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Veneto: Scuole, biblioteche, la città intera per leggere assieme un libro. La prima maratona della lettura

“IL VENETO LEGGE”: UNA MARATONA DI LETTURA COLLETTIVA PER FAR CRESCERE NON SOLO CULTURALMENTE LA NOSTRA REGIONE

Fra quattro mesi circa, il prossimo 29 settembre sarà la giornata del guinness culturale dei…libròfori (composto da libro e foro, da tedoforo, chi porta la fiaccola). Cosa mai successa nel Veneto Barbaro “dai nasi grossi” (cf. Goffredo Parise). Scuole, biblioteche, istituzioni e residenti senza dover spostarsi dal loro luogo di lavoro saranno coinvolti nella prima maratona di lettura “Il Veneto legge”. Un’iniziativa studiata e organizzata dall’assessorato alla cultura della Regione del Veneto con l’Associazione Italiana Biblioteche e l’Ufficio Scolastico Regionale. Scopo primario: la promozione e la diffusione della lettura avendo nel Veneto più di cinquecento biblioteche “locali” ed un altro numero riguardevole di biblioteche e centri di ricerca specializzati. Una risorsa che merita di essere conosciuta e valorizzata.
Il Veneto supera la media nazionale di 10 punti per la lettura e prestito di libri. E’ una magra soddisfazione se pensiamo ai premi letterari, alla scuola capillare, a tante case editrici prestigiose e ad un’industria tipografica e cartiera tra le più elevate d’Italia. Si stampa con numeri a sei zeri ma si legge poco?
Per l’assessore regionale alla cultura e allo sport Cristiano Corazzari, non si tratta unicamente di un’operazione culturale di ampio respiro, proposta per la prima volta nel Veneto, ma sarà un’occasione per valorizzare e far crescere un settore, quello legato al libro e all’editoria, che ha una valenza sociale ed economica tutt’altro che trascurabile. Promuovere la lettura significa favorire la crescita intellettuale e di conoscenza della nostra comunità e quando, come in questo caso, si creano le condizioni per una lettura corale, ad ‘alta voce’, vengono sviluppati anche i valori dell’aggregazione, del confronto, talvolta anche forte e serrato, che contribuiscono a migliorare la collettività nel suo insieme, superando divisioni di ceto e di età. Perché i libri hanno cittadinanza ovunque, dove si studia, dove si lavora, dove si educa e ci si diverte, dove, semplicemente, si vive”.
L’assessore ha evidenziato che “quello veneto è un popolo di lettori. Il 56 per cento dei nostri corregionali – ha detto – nell’ultimo anno ha letto almeno un libro, contro la media nazionale che si ferma al 46 per cento, collocando il nostro Paese agli ultimi posti delle classifiche internazionali per i consumi culturali. La nostra Regione non vuole fermarsi qui: vogliamo sostenere con questa e con altre iniziative, utilizzando la vasta e capillare rete di biblioteche che nel Veneto conta ben seicento presidi di lettura, quella che è una passione per molti cittadini, perché sia anche uno strumento di crescita in particolare per i giovani”.
Per Daniela Beltrame, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per il Veneto, “questo progetto consentirà ad alunni e studenti di “entrare in contatto con idee nuove e con mondi nuovi, vivendo un’esperienza emozionante”, mentre Angela Munari, presidente della sezione veneta dell’Associazione Italiana Biblioteche, ha posto l’accento sulla necessità di continuare ad allargare il parterre dei lettori, “perché il margine di crescita è ancora molto ampio anche nel Veneto e tanti sono i cittadini che non conoscono l’importanza e i benefici della lettura”.
La lettura come terapia? Oppure come libera-mente e confrontarsi con chi scrive?
Siamo sulla buona strada, ha ribadito Maria Teresa De Gregorio, dirigente regionale del settore cultura, la quale ha reso noto che dei 391 Comuni che possono fregiarsi della qualifica di “Città che legge”, selezionati sulla base di un avviso pubblico del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Veneto è la regione con il maggior numero di Comuni ammessi, 52.

