Dai nove nudi di Oliviero Toscani alla caduta del ponte Morandi. Cadono i titoli in borsa, si rialzano ma ricadono!

Titolo insolito per rispondere alla propaganda provocatoria di O. T.i che fa del marchio B. un suo “bardo della democrazia”. La libertà d’opinione è sancita dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo. Toscani ha inventato in Italia il messaggio pubblicitario usando la politica, cioè attaccando i governanti del momento contro il fatto quotidiano che “secondo lui” o meglio di una parte dell’opinione pubblica va interpretato come causa della bad politics. La disgrazia accaduta a Genova che ha provocato morti, feriti, sfollati e tagliato in due Genova e l’Italia fa capire quanto sia fragile il sistema. Da una parte non ci crediamo che O. T. sia il guru della comunicazione e dall’altra nemmeno che i B. siano dei diavoli, avidi di fare solo soldi. Lo Stato di diritto ha leggi e organi che permettono di comportarsi in un certo modo. Qualcuno decise la privatizzazione delle infrastrutture (l’Ue) di gestirle a modo proprio (in Germania le autostrade sono gratis, in Svizzera i Tir o camion pesanti e con merci pericolose sono vietati passare per i paesi), qualche altro di prorogare le concessioni e di gestire gli incassi miliardari dei pedaggi. Tutto questo che c’entra con il Toscani? Due o tre sassolini vanno tolti dalla scarpa. Il Ministero faccia la sua parte e non scarichi la colpa sul primo.

