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Castelfranco Veneto: Liceo Musicale Giorgione. Nuove aule con laboratori

dal-sass-e-bandiera-del-leonOre 12,15 minuti, sotto un nuovo Sole dopo la nevicata di venerdì notte, Franco Pivotti, Stefano Marcon, Franco De Vincenzis e Gianfranco Giovine al rush finale, in gergo: taglio del nastro tricolore, per nuove aule della Sarto che completano l’offerta formativa didattica del Liceo Musicale e Coreutico Giorgione. Il cortile gremito di ragazzi, qualche genitore e molti insegnanti è stato finalmente teatro dell’inaugurazione ufficiale in pompa magna. Mancava il prete che ormai per motivi geo-politici del ventunesimo secolo non si fa più vedere, onde evitare mal di pancia a chi professa altre credenze. Il mondo è cambiato. Discorsi e dichiarazioni, cimg0013distinguo e suggerimenti sono stati comunque registrati dai vari cronisti accorsi fin quassù, a 46mt. sul livello del mare. Ottimo il servizio di cronaca di Elia Cavarzan che ha sviluppato su un’intera pagina di La Tribuna, per la precisione la 25esima, i fatti salienti dell’evento con le foto dell’onnipresente Daniele Macca. Quattro foto che immortalano l’ufficialità del traguardo raggiunto dopo anni di traslochi, battaglie in incontri, carte bollate scritte, lettere protocollate, mail, iniziati con il precedente dirigente scolastico Giuseppe Ceccon, l’ex sindaco Luciano Dussin e Leonardo Muraro, ex presidente della provincia ed esponente di punta di Razza Piave (flop). Gli spazi inaugurati consistono in due salette da concerto e altre due classi funzionali alla realizzazione dei laboratori musicali classici e del nuovissimo laboratorio di musica elettronica che sarà sistemato in questi nuovi ambienti. Mancavano. I dieci anni trascorsi senza questi spazi le famiglie han dovuto accontentarsi oppure a tutti andava bene così? “Il problema principale in Italia è la “componente” genitoriale che non è presa in considerazione. I quattro rappresentanti nel consiglio d’istituto sono spesso superficiali o hanno la tendenza di agire per pro domo loro” – ci precisa un genitore ex rappresentante – “con la brutta abitudine di starsene quatti, quatti seduti attorno ad un tavolo e staccati dal resto della comunità”. Dalle carte bollate alla raccolta firme, dalle conferenze stampa alle barricate, il Liceo Musicale ha raccolto un album zeppo di testimonianze. Però dal 14 gennaio, dedicato a san Felice, ci si assegna al virtuosismo di Giovanni Andrea Zanon che “si è esibito davanti al pubblico, confermando l’eccellenza musicale che sta crescendo all’ombra delle mura” – conclude Elia Cavarzan. Cioè che cosa significa? Significa che siamo nelle sue mani anzi nelle mani di questi giovani che possono dimostrare al mondo intero che il Liceo Musicale è una scuola professionale, non teorica come per gli altri indirizzi. Pane e Musica. Attenzione dunque che si rischia di aggravare una situazione già di per sé ibrida. Il dibattito è aperto. Castelfranco deve lavorare per attrezzarsi di strutture idonee, creando un polo attorno al liceo musicale e alla nuova sede del conservatorio Steffani (in via Riccati). “Fare di Castelfranco un centro riconosciuto per la formazione dei musicisti trevigiani e non solo…”, “l’amministrazione sta realizzando per ricevere altri finanziamenti al fine di dare vita a una nuova sede per il conservatorio, l’unico di tutta la provincia e capace di attirare in città studenti da tutto il mondo” – (Stefano Marcon)

zanon-dal-sassChiediamo al prof. Marco Dal Sass che ha una lunga esperienza, anzi oltre a Castelfranco va e viene da Trento, quali sono le cose che non vanno, cioè le criticità? Siamo in uno standard decente al Musicale del Giorgione? Quali sarebbero le cose a suo avviso da migliorare?
Riguardo ai locali, vedendo ad esempio il Liceo Musicale di Trento (annesso al Conservatorio, dove insegno), sarebbe necessaria una mensa, aule studio dove i ragazzi potessero sfruttare i tempi morti di attesa delle lezioni pomeridiane. Aule insonorizzate, fattore indispensabile per poter svolgere in maniera serena e pulita le lezioni.
Connessione internet significativa per poter ad esempio potersi collegare a You tube e far ascoltare e vedere e commentare esecuzioni di brani di interesse dell’allievo.
Avere una vera sala dove poter effettuare saggi e concerti con almeno 60/80 posti a sedere.

