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Gli appuntamenti di Palazzo Ferro Fini: “Il Bicentenario della nascita del poeta Giacomo Zanella” e una rilettura “degli ultimi giorni di Enrico Berlinguer”

Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti ci annuncia:
1  – la presentazione del progetto culturale “Zanella VR: Il poeta si racconta” del Comune di Chiampo volto a rievocare il poeta Giacomo Zanella, in occasione del Bicentenario dalla nascita: Giovedì 3 settembre 2020 alle ore 11.30
Interverranno: Roberto Valente, Segretario Generale del Consiglio regionale
Matteo Macilotti, Sindaco del Comune di Chiampo, Sofia Bertoli, Assessore alla cultura e all’istruzione del Comune di Chiampo, Mario Bardin, studioso di Giacomo Zanella, Manuel Bazzanella, CEO Digital Mosaik.

2  – la presentazione del libro 
“Eppure il vento soffia ancora. Gli ultimi giorni di Enrico Berlinguer” di Piero Ruzzante con Antonio Martini: mercoledì 9 settembre 2020 alle ore 11.30, sempre alla Sala Cuoi di Palazzo Ferro Fini.
Interverranno: Piero Ruzzante, autore del libro e Consigliere regionale del Veneto, Antonio Martini, coautore del libro, Roberto Valente, Segretario Generale del Consiglio regionale del Veneto, Pietro Folena, ex Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati, Elena Chemello, giornalista di Rai Tre. 

La mia lingua madre: 21 febbraio 2019

Il 21 febbraio 1952, alcuni studenti furono uccisi dalla polizia a Dacca,  oggi la capitale del Bangladesh, mentre manifestavano per il riconoscimento della loro lingua, il bengalese, come una delle due lingue nazionali dell’allora Pakistan.  La Conferenza Generale  dell’UNESCO scelse quella data così forte di valenze per istituire  novembre del 1999 la Giornata mondiale della Lingua madre, che dal 2000 viene celebrata ogni anno per promuovere la diversità linguistica e culturale ed il poliglottismo. Il  16 maggio 2007 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione A/RES/61/266 invitò  gli Stati Membri a “promuovere la conservazione e la salvaguardia di tutte le lingue usate dalle popolazioni del mondo”.
Il Veneto è la mia lingua madre. E’ la lingua della realtà, delle cose concrete, del quotidiano, ma anche dei sentimenti profondi e del dolore.  Quando una sgresenda  s’infila sotto pelle non prorompiamo in un aulico “ahimè” di dolore e non credo oggi siano molti che per esprimere stupore o irritazione se ne escano con un pofferbacco oggi sconosciuto (il che è un segnale) al correttore di word. Scriveva Gigi Meneghello: “Ci sono due strati nella personalità di un uomo: sopra, le ferite superficiali, in italiano, in francese, in latino; sotto, le ferite antiche che rimarginandosi hanno fatto queste croste delle parole in dialetto. Quando se ne tocca una si sente sprigionarsi una reazione a catena, che è difficile spiegare a chi non ha il dialetto. C’è un nòcciolo indistruttibile di materia apprehended, presa coi tralci prensili dei sensi; la parola del dialetto è sempre incavicchiata alla realtà, per la ragione che è la cosa stessa, appercepita prima che imparassimo a ragionare, e non più sfumata in seguito dato che ci hanno insegnato a ragionare in un’altra lingua”.
Ma la mia lingua è il Veneto e non me ne vergogno, anzi. “Conoscere il dialetto è possedere lo strumento per comprendere il mondo da cui siamo venuti e in cui siamo ancora immersi, non per limitare il nostro orizzonte, ma, al contrario per collocare i fatti della nostra storia particolare nel quadro più ampio della storia nazionale e della cultura europea, che è fatta di tanti contributi particolari che lentamente si sono aggregati e stanno ancora aggregandosi”. Così scrivevano Tullio De Mauro e Mauro Lodi ancora nel 1979. E prima di loro Benedetto Croce ci aveva lasciato una sintesi straordinaria, su cui occorre ancor oggi riflettere:   “Molta parte dell’anima nostra è in dialetto, come tanta altra parte è fatta di greco, latino, tedesco, francese,  o di antico linguaggio italiano”.
In lingua veneta scrissero poeti come Giacomo Noventa o Andrea Zanzotto e Biagio Marin cosiccome Giacomo Casanova aveva tradotto in veneto l’Iliade di Omero mentre Carlo Goldoni aveva conquistato, e ancor oggi conquista, i teatri più prestigiosi portando in scena sior Todari brontoloni,  chiozzotti litiganti e arlecchini senza tempo. La mia lingua madre è il veneto.  E non solo oggi ma tutti i giorni dell’anno, anche se il 21 febbraio è giusto ricordarlo e così facendo ricordare non solo gli studenti assassinati a Dacca ma tutte le lingue tagliate, tutti i dialetti a rischio di estinzione, compreso il corfioto, l’istrioto e l’istroveneto che tanti e profondi legami hanno con la lingua veneta.
Roberto Ciambetti, Presidente del Consiglio Regionale del Veneto

“Inaugurata a palazzo Ferro-Fini la mostra fotografica ‘L’eredità di Falcone e Borsellino'”