Quali sono le regole per partecipare alla Maratona della Lettura?
Per partecipare basta iscriversi al sito, indicare il titolo e prevedere un programma di lavoro collettivo. Sono due le fasi, quella preparatoria da oggi allla vigilia del 29 settembre (il riscaldamento) e quella della giornata clou di venerdì 29/09 che tutte le Reti unificate ne daranno notizia, la maratona.
“Siamo comunque curiosi – ci confida untestimone – di vedere cosa succederà, dato che ci saranno di mezzo appuntamenti politici che potranno fare solo confusione: il referendum per l’Autonomia del 22 ottobre e le probabili elezioni politiche anticipate negli stessi giorni.
Ciò non toglie che il libro scelto tratti proprio un argomento specifico sull’election day”.
Per preparare “Il Veneto legge” si sono già tenuti e si terranno nei prossimi mesi degli incontri di presentazione nelle biblioteche di tutte le sette provincie venete. Protagonisti di questi incontri sono i libròfori, nome mutuato da quello dei tedofori, gli staffettisti della fiaccola olimpica, che promuoveranno e prepareranno l’evento, fornendo consigli e suggerimenti sulle letture che sono state già selezionate scegliendo tra le opere di autori veneti o di ambientazione veneta, rafforzando così il forte legame dell’iniziativa con il territorio. In questi mesi ci si potrà allenare alla maratona, partecipando a diversi momenti preparatori e ogni realtà avrà la possibilità di organizzare in ambito locale l’appuntamento finale nelle sedi e nei modi ritenuti più opportuni. A oggi hanno aderito 200 biblioteche e sono stati programmati 50 appuntamenti, coinvolgendo più di 1.500 persone.
Testimoni di “Il Veneto legge” sono le scrittrici e gli scrittori Andrea Molesini, Isabella Panfido, Mattia Signorini, Giovanna Zucca e all’iniziativa hanno aderito l’Unicef, l’Associazione “Il Granello di Senape”, i licei “Duca degli Abruzzi” di Treviso e “Marco Foscarini” di Venezia, il Centro di Alta Formazione dello spettacolo di Castelfranco Veneto “Art Voice Academy”, la Biblioteca Comunale del Comune di Casier (Tv), il progetto culturale “Centorizzonti”, il festival “Rovigoracconta”, i premi letterari Giovanni Comisso, Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”, Segafredo Zanetti – Un libro per il cinema.
Ulteriori informazioni sono disponibili nel sito: http://www.ilvenetolegge.it

(foto di Angelo Miatello)

Nelle dimore di Goffredo Parise assieme all’amico Lorenzo Capellini

Sabato scorso un gruppo di turisti ha visitato le due dimore in cui Goffredo Parise visse, accompagnati da Lorenzo Capellini, amico fraterno di Goffredo e coautore di “Veneto barbaro di muschi e nebbie“.
“Un tributo doveroso per ricordare questo mio inseparabile amico, anzi per mantenere sempre accesa la sua fiamma”. Due dimore, una in piena campagna, a qualche centinaio di metri dal greto della Piave in località Salgareda e l’altra nel centro di Ponte di Piave. Lo scrittore molto amato da un suo folto pubblico di lettori e spettatori fu uno dei maggiori scrittori italiani del ‘900. Nato a Vicenza nel 1929 pubblica il suo primo romanzo “Il ragazzo morto e le comete” nel 1951 e raggiunge il successo nel 1954 con il libro “Il prete bello”. Grazie al padre che era direttore de “Il Giornale di Vicenza”, si guadagna da vivere come giornalista di numerosi reportage negli anni ’60, dalla Cina agli Stati Uniti, dal Vietnam al Biafra fino al Cile. Nel 1970, la grande svolta, si trasferìsce in una casa di campagna che chiamerà “la casa delle fate” dove scrive i “Sillabari”. Sarà la sua opera più celebre che ancora oggi trova riscontro in reading teatrali e registrati su Dvd. Si tratta di una serie di racconti sull’animo umano “con una prosa che si avvicina molto alla poesia e che si ispirano per la maggior parte a ricordi d’infanzia e ai luoghi e alle persone conosciuti lungo il Piave. Per motivi di salute lascia la casa piuttosto isolata e si trasferisce nel 1984 nella casa di Ponte di Piave, dove vivrà fino alla scomparsa nel 1986.
Lo scrittore dona la sua casa di Ponte di Piave all’Amministrazione Comunale a due condizioni: quella di poter essere sepolto nel giardino e che la casa diventasse un Centro di Cultura a lui intitolato. Nasce così la Casa di Cultura Goffredo Parise: il primo piano è trasformato in biblioteca comunale, mentre al piano terra l’effettiva abitazione dello scrittore che dev’essere “conservata integra così come lasciata dall’autore e diventa la Casa Museo Goffredo Parise”, per statuto e per “suggerimento” della Soprintendenza. Fa parte della classificazione di dimore storiche.
  La casa conserva intatti il mobilio, le suppellettili, gli oggetti, gli abiti dello scrittore permettendo attraverso la visita guidata di approfondirne la conoscenza biografica. Vi è poi una ricca collezione d’arte contemporanea legata alla frequentazione di Parise con gli artisti della scuola di Piazza del Popolo di Roma, tra cui si vedono appese ai muri le opere di Schifano, Fioroni, Ceroli, Ontani, Angeli, Chia e altri. La Casa conserva inoltre l’Archivio Parise, raccolta di autografi, carteggi, articoli di e su Parise, punto di riferimento per gli studiosi della sua opera.
Tra il ’72 e il ’78 cominciano a manifestarsi i problemi cardiaci che non fermano, però, l’attività giornalistica di Parise, inviato nel ’77 dalla RAI con il regista Gianni Barcelloni, in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi per una serie di documentari dal titolo “Il petrolio e la vita nuova”.

