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Al quirinalista Marzio Breda il Premio Giorgio Lago 2015. Il drone dell’IPSIA vola in Teatro Accademico


Baldin.Zilio.Cernic e Viena (prima).Paola Pastacaldi
Servizio di Daniele Pauletto, Angelo Miatello e gli studenti dell’IPSIA

Anteprima assoluta: “Premio Giorgio Lago dietro le quinte”, pilotaggio del drone by art di Federico Calzavara dallo stanzino del Teatro Accademico. Il servizio doveva completarsi con il sorvolo di un minuto con i relatori e la platea gremita.

Due giorni dedicati al giornalismo, tra Casa Giorgione e Teatro Accademico di Castelfranco, in memoria del concittadino Giorgio Lago, noto editorialista del Gruppo L’Espresso e già direttore de Il Gazzettino, scomparso dieci anni fa.
Giovedì 21 maggio al Museo Casa Giorgione si è svolto un incontro sul tema “Aspettando il Premio Noi e gli altri – Il giornalismo al tempo della globalizzazione e dei fondamentalismi”, con Ario Gervasutti, direttore del Giornale di Vicenza, Maurizio Cerruti, capo redazione esteri de Il Gazzettino, Stefano Allievi, editorialista del Corriere del Veneto, Renzo Guolo, editorialista di La Repubblica. Ha moderato Paola Pastacaldi che ha cercato più volte di sintetizzare i concetti degli invitati, sebbene non fosse così semplice per esperienze personali. Ha prevalso comunque Gervasutti l’unico che stia cavalcando un giornalismo che si sta orientando verso la pluralità del sentire e dei mezzi comunicativi. Sicuramente quest’eperienza lo porterà in alto, verso nuovi orizzonti. Mentre gli altri sembravano ormai stretti e bel lusingati nei loro vestiti sartoriali. E’ opinione diffusa che il giornalismo italiano non dispone di tanti inviati all’estero, il che può essere un handicap perchè certi fenomeni non si capiscono subito. I giornalisti non leggono libri e per “invidia intellettuale” non citano quelli che forse ne sanno più di loro (Stefano Allievi).

