Zaia: La Biennale non è un’autostrada!

E fin qui come titolo, proveniente dall’ufficio stampa del governatore veneto, potrebbe essere confuso con le trattative politiche in corso per rivedere accordi contrattuali tra Stato e Privati.
“I nodi vengono al pettine”, dice un vecchio proverbio ed il caso del ponte Morandi (Genova) è uno di questi. Quante sono le “zone” a rischio date in concessione a società private, secondo appalti fatti “su misura”? L’attenzione rimane sempre acuta, tuttavia chi pratica il diritto contrattuale di diritto pubblico conosce meglio di tutti le debolezze e i coni d’ombra delle carte (“scartoffie”, dice il governatore per i mille cantieri fermi) siglate e poi firmate dai relativi ministri, alti dirigenti pubblici e privati concessionari (SpA)… Task force che si spartiscono il mercato miliardario. Una volta s’ingannò Menelik (con il trattato di Uccialli stipulato fra il Regno d’Italia e l’Impero d’Etiopia il 2 maggio 1889 nell’accampamento del negus Menelik II, imperatore d’Etiopia) ora ci si inganna a vicenda, tanto siamo stati vaccinati a farla franca!
Coni d’ombra su tutti gli appalti…cf. Marco LILLO, Di padre in figlio, il caso CONSIP…Il Mose…le banche venete, toscane, pugliesi…chi più ne sa ne metta)
Per la questione “rinnovo del presidente della Biennale di Venezia” un passo indietro va fatto.
Roma, nella precaria situazione in cui si trovò la più importante istituzione culturale del Paese, soccorse il Comune veneziano in crisi perenne (non il Veneto laborioso a testa bassa) e la fece ripartire con i fondi e i servizi necessari (il Comune dovette risparmiare anche nelle toilette) o per darle il lustro che meritava (schei a fondo perduto, rapporti con l’estero, vie consolari e istituzioni culturali, servizio d’ordine, smilitarizzazione dell’Arsenale, grandi investimenti).
Gli anni di piombo, dei barboni con il parka verde, arrivarono anche in Laguna: in prima fila c’erano i Cacciari, i Samonà, i Boato, i Vedova, i Nono…e nelle retro file i più forti sempre pronti a difenderli e affrontare i poliziotti e i possibili parafascisti. Li chiamavamo “quelli di Marghera”, perchè occupavano Scienze Politiche, Economia a Ca Foscari, Architettura e il Liviano. Facevano paura ed erano “brutti e sporchi”, secondo il nostro punto di vista di matricole che dovevamo raggiungere Venezia con il treno delle ore 6,15 del mattino (ancora a carbone!) e quando prendevi quello delle 7,40, l’aula magna o un’altra aula erano stracolme! Si attuarono i primi sequestri di persona, il blocco ad oltranza delle lezioni. A Padova fu ancora peggio. Si gambizzarono i professori e il vandalismo era frequente. Il gruppo Negri aveva il proprio quartier generale in via del Santo, facendo finta di fare “seminario dei partiti politici” con il trenta garantito agli iscritti!
La Biennale nella sua storia secolare (1895-2019) ebbe anche un lungo periodo di vetrina dei gerarchi, travestiti da militari con croci e medaglie – in realtà erano “grandi investitori in Libia (Misurata), Montenegro (Cettigne), Croazia, Tunisia” o “in infrastrutture del Nord est” (Sade, Chimica). Fu da sempre una succursale romana. L’unica eccezione fu il ventennale periodo del “grande Filippo Grimani (detto Pro Pippo da Sior Tonin Bonagrazia, periodico vernacolare)”, in cui si sfruttò il corteggiamento ai Sovrani, sempre andato a buon fine.
L’epoca del dopo guerra rafforzò nella Biennale quel “patriottismo che s’era diffuso con il poeta sindaco Riccardo Selvatico”. Il filone antifascista, partigiano, comunista pro Cremlino, negando persino Budapest e Praga, l’appartenenza alla Nato ecc. Era migliore “l’autogestione jugoslava o la cogestione tedesca”? E le foibe? 
La realtà dei fatti dimostra che l’attuale presidente Paolo Baratta ha saputo dare un indirizzo imprenditoriale che nessuno prima, dal FASCISMO in poi, ci riuscì, vuoi per formazione culturale, per estrazione sociale o per meri calcoli politici (di bottega). A Venezia, durante le biennali (arte, architettura, musica, teatro e Cinema) si costruiscono o si rafforzano amicizie, relazioni e lobby. Nulla di strano per la sua accattivante accoglienza e bellezza insostituibile. Dove trovi un luogo più bello e attrezzato di Venezia?
Naturalmente, il presidente non è più il solo mandato da ROMA ma deve convivere e concordarsi con i due vice: il SINDACO della Città e il GOVERNATORE della Regione Veneto. Deve vivere anche a Venezia.
La sintonia è tale che i risultati si vedono: seicentomila presenze, migliaia di imprese e giovani che vi trovano un punto di riferimento. Un buon 56 per cento di personale veneziano…, Iuav, Ca Foscari, Uni-Pd, Uni-Verona, Trento, Milano, Torino… che hanno avuto dei vantaggi, scuole e comuni che possono attingere a laboratori formativi e ludici. Per otto anni ne ho approfittato con colleghi e classi.
Insomma una macchina piuttosto complessa e vivace. Un modello esportabile al Sud?
Che cavolo c’entra “la reggenza” con una conferma di un “presidente” che, dati alla mano, è stato sempre al di sopra di tutti?
La Barca e quel leone dato ad un artista afro-americano ne sono un esempio lampante”.
Il problema si porrebbe se quest’ “honnête homme” avesse dei problemi di salute o di scorretta gestione. L’honnête homme est un être de contrastes et d’équilibre. Il incarne une tension qui résulte de cette recherche d’équilibre entre le corps et l’âme, entre les exigences de la vie et celles de la pensée, entre les vertus antiques et les vertus chrétiennes. Il lui faut fuir les excès, même dans le bien. En un mot, il est un idéal de modération et d’équilibre dans l’usage de toutes les facultés.

Da un dispaccio inviatoci dall’ufficio del governatore Zaia:
“E’ sorprendente la linea dei Cinque Stelle contrari ad ogni ipotesi di deroga alla conferma del presidente Baratta alla guida della Biennale di Venezia. Questa non è la Società Autostrade, non gode di concessione. Se una cosa funziona, e questa istituzione culturale certamente ci riesce, dobbiamo fare in modo che continui”.
Lo afferma il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, commentando l’indisponibilità manifestata dal Movimento Cinque Stelle a confermare Paolo Baratta alla presidenza dell’istituzione culturale veneziana.
“Anche la presa di posizione dell’ex ministro Alberto Bonisoli – continua Zaia -, uomo di punta del mondo della cultura, che afferma di vedere con favore una proroga al mandato di Baratta, è la prova che i pentastellati sono proprio fuori strada”.
“Abbiamo una Biennale con i conti a posto, una Mostra del Cinema in grande spolvero, le esposizioni di Arte e Architettura con una visibilità mediatica internazionale unica – sottolinea il Presidente veneto – e non si capisce per quale motivo non si debba continuare su questa strada. Considerato che il problema non dovrebbe essere di matrice politica, se i Cinque Stelle conoscono situazioni di malfunzionamento o motivi per cui si renda  necessario interrompere questa esperienza positiva, lo dicano subito e soprattutto lo facciano pubblicamente”.

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