L’avvenire del Musicale per Castelfranco “città d’arte e di musica” aprirebbe molte strade ed un’immagine che potrebbe catalizzare molte più risorse. Come dobbiamo muoverci?
Fermo restando che l’ immagine e la presenza dell’ Istituto si costruisce in molti anni di buon lavoro, si deve investire sulla comunicazione.

cimg0029Anche una connessione con le realtà produttive del territorio che spesso hanno una loro sala riunioni /conferenze interna. Lì si potrebbero portare e far conoscere i nostri “prodotti” musicali e come contropartita ottenere sponsorizzazioni anche in forma di borse di studio per ragazzi meritevoli per impegno e talento.
Sicuramente bisogna creare e sviluppare una fattiva collaborazione con il Conservatorio in modo tale che il Liceo diventi la naturale filiera per il Conservatorio stesso.
Però qui il discorso è complesso perché il Liceo, in quanto “musicale”, dovrebbe essere altamente formativo e caratterizzante dal punto di vista musicale. Intendo dire che le materie musicali dovrebbero avere assolutamente maggior peso rispetto alle materie tradizionali che viceversa dovrebbero essere modulare in maniera tale da poter lasciare più tempo e respiro agli studenti (gran parte di essi provengono da comuni distanti oltre i 25 km da Castelfranco con notevole dispendio di tempo). Infatti, facendo un discorso più generale, ritengo che il Liceo Musicale sia il segmento scolastico immediatamente precedente al Conservatorio e debba avere un obbligo formativo dal punto di vista musicale di tutto rispetto. Succede invece che i docenti delle materie tradizionali (troppe e con troppe ore) considerino la dicitura Liceo Musicale in maniera tale da privilegiare l’aspetto liceale, “prima di tutto è un Liceo”, questo è il loro motto.
Da qui si possono fare alcune considerazioni. La prima che mi viene in mente è che per fare una carriera musicale/concertistica significativa (che possa quindi divenire una vera professione) un ragazzo deve arrivare a 18 anni con un bagaglio tecnico e di repertorio significativo. Intendo dire che se vogliamo essere competitivi in questo settore con gli standard europei (paesi del nord ma anche con Slovenia, Ungheria, Croazia etc) e mondiali, si deve cambiare registro. A 18 anni un musicista deve essere formato e deve essere già in grado di poter partecipare a Concorsi nazionali ed internazionali, poter confrontarsi con i coetanei, almeno europei. In Italia chi emerge lo fa quasi sempre grazie a libera iniziativa, disponibilità finanziarie della famiglia etc ma non grazie alle agenzie scolastiche nazionali.

miatello-zanon-dalsassQuindi, un ragazzo non deve essere messo nelle condizioni di poter studiare seriamente (almeno in termini di ore di studio) quando finisce il liceo. A 18 anni dovrebbe già aver raggiunto quasi il traguardo. La carriera musicale sarebbe compromessa se questo non avvenisse. Lo studio dello strumento non è come lo studio delle altre materie, deve iniziare presto, con docenti qualificati, deve avere un grande supporto delle istituzioni. Deve quindi essere alimentato costantemente con i giusti stimoli e con adeguata passione.
Insisto su questo aspetto perché tutto ciò ha anche una ricaduta di immagine del Liceo ( non solo del nostro) infatti “Accade che molti dei ragazzi che ci tengono molto allo strumento e alla loro formazione musicale, non vedono l’ora di uscire dal Liceo per poter finalmente avere tempo di studiare lo strumento. Escono esasperati e dichiarano che non potranno fare una buona pubblicità al liceo musicale a chi chiedesse loro informazioni. Credo che il passaparola sia la migliore pubblicità specie quella fatta da chi ha provato in prima persona una scuola come un qualsiasi prodotto.

2-zanon-lizza-de-vinvenzisIl Musicale ha esattamente dieci anni forse al ventesimo di questo secolo avremo anche il conservatorio dentro l’ex Giorgione di borgo Treviso (che ci impiegò la bellezza di settant’anni per essere costruito – come scuola elementare e media – dall’Unità d’Italia per arrivare ai primi del Novecento. Come unire le forze per arrivare al traguardo di un Liceo Musicale Coreutico forse all’ex Maria Assunta?
Ribadisco quanto detto sopra, ad ogni modo, credo che al traguardo si arrivi con una comunione d’ intenti e strutturando il curriculum verticale in maniera collegiale tra i vari segmenti formativi.