E’ stata inaugurata oggi, presso la sede del Consiglio regionale del Veneto, a palazzo Ferro Fini, la mostra fotografica ‘L’eredità di Falcone e Borsellino’, realizzata da Ansa in collaborazione con il MIUR e con l’Associazione nazionale Magistrati, promossa in collaborazione con l’’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza’, istituito con L.R. n. 48/2012.
Il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha portato i saluti istituzionali sottolineando come “la mafia si combatte, specialmente in Veneto, con l’arma della cultura, inoculando nel tessuto sociale gli anticorpi per arginare e debellare questo fenomeno. Attraverso lo straordinario esempio di Falcone e Borsellino, bisogna spiegare attentamente i pericoli rappresentati da questa organizzazione tentacolare che, purtroppo, sta radicandosi anche in questa Regione, ma che si può assolutamente sconfiggere”. “Si prova una forte emozione nel soffermarsi davanti ai 26 pannelli e alle 150 foto di questa mostra – esordisce il Presidente del Consiglio regionale – nello scoprire che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino sono ancora ben presenti e vivi nella memoria, e come la loro battaglia per la legalità non sia stata fermata dalle bombe che, venticinque anni fa, il 23 maggio e poi il 17 luglio del 1992, segnarono un ulteriore passo della guerra portata dalle organizzazioni mafiose al cuore dello Stato”. “Ma, anziché annichilire le forze democratiche – ricorda Ciambetti – lo scontro frontale voluto da Totò Reina trovò un ostacolo formidabile nella Procura palermitana e nei magistrati inquirenti che non ebbero paura. ‘L’avverto signor giudice. Dopo questo interrogatorio lei diventerà una celebrità. Ma cercheranno di distruggerla fisicamente e professionalmente. Non dimentichi che il conto che ha aperto con Cosa nostra non si chiuderà mai. È sempre del parere di interrogarmi?’, chiese Tommaso Buscetta a Giovanni Falcone facendogli capire come il destino del magistrato sarebbe stato segnato. E, come sapete, Falcone lo interrogò e Buscetta parlò. Risultato: il 29 settembre 1984 vennero spiccati 366 mandati di arresto. Con il maxiprocesso, iniziato il 10 febbraio del 1986 e concluso nell’autunno del 1987, con tempi record ma anche con condanne esemplari, confermate nei primi mesi del 1992 dalla Cassazione, lo Stato aveva dimostrato di poter colpire la Mafia con le armi della legge e della giustizia, in modo trasparente”. “Rendendo omaggio a Falcone e Borsellino con questa mostra – sottolinea il Presidente del Consiglio regionale – ricordiamo tutte le vittime che con il loro sacrificio ci hanno lasciato in eredità il dovere di difendere e promuovere la cultura della Legalità e, con essa, la nostra libertà”. “Grazie all’Ansa che ha curato questa mostra fotografica – conclude Roberto Ciambetti – grazie all’Osservatorio sul crimine che ha voluto questa iniziativa a palazzo Ferro Fini, grazie, infine, a quanti ogni giorno mettono a repentaglio la loro vita per difendere il bene della comunità”.
Il Vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo: “Stiamo ospitando a palazzo Ferro Fini la mostra fotografica che ricorda le straordinarie figure di Falcone e Borsellino e che intende essere un’occasione di confronto e di approfondimento, di rilancio dell’azione del Consiglio regionale nella lotta alla mafia. Auspico che le scuole del territorio possano venire a visitare questa mostra, anche perché è necessario un cambio di approccio nella lotta alla mafia, porre in essere un’azione non tanto di contrasto fisico, ma soprattutto culturale al fenomeno mafioso, che si combatte con le armi della trasparenza e della legalità. La mafia, anche qui in Veneto, è purtroppo di drammatica attualità, ce lo dimostrano i dati oggettivi in nostro possesso, anche se la percezione del suo radicamento all’interno del nostro tessuto socio – economico è ancora, purtroppo, troppo labile”. “E’ quindi necessario – evidenzia Pigozzo – portare avanti una capillare attività di informazione, di sensibilizzazione, di prevenzione contro la mafia, utilizzando innanzitutto l’arma della cultura. E’, altresì, importante il coinvolgimento delle Istituzioni locali per la promozione di una cultura della legalità e la redazione di un Testo Unico a cui tutte le Regioni possano aderire, mettendo in rete i vari Osservatori regionali. Ed è anche opportuno definire i livelli essenziali di giustizia da promuovere in tutto il territorio nazionale”. “La L.R. n. 48/2012, che ha istituito l’Osservatorio per il contrasto alla criminalità organizzata e mafiosa e la promozione della trasparenza – conclude Bruno Pigozzo – è stato un importante punto di riferimento per le altre Regioni, ma ha ancora diversi ambiti da realizzare e, in tal senso, va il mio appello alle diverse forze politiche del Consiglio regionale”.
Il dott. Tiziano Granata, componente dell’Osservatorio regionale: “Il fatto che la mostra sia stata allestita dopo la morte di Totò Reina dimostra come ci sia una doverosa continuità nella lotta al fenomeno mafioso che, dati scientifici alla mano, è radicato anche in Veneto. Da noi ha attecchito una mafia finanziaria, più subdola ma altrettanto pericolosa. L’Osservatorio porta avanti un’attività di analisi del fenomeno mafioso relazionando periodicamente alle Autorità competenti e, al contempo, una campagna di educazione alla legalità tra le giovani generazioni. La mafia si deve combattere nelle scuole, ma anche nelle Università, dove si formano i futuri professionisti che dovranno lavorare per debellare la criminalità organizzata e mafiosa”.
Il dott. Bruno Cherchi, Procuratore Capo di Venezia: “Ringrazio il Consiglio regionale per la grande sensibilità dimostrata nell’allestire questa mostra che deve rappresentare, non solo una iniziativa culturale, per ricordare due servitori dello Stato che si sono immolati per la nostra comunità, ma soprattutto assumere un significato propositivo che sia proiettato al futuro della nostra Regione. E’ necessario approfondire e conoscere meglio il fenomeno mafioso, per poi poterlo sconfiggere, una mafia che è in continua evoluzione e che segue i cambiamenti in atto all’interno della nostra società. Qui in Veneto la mafia non ha le stesse caratteristiche di quella siciliana, qui il mafioso non porta la coppola, non uccide, non aggredisce fisicamente, il fenomeno mafioso è penetrato all’interno del tessuto industriale ed economico, è subdolo, quindi più infido e difficile da debellare. Purtroppo, il Ministero della Giustizia, anche per indubbie ragioni storiche, ha sottovalutato la portata del fenomeno mafioso in Veneto ed è pertanto urgente recuperare terreno, passando in fretta dai buoni propositi a fatti concreti, in primis potenziando gli organici degli uffici amministrativi giudiziari e dei magistrati, per rispondere alle attuali esigenze di giustizia in grado di assicurare la legalità”.
L’avvocato Giorgia Pea, presidente della Commissione Cultura e delegata alla Cultura della Città Metropolitana di Venezia: “Porto i saluti del Sindaco Brugnaro e di tutta l’amministrazione comunale di Venezia. Per me è un grande onore essere qui oggi e ricordare i principi che hanno ispirato l’azione di Falcone e Borsellino, principi e valori che ora devono guidare tutti noi cittadini, al di là della carica ricoperta, verso la promozione della cultura della legalità. Perché la mafia è innanzitutto un fenomeno culturale, l’onestà e la legalità sono una questione culturale. La mafia si combatte quindi, anche e soprattutto, investendo nelle giovani generazioni, nelle scuole e nelle Università”.

