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57.Esposizione Internazionale d’Arte dal 13 maggio al 26 novembre 2017

57-biennale-viva-arteE’ ufficiale: da sabato 13 maggio a domenica 26 novembre 2017, ai Giardini e all’Arsenale, la 57. Esposizione Internazionale d’Arte dal titolo VIVA ARTE VIVA, curata da Christine Macel e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. Con 120 artisti, 85 partecipazioni nazionali negli storici Padiglioni ai Giardini, all’Arsenale e nel centro storico di Venezia e 4 nuovi paesi – Antigua e Barbuda, Kiribati, Nigeria, Kazakistan – si presta di essere la più importante macchina culturale italiana. Cecilia Alemani è la curatrice del Padiglione Italia alle Tese delle Vergini in Arsenale, “controllato” dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Direzione Generale Arte e Architettura Contemporanee e Periferie Urbane. Un centinaio di Eventi Collaterali, proposti da enti e istituzioni internazionali, saranno allestiti in vari luoghi di Venezia città.
La Mostra si snoda lungo un percorso espositivo suddiviso da nove capitoli o famiglie di artisti, con due primi universi nel Padiglione Centrale ai Giardini e sette altri universi che si snodano dall’Arsenale fino al Giardino delle Vergini. 120 sono gli artisti partecipanti, provenienti da 51 paesi; di questi 103 sono presenti per la prima volta nella Mostra Internazionale del curatore.
viva-arte-viva_macel-baratta_photo-andrea-avezzu_courtesy-la-biennale-di-venezia“La Biennale si deve qualificare come luogo che ha come metodo, e quasi come ragion d’essere, il libero dialogo tra gli artisti e tra questi e il pubblico.”  Anzi – aggiunge Paolo Baratta – “con la presente edizione si introduce un ulteriore sviluppo; è come se quello che deve sempre essere il metodo principale del nostro lavoro, l’incontro e il dialogo, diventasse il tema stesso della Mostra. Perché questa Biennale è proprio dedicata a celebrare, e quasi a render grazie, all’esistenza stessa dell’arte e degli artisti, che ci offrono con i loro mondi una dilatazione della nostra prospettiva e dello spazio della nostra esistenza.”
Ci si ispira “all’umanesimo” – dice Christine Macel. Un umanesimo non focalizzato su un ideale artistico da inseguire, né tanto meno caratterizzato dalla celebrazione dell’uomo come essere capace di dominare su quanto lo circonda; semmai un umanesimo che celebra la capacità dell’uomo, attraverso l’arte, di non essere dominato dalle forze che governano quanto accade nel mondo, forze che se lasciate sole possono grandemente condizionare in senso riduttivo la dimensione umana.” “È un umanesimo nel quale l’atto artistico è a un tempo atto di resistenza, di liberazione e di generosità.”
Scoperte o riscoperte? Sarà la novità di questa 57.Biennale, come ha sottolineato Baratta, una sfida o meglio avere fiducia nel mondo dell’arte. Perchè è l’incontro, il dialogo che ci interessano, di mettere assieme artista e pubblico. “Con questa Biennale poi, l’incontro diretto con l’artista assume un ruolo strategico, tanto da costituire uno dei pilastri della Mostra, con un programma che per dimensione e per impegno è senza precedenti. Attorno alla Mostra principale della curatrice, 85 padiglioni dei paesi partecipanti daranno vita ancora una volta a quel pluralismo di voci che è tipico della Biennale di Venezia.”

 

La scala di Maria Reiche rivoluziona la 15.Biennale Architettura

Copia di _11M0040x“In un viaggio attraverso l’America del Sud – racconta Alejandro Aravena alla presentazione della 15.Biennale Architettura di Venezia, svoltasi al salone delle feste di Ca’ Giutinian, ex sede del Casino novecentesco – Bruce Chatwin incontrò una signora anziana che attraversava il deserto portando una scala di alluminio in spalla. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche che studiava le linee Nazca. Viste in piedi sul terreno, le pietre non avevano alcun senso; sembravano nient’altro che pietrisco. Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero o un fiore.”
Aravena auspica così che la Biennale Architettura 2016 offra “un nuovo punto di vista come quello di Maria Reiche dalla scala. Di fronte alla complessità e alla varietà delle sfide alle quali l’architettura deve dare risposta, REPORTING FROM THE FRONT (titolo della 15.Biennale) si propone di dare ascolto a quelli che hanno potuto acquisire una prospettiva e che sono quindi in grado di condividere sapere ed esperienze con noi che stiamo in piedi sul terreno.”
_11M0029xVedere dall’alto non basta, ci vuole anche una preparazione per capire il landscape. Dunque la scala di metallo è uno strumento ma l’occhio e la mente ricompongono le pietre e ne spiegano il concetto. Aravena auspica “un nuovo punto di vista”. Così possiamo prendere ad esempio lo studio che Angelo Miatello ha portato a termine su “Droni by Art – il giornalismo tascabile“, iniziato esclusivamente dalla contagiosa promiscuità con i droni Ipsia del prof. Daniele Pauletto. “È una riprova di quanto avevo percepito dalle frettolose dichiarazioni ma puntuali di Piero Colussi, soprintendente di Villa Manin (“il Cinema russo e quello europeo cercavano già dagli albori un nuovo modo di riprendere con scale, treni in movimento”), del dr. Ferrara, soprintendente beni archeologici del Polo Veneto (“il De’ Barbari vedeva Venezia dall’alto, come nessun altro, ma poi anche il Piranesi disegnava scale e interni molto fantastici a volo d’uccello”), dell’arch. Aldo Cibic, curatore del Padiglione Venezia (“la nuova tecnologia al digitale sarà utile, anzi utilissima, ne sono sicuro”), di Maurizio Cecconi, AD di Villaggio Globale (“portare sulla scena dell’arte i vostri minidroni significa allargare la visione d’insieme”), del prof. Giuseppe Zaccaria, Magnifico Rettore (“stupendo questo quadfricottero, anzi direi giocattolino ma se usato per altri scopi apre la mente”), del prof. Renato Piva, docente di Scienze della Comunicazione – Uni-Pd (“sicuramente dà una nuova visione d’insieme, pensiamo di filmare le trincee, quelle impervie e molto lunghe, con i droni a portata di mano si possono raggiungere scene spettacolari”), e per ultimo del dr. Diego Vecchiato, Regione del Veneto (“la scuola è al servizio della cultura, intesa come parte civile e non a se stante, l’Ipsia è un buon modello da seguire”)
Il sasso è tratto, si è fatto un passo in avanti, nel senso che solo il team Droni by Art ha usato il drone in un servizio integrato della comunicazione e non come strumento fine se stesso (vedi trasportare un oggetto o filmare i ladri di auto che le telecamere fisse possono già farlo).
Il giornalismo tascabile di droni by art è composto da: testo del cronista A. Miatello, videoclip realizzati da Daniele Pauletto, foto di Claudio Malvestio, riprese del drone pilotato da Federico Calzavara, ulteriori link di rinvio, il coordinamento di Rosanna Bortolon. È fatto di piccole cose e non certo con sofisticati apparecchi che possiede una casa cinematografica o agenzia stampa di alto livello…internazionale o la Navy americana. “Il risultato è ottimo non perfetto.
Essere in grado di cogliere le potenzialità offerte dai droni nella diagnostica delle periferie è la sfida del momento. La scala è uno strumento-icona della storia dell’arte. L’archeologa tedesca Maria Reiche immortalata dal fotografo con i piedi per terra Bruce Chatwin è e rimane un punto ideale da cui ripartire.
I Nazca (300 av. C – 500 d. C., Civiltà peruviana) per costruire mega divinità con pietre dimostrano di aver avuto una percezione visiva molto più sviluppata (dall’alto) rispetto ad altre civiltà occidentali.
I videoclip che sono stati proiettati a Salvatronda, tratti dalla Rete dimostrano ampiamente l’inizio di una nuova era: Katsu, Fendi, Ella & Pitr, il cinema di fantascienza, la Base Sigonella, il drone che controlla le radiazioni e gli inquinanti nell’aria provenienti da siti industriali darà filo da torcere a chi inquina.
Se la scala di alluminio per l’archeologa tedesca Maria Reiche è pur sempre una protesi, il robot volante collegato ad un sistema integrato supererà i limiti entro i quali siamo stati abituati.
Il drone cambia la percezione visiva, trasmette nuovi dati, amplia il campo, lo stimolerà per altri inverosimili risultati. Non più dal basso verso l’alto o in parallelo, ma dall’alto verso il basso su tutta l’area.
Caffi Volo sul pallone 1847 Ca PesaroCi viene in mente il vedutista Ippolito Caffi che salì con il pallone aerostatico da Piazza di Siena a Roma nel 1856, descrivendo sul suo taccuino le meraviglie che spiccavano il Colosseo, i Fori Imperiali, le basiliche, l’Agro Pontino, un orizzonte con un cielo limpido …
Per farla breve, le neuroscienze stanno ribaltando il concetto: “occhio-mente” che non è più “suono-mente”. L’occhio ci guida e immagazzina. Forse per lo sviluppo di questa nuova “filosofia visiva” anche l’architettura cambierà?
“Architettura è la più politica delle arti” – dice Baratta – “portando come esempio sia un piano urbanistico che il singolo quadrettino che potrà essere riempito da un nuovo immobile. È sempre la politica che ne determina la collocazione del manufatto e se deve durare “per sempre”. I Palazzi veneziani ne attestano la consistenza.
“Noi guardiamo ai fenomeni e cerchiamo di stimolare domande e risposte che devono provenire da un vasto pubblico cui ci aspettiamo calare in questa città strepitosamente bella ed originale, unica che deve saper difendersi dalle forze naturali, in cui l’arte è sedimentata dappertutto, dentro e fuori, quasi a perfezione come un orologio da polso che è impermeabile, resistente e ricaricabile con il movimento del polso, oltre ad essere piacevole come un Rolex. Peccato che i treni non siano precisi come i nostri orologi! (Gianpaolo Marini).