Castelfranco Veneto: Franco Pivotti annuncia “La guerra dei Veneti e degli Italiani. Il 1914-1918 e la Domenica del Corriere”, 36 pannelli in spazi aperti del centro storico

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Rosanna Bortolon, presidente del Cdi Liceo Giorgione conversa con il Franco Pivotti

Merita un’intervista l’assessore prof. Franco Pivotti alla vigilia delle elezioni comunali, perchè ci anticipa a breve e a medio termine la sua particolare attenzione al mondo Scuola. Inoltre abbiamo una data precisa per la prossima mostra itinerante sulle copertine della Domenica del Corriere, illustrate da Achille Beltrame (1914-1918) sulla Grande Guerra: dal 24 giugno al 12 luglio 36 pannelli impermeabilizzati (150×220 cm) saranno dislocati in cinque spazi pubblici del centro storico. La mostra è stata programmata dall’Assessorato alla Cultura della Regione (Marino Zorzato).
Ci dica, assessore Pivotti, che ne pensa del pianeta Scuola?
“E’ fondamentale per Castelfranco il comparto Scuola che raggruppa settemila studenti delle superiori, con più della metà che provengono da fuori città” e da qui bisogna ripartire se si vuole creare “un’identità culturale per i nostri giovani. Il Polo scolastico va rafforzato sia nelle strutture sia nei servizi” – prosegue l’assessore.
Con quali criteri, gli chiediamo, se l’ufficio scolastico del Comune per ora si occupa solo dei servizi primari della scuola di primo grado?
“Una sinergia dev’essere ricercata, soprattutto nel migliorare l’ospitalità verso tanti giovani che scelgono di venire a Castelfranco per la loro formazione scolastica, offrendo loro l’opportunità di svolgere tirocini ed esperienze curriculari presso imprese del territorio. Il Comune deve preoccuparsi di migliorare i servizi esistenti, evitando di creare attriti laddove si sa che sono insufficienti.”
Lei intende parlare del convitto Maffioli che avete deciso di chiudere già dall’anno scorso?
Il caso del Maffioli è stato gestito non positivamente dall’allora assessore all’edilizia scolastica della Provincia. Fu deciso che l’immobile sarebbe stato trasformato in aule e progressivamente eliminato l’uso “residenziale”, questo per colmare un’emergenza assoluta di aule per l’Agrario.
Purtroppo, secondo noi, la provincia si è comportata malissimo perchè non ha tutelato gli studenti che si erano iscritti al Maffioli con la scelta di poter usufruire di questo servizio “residenziale”, anzi si è imposta per “far quadrare i conti” perché a suo dire “il convitto è uno spreco con esubero di personale”.
Cosa intende assessore Pivotti per “la Cultura inizia dalla Scuola”
Sembra sottinteso che la scuola faccia cultura, invece ci si accorge che per cultura spesso viene confusa con un dovere e non come una priorità di crescita individuale e collettiva. Per me, un assessorato alla Cultura dovrebbe essere legato all’Istruzione, con tutto quello che comporta (strutture scolastiche, benessere, servizi) e naturalmente al Turismo. Gli stessi studenti che scelgono Castelfranco per il loro percorso formativo sono dei “turisti” in senso ampio. L’indotto viene percepito solo da alcuni esercenti che ne sono riconoscenti con qualche sponsorizzazione o “sconto libri del 10%”. Manca una sinergia che favorisca questo senso comune di vedere la Scuola come una grande famiglia di circa ventimila persone che in un modo o nell’altro si sentono legate alla città murata di Giorgione. Ventimila persone che vanno e vengono per circa nove mesi, poi si dimezzano d’estate e ricompaiono con i primi di settembre.
Pensiamo ai tanti bar, enoteche, piccoli ristoranti e pizzerie che sono dislocati attorno al centro e quello che succede tra venerdì e domenica sera. Un pubblico giovane che si affeziona al luogo.
Poi ci sono le palestre scolastiche serali, i concerti tenuti dagli studenti del Liceo musicale, del Conservatorio, le eccellenze che ricevono riconoscimenti e premi persino nazionali. Non dimentichiamo il corpo docente e quello amministrativo. Insomma un popolo variegato che si muove attorno alla Scuola.
E per il Liceo Giorgione come la mettiamo?
Il Liceo Musicale avrà nuove aule alla Sarto, sicuramente il nuovo Liceo tanto sognato si costruirà fra un anno, e a breve la mostra sulle illustrazioni di Achille Beltrame, finanziata dalla Regione Veneto si farà in cinque postazioni pubbliche, con la collaborazione del Liceo Giorgione, grazie al coordinamento di Rosanna Bortolon, Angelo Miatello e al preside dr. Giuseppe Ceccon.
Ci può spiegare meglio?
Mi riferisco alla mostra itinerante “La Guerrra dei Veneti e degli Italiani”, 36 pannelli di grande formato impermeabilizzati che riproducono le copertine della Domenica del Corriere tra il 1914 e il 1918, con testi in italiano e inglese. I pannelli con i relativi supporti saranno collocati in cinque spazi pubblici del centro storico (dentro i giardini, nelle piazzette…).
E’ il nostro assessorato diretto dal dr. Carlo Simioni che se ne occuperà. Assieme al Liceo Giorgione si darà vita ad una serie di iniziative ed eventi culturali. Il Liceo ad esempio, oltre a curare la comunicazione con conferenze stampa, incaricherà alcuni studenti di essere delle guide durante il week-end che affiancheranno l’artista Giacomo Rossetto o Andrea Pennacchi (racconti delle illustrazioni).