Nel luglio del ’79 i problemi di salute si aggravano, con l’insorgere di gravi disturbi alle coronarie e il ricovero al Policlinico Gemelli di Roma.
Appartiene a questo momento difficile della sua esistenza, quando il senso della precarietà e del disfacimento del proprio corpo sovrastano ogni altro sentimento, un romanzo che Cesare Garboli ha definito “il romanzo di un’ossessione”.
E’ “L’odore del sangue“, che Parise scrive di getto ma poi non rimaneggia né decide di pubblicare, anzi lo sigilla e archivia, quasi fosse un esorcismo la cui forza catartica, ma anche distruttiva, possa essere neutralizzata solo dalla rimozione.
Nell”86, a pochi mesi dalla morte, l’autore lo riprende in mano, ma non ci è dato sapere se avesse allora davvero intenzione di darlo alle stampe.
Il romanzo è stato pubblicato postumo nel ’97 e nel 2004 ne è stato liberamente tratto un film per la regia di Mario Martone.
Ripresosi appena dalla malattia, nel settembre dello stesso anno Parise parte per il Giappone, ultimo dei suoi grandi viaggi alla scoperta del mondo. Nasce così L’eleganza è frigida“, pubblicato da Mondadori nell”81, che gli varrà il Premio Comisso a Treviso nell”83. Operato a Padova nel giugno dell’83 per l’applicazione di quattro by pass coronarici, la diagnosi di grave insufficienza renale costringe Parise alla dialisi e la sua salute da quel momento peggiora velocemente.
Nel maggio dell’84 va ad abitare nella nuova casa di via Verdi 1, sede dell’attuale Casa Museo e Biblioteca Comunale.
Sarà la sua ultima casa, che restaura e arreda con i mobili dell’abitazione romana.
Di questa casa scrive all’amico Alcide Paolini nel luglio dell’ ’84: “Sono con molta soddisfazione nella nuova casa, tra due giardini, bella, ampia, la prima vera casa o home della mia vita. Sono contento”.

*Riprese video: Angelo Miatello ; videomaker Daniele Pauletto
Interviste a: Assessora Stefana Moro, Sindaco Paola Roma, Assessora Mariagrazia Lizza, Arch. Danila Dal Pos, Bibliotecario Francesco Tiveron, Lorenzo Capellini, Fotoreporter 

Castelfranco Veneto, Museo Casa Giorgione: Simona Perrella con “Idola”, originale e intensa performance di teatro/danza

PERFORMANCE DI DANZA DI SIMONA PERRELLA E VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA “VENETO BARBARO DI MUSCHI E
NEBBIE” DI GOFFREDO PARISE CON FOTO DI LORENZO CAPELLINI