Calzavara e...Il giorno seguente nella mattinata in Teatro Accademico, si è svolto un incontro su “Il giornalismo nelle stanze del potere” con Marzio Breda, Francesco Jori, Paola Pastacaldi e Sergio Frigo, di fronte ad una platea gremita di studenti. Sono saliti sul palco i tre vincitori del concorso “Giorgio Lago nuovi talenti del giornalismo”: Veronica Viena (Padova), Asia Cernic (Treviso) e Anna Zilio (Castelfranco).
La liceale Viena ha raccontato un fatto accaduto che, analizzato con la lente d’ingrandimento, ne ha rovesciato il cliché dei luoghi comuni. Un barbiere che si mette a disposizione una volta alla settimana per gli extra-comunitari ad insegnare il suo lavoro, la sua arte.
Un piccolo esempio di “cittadinanza attiva” che potrebbe moltiplicarsi nei confronti di altri casi, magari sostenendoli e programmandoli, invece di imprecare contro il governo e lanciare slogan scomposti.
Guolo.Allievi.Pastacaldi.Gervasutti.CerrutiNella serata (di gran gala) invece è stata la volta dei premiati dell’edizione 2015: Sport: Famila Basket Schio, Giornalismo: Marzio Breda, Impresa: Renzo Rosso, Volontariato: Città della Speranza, Cultura: Marco Paolini, Premio speciale all’Innovazione: Claudio Ronco. Ha presentato Domenico Basso con l’ospite Ulderico Bernardi, sociologo e scrittore che ha relazionato su “Giorgio Lago riformatore”.
Marzio Breda, trevigiano di Conegliano e con 40 anni di attività alle spalle, ha commentato: “Ho ricevuto un riconoscimento intitolato ad un collega che ha raccontato “laicamente” il territorio, superando caricature e cliché al tempo molto diffusi. Peraltro lo conoscevo. E poi io sono di qui: la mia famiglia vive a Verona. Anche se per tanto tempo, circa 35 anni, ho vissuto a Roma e a Milano. E poi, si tratta di un premio ad una mia specialità: sono stato il primo quirinalista, negli anni Novanta, ai tempi di Francesco Cossiga”.
Daniele PaulettoPer gli altri premiati: Marco Paolini alla cultura, Renzo Rosso per l’impresa, Famila Basket Schio (pallacanestro femminile) allo sport, Claudio Ronco (nefrologo) all’innovazione, e Città della Speranza al volontariato. Secondo gli organizzatori, “i sei nomi selezionati dalla giuria narrano lo spirito ed il patrimonio culturale che anima incessante questa terra che Giorgio Lago ha testimoniato con attenzione”. Nella giuria, tra gli altri, il presidente di Veneto Banca Francesco Favotto e quello dell’associazione Amici di Giorgio Lago Luigino Rossi.
Due sono le novità di questo decimo premio: un riconoscimento alla categoria “innovazione” che si somma alle altre cinque (cultura, sport, volontariato, impresa, giornalismo) e la conferma del concorso per i ragazzi dei licei che ha puntato per questa terza edizione al sociale.
Oggi i tempi sono cambiati, la velocità con la quale si può comunicare da una parte all’altra del globo obbligherebbe rivedere regole, costumi, dogmi che hanno posizionato il giornalista come un guru, un opinionista, un idolo come poteva essere “Indro Montanelli, Enzo Biagi o qualche altro” (S. Allievi). Da una parte il giornalista racconta un fatto, magari standosene sempre seduto davanti alla tastiera, al sicuro. Dall’altra c’è chi va sul posto, si confronta, dev’essere veloce e a volte anche fortunato.
Alla quattro del pomeriggio si studiava come costruire la prima pagina. Alla sera si chiudeva con le ultime notizie di cronaca nera o dello sport. Oggi hai cento canali aperti, fusi orari da tener conto. Chi è sul posto può comunicare con il suo smartphone tanto quanto una cinepresa ingombrante. Un soldato sul fronte può colmare l’assenza del cronista, se glielo permettono.
I giovani che crescono con i nuovi mezzi di comunicazione non sono adeguatamente accompagnati da chi ha ben precise le cosiddette regole dell’informazione. Nemmeno i docenti si prodigano ad insegnare come si fa risalire alle fonti primarie, secondarie e terziarie, dettare una scala di valori entro i quali si deve costruire una notizia. Cronaca nera, attualità, curiosità, eventi sono tutti uguali? Basta la conferenza stampa del comando di polizia oppure sarà necessario aspettare il legale difensore o indagare dov’è successo il crimine?
Quanto si può ancora insegnare con le tradizionali regole del componimento usando i nuovi mezzi di comunicazione, quali social network? Youtube, Twitter…Facebook, Skype hanno rivoluzionato il modo di “stare assieme attraverso la parola, lo scritto, l’immagine”. Ripensare è innovazione, rimanere sugli allori è stagnazione.
Istagram, WhatsApp (di Facebook) e YouTube (di Google) sembra si stiano coalizzando. “Le testate riversano contenuti su Facebook e su Google. E’ una rivoluzione che le ‘news’ possono cavalcare. Attraverso Google i lettori trovano notizie di qualità. Il tempo e lo spazio sono le variabili da tener sott’occhio. Ti avvicini ad un museo? Ecco recensioni e consigli. Stai per uscire di casa? Arrivano dritte sul traffico in tempo reale. E questi contenuti li possono dare gli editori.” (Madhav Chinnappa (responsabile News di Google-Londra)
Ma quello che conta è trovare la forza di adattarsi al cambiamento non di constatare il conservatorismo del parruccone, perchè la trasformazione avverrà in ogni caso.
Per il momento vale l’opinione di Baron, secondo cui “c’è solo una scelta realistica da svolgere: fare quel che dobbiamo per adattarci, e nella migliore delle ipotesi prosperare. O non farlo: e così staremo consapevolmente decidendo di fallire. Chi resisterà al cambiamento sarà messo da parte e dimenticato” (da Marty Baron, direttore del Washington Post, http://wapo.st/1y5qC6W )

