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GIOVANNI VENDRAMINI, UN BASSANESE AL PALAZZO BALBI: ANDATA E RITORNO DI UN’OPERA D’ARTE VERONESIANA

Morena Martini, Elena Pavan, Ylenia Bianchin

“Paolo Veronese (Verona 1528 – Venezia 1588). Minerva fra la Geometria e l’Aritmetica, affresco strappato (cm. 190 x 284). Parte della vasta decorazione eseguita da Paolo Veronese e Giovanni Battista Zelotti intorno al 1551 nella Villa Soranza di Treville di Castelfranco Veneto, distrutta poi nel 1818. Lo strappo degli affreschi fu eseguito con tecnica innovativa dal conte Filippo Balbi tra il 1816 e il 1817. Acquisizione 2002 da collezione privata”.

Così recita la targhetta, accanto all’opera che si trova al piano nobile di Palazzo Balbi, sede della Giunta del Veneto. É l’icona-simbolo delle riprese giornalistiche che si susseguono da parecchio tempo che ormai tutti i Veneti vedono.
L’occasione data dal trasloco dell’opera, in seguito la Minerva della Soranza, ha stimolato la cronaca per alcune divergenze attributive. Risalendo alle scarse informazioni di carattere storico e culturale che l’amministrazione competente possiede o ha mai cercato di raccogliere, ci si è posti il problema di tentare una descrizione ampia dell’opera di <93 lustri>, secondo i nostri calcoli (<1550-2015>).
Gli autori (testi) Miatello e Malvestio (iconografia), di questo libro, nel desiderio di approfondire le origini e il contenuto del frammento, si sono imbattuti su alcune contraddizioni storiche e lacune culturali. Il libro ha un taglio giornalistico, riprendendo passaggi e opinioni, risalendo a note bibliografiche e alle citazioni della letteratura che si è occupata dello specifico caso. L’uso del motore di ricerca Google, con la gratuità della consultazione Google.book di biblioteche straniere, quali: Bibliotheca Bodleiana di Oxford, Leland Stanford Junior University, Österreichische Nationalbibliothek Wien, Bayerische Staatsbibliothek München (Ex Bibliotheca Regia Monacensis), per citarne solo alcune, “ci ha facilitato la lettura, ampliandola. Ci ha portato persino grande conforto nello scoprire fraintendimenti e forse un’esagerata attribuzione”.

libro di Angelo Miatello e Claudio Malvestio

La suddivisione di capitoli con paragrafi intitolati, non frequente nella letteratura italiana ma ormai molto praticata dalle maggiori testate giornalistiche, è da sempre una forma redazionale dei Groupes de travail delle commissioni Unesco e delle O.I.
La Minerva della Soranzanon ha mai avuto né prima né dopo un approfondimento storico-contenutistico e una perizia scientifica. Le riserve che da tempo venivano sollevate sull’attribuzione dell’affresco su un piano strettamente stilistico sono in un’ugual misura riscontrabili anche confrontando le poche ma importanti riproduzioni su diversi supporti: stampa d’epoca, fotografia b.n, rivista. Non ci sono solo differenze dovute al degrado temporale.

Il (nostro) rinvenimento del catalogo della Galleria Maddox Street del 1826, in cui per la prima volta appare una “Minerva between Mensuration and Calculation” nell’elenco dei dipinti in conto-vendita, ci h aiutato a risalire alle fonti giornalistiche inglesi.
Fonti essenziali da cui si leggono gli arrivi degli affreschi del Palace of the Soranza nella City di Londra, grazie all’intermediazione del bassanese Giovanni Vendramini, apprezzato calcografo (engraver) e fine conoscitore dell’arte italiana. Seguendo le tracce indicate dal suddetto catalogo della Oxford Bodleiana, quale deposito ufficiale delle prime edizioni a stampa, si riesce a ripercorrere le tappe salienti della promozione di gran parte degli affreschi, considerati unici e di assoluto interesse culturale. Gli affreschi di “Veronese del palazzo della Soranza near Castelfranco in Trevigiano territory”erano di gran lunga più preziosi dei “Cartoni di Raffaello”.

Una scoperta di A. Miatello che nessun altro, prima, se n’era accorto. Il merito va sicuramente alle istituzioni british che hanno digitalizzato archivi e biblioteche intere (in accordo con le università americane), mentre noi (veneti) con tutta la nostra ricchezza e boria “indipendentista” siamo ancora in una fase di “studio e programmazione” e di “frammentaria digitalizzazione” (non ci sono schei!). Quindi, per fare un discorso politico, nemmeno durante gli anniversari dei 150 anni dell’Unità d’Italia, i Veneti sono riusciti a distinguersi, cadendo nel tranello dell’ “indipendenza” e della “diversità sanguigna” persino del “dna”. Due errori madornali, in quanto tutta la storia da quella romana al romanticismo in questa terra di monti, laghi, fiumi e coste, i rapporti si sono sempre intrecciati con il resto del Paese e dei Paesi confinanti amici e nemici, “ladri” e alleati (a turno germanici, francesi, fiamminghi, anglosassoni). Si può battagliare fin che si vuole ma rimaniamo pur sempre “italiani”, poi europei convinti. Non siamo né altoatesini, né valdostani e nemmeno siciliani o campani.

Auguri e complimenti alle tre signore Elena Pavan, Morena Martini e Ylenia Bianchin che si sono prestate come testimonial dell’opera veronesiana: “Minerva tra Aritmetica e Geometria”, in temporanea esposizione a palazzo Balbi, sede della Giunta regionale. Un progetto, come l’abbiamo descritto a voce sifusa che merita di concretizzarsi prima che sia troppo tardi.