Il Secolo XIX di Genvova: l’invenzione di un giornale pomeridiano

Nella storia del “Secolo XIX” non poteva mancare Ferruccio Francesco Macola (1861-1910) che gli viene dato l’onore di aver lanciato il giornale come lui stesso pensava: non localistico ma di stampo nazionale. La concorrenza erano i giornali di Torino e Milano, ma la Superba aveva uno dei più importanti porti internazionali, non solo capannoni e Madonnine. Senza esagerazione o assurdi commenti che si possono leggere in alcuni libri “di casa nostra” la scheda biografica del Decimonono è preziosa per darci alcuni spunti dell’imminente pubblicazione con Derio Turcato su Ferruccio Macola, figura leggendaria della Marca Trevigiana. Pochissimi sanno che aveva un feeling con il prof. Fradeletto, il padre culturale della Biennale d’arte di Venezia ed una certa rete di amici che non erano solo “possidenti terrieri” (fra l’altro li chiamava “GRASSI BORGHESI”) ma varie persone che potevano essere politici, intellettuali, professionisti e artisti, come ad esempio Gabriele d’Annunzio ed Eleonora Duse o Ettore Tito. Più volte l’abbiamo scritto e detto ma sembra che nessuno a Castelfranco Veneto se ne sia accorto. Qui vedono solo Giorgione e i filò di Noé Bordignon, i vestiti ricamati di giovani spose, riciclati per paramenti “sacri” (non si sa se i costosissimi vestiti sartoriali siano stati oggetto di nottate prima e dopo il rito nuziale) e i campioni (per una medaglia). Tutto il resto langue. Riportiamo per chi vorrà scorrere queste righe di storia giornalistica, tratte dal sito del SECOLO XIX.
l primo numero de “Il Secolo XIX” esce nelle edicole genovesi il 25 aprile 1886, giorno di Pasqua. La redazione è composta dal direttore e fondatore Ferruccio Macola, dal redattore capo, Lodi, proveniente da un giornale milanese, dall’avvocato Carlo Imperiali, da Federico Donaver, da Ferdinando Massa, da Enrico Bertolotto e da Enrico Rossi, corrispondente da Roma. Amministratore è Pietro Mosetig.
Nel 1886 a Genova sono pubblicati due giornali quotidiani economici, “Il Commercio” e “Il Corriere Mercantile” e cinque quotidiani di informazione, “Il Movimento”, “Il Caffaro”, “Il Cittadino”, “L’Epoca”, “L’Eco d’Italia”. Quasi alla fine dell’Ottocento “Il Secolo XIX” fu acquistato da Ferdinando Maria Perrone, un uomo d’affari d’origine piemontese che aveva fatto fortuna in Sudamerica e si era poi stabilito a Genova, dove era divenuto proprietario degli stabilimenti Ansaldo. Da quel lontano 1897, il giornale è ancora oggi dei Perrone; l’attuale azionista di maggioranza e Presidente del Consiglio di amministrazione è Carlo Perrone, pronipote di Ferdinando Maria Perrone, che rappresenta la quarta generazione della famiglia proprietaria.
La proprietà all’inizio è formalmente del solo Macola, ma in realtà il finanziatore del giornale è il marchese Marcello Durazzo Adorno, presidente dell’importante compagnia di navigazione “La Veloce”.
La prima sede del giornale è in salita San Girolamo, accanto a via Caffaro: una stanzetta col soffitto a volta con un’unica finestra, con due tavoli per la redazione, una scrivania per l’amministratore, alcune seggiole e due attaccapanni. Dalla redazione si accede alla sede della Tipografia Marittima, di proprietà dell’architetto Cesare Gamba (sarà il costruttore, tra l’altro, del Ponte Monumentale).
Come ha scritto Ferdinando Massa, “In materia di giornalismo il Macola aveva idee pratiche ed innovatrici (…) dando al giornale una spiccata impronta di notiziario, mediante l’abolizione dei lunghi e pesanti articoli, delle diffuse e noiose riviste di politica estera ed interna, allora in uso, al cui posto metteva invece i telegrammi dell’ultima ora; sia commentando le notizie di maggiore rilievo con note brevi, contenenti qualche osservazione acuta, talora sensata, talora paradossale (…)”.
Fin dall’inizio “Il Secolo XIX” punta a battere la concorrenza dei giornali milanesi, molto venduti in Liguria (i più forti sono “Il Secolo” e “Il Corriere della Sera”), puntando sulla freschezza delle notizie e sulla diffusione anche nelle altre province liguri.
Il nuovo editore chiamò alla direzione del “Decimonono” il più celebre giornalista dell’epoca: il genovese Luigi Arnaldo Vassallo (detto Gandolin, cioè vagabondo) che, dopo aver esordito nella sua città, si era trasferito a Roma. Con Gandolin la diffusione aumentò ancora e la concorrenza fu definivamente sconfitta. Tra il 1906 e il 1908 scomparvero sia l’editore che il direttore Vassallo, e furono nominati direttori, prima del secondo conflitto mondiale, due famosi giornalisti dell’epoca: Mario Fantozzi, romano, poi David Chiossone, genovese.

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