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REAL SHIT, vera merda di cavallo e gallina

Real Shit, foto da sito webQuesta non è la solita merda. Avrai tra le mani 500g di letame organico di prima qualità, raccolto da me qui in fattoria e fatto maturare per sei mesi neanche fosse un whisky invecchiato. Questa roba contiene abbastanza azoto, fosforo e potassio per dare una botta di vita alle tue povere piante di città. Provalo e mi ringrazierai – o meglio ringrazierai i cavalli e le galline, perché sono loro che fanno tutto il lavoro.
Si tratta della spiegazione sul web del “nuovo prodotto” inscatolato messo in vendita nel negozio di lusso Eatitaly a New York, fondato da Oscar Farinetti (una volta vendeva prodotti elettronici). Settecentocinquanta grammi di “letame organico di prima qualità”, assicura con soddisfazione l’etichetta del prodotto. Roba di qualità, come nella tradizione della catena di negozi. Quasi un chilo di purissimo concime di campagna con cui coltivare le piante sul balcone o il proprio orto urbano di insalate e pomodori. L’apoteosi del radical chic italiano. Venduto a caro prezzo, soprattutto in relazione alla materia che è quella roba lì. Alla quale non siamo soliti attribuire un prezzo, ché altrimenti saremmo tutti ricchi. A esclusione di chi soffre di stipsi. Otto euro e novanta centesimi. Ecco il prezzo della fatica – è il caso di dirlo -, di mucche o cavalli e galline (sono loro le autrici della mercanzia, ma per gli esperti era la merda di cavallo la migliore). Per sicurezza un collega milanese, radical chic della cata stampata berlusconiana ha telefonato al centralino di Eataly, per sincerarsi che non si trattasse di uno scherzo. Una gentilissima inserviente gli ha risposto che ci sono ancora scatole sugli scaffali.
Una piccola riflessione. Su un piano, diciamo etimologico, “real shit” sta per “vera merda” che faremmo fatica intitolare un barattolo da esporre in un supermercato o appoggiare accanto a spaghetti, formaggi e salumi. Allora la traduzione in italiano è “letame” ma anche questo non sarebbe adatto. Un cliente non se la sentirebbe di comperarlo e pagarlo quasi diciottomila delle vecchie lire. Ci sono gà mille prodotti chiamati “fertilizzanti” liguidi o solidi in pastiglie o bastoncini, rigorosamente verdi o marroncini come i sottovasi di plastica (o in recipienti verdi). In Usa, il barattolo di shit non fa scalpore e nemmeno di metterlo assieme ai prodotti della spesa quotidiana. A New York si vende, fa country.
L’idea è comunque geniale che provocherà un po’ di scalpore ma poi se ci sarà una buona pubblicità come quella fatta per cani e gatti (cibo inscatolato o confezionato con deliziose teste di gatto), anche il real shit, la vera merda, porterà guadagno. L’EXPO di Milano serve anche a questo: dimostrare al mondo intero che la genialità viene anche attraverso la confezione e non il contenuto.  
La storia dell’arte comunque ha un precedente dello stesso tipo: “Merde d’artiste” , scatolette confezionate dal noto Piero Manzoni che di recente in un’asta inglese una scatoletta è stata battuta per 124mila euro…che sono vuote. 

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