Prosegue la rassegna di eventi, promossi dall’Assessorato alla Cultura di Castelfranco Veneto, con il Museo Casa Giorgione, legati alla mostra “Veneto barbaro di muschi e nebbie”
Lorenzo Capellini, fotografo e curatore della mostra dedicata all’amico Goffredo Parise, illustrerà il percorso espositivo. In particolare Capellini accompagnerà il pubblico in una visita guidata, dove le spiegazioni saranno arricchite da ricordi personali, permettendo di assaporare, oltre alla bellezza delle fotografie e alla poesia dei testi dello scrittore vicentino, lo
straordinario legame che si è creato tra parola e immagine e l’amicizia profonda che ha permesso di armonizzare queste arti. A conclusione dell’intervento, nella splendida cornice del fregio giorgionesco, si terrà un’originale e intensa performance di teatro/danza dal titolo “Idola”, curata da Simona Perrella, giovane danzatrice e coreografa di fama internazionale. Ingresso a pagamento (biglietto ordinario del museo € 5,00 intero – € 3,00 ridotto).

simona-perrella-definitivoProssimi eventi:
-*Sabato 25 febbraio 2017*, con partenza alle ore 8.00: visita ai luoghi trevigiani di Parise (Salgareda e Ponte di Piave) in pullman, con la guida di Lorenzo Capellini. Rientro previsto per le ore 14.00. Evento a pagamento organizzato in collaborazione con Associazione Amici dei Musei e dei Monumenti della Castellana. Per informazioni e iscrizioni: Segreteria Amici dei Musei 366.9598745 e Museo Casa Giorgione 0423.735626.

-*Domenica 5 marzo 2017*– ore 17.00, Teatro Accademico: presentazione del libro “Colazione al Grand Hotel. Moravia, Parise e la mia Roma perduta” di e con Marina Ripa di Meana. Ingresso gratuito con assegnazione dei posti a partire dalle ore 15.00.

-*Venerdi 10 marzo 2017*– ore 18.30, Saletta Guidolin: proiezione del film “Il prete bello” con commento di Lorenzo Capellini e Umberto Silva.
A seguire, degustazione di un “menù veneto i.g.t.” guidata allo chef Marco Valletta presso il Bistrò San Giustino, in collaborazione con l’Associazione Dentro Centro, e visita alla mostra accompagnati dal curatore. Evento a pagamento.

Simona Perrella (1988), diplomata in danza classica e contemporanea ed insegnante delle discipline moderno-contemporanee, si forma in Italia ed all’estero (soprattutto a Parigi dove vive per un anno) con maestri e coreografi internazionali come Nina Dipla, Corinne Lanselle, Martin Kilvady, Peter Jasko, Francesca La Cava, Davide Iodice, Masaki Iwana, Francesco Scavetta, Fabrizio Varriale, Chiara Alborino.
Ha danzato con la compagnia LabArt nella stagione 2009-2010. Con l’assolo “Manomissioni” (vincitore del bando di residenza “Coreografi in movimento” 2013 presso Movimento Danza) è stata selezionata per Rai.d. 2014, Stazioni di emergenza 2015 e Gesualdo Danza 2015. Danza nel Performing Arts Group- Compagnia Giovani Movimento Danza, diretta da Gabriella Stazio e fa parte del progetto Campanian Dance Road. Ha partecipato alla Biennale College danza di Venezia nel 2013, lavorando con Thomas Lebrun e nel 2016 con Claudia Castellucci. Collabora con i giornali on line IlPickwick.it  e Campadidanza dance magazine scrivendo di critica di danza e teatro ed a vari progetti artistici nel napoletano come danzatrice, coreografa, ideatrice. È Laureata con 110 e lode in Filologia Classica all’Università “Federico II” di Napoli.
Attualmente è impegnata nel perfezionamento della sua ultima creazione, Idola, un progetto sul corpo in quanto materia plastica, immagine, icona.