Una visione dall’alto può cambiare la conoscenza. Il video dell’intera conferenza stampa di Biennale Architettura

_11M0040xPubblicato il 22 feb 2016
Conferenza stampa di presentazione della Biennale Architettura 2016.
Con Paolo Baratta e Alejandro Aravena. Venezia, Ca’ Giustinian, 22 febbraio 2016

“In un viaggio attraverso l’America del Sud – racconta Alejandro Aravena alla presentazione della 15.Biennale Architettura di Venezia al salone delle feste di Ca’ Giutinian ex sede del Casino novecentesco – Bruce Chatwin incontrò una signora anziana che attraversava il deserto portando una scala di alluminio in spalla. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche che studiava le linee Nazca. Viste in piedi sul terreno, le pietre non avevano alcun senso; sembravano nient’altro che pietrisco. Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero o un fiore.”
ver01Aravena auspica così che la Biennale Architettura 2016 offra “un nuovo punto di vista come quello di Maria Reiche dalla scala. Di fronte alla complessità e alla varietà delle sfide alle quali l’architettura deve dare risposta, REPORTING FROM THE FRONT si propone di dare ascolto a quelli che hanno potuto acquisire una prospettiva e che sono quindi in grado di condividere sapere ed esperienze con noi che stiamo in piedi sul terreno.”
Vedere dall’alto non basta, ci vuole anche una preparazione per capire il landscape. Dunque la scala di metallo è uno strumento ma l’occhio e la mente ricompongono le pietre e ne spiegano il concetto. Aravena auspica “un nuovo punto di vista”. Così possiamo prendere ad esempio lo studio che Angelo Miatello ha portato a termine su “Droni by Art – il giornalismo tascabile“, iniziato esclusivamente dalla contagiosa promiscuità con i droni Ipsia del prof. Daniele Pauletto. “E’ una riprova di quanto avevo percepito dalle frettolose dichiarazioni ma puntuali di Piero Colussi, soprintendente di Villa Manin (“il Cinema russo e quello europeo cercavano già dagli albori un nuovo modo di riprendere con scale, treni in movimento”), del dr. Ferrara, soprintendente beni archeologici Polo Veneto (“il De’ Barbari vedeva Venezia dall’alto, come nessun altro, ma poi anche il Piranesi “disegnava scale e interni molto fantastici a volo d’uccello”), dell’arch. Cibic, curatore del Padiglione Venezia (“la nuova tecnologia al digitale sarà utile, anzi utilissima, ne sono sicuro”), di Maurizio Cecconi, AD di Villaggio Globale (“portare sulla scena dell’arte i vostri minidroni significa allargare la visione d’insieme”), del prof. Giuseppe Zaccaria, Magnifico Rettore (“stupendo questo quadricottero, anzi direi giocattolino ma se usato per altri scopi apre la mente”), del prof. Renato Piva, docente di Scienze della Comunicazione – Uni-Pd (“sicuramente dà una nuova visione d’insieme, pensiamo di filmare le trincee, quelle impervie e molto lunghe, con i droni a portata di mano si posso raggiungere scene spettacolari”), e per ultimo del dr. Diego Vecchiato, Regione del Veneto (“la scuola è al servizio della cultura, intesa come parte civile e non a se stante, il modello Ipsia va riproposto”)

Alejandro Aravena: “l’architettura è un mezzo per migliorare la qualità di vita delle persone”

_11M0023x(Jeanne Belhumeur, foto di Claudio Malvestio 2016)
“In un viaggio attraverso l’America del Sud – racconta Alejandro Aravena – Bruce Chatwin incontrò una signora anziana che attraversava il deserto portando una scala di alluminio in spalla. Era l’archeologa tedesca Maria Reiche che studiava le linee Nazca.
Viste in piedi sul terreno, le pietre non avevano alcun senso; sembravano nient’altro che pietrisco. Ma dall’alto della scala, le stesse pietre formavano un uccello, un giaguaro, un albero o un fiore.”
L’architetto cileno è del parere che “un nuovo punto di vista come quello di Maria Reiche dalla scala. Di fronte alla complessità e alla varietà delle sfide alle quali l’architettura deve dare risposta, REPORTING FROM THE FRONT si propone di dare ascolto a quelli che hanno potuto acquisire una prospettiva e che sono quindi in grado di condividere sapere ed esperienze con noi che stiamo in piedi sul terreno.”
Dunque, più occhi nel voler trattare una materia così complessa come l’architettura che può cambiare da paese a paese, soprattutto dove la politica può avere un peso enorme nell’urbanizzazione.
“Siamo convinti – spiega Aravena – che l’avanzamento dell’architettura non sia un obiettivo in sé, ma un mezzo per migliorare la qualità di vita delle persone. Dato che la vita oscilla tra le necessità fisiche più essenziali e le dimensioni più immateriali della condizione umana, ne consegue che l’impegno per migliorare la qualità dell’ambiente edificato deve agire su molti fronti: dalla garanzia di standard di vita molto pratici e concreti, all’interpretazione e alla soddisfazione dei desideri umani, dal rispetto dell’individuo alla cura del bene comune, dall’efficienza nell’accogliere le attività quotidiane all’espansione dei confini della civiltà.”
Ma quali sono i fattori che lo hanno convito nel suo programma?
“da una parte, vorremmo allargare l’arco dei temi ai quali l’architettura dovrebbe fornire delle risposte, aggiungendo esplicitamente alle dimensioni culturali e artistiche che già appartengono alle nostre finalità, quelle che si collocano sul lato sociale, politico, economico e ambientale dello spettro.
Dall’altra parte, vorremmo evidenziare il fatto che l’architettura è chiamata a rispondere a più di una dimensione alla volta, integrando una varietà di ambiti anziché scegliendo uno rispetto a un altro.”
Per il presidente Baratta, “REPORTING FROM THE FRONT”, notizie dal fronte, cercherà di condividere con un pubblico più ampio,  e non ristretto agli addetti ai lavori. Infatti, secondo Aravena, il lavoro delle persone che scrutano l’orizzonte alla ricerca di nuovi ambiti di azione, affrontando temi quali la segregazione, le disuguaglianze, le periferie, l’accesso a strutture igienico-sanitarie, i disastri naturali, la carenza di alloggi, la migrazione, l’informalità, la criminalità, il traffico, lo spreco, l’inquinamento e la partecipazione delle comunità. Propone altresì di presentare degli esempi di sintesi delle diverse dimensioni, dove il pragmatico si intreccia con l’esistenziale, l’attinenza con l’audacia, la creatività con il buon senso.”
_11M0043xLa cosapevolezza che non sarà una cosa facile raggiungere un tale livello di espansione e sintesi; per Aravena sono battaglie tutte da combattere. Il rischio sempre incombente di insufficienza dei mezzi, i vincoli spietati, la mancanza di tempo e le urgenze di ogni sorta rappresentano una costante minaccia e spiegano perché così spesso non riusciamo ad assicurare la qualità. Le forze che contribuiscono a dare forma all’ambiente costruito non sono poi necessariamente amichevoli: l’avidità e l’impazienza del capitale; o l’ottusità e il conservatorismo della burocrazia tendono a produrre ambienti banali, mediocri e monotoni. Sono queste le prime linee dalle quali vorremmo notizie da diversi professionisti, condividendo successi e casi emblematici nei quali l’architettura ha potuto, può e potrà fare la differenza.”
Da queste brevi battute si capisce la grande energia che ha il cinquantenne architetto cileno che si esprime in un ottimo italiano, così da non mettere in difficoltà i mass media del Belpaese. La sua spiccata dose di saper intrattenere la platea lo renderà famoso, soprattutto per quel pubblico in cerca di nuovi stimoli. La Biennale Architettura rimarrà aperta ben sei mesi fino a novembre inoltrato con l’obiettivo di superare mezzo milione di visitatori. E’ una sfida che il presidente Baratta al suo terzo mandato vuole raggiungere.
Auguriamo al suo staff – Paolo Lughi, Fiorella Tagliapietra e al new entry Flavia Fossa Margutti – un ottimo lavoro come sempre fatto.

I Progetti Speciali (Stefano Recalcati, Brendan Cormier, Ricky Burdett)
Sono tre i Progetti Speciali della 15. Mostra di Architettura: uno promosso dalla Biennale e due con accordi stipulati con altre istituzioni.
L’esposizione curata dall’architetto Stefano Recalcati, dal titolo “Reporting from Marghera and Other Waterfronts”, analizzerà nella sede espositiva di Forte Marghera (Mestre, Venezia) progetti significativi di rigenerazione urbana di porti industriali, contribuendo a stimolare una riflessione sulla riconversione produttiva di Porto Marghera.
L’accordo di collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra troverà un suo primo passo nel padiglione delle arti applicate alle Sale d’Armi dell’Arsenale, con il titolo A World of Fragile Parts, a cura di Brendan Cormier. 
Infine, in previsione della conferenza mondiale delle Nazioni Unite – Habitat III, che si terrà a Quito in Equador nel mese di ottobre 2016, e nel contesto del programma Urban Age, organizzato congiuntamente dalla London School of Economics e dalla Alfred Herrhausen Society, la Biennale allestirà, sempre alle Sale d’Armi, un padiglione dedicato ai temi dell’urbanizzazione – Report from Cities: Conflicts of an Urban Age – con particolare attenzione al rapporto tra spazi pubblici e spazi privati, curato da Ricky Burdett.