Il Consiglio regionale del Veneto dedica la sala della sua Biblioteca a Valeria Solesin. Dal 2003 ben 43 connazionali scomparsi in attentati

“A due anni dall’attentato al teatro Bataclan di Parigi, onoriamo la memoria della nostra concittadina e,  come disposto dal Consiglio regionale del Veneto, dedichiamo al suo nome la sala della Biblioteca del Consiglio Regionale luogo riservato alle ricerche e agli studi, spazio ideale per ricordare una giovane che aveva legato la propria vita alla ricerca e allo studio lavorando nella prestigiosa Università della Sorbona”.
Così il presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti ha introdotto la breve cerimonia in cui è stata scoperta la targa d’ottone che intitola a Valeria Solesin la sala di lettura della Biblioteca del Consiglio regionale come previsto dalla risoluzione promossa da Alessandra Moretti e votata all’unanimità dal Consiglio regionale l’8 novembre 2016.
“Ricordando Valeria Solesin  – ha proseguito Ciambetti – vorrei dedicare due parole  alla memoria di Luca Russo, ingegnere bassanese di 25 anni, morto l’estate scorsa a Barcellona anche lui vittima del terrorismo fondamentalista. Dal  2003 ad oggi sono 43 i connazionali scomparsi in attentati e in questo momento è giusto accomunarli tutti nel ricordo ripetendo ancora una volta che il non ci faremo piegare dalla strategia del terrore”.
Alle parole di Ciambetti ha fatto seguito una breve illustrazione della Biblioteca tenuta da Pierluigi Ciprian, responsabile della struttura bibliotecaria, di Ermenelinda Damiano, Presidente del Consiglio Comunale Comune di Venezia, delegata dal Sindaco di Venezia e di Marie-Christine Jamet, Direttrice di Alliance Francaise e Console Onorario di Francia a Venezia.
Alessandra Moretti, presentatrice della risoluzione dell’8 novembre 2016 con cui iniziò l’iter conclusosi oggi, ha quindi preso la parola: “Valeria Solesin, nel suo lavoro di ricercatrice, era impegnata a costruire una visione di pace, in un mondo aperto, inclusivo, plurale. Era una donna coraggiosa, molto coraggiosa, così come lo è la mamma, la signora Luciana. Sono commossa perché so cosa può significare perdere una figlia, so cosa potrebbe significare perdere una sorella, una sorella come Valeria e – rivolgendosi alla signora Luciana Milani Solesin e al fratello di Valeria, la Moretti ha voluto sottolineare che “contenta di essere qui con voi che ci avete dato una forza in questi anni, la forza della vostra dignità, la dignità che aveva Valeria. E’ stato giusto dedicare la sala della biblioteca a Valeria perché è solo con le armi della cultura e della conoscenza che si potrà sconfiggere il terrorismo”.
A chiudere la cerimonia la signora Luciana Milani Solesin che ha voluto ricordare anche lei tutte le vittime del terrorismo e dopo aver ringraziato il Consiglio regionale, il Comune e la cittadinanza veneziana per l’affetto e il rispetto dimostrato alla sua famiglia ha voluto ricordare anche l’impegno profuso dalla Regione nel finanziare il nuovo blocco del Centro di maternità di Anabah, in Afghanistan, realizzato da Emergency e intitolato alla giovane veneziana:  4 sale parto, 2 sale operatorie, una terapia intensiva e una sub-intensiva neonatali, una terapia intensiva per le complicazioni durante il parto, un ambulatorio, un’area travaglio.
“Questa biblioteca è il posto ideale per ripetere che la conoscenza è l’unico mezzo che abbiamo – ha spiegato la signora Solesin – Cercare di capire e conoscere: la strada è solo questa. Anch’io mi associo nel ricordare tutte le vittime del terrorismo” La signora Solesin ha poi concluso “Vorerei che ricordaste Valeria non solo come studiosa ma  anche come ragazza spensierata, perché lo era, era simpatica, vivace, spesso un po’ ribelle, alternativa, sbarazzina e penso sia giusto ricordarla anche così. Certo, era una studiosa ma era anche una ragazza spensierata”.

