Unesco, Colline del Prosecco: Amerigo Restucci tira le orecchie a La Tribuna

COLLINE DEL PROSECCO. NOTA DEL COORDINATORE DEL COMITATO SCIENTIFICO PER LA CANDIDATURA UNESCO PROF. AMERIGO RESTUCCI (già preside Iuav)
L’ufficio stampa delle Giunta regionale del Veneto trasmette la seguente nota del Coordinatore del comitato scientifico per la candidatura delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene a patrimonio Unesco, professor Amerigo Restucci.

“Ciò che più sorprende leggendo l’articolo “Troppi pesticidi tra i vigneti: dall’Unesco il primo stop”, apparso oggi sulla Tribuna di Treviso, non sono soltanto le inesattezze tecniche in esso contenute (l’ICOMOS non ha mai contestato la questione dei pesticidi reali o presunti), né la circostanza, piuttosto banale ed evidente, che esso appaia in piena campagna elettorale. 
Ciò che colpisce è che vengano espresse valutazioni di merito e di sostanza da parte di rappresentanti nazionali di un organo di valutazione consultivo e tecnico dell’Unesco (ICOMOS) che proprio per questa sua natura dovrebbe essere assolutamente imparziale ed “orientare” le scelte degli Stati membri dell’Unesco, piuttosto che esprimere condanne o formulare perentorie affermazioni che non gli competono. Il professionista interpellato è stato, peraltro, fino all’estate del 2016 coordinatore del comitato scientifico del dossier per la candidatura delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene a patrimonio Unesco.
È soltanto il Governo, infatti, che può esprimersi sulla opportunità o meno di presentare candidature italiane nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco, ed é solo al Governo che competono scelte sulle azioni da compiere per sostenere le stesse candidature o per, eventualmente, ritirarle.
Ancora più grave é che le dichiarazioni in questione provengano da un italiano che, anziché essere fiero degli sforzi che diplomazia, amministrazioni centrali, regionali e locali, produttori e consorzi, cittadini e associazioni del Veneto stanno compiendo insieme per sostenere le ragioni di una candidatura fondamentale per il territorio e per l’Italia intera, esprime critiche su un dossier che lui stesso ha coordinato per molti anni fino a qualche mese prima dell’ufficializzazione della candidatura.
Le affermazioni riportate sulla Tribuna di Treviso necessitano comunque di alcune puntualizzazioni utili per chiarire alcuni passaggi tecnici dell’iter, per evitare fraintendimenti sui contenuti e per chiarire, dunque, a chi ha a cuore l’identità e la qualità del territorio veneto e dei suoi abitanti l’esatta portata di alcune fattispecie che non trovano corrispondenza nelle carte all’esame dell’organismo dell’Onu.
E’ innanzitutto consuetudine come, nel lavoro di valutazione delle proposte di candidatura a sito Unesco da parte dell’ ICOMOS, emergano differenti vedute sui singoli dossier.
Dopo la visita dell’esperto inviato da Icomos e dopo l’incontro tra il comitato scientifico della candidatura e i rappresentanti della stessa Icomos a Parigi, sono state inviate alcune precisazioni ai soggetti proponenti le candidature, come i verbali testimoniano.
Nel caso specifico della candidatura Conegliano – Valdobbiadene sono pervenute alcune richieste di precisazioni utili ad approfondire i contenuti della candidatura in termini propositivi. Nulla, si ripete, riguarda comunque il tema dei fitofarmaci. Chi conosce la materia sa perfettamente che Unesco valuta ben altri aspetti ambientali storici e culturali: in particolare quelli relativi allo “sviluppo storico del paesaggio, la giustificazione di Eccezionale Valore Universale e l’analisi comparativa”.
L’articolo non tiene quindi minimamente conto dei contenuti delle osservazioni Icomos che, nella chiave appena descritta, vanno nella direzione di esprimere una valutazione più attenta sulle caratteristiche della candidatura veneta.
Restano pertanto immutate le caratteristiche della candidatura delle Colline del Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene, che può diventare sia un’occasione di sviluppo ma anche una sollecitazione al miglioramento delle condizioni di uso del suolo da parte degli operatori. Le polemiche, soprattutto se basate su elementi inesistenti, non giovano a nessuno”.

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