Il programma di conversazioni sull’architettura
Ampio programma di incontri sui temi e i fenomeni presentati. Ritornano i Sabati dell’Architettura con gli architetti e i protagonisti della Mostra Internazionale curata da Aravena, previsti ogni ultimo weekend del mese. Anche i “Progetti Speciali” saranno arricchiti da una serie di conversazioni e simposi di approfondimento.
Il 16 e 17 luglio si terrà a Venezia, nelle sedi di Mostra, l’annuale convegno Urban Age organizzato dalla London School of Economics Cities, congiuntamente con la Alfred Herrhausen Society della Deutsche Bank.
Il programma completo di tutti gli appuntamenti sarà diffuso prossimamente.

“Biennale Sessions”, il progetto per le Università e Accademie
Si rinnova per il settimo anno consecutivo, e dopo il successo delle edizioni precedenti, il progetto Biennale Sessions che la Biennale dedica alle istituzioni operanti nella ricerca e nella formazione nel campo dell’architettura, delle arti e nei campi affini, Università e Accademie. L’obiettivo è quello di offrire una facilitazione a visite di tre giorni da loro organizzate per gruppi di almeno 50 tra studenti e docenti, con vitto a prezzo di favore, la possibilità di organizzare seminari in luoghi di mostra offerti gratuitamente, assistenza all’organizzazione del viaggio e soggiorno. Ad oggi hanno già firmato il protocollo d’intesa 53 istituzioni internazionali da 13 Paesi e da tutti i continenti.

Educational per tutte le scuole
L’attività Educational si rivolge a singoli e gruppi di studenti delle scuole di ogni ordine e grado, delle università e delle accademie d’arte, professionisti, aziende, esperti, appassionati e famiglie. Le iniziative mirano a un coinvolgimento attivo dei partecipanti e si suddividono in Percorsi Guidati e Attività di Laboratorio.

L’offerta editoriale  (Due volumi della Marsilio)
Il catalogo ufficiale,dal titolo REPORTING FROM THE FRONT, è composto di due volumi (formato 21 x 27 cm). Il Volume I è dedicato alla Mostra Internazionale, ed è a cura di Alejandro Aravena. Ogni progetto è presentato in catalogo con pagine specifiche. Aravena introduce, in singoli saggi dedicati, il progetto architettonico, il “fare” dell’autore o dello Studio, ne descrive le peculiarità e spiega le ragioni che lo hanno spinto a inserire il progetto nel percorso della Mostra. I testi del curatore sono accompagnati da disegni, schizzi, manoscritti inediti e da immagini di repertorio dei diversi autori. Ogni sezione è infine accompagnata da brevi note tecniche e biografiche. Il Volume II è dedicato alle Partecipazioni Nazionali, agli Eventi Collaterali e ai 3 Progetti Speciali. Ogni sezione presenta testi illustrativi dedicati ai singoli progetti, immagini di repertorio e rendering delle installazioni negli spazi espositivi.
La Guida della Mostra (un solo volume formato 10,5 x 27 cm) è pensata per accompagnare il visitatore lungo il percorso espositivo, anche grazie a un pratico formato “tascabile”. I progetti e gli autori sono pubblicati in ordine di apparizione lungo gli spazi della Mostra.
Il progetto grafico dell’immagine coordinata della Biennale Architettura 2016 e il layout dei volumi sono firmati da Studio Elemental, Santiago del Cile. I volumi sono pubblicati da Marsilio Editori.

La Biennale di Venezia e Google Cultural Institute: opere e padiglioni su piattaforma digitale

Ecco link in prima pagina su GOOGLE
Esplora la Biennale Arte 2015 con Google

Baratta Franceschini Sood-Roma20otto2015Il presidente Paolo Baratta assieme al Ministro Dario Franceschini hanno annunciato nella sede del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo di Roma, la prima collaborazione tra La Biennale di Venezia e Google. A partire dal 21 ottobre 2015, nell’ultimo mese di apertura della Biennale Arte, la Mostra Internazionale e Google Biennale al via Google Biennale 1 Biennale Google Santa Sede Biennale Google 11 CIMG0027 CIMG0050 CIMG0053 CIMG0059 CIMG0060le mostre in 70 Padiglioni Nazionali, si potranno vedere cliccando 4.000 opere e immagini, navigando in rete in aree espositive interne ed esterne dei Giardini e dell’Arsenale, con l’ausilio di diverse immagini Street View.
Novità assoluta per una kermesse artistica e quasi “marziana” per il ricco Nordest, dov’è incastonata la più antica istituzione culturale pluridisciplinare (1897, con il cardinale Giuseppe Sarto, poi futuro Papa Pio X) da cui sono nate La Mostra del Cinema, il festival del Teatro, Musica, Danza e le recenti attività “Educational”, il fiore all’occhiello nell’ambito ludico-formativo.
“Chi vuole vedere la Mostra senza possibilità di recarsi a Venezia, ora può farlo on line e la fruizione e archiviazione sarà consentita anche dopo la conclusione ufficiale (fissata il 22 novembre 2015)” – ci spiega l’addetto stampa della Biennale. E’ tutto fruibile gratuitamente. Il progetto è stato voluto e realizzato grazie alla collaborazione tra l’istituzione veneziana e il Google Cultural Institute, che ha messo a disposizione la piattaforma per raccogliere una selezione di opere e padiglioni della Biennale Arte 2015 curata da Okwui Enwezor e renderle visitabili on line. L’aspetto più popolare è che, per la prima volta, si potrà continuare a visitare la Biennale Arte, anche dopo la sua conclusione, collegandosi al sito g.co/biennalearte2015, realizzato grazie alle tecnologie all’avanguardia sviluppate dal Google Cultural Institute.
Su un piano strettamente giornalistico, cioè di cronaca, la prima domanda da porsi è: “tale operazione sottrarrà o aumenterà il numero reale dei visitatori della Biennale?”
Il ministro Franceschini, non ha dubbi se l’ha sposata, così come il presidente della Biennale Paolo Baratta, sono ottimisti e non preoccupati. Anzi fanno capire dalle loro battute, riprese dalle agenzie stampa, che “poter vedere on line la Biennale farà aumentare il desiderio di visitarla fisicamente, favorendo anche la voglia di approfondimento e lo sviluppo di relazioni umane vere. Infatti, “la collaborazione tra La Biennale di Venezia e Google Cultural Institute conferma quanto la tecnologia sia una grande alleata della valorizzazione del patrimonio culturale  –  ha dichiarato il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini, sottolineando “l’importanza delle innovazioni tecnologiche per amplificare i messaggi culturali, creare nuove modalità di fruizione, abbattere le distanze e favorire il dialogo.”
Sulla stessa linea è anche l’ing. Baratta, presidente della Biennale al suo terzo mandato “questo accordo che realizziamo con Google è un primo esperimento importante, e credo che possa avere sviluppi futuri per alcuni aspetti ancora imprevedibili. La scommessa che vogliamo compiere è quella non certo di sostituire alla visione diretta quella virtuale ma, al contrario, far si che quest’ultima invogli maggiormente alla conoscenza diretta (ns. il grassetto). La Biennale è un’istituzione che deve favorire l’accesso all’arte e Google fa esplodere l’accesso a livelli mondiali e lo fa gratuitamente: quello che potrebbe sembrare un accordo tra acqua santa e diavolo è in realtà a un’apertura alle tecnologie contemporanee che permettono anche l’avanzamento della diffusione della conoscenza dell’arte.”
Amit Sood, Direttore del Google Cultural Institute, che si occupa di sviluppare tecnologia con l’obiettivo di promuovere e preservare la cultura online, con più di 800 partner da oltre 60 Paesi e oltre 1.600 mostre digitali, ha dichiarato che “Google è fortemente convinta che internet sia uno strumento fondamentale per la democratizzazione della cultura e dell’arte, una forza dirompente che aiuta le istituzioni culturali ad aumentare il proprio potenziale, rendendo i loro progetti accessibili a un maggior numero di persone e nel tempo.”
Sta di fatto che questa nuova applicazione non è poi così nuova per il mondo dell’arte se Google ha “coadiuvato” in 1600 mostre digitali, ciò vuol dire, secondo noi di Droni by Art (Miatello, Pauletto, Calzavara, Malvestio), che la piattaforma è ormai rodata, basterà capire quali sono i limiti politici che ne frenano lo sviluppo democratico. Per una semplice questione: chi ha paura di essere depauperato di quello che fa, nel senso di una libera pubblicazione-diffusione online? Il binomio catalogo=esclusività dell’immagine è ancora sopportabile? Noi crediamo il contrario che una diffusione on line di una mostra d’arte, a volte per un “pubblichino” ma costata migliaia di euro alla collettività defraudata dagli sponsor che dietro le quinte molto spesso fanno lobby, sia l’asso nella manica.
cd-rom_DroniSpesso le mostre debbono fare i conti con costi superiori ai ricavi, scaricando sulle casse pubbliche spese sproporzionate al numero di visitatori. Si dice sempre che una Mostra va intesa come promozione di un territorio, dal punto di vista culturale, storico-artistico patrimoniale, turistico. Tuttavia la generazione che di solito è chiamata a governare la cultura si sente impreparata, reagendo a logiche reazionarie. Non poter usare il cellulare o la tablet in un museo italiano o in una mostra significa rimanere indietro ai tempi del registratore a tracolla con le bobine. “Vedevo girare fino a qualche anno fa un anziano signore che registrava interviste per una radio napoletana con la sua scatola in pelle a tracolla” (Miatello).
Oggi un filmato postato su youtube (vedi videoclip) può avere la trascrizione verbale (didascalie) ed essere visto da una platea con “un miliardo” di persone. Certo che a un Nordcoerano non interessa un fico secco della Madonna di Bellini o della Pala di Giorgione, ma con questo non significa precluderlo della nostra ricchezza “immateriale”, a meno che non pensiamo che lo stesso abbia in mente l’uso di un missile intercontinentale per distruggere la chiesa o il museo dove il Bellini o il Giorgione sono custoditi. Tutti i principali musei dovrebbero avere spazi e sale wifi. Svegliati Italia!