L’ultima scenografica battaglia a suon di milioni per far rinascere il settore manifatturiero tessile, in grave crisi d’identità ed economica, è stata affidata al fotografo che usa il suo Io come Enola Gay, cioè approfittando del già odio e livore tra i vari gruppi politici per inserire un brand che va dritto alla famiglia. Non è un nome di piacere o una sigla. E’ riconducibile a delle persone private, ad una città, a strutture culturali, a ben definiti soggetti titolati in borsa di qua e di là delle Alpi. O. T. è una figura “porca” (“veneti sono dediti al vino”, “i leghisti sono razzisti,…il Mediterraneo è come l’olocausto”, “i Veneti sono dei mona a votare per il referendum autonomista”) che gioca d’azzardo senza nulla in mano. I suoi committenti forse per nostalgici ricordi o per razionalità capitalistica cadono nel tranello e pagano. Ma allora che c’entrano gli africani che rischiano di annegarsi con gommoni che fanno appena qualche miglia marina dalla Libia o Tunisia con la rinascita del “marchio Family B.”? Usare una foto ripresa da una postazione sicura con teleobiettivo sul salvataggio miracoloso di alcuni superstiti (uomini, donne e bambini, sempre con percentuali ben calcolate) per appiccicarvi sotto a destra il marchio bianco-verde è “comunicazione di massa, pardon di mafia”.
L’ O. T. assieme ai suoi miliardari committenti potrebbero istituire un fondo non per il salvataggio ma per la gestione dei vari centri di accoglienza (onlus of colours), eliminando così una volta per sempre le infiltrazioni delle mafie. E qui sta appunto la filosofia del fotografo quasi ottantenne che, per rimanere sull’onda della notorietà, fa commenti spregiudicati, offendendo il senso comune e nascondendo la mano dopo il lancio della pietra. L’ultima sua campagna pubblicitaria ci ritorna con la nudità, la sua filosofia del ritorno al paradiso terrestre. Chissà quanti manniquin avrà visionato prima di sceglierne “Nove”, chissà quanti milioni di scatti avrà accumulato nella Memory Card. Avrà misurato i caratteri somatici, la rotondità delle teste, l’alto e basso, (i piselli), il gruppo a tre a due a quattro. Un’opera d’arte. “Con-fusi, finalmente. Con-fusi, finalmente, sono i corpi nudi resi istantanei ed eterni da Oliviero Toscani. Con-fusi, finalmente, sono i nove abbracci disarmanti di NUDICOME, la nuova campagna Benetton Autunno Inverno 2018 2019.”
Una propaganda poetica. Ma che c’entra con chi vende abbigliamento? Dov’è il prodotto made in Italy? Iniziamo a prenderlo sul serio questo uomo con gli occhiali rossi che offende gli elettori veneti. Dall’autunno prossimo mandiamo i nostri figli nudi a scuola. Oppure non entriamo nemmeno nei negozi B. perchè tanto non vendono nulla.
“Fusi come sono i ritmi di una canzone, suonati con strumenti diversi, sì, ma che riproducono il medesimo suono. Fusi perché è così che vogliamo / desideriamo / non riusciamo ad essere. Come un Cantico delle Creature couture la foto Benetton by Oliviero Toscani (se non lui, chi altri?) sbottona lo storytelling della collezione della prossima stagione. Con un’immagine e un video che sono un ossimoro di gentilezza e potenza, di dolcezza e vigore, di intensità e impalpabilità. Un cantico, una lode, un manifesto, una celebrazione di valori contro tutti i razzismi risorgenti, dove “diversità” e “uguaglianza” sono termini da fondere e non confondere.”
Ma a noi sorge il dubbio. Vent’anni fa non capivamo l’insistenza della volgarità, del bastian contrario, dell’insolente fotografato, condannato più volte all’estero per lesione d’immagine (mega preservativo su un obelisco a Parigi, foto di paziente terminale Sida a Ginevra…prete e suora che si baciano) ora forse ci facciamo una ragione. Il marchio di fabbrica si è trasformato nel tempo come una “multiutility” che va da un centro di ricerca e di tutela mini paesaggistico o della storia del gioco d’azzardo alle autostrade, aeroporti, autogrill, Telepass, negozi in francising, PMI, eventi internazionali, distese di terre agricole, allevamenti…e che più ne sa ne metta.
Dunque il brand bianco-verde vale per gli Italiani, frustrati di aver perso le elezioni, bastonati nei referendum, cacciati dalle stanze del potere che si proteggono dietro alle immagini demagogiche del “bollito Toscani” (Giordano).
“Un cantico, una lode, un manifesto, una celebrazione di valori contro tutti i razzismi risorgenti, dove “diversità” e “uguaglianza” sono termini da fondere e non confondere.”
Ecco che i B. sono contro tutti i razzismi risorgenti, dove diversità e uguaglianza sono termini da fondere e non confondere, come del resto il fotografo ha voluto unire come sardine i nove manniquin nudi.
Il disastro di Genova rimette in discussione la voracità del capitalismo. Dove vanno a finire i miliardi di incassi di pedaggi giornalieri? Per la manutenzione ordinaria, quella straordinaria e se necessario per una nuova programmazione? Come mai in Germania le autostrade sono gratuite?
Il rischio d’impresa che lo Stato, privatizzandole con Prodi e D’Alema, e rinnovandone le concessioni con Letta, Renzi, Gentiloni, se l’è tolto con una stretta di mano e firme in calce ai contratti, ora ricadrebbe sulle concessionarie (su seimila km: Atlantia-B.-Sintonia con 3mila km, Gavio con 1300 km, Toto 700km e altri più piccoli). Danni ingenti per un troncone spezzato!
Se l’esplosione delle cisterne nell’autostrada bolognese della settimana scorsa ha provocato disastri, morti e feriti qui la caduta del ponte Morandi, considerato dagli storici dell’ingegneria “un modello del made in Italy”, del savoir fare ingegneristico di scuola italiana, un viadotto leggero sospeso su piloni alti cento metri, sopra i tetti di palazzine popolari, dovrebbe far riflettere il Toscani. Come mai non è corso a fotografare l’evento eccezionale ed il superbo lavoro dei soccorritori? Anche questa è Italia, non certo solo la sua lente d’ingrandimento da stregone. Cambi gli occhiali e se ne metta un paio meno appariscenti perchè sembra un matto.

Da wikipedia: “Il Ponte Morandi è stato un importante viadotto comprendente il primo ponte strallato al mondo con stralli in calcestruzzo precompresso, ubicato a Genova fra ubicato a Genova fra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano, a cavallo del letto del torrente Polcevera. Era parte del tracciato dell’autostrada A10 e costituiva una struttura strategica per il collegamento della penisola italiana con il sud della Francia e della Spagna, oltre a essere il principale asse stradale fra il centro-levante del capoluogo ligure e il porto container di Voltri-Pra’, l’aeroporto Cristoforo Colombo e le aree industriali del ponente.”
Ritorna il leit motiv dell’unicità “del primo ponte strallato al mondo, con stralli in calcestruzzo precompresso…” non certo degli errori di calcolo dell’ingegnere genovese ormai altrove. Ma poi oltre ai suoi riprovevoli eccessi di sapienza come quelli dei progettisti ed esecutori del Vajont (“la più alta diga al mondo in cemento precompresso senza ferro!”), tutti benemeriti dell’Università di Padova, fa un certo effetto quanto si riesca in Italia a montarsi la testa, farci sognare un made in Italy che va dai ponti alle dighe, dalle bottiglie di pommarola alle magliette di chissà dove confezionate e colorate”.
Una volta O. T. contestava il brand edulcorato del Mulino Bianco Barilla (con ruota). La pubblicità è sogno. Lui aveva la verità assoluta del terminale affetto da Sida, del preservativo per l’obelisco, della povera anoressica. Del prete e della suora che si baciano…Sicuramente c’è riuscito a creare un pregiudizio positivo per il marchio che porta il nome di fratelli e figli con relative consorti. Lo scrive Mario Giordano.

