Quando Giulietto Chiesa svelò i dolori di Palmiro Togliatti dopo i fatti d’Ungheria.

Giulietto Chiesa è stato giornalista, scrittore e politico ma soprattutto un uomo di buona memoria. Oggi che se ne va, lo ricordiamo con quella che fu una sua esclusiva. L’11 settembre del 1996 pubblicò due lettere che Palmiro Togliatti aveva inviato al Comitato Centrale del PCUS dopo i fatti d’Ungheria. Erano trascorsi quarant’anni e Chiesa fu il primo a rispolverare sulla stampa quelle carte spinose (G. Chiesa, Le due lettere di Togliatti, in “La Stampa”, 11 settembre 1996).

«Alla segreteria del CC del PCUS
30 ottobre 1956
Gli avvenimenti ungheresi hanno creato una situazione pesante all’interno del movimento operaio italiano e anche nel nostro partito. Il distacco di Nenni da noi che pure, a seguito delle nostre iniziative, aveva mostrato una tendenza a ridursi, si è ora bruscamente acuito. La posizione di Nenni sugli avvenimenti coincide con quella dei socialdemocratici.
Nel nostro partito si manifestano due posizioni diametralmente opposte e sbagliate. Da una parte estrema si trovano coloro i quali dichiarano che l’intera responsabilità di quanto avvenuto in Ungheria risiede nell’abbandono dei metodi stalinisti. All’altro estremo vi sono coloro che accusano la direzione del nostro partito di non aver preso posizione in difesa dell’insurrezione di Budapest e che affermano che l’insurrezione era pienamente da appoggiare e che era giustamente motivata. Questi gruppi esigono che l’intera direzione del nostro partito sia sostituita e ritengono che Di Vittorio dovrebbe diventare il nuovo leader del partito. Essi si basano su una dichiarazione di Di Vittorio che non corrispondeva alla linea del partito e che non era stata da noi approvata. Noi conduciamo la lotta contro queste due posizioni opposte ed il partito non rinuncerà a combatterla.
Tuttavia vi assicuro che gli avvenimenti ungheresi si sono sviluppati in modo tale da rendere molto difficile la nostra azione di chiarimento all’interno del partito e per ottenere l’unità attorno alla sua direzione. Nel momento in cui noi definimmo la rivolta come controrivoluzionaria ci trovammo di fronte ad una posizione diversa del partito e del governo ungheresi e adesso è lo stesso governo ungherese che esalta l’insurrezione. Ciò mi sembra errato. La mia opinione è che il governo ungherese, rimanga o no alla sua guida Imre Nagy, si muoverà irreversibilmente verso una direzione reazionaria.
Vorrei sapere se voi siete della stessa opinione o se siete più ottimisti. Voglio aggiungere che tra i dirigenti del nostro partito si sono diffuse preoccupazioni che gli avvenimenti polacchi ed ungheresi possano lesionare l’unità della direzione collegiale del vostro partito, quella che è stata definita al XX Congresso. Noi tutti pensiamo che, se ciò avvenisse, le conseguenze potrebbero essere molto gravi per l’intero nostro movimento.»
(Palmiro Togliatti)

Fonte: da un post di Maurizio Cecconi nel suo diario)

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