_11M0181La Biennale di Venezia nasce nel 1895 con l’Esposizione Internazionale d’Arte, settore a cui si aggiungono negli anni la Musica (1930), il Cinema (1932), il Teatro (1934), l’Architettura (1980) e la Danza (1999). All’avanguardia nella ricerca e nella promozione delle nuove tendenze artistiche contemporanee, l’istituzione organizza manifestazioni e attività di mostra e ricerca documentate presso l’Archivio Storico delle Arti Contemporanee (Asac) di recente totalmente rinnovato.
https://play.google.com/store/apps/details?id=org.culturalspot.mobile.padiglionecentrale

Fonti
http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2015/10/125127.html
Il Gazzettino.it
Arttribune.com
http://www.artribune.com/2015/10/tutta-la-biennale-arte-anche-online-presentato-laccordo-con-il-google-cultural-institute-ne-parla-in-video-il-presidente-della-biennale-paolo-baratta/

_11M0092In questa stessa rivista vedi i diversi servizi sulla 56.Esposizione d’Arte curati da Droni by Art di Castelfranco Veneto
Daniele Pauletto, docente di tecnologie digitali, giornalista, webmaster
Angelo Miatello, caporedattore testi e interviste
Claudio Malvestio, art director, fotografo di scena
Federico Calzavara, pilota di minidroni, studente
Accanto una foto dentro il padiglione del Canada con il mini drone in volo pilotato dallo studente Federico Calzavara

Arturo Ripstein, cinquant’anni da cinesta messicano, premiato dalla Biennale

La calle de la amargura - Patricia Reyes Sp+¡ndola, Juan Francisco Gardu+¦o, Guillermo L+¦pez - credit V+¡ctor Mendiola Arturo Ripstein  - La calle de la amarguraLa Biennale di Venezia annuncia che verrà consegnata una targa speciale ad Arturo Ripstein per celebrare il cinquantesimo anno di attività del grande cineasta messicano. La cerimonia si terrà in occasione della presentazione alla 72. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del suo nuovo film La calle de la amargura. A proposito di questo riconoscimento, il Direttore della Mostra Alberto Barbera ha dichiarato: “Arturo Ripstein è il regista più vitale, tenace e originale della generazione che esordì a metà degli anni Sessanta, erede dell’epoca d’oro del cinema messicano di studio e precursore della nuova generazione di autori contemporanei come Carlos Reygadas, Guillermo del Toro e Nicolas Pereda, ciascuno dei quali, a modo suo, riconosce il debito profondo contratto con la sua opera. In capo ai tanti film indimenticabili, la maggior parte dei quali scritti a quattro mani con Paz Alicia Garciadiego, Ripstein ha dato vita a un universo inquieto e doloroso, popolato di personaggi pateticamente in bilico sull’orlo di un abisso nel quale sono destinati a precipitare. La singolare commistione di bellezza e brutalità, compassione e violenza, ironia e melanconia, conferisce al suo cinema una dimensione del tutto personale, che affonda le radici nella tragedia popolare e nelle suggestioni del melodramma, sapientemente rielaborate. Elementi che si ritrovano, con intatta forza e bellezza, anche nel suo ultimo film, che la Mostra di Venezia ha il piacere di presentare in prima mondiale”.
La consegna della targa avverrà prima della proiezione del film, prevista per le ore 22 di giovedì 10 settembre, in sala Grande.

Da segnalare
LA REGIONE DEL VENETO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA
HOTEL EXCELSIOR LIDO DI VENEZIA 3 SETTEMBRE 2015
Giovedì 3 settembre
ore 10.30/11.30 Presentazione del progetto Droni by art. Il giornalismo tascabile, trailer e documentari di cronaca culturale. A cura di FPA2000 e Veneto webtv

  1. Droni by art. Il giornalismo tascabile di Daniele Pauletto, Angelo Miatello, Rosanna Bortolon e Claudio Malvestio. Dalla Bellona Minerva di Paolo Veronese al Teatro del Suolo di Jean Dubuffet nel Giardino della Biodiversità all’Orto Botanico di Padova (10 minuti, selezione di videointerviste);
  2. La semplice intervista di Giacomo Mazzariol, studente IV anno Liceo Scientifico Statale Giorgione, con la partecipazione del fratello Giovanni (5 minuti);
  3. Dove comincia il giorno di Luciano Zaccaria, con la partecipazione degli studenti convittori dell’Istituto Alberghiero Maffioli (10 minuti);
  4. Anagoor al 43. Festival Internazionale del Teatro di Venezia con L. I. | Lingua imperii. Intervista al regista Simone Derai, fondatore di Anagoor. Un gruppo nato al Liceo Scientifico Statale Giorgione 15anni fa, rappresenta oggi la punta di diamante di un teatro d’avanguardia riconosciuto da pubblico e critica. Intervista alla Conigliera di via Palù di Castelminio-Resana (3 minuti)

invito__Front_xwebIntervengono: Assessore alla Cultura della Regione del Veneto; prof. Franco Pivotti – Assessore alla P.I. del Comune di Castelfranco, Gianfranco Giovine, vicesindaco; prof. Patrizia Vercesi, drammaturga, Registi e Attori.

Sarà consegnato un attestato di riconoscimento alla Regione Veneto per il prestito della Bellona-Minerva avvenuto il 16 febbraio scorso “L’opera in classe”: una giornata di studio con studenti, doceni e genitori al Liceo Ginnasio Statale Giorgione”.

Danza Musica e Teatro: Baratta presenta il programma della Biennale 2015

Le manifestazioni dei Settori Danza Musica e Teatro della Biennale di Venezia, presieduta da Paolo Baratta, si svolgeranno quest’anno da giugno a ottobre e precisamente:
dal 25 al 28 giugno Biennale College – Danza sotto la direzione del coreografo Virgilio Sieni
dal 30 luglio al 9 agosto il Festival Internazionale del Teatro diretto dal regista catalano Àlex Rigola
dal 2 all’11 ottobre il Festival Internazionale di Musica Contemporanea diretto dal compositore Ivan Fedele.

“Lo spirito di Biennale College – afferma Paolo Baratta – permea sempre più i programmi di teatro e danza. Rigola somma festival e college mobilitando i migliori registi per una loro presenza come direttori di spettacoli e come programmatori di attività svolte con i giovani selezionati (lo scorso anno 164 tra i 1370 che hanno fatto domanda, per quest’anno il bando uscirà a metà aprile). Sieni mette tutti al lavoro con grande spirito di ricerca nello spazio della città, il suo preferito.  Ambedue sono ispirati dal desiderio di mobilitare quante piu energie possibili tra le giovani generazioni. Fedele dedica il festival di Musica ad un tema che risuona quest’anno in Biennale in più iniziative, la memoria, la cui dea Mnemosyne è citata anche per la mostra d’arte. La memoria intesa come dilatazione dello spazio di riferimento dell’artista, come elemento costituente l’esperienza di ascolto, come elemento necessario al dialogo sulla musica. L’iniziativa di college è quest’anno indirizzata a giovani strumentisti che saranno al lavoro per una esperienza straordinaria. In tal modo la Biennale tiene viva l’attenzione sul contemporaneo e offre ai giovani occasioni di cimento. Due punti nodali della propria missione”.