Copia di CIMG8608Perchè quest’evento è eccezionale?
Le illustrazioni di Achille Beltrame (Arzignano 1871 – Milano 1945) sono un esempio di grande giornalismo italiano d’inizio secolo Ventesimo, se pensiamo che all’epoca non esistevano mezzi di comunicazione in tempo reale, se non il telegrafo e la spedizione di foto con un certo ritardo i filmati erano rari). Achille Beltrame disegnava attenendosi alla propria capacità intuitiva (un grande artista), magari prendendo spunto anche da altre fonti, non certo come oggi siamo abituati che qualsiasi può registrare e postare in Internet un videoclip, un’immagine dal fronte o dal più lontano luogo della terra.
E’ una mostra che dovrebbe far riflettere per i contenuti, i messaggi politico-nazionalistici, per l’uso della comunicazione illustrata a colori che, per l’italiano medio, quello che poteva comperarsi la Domenica del Corriere o la leggeva al Bar o dal Barbiere agli anizi del ‘900, potrebbe essere paragonata alla televisione di oggi.
Ci saranno degli eventi collaterali?
Spero proprio di sì che ci siano tante opportunità non solo per il periodo di esposizione, anche per l’autunno con incontri, dibattiti, proiezioni, progetti scolastici, attività ludiche. Uno fra tutti, ad esempio, sarà un invito speciale rivolto al curatore di questa mostra finanziata dalla Regione Veneto, il prof. Francesco Chiamulera. I pannelli sono di proprietà della Fondazione Corriere della Sera, RCS Milano. Ci onoriamo di avere questa mostra.

Il cinema tascabile è di scena al Liceo Giorgione: Mazzariol, Zaccaria, Pauletto tre “registi” a confronto

logo bIENNALEMercoledì 29 aprile alle ore 18,30, nell’Auditorium del Liceo Ginnasio Giorgione di Castelfranco Veneto, incontro pubblico con gli autori di video (“corti”) da promuovere allo Spazio della Regione Veneto della 72.Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sono stati invitati: lo studente Giacomo Mazzariol, che ha riscosso un enorme successo nella Rete con “La semplice intervista”, il regista Luciano Zaccaria, autore del recente “Dove comincia il giorno” con gli studenti-attori del Maffioli, il prof. Daniele Pauletto artefice di un nuovo modo di comunicare l’arte con droni e smartphone, cui collaborano Angelo Miatello, Rosanna Bortolon, Claudio Malvestio, Nazzareno Bolzon, Federico Calzavara.