La mostra a volo di drone. Villa Manin e l’Avanguardia Russa

Un modo nuovo per comunicare con l’occhio vigile del professore che lavora a fianco dei suoi ragazzi piloti-cineoperatori per un giorno d’avanguardia a villa Manin di Passariano del Friuli. Potrebbe essere questo il dispaccio per gli addetti ai lavori.
Dopo il risultato straordinario di ascolti per le video-interviste alla signora Aliki Costakis e al soprintendente prof. Piero Colussi durante la vernice stampa “Avanguardia russa. Da Malevic a Rodcenko” della Collezione George Costakis, proponiamo ora una serie di fermo-immagini del momento culturale. Parlare di “Avanguardia russa a Villa Manin” significa porre l’accento sulla capacità e passione che un un signore, senza tante risorse, è riuscito a collezionare opere e frammenti di un periodo fondamentale per la storia dell’arte contemporanea europea ma che poteva facilmente “annientarsi” o sparire nel nulla. Ieri come oggi dei giovani tentano di provare nuove strade, con una differenza: “la follia non per distruggere ma per migliorare”.
Il drone c’è ma non si vede, anzi viene svelato solo alla fine, quale oggettino con eliche che sorvola a distanza ravvicinata e teleguidato da un adolescente che ha una dimestichezza epidermica con lo smartphone.
Il sorriso innato di Antonella Lacchin, dell’ufficio stampa Villaggio Globale, chiude con serenità e fiducia le sequenze scelte dalla regia. Anzi sembra cogliere dalla sua espressione solare un auspicio che questo progetto iniziato con la Bellona-Minerva di Paolo Caliari detto il Veronese del 1550 traslocata in una palestra liceale va sostenuto e ampliato. Inquietante lo sguardo femminile di una giornalista ma non meno intrigante dei tanti sguardi che i fotoreporter volante e fisso da varie postazioni siano riusciti a cogliere. Lo spirito è quello della curiosità. Il luogo maestoso e i cielo azzurro.
Il progetto si avvale della collaborazione di Angelo Miatello e Rosanna Bortolon, promoter dell’iniziativa che va sotto il titolo di “Journalism Drone per la Scuola“. Mentre per la parte didattica-formativa sono intervenuti i professori Daniele Pauletto e Nazzareno Bolzon dell’Ipsia di Castelfranco Veneto con i loro stagisti. L’idea appunto sarebbe quella di coniugare liceali di diverse scuole.

Dal drone al web con l’Avanguardia Russa, una pacifica intrusione

Definire evento eccezionale è poco. Dimenticarlo sarà un peccato mortale. Due studenti adolescenti accompagnati dal loro professore (prof. Pauletto) e vice preside dell’IPSIA Gaillei (dr. Bolzon), assieme a due genitori giornalisti freelance del Liceo Giorgione (R. Bortolon e A. Miatello), tutti di Castelfranco Veneto (Treviso), hanno per la prima volta nella storia dell’arte affranto il muro dell’omertà comunicativa. Con una pacifica intrusione hanno partecipato alla vernice stampa della mostra “Avanguardia Russa. Capolavori dalla Collezione Costakis” che si è aperta a Villa Manin di Passariano del Friuli.
“Curiosità, stupore, paura …da parte dei presenti …ma è stata una cosa bellissima che va ripetuta per affinare le capacità e i risultati” – ha sostenuto Antonella Lacchin di Villaggio Globale.
I ragazzi dell’IPSIA Galilei hanno messo in campo il loro savoir faire per la registrazione aerea di interviste e opere esposte nelle sale mediante mini drone, battezzati per l’appunto “drone by art”, usando lo smartphone come console. E’ la seconda volta che sono alle prese con l’Arte, la prima è del 16 febbraio scorso con la Bellona-Minerva di Veronse (1550) in temporanea esposizione nella palestra del Liceo Giorgione.

Il prof. Daniele Pauletto filma il drone in movimento, teleguidato con smartphone da un allievo dell'Ipsia Galilei
Il prof. Daniele Pauletto filma il drone in movimento per l’intervista a Piero Colussi, teleguidato con smartphone da un allievo dell’Ipsia Galilei
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Il drone by art in movimento con la sua telecamerina incorporata e l’occhio vigile del “Ritratto” di Kazimir Malevic: un confronto spietato di due mondi a tre mani

