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Torino: Il nuovo Museo Egizio quasi pronto

5Mancano poche settimane per l’inaugurazione del nuovo Museo Egizio di Torino che da tempo attende una sua rigenerazione polivalente. Si tratta dell’unico museo al mondo oltre a quello del Cairo ad essere interamente dedicato all’arte ed alla cultura egizie. E’ la seconda collezione di antichità egizie del mondo nonché la più importante e ricca al di fuori dell’Egitto. Fondato nel 1824, attira turisti, appassionati di egittologia e studiosi di fama internazionale. Possiede una collezione più di 30.000 pezzi (Tomba di Kha e Statuario) d’interesse scientifico (vasellame, statue frammentarie, ceste, stele, frammenti di papiri) e vengono regolarmente studiati in quanto oggetto di pubblicazioni.
Nei suoi 190 anni di storia, le numerose trasformazioni del Museo sono sempre andate di pari passo con le esigenze dei visitatori, che nell’Ottocento ad esempio erano più che altro studiosi di egittologia.
L’allestimento storico è stato mantenuto fino al luglio 2013, quando i lavori di rifunzionalizzazione hanno interessato il 1° piano della sede di Via Accademia delle Scienze con la conseguente necessità di presentare al pubblico un allestimento temporaneo – quello dell’Ipogeo – che preservasse la fruibilità delle collezioni museali.
Immortali, l’arte e i saperi degli antichi Egizi è il nuovo percorso museale che dal 1° agosto dello scorso anno offre al pubblico un approccio museale più attuale, un rapporto più diretto con i reperti grazie alla possibilità di scoprirli nella loro tridimensionalità.
Pur non avendo un “carattere italiano”, il Museo Egizio è uno dei grandi attrattori culturali di Torino: molto amato dai residenti come dai turisti, dal pubblico di studiosi come dagli appassionati. Ma il Museo Egizio di Torino non è solo un tassello dell’offerta culturale e turistica della città: rappresenta infatti un pezzo di storia del territorio, un tratto distintivo della sua identità. Generazioni e generazioni di torinesi sono cresciute visitando le sue sale e
scoprendo le sue meravigliose collezioni, con la consapevolezza di possedere un “tesoro”: il più antico museo egizio del mondo. Il percorso di rinnovamento del Museo non risponde quindi solo alle logiche di tutelare e conservare al meglio un patrimonio culturale di eccezionale livello e di mantenere alto il livello di attrazione turistica, ma è anche segno della capacità di rinnovarsi della comunità di cui è espressione. Il numero di visitatori del Museo supera il mezzo milione all’anno, piazzandolo al nono posto in graduatoria nazionale. La Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino è stata costituita ufficialmente il 6 ottobre 2004 e rappresenta il primo esperimento di costituzione, da parte dello Stato Italiano, di uno strumento di gestione museale a partecipazione privata.
La Fondazione è stata costituita dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che ha conferito in uso per 30 anni i propri beni, insieme alla Regione Piemonte, alla Provincia di Torino, alla Città di Torino, alla Compagnia di San Paolo ed alla Fondazione CRT. La somma di 50 milioni di euro allocata per la ristrutturazione e il riallestimento del Museo è il frutto di un accordo di programma tra: il Comune di Torino, la Provincia di Torino, la Regione Piemonte, la Compagnia di San Paolo e la Fondazione CRT.
Il progetto del “nuovo” Museo Egizio è stato al centro di una competizione mondiale di architetti, ingegneri ed esperti museali per determinare la grande rinascita della struttura. La gara è stata vinta dal raggruppamento Isolarchitetti. I lavori sono stati affidati, attraverso un’altra gara di appalto, a Zoppoli & Pulcher.

I numeri del cantiere
 1.080 giorni di lavoro
 110 maestranze operanti in cantiere
 6.992 mc di terra rimossa
 2.182 mc di calcestruzzo
 254.027 kg di armature di ferro
 160.000 m di cavi elettrici
 1.820 mq di pittura muraria.

L’immortalità degli Antichi Egizi diventa così tangibile nelle opere, sia monumentali che di piccole dimensioni, che rivelano saperi sorprendenti in grado di inviare incessantemente messaggi dal passato. Tra i reperti imperdibili da ammirare, si segnalano in particolare:
1) La Tomba degli Ignoti, Antico Regno (ca 2450 a.C.)
2) Il dedicante Penshenabu, Nuovo Regno 1279-1213 a.C., calcare dipinto
3) La dama Hel, Nuovo Regno 1279-1213 a.C., calcare
4) I coniugi Pendua e Nefertari, Nuovo Regno 1279-1213 a.C., calcare (che sono il simbolo del nuovo percorso museale, vedi poster)
5) Sandali intrecciati provenienti dalla Tomba della Regina Nefertari, Nuovo Regno, 1279-1213 a.C., fibre vegetali
6) Il portastendardi Penbuy, Nuovo Regno, 1279-1213 a.C. , legno
7) Statua cubo di Merenptah, Epoca Tarda 714-690 a.C. Diorite
8) Una intera parete di stele di epoche e materiali diversi, talune mirabilmente dipinte
9) Due regine tolemaiche, Epoca tolemaica (IV-III secolo a.C.), una in basalto e una in arenaria
10)Una testa di re, Epoca tolemaica
(IV-III secolo a.C.), basalto.

Una stele per Djehutinefer e la moglie Benbu
Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenofi III (1388-1351 a.C.)
Stele egizia incisa con geroglifici

Calcare, dipinta
Nuovo Regno, inizio XVIII dinastia (1540-1479 a.C.)
Provenienza: Tebe, Dra Abu el-Naga, in seguito Collezione Drovetti, 1824
N. Inv. C. 1638
Questa stele con la sommità arrotondata era un monumento funerario per Djehutinefer (il cui soprannome è Seshu) e la moglie Benbu. I due sono raffigurati in rilievo appena emergente, seduti su belle sedie con il piede a zampa di leone, mentre la loro bambina è in posa eretta al loro fianco davanti a una tavola per le offerte ricchissima di vivande (ben visibile un’anatra sopra le forme di pane). Anche in rilievo emergente sono gli occhi protettivi udjat, che simboleggiano l’occhio risanato del dio falco Horus e il segno shen (tutto ciò che il sole circonda) e la coppa (per il verbo «unire») posti sulla sommità della lunetta. La coppia è abbigliata con eleganza, l’uomo con un’intricata parrucca casco scalato con indosso una fine tunica bianca trasparente sotto un più pesante gonnellino bianco. Djehutinefer regge inoltre uno scettro del potere. Anche Bembu, mentre abbraccia affettuosamente il marito, indossa una tunica bianca che le scopre il petto. Per tenere a posto la lunga parrucca, porta un diadema a bocciolo di loto (simbolo di rinascita). Poiché le sue braccia sono impegnate, la giovane figlia Neferty (riprodotta in scala minore con il ricciolo laterale dei bambini) solleva il consueto bocciolo di loto al naso della madre. La scena si svolge incorniciata in una «finestra». I testi raffigurati sopra e sotto sono eseguiti in un meno laborioso rilievo abbassato. Elenchi di offerte sono scolpiti in uno sazio sollevato sopra la tavola d’oblazione. I due testi principali compongono una preghiera in lode a Harakhti e Osiride, affinché lo spirito ba dei defunti possa entrare in paradiso e il loro corpo nella vita ultraterrena.
http://www.museoegizio.org/pages/stele.jsp