Programma
Si inizia con un’intervista al DS dr. Giuseppe Ceccon nel suo ufficio e al talentuoso Giacomo Mazzariol, come apertura della serata.
1. La trama del video “La semplice intervista” che dura poco più di cinque minuti tratta una simpatica storia tra Giovanni in cerca di un primo impiego e suo fratello Giacomo, nei panni di un probabile imprenditore che gli concede un colloquio. Tutto si svolge tra l’ufficio e i rimandi di fatti sequenziali che il giovinetto ne dimostra ampia padronanza.
“Questa è la prima proiezione pubblica in una sala e non c’era di meglio organizzarla nel nostro Liceo” – ha affermato il preside, “anche in vista di una possibile proiezione alla 72.Mostra del Cinema di Venezia, presso lo spazio della Regione Veneto (Film Commission)” – ha aggiunto Rosanna Bortolon, presidente del CdI – “di cui ce ne occuperemo per inoltrare la pratica assieme all’Associazione internazionale del diritto e dell’arte AIDA”.
Una copia del video sarà omaggiata al Segretario generale delle ONU Ban Ki-moon che il 21 marzo scorso ha diramato una dichiarazione solenne per invitare gli Stati e i loro governi ad attivarsi per migliorare le condizioni sociali delle persone con trisomia 21. “Una vera rivoluzione se quest’appello fosse seguito” – rincara Angelo Miatello.
Sarà l’occasione per annunciare un incontro-intervista tra Giacomo Mazzariol e il Direttore Generale dell’OMS-WHO dr. Margaret Chan (dal novembre 2014) durante l’Assemblea Mondiale che si terrà a Ginevra dal 18 al 26 maggio.
2. Seguirà una seconda proiezione “Là dove comincia il giorno”, trailer del docu-film inedito del regista Luciano Zaccaria che racconta la vita di tutti i giorni di convittori e convittrici, studenti dell’Alberghiero Maffioli che fanno la parte degli attori. Una storia che porta a scoprire una struttura scolastica vitale per le famiglie e per la crescita di giovani che saranno un domani chiamati a diventare “gli ambasciatori della Meravigliosa Cucina italiana”.
Grande attesa per quest’opera di Luciano Zaccaria, già allievo del regista Ermanno Olmi, che ha avuto la collaborazione di Michele Zampierin, e che rimarrà inedita nel popoloso e variegato pianeta scuola della Castellana (quasi trentamila iscritti dalle materne alle superiori, diecimila solo a Castelfranco e frazioni). Una poetica che non lascia scampo a possibili malintesi o dietrologie. “E’ semplicemente una voglia di vivere e trascorrere bene il percorso scolastico affinché ne rimanga un buon ricordo ai convittori e alle convittrici nella loro lunga e proficua carriera dell’industria turistico-alberghiera.” Perché deve chiudere? Ci si chiede con insistenza, quando sappiamo che nelle città di convitti per studenti ce ne sono a decine.
3. Per concludere ci saranno delle brevissime interviste ricavate da vernici stampa di mostre d’arte a cura del prof. Daniele Pauletto “Drone by Art. Il Giornalismo tascabile”. Un modo diverso per comunicare l’arte soprattutto cercando di avvicinare i nativi digitali alle ricchezze custodite dai musei, spesso avvolte da misteriosi fantasmi che le rendono mute.
Un avvio in crescendo che è partito proprio da Castelfranco con il trasloco della Bellona-Minerva di Paolo Caliari detto il Veronese da Casa Giorgione alla palestra di un Liceo statale affinché i ragazzi la potessero vedere da vicino, capirla, fotografarla, “conquistarla”.
Poi via, via interviste sempre più importanti e ricche di spunti: a Villa Manin per “Avanguardie Russe”, al Palazzo amministrativo della Regione per l’incontro con i massimi dirigenti di Expo Veneto, a Punta della Dogana per “Slip on the tongue”, ancora al Palazzo amministrativo della Regione per “Meraviglie di Venezia. Il tesoro di San Marco” (award Europa Unita), a Ca’ Giustinian per la 56.Biennale di Venezia, “Guardando avanti. L’evoluzione dell’arte del fare” del Padiglione Venezia.
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Questi tre momenti con temi diversi hanno però in comune un minimalismo “strumentale” (smartphone, camere digitali, tablet, mini droni, piccoli registratori vocali), il mondo scuola e una voglia matta di parlare direttamente al cittadino “al tuo prossimo”. Da una fiction che centra perfettamente il bersaglio – il diritto inalienabile della persona – alle promozioni culturali nei musei, alla storia quotidiana di tanti giovani che vengono a scuola per imparare, grazie appunto ai social network.
La serata del 29 aprile servirà anche come conferenza stampa per informare l’opinione pubblica che questi video saranno proiettati presso lo Spazio della Regione Veneto, Film Commission, durante la 72. Mosta Internazionale del Cinema d’Arte di Venezia.
Un “Analcolic Happy Hour” sarà offerto dai bravissimi ragazzi del Maffioli a chiusura dell’incontro per festeggiare gli invitati a salire in cattedra. Foto di gruppo, selfie e riprese di contorno immortaleranno l’evento di via Giuseppe Verdi.
Ingresso libero.
Auditorium Liceo Ginnasio Giorgione
via Verdi, 25
Castelfranco veneto (TV)
0423.491072
 “Intervista al D.S. dr. Giuseppe Ceccon: Una scuola piena di talenti”
1- “La semplice intervista” di Giacomo Mazzariol (video di 5,31 minuti)
2- “Là dove comincia il giorno” del regista Luciano Zaccaria (video 15 minuti)
3- “Drone by Art. Il giornalismo tascabile”, di A. Miatello e prof. D. Pauletto (brevi interviste con video postati)
Fonti

Una serata da regista: Giacomo Mazzariol racconta il suo video “Una semplice intervista”

Mercoledì 29 aprile alle ore 20.30, nell’auditorium del Liceo Ginnasio Giorgione di Castelfranco Veneto, il Dirigente scolastico dr. Giuseppe Ceccon ha invitato lo studente Giacomo Mazzariol a presentare il suo video “Una semplice intervista” che sta riscuotendo un enorme successo nella Rete. Intervista di Miatello e Pauletto nell’ufficio del Preside.