I nativi digitali alle prese con gli avanguardisti russi
Un test che, nel gergo artistico, avrebbe potuto essere una “performance”, vista la contaminazione degli apparati con slogan propagandistici delle Avanguardie russe a caratteri cubitali e gli intervistati: il prof. Piero Colussi, la signora Costakis, figlia del noto collezionista.
“Per ora siamo agli inizi, come ha sottolineato il co-curatore Piero Colussi, anche il cinema all’inizio della sua storia leggendaria per portare il movimento nelle scene si basò di stratagemmi (carrelli, locomotiva, scale, palloni aerostati), così questi oggetti volanti sicuramente conquisteranno il mondo dell’arte. Ne sono certo.”
La cosa però che fa sorridere è l’uso del drone non più militare per scovare il nemico e poi bombardarlo ma per fini pacifici, anzi per rendere un servizio alla società dei network, youtube, twitter per avvicinarla ancor più a questo lontano luogo in mezzo alla campagna friulana che, per arrivarci, ci vuole l’auto o il treno.
Un servizio di trasporto per Villa Manin
Che strano che non ci sia una navetta dalla stazione di Codroipo alla Villa dell’ultimo doge Daniele Manin. Un trenino della Dotto, revisionato, con doppio uso (pub e trasporto) non costerebbe tanto. Il foresto ha bisogno di un servizio migliore.
I giornalisti presenti alla conferenza stampa hanno assistito alle “manovrine” dei due giovani con la felpa bianca dell’IPSIA Galilei di Castelfranco. “Chissà perché non hanno riportato la notizia fresca sulle colonne dei propri giornali?” – si chiede insospettito il prof. Pauletto.
“Per campanilismo friulano, dejà vu, disincantato menefreghismo, limiti editoriali delle 650 battute” – sussurra con un pizzico di sarcasmo il giornalista Miatello. L’assuefazione è una brutta bestia.
“Ma qui siamo di fronte ad una rivoluzione: con i drone dei ragazzi dell’IPSIA si è stabilito un dialogo virtuale con le Avanguardie Russe dei Malevic, Rodcenko, Sviblova, Popova, Stepanova che finirono nel tritacarne del comunismo staliniano, gran parte “salvate” da George Costakis, il temerario impiegato dell’ambasciata greca e poi canadese a Mosca, che ha speso tutti i suoi denari per raccogliere e conservare tante loro opere e testimonianze, quali frammenti di vita comune in nome dell’Arte, di quella che vorremmo fosse la Libera Espressione della Mente e che, purtroppo, non sempre è così.
Ci sono due mostre a Villa Manin fino al 28 giugno, la prima formata da un centinaio di scatti rivoluzionari e sorprendenti di Rodčenko provenienti da Mosca, e la seconda con oltre 300 opere della collezione di George Costakis, conservata nel Museo d’arte contemporanea di Salonicco (Grecia), che è uno spaccato sull’Avanguardia russa dal 1910 al 1930. La Collezione Costakis rappresenta solo il 30 % di quello che raccolse durante la sua residenza a Mosca dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il 70% gli fu confiscato dallo Stato. La Collezione Costakis è considerata dagli storici dell’arte contemporanea una pietra miliare per comprendere contaminazioni e originali interpretazioni di un mondo ancora poco studiato in Italia.
Due cataloghi Skira ed un programma fitto di incontri, proiezioni, seminari, laboratori metteranno al centro dell’attenzione Villa Manin che si troverà a confrontarsi con la sua ex Serenissima che da maggio aprirà i cancelli della Biennale che compie 120 anni. Treni da Venezia per Codroipo ce ne sono a tutte le ore. Ci vorrebbe però un minimo di servizio navetta.

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Georgij Costakis nella sua casa di Mosca – Foto di Igor’ Pal’min 1973, Archive of the Museum of Contemporary Art, Collection Costakis, Thessaloniki, Grecia

Georgij Dionisovič Costakis, Nato a Mosca nel 1913 da una famiglia di immigrati greci. “Quand’ero piccolo – si confessa nel video autobiografico – preferivo fare il chierichetto della chiesa ortodossa per quanto fosse bella rispetto al luogo dove abitavo, grigio e brutto, e mi innamorai delle icone, degli addobbi, dei ceri sempre accesi. Questa esperienza, secondo me, mi è stata tramandata da mio padre che era un uomo molto devoto.” Fu assunto da giovane come autista presso l’ambasciata greca, nel 1939 perse il suo impiego per la crisi tra URSS e Grecia. Ma ebbe la fortuna di trovare un impiego presso quella canadese, che gli permise di “frequentare diplomatici e uomini delle istituzioni costantemente in visita a Mosca”, come lui stesso racconta nel video, che merita di essere visto. Scopriamo un Costakis, colto ed eccentrico autodidatta, che non mancava di rivelare la sua grande, vera, segreta passione, portandoli in giro tra gallerie d’arte e negozi d’antiquariato. Così, diviso tra frequentazioni eccellenti e culto della bellezza, prese ad investire tutti i suoi guadagni in opere, cominciando con diverse tele del Seicento olandese. Un collezionista pieno di slancio e di curiosità, a cui la vita avrebbe riservato una missione. Grazie alla sua indefessa attività di ricerca, a quel girovagare continuo tra gallerie, mercati, botteghe e atelier, Georgij Costakis salvò dalla distruzione o dalla dimenticanza centinaia di opere di artisti russi, bollate dal regime sovietico come scadenti, immorali, decadenti, perché non allineate ai dettami della propaganda politica e prive di quel timbro proletario che, secondo la grande Russia comunista, avrebbe dovuto animare qualunque forma d’arte. Tra indottrinamento, limpidezza formale e retorica realista. Una riflessione che va affrontata con serenità.