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Castelfranco Veneto, 1917-1918: al centro di una tempesta di bombe. Nessuna traccia di spionaggio. La Luna complice dei delinquenti dell’aria

(A cura di A. Miatello e D. Turcato) Torniamo indietro di Cent’anni. Castelfranco Veneto ha un nodo ferroviario che la congiunge a Venezia, Treviso, Padova e Vicenza. Si trova all’ombra delle colline asolane e del Massiccio del Grappa. La tragica sorte di Caporetto (24.10.1917), sul Carso e sull’Isonzo, comporta lo spostamento del teatro di guerra sulle nostre montagne. La guerra aerea è ben impostata dal nemico che distrugge Treviso, Padova, Venezia e altre cittadine. L’Italia non è ancora ben preparata, nonostante abbia avuto qualche asso nella manica. Monoposto, biposto e bombardieri con quattro persone a bordo. Ormai sembrava fatta. Solo dopo ottobre gli alleati inglesi e francesi e poi gli americani arrivano nel Veneto. I francesi si piazzano nella città di Giorgione con il Decimo Reggimento Artiglieria.
S’infuriano nuove battaglie tra austro-tedeschi e gli altri. Ad esempio, dopo la metà di dicembre, sul Monte Tomba, i francesi e gli italiani mantengono una posizione di forza, disarmando 1200 soldati e facendoli prigionieri. I tedeschi non si perdono d’animo ed iniziano dei bombardamenti più o meno mirati su Castelfranco verso la fine del mese di dicembre e l’inizio di gennaio. Come fanno centrare i bersagli con i velivoli dell’epoca e di notte? Tentano più volte di distruggere depositi di armamenti e materiali esplosivi, treni con vagoni strapieni di armi e niglecina, e mirano anche determinati palazzi, alcuni dei quali sono occupati dai militari. Bombardano un ospedale e due palazzine adibite a Soccorso sanitario. Una bomba cade persino sull’obitorio e secondo Pastega persino “il pollaio con 150 galline” che si trovava a poca distanza viene disintegrato.
E qui la partita si ferma e ci chiediamo da dove ricavano i loro “renseignements”? Due sono le forme d’informazione. Ricognizioni fotografiche preventive dal cielo e informazioni che potevano provenire solo dal territorio. Non lo sapremo mai chi avrà spifferato la notizia dell’ubicazione del generale Lucien Zacharie Marie Lizé che alloggiava all’Antico albergo alla Spada di piazza del mercato, lui stesso che aveva fatto costruire dei rifugi sotterranei (e sottoterra) per i propri militari.

I GRANDI FUNERALI DEL 3 GENNAIO 1918

Don Pastega (“Durante il bombardamento Austro-Germanico su Castelfranco Veneto”, 1919): “Il corteo fu commoventissimo. Sette carri e un autocarro trasportavano le casse, coperte di fronde d’alloro e dal tricolore. Sostarono davanti l’abbazia di San Liberale.
Le 34 casse dai soldati portate a braccia dentro il mesto recinto, furono piamente calate  nelle rispettive fosse … Quelle tombe e tutte le altre dei più che 800 soldati morti negli Ospitali militari di Castelfranco, sono meta di visite, sono cose sacre, sono ospiti nostri  cui diamo tributo di preci espiatorie…
“Maledetta questa Luna complice dei delinquenti dell’aria” che li favorisce a mirare il bersaglio.

