Archivi tag: Leonardo Muraro

Castelfranco Veneto: Liceo Musicale Giorgione. Nuove aule con laboratori

dal-sass-e-bandiera-del-leonOre 12,15 minuti, sotto un nuovo Sole dopo la nevicata di venerdì notte, Franco Pivotti, Stefano Marcon, Franco De Vincenzis e Gianfranco Giovine al rush finale, in gergo: taglio del nastro tricolore, per nuove aule della Sarto che completano l’offerta formativa didattica del Liceo Musicale e Coreutico Giorgione. Il cortile gremito di ragazzi, qualche genitore e molti insegnanti è stato finalmente teatro dell’inaugurazione ufficiale in pompa magna. Mancava il prete che ormai per motivi geo-politici del ventunesimo secolo non si fa più vedere, onde evitare mal di pancia a chi professa altre credenze. Il mondo è cambiato. Discorsi e dichiarazioni, cimg0013distinguo e suggerimenti sono stati comunque registrati dai vari cronisti accorsi fin quassù, a 46mt. sul livello del mare. Ottimo il servizio di cronaca di Elia Cavarzan che ha sviluppato su un’intera pagina di La Tribuna, per la precisione la 25esima, i fatti salienti dell’evento con le foto dell’onnipresente Daniele Macca. Quattro foto che immortalano l’ufficialità del traguardo raggiunto dopo anni di traslochi, battaglie in incontri, carte bollate scritte, lettere protocollate, mail, iniziati con il precedente dirigente scolastico Giuseppe Ceccon, l’ex sindaco Luciano Dussin e Leonardo Muraro, ex presidente della provincia ed esponente di punta di Razza Piave (flop). Gli spazi inaugurati consistono in due salette da concerto e altre due classi funzionali alla realizzazione dei laboratori musicali classici e del nuovissimo laboratorio di musica elettronica che sarà sistemato in questi nuovi ambienti. Mancavano. I dieci anni trascorsi senza questi spazi le famiglie han dovuto accontentarsi oppure a tutti andava bene così? “Il problema principale in Italia è la “componente” genitoriale che non è presa in considerazione. I quattro rappresentanti nel consiglio d’istituto sono spesso superficiali o hanno la tendenza di agire per pro domo loro” – ci precisa un genitore ex rappresentante – “con la brutta abitudine di starsene quatti, quatti seduti attorno ad un tavolo e staccati dal resto della comunità”. Dalle carte bollate alla raccolta firme, dalle conferenze stampa alle barricate, il Liceo Musicale ha raccolto un album zeppo di testimonianze. Però dal 14 gennaio, dedicato a san Felice, ci si assegna al virtuosismo di Giovanni Andrea Zanon che “si è esibito davanti al pubblico, confermando l’eccellenza musicale che sta crescendo all’ombra delle mura” – conclude Elia Cavarzan. Cioè che cosa significa? Significa che siamo nelle sue mani anzi nelle mani di questi giovani che possono dimostrare al mondo intero che il Liceo Musicale è una scuola professionale, non teorica come per gli altri indirizzi. Pane e Musica. Attenzione dunque che si rischia di aggravare una situazione già di per sé ibrida. Il dibattito è aperto. Castelfranco deve lavorare per attrezzarsi di strutture idonee, creando un polo attorno al liceo musicale e alla nuova sede del conservatorio Steffani (in via Riccati). “Fare di Castelfranco un centro riconosciuto per la formazione dei musicisti trevigiani e non solo…”, “l’amministrazione sta realizzando per ricevere altri finanziamenti al fine di dare vita a una nuova sede per il conservatorio, l’unico di tutta la provincia e capace di attirare in città studenti da tutto il mondo” – (Stefano Marcon)

zanon-dal-sassChiediamo al prof. Marco Dal Sass che ha una lunga esperienza, anzi oltre a Castelfranco va e viene da Trento, quali sono le cose che non vanno, cioè le criticità? Siamo in uno standard decente al Musicale del Giorgione? Quali sarebbero le cose a suo avviso da migliorare?
Riguardo ai locali, vedendo ad esempio il Liceo Musicale di Trento (annesso al Conservatorio, dove insegno), sarebbe necessaria una mensa, aule studio dove i ragazzi potessero sfruttare i tempi morti di attesa delle lezioni pomeridiane. Aule insonorizzate, fattore indispensabile per poter svolgere in maniera serena e pulita le lezioni.
Connessione internet significativa per poter ad esempio potersi collegare a You tube e far ascoltare e vedere e commentare esecuzioni di brani di interesse dell’allievo.
Avere una vera sala dove poter effettuare saggi e concerti con almeno 60/80 posti a sedere.