Vicenza: “Parise nella pittura di Ludovico Sartor” al Galla Caffé

sartor_locandinaMarica Rossi curatrice della mostra

A come Amicizia, F come Felicità, G come Grazia, P come Poesia sono beni dell’anima illustrati dall’ autore del “Prete bello” nei “Sillabari”, fonte d’ispirazione per le iniziative nel trentennale dello scrittore. Fra queste “Parise nella pittura di Ludovico Sartor” al Galla Caffè a Vicenza da giovedì 16 febbraio alle 18 fino al 13 marzo, dà conto degli esiti della ricerca espressiva dedicata al narratore poeta dal quarantaquattrenne artista vicentino architetto. Ludovico Sartor che per motivi anagrafici non incontrò Goffredo Parise di persona, è come se l’avesse conosciuto da sempre. Dopo le prime letture, nutrì fin da ragazzo un culto ininterrotto per affinità di cui la sua arte vive germinando in quel territorio di scambi e sguardi tra poesia e pittura preziosissimi input. Al di là di qualsivoglia giudizio di valore e di appartenenza generazionale, molti i punti in comune: l’infanzia negli stessi ambiti cittadini, le medie di via Riale precedute dalle elementari al Patronato Leone XIII, l’incidenza della sfera affettiva, la pittura, Shakespeare, Venezia, la marca gioiosa (“la” Piave è teatro dei suoi successi di canoa), l’amore per Salgareda, l’acqua, le nevi, e l’arte dell’abitare.

Ha così acquisito, senza nulla togliere ai meriti dell’Accademia e della Università di Architettura felicemente concluse a Venezia, uno stile più consapevole, più umanisticamente evoluto per un crescere e un divenire assuefatti alla libera scuola della curiosità e d’un dolore che la tramuta in arte. Ha dunque fatti suoi mood e ritmi della scrittura di Parise estrapolando il succo esistenziale per esemplari come le “Teste” tra cui ritratti di Parise e del suo maestro Comisso. In altri dipinti Sartor volge ai moti dell’animo raccontati dall’autore in creazioni che restituiscano il senso pieno della vita. Ecco allora stesure di colore che diventano forma plastica per soffuse atmosfere lagunari, stille d’acque fluttuanti e pervasive, ghiaie cangianti attorno ai verdi trasparenti del fiume Piave e il fulgore smeraldino d’una campagna inturgidita dalle carezzevoli brezze di zefiri e marine. Una bellezza nutrita come in Parise da una luce fredda, purissima, dove talora il blu del cielo s’appoggia al candore delle vette e al rosa della Enrosadira. Momenti colti nella loro esaltante irripetibilità in creazioni dov’è l’esultanza della percezione a far da protagonista.

Castelfranco Veneto: Lorenzo Capellini si svela ai liceali del Giorgione

copia-di-cappellini image3 africa capellini_liceo-giorgioneUna carrellata di duecento foto hanno accompagnato il racconto autobiografico di Lorenzo Capellini di fronte agli studenti del Liceo statale Giorgione, sabato 4 febbraio, educatamente seduti nella palestra interna, luogo ormai storico in cui si svolgono i più importanti appuntamenti letterari e culturali. Un’emozione unica di vedere il noto fotografo genovese che ha collezionato nel suo lungo percorso di vita una cinquantina di libri, centinaia di reportage e servizi giornalistici in giro per il mondo. Dall’Africa al Polo Nord, da cacciatore professionista ad “attivista” contro il massacro delle foche, dai Teatri alle Piazze, dalle Biennali agli studi di artisti famosi, dalle foto istantanee, irripetibili, uniche, ai dettagli che un corpo può diventare scultura vera, poesia, “immagine sacra”. Ma Lorenzo ha una propria verve, sa comunicare. E’ sincero con i ragazzi. Non fa drammi, anzi si svela e dimostra che la fotografia è la sua vita: altro non potevo fare….iniziai da adolescente quando fui costretto a stare a letto per una nefrite…mi prepararono un altarino sul mio letto sul quale appoggiavano tutti gli oggetti di valore che c’erano in casa. Eravamo pieni di soprammobili, quadri, sculture. Così iniziai. Poi dopo il liceo mio padre acconsentì che continuassi nella fotografia. Andai a Londra: era il 1958 e vi rimasi fino al 1964.
Lorenzo Capellini è anche questo: un uomo dall’apparenza bonaria, ricco di ricordi come fossero di ieri, con tante mogli o compagne, tantissimi amici, di cui Hemingway, Parise, Moravia, La Capria, Perrella, Girolamo Bruno Guerri, Dacia Maraini, Sandra Pivano, Vittorio Sgarbi, l’architetto Portoghesi, il poeta Ungaretti. L’incontro scivola via, qualche domanda pertinente, qualche curiosità alla quale risponde pacatamente, contento per la grande attenzione dei liceali che sono lì riuniti nell’ambito della “cogestione” (uno stacco del normale programma con attività parallele)* anzi lanciando una proposta allettante “ho un archivio di migliaia di foto da catalogare…forse mi potreste aiutare, chissà!”.
Lo storico incontro è stato promosso dalla Biblioteca del Liceo in collaborazione con l’Associazione degli studenti, patrocinato dalla Direzione. Il preside prof. Franco De Vincenzis, l’arch. Mariagrazia Lizza, assessore alla cultura del Comune di Castelfranco, la prof.ssa Emanuela Negro, responsabile della Biblioteca, Rosanna Bortolon, presidente del CdI e Angelo Miatello, vicepresidente hanno fatto gli onori di casa con brevi cenni introduttivi, assieme agli studenti Giovanni Vian e Lorenzo Fornaseri che hanno letto alcuni passaggi, tratti dal libro di Goffredo Parise: “Veneto Barbaro di Muschi e Nebbie”, con le foto di Lorenzo Capellini, attualmente in mostra in Casa Giorgione. Con la prassi solenne della dedica sul Black book della Biblioteca, il momento è stato “storicizzato” dallo scatto dello smartphone di Alessandro Tantille.

