La gestione dei fondi europei e il problema dei Rom, Sint, Caminanti

L’Italia tra il 2014 ed il 2020 ha a disposizione 32 miliardi di euro in fondi (Fondo Sociale Europeo – FSE, e Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale – FESR). All’interno del FSE, almeno il 20% dovrà essere destinato a promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà. La fase di pianificazione dei programmi finanziati dal FSE e dal FESR ha richiesto circa due anni a livello nazionale, compresi i negoziati tra il Ministero dello Sviluppo Economico e le Autorità Regionali di Gestione. Il programma operativo nazionale per le “città metropolitane” (PON METRO) comprende linee di bilancio specifiche per investimenti sull’inclusione sociale di Rom, Sinti e Caminanti. Il PON METRO sarà attuato in dodici aree metropolitane, tra cui le città in cui vivono le comunità Rom più numerose. Analizzando gli eventi degli ultimi anni esiste un reale rischio che i fondi PON Metro destinati all’inclusione Rom non vengano utilizzati in maniera corretta, ma vadano a rafforzare le politiche di segregazione o gli sgomberi forzati. Manca quasi ovunque, ad esempio, un processo partecipativo che preveda il coinvolgimento dei beneficiari nella pianificazione e nel monitoraggio delle attività. In alcuni Paesi europei, l’utilizzo dei fondi europei ha portato risultati effettivi che possono essere considerati buone pratiche. Ad esempio, il rapporto della Commissione sulla Strategia di integrazione evidenzia che la Finlandia è riuscita a portare un aumento della frequenza della scuola materna dal 2% al 60%, mentre in Irlanda sono stati istituiti degli “insegnanti itineranti” che si spostano seguendo le comunità Rom per garantire la formazione scolastica ai bambini. Sul fronte occupazionale, paesi come Austria, Spagna e Finlandia hanno formato degli operatori specializzati per assistere i Rom in cerca di lavoro. Pur sottolineando che ciascun contesto nazionale è diverso dagli altri e che non tutte le buone pratiche sono replicabili in maniera efficace in qualsiasi contesto, le esperienze virtuose maturate in Europa possono rappresentare un esempio e uno stimolo per colmare il gap rispetto agli obiettivi fissati. Sul fronte dell’inclusione scolastica e lavorativa, nel biennio 2016/2017 la Commissione europea ha finanziato il progetto PAL, coordinato dall’Università di Leuven (Belgio) e articolato in 12 paesi Ue (in Italia vi partecipano Fondazione Leone Moressa, Comune di Reggio Emilia e Consorzio Innopolis), finalizzato proprio a favorire l’analisi, lo scambio di buone pratiche e l’attuazione di campagne di sensibilizzazione in ambito educativo e lavorativo. Indubbiamente in Italia c’è ancora molto da fare, ma per una effettiva inclusione sarà necessario definire un quadro organico di finalità e individuare i soggetti in grado di perseguirle, possibilmente in collaborazione attiva con i beneficiari.
Fonte: Fondazione Leone Moressa

Integrazione Rom, arrivano i fondi UE

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