I leoni di Biennale Teatro 2018: RezzaMastrella e Anagoor. Anzio e Castelfranco Veneto legati da…Sant’Antonio di Padova

Il Leone d’Oro e il Leone d’Argento sono stati assegnati dal presidente Paolo Baratta venerdì scorso, in Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian (ex casinò municipale) in apertura del 46. Festival Internazionale del Teatro, alla coppia Rezza-Mastrella e alla compagnia Anagoor.
Alla coppia anziata (Anzio, patrono S. Antonio) è dedicato un ritratto attraverso gli spettacoli più recenti: “7 14 21 28, Fratto X, Anelante”, al gruppo teatrale castellano è stato invitato a presentare in prima assoluta “ORESTEA – Agamennone, Schiavi, Conversio”.
Il 46. Festival Internazionale del Teatro della Biennale di Venezia si svolgerà dal 20 luglio al 5 agosto 2018 con la partecipazione di molti giovani che si applicheranno in workshop condotti da esperti e noti attori-performer, oltre a seguire gli spettacoli anche da “dietro le quinte”. Una Biennale che si sta evolvendo verso un’Accademia (“College”) internazionale oltre ad essere palcoscenico per il lancio di opere artistiche e dei loro interpreti.
In passato il Leone d’Oro alla carriera per il Teatro era stato attribuito a Ferruccio Soleri (2006), Ariane Mnouschkine (2007), Roger Assaf (2008), Irene Papas (2009), Thomas Ostermeier (2011), Luca Ronconi (2012), Romeo Castellucci (2013), Jan Lauwers (2014), Christoph Marthaler (2015), Declan Donnellan (2016), Katrin Brack (2017).
Il Leone d’Argento, dedicato alle promesse del teatro o a quelle istituzioni che si sono distinte nel far crescere nuovi talenti, è stato attribuito in passato a Rimini Protokoll (2011), Angélica Liddell (2013), Fabrice Murgia (2014), Agrupación Señor Serrano (2015), Babilonia Teatri (2016), Maja Kleczewska (2017).

I leoni 2018
Oro: Antonio Rezza e Flavia Mastrella, ovvero RezzaMastrella
, un combinato artistico inimitabile nel panorama teatrale contemporaneo, sono i Leoni d’Oro alla carriera per il Teatro 2018;
Argento: la compagnia Anagoor, in pochi anni al centro dell’attenzione teatrale italiana ed europea, è il Leone d’Argento per il Teatro 2018. Lo ha stabilito il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, facendo propria la proposta del Direttore del Settore Teatro Antonio Latella.

ANTONIO REZZA E FLAVIA MASTRELLA
Calcano le scene dal ’87 Antonio Rezza e Flavia Mastrella, l’uno performer-autore e l’altra artista-autrice, sempre firmando a quattro mani l’ideazione e il progetto artistico degli spettacoli, che hanno raggiunto un pubblico di fan ampio e soprattutto trasversale.
La motivazione: Antonio Rezza è “l’artista che fonde totalmente, in un solo corpo, le due distinzioni di attore e performer, distinzioni che grazie a lui perdono ogni barriera, creando una modalità dello stare in scena unica, per estro e a tratti per pura, folle e lucida genialità. Flavia Mastrella è l’artista che crea habitat e spazi scenici che sono forme d’arte che a sua volta Rezza abita e devasta con la sua strepitosa adesione; spazi che abita e al tempo stesso scardina, spazi che diventano oggetti che ispirano vicende e prendono vita grazia alla forza performativa del corpo e della voce di Rezza. Da questo connubio sono nati spettacoli assolutamente innovativi dal punto di vista del linguaggio teatrale”.

ANAGOOR
Fondata nel 2000 da Simone Derai e Paola Dallan, la compagnia Anagoor ha condotto un lavoro profondo sulla ricerca di un nuovo linguaggio attingendo a immagini e simboli che riconducono alla nostra memoria culturale.
La motivazione: “Il lavoro di Anagoor, mai privo di una potente estetica, riesce ad avere una funzione divulgativa rispetto a grandi tematiche; Anagoor non è mai popolare nella scelta dei testi, eppure lo è, nobilmente, nella restituzione artistica. Ciò che rende il loro lavoro a tratti concettuale ma anche profondamente artigianale è il fatto che non demandano a nessuno la scelta artistica, riuscendo come collettivo a realizzare tutto da soli, dalla scrittura del testo alla costruzione di scene e costumi sempre di grande impatto, a tal punto che i loro spettacoli sono programmati in molti teatri italiani e stranieri”.