Banche Venete, Ciambetti: “Una Risoluzione per spingere lo Stato a tutelare azionisti e obbligazionisti danneggiati”

Illustrata questa mattina a Venezia, presso palazzo Ferro Fini, sede dell’Assemblea legislativa regionale, una Risoluzione in materia di tutela del risparmio depositata nei giorni scorsi dal Presidente del Consiglio regionale del Veneto Roberto Ciambetti. L’ipotesi di residuo fatta a livello di Ministero dell’Economia e delle Finanze si aggira tra i 4 e i 5 miliardi: la nostra richiesta di risarcimento è di 4 miliardi, con un ulteriore residuo da gestire da parte dello Stato”.

Il provvedimento, di cui il Presidente Ciambetti è primo firmatario e che è stato sottoscritto anche dai colleghi Nicola Finco, Silvia Rizzotto, Gianluca Forcolin, Franco Gidoni, Fabrizio Boron, Luciano Sandonà e Alberto Semenzato, è volto ad introdurre strumenti di garanzia a favore di risparmiatori, azionisti ed obbligazionisti, di Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca. Presenti alla conferenza, rappresentanti dei risparmiatori e del pool di avvocati, tra i quali Andrea Filippini del foro di Verona, che ha formulato la traccia di emendamento da sottoporre al Governo ed inserita nell’atto consiliare.
“Questa Risoluzione serve a dare giustizia ai risparmiatori truffati” ha spiegato il Presidente Ciambetti. “Anche dalla Commissione parlamentare d’inchiesta stanno emergendo mancanze, qualche svista, chiamiamola così, e comunque fatti dai quali è possibile ricavare che qualcuno sapeva ciò che stava accadendo e che chi controllava non ha messo in campo tutte le azioni adeguate a tutela dei risparmiatori. La Risoluzione mira ad introdurre un emendamento alla legge di stabilità nazionale, proprio nel periodo in cui è in discussione, destinato ad anticipare il risarcimento ai risparmiatori truffati: una proposta di buon senso. Il Consiglio regionale farà da tramite presso il Governo e il Parlamento nei confronti delle associazioni dei risparmiatori affinché risulti evidente che in questa faccenda qualcosa è mancato”.
“Si tratta – spiega Andrea Arman, presidente del coordinamento associazione banche popolari venete Don Enrico Torta – di ottenere un’anticipazione da parte dello Stato sui proventi dei cosiddetti NPL, ovvero sui crediti deteriorati, che il Governo si appresta ad incassare attraverso la società SGA, con un utile previsto dal Governo stesso di diversi miliardi di euro. Queste somme potrebbero essere anticipate ai risparmiatori e ciò in quanto questa crisi delle Popolari venete non è soltanto una crisi aziendale, ma una vera e propria crisi sociale che investe il territorio non solo veneto, ma anche di altre aree d’Italia. Dev’essere la politica a dare una risposta in tempi stretti in modo che la situazione non degeneri. Per i risparmiatori, attendere anni per vedere conclusa l’operazione sul recupero dei crediti deteriorati è un tempo troppo lungo. Lo Stato può anticipare queste somme oggi e le introiterà nel momento in cui concluderà l’operazione di recupero sui crediti deteriorati. L’ipotesi di residuo fatta a livello di Ministero dell’Economia e delle Finanze si aggira tra i 4 e i 5 miliardi: la nostra richiesta di risarcimento è di 4 miliardi, con un ulteriore residuo da gestire da parte dello Stato”.
“In linea con l’emendamento che abbiamo già presentato al Parlamento – aggiunge Luigi Ugone dell’associazione ‘Noi che credevamo nella Banca Popolare di Vicenza’ – chiediamo al Consiglio regionale del Veneto di essere il tramite per la Risoluzione che tratta la rifusione dei danni subiti dai risparmiatori veneti e italiani nella vicenda BpVi e Veneto Banca, una richiesta di 4 miliardi di euro suddivisi equamente per i due soggetti bancari ora sottoposti a liquidazione coatta amministrativa, sulla base degli NPL che i due istituti hanno ‘in corpo’. Ci apprestiamo a presentare un documento analogo anche in altre regioni, ossia Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Puglia, Sicilia. I soggetti deboli non possono attendere i tempi di insinuazione nel passivo visto che tra le ipotesi di reato formulate dalla Procura della Repubblica di Vicenza vi è quella di aggiotaggio, ipotesi da cui potrebbe derivare uno scenario con migliaia di domande di ammissione al passivo da parte di azionisti ed obbligazionisti subordinati, con tempi di esame e di ammissione al passivo inevitabilmente lunghi. Chiediamo un anticipo di cassa a favore dei privati e delle aziende, in tempi brevi, magari coinvolgendo nell’operazione anche la Cassa Depositi e Prestiti”.