Castelfranco, Museo Giorgione: Goffredo Parise visto da Lorenzo Capellini

cimg0102Parise che girovagava tra valli e nebbie, nevi e muschi nelle evocative foto di Lorenzo Capellini – in Veneto barbaro di muschi e nebbie (Minerva edizioni). A trent’anni dalla morte l’amico fotografo lo ricorda con l’attore Fabio Sartor che leggerà alcuni testi dello scrittore di Salgareda. Sabato 21 gennaio Casa Giorgione ospita una mostra fotografica di Lorenzo Capellini, un reportage di grande spessore umano.

Goffredo Parise (1929-1986) nasce a Vicenza l’8 dicembre del 1929; la mamma Ida Wanda Bertoli, ragazza madre, cerca con grandi sacrifici di riempire il vuoto della mancanza del padre. Nel 1937 muore il nonno e la madre sposa il giornalista Osvaldo Parise, direttore del “Giornale di Vicenza”; il piccolo Goffredo, sempre alla ricerca di una figura paterna, gli si affeziona ed è ricambiato e Parise dopo otto anni lo riconosce come figlio. Goffredo appena quindicenne partecipa alla resistenza in provincia di Vicenza; finita la guerra frequenta il liceo e in seguito si iscrive a vari indirizzi universitari senza arrivare mai a una laurea (sarà laureato «ad honorem» solo nel 1986 dall’Università degli Studi di Padova). (…)
La scrittura
Il suo lavoro di scrittore inizia con la prosa sperimentale de I movimenti remoti (1948), un’opera scritta a mano su settanta fogli numerati riapparsi, per merito di Claudio Altarocca, nel 1972 e ricomposti definitivamente nel 2005. Il manoscritto, dato per disperso per oltre cinquant’anni è stato pubblicato da Fandango Libri nel 2007 in un’edizione a cura di Emanuele Trevi. Questa prosa, scritta all’età di diciotto anni, preannuncia il romanzo surreale Il ragazzo morto e le comete (1951) seguito da La grande vacanza (1953). La sua opera prosegue con il realismo della trilogia veneta costituita dai romanzi Il prete bello (1954), Il fidanzamento (1956) e Atti impuri (1959, pubblicato originariamente col titolo Amore e fervore per volontà della casa editrice, nel 1973 col titolo scelto dall’autore).
La lingua riesce a rendere tutte le sfaccettature della realtà quotidiana, la sua ripetitività, ma ne fa emergere, al tempo stesso, gli aspetti più insoliti, gli esiti più inattesi. Questo connubio di realismo e tendenza alla deformazione grottesca trova un esito significativo nel romanzo Il padrone (1965), parabola di un impiegato che finisce per essere plagiato dalla personalità del suo capoufficio (pare che Garzanti vi si riconoscesse), all’insegna di un paradossale contatto di Parise col filone della letteratura industriale che in quegli anni vedeva impegnati autori come Ottiero Ottieri e Paolo Volponi.
Seguirono i racconti di Il crematorio di Vienna (1969) e l’opera di teatro L’assoluto naturale (1967). In Sillabario n. 1 (1972) e Sillabario n. 2 (1982), con cui si aggiudica il premio Strega, lo scrittore dedica un breve racconto ad ogni sentimento, in ordine rigorosamente alfabetico, riscoprendo in questo modo, dopo tanti viaggi e tante esperienze, il valore più autentico delle emozioni. In quest’ottica va interpretato anche l’ultimo, discusso romanzo L’odore del sangue, tanto sensuale e violento quanto affascinante, apparso postumo nel 1997.
La grande bravura del Parise giornalista emerge da alcuni vivacissimi reportages di viaggio, come Cara Cina (1966), Due o tre cose sul Vietnam (1967) e il libro dedicato al Giappone L’eleganza è frigida (1982). A confermare la grande curiosità di Parise, la sua disponibilità a confrontarsi con codici espressivi diversi sono anche alcune collaborazioni cinematografiche, in qualità di sceneggiatore per i registi Mauro Bolognini, Gianni Puccini, Luciano Salce e Tonino Cervi.
Legato a una tradizione letteraria vicentina che parte da Antonio Fogazzaro e arriva a Guido Piovene di cui fu grande amico, Parise è riuscito a raccontare la realtà in cui fin dall’infanzia, come figlio illegittimo, si è trovato a vivere: una realtà fatta spesso di pregiudizi, di piccole e grandi viltà che i suoi personaggi affrontano con un feroce (spesso dolceamaro) sarcasmo e una tenace, insensata e meravigliosa voglia di vivere.
(Saggistica)
Veneto barbaro di muschi e nebbie. Quattro racconti. Veneto barbaro di muschi e nebbie, Il ghetto di Venezia, Accadde a Cortina, La mia patria, con scritti di Alberto Moravia e Nico Naldini, Bologna, Nuova Alfa, 1987.
Originale reportage assemblato a quattro mani che rappresenta un’equilibrata fusione di immagini e letteratura, di scatti carpiti durante i vagabondaggi per le valli e le illustrazioni letterarie composte in presa diretta dallo scrittore vicentino.