CENNI BIOGRAFICI
Flavia Mastrella (Anzio, 1960) e Antonio Rezza (Novara, 1965) si occupano di comunicazione involontaria
. Hanno realizzato tredici opere teatrali (tra cui Pitecus, Io, Fotofinish, Bahamuth, 7-14-21-28, Doppia Identità, Fratto_X e Anelante) cinque film lungometraggi (tra cui Escoriandoli presentato a Venezia nel 1996, Delitto sul Po e Milano Via Padova e una serie sterminata di corto e medio metraggi. Nel 1991 presentano Barba e cravatta al Festival di Avignone. Flavia Mastrella si occupa inoltre di scultura, fotografia, video-scultura (ha esposto alla GAM, al Mambo e al PAN) e Antonio Rezza di letteratura pubblicando i suoi romanzi con Bompiani (Premio Feronia 2008 con Credo in un solo oblio). Tra il 1996 e il 1998 collaborano con Tele+ ideando la trasmissione Critico e Critici. Per RAI 3 hanno realizzato nel 2000 il programma Troppolitani. Nel 2008 ricevono il Premio Alinovi per l’arte interdisciplinare e pubblicano con Kiwido la prima raccolta video del loro cinema in bianco e nero Ottimismo democratico. Nel 2010 presentano a Madrid e a Palencia, Pitecus in lingua spagnola ed eseguono alcune azioni performative insieme agli Afterhours. Nel 2011 presentano 7-14-21-28 al Théâtre de la Ville di Parigi e nel 2013 al Theatre Center Na Strastnom di Mosca. Nel 2012, edito da Barbès, è uscito il libro – La noia incarnita, il teatro involontario di Flavia Mastrella e Antonio Rezza. Nel 2013 sono stati loro conferiti il Premio Hystrio e il Premio Ubu. Nel 2014 pubblicano con la casa editrice il Saggiatore Clamori al vento. Nel 2016 viene loro assegnato il Premio Napoli; nello stesso anno presentano al Teatro La Mama di New York Pitecus. Nel 2017 ricevono a Montecitorio l’attestato di Unicità nella Cultura e il Premio Ermete Novelli. Collaborano da diversi anni con TSI La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello e con la Fondazione Teatro Piemonte Europa.

La compagnia Anagoor è fondata da Simone Derai e Paola Dallan a Castelfranco Veneto nel 2000, configurandosi fin da subito come un esperimento di collettività.
Il loro primo palcoscenico è il Liceo Ginnasio Statale Giorgione, grazie ad un’dea di Patrizia Vercesi, docente titolare di materie classiche, che si adopera anche nella proposta laboratoriale formativa didattica. Filologia, storia dell’arte, architettura, arti visive, danza, musica, più a lungo, instancabile apprendistato teatrale: questa è la formazione dei giovani componenti di Anagoor. Progetto di politica teatrale (il nome, in onore alla città immaginaria di Buzzati “Le mura di Anagoor”, è scelto perchè nasce “Dall’amore dei suoi fondatori per la città”), nel 2008 inaugura a propria cura “La Conigliera”: recuperato da un allevamento cunicolo nell’aperta campagna veneta, è oggi spazio dedicato alla ricerca, fra percorsi di residenza, di formazione e rassegne. Il luogo, unico nel suo genere, è ubicato nel parco regionale delle sorgenti del Sile, in via Palù di Castelminio di Resana. Per arrivarci ci vuole un Gps, altrimenti si rischia di trovarsi in mezzo a campi di granturco e colza, pioppeti e qualche vigna. Come mai proprio lì e non nella città di Giorgione? La risposta è politica (espressione di lobby affaristiche) ma nello stesso tempo appartiene alla nostra storia, alle origini delle arcadie rinascimentali, al “Barco della Regina” (Altivole), alla “Villa dei Vescovi” (Torreglia), all’Odeo Cornaro (Padova). Solo che i nostri giovani artefici l’arcadia se la sono costruita da soli, con modestia ma con una sanguigna volontà di perfezionarsi nell’arte più antica al mondo. Dopo diciotto anni dalla fondazione e dieci dalla “sede agricola”, passando attraverso varie fasi di “significative emersioni teatrali regionali” il gruppo riesce a farsi notare dalla critica per originalità e “un qualcosa che altri non hanno”. Il mixing di discipline, l’essere non essere, la rievocazione storica con passaggi e flash di attualità, il velato attacco alla politica, la multimedialità quasi sempre presente, etichettano Anagoor come “un laboratorio artigianale, anzi concettuale-artigianale” in cui ogni attore, pur nel suo ruolo di “testimone-spettatore” si trasforma lui stesso con la danza, la recita e il canto in “attore principe”. Anagoor è una punta di diamante di un Veneto che si sta trasformando con velocità che potrebbe rischiare di rimanere ancorato al proprio passato di “rivoluzionari-carbonari, post sessantottini”.

