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Conegliano, dependance di San Marco con i Vivarini. Romanelli tenta il grande aggancio

CIMG0059Con I Vivarini, Conegliano cerca uno spiraglio in quell’abbondanza che Venezia la capitale purtroppo conserva e non sa valorizzare appieno  nel territorio. Eppure i tempi sono cambiati, i venti della Pedemontana soffiano forti, “vogliamo riconquistare la nostra Venezia” che è stata svenduta alle navi da crociera.
“E’ la prima mostra mai realizzata su questa famiglia di artisti muranesi, una specie di trilogia con le due mostre precedenti, in altre parole un nuovo modo di divulgare l’arte e di fare promozione del territorio, che nell’evento espositivo trova il suo sviluppo e completamento” (Zambon).
“Conegliano cerca di dotarsi di un marchio d fabbrica, di fare scuola, di avere una visione che la leghi all’entroterra collinare vitivinicola” (Zambon) mentre a meridione tutta protesa verso l’industrializzazione. Uno spartiacque che via XX Settembre sta cambiando volto da alcuni anni: botteghe vuote, vetrine inzuppate di manifesti ma con locali sempre molto accoglienti.
Una cittadina d’arte con un castello, una stazione ferroviaria, un teatro, tante scuole.
CIMG0062La mostra è curata dal grande esperto prof. Giandomenico Romanelli, già direttore dei Musei Civici veneziani, ai tempi d’oro di Cacciari e Costa. Il padrone in assoluto delle collezioni veneziane. Cos’è per lui questa mostra se non l’appagamento di scelte personali nel condurre un racconto intriso di storia politica della Serenissima, attraverso l’arte?
Romanelli è bravo ed è l’opposto di Dal Pozzolo e Puppi. Vale di più quello che scrive rispetto a quanto si può vedere allestito? I quadri sono tutti di carattere religioso, ossessionanti e ripetitivi: la Madonna in trono con Gesù Bambino nudo, con o senza il mignolo della madre che ne attesta la circoncisione, i santi attempati, gli angiolotti, gli scorci immaginati, i particolari dei soggetti. A chi piacerà questa mostra? Polittici, pale, ritratti di santi, di un Quattro-Cinquecento che il curatore veneziano insiste di dimostrare che da Venezia si sono spinti nel trevigiano per poi emigrare altrove. Le ragioni di questa colonizzazione vivariniana è principalmente dovuta alle lobby (diremmo oggi) monastiche così severe e rigide che sceglievano i pittori e “vendevano” a metro quadro le pareti da affrescare.
CIMG0130Diciamo che senza il catalogo ed un supporto multimediale la mostra mon è così semplice.
Il catalogo Marsilio ha un’ottima impaginazione, “è snello, corto senza retorica” (Romanelli), rileggendolo ti fa scoprire che gli “schemi” cambiano con opere attribuite a due o a tre autori: “I VIVARINI”,  o addirittura con altri …. “Vivarini e Tintoretto”, … “era cosa abbastanza frequente che un pittore riprendesse una pala rovinata e la rimettesse in ordine cinquant’anni dopo come il “Cristo passo e angeli”, opera di Alvise Vivarini ma completata (?) da Jacopo Tintoretto.

20 Il Percorso della mostra
I tre artisti Vivarini (Antonio, il fratello Bartolomeo e il figlio di Antonio, Alvise) furono tra i principali e più originali interpreti della pittura veneziana nella stagione di passaggio tra la cultura figurativa gotica e l’affermazione del Rinascimento.
La loro attività copre un arco cronologico di circa sei decenni (tra il 1440 e il 1503) e ha lasciato un imponente numero di opere nei territori della Repubblica di Venezia (dalla capitale al confine occidentale verso il Ducato di Milano, con particolare densità a Bergamo) come sulle coste adriatiche, sia in Istria e nella Dalmazia che nelle Marche, in Abruzzo, in Puglia e nelle province del Regno di Napoli.
8La bottega artistica dei Vivarini ha sviluppato una sua poetica e un suo peculiare linguaggio: a fianco e talvolta in competizione con l’altra celebre famiglia di pittori veneziana, quella dei Bellini, essa si è confrontata e ha recepito l’esperienza dei grandi innovatori dell’arte del primo Rinascimento: Paolo Uccello, Donatello, Masolino da Panicale, Filippo Lippi, Andrea del Castagno; quindi Andrea Mantegna e Antonello da Messina, poi Perugino e altri ancora. Tracce di questi contatti e di questi confronti si possono riconoscere nella pittura dei Vivarini, che si è venuta 18D particolareaggiornando e arricchendo in maniera assai evidente nel corso dei decenni senza perdere in originalità e novità.

Conegliano, Palazzo Sarcinelli
20 febbraio – 5 giugno 2016