L’avvenire del Musicale per Castelfranco “città d’arte e di musica” aprirebbe molte strade ed un’immagine che potrebbe catalizzare molte più risorse. Come dobbiamo muoverci?
Fermo restando che l’ immagine e la presenza dell’ Istituto si costruisce in molti anni di buon lavoro, si deve investire sulla comunicazione.

cimg0029Anche una connessione con le realtà produttive del territorio che spesso hanno una loro sala riunioni /conferenze interna. Lì si potrebbero portare e far conoscere i nostri “prodotti” musicali e come contropartita ottenere sponsorizzazioni anche in forma di borse di studio per ragazzi meritevoli per impegno e talento.
Sicuramente bisogna creare e sviluppare una fattiva collaborazione con il Conservatorio in modo tale che il Liceo diventi la naturale filiera per il Conservatorio stesso.
Però qui il discorso è complesso perché il Liceo, in quanto “musicale”, dovrebbe essere altamente formativo e caratterizzante dal punto di vista musicale. Intendo dire che le materie musicali dovrebbero avere assolutamente maggior peso rispetto alle materie tradizionali che viceversa dovrebbero essere modulare in maniera tale da poter lasciare più tempo e respiro agli studenti (gran parte di essi provengono da comuni distanti oltre i 25 km da Castelfranco con notevole dispendio di tempo). Infatti, facendo un discorso più generale, ritengo che il Liceo Musicale sia il segmento scolastico immediatamente precedente al Conservatorio e debba avere un obbligo formativo dal punto di vista musicale di tutto rispetto. Succede invece che i docenti delle materie tradizionali (troppe e con troppe ore) considerino la dicitura Liceo Musicale in maniera tale da privilegiare l’aspetto liceale, “prima di tutto è un Liceo”, questo è il loro motto.
Da qui si possono fare alcune considerazioni. La prima che mi viene in mente è che per fare una carriera musicale/concertistica significativa (che possa quindi divenire una vera professione) un ragazzo deve arrivare a 18 anni con un bagaglio tecnico e di repertorio significativo. Intendo dire che se vogliamo essere competitivi in questo settore con gli standard europei (paesi del nord ma anche con Slovenia, Ungheria, Croazia etc) e mondiali, si deve cambiare registro. A 18 anni un musicista deve essere formato e deve essere già in grado di poter partecipare a Concorsi nazionali ed internazionali, poter confrontarsi con i coetanei, almeno europei. In Italia chi emerge lo fa quasi sempre grazie a libera iniziativa, disponibilità finanziarie della famiglia etc ma non grazie alle agenzie scolastiche nazionali.

miatello-zanon-dalsassQuindi, un ragazzo non deve essere messo nelle condizioni di poter studiare seriamente (almeno in termini di ore di studio) quando finisce il liceo. A 18 anni dovrebbe già aver raggiunto quasi il traguardo. La carriera musicale sarebbe compromessa se questo non avvenisse. Lo studio dello strumento non è come lo studio delle altre materie, deve iniziare presto, con docenti qualificati, deve avere un grande supporto delle istituzioni. Deve quindi essere alimentato costantemente con i giusti stimoli e con adeguata passione.
Insisto su questo aspetto perché tutto ciò ha anche una ricaduta di immagine del Liceo ( non solo del nostro) infatti “Accade che molti dei ragazzi che ci tengono molto allo strumento e alla loro formazione musicale, non vedono l’ora di uscire dal Liceo per poter finalmente avere tempo di studiare lo strumento. Escono esasperati e dichiarano che non potranno fare una buona pubblicità al liceo musicale a chi chiedesse loro informazioni. Credo che il passaparola sia la migliore pubblicità specie quella fatta da chi ha provato in prima persona una scuola come un qualsiasi prodotto.