BIENNALE DANZA
Quest’anno le attività della Danza sono dedicate ai giovani danzatori con Biennale College, il progetto che dal 2013 impegna tutti i settori della Biennale nella formazione, offrendo a giovani artisti l’opportunità di operare a contatto di maestri per la messa a punto di creazioni.
Per questa edizione Virgilio Sieni ha invitato 16 coreografi, impegnandoli per la maggior parte per tre settimane a Venezia in laboratori di ricerca verso la creazione con danzatori professionisti e, in alcuni casi, anche adolescenti, anziani, cittadini. I laboratori si concluderanno con brani coreografici visibili al pubblico nelle giornate del 25, 26, 27, 28 giugno.
I coreografi invitati sono nomi già affermati o in forte ascesa nella scena internazionale, come Laurent Chétouane, Xavier Le Roy, Cesc Gelabert, Alessandro Sciarroni, Radhouane El Meddeb, Claudia Castellucci, storica fondatrice della Socíetas Raffaello Sanzio, Emanuel Gat e Sharon Fridman, esponenti della nuova generazione della danza israeliana affermatasi in Europa, Olivia Grandville (che riallestisce una coreografia di Boris Charmatz), Marina Giovannini e Michele Di Stefano, premiato lo scorso anno con il Leone d’argento, lo stesso Virgilio Sieni. Accanto a loro i più giovani Salva Sanchis, co-coreografo di alcuni spettacoli con Anne Teresa De Keersmaeker, il Collettivo Cinetico di Francesca Pennini, Anna Ajmone e la svizzera Yasmine Hugonnet.
“Dare luogo alla danza come spazio di condivisione col pubblico e insieme innovare il senso della frequentazione” è il tema conduttore della manifestazione, che Virgilio Sieni compone dal 25 al 28 giugno come un mosaico di visioni attraverso 16 performance coreografiche, che si snodano tra San Marco, Dorsoduro e l’Arsenale, senza soluzione di continuità da mezzogiorno fino a sera. “Venezia diviene in questo senso metafora di un mondo che riflette sui beni lasciati dalla collettività (calli, canali, palazzi, campi, campielli, ponti, la laguna, il corpo della città), e ci invita a inaugurare un ciclo di esercizi per il futuro fondati sulla dignità del gesto, sul corpo e la danza intesi come territorio di ricerca sull’umano e la bellezza” (V. Sieni).
Dopo l’esperienza dello scorso anno, verranno riallestiti i quadri coreografici del Vangelo secondo Matteo con gli interpreti del territorio veneto, mentre l’intero ciclo di Sieni sarà riproposto nella sua versione filmata grazie alla collaborazione con l’ASAC – Archivio Storico della Biennale (25, 26, 27 giugno, Laboratorio delle Arti di Ca’ Giustinian).
Anne Teresa De Keersmaeker, Leone d’oro alla carriera 2015, sarà interprete, insieme a Tale Dolven, di Fase (27 giugno, Teatro alle Tese): quattro movimenti sulla musica di Steve Reich che la rivelano al mondo soltanto ventiduenne, e che stabiliscono quella relazione specifica fra danza e musica, cifra di tanti suoi successivi lavori.
In continuità con le passate edizioni, i percorsi saranno distinti in: Agorà, Invenzioni e Vita Nova.
Tra le collaborazioni: la sezione denominata Vita Nova, dedicata ai giovanissimi dai 10 ai 14 anni, è realizzata con la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, l’Amat, CSC Centro per Scena Contemporanea/Casa della Danza di Bassano del Grappa; Palazzo Grassi – Punta della Dogana – Pinault Collection ospiterà negli spazi del Teatrino di Palazzo Grassi alcuni spettacoli; Pro Helvetia – Fondazione svizzera per la cultura mette a disposizione la sede di Palazzo Trevisan degli Ulivi.

BIENNALE TEATRO
Strutturato come un festival-laboratorio che ha fatto di Venezia il luogo di una riflessione sul teatro a più voci, il 43. Festival Internazionale del Teatro diretto da Àlex Rigola si svolgerà dal 30 luglio al 9 agosto. Parallelamente agli spettacoli – 13 in programma, di cui 9 in prima italiana – si svolgeranno 18 laboratori. Con artisti, drammaturghi, registi, coreografi e compagnie di evidenza internazionale, che, nella diversità dei loro stili, sono espressione di un teatro che sente l’urgenza di raccontare il presente.
C’è Christoph Marthaler, Leone d’oro alla carriera 2015, che inaugura il Festival con Das Weisse vom Ei/Une île flottante, in cui scardina le certezze del linguaggio e gli inganni della comunicazione nell’incrocio esilarante di tedesco e francese dei personaggi (il testo attinge a La polvere negli occhi di Labiche); c’è Thomas Ostermeier con la versione teatrale del celebre film di Fassbinder Il matrimonio di Maria Braun, amara parabola sul presunto “miracolo tedesco” del secondo dopoguerra (lo spettacolo è stato riallestito lo scorso anno per il Festival di Avignone); e c’è il più giovane Fabrice Murgia, Leone d’argento della scorsa edizione della Biennale Teatro, considerato cantore della solitudine urbana e delle angosce generazionali, che in Notre peur de n’être racconta gli hikikomori, giovani iperconnessi che vivono reclusi da ogni contatto col mondo.
E ancora: Falk Richter, drammaturgo e regista per la prima volta in Italia, che in Never Forever, insieme al coreografo israeliano Nir de Volff, dipinge una società post-umana, percorsa da guerrieri metropolitani, individui in lotta per la sopravvivenza pronti a commettere atti estremi; la compagnia spagnola La Zaranda con El Régimen del Pienso che mette in scena l’alienazione del posto di lavoro; il teatro politico di Milo Rau con il suo International Institute of Political Murder che in Hate Radio ricotruisce la stazione della Radio-Télévision Libre des Mille Collines e le sue trasmissioni, strumento di una aggressiva campagna razziale che contribuì in maniera determinante al genocidio dei tutsi in Rwanda nel 1994; la regista brasiliana Christiane Jatahy, che come Richter arriva per la prima prima volta in Italia con la Biennale, riconduce un classico strindberghiano, Julia, ai nostri giorni facendo coesistere cinema e teatro, mondo reale e mondo virtuale; Antonio Latella con i tre monologhi A. H, Caro George e MA riuniti in una serata unica: un trittico sul ‘900 attraverso tre figure emblematiche (Pasolini, Francis Bacon, Adolf Hitler) che rappresentano anche tre differenti prospettive sull’uomo e sulla sua relazione con il mondo; Jan Lauwers e la Needcompany con The blind poet (in procinto di debuttare il 12 maggio al Kunstenfestival des Arts di Bruxelles) in cui, partendo da un visita nella moschea di Cordova denuncia le menzogne della storia e la manipolazione delle informazioni attraverso i secoli; Oskaras Koršunovas che trasforma i camerini degli attori nel palazzo di Elsinore per il suo Hamlet; mentre Romeo Castellucci e la Socìetas Raffaello Sanzio in Giulio Cesare. Pezzi staccati estrapolano dallo storico spettacolo realizzato nel 1997 i due monologhi di “…vskij” e di Marco Antonio, pezzi staccati del “dramma della voce alle prese con il potere retorico della parola”; la compagnia Agrupación Señor Serrano, Leone d’argento per l’innovazione teatrale del Festival, con A House in Asia che racconta una caccia all’uomo come fosse un western, una storia di indiani e cow boys: attraverso un dispositivo che mescola modellini in scala, video proiezioni, manipolazione dell’immagine in tempo reale e performance, la casa di Osama Bin Laden diventa il contenitore di tutte le scene dello spettacolo, dalla Casa Bianca alle praterie dell’Afghanistan.
C’è, infine, la grande metafora sull’intolleranza e l’abuso di potere di El Caballero de Olmedo di Lope De Vega, un classico del siglo de oro, che Lluís Pasqual porta in scena con giovani attori cui danno spazio due compagnie di teatro pubblico, con un progetto parallelo al lavoro di Biennale College.
Alle giovani compagnie italiane più innovative il 43. Festival Internazionale del Teatro riserva uno spazio (31 luglio e 1, 7, 8 agosto) al Teatro Fondamenta Nuove con Young Italian Brunch, che allude all’orario non canonico – le 12.00 – in cui si presenterà un assaggio del panorama nazionale, con il desiderio di renderlo visibile soprattutto a operatori e curatori stranieri.
Le compagnie invitate sono: Collettivo Cinetico, Helen Cerina, Babilonia Teatri, Anagoor.
La terra trema, capolavoro neorealista di Luchino Visconti, è il titolo scelto da Àlex Rigola e che racchiudere il senso dei 7 laboratori condotti da Christiane Jatahy, Antonio Latella, Jan Lauwers, Fabrice Murgia, Milo Rau, Falk Richter, Agrupación Señor Serrano con gli attori selezionati per Biennale College. Ognuno dei 7 registi dovrà scegliere come titolo e come tema del proprio laboratorio una delle tante aree geopolitiche di crisi che sono storia dei nostri giorni. I laboratori si concluderanno con la presentazione al pubblico, l’ultimo giorno del festival domenica 9 agosto, di spettacoli in un percorso che toccherà vari luoghi della città di Venezia.
Oltre ai laboratori per La terra trema, ci saranno workshop condotti dagli altri registi presenti al festival: Oskaras Koršunovas, Christoph Marthaler, Thomas Ostermeier, Lluís Pasqual, La Zaranda e Romeo Castellucci.
Tre i laboratori dedicati alla drammaturgia con i nomi di tendenza della scena internazionale: il primo a cura di Pascal Rambert (autore del fortunatissimo spettacolo Clôture de l’amour); il secondo di Yasmina Reza (nome che circola tra Parigi, Londra e New York, autrice dell’ultimo successo di Polanski, Carnage); il terzo curato da Mark Ravenhill, uno dei campioni della drammaturgia britannica.
Spazio scenico e illuminotecnica saranno indagati dagli specialisti Albert Faura e Max Glaenzel.
Come lo scorso anno, infine, un laboratorio sarà dedicato alle strategie di comunicazione social in riferimento alla critica teatrale sotto la guida del critico teatrale e saggista Andrea Porcheddu e la giornalista televisiva Anna Perez Pagès.
I bandi per fare domanda ai 18 laboratori di Biennale College – Teatro saranno pubblicati sul sito della Biennale www.labiennale.org dalla metà di aprile. Saranno selezionati fino a 350 professionisti e artisti da tutto il mondo.
Alcuni degli spettacoli del Festival sono realizzati con il sostegno di AC/E- Acción Cultural Española, IRL – Institut Ramón LLull, INAEM- Ministerio de Cultura.
La sezione Young Italian Brunch si avvale della collaborazione del Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale.

