabilità di cogliere gli errori del passato per dare risposte positive e costruttive. Oggi l’Italia fa parte della Nato, bandisce l’uso della forza per la soluzione di controversie internazionali, si adegua totalmente ai principi ispiratori della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e della Codificazione del diritto internazionale umanitario.
La cronaca riprende quello che le viene dichiarato. Difficile chiedere al cronista che si faccia una ricerca prima di scrivere un pezzo, se la fonte proviene da un cerimoniale, un primo cittadino, un assessore o un responsabile di un ufficio comunale.
Tuttavia, visti i nostri ormai continui solleciti con comunicati stampa e conferenza stampa tenuta lunedì scorso nella sede di HISTOIRE, riportando alla luce le fonti primarie militari e di esperti di Storia militare della Grande Guerra per i fatti che riguardano Castelfranco Veneto e Galliera Veneta, sarebbe auspicabile che l’opinione pubblica venga prontamente informata, onde evitare come cent’anni fa che, per sentito dire “in strada”, “da qualche amico informatore” (don Giovanni Pastega, parroco della Pieve, 1919), o dal “barbiere” (Dino Scarabellotto, ex garzone, 1918), diventi una fonte primaria, certa e indiscutibilmente vera (“mentre metteva piede sullo staffone dell’auto fu colpito da una scheggia!).

4. Una volta stabilite le cause e gli effetti dei violenti bombardamenti aerei che Castelfranco Veneto e la Castellana subirono (dalle 146, alle 400 e persino alle 800 bombe scaricate, a seconda dei narratori) nel 2018 vanno rimosse dal letargo le responsabilità criminali commesse, “rimaste inevase” dopo i Trattati di Pace di Versailles, portate innanzi alla Corte Suprema di Lipsia, e denunciate alla Commissione [reale] parlamentare d’inchiesta, a firma del fu sindaco Ubaldo Serena del Comune di Castelfranco. Purtroppo delibera dimenticata dai successori sindaci e “commissari prefettizi”. Lacuna giuridico-culturale?

5. Perché responsabilità criminali? I bombardamenti aerei austro-germanici (piloti austro-ungarici e macchine, tecnologia e strategie germaniche) su Castelfranco Veneto causarono danni ingenti agli ospedali, provocando morti, feriti, fra quali anche del personale sanitario e del volontariato. Gli accordi internazionali dell’Aja (rispetto dei prigionieri di guerra) e di Ginevra (Croce Rossa Internazionale, protezione del personale sanitario) furono sottoscritti da tutti i paesi belligeranti.

Palazzo adiacente all’Antico Albergo La Spada che è stato bombardato
Ospedaletto da campo 025 di via Borgo Treviso
Ospedale Militare n. 202 (Pescheria-Musonello) ↓