Anagoor è diretto da Simone Derai e Marco Menegoni, ai quali si affiancano le presenze costanti di Patrizia Vercesi, Mauro Martinuz e Giulio Favotto, mentre continuano a unirsi artisti e professionisti che ne arricchiscono il percorso e ne rimarcano la natura di collettivo.
E’ un laboratorio continuo, aperto a professionisti e neofiti, “è l’alveo di una creazione aperta alla città e alle sue diverse generazioni, dove, in un tentativo strenuo di generare un’arte teatrale della polis, non trovano soluzione di continuità l’azione pedagogica nelle scuole, l’intervento sul territorio, il richiamo alla comunità, le produzioni della compagnia”.
Infatti, nasce da un liceo di provincia (autonomo solo dal 1959), forse uno dei primi tentativi di laboratorio “extra curriculare”, non un’esigenza sentita dalla collettività ma una precisa scelta della prof Patrizia Vercesi. Poi c’è il periodo universitario dei “fondatori” e come succede spesso in questo territorio, fare teatro significa “passione, volontariato, fai da te” però con la fortuna di avere accanto, dei genitori che ti sostengono, e delle capitali mondiali dell’arte: Venezia (La Fenice, La Biennale, Iuav, Ca’ Foscari), Verona (Arena, Filarmonico), Vicenza (Teatro Olimpico, Fondazione Palladio), Padova (Orto Botanico, Odeo Cornaro, Scrovegni di Giottto) e di una miriade di luoghi e beni artistici che fa spavento. Una regione che ha il più alto numero di siti Unesco in Europa.
Il teatro di Anagoor risponde a un’estetica iconica sui generis, abbraccia diversi formati finali dove performing art, filosofia, letteratura e scena ipermediale s’incrociano, alla ricerca di coinvolgere un pubblico che può essere vario e “permeabile” nel recepire i messaggi o i monologhi. Bisognerebbe sapere se tutti gli spettatori hanno la pazienza di ascoltare (capire non è per tutti) e di percepire i racconti recitati, i messaggi lanciati. Su degli schermi scorrono i sottotitoli in lingua inglese, forse sarebbe utile di farlo anche in francese e in italiano. L’audio dei teatri non è sempre perfetto e a volte il suono supera quello della voce del recitante. La storia si ripete, le guerre non cambiano l’orrore, lo strazio, eppure siamo ancora qui.

Fra gli spettacoli: *jeug- (2008); Tempesta (2009), segnalazione speciale al Premio Scenario; Fortuny (2011); L.I. Lingua Imperii (2012), tra gli spettacoli vincitori del Music Theatre NOW 2015; Virgilio Brucia (2014); Socrate il sopravvissuto / come le foglie (2016) candidato ai Premi Ubu come spettacolo dell’anno.
Nel 2012 la compagnia approccia il teatro musicale con il film-concerto Et manchi pietà, a cui fanno seguito due regie d’opera: nel 2013 Il Palazzo di Atlante di Luigi Rossi (1642), presentato alla Sagra Musicale Malatestiana di Rimini, e nel 2017 Faust di Charles Gounod, produzione del Teatro Comunale di Modena, Teatro Valli di Reggio Emilia e Teatro Municipale di Piacenza.

Fra i premi ricevuti: il premio “Jurislav Korenić” a Simone Derai come miglior giovane regista al 53.Festival MESS (2012), il Premio Hystrio – Castel dei Mondi (2013), il Premio ANCT per l’innovativa ricerca teatrale, il premio HYSTRIO alla regia (2016) e il Premio ReteCritica.
Dal 2008 Anagoor ha la sua sede nella campagna trevigiana, presso La Conigliera, allevamento cunicolo convertito in atelier e dal 2010 fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies – art work space.

Repertorio foto:
Andrea Avezzù (Biennale, consegna Leoni); foto di scena di Giulio Favotto (Anagoor); Angelo Miatello (cronaca)
Danila Dal Pos abbraccia Simone dietro le quinte; Jeanne Belhumeur (cronista) e Flavia Fossa Margutti (Biennale Pubishing) in sala delle Colonne; Mamma e papà di Simone Derai, piano terra Ca’ Giustinian; Nardi (Ansa) intervista Latella (direttore Teatro), accanto Emanuela Caldirola (Biennale Comunicazione); il presidente P. Baratta conversa con L. Colombo (Rai 3); l’assessore Corazzari tra Derai e Menegoni (Anagoor).
Un grazie all’Ufficio stampa della Biennale, Emanulea Caldirola e Elsa Dubois.

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