BIENNALE MUSICA
10 giorni di programmazione – dal 2 all’11 ottobre – per il 59. Festival Internazionale di Musica Contemporanea con 18 concerti che propongono 31 novità, di cui 16 in prima assoluta. “Il Festival si svilupperà intorno al tema della “memoria” – scrive il direttore Ivan Fedele – inteso nelle sue diverse accezioni, sia come strumento percettivo/cognitivo imprescindibile per l’esperienza ermeneutica, sia come ricordo e traccia storica vivida e rivitalizzante nella contemporaneità, attraverso accostamenti di epoche lontane nel tempo ma vicine nell’essenza dell’ispirazione e del pensiero.
Pierre Boulez, Georges Aperghis, Helmut Lachenmann, Giuseppe Sinopoli: sono i nomi che spiccano nel 59. Festival. A Pierre Boulez, già Leone d’oro alla carriera, non poteva mancare l’omaggio ai suoi novant’anni con un’eccellenza del violoncello come Marc Coppey. Leone d’oro alla carriera per il 2015, Georges Aperghis, autore appartato e originalissimo, pieno di ironia e dalla forte carica surreale, sarà al festival con Machinations, opera emblematica dove 4 voci femminili creano una lingua immaginaria, un impasto di fonemi, oggetti, musica e tecnologia che sembra riportarci alle origini stesse del linguaggio. Anche Helmut Lachenmann, 80 anni quest’anno e Leone d’oro alla carriera nel 2008, ha una presenza importante all’interno del Festival grazie all’Ensemble Recherche e a Musikfabrik.
A Giuseppe Sinopoli, al suo Souvenir à la mémoire, considerato una pagina destinata a restare nella storia della musica del 900, è invece dedicato il progetto di Biennale College – Musica: sarà infatti un’orchestra giovanile, selezionata tramite audizione dopo un bando internazionale, ad eseguire la partitura di Sinopoli – a seguito di un training con tutor – diretti da Michele Carulli, a lungo assistente di Sinopoli.
Molti i compositori delle nuove generazioni in programma, spesso poco noti ai palcoscenici nazionali ma ampiamente ospitati dalle programmazioni internazionali: Milica Djordjević (1984), Nina Šenk (1982), Pasquale Corrado (1979), Federico Gardella (1979), Silvia Borzelli (1978), Lara Morciano (1978), Dai Fujikura (1977), Marcin Stańczyk (1977), Luca Antignani (1976), Filippo Zapponi (1976), Benoît Chantry (1975), Aureliano Cattaneo (1974). Altrettanto fitta la generazione di mezzo, con nomi accreditati come: George Benjamin, Fabio Nieder, Vladimir Tarnopolski, Fabio Cifariello Ciardi, Dieter Ammann, Matteo D’Amico.
A interpretare le loro opere saranno grandi ensemble europei, Klangforum Wien, Ensemble Recherche, Musikfabrik; recentissime formazioni come la European Contemporary Orchestra (che riunisce 33 interpreti da Francia, Olanda, Belgio) e lo Studio for New Music Moscow; l’originale quintetto di fiati Slowind, il Lemanic Modern Ensemble, il quartetto Leonis e il trio intitolato a Josef Suk; infine straordinari interpreti come il duo pianistico delle sorelle turche Ufuk e Bahar Dördüncü, il violoncellista Francesco Dillon insieme a Emanuele Torquati al pianoforte. E ancora due pianisti: Giuseppe Albanese, che ripercorre il pianismo ungherese nella linea che da Liszt arriva a Bartòk e Ligeti; e David Greilsammer, che con sfoggio di virtuosismo attiva un cortocircuito tra le ardue sonate di Scarlatti e il nuovo timbro della tastiera preparata di Cage.
Raccontare con l’arte la scienza è l’esperimento di Chemical Free, performance intermediale che affianca scienziati, musicisti, artisti visivi sotto la guida del compositore Nicola Sani e dal maestro dell’elettronica  Alvise Vidolin: dai suoni che viaggiano e si trasformano nello spazio alla capacità delle molecole di combinarsi e dare vita a nuove molecole sempre grazie alla tecnologia.
Anche in Parole di settembre – ispirato ai 15 testi poetici che Edoardo Sanguineti dedicò alla pittura di Andrea Mantegna – arte e tecnologia prendono forma scenica grazie al compositore Aureliano Cattaneo, agli artisti visivi Arotin & Serghei e ai musicisti del Klangforum Wien.
Alcuni concerti del 59. Festival Internazionale di Musica Contemporanea sono realizzati in collaborazione con Ircam – Centre Pompidou di Parigi.
Si ringraziano il Ministero per i Beni e le Attività Culturali per il suo importante contributo e la Regione del Veneto per il sostegno accordato ai programmi dei Settori Danza Musica e Teatro della Biennale di Venezia.
Da oggi tutte le informazioni sulle attività 2015 dei Settori Danza Musica e Teatro sono disponibili sul sito www.labiennale.org

Paolo Baratta: la Biennale è una macchina del vento

Paolo Baratta e Massimiliano Gioni - la Biennale di Venezia 2
Paolo Baratta e Massimiliano Gioni, foto di G. Zucchiatti dalla terrazza di Ca’ Giustinian

(Venezia, 8 gennaio 2013. Raccolta di appunti tratti alle varie conferenze stampa, a cura di Jeanne Belhumeur, inviata speciale per gruppo Aidanetwork-Genève)

Presidente Baratta perchè la Biennale è come una macchina del vento?
La Biennale è come una macchina del vento. Ogni due anni, scuote la foresta, scopre verità nascoste, dà forza e luce a nuovi virgulti, mentre pone in diversa prospettiva i rami conosciuti e i tronchi antichi. La Biennale è un grande pellegrinaggio dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori si incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro.

Massimiliano Gioni - la Biennale di Venezia 1
Massimiliano Gioni, Curatore 55 Biennale Arte

In altre parole, lei intende dire che l’arte è vitale?
Se un museo si qualifica principalmente per le opere che possiede (anche se non esclusivamente, visto che ai direttori di musei si chiede oggi di essere anche manager e impresari), un’istituzione come la Biennale si qualifica piuttosto per il suo modus operandi, per i metodi seguiti, per la natura dei soggetti che vi partecipano, per le scelte sul metodo e per i principi e le regole che ispirano la sua organizzazione, per gli spazi di cui dispone, insomma per la Forma dell’Istituzione che si riflette nella Forma data alla Mostra che vi si tiene ogni due anni. Ed è dalla qualità di questa Forma che dipende il raggiungimento del principale nostro obiettivo: ottenere la stima del mondo.

Quale la differenza fra i padiglioni nazionali e il Padiglione Italia?
Dopo 116 anni di vita della Biennale, la Forma della Mostra attuale è quella definita in modo compiuto nel 1999 e confermata e perfezionata negli anni successivi. Dico questo perché è proprio a partire da quell’anno che alla Mostra organizzata per Padiglioni si affianca in modo netto e distinto la Mostra che il curatore nominato dalla Biennale deve organizzare come Mostra internazionale, con un compito chiaro non dovendo egli farsi carico della selezione del Padiglione Italia.

Quali sono i suoi principali settori?
I Padiglioni dei singoli stati sotto la loro responsabilità, il padiglione Italia curato da un direttore da noi nominato e dai nuovi spazi espositivi dell’Arsenale.

Quanti sono Padiglioni dei Paesi partecipanti?
Sono 28 i Padiglioni fissi dei Paesi, costruiti all’interno dei Giardini, utilizzati da 30 Paesi titolari considerati partecipanti permanenti. Sono però partecipanti a egual titolo altri Paesi che chiedono di essere invitati alla Mostra; di questi alcuni trovano spazio all’interno dell’Arsenale, altri in luoghi diversi di Venezia. I Paesi partecipanti erano 77 nel 2009, 89 nel 2011.

Ve ne sono di nuovi?
Tra questi alcuni presenti per la prima volta. Ricordo che per ogni Biennale le amministrazioni degli stati che gestiscono i Padiglioni (o le amministrazioni cui gli stati hanno affidato la gestione del Padiglione) nominano un commissario e un curatore. Nell’autunno che precede la Mostra si tiene una riunione generale nella quale il curatore nominato dalla Biennale illustra le linee del suo progetto per la “sua” Mostra internazionale. Si tratta solo di un’informazione, i curatori dei vari Paesi non sono vincolati e possono compiere le loro scelte liberamente.

Sono ancora importanti i Padiglioni nazionali che espongono un solo artista, a volte scelto su precise indicazioni ministeriali di quel paese?
I Padiglioni dei Paesi sono una caratteristica molto importante della Biennale di Venezia. Una formula antica di presenza degli stati eppure viva e vitale più che mai. Preziosa in tempi di globalizzazioni, perché ci dà il tessuto primario di riferimento sul quale possono essere osservate e meglio evidenziate le autonome geografie degli artisti, sempre nuove, sempre varie. Ci si può chiedere in che misura questi Padiglioni portino con sé, per quanto ampia sia l’autonomia lasciata ai curatori, anche desideri di rappresentazione del Paese che li organizza. Ognuno ha la sua storia e il suo stile. Possiamo senz’altro dire che in essi i Paesi rivelano il ruolo attribuito all’arte contemporanea quale messaggera del loro presente e della loro ricchezza culturale. Ma dai Padiglioni vengono anche rivelazioni su realtà e ricchezze più profonde di quelle delle pretese o consuete immagini ufficiali e stereotipate.