parise-e-il-venetoTra immagine e parola si crea una tensione che diventa comune sensibilità di inquadrature e identità d’occhio, d’amore, che tradisce più passione che mestiere. Le fotografie di Capellini restituiscono una grande emozione che si fa addirittura olfattiva e tattile al ricordo dei luoghi e dei momenti evocati. È una dichiarazione d’appartenenza ad una terra che ha conservato la sua forza barbarica e vitale, così come i suoi muschi, le sue acque, le candide nevi e le nebbie autunnali.

L’Assessore alla Cultura di Castelfranco Veneto è lieta di invitarVi al vernissage della mostra, in occasione dell’inaugurazione saranno letti alcuni testi di Goffredo Parise a cura dell’attore Fabio Sartor

Where: Casa Museo Giorgione di Castelfranco Veneto
When: 21 gennaio 2017 alle 17.00
What: Inaugurazione della mostra VENETO BARBARO DI MUSCHI E NEBBIE (foto di L. Capellini, testi di G. Parise, lettura di F. Sartor)
Who: Lorenzo Capellini, Fabio Sartor
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cimg0058Da appuntare sulla vostra agenda:

sabato 4 febbraio al mattino Lorenzo Capellini terrà una conferenza pubblica al Liceo Giorgione nell’ambito della cogestione (ore 10-12).
Gli studenti liceali avranno modo di conoscere un uomo che, della fotografia, ha fatto la sua quasi totale esistenza. Ha percorso in lungo e in largo i continenti, accompagnando o inseguendo scrittori e artisti di vario genere…dentro e fuori le cattedrali dell’arte. Reporter con un occhio fisso sulla bellezza.

LORENZO CAPELLINI
VITA E SGUARDI DI UN FOTOGRAFO
LICEO CLASSICO SCIENTIFICO MUSICALE GIORGIONE
Via Verdi, 25
Castelfranco Veneto – Treviso
In collaborazione con la Biblioteca e gli Studenti del Liceo
(Un grazie alla prof.ssa Emanuela Negro)

Lorenzo Capellini inizia l’attività di fotografo nel 1958 a Londra, collaborando a giornali inglesi, con Il Mondo di Mario Pannunzio e con la RAI. Nel 1964 si trasferisce in Africa dove realizza reportages fotografici. Dalla fine del 1968 torna a vivere in Italia, concentrando il suo lavoro soprattutto su arte e architettura. In questo ambito progetta e realizza, negli anni ’90, una collana di guide di architettura di città italiane. Numerose sono le sue pubblicazioni e retrospettive.