Ciclismo – Presidente del Consiglio regionale del Veneto: “Benvenuti ai girini, che non arriveranno ad Axiglagum, come nella pagina ufficiale del Giro, bensì a Slege: Slege un Lusaan, Genewe un Wüsche, Ghelle, Rotz, Rowaan: Dise saint Siben, Alte Komeun, Prüdere Liben”

“Saluto il Giro d’Italia, i corridori, le squadre e i tanti tifosi che seguono questa straordinaria kermesse: per noi è un onore ospitare in Veneto questa tappa di un Giro che per i suoi primi 100 anni di vita in questa edizione ha regalato emozioni e tanto spettacolo”. Così il Presidente del Consiglio regionale del veneto saluta la tappa veneta, la numero 20 di questa edizione, che scalerà il Grappa prima si salire sull’Altipiano dei Sette Comuni con l’inedita ascesa di Foza. “Una tappa attesa da migliaia e migliaia di appassionati – ha detto il Presidente del Consiglio regionale – in una terra che ha fatto la storia del ciclismo con campioni come Ottavio Bottecchia vincitore dei Tour de France nel 1924 e 1925 fino a Moreno Argentin, Marino Basso, Giovanni Battaglin, Giuseppe Beghetto, Toni Bevilacqua, Sergio Bianchetto, Guido De Rosso, Leandro Faggin Sante Gaiardoni, Renato Longo, per non parlare di Vito Favero, Imerio Massignan, Dino Zandegù. Questa è la terra di Tullio Campagnolo, l’uomo che rivoluzionò la bicicletta con il suo ‘cambio’: l’affetto e la passione che si stringe attorno ai girini quest’anno è il riflesso di una tradizione delle due ruote che non è solo sport, ma anche lavoro, impresa, artigianato, autentica cultura. Detto questo – conclude il Presidente – mi permetto senza polemica alcuna una precisazione con gli organizzatori: nella pagina ufficiale del Giro il nome antico di Asiago è indicato con Axiglagum, termine desunto immagino da chissà quale wikipedia, ma del quale mi sia permesso dubitare visto che il toponimo reale è Slege: Slege un Lusaan, Genewe un Wüsche, Ghelle, Rotz, Rowaan: Dise saint Siben, Alte Komeun, Prüdere Liben. Benvenuti a tutti, allora, nella terra dei Sette Comuni Antichi, fratelli cari, come avrebbe detto Mario Rigoni Stern”.

In Consiglio regionale del Veneto il dibattito sul Referendum sull’Autonomia

cimg0165“Il percorso dell’autonomia è voluto dai cittadini” ha iniziato così il suo intervento Alessandro Montagnoli (Lega Nord) che ha rammentato come il ministro Costa quando venne a Padova, “a parte la sua disponibilità personale, disse che Roma non vogliono il referendum sull’autonomia. In Parlamento ho visto che quando c’era da votare qualcosa per il Nord o per il Veneto c’eravamo solo noi della Lega in aula: ecco perché oggi dobbiamo portare al voto i Veneti. Roma non ci vuole dare l’autonomia, dobbiamo conquistarcela da soli. La Democrazia, poi, non ha prezzo. Qualche mese fa abbiamo fatto un referendum in Italia, su una legge che voleva togliere autonomia a Comuni, provincie e Regioni e voluto da una persona sola: è stato uno spreco”? Montagnoli ha continuato: “Roma ha fermato ogni percorso di autonomia: la politica, da sola, non ce la fa a conquistare l’autonomia. Abbiamo bisogno del voto e del sostegno popolare, ecco perché questo referendum serve. Pensiamo alla nostra gente: è una sfida che non possiamo perdere”.
Il presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti ha quindi preso la parola “Ci si dice che il referendum è inutilmente costoso e che si potrebbe risparmiare una consistente cifra da investire in ben altra maniera. Noto che quest’ultima critica giunge da un’area politica che non ha esitato ad aprire varchi immotivati e improduttivi nella spesa che hanno portato alla situazione drammatica della finanza pubblica italiana come sappiamo dalle note preoccupate della Commissione europea. E poi sulle trattativa senza il sostegno popolare: possiamo veramente fidarci di questo governo? Può il cittadino veneto fidarsi di uno stato che non ha mantenuto la parola data? In questi ultimi anni lo stato italiano ha infranto più volte la parola data mettendo in seria difficoltà Regioni ed enti locali. Dovremmo forse ascoltare il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Gentiloni, Giancarlo Bressa, già sindaco di Belluno che ha spostato la sua residenza in provincia di Bolzano dove può godere appieno dei vantaggi di un regime autonomo, che bolla come inutile il nostro referendum con gli stessi temi e motivi sentiti in quest’aula?”.
Per Simone Scarabel (M5S): “noi siamo favorevoli al referendum, perché restituisce la voce ai cittadini. Noi abbiamo presentato un Ordine del giorno in cui chiediamo di finanziare il referendum abolendo i vitalizi. Possiamo aprire un contezioso, non nascondiamoci dietro a pareri legali, se ci stanno veramente a cuore i costi. E poi, ancora, perché poi non andiamo tutti assieme, noi tutti consiglieri a Roma a chiedere al ministro Minniti l’election day. Sarebbe la prima volta e nessuno si scandalizzerà se ci sarà una grande convergenza dei veneti per il sì tra forze trasversali”. Antonio Guadagnini (SiamoVeneto) “Quando si chiede al popolo il parere si esercita veramente la democrazia: il parere del popolo viene sempre prima anche delle Costituzioni. La sovranità sta nel popolo. Dobbiamo andare fino in fondo: il percorso autonomista si inserisce nell’alveo della previsione costituzionale, ma ciò non esclude anche altre possibilità. Si farà anche il referendum per l’Indipendenza”.
Gabriele Michieletto (Gruppo Zaia Presidente): ”Si parla di troppa spesa? Rispetto a quanto ammonta il residuo fiscale il costo del referendum è minimo e comunque la democrazia non ha prezzo. In questa sede noi siamo veneti, dobbiamo dimenticarci i nostri vessilli politici: oggi dobbiamo chiederci cosa sia il meglio per i nostri cittadini. E il meglio è poter andare avanti con i nostri soldi. E’ l’unica cosa seria che possiamo fare. Personalmente penso che questo referendum sarà una tappa verso la strada dell’Indipendenza”.
Anche Alberto Villanova (Gruppo Zaia Presidente) insiste sul tema della spesa: “Questi 14 milioni spesi per il referendum sono soldi ben spesi. E mentre il Pd ci attacca su questa spesa, nessuno dal Pd spiega i tagli al sistema sanitario voluti dal governo e fatti gravare solo nelle Regioni a statuto ordinario. Nessuno mi spiega perché ci sono cittadini di serie A, quelli che abitano nelle Regioni a statuto speciale, e cittadini di serie B. Io non ho motivi di astio verso l’Italia. Ho motivi di astio verso questo stato che cerca di annullare la nostra identità e storia. Questa non è la battaglia della Lega. E’ la battaglia di tutti i veneti” .