Ad ogni Biennale (dal 1999) vi è un preciso curatore cui viene affidato il padiglione centrale ai giardini, chiamato Padiglione Italia. Che ruolo ha?
Al centro, parallela alla serie dei Padiglioni dei Paesi, sta la Mostra internazionale del curatore, quest’anno Massimiliano Gioni, che ha scelto come titolo Il Palazzo Enciclopedico. Il curatore è chiamato espressamente a realizzare una mostra “senza confini”. La Biennale non ha nominato comitati o commissioni, né diversi curatori per diverse aree, ma si affida alla singolare responsabilità di un curatore (assistito dai suoi consiglieri, e, per l’esecuzione, dalle strutture della Biennale).
Il rapporto dialettico tra queste diverse scelte rappresenta un elemento qualificante il suo carattere internazionale: una Mostra dai molti occhi, dai molti punti di vista.

E per gli spazi ricavati dallo storico Arsenale?
Dal 1998 la Biennale, in accordo con i rispettivi proprietari pubblici, ha potuto ampliare gli spazi che oggi sono costituiti da un lato dal Padiglione Centrale e dall’altro dall’Arsenale. Gli spazi costituiscono un elemento essenziale della Mostra che, in essi e nella loro particolare articolazione e qualità, trova lo strumento più opportuno per formare il proprio linguaggio. Vale la pena ricordare che da quando abbiamo realizzato quegli spazi e chiarito il nuovo impianto della Mostra è aumentato il numero dei paesi che chiedono di partecipare alla Biennale.

All’Arsenale è stato avviato di recente il nuovo Padiglione Italia che due anni fa è stato curato da Vittorio Sgarbi, cosa presenterà per la prossima estate?
Il curatore viene nominato dal Ministero della Cultura italiano, a lui spettano i contenuti da riempire.

La Biennale si arricchisce ogni anno di eventi collaterali, cosa sono?
Soggetti non profit possono presentare progetti per piccole mostre, da tenersi nella città di Venezia, normalmente per tutti i sei mesi della mostra. Il curatore della Biennale, anche qui in totale autonomia, giudica la loro qualità e ammissibilità come “collaterali”. Quelle ammesse possono fregiasi del logo Biennale, sono incluse in una sezione speciale del catalogo e sono pubblicizzate dalla Biennale. Si offre così a soggetti capaci di esprimere una scelta di qualità un modo di essere presenti. In alcuni casi l’opportunità è stata raccolta da minoranze etniche che scelgono l’occasione della Biennale d’Arte per far sentire la loro presenza e dimostrare la loro identità culturale. Abbiamo sempre attribuito grande importanza a questa possibilità (quest’anno sono state presentate 83 domande, la selezione del curatore ne ha ammesse circa il 50%).

Ci sono altre iniziative?
Da tempo la Biennale sviluppa attività educational e visite guidate. Queste attività sono svolte con un numero sempre crescente di scuole della regione. Quest’anno, però, abbiamo aperto un nuovo campo d’azione. Dopo l’esperienza compiuta favorevolmente con la Mostra di Architettura nel 2010, per il quarto anno consecutivo lanceremo il programma Biennale Sessions. Esso è rivolto a istituzioni operanti nella ricerca e nella formazione nel campo delle arti o nei campi affini, Università, Accademie di Belle Arti, Istituti di formazione e di ricerca. Scopo è quello di offrire una facilitazione a visite di tre giorni da loro organizzate per gruppi di almeno 50 tra studenti e docenti, con vitto a prezzo di favore, la possibilità di organizzare seminari in luoghi resi disponibili gratuitamente, assistenza all’organizzazione del viaggio e del soggiorno. Vorremmo che queste istituzioni considerassero La Biennale d’Arte un luogo dove svolgere, seppur per breve tempo, una sessione del loro lavoro di studenti, ricercatori, insegnanti.

A chi viene affidato il coordinamento di questi “servizi culturali”?
Ho detto dell’importanza del ruolo del curatore e della responsabilità lui affidata. Il curatore deve avere occhio esperto, spirito indipendente, generosità verso gli artisti, severa capacità di selezione, grande fedeltà a quella misteriosa dea che è la qualità. Sguardo libero sul mondo.

“All the World’s Futures”, la 56.Biennale d’Arte apre il 9 maggio

Paolo Baratta
Paolo Baratta, Presidente Biennale Venezia (Photo by A. Miatello)

(di Angelo Miatello)
La 56.Esposizione Internazionale d’Arte porta il titolo di “All the World’s Futures” e sarà un unico percorso su cui si snoderà dal Padiglione Centrale (Giardini) alle maestose sale dell’Arsenale, includendo 135 artisti  di 53 nazionalità diverse.  Novità ce ne sono parecchie, a partire dal curatore che è stato in grado di scegliere nuovi talenti e vecchi amici di viaggio a 360 gradi. L’internazionalità è il punto forte della kermesse veneziana.
Cosa ne pensa presidente?
“La Biennale che compie 120 anni procede, e anno dopo anno continua a costruire anche la propria storia, che è fatta di molti ricordi, ma in particolare di un lungo susseguirsi di diversi punti di osservazione del fenomeno della creazione artistica nel contemporaneo.”
Quali le differenze con le passate edizioni?
“Bice Curiger ci portò il tema della percezione e Massimiliano Gioni fu interessato al fenomeno della creazione artistica dall’interno, alle forze interiori che spingono l’artista a creare.”
Cos’è che non va?
“Oggi il mondo ci appare attraversato da gravi fratture e lacerazioni, da forti asimmetrie e da incertezze sulle prospettive. Nonostante i colossali progressi nelle conoscenze e nelle tecnologie, viviamo una sorta di ‘age of anxiety’. E la Biennale torna a osservare il rapporto tra l’arte e lo sviluppo della realtà umana, sociale, politica, nell’incalzare delle forze e dei fenomeni esterni. Si vuole quindi indagare in che modo le tensioni del mondo esterno sollecitano le sensibilità, le energie vitali ed espressive degli artisti, i loro desideri, i moti dell’animo (il loro inner song). La Biennale ha chiamato Okwui Enwezor – spiega Baratta – anche per la sua particolare sensibilità a questi aspetti.”
C’è il dibattito sull’arte che non c’è, lei cosa ne pensa?
“Curiger, Gioni, Enwezor: quasi una trilogia, sono tre capitoli di una ricerca della Biennale di Venezia sui riferimenti utili per formulare giudizi estetici sull’arte contemporanea, questione ‘critica’ dopo la fine delle avanguardie e dell’arte ‘non arte’.”
Perchè ha scelto Enwezor Okwui?
“Penso che Okwui sia la scelta migliore. Enwezor non pretende di dare giudizi o esprimere una predizione, ma vuole convocare le arti e gli artisti da tutte le parti del mondo e da diverse discipline: un Parlamento delle Forme. Una mostra globale dove noi possiamo interrogare, o quanto meno ascoltare gli artisti provenienti da 53 paesi, e molti da varie aree geografiche che ci ostiniamo a chiamare periferiche. Questo ci aiuterà anche ad aggiornarci sulla geografia e sui percorsi degli artisti di oggi, materia questa che sarà oggetto di un progetto speciale: quello relativo ai Curricula degli artisti operanti nel mondo. Un Parlamento dunque per una Biennale di varia e intensa vitalità.”
“Quello che si espone in Biennale ha come fondale 120 anni di storia delle arti, i cui frammenti sono in ogni angolo e di varia natura, visto che l’istituzione opera nell’Arte, nell’Architettura, nella Danza, nel Teatro, nella Musica e nel Cinema. (…) È il luogo delle “immagini dialettiche”, per usare l’espressione di Walter Benjamin.”
Ma la Biennale è fuori moda?
“Non credo proprio, anzi sono veramente contento e orgoglioso di non aver voluto ascoltare quanti nel lontano 1998 andava in giro dicendo che la mostra con padiglioni stranieri era “outmoded” e che andava pertanto eliminata, magari mettendo al suo posto un cubo bianco, uno spazio asettico nel quale esercitare la nostra astratta presunzione, o per dare ospitalità alla dittatura del mercato.”
Qual la differenza con altre Biennali?
“Ottima domanda. Lei sa che la nostra istituzione è plurima, articolata e complessa. Non è una semplice mostra di opere d’arte che devono rispondere ad esigenze di mercato. Trovo molto buona la metafora della grande montagna dei frammenti della nostra storia che cresce ogni anno. E tutto quello che non riusciamo a rappresentare o non siamo riusciti a rappresentare nelle Biennali del passato”.
La Biennale si rivolge ai giovani?
Il 48% dei visitatori che vengono alla Biennale è dato da una fascia giovanile. Abbiamo avviato la Biennale Sessions, un progetto che coinvolge in special modo le Università e le Accademie di Belle Arti. La Biennale offre una facilitazione a visite di tre giorni da loro organizzate per gruppi di almeno 50 tra studenti e docenti, con vitto a prezzo di favore, la possibilità di organizzare seminari in luoghi di mostra offerti gratis, assistenza all’organizzazione del viaggio e soggiorno.
Avete anche per questa edizione un’attività Educational?
Certo, essa è per gruppi di studenti di ogni grado e ordine, ma anche per professionisti e appassionati e famiglie. Ci saranno percorsi guidati o attività laboratoriali tenuti dal nostro personale specializzato, ormai con molta esperienza.
Cataloghi grossi come i volumi da enciclopedia?
Quest’anno il catalogo della Biennale è suddiviso in due volumi. Il primo descrive la Mostra Internazionale attraverso un ampio saggio del curatore, articolato in capitoli che scandiscono le biografie narrative degli Artisti invitati e le immagini delle loro opere. Il secondo volume è dedicato alle Partecipazioni Nazionali e agli Eventi Collaterali. Poi ci sarà una guida breve della Mostra su tutti gli Artisti, i Padiglioni Nazionali e gli Eventi Collaterali. Ricordo che è stato affidato il progetto grafico dell’Esposizione e dei prodotti editoriali a Chris Rehberger e al suo studio Double Standards di Berlino. Come da consuetudine è la Marsilio Editori che li pubblica e distribuisce.
Chi è lo sponsor che ci tiene di più a ricordare, presidente?
Non vorrei essere scortese con i vari marchi di prestigio che ci accompagnano in questa nostra avventura lagunare, tuttavia il gemellaggio con Swatch mi sempre il più appropriato. Swatch è vocata per l’arte, anzi ne fa una propria ragione di vita.