La trama del video che dura appena cinque minuti tratta una simpatica storia tra Giovanni in cerca di un primo impiego e suo fratello Giacomo, nei panni di un probabile imprenditore che gli concede un colloquio. Tutto si svolge tra l’ufficio e i rimandi di fatti sequenziali che il giovinetto ne dimostra ampia padronanza.
“Questa è la prima proiezione pubblica in una sala e non c’era di meglio organizzarla nel nostro Liceo” – ha affermato il preside, “anche in vista di una possibile proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia, presso lo spazio della Regione Veneto (Film Commission)” – ha aggiunto Rosanna Bortolon, presidente del CdI.
Una copia del video sarà omaggiata al Segretario generale delle ONU Ban Ki-moon che il 21 marzo scorso ha diramato una dichiarazione solenne per invitare gli Stati e i loro governi ad attivarsi per migliorare le condizioni sociali delle persone affette dalla Sindrome 21.
Sarà letta la Dichiarazione del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon.
Trama. Giacomo e Giovanni sono due “fratelli-attori”. In cinque minuti e mezzo di filmato mettono a dura prova lo spettatore che solidarizza con la Giornata mondiale della sindrome di Down (dal nome dello scienziato: si chiama così perché John Langdon Down, un medico inglese, nel 1862 ha descritto per la prima volta le caratteristiche delle persone affette (…) Nella coppia di cromosomi numero 21 di chi ha la sindrome di Down, ci sono 3 cromosomi invece di 2. Per questa ragione la sindrome di Down si chiama anche Trisomia 21.
Il 21 marzo 2015 marca il 10 anniversario della GMSD* (vedi dichiarazione di Ban-Ki-moon, in questa rivista). “Per quest’evento il DSI, Down Syndrome International – si legge nel sito dell’OMS – ha deciso di concentrasi su: Le mie opportunità, le mie scelte – godere di pieni diritti e uguali e il ruolo delle famiglie”.
Ingresso libero.
Auditorium Liceo Ginnasio Giorgione 
via Verdi, 25
Castelfranco veneto (TV)

Progetto pilota della Grande Guerra: si inizia con il soldato Hemingway raccontato da Briguglio

Emilio Briguglio al Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto
Emilio Briguglio al Liceo Giorgione di Castelfranco Veneto
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Giuseppe Ceccon, ds Liceo Giorgione