2-zanon-lizza-de-vinvenzisIl Musicale ha esattamente dieci anni forse al ventesimo di questo secolo avremo anche il conservatorio dentro l’ex Giorgione di borgo Treviso (che ci impiegò la bellezza di settant’anni per essere costruito – come scuola elementare e media – dall’Unità d’Italia per arrivare ai primi del Novecento. Come unire le forze per arrivare al traguardo di un Liceo Musicale Coreutico forse all’ex Maria Assunta?
Ribadisco quanto detto sopra, ad ogni modo, credo che al traguardo si arrivi con una comunione d’ intenti e strutturando il curriculum verticale in maniera collegiale tra i vari segmenti formativi.

Mazzocato (assessore edilizia scolastica Provincia di Treviso): “già da quest’anno potremmo riorganizzare il convitto con aule”

Pubblicato su Youtube da ReteTre il 17 gennaio 2014
CASTELFRANCO VENETO – Ieri le nostre telecamere, grazie alla segnalazione di un papà preoccupato, hanno testimoniato il degrado della sede staccata dell’istituto alberghiero di Castelfranco. Oggi abbiamo sentito in merito la Provincia. – Intervistati: LEONARDO MURARO (Presidente Provincia di Treviso), EUGENIO MAZZOCCATO (Assessore Edilizia scolastica Provincia di Treviso) – Servizio di Marta Marangon, riprese di Nicola Marcato, montaggio di Nicola Marcato.