Ed è vero. Ci fa riflettere il presidente Baratta, noi che abbiamo abitato quasi vent’anni a Ginevra in rue Jean-Petitot, a due passi dalla Corraterie. Infatti è una grande firma svizzera che ha saputo nel tempo ricollocare l’immagine dell’orologio “perfetto” in un mondo che ormai sembrava totalmente perso per l’arrivo sul mercato dei prodotti non più meccanici e manuali ma funzionanti al quarzo e a basso costo. Con un prodotto che sembrava banale ed effimero, di plastica stampata ed anche rumoroso, la cultura ha avuto il sopravvento facendo sì che l’orologio da polso fosse simpatico, estravagante, tradizionale, pruriginoso, sportivo o da sera, ma sempre con un tocco artistico. “Una galleria d’arte al polso”, per riassumerlo come ha detto il Creative Director Swatcher Carlo Giordanetti alla conferenza stampa di stamane a Ca’ Giustinian, chiamato sul palco dal presidente Baratta.
Si può dire che è il simbolo dell’era del PC, dell’informatica e della condivisione sociale. Ma non dei nativi digitali. Se ha ben 95.000 collezionisti nel mondo, significa che è riuscito a crearsi uno zoccolo duro che nessun altro prodotto voluttuario c’è riuscito fino ad ora. Ci sono esempi che ne hanno copiato la strategia e l’invettiva (Swarowski, Thun), tuttavia il Signor Swatch o la signora Swatch (in francese è “la Montre”, ndr.) hanno ridato fiducia all’industria manifatturiera degli Elvezi* che non andava tanto bene tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso, quando gli Svizzeri si chiedevano “come mai perdiamo fette di mercato?”.
Poi conoscendo molto bene lo svizzero che è orgogliosissimo della propria nazione ed appartenenza, i fondatori della Swatch A.G. hanno creato una specie di solidarietà collettiva, un modo come un altro per sentirsi uniti da un pezzo di plastica al polso che poteva essere cambiato ad ogni stagione. Il prezzo medio di Cinquanta Franchi Svizzeri era alla portata di tutti.
Poi naturalmente i più conservatori preferivano avere il modello con cinturino nero, quadrante bianco e numeri ben leggibili e mai cambiarlo (certi professori socialisti). Le novità si vedevano ogni settimana sulle vetrine dei propri negozi monomarca che sembravano un po’ spaziali e un po’ kitch. Con le signorine e la direttrice sempre prontissime con un insostituibile sorriso sulle labbra. Gli annunci erano diramati sulla stampa, publiredazionali che si confondevano con la cronaca, la quale non si dimenticava di aggiornare il lettore per numero di vendite, cose strane che succedevano per le aste, l’accaparramento dei nuovi modelli firmati o limitatissimi. La febbre da Swatch intaccò l’Italia, via Lugano, mentre la Francia via Ginevra e la Germania occidentale la vicina Zurigo.
Però chi viaggiava poteva procurasi il modello esaurito nei freeshop degli aeroporti internazionali o a Madrid o a New York, così il mercato si mescolava con Swatch che uscivano e ritornavano a casa, in un vortice di scambi che finivano sui banchi dei marchés des puces à Plainpalais.

Carlo Giordanetti
Carlo Giordanetti, Creative Director at SWATCH International (Photo by A. Miatello)

*Elvezi, popolo celtico, stanziato tra i laghi di Costanza e di Ginevra, il Giura e il Reno. (cf. Giulio Cesare / Testi, IIa Classico Liceo Giorgione-Castelfranco Veneto. La Guerra Gallica, Libro Primo, Cesare e Ariovisto. XXX)
Terminata la guerra contro gli Elvezi, ambasciatori di quasi tutta la Gallia, autorevoli personaggi, vennero a congratularsi con Cesare. Benché Egli avesse castigati gli Elvezi per i loro antichi torti verso il popolo Romano, nondimeno essi dicevan di capire che ciò era accaduto non solo per il bene di roma ma anche in pro’ della Gallia, giacché gli Elvezi avevan lasciato le loro case pur essendo ricchi e prosperi, col disegno di far guerra alla Gallia intera, di prenderne il dominio e di scegliere a loro dimora, fra tanti luoghi che v’erano, quello che di tutta la Gallia paresse loro il più adatto e il più ricco, così da render loro tributarie le altre genti.

Baratta: Il film di apertura di Venezia.71,  Birdman di Alejandro G. Iñárritu, vince 4 Oscar

MTZISQBFIB02755(di A. Miatello)
“Alla Mostra del Cinema di Venezia – ha dichiarato il Presidente della Biennale, Paolo Baratta – è accaduto tra l’altro che nelle ultime due edizioni i film di apertura hanno poi fatto messe di Oscar. Quest’anno Birdman di Alejandro G. Iñárritu ha ottenuto quattro statuette (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura, miglior fotografia). L’anno scorso Gravity di Alfonso Cuarón ne aveva ottenute sette (tra cui quella per la miglior regia).
Se la più qualificata e dinamica industria cinematografica del mondo affida a Venezia il lancio in prima mondiale di film proiettati verso gli Oscar, a me pare un segno importante del prestigio internazionale di cui gode attualmente la Mostra”.

Repertorio Asiac.info (10 luglio 2014)

Proiezione la sera del 27 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema
Sarà Birdman (o Le imprevedibili virtù dell’ignoranza), diretto da Alejandro G. Iñárritu (Amores perros, 21 grammi, Babel, Biutiful), con Michael Keaton, il film d’apertura della 71. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (27 agosto – 6 settembre 2014). Oltre a Michael Keaton, il film è interpretato da Zach Galifianakis, Edward Norton, Andrea Riseborough, Amy Ryan, Emma Stone e Naomi Watts. Il film è una distribuzione Fox Searchlight Pictures / New Regency di una produzione New Regency / M Productions / Le Grisbi.
Birdman (o Le imprevedibili virtù dell’ignoranza) è una black comedy che racconta la storia di un attore in declino (Michael Keaton) – famoso per aver interpretato un mitico supereroe – alle prese con le difficoltà e gli imprevisti della messa in scena di uno spettacolo a Broadway che dovrebbe rilanciarne il successo. Nei giorni che precedono la sera della prima, deve fare i conti con un ego irriducibile e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso.
Birdman (o Le imprevedibili virtù dell’ignoranza) è scritto da Alejandro G. Iñárritu, Nicolás Giacobone, Alexander Dinelaris Jr. e Armando Bo. I produttori sono Alejandro G. Iñárritu, John Lesher, Arnon Milchan, James W. Skotchdopole. I credits comprendono inoltre il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki (Gravity, The Tree of Life, I figli degli uomini), la scenografia di Kevin Thompson (The Bourne Legacy, Michael Clayton), la musica di Antonio Sanchez.
La svolta nella carriera di Alejandro G. Iñárritu avviene nel 2000 con Amores Perros, che riceve una candidatura all’Oscar come miglior film straniero e vince il premio della Semaine de la Critique al Festival di Cannes. Nel 2003 Iñárritu dirige 21 grammi (21 Grams) con Sean Penn, Benicio Del Toro e Naomi Watts. Il film partecipa alla 60. Mostra di Venezia, dove Sean Penn vince la Coppa Volpi come miglior attore; Watts e Del Toro ottengono la candidatura all’Oscar per le loro interpretazioni. Nel 2006 Iñárritu dirige Babel, l’ultimo film della sua trilogia, con Brad Pitt, Cate Blanchett, Gael García Bernal, le esordienti Adriana Barraza e Rinko Kikuchi e altri attori non professionisti di varie nazionalità.
Per Babel Iñárritu si aggiudica il premio come miglior regista al 59. Festival di Cannes. Il film ottiene sette nomination agli Oscar incluse quelle per il miglior film e il miglior regista, vincendo il premio per la miglior colonna sonora originale. Riceve inoltre sette nomination ai Golden Globes e conquista il premio per il miglior film drammatico. Nel 2007 è membro della Giuria internazionale della 64. Mostra di Venezia. Nel 2010 presenta Biutiful in concorso al Festival di Cannes, dove Javier Bardem vince il premio per la miglior interpretazione maschile (ex aequo con Elio Germano per La nostra vita). Biutiful è nominato all’Oscar come miglior film straniero e Bardem come miglior attore protagonista.
Birdman (o Le imprevedibili virtù dell’ignoranza) uscirà nelle sale cinematografiche del Nord America il 17 ottobre e all’inizio del 2015 nel resto del mondo.