MIATELLO E TURCATO: Lo ripetiamo ancora una volta, per chi fosse interessato, la tempesta di bombe aeree austro-tedesche, fra l’altro in piena notte tra San Silvestro e il Capodanno, avvenne dopo la sconfitta del Monte Tomba. Fu un attacco studiato, quasi “chirurgico”, come si direbbe oggi nel linguaggio militare con i missili telecomandati, per indebolire il quartier generale francese. La frase del maresciallo Ferdinand Foch suona molto bene “Les Allemands ont dû réperer le quartier général des troupes françaises”, cioè nel senso che avevano l’ordine di scovare, individuare, il quartier generale. Altrimenti non ci sarebbero ragioni per bombardare “certi” immobili civili, la casa del prof. Viani, la casa Acoleo, la villetta Miron, la robusta abitazione dei Sartoretto, il palazzo di Luigi Bordigioni, la villa Barisani ecc.  La seconda tempestata di bombe avviene tra il 4 e il 5 gennaio, nel punto esatto in cui c’era la residenza di alcuni alti ufficiali o probabilmente dove si riunivano per un comfort abbastanza usuale. “I delinquenti dell’aria” (Pastega) possono essersi sbagliati nella mira ed il lancio subitaneo però si può sempre supporre che il bersaglio era comunque militare perché siti frequentati da soldati.

Un altro aspetto importante che gli storici locali hanno sottovalutato è la dinamica della morte, sì a causa di una scheggia di bomba ma non certamente in fuga con l’auto di servizio. Questa non è solo una fake news ma è un insulto verso chi di mestiere fa il militare. Di fatti, ancora il maresciallo Foch, ripreso anche dall’Albo d’onore degli eroi decorati, in quattro parole liquida la tragica morte “Bien qu’il soit le seul à avoir fait creuser un abri…” benché sia stato il solo ad aver fatto scavare un rifugio…” che a forza di rileggere le annotazioni curiose e fuorvianti dell’arciprete della Pieve, ci siamo accorti che il rifugio militare attrezzatissimo e arredato con tavole, travi e letti a castello c’era, eccome, proprio davanti alla sua chiesa. Dunque al generale Lizé va il merito di essersi preoccupato della sicurezza dei propri soldati, sebbene in tasca gli avessero trovato “una corona di rosario, preziosa reliquia per la sua famiglia” (Pastega). La preghiera è utile ma la prevenzione è superiore.

Don PASTEGA SUGGERISCE UN’EPIGRAFE PRO SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA DEDICATA ALL’INFERMIERE MILITARE EUGENIO DELLA MASSA che morì nel mentre che portava un militare ferito all’Ospitale n. 202;  ed esprime un voto che si ricordi quei luoghi che furono testimoni di macello, e le persone che per azione e coraggio si resero benemerite durante il bombardamento aereo su Castelfranco. Ad esempio il parroco della Pieve propone una lapide alla Villetta Miron, con questa scritta:

“NEL DURO PERIODO DELLA GUERRA
QUESTA VILLETTA
CONVERTITA IN POSTO DI SOCCORSO
DEL SOVRANO MILITARE ORDINE DI MALTA
RACCOLSE
MILITARI ITALIANI, FRANCESI, INGLESI,
DONNE E FANCIULLI FERITI
MEDICATI
DAL CAPITANO MEDICO CHIRURGO CARLO ARIENTI
MILANESE
DI BONTÀ DI SACRIFICIO
ESEMPIO AMMIRANDO
_______________
(1919)”

Mentre nel Reparto dell’Ospitale n.202, sarebbe conveniente scrivere così:

“IMPERVERSANTE LA GUERRA,
QUESTA CASA USATA A REPARTO DELL’OSPEDALE N.202
LA NOTTE TRA IL I. E II. GIORNO DI GENNAIO 1918
DA SQUADRIGLIE AEREE NEMICHE
FU BOMBARDATA E TRAVOLTA
SEPPELLENDO SOTTO LE MACERIE
84 MILITARI
FERENDONE 60
UCCIDENDONE 24
FRA QUESTI ULTIMI
GLI UFFICIALI MEDICI
RAMBALDO MALATESTA E MARIIO BARGAGNONE
CHE EBBERO PARI
IL VALORE L’ABNEGAZIONE LA TOMBA
___________

RISORTA DALLE SUE ROVINE
MANTENGA ACCESE NEGLI SPIRITI
DEPRECAZIONE E PIETÀ
DICA
L’AUSTERO EROISMO DEL DOVERE
____________
(1919)

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