Per chi volesse documentarsi, anche parzialmente, questo video di Antenna3 del 17 gennaio 2014, cioè un anno e mezzo fa, mette in risalto una impreparazione culturale nell’amministrare la cosa pubblica. Questa filosofia detta anche “berlusconite” che per cambiare l’Italia ha usato il marketing commerciale e non il buon senso, cioè quel valore aggiunto che qualsiasi classe politica è chiamata a difendere con servizi adeguati ai tempi e un personale statale che si aggiorni, dimostra più che mai di aver fallito il proprio mandato.
Una classe politica dirigente scelta perchè ha più sfrontatezza che preparazione culturale è lo specchio di una società in declino, reazionaria e ubriacata da brevi successi economici che si trasformano nella cosiddetta libertà di acquisto di prodotti voluttuari che ingannano il consumatore. Voler far quadrare i conti, trincerandosi dietro il dovere politico-amministrativo, cancellando la storia e la cultura significa mandare in fumo quel valore aggiunto che si è costruito lungo i secoli. Significa standardizzare le menti, hamburgherizzarle e purtroppo renderle schiave all’asiatificazione peneterante “tutto a un euro compreso un chilo di patatine surgelate”.
La sede di via Riccati del Maffioli (100 metri dalla Torre dell’Orologio, voluto da Gradenigo cinque secoli fa e pagato dai castellani) è un palazzo storico che conserva intatto uno stile post palladiano (vittoriano). La cosiddetta strada dell’architettura voluta dalla Provincia se n’è dimenticata. E’ del 1883-84, firmato dagli ing. Morando Capuzzo Dolcetta e Gaspare Polese, ha ospitato durante quasi settanta anni le nuove “Scuole elementari urbane” e i primi due anni del ginnasio. Siamo negli anni in cui si ripensa al ruolo centripeto di Castelfranco anche dal punto di vista turistico “Venezia-Castelfranco-Bassano”, la piazza, la statua di Giorgione, i giardini pubblici con il palco per le bande…
L’imponente fabbricato costa al Comune circa 100.000 lire pagato con un mutuo trentennale al 2% (“la cui copertura è individuata in una sovrimposta sulle imposte dirette sui terreni e sui fabbricati pari a tanti centesimi addizionali quanti serviranno per coprire la rata annuale del prestito medesimo, computata in lire 3099 e 66 centesimi”. Cf. Cecchetto, 1999)
Il presidente Muraro nella breve intervista nel suo ufficio di Sant’Artemio, nuova sede della Provincia costata circa duecentomila euro (fabbricati e opere di urbanizzazione, la cosiddetta reggia leghista della razza Piave) accenna alle difficoltà intrinseche al manufatto che è “tutelato e non di proprietà della Provincia”. Si capisce che è lontano dalla cultura e dalla storia. Perché non cercare soluzioni per ristrutturalo e renderlo un fiore all’occhiello del comparto Scuola della Castellana? (perse occasioni come i 150 anni dell’Unità d’Italia, il Centenario del Palladio)
Scuola e Cultura dovrebbero essere al primo posto dell’attenzione delle politiche provinciali, soprattutto in questa estesa e multiforme Provincia di Treviso che ha più baricentri storici e sedimentati. Castelfranco, Conegliano, Vittorio Veneto, la nascente Montebelluna, la romana Oderzo hanno una propria identità rispetto a Treviso che ha visto diminuire al 60% i residenti del centro storico, ingrossando periferie e paesucoli suburbani.
“Il Muraro pensa a sagre, rotatorie, forestali, ai suoi suv, alle gran mangiate di patatine fritte (made in Holland), alle costicine di maiale (made in Belgium), ai bigoli con l’anara (made in Romania) e alle birre spinose (made in Bayern). Hamburgherizzazione o scolarizzazione? Questo è il primo dilemma della storia del 2.0” – ribatte R. P., pensionato.
Il secondo personaggio dell’intervista, un certo ex sindaco Mazzoccato, assessore all’Edilizia Scolastica (sostituito dall’ing. Bonesso), dà per scontato che la soluzione migliore sia la diminuzione di iscritti per il Convitto così da trasformarlo in aule per l’Agrario che ne ha assoluto bisogno. “Un grande immobile che rimane vuoto ma che va usato diversamente”.
E’ un criterio imprenditoriale, da commerciante che compra e deve rivendere per guadagnare. Una berlusconite, come dicevamo all’inizio, che ha avuto il suo apice la conquista del potere di tanti nuovi amministratori scelti per la loro piccola notorietà locale, il modo di saper facilmente baypassare slogan e mangiate in compagnia, sfruttare le tv locali, crearsi un’immagine d’attacco prima alla burocrazia, poi al governo. Per trent’anni abbiamo subito una distruzione della campagna veneta, quella stessa che l’on. Domenico (Menego) Sartor nel 1963 ha difeso con i fatti, non con i gli slogan e le costicine+patatine+birre. Un Istituto Professionale per l’Agricoltura (corte colonica) 1957-61 con annesso Convitto maschile per permettere a chi ne avesse avuto bisogno una residenza sicura dover poter alloggiare e studiare. Una carta vincente per il periodo in cui il Veneto affrontava un esodo annuale verso Torino, Milano, la Svizzera, la Francia, il Canada, l’Australia…, modello persino studiato e propagandato dalla FAO di Roma, dalla CEE di Bruxelles (S. Mansholt) e guarda caso da un servizio giornalistico del mensile “Nato Letter”. Pensate: il castellano Menego Sartor che viene letto dagli apparati militari strategici della Nato nel pieno della Guerra Fredda che in quel preciso anno aveva sede a Parigi (1966). Bombe atomiche e mais slavo o americano. Allevamenti e concerie.
Dalle brevi battute dei due politici L. Muraro e Mazzoccato si evince ignoranza culturale che, sul piano antropologico, dimostra ancora una volta che il Veneto profondo sta nelle teste della gente e non come punto geografico. “La trascuratezza di quest’immobili storici è evidente quanto si punta invece su sagre delle Pro Loco o stupide parate folcloristiche, è il rovescio della medaglia” – afferma L. G., storico – che ubriacano il popolo. Forse la compagine politica del 2.0 è al capolinea, ragion per cui nel 2016 non ci sarà più. Come si fa avere scuole inadatte per poi pretendere di comandare in Europa o a Roma?”
Il Convitto Maffioli va potenziato e valorizzato come struttura polivalente. E’ di primaria necessità. Non pensarlo significa negare il passato glorioso di questa terra che qualcuno si pavoneggia etichettandola “Terre di Giorgione e Veronese”, solo slogan per depliant e opuscoli.
Sindaco, se ci sei, batti un colpo.