I contrari e i dubbiosi
Per il Pd ha parlato anche Claudio Sinigaglia: “l’autonomia non è la secessione, non è Indipendenza: a me interessa dire, e mi fa piacere sottolinearlo, che la Lega ha rinunciato all’Indipendenza, alla secessione, alla Padania per portare avanti un percorso sull’autonomia. Un percorso che può essere svolto all’interno del dettato costituzionale con una trattativa con il governo o può essere strumentalizzato, come è affiorato anche in quest’aula: è questa la chiarezza che chiediamo. Parliamo di quali materie, riempiano di significato questo percorso sull’autonomia che è frutto che ci vide noi, con la Riforma del titolo V della Costituzione, ad essere protagonisti. L’Unità d’Italia non è messa in discussione: questo è il percorso chiaro” .

Il presidente Ciambetti al palazzo dell’ONU per parlare di “Città Inclusive per famiglie sostenibili”

uno_new_yorkL’Ufficio delle Nazioni Unite a New York è la sede principale dell’ONU. E’ un complesso di edifici situato a New York (USA). Il terreno su cui sorge non appartiene agli Stati Uniti d’America in quanto gode del diritto di extraterritorialità. L’indirizzo è 760 United Nations Plaza, New York, NY 10017, USA. Così Wikipedia introduce il’internauta. Per la prima volta un Presidente del Consiglio regionale del Veneto parlerà all’Onu: il vicentino Ciambetti protagonista dell’evento storico. Il primo passo per l’autonomia del Veneto in sede ONU? No, sarà tra i relatori del dibattito, o, come definito dall’Onu, hight level discussion dal titolo “Inclusive Cities for Sustainable Families” (“Città inclusive per famiglie sostenibili”) che si terrà al Palazzo di Vetro a New York lunedì 6 febbraio.
L’incontro è stato promosso dal Dipartimento di Economia e Affari sociali – Divisione per le Politiche sociali e lo sviluppo dell’Onu in collaborazione con la Federazione Internazionale per lo sviluppo delle Famiglie in occasione della 55esima sessione della Commissione per lo sviluppo sociale che è in corso di svolgimento alle Nazioni Unite a New York.
“Il tema principale quest’anno – spiega il presidente Ciambetti – ha un obiettivo ben preciso: sradicare la povertà per raggiungere uno sviluppo sostenibile per tutti, ‘Strategies for eradicating poverty to achieve sustainable development for All’, e in questo contesto la riflessione sull’organizzazione della città e sulla famiglia è centrale e trovo interessante sottolineare come sia stata sollecitata la testimonianza della nostra Regione come esperienza per molti aspetti esemplare. Già lo scorso anno, del resto, sulle politiche sanitarie, la stessa Oms aveva portato all’attenzione il caso Veneto come modello di riferimento a dimostrazione che la nostra realtà, il nostro tessuto sociale può essere un caso a cui rifarsi – ha detto Ciambetti – Il Veneto con i suoi cinque milioni di abitanti, l’11 per cento di residenti immigrati, un tasso di sviluppo, occupazione e di reddito superiore alla media europea è una grande metropoli regionale la cui esperienza può essere utile per molti amministratori, politici, studiosi. Oggi circa due terzi della popolazione mondiale vive in un’area urbana: le città e la famiglia stanno vivendo una fase storica inedita e sono sottoposte a tensioni e pressioni inedite pur rimanendo gli elementi centrali della formazione, crescita e sviluppo del cittadino.
La sfida è conciliare, in modo ecosostenibile e riponendo l’etica al centro dell’azione socio-politico ed economica, i ruoli della città e della famiglia con la nuova organizzazione del lavoro, le nuove opportunità offerte dalle tecnologie, i nuovi scenari della globalizzazione. Il tema è alquanto affascinante e complesso e il Veneto può dare un contributo ed essere un punto di riferimento a cui guardare”.
Al dibattito di lunedì cui parteciperà il presidente Ciambetti sono previsti gli interventi di Siti Norlasiah Binti Ismail, direttore generale del Dipartimento per la Popolazione e lo Sviluppo della Famiglia della Malaysia. Michael Farrugia, Ministro della Famiglia e la solidarietà sociale di Malta, Daniela Bas, Direttrice della Divisione per le Politiche sociali e lo sviluppo delle Nazioni Unite, Mario Armella, Presidente mondiale della Federazione internazionale per lo sviluppo della Famiglia. Dopo questo evento, Ciambetti sarà il keynote speaker, relatore principale, sempre al quartier generale dell’Onu mercoledì 8 febbraio sul tema “Non lasciare nessuno

