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Castelfranco Veneto: Saran si dimette. Cause incerte.

L’assessore Saran sbuca dalla cadillac rosa per annunciare le dimissioni a Osvaldo Bevilacqua di Rai2
Auto rosa per
Veduta di piazza Giorgione con la cadillac rosa e la troupe con Osvaldo Bevilacqua di Rai2

Oggi si è concluso un capitolo importante della mia vita. Ho rassegnato nelle mani di Luciano Dussin, sindaco di Castelfranco Veneto, le mie dimissioni da Assessore alla Cultura. E’ stata una decisione molto sofferta, ma inevitabile”. (…) “Sono stati quasi cinque anni molto intensi – ha scritto Saran in una nota sulla sua pagina Facebook -. Ho vissuto esperienze che mi fanno sentire fortunato. Confesso che mi sono molto divertito cercando di essere utile alla mia Città. Ho incontrato tante persone che altrimenti, mai avrei potuto conoscere” (…) “Tuttavia, avvicinandosi il momento della tornata elettorale – si legge nella lettera di dimissioni -, ritengo corretto da parte mia rimettere al Sindaco le competenze a suo tempo assegnatami in quanto, allo stato attuale, non ho gli elementi per conoscere e quindi condividere le possibili strategie che il candidato e il gruppo del partito da lui rappresentato sottoporranno al giudizio degli elettori. Mi auguro, pertanto, che al termine di questa esperienza, rimanga un buon ricordo di quanto da me svolto, con dedizione, impegno, entusiasmo, al di là di quelli che saranno, eventualmente, gli scenari che si delineeranno per il futuro della nostra Città”.
Valutazione politica dell’intrigante Scelta. 
1. “...non ho gli elementi per conoscere e quindi condividere le possibili strategie che il candidato e il gruppo del partito da lui rappresentato sottoporranno al giudizio degli elettori.”
L’ex assessore non sa di essere pro-tempore se già stima di “non conoscere e quindi di condividere le possibili strategie...”, fino ad ora ha fatto quello che ha voluto, non certo seguendo una linea politica disegnata dal gruppo che ha gestito il Comune o la Regione Veneto. Ha litigato con la Pro Loco, vero promoter del turismo locale. Non va d’accordo con Maria Gomierato “due galli in un pollaio”. “Oggi è pro leghista, domani è qualcos’altro”. Si è mosso “dove e con chi ha voluto”, trascurando molti altri segmenti della comunità e del compartimento tricefalo che gli fu affidato dalle mani del sindaco on. Dussin: “cultura, turismo e identità”. Diviso in casa, non si è mai capito se fosse “di area berlusconiana, alfaniana o finiana”, per le sue doppie tessere, si è trovato più di una volta con le spalle al muro: villa bolasco abbandonata, cinema paradiso allo scoperto, casa Giorgione vuota, disattento ai centenari e naturalmente separato dal mondo scuola.
2.“Il Distretto Terre di Giorgione è del mio amico Baldin, la città non ha appoggiato questa sua idea geniale”.
Di cosa stiamo parlando? Di circuiti eno-gastronomici in cui il Paolino spezapreda (così si chiamava Veronese prima di essere Paolo Caliari detto il Veronese) e il giovane Zorzon avrebbero lasciato le loro tracce nelle osterie del ‘500? Quali sono le radici comuni tra l’uno veronese con famiglia certa e l’altro vissuto cinquan’anni prima e nato non si sa da chi?
Non importa! Tuona lo slogan dei pieghevoli: “abbiamo ben otto lacerti di un ciclo veronesiano”. In realtà fu firmato da ben quattro frescanti: Paolino spezapreda, Giambattista Zelotti, Anselmo Canera e Bernardino India. “Questo è fondamentale per determinare che siamo nelle terre di Veronese”, lo ha detto lo storico di Treville. In quale provincia siamo: in quella di Zaia o di Tosi? Qui l’assessore non sa che pesce pigliare, sta con nessuno dei due. “Le Terre di Giorgione” è un brand da supermercato non certo culturale.
3. Dimenticarsi dei Centenari è come vivere con parrucche incipriate con le calze attillate bianche ed il neo sullo zigomo sinistro. Nessun cenno sugli anniversari proclamati: Giornata della Memoria, Foibe, Europa, Dichiarazione dei Diritti Umani…, Festa della Donna, e sui centenari di: San Pio X, La Grande Guerra, l’on. Ferruccio Macola (maestro del giornalismo d’attacco e fondatore del Sec. XIX di Genova), Pietro Damini, Francesco Maria Preti…
Nessun cenno del Damini, della mostra su Giorgione, Jappelli, Bembo allestite negli ultimi tre anni a Padova, la Nuova Atene. Eppure il Deus ex Machina è venuto più volte a Castelfranco.
3. Pensare di lavorare per la comunità e dimenticarsi del mondo scuola che conta più di diecimila studenti di tutte le classi e categorie, significa fare a pugni con la nostra storia. “Da un uomo colto come Saran mi sarei aspettato di più” – ha borbottato Patrizio di Bassano. Castelfranco non ha mai approfittato di gemellarsi con i Musei Civici di Padova, con Bassano o Asolo.
4. “Un assessore che giustifica il suo ultimo atto ‘romantico’ come conseguenza della bocciatura del suo amico Baldin – fra l’altro tutti e due della stessa congrega – è su un piano politico non coerente” – scrive in un post Caterina.
5. “Speriamo che il prossimo assessore sia meno talebano” – ironizza il noto fumettista Varo.
6. Domenica l’abbiamo intravisto sotto i riflettori di Rai2 con Bevilacqua Osvaldo, un veterano che ormai ha fatto la sua storia (dal 1977).
Forse è la causa nascosta delle sue dimissioni?