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AUTONOMIA: un principio generale erga omnes che noi Veneti abbiamo sottoscritto. Una conversazione con Claudio Malvestio, candidato alle Regionali 2020

“Per il Veneto l’autonomia delle regioni rimane al primo posto” queste le parole di Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, a margine della seduta straordinaria della Conferenza delle Regioni per l’approvazione del documento “1970-2020: le istituzioni regionali 50 anni dopo”

Da sempre, Claudio Malvestio, nostro designer della comunicazione e co-autore di tante monografie e giornali, si batte per l’autonomia del Veneto, quella che il nostro Luca Zaia sta portando avanti con professionalità e passione. Non è una battuta e nemmeno una battaglia, è un “principio generale erga omnes” sul quale la nostra Terra ha accettato di unirsi al resto degli altri “popoli” siciliani, sardi, lombardi, toscani, umbri, campani, piemontesi…dal 1861 al 1867 (mancavano Trento e Trieste con l’Istria).
Certamente l’obiettivo era di cacciare (a calci in culo) gli stranieri oppressori e di unire le nostre forze, chi mirava ad una Repubblica (Mazzini e Garibaldi) e chi invece ad una Monarchia costituzionale (Cavour). Fu scelta questa seconda esperienza, un po’ per pigrizia un po’ per scopiazzare gli imperiali europei. Eravamo poveri e analfabeti. Ci fregarono.
Poi ci fu il Ventennio, dopo una Guerra che vide il Triveneto devastato, città bombardate, milioni di morti. Fregati per la seconda volta con i Trattati di Losanna. Per certi versi fu unico sistema che voleva plasmare l’italiano, renderlo forte ed orgoglioso. Purtroppo l’ideologia gioca brutti scherzi. Non possono sentirsi indenni i comunisti. La storia per chi l’ha vissuta fu tragica. Di nuovo disastri, bombardamenti, morti ma in tutt’Italia. E come se non bastasse italiani contro italiani. Sparì la dittatura, grazie agli Alleati. Risorse un’Italia democratica, liberale e prettamente cattolica. Almeno così sembrava.
Nacquero la Ceca, l’Euratom e il Mec e poi via via si formò l’Europa delle Regioni.
In Italia abbiamo festeggiato i cinquant’anni della loro nascita con una mostra al Ferro Fini che a causa del lockdown nessuno se ne è accorto.
Altri tempi, altri partiti, altre forme elettorali. Oggi, più che mai, possiamo essere orgogliosi di stare al passo di una prossima “autonomia funzionale”, elaborata dal prof. Mario Bertolissi e votata dall’ottantasette per cento dei Veneti.
E su questo, Claudio Malvestio non vuole essere frainteso: “il mio Veneto lo vedo sempre molto avanti rispetto ad altre regioni, appunto perchè noi Veneti ci hanno abituati di essere responsabili in “famiglia” e di aiutarci qualora ci fosse bisogno”, in altre parole nel linguaggio politico significa far valere il principio di solidarietà nei confronti altre regioni. Un principio ripetuto anche dal presidente Sergio Mattarella quando ha incontrato i presidenti di tutte le Regioni.
“La solidarietà – come ha detto il Capo dello Stato – rafforza il dovere di utilizzo equo, efficace ed efficiente delle risorse da parte di tutte le Regioni”  Angelo Miatello  

CINQUANTENARIO DELLE REGIONI
A 50 anni dalla nascita delle Regioni a statuto ordinario, è d’obbligo tirare le somme. Il Veneto è riuscito con forza e passione a trasformarsi in una delle realtà socio-economiche più rilevanti d’Europa. Non a caso chiediamo con insistenza di tradurre la nostra virtuosità in autonomia differenziata, cioè di migliorare il benessere del nostro Paese. Al  recente incontro col  capo dello Stato e del Ministro Boccia, Luca Zaia ha ribadito che vanno usati i fondi del Recovery fund per i Lep, cioè i Livelli essenziali di perequazione.
Claudio Malvestio

REPERTORIO

23 settembre 2019 | Incontro tra il Presidente Zaia e il Ministro Boccia sull’Autonomia del Veneto | In evidenza il Dossier consegnato al Ministro Boccia

10 aprile 2019 | Audizione del Presidente Zaia presso la Commissione Parlamentare per le questioni regionali

3 aprile 2019 | Audizione del Presidente Zaia presso la Commissione Parlamentare per l’attuazione del Federalismo Fiscale

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I Bellunesi vogliono l’Autonomia: il governatore Zaia li mette in guardia