(di A. Miatello)
Un film su Ernest Hemingway fatto da un “veneto” è l’aspetto più interessante che più ci incuriosisce. Abituati ai registi di ben altre regioni, da alcuni anni anche noi ne abbiamo di validi, anzi universalmente riconosciuti: Ermanno Olmi, Mazzacurati, Andrea Segre, Tinto Brass, Pier Paolo Pasolini. I tempi sono cambiati anche se, come vedremo, non è così facile trovare finanziatori e sviluppare una rete distributiva. La Regione potrebbe fare di più?
Un caso a parte è il medico chirurgo Emilio Briguglio, con la passione viva del teatro “lo praticavo fin da piccolo, quando mia madre mi fece salire sul palco per cantare I Watussi”, che già tre anni fa con “L’appello” gli fu tributato un grande successo all’estero. Da tre anni Briguglio lancia alla Mostra del Cinema di Venezia un nuovo film, dal biografico: “Gitta Shilling. Bellezza senza tempo” una super modella di Vogue, al sociale: “We are here. Voci dal Nordest italiano”, interamente con un cast di ragazzi con problemi”, settore in cui si sente molto a suo agio. Per tanti anni primario del Pronto soccorso all’Ulss di Cittadella, di casi estremi ne ha visti passare.
Regista e film significa avere un quadro più completo perché permette al pubblico di farsi svelare certi retroscena o “metafore” che non sono sempre evidenti. “Al Liceo Giorgione questo si vorrebbe fare, cioè organizzare una serie di incontri con i registi che presentano le loro opere in anteprima alla Mostra di Venezia ma che purtroppo rimangono inosservati” – puntualizza il preside Giuseppe Ceccon, promotore della serata, che annuncia “il progetto pilota della Grande Guerra” condotto con altri partners istituzionali e privati per il prossimo triennio 2015-2018, in fase di elaborazione.
La proiezione di “My name is Ernest Hemingway” con la presenza del regista Briguglio ne sarebbe un buon auspicio per il progetto triennale.
I suoi flash su alcuni aspetti e metafore recitate hanno messo in risalto il fattore umano (lo stress, le capacità personali, i limiti), quello tecnico, cioè delle riprese (gli esterni), ma anche culturale e storico. L’aula magna del Liceo era gremita non solo di studenti.
Emilio è fluido e diretto, intercala l’italiano con battute spiritose e smorfie da vero attore da palcoscenico. Anzi ne detta le norme principali. E’ un fiume in piena. Dalle risposte nascono aneddoti e curiosità: “c’è l’attore che non ha memoria e che rovina la scena”, “a volte le comparse pensano di farsi notare dalla cinepresa e mi mandano in bestia”, ma c’è “il bravissimo in assoluto” perché si preparava scrupolosamente alla sua parte. Ogni tanto esprime dei retro pensieri che lo portano indietro col tempo: “iniziai il teatro da piccolo perché mia madre mi fece salire sul palco a cantare i Watussi”, “forse è stata mia madre che mi ha trasmesso la voglia di raccontare Hemingway”.
Fa sempre piacere ascoltare un regista che si confessa. Sa trasmettere quello che non si sa o si capisce “erroneamente”, come Emilio puntualizza su certe scene. “Alcuni giornalisti mi hanno  contestato un’eccessiva presenza del ragazzino”.  Non hanno capito che era una metafora …autobiografica, psicologica … quel bambino è in tutti noi, innocente e curioso.
“Hemingway quando venne a Venezia fu una star per l’opinione pubblica. Mi ricordo di mia mamma che ne parlava in casa delle sue avventure amorose con la contessa Ivancich. Ero piccolo non capivo lo scoop”. E nel filmato ogni tanto scorrono immagini d’archivio, foto d’epoca, ritagli di giornale…e di pellicole amatoriali.
“Ernest è impareggiabile se confrontato alle star di oggi”, che hanno una macchina mediatico-comunicativa da far spavento. Comunque nessun scrittore riuscì quanto lui a crearsi notorietà.
Uno scrittore che viene trasformato in star? Forse si tratta del primo della serie. L’opinione pubblica di quel periodo lo percepisce così, in mezzo al continuo battibecco delle agenzie internazionali pilotate dai due blocchi contrapposti durante la Guerra Fredda. I Veneti comunque sembrano abbastanza sicuri dell’ombrello Nato e delle basi atomiche che nessuno sa dove siano dislocate. Abbiamo convissuto allegramente con questi ordigni fuori della porta di casa senza nessuna misura preventiva. Good lucky!
Hemingway arriva con l’ARC nel 1918 in Francia, falsificando il suo certificato di nascita, poi verrà “smistato” nel Veneto orientale. É un bel giovanotto. Incosciente, virtuoso o scellerato? No, è sincero. Vuole conoscere da vicino la guerra e lo fa da autista della Croce rossa. Classe 1899. I suoi coetanei europei vogliono cambiare il mondo, distruggerlo per poi rifarlo. Marinetti: “Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.”
L’idea si combatte non con un’altra idea ma annientando l’uomo con la perfidia o la violenza come fosse una mosca o una zanzara. E in questa dinamica psico-maniacale anche il giovane Ernest si infilò prima come protagonista “ambulanziere dell’American Red Cross”, poi come “attore” principale nei suoi romanzi, dove però risalta lo squallore della vita, i vuoti lasciati dalla guerra, la voglia di fuggire lontano ed esaltando “l’amore che è e rimane un’aspirazione che l’uomo, prigioniero di forze misteriose, insegue disperatamente” (Fernanda Pivano).
Non è immune dal paradigma che vedeva la guerra come punto di partenza per operare verso un futuro in cui il valore della missione poetica avrebbe trovato giustificazione. Nei suoi due libri scritti “con il cuore veneto” sono ritenuti fondamentali per capire l’uomo-scrittore di “Addio alle armi” e “Di la del fiume e tra gli alberi”. Si intravedono ironia, razionalità americana, non fatalismo o pietismo, ma un senso di rivolta che conduce il lettore a condannare la guerra.
Chiediamo al regista Briguglio il perchè di un film su Hemingway?
Lo scrittore Ernest Hemingway ha trascorso momenti significativi della sua vita in Italia, nel corso della Prima Guerra mondiale, come volontario della Croce Rossa, e nel secondo dopoguerra, in un periodo di vacanza, in cui fece diventare celebri località come Cortina, Caorle e posti come l’Harry’s Bar e il Gritti, raccontando gli amori legati a quei periodi, Agnes Von Kurowsky e Adriana Ivancich.
Sono ritagli come tu stesso introduci…
Il mio è un docu-film perché contiene immagini e brevi sequenze d’archivio. Ho cercato di ricostruire i due maggiori periodi in cui il romanziere americano conobbe questa parte dell’Italia, in particolare il Veneto, mettendo in evidenza come la sua passione per la nostra terra lo abbia toccato e poi ispirato nella realizzazione di alcuni dei suoi capolavori, “Addio alle armi” e “Al di là del fiume tra gli alberi”. A immagini provenienti da archivi originali dell’epoca si uniscono ricostruzioni di set cinematografici; le riprese sono state effettuate nell’autunno del 2012 fra Torre di Mosto, i Colli del Montello, Chioggia, Abano Terme, Fossalta di Piave, Verona, Padova, Cortina, Caorle, Schio.
Hemingway per molti fu un eroe leggendario oppure un prodotto editoriale che solo gli americani sapevano costruire?
“Con lo scenografo Riccardo Fabrizi abbiamo cercato di rappresentare quest’uomo, così corpulento e virile, di cui si è detto e scritto tutto, in una luce nuova. Nell’immaginario popolare sembra nato con i capelli bianchi, la barba lunga, le cicatrici da marinaio e la bottiglia in mano, ma è stato ragazzo, ha tremato e sofferto per i primi palpiti d’amore come tutti. Sofferenza e sentimento che hanno reso le sue opere così emozionanti. Non a caso Agnes Von Kurowsky e Adriana Ivancich sono state vere e proprie muse ispiratrici di Addio alle armi e di Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Dunque un uomo normale con le sue miserie e passioni. Chi sono gli altri attori del tuo cast?
Ci sono Stefano Scandaletti, Alessandro Bressanello, Diego Pagotto, Giorgio Careccia, Maximiliano Hernando Bruno. Eleonora Bolla interpreta l’amore giovanile di Hemingway, Agnes Von Kuroswky, mentre l’altro grande amore dello scrittore, incontrato in Veneto, la nobildonna Adriana Ivancich, ha il volto di Anita Kravos, colei che è stata la stramba artista concettuale de “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino.
Che cosa ti interessa di più che venga “mediato” al pubblico?
“Come nella mia opera prima, “L’appello”, sul disagio adolescenziale che tratta di una storia sul bullismo con attori presi sul campo (il bullo lo è veramente stato, ndr.), ho stimolato la discussione su un tema così attuale e importante e forse per questo ho avuto molti riconoscimenti, con “Una nobile causa” spero di poter stimolare le persone a parlare del problema del gioco d’azzardo, che, a mio avviso, sta prendendo ultimamente una piega molto diversa dal passato. Non intendo dare soluzioni o messaggi precisi, ma uno stimolo a parlare del problema. Fino a dieci anni fa in Italia c’erano quattro casinò e tabaccherie e bar dove si facevano le schedine del Totocalcio o Enalotto. Ora invece siamo totalmente invasi da casinò virtuali con decine slotmachine, non manca bar e tabaccaio che sia fornito di queste mangiasoldi.”