Qui ci giochiamo la faccia. “Si sa che i Benetton godono di un pregiudizio positivo” – scrive Mario Giordano (La Verità 15/08/2018). I casi sono due: il noto giornalista e conduttore tv come al solito ingigantisce le sue analisi da bastian contrario (“giornalista d’attacco”) oppure le cose stanno proprio così. I B. controllano tremila km di autostrade (50%), l’aeroporto di Fiumicino e altri (vedi sotto un post di Marini). Si sono abbuffati del colosso spagnolo Albertis, hanno il monopolio di Telepass che si è espanso in tutto il mondo. Ogni secondo la società incassa 63 pedaggi. “Autostrade Italia è controllata da Atlantia che a sua volta dalla finanziaria lussemburghese Sintonia” (ministro Di Maio, in tv). La dinastia veneta, conclude Giordano, ha accumulato 8,1 miliardi di euro di patrimonio. Un po’ meno di shopping in giro per il mondo, un po’ più sicurezza per i viaggiatori. Ma ora mi sembra tardi. E allora, di fronte alla disumana freddezza di quel vostro comunicato (nessun cordoglio e appello alla chiarezza, ndr), chiedo al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, responsabile della pratica: ma è proprio necessario che metà delle nostre autostrade siano gestite da questi signori? Il cambiamento non dovrebbe passare di qui? Mettendo fine all’impegno dell’United Colors of Pedaggio/Toll?”
La situazione italiana è paradossale perchè “legalizzata” (approvata dal Parlamento e firmata dal PdR) con coni d’ombra che “falsificano” dati e risultati? Concessioni con allegati tenuti nascosti, contratti atipici dove la politica non può metterci il becco (Di Maio).

Fabio Amendolara nel suo Opacità e favori agli amici degli amici. Così il sistema crea disastri in serie (La Verità) fa un riassunto, ricavato da Avvoltoi (Mondadori) dello stesso Giordano, citando dati e nomi di società concessionarie che assieme controllano il 70 per certo delle autostrade italiane (Atlantia e Gavio) poi ci sono il gruppo capitaniato dall’abbruzzese Toto, Autobrennero (con trattativa privata fino al 2045!) con incassi miliardari ma con uscite… Guadagni quasi sicuri, rischi quasi nulli. Come per tutte le concessionarie”, chiude il pezzo Amendolara.
“Atlantia, inserita nella cassaforte Edizione, rappresenta da sola la metà del patrimonio della famiglia Benetton, che oltre alla concessione sulle autostrade possiede altre infrastrutture aeroportuali, come la gestione di Fiumicino, la concessione di Autogrill, il noto marchio d’abbigliamento ed altri interessi in campo agricolo e dell’edilizia. Questo per quanto riguarda l’Italia, perché altre concessioni autostradali sono possedute all’estero, in particolare in Cile, Polonia e Brasile. Ma non finisce qui: gli interessi dei Benetton si estendono anche al settore assicurativo, con una quota del 3% in Generali, prima compagnia assicurativa italiana.” (Massimo Scalas, Blasting News).
“E’ uno sciacallaggio”, grida Toscani dalla sua fattoria livornese, “su quel ponte ci dovevo passare anch’io con mio figlio in moto per andare in Costa Azzurra. Per fortuna ho avuto un contrattempo”.
Questa battuta fa venire i brividi, lui che può spostarsi con la sua potente Harley (?) per zigzare il traffico ferragostano. “Con-fusi, finalmente”.