AI BELLUNESI.
“Prendo carta e penna per evitare che ci siano interpretazioni maliziose alle mie parole sulla questione dell’autonomia di Belluno. Come diceva il Manzoni, ‘ai posteri l’ardua sentenza’: ma se il referendum di Belluno si fa è perché gli atti necessari sono stati fatti. Se non si fa, di certo non è colpa della Regione”.
Comincia con queste parole una lettera aperta rivolta oggi dal Presidente della Regione del Veneto ai cittadini bellunesi sul tema dell’autonomia della provincia dolomitica veneta.
“Ho appreso dai media – continua il Governatore – che pare che la Provincia di Belluno stia approntando un quesito referendario da abbinare in un election day a quello che si terrà il 22 ottobre per l’autonomia di tutto il Veneto. Per quanto mi riguarda, la casa dell’autonomia è sempre aperta e qualsiasi azione che vada in quella direzione va accolta, purchè non sia strumentale. Porte aperte, quindi, ma deve essere chiaro che è Belluno che deve rispettare il suo Statuto rispetto alla formulazione del quesito, altrimenti le parole non si tradurranno mai in azione concreta. Occorre infatti che il referendum riguardi, dice lo Statuto della stessa Provincia, esclusivamente argomenti locali di competenza dell’Amministrazione; che si attivi una commissione per il giudizio di ammissibilità della proposta; che la comunicazione di ammissibilità venga notificata al Presidente della Provincia, il quale dovrà poi porre all’Ordine del Giorno una delibera di presa d’atto. A questo punto devono essere fissate le modalità di svolgimento del voto. Tutto questo non c’è ancora”.
“Se qualcuno vuole approfittare del referendum per cercare la rissa si sbaglia – aggiunge il Presidente della Regione – perché da noi, se le cose vengono fatte bene, trova sempre porte aperte”.
“Di più – prosegue il Governatore – dico ai bellunesi che il nemico è Roma, non Venezia, e per capirlo basta guardare i conti: da quando sono stato eletto Presidente, dal 2010, i trasferimenti della Regione a Belluno sono passati da 17,7 milioni di allora a 38,8 milioni di oggi, mentre Roma è passata da 28 milioni a 62 mila euro. Roma, in una parola, è sparita”.
“Se posso permettermi di dare un consiglio ai bellunesi – sottolinea ancora – dico di andare veloci, di costituire subito la commissione di saggi e, magari, di avvalersi dei due valenti costituzionalisti che hanno brillantemente affiancato la Regione: i professori Antonini e Bertolissi”.
“Vorrei peraltro ricordare – fa notare ancora il Presidente – che un vero referendum dovrebbe puntare in alto è cioè che Belluno possa essere a tutti gli effetti Provincia Autonoma, attraverso una vera e propria modifica della Costituzione. Il tutto, fermo restando che il referendum regionale del 22 ottobre porterebbe benefici a tutto il Veneto. Se anche solo venissero applicati l’articolo 116 della Costituzione e seguenti, con l’applicazione del federalismo fiscale, il Veneto intero arriverebbe alla pari di Trento e Bolzano, e a quel punto il giovamento sarà enorme e soprattutto per tutti i veneti”.
“Per non dare alibi a nessuno, e perché l’autonomia sia una cosa pulita e seria, e non terreno per fare polemica e dar fiato a qualche disperato dell’ultima ora– conclude il Governatore – dico ai bellunesi: da noi porte aperte e avanti tutta, ma fate veloci”.

“Razza Piave”, la raccolta di editoriali di Giorgio Lago, direttore de Il Gazzettino

“Razza Piave”. E’ un’immagine che a Giorgio Lago era particolarmente cara, perché egli stesso vi si identificava: per storia personale e professionale al tempo stesso. A dieci anni dalla sua scomparsa, l’associazione di amici intitolata al suo nome ha ritenuto di offrire un particolare contributo a tenerne viva la memoria, con un libro che raccogliesse un’ampia selezione dei tanti editoriali da lui scritti nei vent’anni che l’hanno visto prima alla direzione de “Il Gazzettino”, quindi editorialista di “La Repubblica” e dei quotidiani locali del gruppo “L’Espresso”. Giornalista di razza, anzi di “razza Piave”, nel suo intenso e qualificato percorso professionale Lago ha dato corpo a un’idea di Nordest come laboratorio di una riforma del sistema-Paese che purtroppo rimane ancora di là da venire. Una battaglia, la sua, che ha fatto perno sull’idea del federalismo; e che ha dato voce in politica come in economia come nella società a una voglia di cambiamento, di modernizzazione, di innovazione, che rimane oggi più che mai attuale. I testi sono accompagnati dai contributi di una serie di esponenti delle istituzioni, della produzione, del vivere civile, che hanno avuto modo di essere suoi compagni di strada. La speranza è che queste pagine servano a tenere vive la tensione e la passione per un’Italia nuova e diversa, in cui a giocare un ruolo di traino sia un nuovo e diverso Nordest. Il libro, a cura di Francesco Jori e Gianni Riccamboni, dal titolo “C’era una volta il Nordest – Giorgio Lago, vent’anni di giornalismo razza Piave”, è edito dalla Padova University Press, e si arricchisce di saggi di Mario Bertolissi, Massimo Cacciari, Mario Carraro, Giovanni Costa, Ilvo Diamanti, Enzo Pace, Paolo Possamai, Gianni Riccamboni.