Una nobile causa di Emilio Briguglio
“Una nobile causa” di Emilio Briguglio con Giancarlo Giannini

Il teaser “Una nobile causa” che hai presentato in anteprima al Liceo Giorgione quando sarà pronto?
Il teaser, a differenza di un trailer che un estratto del film, è un prototipo con varie scene e parti che usa anche attori importanti e noti. S’inizieranno le riprese una parte a Dolo ed un’altra nelle Marche. Spero tanto di poterlo presentare alla prossima 72.Mostra del Cinema Venezia.
Ritorniamo al “nostro” Hemingway veneto…
“Mi ha dato una grande soddisfazione. Poter parlare di un personaggio come Ernest Hemingway e ricordare il suo amore per il Veneto vuol dire riportare alla luce dei momenti magici, ma anche molto tristi, del nostro passato. La Grande Guerra, gli anni Cinquanta, l’amore per la lettura che c’era in quei tempi. La gente sognava leggendo, gli scrittori erano come dei divi, delle rockstar. Quant’è cambiato il mondo!”
Di professione medico-chirurgo, con il babbo preside al Liviano e grande esperto di Storia del Risorgimento, come mai questa passione per la regia?
“Io sono sempre stato uomo di spettacolo, fin da quando mia madre, che insegnava all’Istituto Marconi” di Padova, mi ha fatto cantare “I Watussi” a otto anni davanti a tutta la scuola (centinaia di persone) in una festa annuale dell’Istituto. Io non avevo nessuna emozione, mi sentivo a casa mia sulle tavole del teatro. E così è ancora adesso, quando recito in teatro o faccio i film. Mi sento bene, a casa mia. Quando, ventenne, volevo andare all’Accademia o fare un provino con Vittorio Gassman (per la cronaca in quei provini è stata scelta Elisabetta Gardini, che poi si è diplomata alla Bottega di Gassman), mio padre, siciliano e professore universitario di fama, mi ha dissuaso “caldamente”. Forse non aveva torto, anche perché aver potuto fare entrambe le cose è costato un po’ di sacrificio, ma ne è valsa la pena. Amo ciò che faccio”.