Maurizio Blondet gira il coltello nella piaga (16 agosto 2018).
“Poiché i B. non  forniscono  allo Stato missili, armamenti avanzati, radar – perché le concessioni autostradali sono state coperte dal segreto di Stato? E’ una domanda che vorrei porre, da povero cittadino, a giudici, procuratori: quale altro motivo riescono a immaginare per questo segreto – di Stato! – se non occulti scambi e benefici tra i politici che hanno concesso, e quelli che godono della concessione di un monopolio lucrosissimo?
“Domando sinceramente: perché io non riesco a immaginare altro. Magari i giudici e procuratori, invece sì. Hanno un motivo per trovare questo segreto normalissimo. E per questo non si sono mossi nonostante anche l’Authority dei Trasporti abbia più volte sottolineato la necessità di rendere pubblici tali contratti, che riguardano un servizio pubblico e il pubblico potere. E benché in qualunque altro paese il ministero dei trasporti rendano consultabili i contratti e gli atti che disciplinano il rapporto tra lo Stato e i gestori delle reti autostradali, come – del resto- di ogni servizio pubblico dato in concessione. (…)
“Forse, direte voi, il fattore decisivo che ha guidato D’Alema nel ’99 a concedere a loro quel lucroso monopolio, era la loro immensa disponibilità di capitali: ce ne vogliono, per rilevare i 3 mila chilometri di Autostrade. Avranno pagato sull’unghia, come si dice, migliaia di miliardi di lire. Dei loro. Grandi capitalisti come sono. Ma ecco che un trader, Giovanni Zibordi, nega. “Va ricordato che i B. si comprarono Autostrade senza in pratica spendere soldi loro, perchè la comprarono attraverso una società ad hoc che si caricò di debiti per pagare l’acquisto e poi la fusero con Autostrade, trasferendo così il debito su Autostrade stesse…”.
“Certo, questo si chiama Leveraged buy-out, va di moda, è perfettamente legale – anche se non capisco perché, visto che consente ad un capitalista senza capitali propri di comprare grandissime imprese, pagandole con il saccheggio delle imprese acquisite. Non dovrebbe essere legale soprattutto quando si tratta di imprese di Stato e monopoli naturali: perché allora saremmo capaci tutti di concorrere facendo altrettanto. L’Italia è piena di capitalisti senza capitale, che in collusione col governo “comprano” in questo modo grossissimi tesori: fece lo stesso Colaninno, che comprò Telecom senza soldi suoi, pagandola poi con gli utili di Telecom. Siccome a fare il capitalista così saremmo buoni anche noi ingenui, almeno vorremmo che una tale concessione fosse messa all’asta, libera e aperta. E ciò, senza voler girare il coltello nella piaga, facendo notare come in questo modo, i capitalisti non fanno avanzare il sistema industriale italiano, ma lo depauperano e depredano, facendogli perdere valore. Ciò vale tanto più per i B., che i profitti miliardari lucrati in Italia, li hanno spesi per comprare autostrade in Cile, terreni in Argentina e altrove?”
Queste osservazioni valgono come il due di bastoni. Indebitarsi per acquistare un bene o un servizio è lecito. Dal mutuo per una casa, un’auto o un televisore ad una società di capitali. Maurizio Blondet non fa della demagogia, corre sul filo del rasoio della calunnia con: “L’Italia è piena di capitalisti senza capitale, che in collusione col governo “comprano” in questo modo grossissimi tesori: fece lo stesso Colaninno, che comprò Telecom senza soldi suoi, pagandola poi con gli utili di Telecom”, perchè al diritto di acquistare, indebitandosi, ci aggiunge “collusione col governo…”.

(Photo by Piero CRUCIATTI / AFP)

Da ultimo Luigi Bisignani di Libero 20 agosto “Tariffe e proroga sono quello che sta maggiormente a cuore soprattutto a Giovanni Castellucci, padre-padrone di Autostrade per l’Italia, che si è sempre battuto come un leone per le galline dalle uova d’oro del suo bilancio. Non c’è lobbista in Parlamento, di qualsiasi cosa si occupi, vuoi di energia, di acqua o di rifiuti, che non s’interroghi sulla capacità del manager dei Benetton di ottenere pedaggi così alti. (…) complice Oliviero Toscani che ha fatto passare  i membri della famiglia di Ponzano Veneto come dei bravi samaritani multietnici e multirazziali…proprio loro che in Patagonia sono stati protagonisti dell’imponente sfollamento della popolazione dei Mapuche, testualmente popolo della terra, che abitavano 900mila ettari che loro hanno acquistato e dove pascolano 260mila capi di bestiame, tra pecore e montoni. (…). Con il crollo del ponte di Genova è crollato anche un mondo radical chic che ha imposto per anni al Paese una filosofia etica per cui tutto quello che è di destra è cafone e tutto quello che è di sinistra è etico e corretto. Una filosofia catto-comunista che ha contagiato intellettuali e registi e che ha trovato nella famiglia Benetton i massimi esegeti della creatività e della sobrietà.”

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