Padova, Orto Botanico e Giardino della Biodiversità: Olimpia Biasi chiude con successo “Viriditas”

(di Marica Rossi)
“Anche se l’evoluzione tirò fuori la pianta dal mare, non riuscì a tirare fuori il mare dalla pianta”. L’ecologo Jonathan Silverthown lo afferma in ”Vita segreta dei semi”; l’artista Olimpia Biasi nelle tripudianti cromie di tutti i suoi dipinti.
Lo si è visto con macroscopica evidenza all’Orto Botanico di Padova per la mostra assai ricca e anche per questo di gradissimo successo che si è conclusa ieri primo maggio. Ha fatto bene la colta creativa (Treviso 1947) a titolarla “Viriditas” inanellando opere luccicanti (per effetto d’arte ma anche di consapevolezza scientifica) della rugiadosa memoria delle acque da cui ogni creatura vivente trae il suo sostentamento e la sua vitalità. “Viriditas” l’ha promossa l’Università di Padova e a curarla è stata Virginia Baradel che ha disposto le creazioni nei lussureggianti esterni e nei saloni della parte nuova del Giardino della Biodiversità presso l’Orto Botanico di Padova costruita su progetto dei due architetti di Marostica Giorgio Strapazzon e Fabrizio Volpato.
Si trattava e si tratta di opere (non solo pittoriche) di cospicue dimensioni che evocano rigogli di felci verdeazzurro commiste a selve di alghe marine, a stille d’oceano risorte nei turgidi talami e a corolle vibranti di gocce cristalline. Erbe, fiori e anche insetti sintonizzati a vari ritmi nelle tele, nelle carte, nelle stoffe e nelle garze innervate della frenetica esistenza di una natura lasciata libera, di una vitalità espansa all’infinito recuperando l’arcana bellezza di foreste incontaminate e di misteriosi fondali marini come nella creazione che è stata accostata ai rami della “Palma di Goethe” la pianta che si erge nella parte più ammirata dell’Orto Botanico. Ne sono sortiti effetti che la pittrice non si è proposta del tutto perché ha lasciato fare ad un istinto connaturato ad una gestualità imprescindibile dal suo sapere di botanica, di arte figurativa e non, e di pratica di giardinaggio. Non solo in questa mostra appena conclusa ma anche nelle altre come questo marzo al Bailo di Treviso è stato dato al visitatore di assaporare il distillato della sua matrice espressionista, dei suoi studi con i maestri dello spazialismo, dell’influenza di Emilio Vedova, di uno sperimentalismo che non disdegna i materiali più diversi, soprattutto dopo che si è trasferita a Spresiano. In questo posto da favola nei pressi di Conegliano lei ha scelto la sua stabile dimora per vivere e lavorare in una vasta casa-studio con un giardino curato da lei trovando di che sbizzarrirsi come in una possente animata tavolozza.

Olimpia Biasi, Orto Botanico Padova

Olimpia Biasi, il Cielo Calpestabile (Kevin Granahan)

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