A sign reading ''365 days without Giulio'' is seen during a march in memory of Italian researcher Giulio Regeni at Sapienza University on the first anniversary of his disappearance in Egypt, Rome, Italy, 25 January 2017. Italian President Sergio Mattarella on Wednesday called for cooperation to bring to justice the killers of Regeni in Egypt. "Italy has mourned the killing of one of its studious young people, Giulio Regeni, without full light being shed on this tragic case for a year, despite the intense efforts of our judiciary and our diplomacy," Mattarella said on the first anniversary of Regeni's disappearance. "We call for broader and more effective cooperation so that the culprits are brought to justice". ANSA/ MASSIMO PERCOSSI
A sign reading ”365 days without Giulio” is seen during a march in memory of Italian researcher Giulio Regeni at Sapienza University on the first anniversary of his disappearance in Egypt, Rome, Italy, 25 January 2017. Italian President Sergio Mattarella on Wednesday called for cooperation to bring to justice the killers of Regeni in Egypt. “Italy has mourned the killing of one of its studious young people, Giulio Regeni, without full light being shed on this tragic case for a year, despite the intense efforts of our judiciary and our diplomacy,” Mattarella said on the first anniversary of Regeni’s disappearance. “We call for broader and more effective cooperation so that the culprits are brought to justice”. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

indietro – promuovere l’inclusione dei bambini attraverso una formazione di qualità” (Leaving no one Behind) in un confronto che vedrà attorno al tavolo dei relatori assieme al Presidente del Consiglio regionale del Veneto, l’Ambasciatore Alya Ahmed Saif Al-Thani della Rappresentanza permanente all’Onu del Quatar, Maissa Shawky, vice-ministro della Salute e della Popolazione dell’Egitto, Kinga Joó, membro ungherese del Comitato Economia e affari sociali dell’Unione Europea (Cese) e Michael Farrugia, ministro della Famiglia e Solidarietà sociale di Malta.

L’occasione potrebbe essere buona per il nostro Presidente di intrecciare rapporti con Maissa Shawky, vice-ministro della Salute e della Popolazione dell’Egitto, che ci dia una mano per riportare su un piano della legalità la famosa richiesta di verità attorno all’assassinio del giovane ricercatore Giulio Regeni da parte del contro spionaggio egiziano.

Ciambetti “Ricordiamo la Shoah e i Giusti come Perlasca che non hanno fatto finta di nulla di fronte all’orrore delle barbarie”

ciambetti-shoahIl Presidente del Consiglio regionale, Roberto Ciambetti, ha introdotto a Palazzo Ferro Fini l’incontro ‘Il Veneto, l’Ebraismo e la Shoah: una riflessione verso il Giorno della Memoria’, sottolineando come “la riflessione sulla Shoah deve essere una questione quotidiana, in quanto condivido le preoccupazioni di chi vede delinearsi nella nostra società, da una parte una singolare e probabilmente non casuale tendenza all’oblio, dall’altra, una sorta di professionismo della memoria, cioè una retorica vuota e vana che rischia di inquinare anche le celebrazioni ufficiali. Ecco, oblio e retorica, entrambi pericoli che non possono essere sottovalutati, e l’unico modo che abbiamo per contrastarli è una forte azione culturale, come stiamo facendo oggi con questo momento celebrativo”.
Per Ciambetti “siamo chiamati a contrastare l’istinto alla rimozione che allontana dalla coscienza eventi, ricordi, analisi che mettono a disagio e provocano dolore e una intima vergogna: attorno alla Shoah, alle Leggi Razziali, ma anche alle pulizie etniche (pensiamo alle Foibe), il meccanismo di rimozione è lampante. Certo, è difficile fare i conti con la Shoah, a causa del male incommensurabile che ha provocato. Anche se va sottolineato come ci fu anche chi seppe opporsi al male: in ambito veneto, splende il nome di Giorgio Perlasca, che ha salvato numerose vite umane. Sono quindi onorato di avere qui con noi oggi la ‘Fondazione Giorgio Perlasca’, che è venuta a portare la sua testimonianza, e colgo l’occasione di ringraziare Franco Perlasca e quanti con lui si impegnano nel perpetuare la memoria del padre spiegando ai giovani cosa fu la Shoah”. Il Presidente del Consiglio regionale esorta “a riconquistare la nostra memoria anche se ci pone davanti vicende e domande inquietanti: sappiamo bene che stermini e pulizie etniche non si fermarono con la conclusione del Secondo Conflitto Mondiale, anzi. Ma occorre impegnarsi affinché la Storia non abbia a ripetersi”.

Paolo Gnignati, Presidente della Comunità ebraica di Venezia, ringrazia “la Regione Veneto per aver da sempre dimostrato massima attenzione ed impegno sui temi fondanti la Shoah, nella consapevolezza che la memoria dei tragici fatti accaduti, non solo è funzionale per una corretta interpretazione degli eventi contemporanei, ma è fondamentale per progettare un futuro migliore. Mi fa piacere rimarcare poi come, se è vero come è vero che tantissimi sono stati gli ebrei vittime della deportazione e dell’eccidio, è altrettanto vero che grazie all’impegno e al coraggio degli italiani questo tragico numero è stato in qualche modo contenuto: dietro ad ogni ebreo salvato, c’è stato infatti un italiano di buona volontà”.

Davide Romanin Jacur, Presidente della Comunità Ebraica di Padova, porta “il saluto della Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, la dott.ssa Noemi Di Segni, che rappresenta, e ringrazia il Presidente del Consiglio regionale Ciambetti per l’invito, ricordando come la data del 27 gennaio è stata sancita per Legge a Giornata della Memoria del tentativo di ‘soluzione finale’ non solo nei confronti del Popolo Ebraico, ma anche di altre parti della popolazione europea”. Jacur ripercorre “la lunga presenza degli Ebrei nel Veneto, fin dall’antichità, con insediamenti documentati già in età romana. A Padova, nel 1027, un primo documento parla della presenza di Ebrei. Dopo la metà del XIV secolo, il Veneto diventa crocevia di incontro tra due riti ebraici ormai diversi, quello askenazita e quello italiano. L’Università di Padova fu unica al mondo per aver accettato studenti ebrei, ammettendoli alla Laurea senza l’obbligo della dichiarazione di fede, dato che la laurea era consegnata dal Vescovo….”. Il Presidente della Comunità Ebraica di Padova spiega come “la costituzione dei Ghetti sia stata in molti casi frutto del compromesso politico tra la componente rappresentata dagli ecclesiastici cattolici e da alcuni membri della nobiltà, che voleva l’allontanamento fisico degli Ebrei dalla città, e la componente pragmatica, rappresentata dal Consiglio dei Dieci e dal potere amministrativo, che voleva poter contare sugli Ebrei per le loro indubbie capacità, soprattutto in ambito economico”. Romanin Jacur sottolinea come “molti sono stati gli epiteti utilizzati per dimostrare avversione verso gli ebrei: antigiudaismo, antisemitismo, antisionismo, ciascuno con una determinata origine storica, frutto di motivazioni religiose, culturali, sociali ed economiche da parte di determinate classi sociali interessate ad escludere gli ebrei dalla società”. Il rappresentante della Comunità Ebraica di Padova ritiene “che la Giornata della Memoria può continuare ad avere senso ed utilità culturale solo se, messe da parte le emozioni e usando la razionalità, vengono spiegate le ragioni storiche, sociologiche ed antietiche che portarono all’eccidio degli ebrei, sforzandosi di comprendere la Shoah senza negare colpe e responsabilità storiche, affinché il futuro possa conoscere una società in grado di difendersi da ogni sopruso e violenza”.

Franco Perlasca “ricorda la figura del padre Giorgio, un uomo ‘giusto’ che salvò molti ebrei, e spiega l’impegno e il lavoro della Fondazione che porta il suo nome”. Per Perlasca “è doveroso ringraziare tutte le persone che, al di là dell’appartenenza religiosa, ideologica e politica, si sono impegnate per salvare vite umane; i giovani devono ricordare quanto accaduto di tragico nel passato per avere gli strumenti per opporsi, in futuro, ad analoghe violenze affinché la Storia non si ripeta”.

“I sette Tamizi (setacci)”, primo manuale universitario scritto in lingua veneta moderna

regione-venetoIl Consiglio regionale del Veneto, rappresentato dal Presidente Roberto Ciambetti, ha ospitato questa mattina a palazzo Ferro Fini la presentazione del volume “EuroComoRom: I Sete Tamizi – Ła ciave par capir tute łe łengue romanse”, primo manuale universitario interamente scritto in lingua veneta moderna, pubblicazione scientifica dell’Università di Francoforte affiancata dall’Academia de ła Bona Creansa curato da Alessandro Mocellin, Horst G. Klein e Tilbert Didac Stegmann. “Oggi presentiamo un testo molto importante per la Lingua Veneta – ha esordito Roberto Ciambetti – che arriva a dieci anni esatti dall’approvazione della legge 8/2007 che per la prima volta andava a tutelare il patrimonio linguistico e culturale veneto. Con questo volume il mondo universitario entra a dare il suo contributo per far comprendere l’importanza della lingua con un testo che può servire ad avvicinare alla Lingua Veneta anche chi veneto non è”.
Il volume, 265 pagine interamente redatte in lingua veneta moderna, elabora e dimostra la teoria linguistica del multistandard veneto, raffrontando il veneto con altre sei lingue romanze (francese, spagnolo, italiano, romeno, catalano e portoghese) grazie all’uso della teoria dei “sette tamizi” (i “sette setacci”), evidenziando la natura della lingua veneta e dimostrandone la sostanziale unità e i molti caratteri distintivi, a volte condivisi con altre grandi lingue, a volte di peculiarità.
img_5017“La Lingua Veneta è inserita perfettamente nel contesto delle principali lingue europee – spiega Alessandro Mocellin, curatore del volume e Vicepresidente dell’Academia de la Bona Creansa – ed è un microcosmo che rappresenta perfettamente il macrocosmo delle lingue”.
“Albert Einstein – ricorda il prof. T. D. Stegmann – diceva che bisogna sfruttare al meglio le potenzialità del proprio cervello. Lo studio delle lingue è un importante valore aggiunto per il miglioramento delle  capacità umane e infatti questo libro non è un ‘recall’ del passato, ma un testo che si inserisce nella neurolinguistica che studia anche il modo in cui la molteplicità delle lingue può fare bene al nostro cervello. Il manuale può essere d’aiuto agli insegnanti per far capire agli allievi delle scuole, anche in questo senso, l’importanza del veneto”.
“La gente deve imparare a parlare anche veneto, anche italiano, anche francese, non limitarsi a una sola lingua – conclude il Presidente dell’Academia Domenico Strobe – perché è il modo migliore per tenere pronta e attiva la mente. Bisogna dotarsi di arnesi culturali e mentalità adatta, e per questo è di grande utilità studiare e far studiare la Lingua Veneta in tutta la sua ricchezza e varietà”.